Venezia 83 chiude oggi: attesa per il Leone d’Oro
La Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia arriva oggi, sabato 12 settembre 2026, alla giornata conclusiva della sua 83ª edizione. Dopo undici giorni di anteprime, red carpet, incontri e film provenienti da numerosi Paesi, al Lido è il momento dei premi. Il Leone d'Oro e gli altri riconoscimenti ufficiali verranno assegnati nel corso della cerimonia serale, ponendo fine a un'edizione segnata da cinema d'autore, grandi interpreti internazionali e numerose opere legate ai temi politici e sociali del presente.
La giornata di oggi comprende però molto più della sola premiazione di Venezia 83. Nel programma c'è una nuova proiezione del documentario di Russell Crowe "What Love Builds", mentre Francesca Michielin è attesa durante la cerimonia conclusiva. Dopo l'assegnazione dei premi sarà inoltre presentato in prima mondiale "Dio ride", il nuovo film di Giovanni Veronesi scelto come titolo di chiusura della Mostra.
Undici giorni di cinema arrivano al momento decisivo
L'83ª edizione della Mostra di Venezia è iniziata il 2 settembre e termina oggi, 12 settembre. Come ogni anno, il concorso principale rappresenta il centro della manifestazione ma convive con sezioni come Orizzonti, Venezia Opera Prima, Venezia Classici e Venice Immersive, ciascuna con il proprio spazio artistico e, quando previsto, una giuria dedicata.
Durante la serata saranno annunciati i principali premi ufficiali, a partire dal Leone d'Oro per il miglior film. Fino alla proclamazione qualsiasi previsione rimane inevitabilmente un'ipotesi: applausi, recensioni e reazioni del pubblico possono suggerire quali opere abbiano generato maggiore attenzione, ma non permettono di conoscere in anticipo le scelte della giuria.
Maggie Gyllenhaal presiede la giuria internazionale
A guidare la giuria di Venezia 83 è Maggie Gyllenhaal, attrice, sceneggiatrice, produttrice e regista statunitense. Il suo legame con Venezia è particolarmente significativo: il debutto alla regia "The Lost Daughter" aveva ottenuto proprio al Lido il premio per la migliore sceneggiatura nel 2021, prima di proseguire un percorso internazionale culminato anche nelle candidature agli Oscar.
Accanto a Maggie Gyllenhaal siedono la regista tunisina Kaouther Ben Hania, il compositore britannico Daniel Blumberg, lo studioso italiano Francesco Casetti, il regista francese Xavier Giannoli, la cineasta afghana Shahrbanoo Sadat e il regista e produttore di Hong Kong Johnnie To. Una composizione volutamente internazionale, chiamata a valutare opere molto diverse per provenienza, linguaggio e genere.
Quali premi verranno assegnati
La giuria principale assegnerà il Leone d'Oro al miglior film, il Leone d'Argento - Gran Premio della Giuria e il Leone d'Argento per la migliore regia. Sono inoltre previste le Coppe Volpi per le migliori interpretazioni femminile e maschile, il Premio Speciale della Giuria, il riconoscimento per la migliore sceneggiatura e il Premio Marcello Mastroianni destinato a un giovane interprete emergente.
Il regolamento di Venezia 83 non consente premi ex aequo nella competizione principale e stabilisce inoltre che, in linea generale, uno stesso film non possa accumulare più riconoscimenti previsti dal regolamento. Questo rende le decisioni della giuria un vero esercizio di equilibrio: premiare un'opera in una categoria significa inevitabilmente influenzare la distribuzione complessiva dei riconoscimenti.
Ventuno film e un verdetto ancora completamente aperto
Il concorso comprende 21 lungometraggi, con opere provenienti da cinematografie e tradizioni differenti. Durante la Mostra alcuni titoli hanno raccolto un'accoglienza particolarmente calorosa, mentre altri hanno diviso maggiormente critica e pubblico. Come accade regolarmente nei grandi festival, però, il volume degli applausi non rappresenta un sistema di voto.
La storia della Mostra del Cinema è ricca di verdetti inattesi. Le giurie non sono chiamate a individuare necessariamente il film con la standing ovation più lunga o quello meglio accolto dalle prime recensioni, ma a compiere una valutazione collettiva secondo criteri artistici propri. È proprio questa autonomia a rendere il Leone d'Oro difficile da pronosticare.
