• 0 commenti

Venezia 83, il 10 settembre tra Naza e cinema internazionale

La Mostra del Cinema di Venezia 2026 entra nelle sue giornate decisive con un 10 settembre particolarmente denso, nel quale il concorso principale affianca opere profondamente diverse per linguaggio, temi e provenienza. Alla Sala Grande arrivano NAZA, diretto da Yuval Abraham e Rachel Szor, e Un peu avant minuit del regista francese Nicolas Pariser. Attorno ai due titoli in competizione per i premi ufficiali, il programma del Lido propone cortometraggi, documentari, opere della Settimana Internazionale della Critica e proiezioni fuori concorso. È una giornata che sintetizza bene la funzione storica della Mostra: mettere nello stesso spazio cinema politico, racconto intimo, documentario sociale e sperimentazione, quando mancano appena due giorni alla cerimonia conclusiva del 12 settembre.

Venezia 83 entra nella fase finale

L'83ª Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica si svolge al Lido dal 2 al 12 settembre 2026 ed è diretta da Alberto Barbera. Il calendario del 10 settembre arriva quindi quando la selezione è ormai prossima alla propria fase conclusiva e numerosi film in concorso sono già stati mostrati a pubblico, stampa e giuria. Questo modifica anche il clima del festival: alle discussioni sulle singole opere si sovrappongono inevitabilmente le prime valutazioni complessive sulla competizione e sulle possibili scelte della giuria, pur senza che queste possano essere conosciute prima della proclamazione ufficiale.
La Biennale Cinema presenta la Mostra come uno spazio destinato alla conoscenza e alla diffusione del cinema internazionale nelle sue diverse forme, considerando il film contemporaneamente arte, spettacolo e industria. L'edizione 2026 comprende il concorso Venezia 83, Orizzonti, Venice Open - Fuori Concorso, Venezia Spotlight, Biennale College Cinema, Venezia Classici e Venice Immersive, oltre alle sezioni autonome e parallele. Il programma del 10 settembre mostra concretamente questa pluralità, distribuendo titoli molto diversi nelle sale del Lido.

La giuria guidata da Maggie Gyllenhaal

A decidere il Leone d'Oro e gli altri riconoscimenti principali sarà la giuria internazionale presieduta da Maggie Gyllenhaal. Accanto alla regista, attrice, sceneggiatrice e produttrice statunitense siedono Kaouther Ben Hania, Daniel Blumberg, Francesco Casetti, Xavier Giannoli, Shahrbanoo Sadat e Johnnie To. La composizione mette insieme personalità provenienti da cinematografie, esperienze artistiche e aree culturali differenti, coerentemente con la natura internazionale del festival veneziano.
La giuria avrà il compito di valutare le opere del concorso Venezia 83 e assegnare i premi ufficiali durante la cerimonia del 12 settembre. È importante ricordare che il valore di una selezione festivaliera e quello di un premio non coincidono necessariamente con il futuro successo commerciale di un film: Venezia funziona anche come piattaforma di lancio, luogo di confronto critico e spazio nel quale opere molto differenti possono trovare visibilità internazionale prima della distribuzione nei rispettivi mercati.

NAZA è uno dei titoli centrali della giornata

Alle 17:15 la Sala Grande ospita per il pubblico NAZA, film di 80 minuti diretto da Yuval Abraham e Rachel Szor e inserito nel concorso ufficiale. La produzione è britannica, con The Guardian e JW Films, mentre le lingue indicate sono ebraico e inglese. La presenza del film in competizione assume particolare rilievo per il tema affrontato e per il contesto internazionale nel quale l'opera viene presentata.
Secondo la propria sinossi ufficiale, NAZA è girato di notte sui tetti di Tel Aviv e intende ricostruire sistemi e meccanismi collegati alle operazioni israeliane nella Striscia di Gaza e alle morti di civili palestinesi. È essenziale distinguere, sul piano giornalistico, tra il fatto che il documentario sostenga e sviluppi una determinata ricostruzione e la trasformazione automatica di ogni sua affermazione in fatto indipendentemente accertato. Proprio perché l'argomento riguarda un conflitto reale, ancora altamente controverso e documentato da fonti differenti, questa distinzione resta fondamentale.

