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Ucraina, nuovo tentativo USA tra Mosca e Kyiv: nessun accordo

Gli Stati Uniti tentano nuovamente di riaprire il canale diplomatico tra Russia e Ucraina, ma al termine di un fine settimana di colloqui tra Mosca e Kyiv non esiste ancora alcun accordo capace di indicare una svolta concreta nella guerra. Gli inviati statunitensi Steve Witkoff e Jared Kushner hanno incontrato il presidente russo Vladimir Putin a Mosca e, il giorno successivo, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky nella capitale ucraina, cercando di creare le condizioni per un nuovo round negoziale mediato da Washington.
La novità principale è rappresentata dalla possibilità di riattivare il formato trilaterale Stati Uniti-Russia-Ucraina, già sperimentato nei mesi precedenti. Kyiv ha espresso apertamente la propria disponibilità a partecipare, mentre Mosca ha fatto sapere lunedì 7 settembre di non escludere una ripresa del formato. Nessuna delle parti ha però annunciato una data, una sede o una nuova intesa sui principali punti di contrasto.
Il risultato diplomatico deve quindi essere interpretato con prudenza. Le delegazioni parlano di colloqui "sostanziali", di nuove idee e di un tentativo di rilanciare il processo negoziale, ma le questioni fondamentali restano aperte. La più difficile continua a essere quella del territorio, insieme alle garanzie di sicurezza richieste dall'Ucraina e alle condizioni poste dalla Russia per un eventuale accordo.

Tre ore di colloqui tra Putin e gli inviati statunitensi

Il primo passaggio della nuova iniziativa diplomatica si è svolto sabato 5 settembre a Mosca. Witkoff e Kushner hanno incontrato Vladimir Putin per circa tre ore, in un colloquio dedicato alla possibilità di riavviare un negoziato che durante gli ultimi mesi aveva perso gran parte del proprio slancio.
Al termine dell'incontro non è stato annunciato alcun accordo di pace, cessate il fuoco generale o compromesso territoriale. Gli inviati statunitensi hanno però riferito di avere ascoltato "nuove idee" durante le discussioni, senza divulgarne pubblicamente il contenuto.
Il Cremlino ha descritto il confronto come utile e costruttivo, ma questa valutazione positiva sul metodo non significa che le posizioni sostanziali di Mosca e Kyiv siano diventate improvvisamente compatibili. Gli elementi più controversi continuano infatti a dividere profondamente le parti.

Da Mosca a Kyiv per confrontare le posizioni

Dopo il passaggio in Russia, Witkoff e Kushner hanno raggiunto Kyiv il 6 settembre. Si è trattato della loro prima visita ufficiale nella capitale ucraina nelle vesti di mediatori dell'amministrazione statunitense, dopo numerosi contatti a distanza e diverse missioni precedenti a Mosca.
Il viaggio ha assunto anche un valore politico perché l'Ucraina aveva più volte auspicato un coinvolgimento diretto degli inviati americani sul proprio territorio. Per Kyiv, poter discutere faccia a faccia con gli stessi interlocutori che poche ore prima avevano parlato con Vladimir Putin rappresentava un modo per ridurre il rischio che le rispettive posizioni venissero trasmesse indirettamente o in maniera incompleta.
I colloqui nella capitale ucraina si sono articolati in più round negoziali. Una prima fase si è svolta direttamente tra le delegazioni statunitense e ucraina; successivamente si sono aggiunti consiglieri per la sicurezza nazionale di importanti Paesi europei.

Francia, Regno Unito e Germania entrano nel confronto

Nell'ultima fase delle discussioni hanno partecipato rappresentanti di Francia, Regno Unito e Germania. La presenza europea è significativa perché una parte essenziale delle eventuali garanzie di sicurezza per l'Ucraina dovrebbe coinvolgere proprio i principali alleati europei di Kyiv.
La guerra non riguarda infatti soltanto il rapporto bilaterale tra Mosca e Kyiv. Qualsiasi eventuale accordo duraturo dovrebbe affrontare anche questioni relative alla sicurezza europea, alla capacità militare futura dell'Ucraina, alle sanzioni e alle modalità con cui evitare una nuova guerra dopo un eventuale cessate il fuoco.
Il coinvolgimento europeo serve inoltre a ridurre il rischio che un eventuale accordo venga negoziato esclusivamente attraverso un confronto tra Washington e Mosca, lasciando ai partner europei il compito di sostenerne successivamente costi economici e di sicurezza.

Kyiv si dice pronta al formato trilaterale

Volodymyr Zelensky ha confermato che l'Ucraina è disponibile a partecipare a nuovi colloqui trilaterali con Stati Uniti e Russia. Per il presidente ucraino, l'esistenza di un formato negoziale è preferibile all'assenza completa di dialogo, anche quando le posizioni rimangono molto distanti.
La disponibilità non significa però accettazione preventiva delle richieste russe. Kyiv continua a sostenere che qualsiasi negoziato debba produrre una pace sostenibile e accompagnata da garanzie sufficientemente forti da impedire una futura ripresa dell'aggressione.
L'Ucraina considera inoltre alcune questioni troppo importanti per essere risolte esclusivamente dalle delegazioni tecniche. Zelensky ha ribadito che i temi più complessi, in particolare quello del territorio, potrebbero richiedere un confronto a livello dei leader.

