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Carburanti, nuovi rincari: diesel a 2,375 euro in autostrada

I prezzi dei carburanti in Italia continuano a salire venerdì 18 settembre 2026. La media nazionale della benzina self sulla rete stradale raggiunge 2,149 euro al litro, mentre il gasolio sale a 2,294 euro. In autostrada il quadro è ancora più pesante: la benzina self arriva a 2,241 euro e il diesel raggiunge 2,375 euro al litro.
L'aumento arriva proprio nel giorno in cui cambia il sistema di sostegno fiscale applicato al gasolio. Fino al 17 settembre la riduzione complessiva tra accisa e relativo effetto IVA era di 17 centesimi al litro. Da oggi, 18 settembre, il beneficio scende a 12,2 centesimi e resterà su questo livello fino al 25 settembre. Dal 26 settembre al 5 ottobre è prevista un'ulteriore riduzione dello sconto, che passerà a 6,1 centesimi al litro.
Il dato giornaliero merita però una precisazione essenziale: non è corretto attribuire automaticamente tutto il rincaro osservato questa mattina alla riduzione dello sconto fiscale. I prezzi comunicati quotidianamente dai distributori incorporano numerosi fattori e possono riflettere aggiornamenti effettuati in momenti diversi. L'effetto completo del nuovo livello di accisa dovrà essere valutato nei prossimi giorni.

I prezzi del 18 settembre

Sulla rete stradale nazionale la benzina self passa da 2,143 euro del 17 settembre a 2,149 euro al litro. L'aumento giornaliero è quindi di 0,6 centesimi. Per il gasolio il movimento è molto più pronunciato: da 2,266 a 2,294 euro al litro, pari a 2,8 centesimi in più.
Sulla rete autostradale la benzina self sale da 2,236 a 2,241 euro al litro. Il gasolio passa invece da 2,346 a 2,375 euro, con un aumento giornaliero di 2,9 centesimi.
Questi sono prezzi medi nazionali. Il costo effettivamente incontrato da un automobilista può essere superiore o inferiore in base alla regione, all'impianto, alla modalità self o servita, alla compagnia e alle condizioni commerciali del singolo distributore.

Come vengono calcolate le medie

Il sistema italiano prevede che gli esercenti comunichino i prezzi praticati al Ministero delle Imprese e del Made in Italy. I dati vengono utilizzati per calcolare le medie pubblicate quotidianamente per la rete ordinaria e per quella autostradale.
La media non rappresenta un prezzo imposto. Ogni distributore continua a determinare il proprio listino nel rispetto delle norme vigenti e delle condizioni del mercato. Il dato nazionale serve invece a fornire un riferimento e a permettere di osservare la direzione complessiva dei prezzi.
Per questo non è corretto aspettarsi che ogni stazione applichi esattamente 2,149 euro per la benzina o 2,294 per il diesel. Sono valori medi costruiti sulle comunicazioni effettuate dagli impianti di distribuzione.

Il diesel resta nettamente più caro della benzina

Uno degli elementi più evidenti dell'attuale crisi è il prezzo del diesel. Storicamente in Italia il gasolio ha spesso avuto un prezzo alla pompa inferiore alla benzina, anche per effetto della diversa struttura fiscale. Nel 2026 questa relazione è stata profondamente modificata dalla crisi internazionale.
Il problema è soprattutto sul mercato dei distillati medi. Il diesel viene utilizzato non soltanto dalle automobili, ma anche da camion, macchine agricole, mezzi industriali, generatori e numerose attività economiche. La domanda è quindi meno facilmente comprimibile.
Allo stesso tempo è diminuita l'offerta internazionale. Le difficoltà delle raffinerie del Golfo, le restrizioni ai flussi attraverso Hormuz e la riduzione delle esportazioni russe hanno creato una situazione particolarmente tesa per il gasolio.

