Venezia 2026, Musk e Bunker accendono la Mostra del Cinema
Una giornata dominata dal rapporto tra potere, paura, denaro e relazioni umane ha portato alla Mostra del Cinema di Venezia tre opere profondamente diverse ma unite da un interrogativo comune: che cosa succede quando l'individuo si trova davanti a forze più grandi di lui? Il documentario "Musk" di Alex Gibney, il thriller psicologico "Bunker" di Florian Zeller e il dramma "Company" di Casey Affleck sono stati tra i grandi protagonisti dell'8 settembre all'83ª Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica.
Il titolo capace di generare inevitabilmente maggiore curiosità mediatica è "Musk", un documentario monumentale di 225 minuti, più un intervallo di dieci, nel quale il regista premio Oscar Alex Gibney prova a smontare e ricostruire l'immagine pubblica di Elon Musk attraverso testimonianze, documenti e un'indagine sul rapporto tra tecnologia e potere. Ma la giornata veneziana ha avuto anche una fortissima componente cinematografica con "Bunker", interpretato da Penélope Cruz e Javier Bardem, e "Company", diretto da Casey Affleck e interpretato tra gli altri da Nick Nolte e Ben Mendelsohn.
L'83ª Mostra entra nella fase decisiva
La Mostra del Cinema di Venezia 2026 si svolge al Lido dal 2 al 12 settembre e si avvicina ormai alla fase nella quale le valutazioni della giuria iniziano a delineare la corsa al Leone d'Oro.
"Bunker" e "Company" fanno parte del concorso Venezia 83, mentre "Musk" viene presentato nella sezione Venice Open fuori concorso. La distinzione è fondamentale: il documentario di Gibney può essere uno dei titoli più discussi dell'intera Mostra, ma non compete per il Leone d'Oro.
Musk dura quasi quattro ore
La dimensione di "Musk" è già un elemento narrativo: 225 minuti di film, ai quali si aggiunge un intervallo di dieci minuti. Quasi quattro ore dedicate alla costruzione e alla decostruzione della figura di uno degli imprenditori più influenti del XXI secolo.
La durata suggerisce l'ambizione di andare oltre il tradizionale ritratto biografico. Il film non tenta semplicemente di ricostruire cronologicamente la vita del protagonista, ma affronta le numerose dimensioni del potere accumulato attraverso tecnologia, comunicazione, imprese e influenza culturale.
Alex Gibney torna a studiare il potere
Alex Gibney ha costruito una parte importante della propria carriera indagando persone, istituzioni e sistemi capaci di esercitare un'enorme influenza sulla società.
Il suo cinema documentario ha affrontato nel tempo aziende, scandali finanziari, religioni, personaggi della tecnologia e strutture di potere. Elon Musk rappresenta quindi un soggetto coerente con questa traiettoria, perché concentra nella stessa figura innovazione tecnologica, ricchezza, celebrità e influenza politica.
Il progetto era iniziato con uno sguardo differente
Uno degli aspetti più interessanti del racconto del regista riguarda il modo in cui la sua percezione si sarebbe trasformata durante la realizzazione del film. Gibney ha spiegato di avere iniziato il progetto con una certa ammirazione per Musk e con l'intenzione di intervistarlo direttamente.
Musk non ha partecipato a un'intervista con il regista. L'indagine ha quindi proseguito attraverso altre persone, materiali e documenti, conducendo Gibney verso una lettura progressivamente molto più critica.
Non è un documentario autorizzato
"Musk" non deve quindi essere interpretato come una biografia ufficiale. Il protagonista non controlla la narrazione e non ha partecipato direttamente alla costruzione dell'opera attraverso una lunga intervista centrale.
Questo conferisce al regista maggiore libertà critica, ma rende altrettanto importante ricordare che il film propone inevitabilmente una tesi autoriale. Un documentario d'inchiesta non coincide con una sentenza definitiva sulla persona che analizza.
Il documentario mette in discussione il mito dell'inventore
Uno dei nuclei dichiarati dal film riguarda la costruzione dell'immagine di Musk come inventore-imprenditore capace di trasformare contemporaneamente automobili, spazio, energia, comunicazione e intelligenza artificiale.