"NAZA" e una delle reazioni più forti del festival
Tra i titoli che hanno attirato maggiore attenzione figura "NAZA", documentario diretto da Yuval Abraham e Rachel Szor. L'opera, entrata nel dibattito dell'edizione anche per il proprio contenuto legato alla guerra a Gaza, ha ricevuto al termine della proiezione una standing ovation durata circa 25 minuti, indicata come una delle più lunghe mai registrate alla Mostra.
Il dato sulla reazione del pubblico rende NAZA uno dei film più discussi dell'edizione, ma non autorizza a presentarlo come vincitore annunciato. Proprio Venezia ha dimostrato più volte che l'entusiasmo della sala e la decisione finale della giuria possono seguire percorsi differenti. La valutazione artistica resta riservata ai sette componenti della giuria fino alla proclamazione ufficiale.
Un documentario nel cuore della competizione
La presenza di NAZA ha particolare rilevanza anche perché il titolo è un documentario inserito nel concorso principale. Il film utilizza testimonianze legate all'apparato militare israeliano e affronta questioni estremamente sensibili relative alla guerra e alle vittime civili palestinesi. La sua partecipazione ha inevitabilmente collocato una parte del dibattito della Mostra nel cuore dell'attualità internazionale.
Questo non significa che il festival cinematografico abbia assunto una posizione uniforme su un conflitto politico. Presentare un'opera e premiarla sono due atti distinti, e anche all'interno della stessa manifestazione sono emerse prospettive differenti. Venezia resta innanzitutto un luogo di selezione e confronto cinematografico nel quale opere controverse possono entrare nello spazio pubblico.
"Wild Horse Nine" tra cinema americano e storia politica
Un altro titolo che ha ottenuto una forte attenzione è "Wild Horse Nine" di Martin McDonagh. Il film racconta due agenti della CIA in viaggio verso l'Isola di Pasqua alla vigilia del colpo di Stato cileno del 1973, mescolando humour nero, tensione politica e dinamiche tra i personaggi.
Nel cast figurano interpreti come John Malkovich e Sam Rockwell, entrambi al centro di commenti positivi durante la Mostra. McDonagh conosce bene Venezia: precedenti lavori del regista erano già passati dal festival prima di ottenere riconoscimenti e candidature nella stagione dei premi internazionali. Questo precedente, naturalmente, non garantisce nulla per il verdetto di quest'anno.
Penélope Cruz e Javier Bardem insieme in "Bunker"
Grande attenzione mediatica ha accompagnato anche "Bunker", thriller psicologico diretto da Florian Zeller che riunisce sullo schermo Penélope Cruz e Javier Bardem. Il film ruota attorno alle tensioni all'interno di una coppia quando un celebre architetto riceve l'incarico di progettare un bunker di lusso per un miliardario della tecnologia.
La proiezione di Bunker è stata accolta con lunghi applausi, mentre le valutazioni critiche sono risultate più articolate. È un esempio utile per ricordare quanto una première festivaliera sia composta da elementi diversi: qualità del film, entusiasmo per gli interpreti, attesa mediatica e atmosfera della serata possono contribuire contemporaneamente alla reazione della sala.
Robert Pattinson e la trasformazione di "Primetime"
Tra le interpretazioni che hanno alimentato il dibattito figura quella di Robert Pattinson in "Primetime". Il crime thriller ha attirato attenzione anche per il ruolo affidato all'attore, ancora una volta impegnato in un progetto lontano dall'immagine che lo aveva reso famoso nella fase iniziale della carriera.
La traiettoria professionale di Pattinson rappresenta uno dei percorsi più interessanti del cinema contemporaneo: dopo il successo globale in produzioni mainstream, ha cercato regolarmente progetti d'autore e personaggi più rischiosi. La sua presenza a Venezia si inserisce in questa strategia, indipendentemente dall'eventuale esito della Coppa Volpi.
Lee Chang-dong torna con "Possible Love"
Il concorso segna anche il ritorno di Lee Chang-dong con "Possible Love", il primo film del regista sudcoreano dopo otto anni. L'opera mette in relazione due coppie appartenenti a condizioni economiche differenti attraverso una storia che tocca lavoro, disuguaglianze e rapporti sociali.
La presenza di Possible Love sottolinea ancora una volta l'importanza delle cinematografie asiatiche nel programma veneziano. Il film è stato accolto con particolare interesse dalla critica e dimostra come il concorso continui a alternare produzioni con forti componenti star a opere costruite attorno alla visione personale di autori internazionali.