Da agosto a settembre la pressione è aumentata

La crescita è evidente confrontando i valori attuali con quelli dell'11 agosto. In quella data la benzina self sulla rete stradale era intorno a 1,983 euro al litro e il gasolio a 2,073 euro.
Il 1° settembre la benzina era già salita a circa 2,022 euro e il diesel a 2,130. Due giorni più tardi, il 3 settembre, le medie erano rispettivamente di 2,039 e 2,147 euro.
Il 17 settembre la benzina aveva raggiunto 2,143 euro e il gasolio 2,266. La rilevazione di oggi porta i due valori a 2,149 e 2,294 euro. La sequenza mostra quindi un movimento progressivo, non un aumento concentrato in una singola giornata.

Perché i carburanti salgono se oggi il petrolio scende

Il 18 settembre il Brent sta perdendo circa il 2%, scendendo verso 102-103 dollari al barile. A prima vista può sembrare incompatibile con nuovi rincari alla pompa, ma le due dinamiche possono tranquillamente verificarsi nello stesso momento.
Il prezzo del greggio rappresenta infatti soltanto uno degli elementi che determinano quello della benzina e del diesel. Il petrolio deve essere acquistato, trasportato, raffinato e trasformato nel prodotto finale. A queste componenti si aggiungono i costi logistici, i margini della distribuzione e le imposte.
Soprattutto, le quotazioni dei prodotti raffinati possono muoversi in modo differente dal greggio. Se il Brent scende perché migliora l'offerta di petrolio ma continua a esserci scarsità di capacità di raffinazione per il diesel, il prezzo del gasolio può restare molto elevato.

La crisi delle raffinerie pesa sul prezzo finale

Il 2026 è stato caratterizzato da forti difficoltà nella raffinazione mondiale. Una parte degli impianti del Medio Oriente è stata colpita direttamente dal conflitto oppure ha dovuto ridurre la produzione a causa delle difficoltà nel ricevere greggio o esportare prodotti.
Anche le raffinerie russe hanno subito attacchi nel contesto della guerra in Ucraina. La conseguenza è una riduzione contemporanea delle forniture da due aree che prima della crisi rappresentavano una quota significativa del commercio globale di diesel.
Le raffinerie rimaste operative stanno lavorando con margini molto elevati, ma aumentare la capacità richiede tempo. Un impianto ha limiti tecnici e non può produrre quantità illimitate di gasolio semplicemente perché il prezzo è alto.

Il cambio euro-dollaro è un altro elemento

Il petrolio e molti prodotti raffinati vengono scambiati internazionalmente in dollari. Per un importatore europeo conta quindi non soltanto il prezzo in dollari del barile, ma anche il valore dell'euro rispetto alla valuta statunitense.
Un euro debole può rendere più costose le importazioni anche se la quotazione internazionale del petrolio non aumenta. Al contrario, un rafforzamento della moneta unica può assorbire una parte del rincaro.
Questo è uno dei motivi per cui confrontare direttamente il Brent con il prezzo visualizzato alla pompa può essere fuorviante. Il distributore vende un prodotto il cui costo dipende da una catena internazionale molto più complessa.

La componente fiscale

In Italia una quota importante del prezzo finale è rappresentata da accisa e IVA. Nel corso del 2026 il governo è intervenuto più volte riducendo temporaneamente la tassazione sul gasolio per attenuare l'impatto della crisi internazionale.
Fino al 17 settembre il beneficio complessivo sul diesel era pari a circa 17 centesimi al litro. Dal 18 al 25 settembre viene ridotto a 12,2 centesimi, considerando sia la diminuzione dell'accisa sia il relativo effetto sull'IVA.
Dal 26 settembre al 5 ottobre il beneficio scenderà ulteriormente a 6,1 centesimi al litro. Il percorso delineato dal decreto prevede dunque un graduale ritorno verso una tassazione più vicina alla struttura ordinaria, salvo eventuali nuove decisioni.

L'accisa sul diesel dal 18 settembre

Nel periodo compreso tra il 18 e il 25 settembre l'aliquota di accisa sul gasolio viene fissata a 572,90 euro per mille litri. Considerando anche l'effetto IVA, il vantaggio per il consumatore rispetto al livello ordinario equivale a circa 12,2 centesimi al litro.
Dal 26 settembre al 5 ottobre l'accisa salirà invece a 622,90 euro per mille litri, portando il beneficio complessivo a circa 6,1 centesimi al litro. L'aliquota ordinaria di riferimento è 672,90 euro per mille litri.
La riduzione fiscale non viene dunque eliminata immediatamente, ma diminuisce attraverso un meccanismo di decalage. Questa scelta consente di evitare un ritorno istantaneo all'accisa piena, ma comporta comunque un graduale aumento della componente fiscale rispetto alle settimane precedenti.