Gibney prova a interrogare questa narrazione e a distinguere contributo personale, capacità imprenditoriale, lavoro dei team e costruzione mediatica della figura del fondatore.
Il potere tecnologico è anche potere politico
La questione assume particolare importanza perché le società tecnologiche contemporanee gestiscono infrastrutture che possono incidere direttamente sulla vita pubblica.
Reti satellitari, piattaforme sociali, intelligenza artificiale e sistemi di comunicazione non sono semplici prodotti di consumo. In determinate circostanze diventano componenti della sicurezza nazionale, della libertà d'informazione e persino delle operazioni militari.
Il film arriva in un momento storico particolarmente sensibile
La figura di Musk nel 2026 non può essere separata dal dibattito sul rapporto tra grandi patrimoni privati e istituzioni democratiche.
Quando un singolo imprenditore controlla o influenza piattaforme utilizzate da centinaia di milioni di persone, infrastrutture spaziali e aziende strategiche, la domanda non riguarda più soltanto il successo commerciale ma quali controlli debbano esistere sul potere privato.
Tra gli intervistati figure vicine e critiche
Il documentario comprende testimonianze di persone provenienti da differenti fasi della vita personale e professionale di Musk. Nell'elenco ufficiale figurano, tra gli altri, Justine Musk, Ashley St. Clair, Kara Swisher, Martin Eberhard, Zoë Schiffer e Geoffrey Hinton.
La presenza di voci così differenti suggerisce un tentativo di osservare il protagonista attraverso esperienze personali, tecnologia, giornalismo e intelligenza artificiale.
Geoffrey Hinton porta il tema dell'intelligenza artificiale
La partecipazione di Geoffrey Hinton, uno dei pionieri del deep learning, collega inevitabilmente il film al grande dibattito sui rischi e sulle opportunità dell'AI.
Musk ha avuto un ruolo nel settore attraverso investimenti e iniziative che hanno contribuito a rendere l'intelligenza artificiale uno dei territori più importanti della competizione tecnologica contemporanea.
Martin Eberhard e la storia di Tesla
La presenza di Martin Eberhard, tra i fondatori originari di Tesla, permette al film di affrontare uno degli aspetti più controversi nella costruzione del mito di Musk: il modo in cui la storia delle aziende tende spesso a essere semplificata intorno alla figura più famosa.
Tesla rappresenta uno dei casi più evidenti nei quali innovazione industriale e narrazione personale si sono progressivamente fuse nell'immaginario collettivo.
Il film non è l'unico grande evento della giornata
Se "Musk" domina inevitabilmente una parte dei titoli internazionali, dal punto di vista della competizione ufficiale il cuore della giornata è stato "Bunker", nuovo film del regista e drammaturgo Florian Zeller.
Il progetto riunisce sullo schermo Penélope Cruz e Javier Bardem, coppia nella vita oltre che interpreti di una relazione coniugale sottoposta nel film a una pressione crescente.
Bunker dura 126 minuti ed è bilingue
Il film ha una durata ufficiale di 126 minuti ed è recitato in inglese e spagnolo. La produzione è franco-spagnola e comprende un cast internazionale nel quale figurano anche Stephen Graham, Paul Dano e Patrick Schwarzenegger.
Questa dimensione linguistica rispecchia il carattere internazionale della storia e permette a Zeller di costruire un'opera che guarda contemporaneamente al cinema europeo e al grande mercato anglofono.
Una coppia davanti a una scelta morale
Al centro di "Bunker" ci sono un architetto e sua moglie. L'equilibrio della loro relazione viene alterato quando l'uomo riceve l'incarico di progettare una struttura sotterranea per un miliardario tecnologico.
Da questo punto di partenza, il film utilizza il bunker non soltanto come luogo fisico ma come catalizzatore di domande su privilegio, paura e responsabilità morale.
Che cosa significa potersi salvare da soli?
L'idea del bunker privato contiene una domanda profondamente contemporanea. Se una persona dispone di risorse sufficienti per proteggersi da una catastrofe, quale rapporto mantiene con la società dalla quale proviene la propria ricchezza?