Hirokazu Koreeda e gli altri protagonisti internazionali
Tra le opere internazionali figura anche "Look Back" di Hirokazu Koreeda, accanto a film provenienti da numerosi altri Paesi. L'ampiezza geografica è una delle caratteristiche strutturali della Mostra: Venezia utilizza la propria posizione nel calendario autunnale per raccogliere titoli destinati tanto al circuito festivaliero quanto alla successiva stagione cinematografica.
Il valore di un festival come Venezia non si misura soltanto dal Leone d'Oro. Molti film che non ricevono premi possono comunque ottenere distribuzione, visibilità internazionale o slancio verso altri appuntamenti. Per registi provenienti da cinematografie meno forti economicamente, una selezione al Lido può modificare significativamente il percorso commerciale dell'opera.
Russell Crowe racconta la sua vita attraverso la musica
Fuori dal concorso, uno dei protagonisti delle ultime ore è Russell Crowe, arrivato a Venezia con "What Love Builds". Il documentario, diretto dallo stesso attore, esplora il rapporto che Crowe ha mantenuto per tutta la vita con la musica, una componente della sua carriera meno conosciuta dal grande pubblico rispetto ai film.
Il progetto intreccia materiale d'archivio, performance e riflessioni personali, raccontando un percorso musicale sviluppato parallelamente al cinema. Crowe è infatti da anni attivo anche con la propria band e ha continuato a esibirsi nonostante il successo hollywoodiano ottenuto attraverso film come "Gladiator" e "A Beautiful Mind".
Un progetto costruito nel corso di quindici anni
La particolarità di "What Love Builds" è anche la quantità di materiale accumulata nel tempo. Il progetto è nato circa quindici anni fa e si è sviluppato attraverso una vasta documentazione filmata delle attività musicali dell'attore, arrivata a comprendere una quantità enorme di immagini prima del lavoro di selezione e montaggio.
Il risultato è un film di circa 99 minuti che viene presentato fuori concorso. Dopo la proiezione della sera dell'11 settembre, è previsto un nuovo appuntamento oggi a mezzogiorno alla Sala Giardino. La presenza di Crowe contribuisce così a mantenere alta l'attenzione anche nelle ore che precedono la cerimonia dei premi.
Il confine sempre più sottile tra attore e autore
Con il documentario, Russell Crowe non si limita a essere soggetto del racconto. Firma regia e sceneggiatura e porta sullo schermo un archivio personale costruito nel corso degli anni. È una modalità sempre più frequente nel cinema contemporaneo, dove interpreti affermati utilizzano documentari e progetti indipendenti per raccontare direttamente una parte della propria vita.
Il rischio di qualsiasi documentario autobiografico è naturalmente la mancanza di distanza tra autore e soggetto. Allo stesso tempo, proprio l'accesso diretto a materiali e ricordi permette di mostrare elementi che un regista esterno difficilmente potrebbe ottenere. Il valore dell'opera dipende quindi da come viene gestito questo equilibrio.
Francesca Michielin alla cerimonia di chiusura
La musica sarà protagonista anche durante la serata grazie a Francesca Michielin, chiamata a esibirsi durante la cerimonia di chiusura nella Sala Grande del Palazzo del Cinema. L'appuntamento è previsto a partire dalle 19, prima del passaggio finale dell'edizione verso la proclamazione dei vincitori.
La partecipazione di Michielin arriva in un momento di nuova attività discografica per la cantautrice, che nel giugno 2026 ha pubblicato l'album "Magia Bianca". L'esibizione al Lido collega così la scena musicale italiana a una cerimonia seguita internazionalmente e tradizionalmente costruita attorno al passaggio tra red carpet, premiazione e film conclusivo.
La cerimonia parte alle 19
La cerimonia di chiusura è programmata nella Sala Grande del Palazzo del Cinema a partire dalle 19. È il momento nel quale le indiscrezioni e le previsioni delle giornate precedenti lasciano spazio ai verdetti ufficiali delle diverse giurie.
Per chi segue la Mostra da casa, la copertura televisiva accompagna anche l'ultima giornata del festival. L'edizione 2026 è stata seguita quotidianamente dalla televisione pubblica, con la cerimonia finale inserita nella programmazione serale. Il valore mediatico dei premi va infatti ben oltre le persone presenti fisicamente al Lido.