Il cinema documentario davanti a una guerra contemporanea

Portare un film come NAZA a Venezia significa inevitabilmente spostare parte della discussione dal solo linguaggio cinematografico al rapporto tra immagini, giornalismo, testimonianza e conflitto. Il documentario contemporaneo può utilizzare materiali raccolti direttamente, testimonianze, archivi e ricostruzioni per proporre un punto di vista. La sua presenza in un festival non sostituisce tuttavia il processo di verifica giornalistica, giudiziaria o storica delle affermazioni contenute nell'opera.
Questa precisazione non diminuisce il valore del cinema documentario. Al contrario, permette di comprenderne meglio la funzione. Un documentario può rendere visibili persone, procedure e testimonianze difficilmente accessibili, può organizzare informazioni sparse e può costringere il pubblico a confrontarsi con questioni che normalmente vengono percepite attraverso titoli brevi o immagini frammentarie. Ma resta un'opera costruita attraverso scelte di regia, montaggio, selezione e prospettiva.

Yuval Abraham e Rachel Szor alla regia

La firma congiunta di Yuval Abraham e Rachel Szor rafforza l'attenzione attorno al film. I due autori lavorano su un terreno nel quale cinema e osservazione politica si incontrano direttamente. NAZA non viene quindi presentato come racconto di finzione che utilizza la guerra come semplice sfondo narrativo, ma come opera che pretende di interrogare strutture e responsabilità legate a eventi reali.
La scelta del concorso principale è significativa perché colloca il documentario sullo stesso piano competitivo dei lungometraggi di finzione. Venezia non considera quindi il genere documentario come una presenza necessariamente laterale rispetto al cinema narrativo: ciò che conta è l'opera e il suo valore all'interno della selezione, indipendentemente dal fatto che utilizzi attori e sceneggiatura tradizionale oppure materiali ancorati alla realtà.

La proiezione delle 17:15 in Sala Grande

Per il pubblico, NAZA è programmato alle 17:15 in Sala Grande il 10 settembre, con una successiva proiezione l'11 settembre al PalaBiennale. Nel programma destinato agli accreditati sono previste ulteriori proiezioni nella stessa giornata. La moltiplicazione degli appuntamenti è normale nell'organizzazione di un grande festival: stampa, industria cinematografica, professionisti e pubblico seguono percorsi di accesso differenti.
La Sala Grande resta però lo spazio simbolicamente più importante della Mostra. È qui che le opere principali vengono presentate nel contesto più visibile e cerimoniale. La proiezione pubblica delle 17:15 colloca NAZA nel cuore della programmazione della giornata, poche ore prima dell'altro titolo in concorso, Un peu avant minuit.

Alle 19:15 arriva Un peu avant minuit

Il secondo grande appuntamento del 10 settembre è Un peu avant minuit, diretto e sceneggiato da Nicolas Pariser. Il film francese dura 111 minuti e viene presentato al pubblico alle 19:15 nella Sala Grande, con un'ulteriore proiezione alle 20:00 al PalaBiennale. Nel cast figurano Melvil Poupaud, Chiara Mastroianni, Anaïs Demoustier, Golshifteh Farahani, Léonie Simaga, Clara Pacini e Micha Lescot.
Se NAZA porta il pubblico direttamente dentro una delle questioni geopolitiche più drammatiche contemporanee, Un peu avant minuit sceglie una scala narrativa radicalmente differente. Il centro del racconto è un uomo di 49 anni, Léo, alle prese con una separazione, la morte del padre biologico mai conosciuto e un passaggio personale nel quale relazioni, memoria e identità vengono rimesse in discussione.