Perché lo sconto viene ridotto

I tagli generalizzati alle accise hanno un costo per i conti pubblici. Se lo Stato rinuncia a una parte delle imposte applicate su ogni litro di carburante, deve trovare altre risorse oppure accettare una riduzione del gettito.
Nel corso del 2026 i diversi interventi adottati per attenuare il caro-carburanti hanno richiesto miliardi di euro. Per questo la strategia si sta gradualmente spostando verso misure più limitate nel tempo e sostegni rivolti alle categorie maggiormente esposte.
La valutazione economica è delicata. Uno sconto generalizzato raggiunge rapidamente tutti gli automobilisti, ma comporta una spesa pubblica molto elevata perché viene riconosciuto indipendentemente dal reddito o dalla necessità effettiva di utilizzare il veicolo.

Il sostegno all'autotrasporto

Tra i settori più esposti al caro-diesel c'è l'autotrasporto. Per un'impresa che utilizza camion per migliaia di chilometri al mese, variazioni di pochi centesimi possono trasformarsi in costi molto rilevanti.
È previsto un sistema di ristoro sotto forma di credito d'imposta per una parte della maggiore spesa sostenuta dalle imprese di trasporto tra marzo e agosto 2026 rispetto al livello di febbraio. La procedura è riservata alle categorie e ai veicoli previsti dalla normativa.
Il termine per presentare le richieste attraverso la piattaforma dedicata è stato prorogato fino al 20 settembre 2026. La misura evidenzia la volontà di concentrare parte degli interventi su categorie per le quali il carburante costituisce una componente strutturale dei costi di produzione.

Perché il diesel incide anche su chi non guida

Il caro-gasolio non interessa soltanto i proprietari di un'automobile diesel. Gran parte delle merci che raggiungono supermercati, negozi e stabilimenti viene trasportata almeno in una fase della catena mediante camion.
Un aumento persistente del carburante può quindi far crescere il costo della logistica. Le aziende possono assorbire temporaneamente una parte del rincaro riducendo i margini, ma se la situazione dura a lungo aumenta la probabilità che almeno una quota venga incorporata nei prezzi.
Gli effetti possono essere particolarmente sensibili per prodotti caratterizzati da elevati costi di trasporto rispetto al valore finale, per esempio alcune categorie di alimenti, materiali da costruzione o merci che devono attraversare grandi distanze.

L'agricoltura è un altro settore vulnerabile

Anche l'agricoltura utilizza quantità rilevanti di gasolio per trattori, macchine da raccolta, sistemi di irrigazione e numerose attività operative. Il costo energetico contribuisce quindi direttamente alla formazione dei prezzi agricoli.
Quando il carburante aumenta contemporaneamente ai fertilizzanti, ai trasporti e all'energia, la pressione sui produttori può diventare più significativa. Il rischio è che una parte dei maggiori costi di produzione venga trasferita ai passaggi successivi della filiera.
Non esiste però una relazione automatica tra un aumento del diesel e un'identica crescita dei prezzi alimentari. I contratti, la concorrenza e i margini lungo la filiera possono attenuare o ritardare la trasmissione. È quindi necessario distinguere il rischio inflazionistico dall'aumento già effettivamente registrato dai consumatori.

La Commissione di allerta prezzi monitora gli effetti

Il Ministero delle Imprese ha convocato più volte nel 2026 la Commissione di allerta rapida di sorveglianza dei prezzi per valutare le conseguenze della crisi energetica sui carburanti e sugli altri beni.
L'ultimo ciclo di monitoraggio ha riguardato in particolare le possibili ricadute sul carrello della spesa e sul settore agroalimentare. Al tavolo partecipano istituzioni nazionali, autorità indipendenti, rappresentanti delle regioni e associazioni dei consumatori.
Il monitoraggio è importante perché permette di distinguere tra aumenti riconducibili alle normali dinamiche internazionali e eventuali anomalie nella trasmissione dei prezzi energetici lungo la catena commerciale.