La prospettiva del film mette quindi in relazione la crisi matrimoniale con un tema più ampio: la possibilità che le élite rispondano alle paure collettive attraverso strategie individuali di sopravvivenza.
Il miliardario tecnologico diventa un simbolo
È inevitabile notare come nello stesso giorno Venezia presenti un documentario su Elon Musk e un film costruito attorno all'incarico di progettare un rifugio per un tycoon tecnologico.
I due titoli non sono collegati narrativamente, ma la coincidenza mostra quanto il cinema contemporaneo stia interrogando il rapporto tra enormi concentrazioni di ricchezza e fragilità collettive.
Penélope Cruz e Javier Bardem tornano insieme sullo schermo
La presenza di Penélope Cruz e Javier Bardem aggiunge inevitabilmente una dimensione particolare alla storia. Essendo sposati nella vita, i due interpretano una coppia alle prese con dubbi profondi sulla propria relazione.
Questo elemento può aumentare la curiosità del pubblico, ma il film vive naturalmente della loro capacità di costruire personaggi autonomi rispetto alla relazione reale.
Una lunga storia cinematografica condivisa
Cruz e Bardem hanno lavorato insieme in diversi progetti nel corso delle rispettive carriere. La loro collaborazione sullo schermo precede persino il matrimonio e comprende film appartenenti a periodi e registri molto differenti.
"Bunker" utilizza quindi una familiarità artistica consolidata, affidando ai due attori una relazione che richiede tensione, intimità e conflitto.
Florian Zeller e il territorio della famiglia
Il regista Florian Zeller ha spesso costruito le proprie opere attorno alla fragilità delle relazioni, della memoria e dell'identità.
In "Bunker" la minaccia esterna sembra diventare uno strumento attraverso il quale osservare qualcosa di ancora più intimo: ciò che accade a una coppia quando valori, desideri e paure non coincidono più.
Un cast costruito intorno alla tensione
Oltre ai due protagonisti, il film comprende interpreti come Stephen Graham e Paul Dano, attori capaci di muoversi tra cinema indipendente e grandi produzioni.
La presenza di un cast così articolato suggerisce che il conflitto centrale non rimanga confinato esclusivamente al matrimonio, ma si allarghi progressivamente alle relazioni sociali intorno ai protagonisti.
La ricezione veneziana è stata calorosa
La première di "Bunker" è stata accompagnata da una lunga ovazione del pubblico, con una reazione particolarmente intensa nei confronti degli interpreti e del regista.
Come sempre a Venezia, la durata di un applauso non può essere utilizzata come misura scientifica della qualità di un film e non anticipa necessariamente le decisioni della giuria. Rappresenta però un indicatore immediato del coinvolgimento della sala.
Il Leone d'Oro rimane completamente aperto
"Bunker" è in concorso e può quindi teoricamente aspirare al Leone d'Oro o agli altri riconoscimenti ufficiali. La giuria annuncerà i premi il 12 settembre.
La competizione comprende numerosi autori e generi differenti, rendendo prematuro trasformare il successo della première in una previsione sul palmarès.
Company porta Casey Affleck dietro la macchina da presa
L'altro titolo in concorso della giornata è "Company", diretto da Casey Affleck, che ne firma anche la sceneggiatura insieme a Ron Hansen.
Il film dura 92 minuti ed è una produzione statunitense-canadese interpretata da Nick Nolte, Ben Mendelsohn, Adelaide Clemens, Scoot McNairy, Emily Alyn Lind e altri attori.
Una notte d'inverno del 1975
La storia è ambientata in una notte invernale del 1975 e ruota intorno all'arrivo inatteso di una donna a una festa alla quale non era stata invitata.
Da questo evento apparentemente semplice emerge progressivamente un racconto legato a memoria, perdita, relazioni e compassione, con una tonalità descritta come gotica.
Nick Nolte e Ben Mendelsohn al centro del cast
La presenza di Nick Nolte e Ben Mendelsohn conferisce al film un peso attoriale notevole. Entrambi hanno costruito carriere caratterizzate da personaggi complessi e spesso profondamente imperfetti.