La crisi di Léo al centro del film

La trama prende avvio quando Léo, prossimo alla separazione dalla compagna con cui vive nella Francia orientale, apprende la morte del proprio padre biologico. È un uomo che non ha mai conosciuto e la cui scomparsa impone improvvisamente al protagonista di confrontarsi con un rapporto esistito soprattutto attraverso un'assenza.
Prima di raggiungere l'Italia per occuparsi dell'eredità, Léo trascorre alcuni giorni a Parigi. Il soggiorno diventa un'occasione per fare il punto sulla propria vita. Le conversazioni con la figlia impegnata politicamente e gli incontri con figure appartenenti al passato riaprono domande che non riguardano soltanto la separazione imminente, ma il modo in cui l'uomo ha costruito i rapporti con le donne e interpretato la propria esperienza adulta.

Pariser e la storia d'amore dopo i quarantacinque anni

Nicolas Pariser ha costruito Un peu avant minuit partendo da una domanda precisa: come raccontare oggi una storia d'amore che abbia per protagoniste persone tra i quarantacinque e i cinquantacinque anni? Non è quindi soltanto l'età dei personaggi a interessare il regista, ma il modo in cui il discorso contemporaneo sulle relazioni ha modificato le categorie attraverso cui il cinema racconta desiderio, seduzione e coppia.
Il riferimento culturale al periodo successivo al #MeToo entra nella riflessione dell'autore proprio perché molti codici romantici tradizionali sono stati riesaminati. Un gesto che in decenni precedenti poteva essere rappresentato come seduzione può essere oggi interpretato attraverso una sensibilità diversa. Pariser si interroga quindi sulla possibilità stessa di raccontare l'innamoramento senza ignorare questa trasformazione culturale.

Un cast francese e internazionale

Il protagonista è interpretato da Melvil Poupaud, affiancato da attrici come Chiara Mastroianni, Anaïs Demoustier e Golshifteh Farahani. È un cast che permette al film di costruire il tema delle relazioni attraverso personaggi differenti, senza limitare il racconto a una sola coppia o a una sola dinamica sentimentale.
La presenza di Chiara Mastroianni aggiunge inoltre un elemento particolarmente riconoscibile per il pubblico europeo e italiano. Il film è francese, ma la storia stessa conduce il protagonista verso l'Italia e il cast rispecchia quella dimensione transnazionale che caratterizza una parte consistente della produzione cinematografica europea.

Due film in concorso quasi opposti

La successione tra NAZA e Un peu avant minuit mostra la varietà del concorso veneziano. Il primo guarda a un conflitto contemporaneo e adotta la forma documentaria. Il secondo si concentra sulla crisi di mezza età, sulle relazioni e sulla memoria personale attraverso una costruzione narrativa di finzione. Non esiste praticamente continuità tematica tra le due opere, ed è proprio questo il punto.
Un festival internazionale non costruisce necessariamente il proprio programma attorno a un solo tema. La selezione deve poter ospitare linguaggi e sensibilità lontane tra loro. La giornata del 10 settembre consente così al pubblico di passare dalla dimensione collettiva della guerra alla dimensione privata di un uomo che cerca di interpretare la propria vita sentimentale.

Una fortaleza apre il pomeriggio pubblico

Il programma pubblico del pomeriggio comprende anche Una fortaleza di Alba Gaviraghi, cortometraggio cileno di 14 minuti inserito in Orizzonti Corti e programmato alle 17:00 in Sala Giardino. Protagonista è Antu, quindicenne che da mesi vive insieme alle amiche all'interno della propria scuola occupata.
L'avvicinarsi del compleanno della madre crea il conflitto centrale: la donna vorrebbe che la ragazza lasciasse l'occupazione scolastica e tornasse a casa, mentre Antu è divisa tra il legame familiare e la comunità che ha trovato all'interno della protesta. A rendere più urgente la scelta c'è anche la minaccia di uno sgombero. In soli quattordici minuti, il corto prova quindi a far convivere adolescenza, appartenenza e mobilitazione collettiva.