Perché il Leone d'Oro può cambiare il destino di un film
Il Leone d'Oro è molto più di un trofeo festivaliero. Per un film d'autore può diventare uno strumento decisivo nella ricerca di distributori, nella promozione internazionale e nella campagna per i premi successivi. La dicitura "vincitore del Leone d'Oro" accompagna generalmente l'opera per tutta la sua vita commerciale.
La posizione della Mostra di Venezia all'inizio della stagione autunnale aumenta ulteriormente questo effetto. Il festival è collocato in un momento strategico per i titoli che puntano agli Oscar e agli altri premi internazionali. Negli ultimi anni numerose opere lanciate al Lido hanno continuato a essere protagoniste per mesi.
Ma un festival non è soltanto una corsa agli Oscar
Ridurre Venezia a trampolino verso gli Oscar sarebbe però fuorviante. Una parte consistente del programma comprende opere che hanno obiettivi, mercati e pubblici completamente diversi. Alcuni film potrebbero avere una distribuzione limitata, altri circolare soprattutto nei festival, altri ancora ottenere un forte successo nei rispettivi Paesi.
Il compito culturale della Biennale Cinema rimane quello di proporre una selezione internazionale, non semplicemente di prevedere quali film verranno premiati a Hollywood. La grande visibilità dei titoli statunitensi convive quindi con opere provenienti dall'Iran, dall'Asia, dall'America Latina, dall'Europa e da numerosi altri contesti cinematografici.
Un'edizione attraversata dalla politica senza diventare un evento politico
Molti film del 2026 hanno affrontato direttamente guerre, disuguaglianze, tecnologia e potere. È inevitabile che opere dedicate a questi argomenti alimentino discussioni politiche, soprattutto quando riguardano conflitti ancora in corso. Il cinema, tuttavia, non coincide automaticamente con la posizione del festival o della giuria.
È una distinzione importante per mantenere un approccio indipendente e non partisan: analizzare il contenuto di un'opera non significa approvarne tutte le tesi, così come inserirla in un concorso non equivale a certificare come incontestabile ogni elemento del suo racconto. I festival rappresentano anche spazi di confronto tra interpretazioni differenti della realtà.
Gli applausi non sono voti
Ogni anno la cronaca festivaliera attribuisce grande attenzione alla durata delle standing ovation. Il fenomeno è diventato quasi una competizione parallela: dieci minuti, quindici, venti o più vengono immediatamente trasformati in titoli e indicatori di successo. Ma questi numeri devono essere interpretati con cautela.
La durata degli applausi può dipendere dalla presenza delle star, dall'organizzazione della sala, dalle modalità con cui il cast rimane sul posto e dall'atmosfera della première. Può certamente testimoniare entusiasmo, ma non è una misura scientifica della qualità del film e soprattutto non rappresenta il voto della giuria.
"Dio ride" chiuderà ufficialmente Venezia 83
Dopo la premiazione sarà il momento di "Dio ride", film scritto e diretto da Giovanni Veronesi scelto come titolo di chiusura fuori concorso. La proiezione sarà una prima mondiale e rappresenterà l'ultimo grande appuntamento ufficiale dell'83ª Mostra.
Nel cast di Dio ride figurano Pierfrancesco Favino, Silvio Orlando, Alma Noce, Francesco Gheghi, Maurizio Lombardi, Paolo Rossi e Carlo Cecchi, quest'ultimo nel ruolo di Papa Innocenzo X. La presenza di un cast italiano molto noto conferisce alla chiusura un carattere differente rispetto alla dimensione internazionale della competizione.
Una storia ambientata nel Seicento
Il film è ambientato nel Seicento ed è liberamente ispirato a fatti realmente accaduti. Il racconto utilizza un contesto storico per affrontare temi legati alla libertà, alla verità e al rapporto tra individuo e potere. La scelta di chiudere Venezia con una commedia che affronta temi seri attraverso ironia e leggerezza crea un cambio di tono rispetto ad alcune delle opere più dure presentate in concorso.
La combinazione tra storia e contemporaneità è uno degli elementi dichiarati del progetto. Pur collocando i personaggi in un'epoca lontana, il film cerca di far risuonare questioni capaci di parlare al presente. Sarà il pubblico della prima mondiale a verificare quanto questa operazione riesca effettivamente sullo schermo.