"Company" sembra utilizzare proprio questa capacità per sviluppare una storia nella quale il passato e le relazioni familiari assumono progressivamente maggiore importanza.
Un progetto profondamente personale per Affleck
Il film presenta anche una dimensione familiare per Casey Affleck. Nel cast figurano i suoi figli Atticus e Indiana e il progetto è stato collegato dal regista alla memoria dei propri genitori.
Questa componente biografica non rende automaticamente autobiografica la storia, ma aiuta a comprendere il tono emotivo con cui il regista affronta temi come perdita e appartenenza.
La fotografia è costruita da più autori
Un elemento produttivo insolito di "Company" è il numero di professionisti indicati alla fotografia, tra cui Masanobu Takayanagi, Lachlan Milne, Adam Arkapaw, Marcell Rév e lo stesso Affleck.
Questa struttura suggerisce una lavorazione visiva articolata e può contribuire alla sensazione frammentaria o stratificata del racconto.
Tre film, tre modi di parlare della paura
Considerati insieme, "Musk", "Bunker" e "Company" costruiscono involontariamente una giornata veneziana dominata dalla paura.
In "Musk" è la paura del potere concentrato e della tecnologia non sufficientemente controllata; in "Bunker" è la paura della catastrofe e del fallimento della società; in "Company" assume una dimensione più intima, legata alla perdita e ai legami umani.
Il cinema contemporaneo guarda alle élite tecnologiche
La frequenza con cui miliardari, imprenditori e tecnologia entrano nelle narrazioni contemporanee non è casuale. Una parte crescente del potere economico mondiale è concentrata in aziende capaci di incidere su comunicazione, spazio, intelligenza artificiale e infrastrutture.
Il cinema sta quindi facendo ciò che ha sempre fatto: trasformare i cambiamenti sociali in personaggi e storie attraverso cui il pubblico possa interrogarsi.
Musk pone anche il problema del documentario biografico
Raccontare una persona vivente e potentissima solleva interrogativi sulla selezione delle testimonianze, sul montaggio e sul punto di vista.
Ogni documentario costruisce inevitabilmente un racconto attraverso ciò che sceglie di includere ed escludere. Il rigore non richiede assenza di una tesi, ma chiarezza nel distinguere documenti, testimonianze e interpretazioni.
L'assenza di Musk diventa parte del film
Il fatto che Musk non abbia concesso una lunga intervista rende la sua assenza quasi un elemento narrativo. Lo spettatore osserva la figura pubblica attraverso le conseguenze delle sue azioni e le persone che lo hanno conosciuto o studiato.
Questo metodo può produrre una prospettiva più critica, ma offre naturalmente al protagonista meno spazio per contestare direttamente le interpretazioni proposte durante il film.
Il pubblico dovrà distinguere opera e documento storico
Un film di quattro ore può essere estremamente approfondito, ma non può comunque contenere tutta la complessità di una vita imprenditoriale e politica. "Musk" rimane un'opera cinematografica costruita attraverso una prospettiva autoriale.
La sua importanza può consistere proprio nell'aprire domande che il pubblico potrà poi approfondire attraverso documenti, dati e posizioni differenti.
Bunker utilizza la finzione per fare l'operazione opposta
Se Gibney parte dalla realtà per costruire una tesi, Zeller utilizza invece la finzione per parlare di paure reali.
La costruzione di un rifugio per un miliardario diventa un espediente narrativo attraverso il quale discutere crisi ecologica, disuguaglianze e responsabilità individuale senza dover ricostruire un caso specifico realmente avvenuto.
Il bunker come metafora della disuguaglianza
La possibilità di acquistare la propria sicurezza personale può essere letta come simbolo di una società diseguale. Di fronte alla stessa minaccia, non tutti dispongono degli stessi mezzi per proteggersi.
Il cinema può quindi utilizzare un oggetto fisico estremamente concreto per porre una questione molto più ampia: quanto può essere privata la sopravvivenza quando i rischi sono collettivi?
La Mostra conferma il proprio ruolo internazionale
L'83ª edizione di Venezia continua a mostrare la capacità della Biennale di riunire grandi star, cinema d'autore, documentari monumentali e sperimentazioni nello stesso programma.