Union Town e il lavoro contemporaneo

Alle 19:00 all'Astra 2 è programmato Union Town di Barbara Kopple, presentato in Venice Open - Fuori Concorso. Il documentario segue il settore delle consegne dell'ultimo miglio a New York e concentra l'attenzione sulle esperienze di lavoratori impegnati in realtà come UPS, Amazon e nel sistema dei rider legati alle piattaforme digitali.
Il film è costruito nell'arco di tre anni e completa un percorso della regista dedicato ai diritti dei lavoratori. Il nucleo non è semplicemente la descrizione di un settore economico, ma l'osservazione delle forme contemporanee di organizzazione sindacale e della solidarietà in un mercato del lavoro profondamente trasformato dalla logistica e dalle piattaforme.

Il significato del Fuori Concorso

La collocazione di Union Town nel Fuori Concorso non deve essere interpretata come indicazione di valore inferiore. Nei festival, le sezioni fuori competizione consentono di presentare opere importanti senza inserirle nel sistema dei premi della giuria principale. Possono accogliere documentari, lavori di autori affermati o film che per caratteristiche produttive e narrative trovano lì la collocazione più coerente.
Questa struttura permette alla Mostra di Venezia di essere contemporaneamente competizione e grande vetrina cinematografica. Se il pubblico seguisse soltanto i titoli candidati al Leone d'Oro, perderebbe una parte significativa della programmazione e della varietà culturale proposta dal festival.

La Settimana Internazionale della Critica

Alle 19:30 la Sala Corinto ospita anche titoli della Settimana Internazionale della Critica, tra cui Halaa (The H@llow Man) di Kamel Laaridhi e Granchità di Anaïs Landriscina e Chiara Toffoletto. Si tratta di una sezione autonoma e parallela rispetto alla selezione ufficiale della Mostra, con una propria identità editoriale.
La contemporanea presenza di queste opere mostra quanto il Lido funzioni, durante il festival, attraverso diversi circuiti che procedono nello stesso momento. Lo spettatore che consulta il programma non trova quindi una singola sequenza lineare di film, ma un mosaico di proiezioni distribuite tra sale e sezioni differenti.

La Mostra non è soltanto red carpet

La forte esposizione mediatica di Venezia tende spesso a concentrare l'attenzione su red carpet, abiti, star internazionali e momenti mondani. Questi elementi fanno parte dell'evento e della sua capacità di generare attenzione globale, ma rappresentano soltanto una parte della Mostra. Il programma del 10 settembre lo rende particolarmente evidente.
Nel giro di poche ore vengono affrontati Gaza, lavoro, occupazioni scolastiche, relazioni adulte e trasformazioni sociali. Il cinema festivaliero utilizza quindi la propria visibilità per mettere in circolazione racconti che difficilmente riceverebbero tutti lo stesso spazio nell'offerta cinematografica commerciale ordinaria.

Il ruolo del pubblico

Le proiezioni della Mostra non sono destinate esclusivamente a critici e professionisti. Il programma distingue chiaramente gli appuntamenti per il pubblico da quelli riservati o accessibili tramite accredito. Questo consente a spettatori non appartenenti direttamente all'industria cinematografica di vedere molte opere durante il festival, spesso prima della successiva distribuzione.
L'esperienza di una prima festivaliera è differente da quella di una normale proiezione commerciale. Il film arriva senza che il giudizio pubblico si sia ancora sedimentato completamente, recensioni e discussioni nascono quasi contemporaneamente e l'opera entra immediatamente in un dialogo internazionale.

Il valore della lingua originale

I film della Mostra vengono proiettati nelle rispettive lingue originali con sottotitoli previsti dall'organizzazione. Per NAZA questo significa ascoltare ebraico e inglese; Un peu avant minuit è invece in francese; Una fortaleza utilizza lo spagnolo. Questa varietà linguistica non è un dettaglio secondario.
Un festival internazionale conserva infatti la voce originale degli interpreti e dei protagonisti, permettendo al pubblico di ascoltare ritmo, intonazione e caratteristiche della recitazione o della testimonianza così come sono state concepite. È uno degli elementi che distinguono l'esperienza festivaliera da forme di distribuzione nelle quali il doppiaggio può diventare predominante.