Venezia e il cinema italiano
Scegliere un film italiano per la chiusura offre anche l'occasione di riportare l'attenzione sul rapporto tra la Mostra e il cinema nazionale. Venezia è un festival internazionale, ma resta una delle principali vetrine al mondo per la produzione italiana. La presenza al Lido può aiutare i film ad attirare distribuzione, pubblico e interesse internazionale.
Allo stesso tempo, la forza del cinema italiano non può essere misurata soltanto attraverso la partecipazione ai festival. Incassi, pluralità produttiva, distribuzione, capacità di raggiungere pubblici differenti e condizioni lavorative dell'industria restano elementi altrettanto importanti. La visibilità veneziana è uno strumento, non un fine sufficiente da solo.
Venezia tra arte e grande industria
La Mostra continua a vivere sulla tensione tra cinema d'autore e industria globale. Sullo stesso tappeto rosso possono incontrarsi una produzione indipendente proveniente da un mercato cinematografico piccolo e una star hollywoodiana conosciuta in tutto il mondo. È proprio questa convivenza a generare gran parte dell'attenzione internazionale.
Dal punto di vista dell'industria cinematografica, il festival comprende anche attività professionali dedicate a progetti in sviluppo, finanziamento, adattamenti e tecnologie immersive. Ciò che il grande pubblico vede attraverso red carpet e premières rappresenta quindi soltanto una parte di ciò che accade durante i giorni della manifestazione.
Il ruolo della critica nell'epoca dei social
Anche il rapporto tra critica cinematografica e pubblico è profondamente cambiato. Le prime recensioni vengono pubblicate pochi minuti dopo le proiezioni e sono immediatamente affiancate da commenti sui social, video, reaction e valutazioni degli spettatori. Un film può essere giudicato da migliaia di persone prima ancora di raggiungere le sale.
Questa velocità aumenta la quantità di opinioni disponibili ma può rendere più difficile distinguere tra analisi e reazione immediata. Un festival come Venezia produce inevitabilmente giudizi a caldo; la vera durata artistica di un'opera viene verificata però nel tempo, quando l'effetto della première e della campagna promozionale si riduce.
L'ultima giornata non chiude davvero la stagione
Quando questa sera verrà assegnato il Leone d'Oro 2026, Venezia chiuderà formalmente i propri lavori ma inizierà una nuova fase per molti film. Alcuni entreranno nel circuito delle sale, altri proseguiranno verso Toronto, New York o ulteriori festival, altri ancora cominceranno la campagna per i premi internazionali.
Per interpreti e registi, la visibilità veneziana può produrre effetti che continueranno per mesi. Un'interpretazione particolarmente apprezzata può modificare la percezione di una carriera; un regista emergente può trovare nuovi produttori; un film senza distribuzione può ottenere accordi internazionali. Il verdetto è importante, ma non è l'unico risultato possibile.
L'attesa resta sul Leone d'Oro
Fino alla cerimonia di questa sera, l'unica posizione giornalisticamente corretta è lasciare il Leone d'Oro senza proprietario. Le preferenze della critica, gli applausi e le indiscrezioni possono alimentare il dibattito, ma attribuire anticipatamente il premio a un film significherebbe presentare una previsione come un fatto.
La giornata conclusiva di Venezia 83 mantiene così intatta la propria principale domanda: quale film avrà convinto la giuria presieduta da Maggie Gyllenhaal? La risposta arriverà soltanto sul palco della Sala Grande, insieme agli altri riconoscimenti che definiranno ufficialmente il palmarès del 2026.
Una Mostra che lascia molte domande aperte
Qualunque sia il verdetto, l'edizione 2026 sarà ricordata per una selezione che ha messo spesso al centro politica, conflitti, disuguaglianze, tecnologia e memoria, senza rinunciare alla presenza di grandi star e produzioni internazionali. Dal documentario di Russell Crowe ai film più direttamente connessi all'attualità, il Lido ha ospitato opere estremamente diverse tra loro.
Oggi il cinema torna però al proprio gesto più semplice: scegliere e premiare dei film. Voi quale titolo vorreste vedere vincere il Leone d'Oro di Venezia 83? E quale interpretazione vi ha incuriosito maggiormente tra quelle presentate durante la Mostra? Lasciate nei commenti il vostro pronostico prima dell'annuncio ufficiale dei vincitori.