La forza del festival non consiste soltanto nel red carpet, ma nella possibilità che opere profondamente differenti finiscano per dialogare tra loro attraverso i temi del presente.
Il glamour rimane parte dell'evento
L'arrivo di Penélope Cruz e Javier Bardem ha naturalmente trasformato il tappeto rosso in uno dei momenti mediatici della giornata. Venezia conserva una relazione storica tra grande cinema e dimensione spettacolare.
Il rischio sarebbe ridurre il festival soltanto agli abiti e alle fotografie delle star. La programmazione dell'8 settembre mostra invece un'offerta che comprende opere lunghe, complesse e tutt'altro che costruite esclusivamente per il grande pubblico.
Quasi quattro ore di documentario sono una scelta controcorrente
In un'epoca dominata da video brevi e consumo rapidissimo dei contenuti, dedicare 225 minuti a una singola figura rappresenta quasi una scelta provocatoria.
La durata obbliga lo spettatore a un rapporto diverso con il racconto e testimonia la volontà di utilizzare il cinema come spazio di approfondimento anche nell'era dell'attenzione frammentata.
Venezia è anche un mercato globale
Le première della Mostra influenzano distribuzione, premi e strategie commerciali. Una forte accoglienza veneziana può aiutare un film a costruire visibilità internazionale prima dell'uscita nei cinema o dell'arrivo agli altri festival.
Toronto e successivamente la stagione dei premi rappresentano per molti titoli la prosecuzione naturale del percorso iniziato al Lido.
La corsa agli Oscar comincia spesso da qui
Negli ultimi anni Venezia è diventata uno dei principali punti di partenza della award season internazionale. Film e interpretazioni presentati alla Mostra finiscono frequentemente nelle discussioni per Golden Globe, BAFTA e Oscar.
Non significa che una calorosa accoglienza a settembre garantisca nomination mesi dopo, ma la reputazione costruita durante il festival può essere determinante.
Tre opere che chiedono allo spettatore di prendere posizione
"Musk" invita il pubblico a interrogarsi sul potere tecnologico; "Bunker" costringe a chiedersi quale prezzo morale abbiano sicurezza e privilegio; "Company" guarda invece al modo in cui le persone affrontano perdita e bisogno degli altri.
È una combinazione che rende la giornata interessante proprio perché non offre semplicemente evasione, ma utilizza generi differenti per affrontare questioni contemporanee.
La Mostra prosegue fino al 12 settembre
Il festival non ha ancora espresso i propri verdetti. Il Leone d'Oro e gli altri premi saranno assegnati durante la cerimonia finale del 12 settembre.
"Bunker" e "Company" dovranno quindi confrontarsi con il resto del concorso, mentre "Musk" continuerà il proprio percorso fuori competizione e attraverso le successive proiezioni.
Musk, Cruz e Bardem dominano i titoli ma non esauriscono Venezia
La forza di una grande manifestazione consiste proprio nel fatto che i nomi più riconoscibili attirano l'attenzione, mentre intorno a loro emerge una quantità molto più ampia di cinema internazionale.
L'8 settembre ne offre un esempio particolarmente evidente: una star della tecnologia che non appare fisicamente nel proprio documentario, due star del cinema mondiale che interpretano una coppia in crisi e un attore-regista che costruisce un progetto intimo intorno alla memoria familiare.
Una giornata che racconta bene il cinema del 2026
Forse l'elemento più interessante è quanto i tre film sembrino riflettere le preoccupazioni del presente: tecnologia, disuguaglianze, crisi ambientale, paura, famiglia e potere.
La Mostra conferma così la propria capacità di utilizzare il cinema come strumento attraverso il quale leggere trasformazioni che stanno avvenendo fuori dalle sale.
E voi quale dei tre titoli vorreste vedere per primo: il monumentale "Musk" di Alex Gibney, il thriller "Bunker" con Penélope Cruz e Javier Bardem oppure "Company" di Casey Affleck? Raccontate nei commenti quale vi incuriosisce maggiormente e perché.