Il prezzo in autostrada

Il livello di 2,375 euro al litro per il diesel self in autostrada è particolarmente significativo perché avvicina il carburante a soglie raramente osservate nel mercato italiano. La benzina, nello stesso segmento, si trova a 2,241 euro.
I prezzi autostradali sono normalmente superiori a quelli della rete ordinaria per una combinazione di fattori commerciali e gestionali. Gli impianti devono garantire servizi estesi, operare in concessione e sostenere una struttura di costi diversa rispetto a molti distributori della viabilità ordinaria.
Questo significa che un automobilista può spesso trovare prezzi inferiori uscendo dall'autostrada, anche se la convenienza effettiva dipende dalla distanza, dal carburante consumato per la deviazione e dal tempo disponibile. La media resta comunque un indicatore utile per comprendere il livello raggiunto dal caro-carburanti.

Quanto pesa una variazione di pochi centesimi

Una differenza di pochi centesimi può sembrare modesta osservando un singolo litro, ma diventa più evidente moltiplicandola per un intero pieno di carburante. Per un veicolo con serbatoio capiente oppure per chi percorre molti chilometri, il costo mensile può aumentare sensibilmente.
Il problema è ancora più grande per un'impresa con una flotta. Un camion può consumare centinaia o migliaia di litri in un periodo relativamente breve; una variazione strutturale del prezzo modifica quindi direttamente il costo chilometrico.
Per questo le associazioni dell'autotrasporto seguono con particolare attenzione ogni modifica delle accise. Nel loro caso il carburante non è una spesa accessoria, ma una componente fondamentale del modello economico.

La riduzione dello sconto dal 26 settembre

Un'altra data da osservare sarà il 26 settembre. Da quel giorno il beneficio sul diesel scenderà da 12,2 a 6,1 centesimi al litro, sempre considerando anche il corrispondente effetto IVA.
A parità di tutte le altre condizioni, una riduzione dello sconto fiscale tende naturalmente ad aumentare il prezzo finale. Ma le altre condizioni potrebbero non restare uguali: nei prossimi giorni potrebbero cambiare il Brent, le quotazioni internazionali del gasolio, il cambio euro-dollaro e i margini di raffinazione.
Non è quindi possibile stabilire oggi quale sarà esattamente il prezzo alla pompa del 26 settembre. Qualsiasi previsione puntuale dovrebbe essere considerata subordinata all'evoluzione del mercato energetico.

Il rischio di confondere previsioni e dati reali

Alcune associazioni hanno ipotizzato che il gasolio possa avvicinarsi a 2,50 euro al litro in autostrada qualora continuino i rincari e contemporaneamente diminuisca lo sconto fiscale. Si tratta però di una proiezione condizionata, non del prezzo attualmente registrato.
Il dato reale del 18 settembre è 2,375 euro come media del diesel self autostradale. Presentare oggi 2,50 euro come un prezzo già raggiunto significherebbe confondere uno scenario possibile con una rilevazione effettiva.
La distinzione diventa particolarmente importante durante fasi caratterizzate da forte volatilità. Un miglioramento del mercato internazionale potrebbe attenuare l'effetto della riduzione delle accise; una nuova escalation potrebbe invece amplificarlo.

Le differenze territoriali

Le medie regionali mostrano variazioni significative tra le diverse aree italiane. Il costo del carburante dipende dalla struttura distributiva locale, dalla concorrenza, dai costi logistici e dalla distanza dalle principali infrastrutture di approvvigionamento.
Regioni insulari o territori nei quali la distribuzione è più complessa possono registrare livelli differenti rispetto alle aree caratterizzate da una forte densità di impianti. Anche all'interno della stessa regione possono esistere differenze significative tra province e comuni.
Per il consumatore il dato nazionale deve quindi essere utilizzato soprattutto come riferimento della tendenza. Per conoscere il prezzo effettivamente più conveniente è necessario confrontare i listini locali.

