• 0 commenti

Caso Fakir, spunta il video della bodycam: cosa mostrano le nuove immagini

Emergono nuovi elementi nell'inchiesta sulla morte di Abderrahim Fakir, il cittadino marocchino deceduto lo scorso 19 luglio a Bologna durante un intervento della polizia. Un video girato dalla bodycam privata di uno dei due agenti coinvolti, trasmesso in esclusiva da un telegiornale nazionale, mostra alcuni momenti precedenti al fermo dell'uomo. I familiari sostengono che le immagini dimostrino che l'uomo fosse tranquillo; cause e responsabilità restano comunque oggetto dell'inchiesta in corso.

Che cosa mostrano le nuove immagini

Lo spezzone di video, girato poco dopo mezzogiorno del 19 luglio, mostra un momento di contatto tra Fakir e un'altra persona, un uomo con una maglietta bianca, nei pressi di alcune automobili parcheggiate. Le immagini, secondo la ricostruzione fornita dal legale dei due agenti coinvolti, documenterebbero la fase immediatamente precedente all'intervento dei poliziotti, che si sarebbe reso necessario proprio a seguito di quel contatto tra i due uomini.

Come è stato registrato il video

La bodycam che ha ripreso le immagini era stata acquistata privatamente dall'agente, una pratica sempre più diffusa tra gli operatori delle forze dell'ordine in attesa della fornitura ufficiale di questi dispositivi da parte del Ministero dell'Interno. Il filmato è stato consegnato alla Procura nell'ambito delle indagini, ma la difesa degli agenti ha potuto visionarlo e conservarne una copia, trattandosi di un dispositivo di proprietà privata del poliziotto.

La versione del legale degli agenti

Secondo l'avvocato che assiste i due poliziotti coinvolti nell'intervento, le immagini dimostrerebbero come, a seguito del contatto tra Fakir e l'altro uomo, fosse "evidente" per gli agenti la necessità di intervenire per risolvere una situazione che rischiava di degenerare. Il legale ha inoltre chiarito che il fermo si è protratto per circa quaranta minuti complessivi, durante i quali gli agenti avrebbero atteso a lungo, tentando di dialogare con l'uomo, prima di procedere all'immobilizzazione fisica.

La ricostruzione completa della sequenza

Altri filmati diffusi nelle stesse ore, oltre a quello mostrato in esclusiva, completano il quadro degli eventi. Le immagini mostrano Fakir a terra, in evidente stato confusionale, prima ancora dell'arrivo ravvicinato degli agenti, che per circa trenta minuti sarebbero rimasti a distanza tentando di calmarlo verbalmente. Solo nel momento in cui l'uomo si sarebbe scagliato contro un'automobile in transito, i due poliziotti sarebbero intervenuti fisicamente, immobilizzandolo a terra.

Il protocollo sanitario sotto la lente

Un aspetto rimasto al centro dell'attenzione riguarda le modalità di intervento del 118 nella fase successiva al fermo. Secondo quanto emerso, potrebbe esservi stata una discrepanza tra la richiesta di soccorso effettuata dagli agenti alla propria centrale e le informazioni effettivamente trasmesse al servizio sanitario di emergenza. Sul posto sarebbero intervenuti dapprima i soccorritori della Croce Rossa, mentre il medico sarebbe giunto solo in un momento successivo, quando Fakir aveva già smesso di muoversi, potendo constatarne soltanto il decesso.

Le posizioni contrapposte

La vicenda continua a dividere l'opinione pubblica. Da un lato il legale degli agenti sostiene che l'intervento fosse necessario e proporzionato alle circostanze; dall'altro l'avvocato della famiglia di Fakir ha sollevato dubbi sulle modalità con cui sarebbero stati raccolti alcuni elementi dell'inchiesta, ipotizzando l'esistenza di ulteriori filmati oltre a quello reso pubblico, pur precisando di non conoscere direttamente il contenuto completo del fascicolo. La moglie dell'uomo, dal Marocco, ha inoltre espresso pubblicamente parole di forte dolore e ha chiesto che sia fatta piena chiarezza sull'accaduto.

L'attesa per l'autopsia

Un passaggio considerato decisivo per l'inchiesta è rappresentato dall'esame autoptico, disposto dalla magistratura per chiarire le cause esatte del decesso. Gli inquirenti si concentreranno in particolare sull'eventuale presenza di patologie pregresse nell'uomo e sull'origine delle lesioni riscontrate sul suo corpo, elementi che potranno fornire indicazioni fondamentali per stabilire il nesso tra l'intervento degli agenti e la morte.

Un caso ancora aperto su più fronti

L'inchiesta, coordinata dalla Procura di Bologna, prosegue attraverso l'acquisizione di ulteriori filmati e testimonianze, in un contesto che ha già generato tensioni sociali e un acceso dibattito pubblico sull'operato delle forze dell'ordine. Solo la conclusione degli accertamenti giudiziari, comprensiva dei risultati dell'autopsia e dell'analisi di tutto il materiale video disponibile, potrà fare piena luce su quanto accaduto in quei drammatici minuti a Bologna.

Lascia il tuo commento