Il 12 settembre arriveranno i premi

La giornata del 10 settembre è inevitabilmente osservata anche in funzione del palmarès. La cerimonia di premiazione è prevista per sabato 12 settembre e soltanto allora sarà possibile conoscere il giudizio definitivo della giuria sul concorso. Fino a quel momento, qualsiasi lista di favoriti resta una valutazione esterna.
NAZA e Un peu avant minuit entrano nella corsa ai premi di Venezia 83 insieme agli altri titoli della selezione. Il fatto che siano presentati nelle ultime giornate può aumentare la sensazione di vicinanza tra visione e decisione finale, ma non offre alcuna indicazione certa sulle preferenze della giuria.

Politica e cinema, una relazione inevitabile

La presenza di opere dedicate a guerre, lavoro e movimenti sociali riapre una discussione antica: quanto il cinema politico debba essere giudicato per il messaggio e quanto per la forma. Non esiste una risposta unica. Un film può affrontare una questione urgente senza essere automaticamente un'opera cinematografica riuscita; allo stesso modo, un lavoro formalmente notevole non diventa necessariamente una ricostruzione incontestabile della realtà.
Nel caso di NAZA, questa distinzione sarà particolarmente importante. Il pubblico può confrontarsi con ciò che il documentario sostiene, con le prove e le testimonianze che presenta e con le scelte degli autori, mantenendo contemporaneamente la consapevolezza che temi legati a un conflitto richiedono verifica e contestualizzazione continue.

Un peu avant minuit e la politica dell'intimità

Anche un film apparentemente meno politico come Un peu avant minuit dialoga però con trasformazioni sociali reali. Interrogarsi sulle relazioni sentimentali dopo #MeToo significa riconoscere che il modo in cui uomini e donne interpretano desiderio, potere, consenso e seduzione è cambiato e continua a cambiare.
Pariser sposta quindi la discussione dalla grande geopolitica alla vita quotidiana. Il protagonista non deve decidere il destino di un Paese, ma affrontare la propria storia personale. Eppure anche quella storia è inserita dentro categorie culturali condivise che influenzano il modo in cui vengono costruiti i rapporti.

Il cinema come spazio per domande, non risposte automatiche

Il filo che può unire opere così lontane è forse la capacità del cinema di produrre domande. Il documentario può chiedere al pubblico di guardare un sistema politico e militare da una prospettiva precisa; la fiction può costringerlo a interrogarsi sulle relazioni; un corto può racchiudere il conflitto tra famiglia e militanza; un film sul lavoro può mostrare come cambiano le forme di organizzazione collettiva.
Questo non significa che tutti gli spettatori debbano arrivare alle stesse interpretazioni. Un festival acquista valore proprio quando rende possibile un confronto nel quale opere, autori, critica e pubblico possono essere in disaccordo senza che la discussione debba essere ridotta immediatamente a una risposta binaria.

Una giornata che racconta la funzione di Venezia

Il 10 settembre 2026 diventa così una delle giornate più rappresentative di Venezia 83. NAZA porta nella Sala Grande un documentario direttamente legato alla guerra di Gaza e destinato inevitabilmente a suscitare confronto. Poche ore più tardi Un peu avant minuit sposta lo sguardo su un uomo di mezza età, sull'eredità di un padre mai conosciuto e sulle relazioni affettive.
Attorno ai due film, Union Town, Una fortaleza, Halaa e Granchità ampliano ulteriormente il panorama. È proprio questa pluralità a spiegare perché la Mostra resti un appuntamento capace di andare oltre la passerella e la competizione per il Leone d'Oro. Venezia offre contemporaneamente industria, spettacolo e confronto culturale, lasciando che siano i film a occupare il centro della discussione. Voi quale delle opere presentate il 10 settembre vorreste vedere per prima? Raccontateci nei commenti quale tema vi incuriosisce maggiormente.

Lascia il tuo commento