Il nodo della concorrenza tra distributori

La rete italiana comprende compagnie petrolifere, operatori indipendenti e distributori cosiddetti white pump. La presenza di modelli commerciali diversi contribuisce alla dispersione dei prezzi.
Gli impianti indipendenti possono in alcuni casi praticare prezzi inferiori grazie a una struttura dei costi differente, ma non esiste una regola valida in ogni territorio. La disponibilità locale di prodotto e le condizioni di approvvigionamento possono modificare rapidamente la competitività di un impianto.
La trasparenza dei prezzi ha l'obiettivo di consentire agli automobilisti di confrontare più facilmente le offerte e aumentare la pressione concorrenziale. In una fase di rincari generalizzati, anche piccole differenze possono produrre un risparmio significativo per chi utilizza molto l'automobile.

Perché il calo del Brent potrebbe arrivare alla pompa con ritardo

Se la flessione odierna del Brent dovesse consolidarsi per diversi giorni, potrebbe contribuire a ridurre gradualmente la pressione sui costi. Non è però realistico aspettarsi necessariamente un ribasso immediato della stessa entità.
Le compagnie acquistano e distribuiscono prodotto attraverso contratti e cicli logistici che non coincidono perfettamente con la quotazione giornaliera del petrolio. Inoltre per i carburanti europei conta soprattutto l'andamento dei prezzi internazionali dei prodotti raffinati.
Il vero segnale da osservare sarà quindi la combinazione tra discesa del greggio e riduzione delle quotazioni del diesel raffinato. Solo se entrambe dovessero consolidarsi si creerebbero condizioni più solide per un'inversione della tendenza alla pompa.

La sicurezza energetica entra nel dibattito economico

Il governo ha affiancato agli interventi fiscali alcune misure orientate alla sicurezza energetica, comprese procedure per accelerare determinati progetti nazionali nel settore petrolifero e del gas. L'obiettivo dichiarato è ridurre una parte della dipendenza dalle importazioni.
La produzione nazionale resta comunque molto inferiore rispetto al fabbisogno italiano. Anche un incremento delle estrazioni non eliminerebbe nel breve periodo l'esposizione del Paese ai mercati internazionali dell'energia.
Per questo la soluzione del problema dei prezzi non dipende da un singolo provvedimento. Fiscalità, approvvigionamenti, efficienza energetica, diversificazione delle fonti e infrastrutture contribuiscono tutti alla resilienza del sistema.

Cosa osservare nei prossimi giorni

Tre variabili saranno particolarmente importanti. La prima è il prezzo internazionale del petrolio: se il Brent continuerà a scendere sotto la pressione di una maggiore disponibilità saudita, parte del costo della materia prima potrebbe ridursi.
La seconda è il mercato del gasolio raffinato. È attualmente uno dei segmenti più tesi e una sua normalizzazione sarebbe probabilmente ancora più importante per gli automobilisti diesel rispetto a una semplice diminuzione del greggio.
La terza è l'effetto concreto del nuovo livello di accisa. Dal 18 settembre il beneficio fiscale è inferiore rispetto al giorno precedente e dal 26 settembre diminuirà nuovamente. Il prezzo finale sarà il risultato dell'interazione fra questi fattori.

La prova decisiva arriverà tra fine settembre e ottobre

Il record odierno del diesel autostradale a 2,375 euro mostra quanto la crisi energetica internazionale stia ormai incidendo direttamente sui costi quotidiani italiani. Ma il dato deve essere interpretato nel suo contesto: non è prodotto da una singola causa e non può essere spiegato esclusivamente dalle accise.
Il mercato del diesel è sotto pressione per la scarsità di prodotti raffinati, la guerra in Medio Oriente, le difficoltà russe, i costi di trasporto e la riduzione delle agevolazioni fiscali. Ognuno di questi elementi contribuisce in misura diversa alla formazione del prezzo finale.
Il passaggio più delicato arriverà dal 26 settembre, quando lo sconto fiscale diminuirà ulteriormente. Solo osservando contemporaneamente quotazioni internazionali, cambio, raffinazione e prezzi comunicati dai distributori sarà possibile capire se il caro-carburanti avrà raggiunto il suo massimo oppure continuerà a crescere. Se volete raccontare quanto stanno incidendo questi prezzi sulle vostre spese quotidiane, lasciate un commento indicando anche la zona d'Italia e il prezzo che trovate normalmente alla pompa.

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