Yen, il Giappone interviene di nuovo: acquisti record alla vigilia della BoJ
Il governo giapponese è tornato a intervenire direttamente sui mercati valutari, acquistando yen e vendendo dollari statunitensi, dopo che la valuta nipponica era scesa vicino ai minimi degli ultimi quarant'anni. L'intervento, avvenuto giovedì, ha determinato un deciso apprezzamento della moneta giapponese, alla vigilia della decisione di politica monetaria della Bank of Japan, attesa proprio oggi, 31 luglio.
Perché lo yen è tornato sotto pressione
Nelle settimane precedenti, il cambio dollaro-yen aveva toccato quotazioni vicine a 164 unità per dollaro, un livello che non si registrava dalla metà degli anni Ottanta, complice un persistente divario nei tassi di interesse tra Stati Uniti e Giappone, che continua a rendere particolarmente conveniente per gli investitori internazionali il cosiddetto "carry trade": prendere in prestito yen a basso costo per investirlo in attività denominate in dollari, remunerate a tassi molto più elevati.
Questo differenziale tra i tassi delle due economie, unito alle crescenti scommesse speculative contro la valuta giapponese, ha continuato a esercitare una pressione ribassista costante sullo yen, nonostante i precedenti interventi delle autorità nipponiche nel corso della primavera.
L'intervento di giovedì
Secondo quanto riportato dall'agenzia Nikkei Asia, le autorità giapponesi sono intervenute giovedì sui mercati valutari, acquistando yen e vendendo dollari statunitensi, un'operazione classica attraverso cui un Paese cerca di sostenere il valore della propria moneta, aumentandone artificialmente la domanda rispetto alle valute concorrenti.
Un elemento che ha rafforzato le ipotesi di un intervento coordinato riguarda il fatto che, nelle stesse ore, anche le autorità statunitensi abbiano effettuato una verifica dei tassi di cambio, una mossa che gli analisti considerano spesso un segnale preliminare a un intervento diretto o quantomeno a un sostegno implicito da parte di Washington.
I precedenti interventi della primavera
Non si tratta della prima volta che Tokyo interviene per sostenere la propria valuta nel corso del 2026: tra la fine di aprile e la fine di maggio, il Ministero delle Finanze giapponese aveva già speso una cifra record di circa 11,7 trilioni di yen, equivalenti a oltre 70 miliardi di dollari, nel tentativo di arginare il deprezzamento della moneta, in quello che era stato definito uno degli interventi valutari più consistenti mai registrati dal Paese.
Quell'intervento aveva prodotto un effetto solo temporaneo: dopo un iniziale rafforzamento, lo yen aveva progressivamente ripreso a indebolirsi nelle settimane successive, nonostante la Bank of Japan avesse nel frattempo alzato i propri tassi di interesse, portandoli ai massimi degli ultimi trentuno anni.
La decisione della Bank of Japan attesa per oggi
L'intervento di ieri arriva in un momento particolarmente delicato, alla vigilia della decisione di politica monetaria della Bank of Japan, il cui Comitato direttivo conclude oggi una riunione di due giorni. Gli analisti si attendono con largo margine di certezza una conferma dell'attuale tasso di riferimento all'1%, ma l'attenzione dei mercati resta puntata sul linguaggio utilizzato dal governatore Kazuo Ueda nella conferenza stampa successiva alla decisione.
Contestualmente alla decisione sui tassi, la banca centrale giapponese dovrebbe inoltre diffondere il proprio rapporto trimestrale sulle prospettive economiche, che secondo le attese potrebbe rivedere al rialzo la stima di crescita del PIL per l'anno fiscale 2026, portandola a circa lo 0,8%, contro lo 0,5% stimato in precedenza lo scorso aprile.
Perché i mercati attendono segnali sul prossimo rialzo dei tassi
Secondo un sondaggio condotto tra gli analisti internazionali da Reuters, circa il 70% degli intervistati si attende che la Bank of Japan possa raggiungere un tasso di almeno l'1,50% entro il secondo trimestre del 2027, con oltre la metà degli intervistati che considera proprio questo il livello finale del ciclo di rialzi in corso.
Un ulteriore aumento dei tassi di interesse giapponesi è considerato dagli analisti la strada più duratura per contrastare stabilmente la debolezza dello yen, riducendo progressivamente il divario con i tassi statunitensi che continua ad alimentare le pressioni ribassiste sulla valuta nipponica, sebbene gli interventi diretti sul mercato dei cambi possano offrire, come visto proprio in queste ore, un sollievo più immediato ma potenzialmente meno duraturo.
Le conseguenze di uno yen debole per l'economia giapponese
Un indebolimento prolungato dello yen, se da un lato favorisce la competitività delle esportazioni giapponesi sui mercati internazionali, dall'altro rischia di alimentare significative pressioni inflazionistiche interne, dal momento che il Giappone importa la quasi totalità del proprio fabbisogno energetico, rendendo più costosi carburanti e materie prime importate proprio nel pieno delle tensioni geopolitiche che continuano a caratterizzare i mercati energetici globali.
Questo scenario mette il governo della premier Sanae Takaichi di fronte a un difficile equilibrio tra il sostegno alla competitività delle imprese esportatrici, che beneficiano di uno yen debole, e la necessità di proteggere il potere d'acquisto delle famiglie giapponesi, sempre più esposte al rincaro dei beni importati.
Un mercato valutario ancora in cerca di stabilità
Con l'intervento di ieri e la decisione della Bank of Japan attesa in giornata, i mercati finanziari internazionali restano concentrati sull'evoluzione dello yen giapponese, una delle valute più osservate del momento proprio per la sua capacità di riflettere le tensioni tra politica monetaria, competitività commerciale e stabilità dei prezzi interni. E voi seguite con attenzione le dinamiche dei mercati valutari internazionali? Condividete la vostra opinione nei commenti.