Anche Mosca non esclude nuovi colloqui

Lunedì il Cremlino ha dichiarato di non escludere una ripresa del formato trilaterale. La formulazione russa rimane tuttavia prudente: Mosca non ha confermato che un nuovo round sia già stato concordato e ha precisato che è prematuro parlare di luogo e data.
Questa posizione lascia quindi aperta una porta diplomatica senza impegnare formalmente la Russia a presentarsi a un nuovo tavolo. È una distinzione importante: la disponibilità a valutare un negoziato non equivale alla decisione di parteciparvi né, tanto meno, alla disponibilità ad accettare compromessi sui punti principali.
Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha definito gli sforzi statunitensi un piccolo passo verso la pace, mantenendo però riservato il contenuto delle proposte discusse con gli inviati americani.

Nessun accordo sulle questioni decisive

Nonostante il linguaggio diplomatico generalmente positivo utilizzato dalle delegazioni, non è emerso alcun compromesso concreto sulle questioni che hanno bloccato i precedenti negoziati.
Russia e Ucraina rimangono divise soprattutto sul futuro dei territori occupati. Mosca rivendica vaste aree ucraine e continua a presentare condizioni territoriali che Kyiv considera incompatibili con la propria sovranità e sicurezza.
La distanza è particolarmente evidente sul Donbas, regione orientale che comprende gli oblast di Donetsk e Luhansk. La Russia pretende concessioni territoriali ulteriori, mentre l'Ucraina rifiuta di abbandonare volontariamente zone che le proprie forze continuano a controllare.

Il Donbas resta il nodo più difficile

Zelensky ha descritto il Donbas come una questione centrale dell'intera guerra. Non si tratta soltanto di stabilire dove debba passare una linea sulla carta, ma di decidere il futuro di città, infrastrutture, popolazioni e posizioni militari costruite durante anni di combattimenti.
Una cessione volontaria di territori ancora controllati dall'Ucraina avrebbe conseguenze sia politiche sia militari. Alcune delle aree in questione comprendono sistemi difensivi importanti e centri urbani strategici per la protezione delle regioni retrostanti.
Per Mosca, invece, il controllo dell'intero territorio rivendicato rappresenta uno degli obiettivi dichiarati della guerra. È proprio questa incompatibilità tra le due posizioni a spiegare perché il problema territoriale abbia resistito a diversi round di mediazione.

Le annessioni dichiarate da Mosca

La Russia sostiene di avere incorporato nel proprio territorio Donetsk, Luhansk, Zaporizhzhia e Kherson, oltre alla Crimea annessa nel 2014. Le rivendicazioni russe non corrispondono però al controllo effettivo dell'intero territorio delle quattro regioni continentali.
L'Ucraina e gran parte della comunità internazionale non riconoscono tali annessioni. Per Kyiv, accettare formalmente la perdita di queste aree significherebbe modificare la posizione mantenuta dall'inizio dell'invasione su sovranità e integrità territoriale.
Un accordo potrebbe teoricamente distinguere tra controllo de facto e riconoscimento giuridico, ma non risulta che una formula di questo tipo sia stata concordata. Anche questo è uno dei possibili terreni sui quali i mediatori statunitensi dovranno lavorare.

Le garanzie di sicurezza richieste dall'Ucraina

Accanto al territorio, Kyiv considera indispensabili garanzie di sicurezza credibili. L'obiettivo è evitare che un cessate il fuoco diventi semplicemente una pausa utilizzata dalla Russia per ricostruire le proprie forze e riprendere le operazioni in futuro.
Zelensky ha ribadito che una delle garanzie fondamentali dovrà essere il mantenimento di un esercito ucraino forte. Per farlo saranno necessari risorse, armi, capacità industriali e sostegno occidentale anche dopo la fine delle ostilità su vasta scala.
Resta da stabilire quale ruolo potrebbero assumere Stati Uniti ed Europa. Le possibilità possono includere accordi militari, fornitura pluriennale di armamenti, addestramento, intelligence e altre forme di deterrenza, ma nessun nuovo schema definitivo è stato annunciato durante le riunioni di Kyiv.

La questione NATO continua a pesare

Uno dei nodi storici del conflitto riguarda il rapporto dell'Ucraina con la NATO. Mosca considera l'eventuale adesione ucraina all'Alleanza una minaccia diretta alla propria sicurezza e ha più volte chiesto che Kyiv rinunci definitivamente a questa prospettiva.
Per l'Ucraina, la questione è legata alla necessità di ottenere protezione militare sufficiente a impedire nuove invasioni. Se l'ingresso nella NATO non facesse parte di un accordo, Kyiv chiederebbe quindi garanzie alternative considerate concretamente efficaci.
La difficoltà sta nel costruire un sistema abbastanza forte da convincere l'Ucraina senza essere interpretato da Mosca come una adesione alla NATO sotto un altro nome. È uno dei problemi diplomatici più complessi del negoziato.

Witkoff e Kushner parlano di "nuove idee"

Gli inviati statunitensi hanno riferito di avere discusso a Mosca alcune nuove idee, senza illustrarle pubblicamente. Questa riservatezza è normale durante una fase negoziale delicata, ma rende impossibile valutare quanto le proposte siano effettivamente nuove rispetto ai precedenti tentativi.
Witkoff ha affermato di sentirsi incoraggiato dopo i colloqui con le due parti e ha espresso la speranza che un nuovo round venga annunciato rapidamente.
Il linguaggio utilizzato dai mediatori deve però essere distinto da un risultato sostanziale. Non sono stati annunciati accordi su territorio, cessate il fuoco generale, garanzie o sanzioni, e nessuna delle due parti ha comunicato concessioni concrete rispetto alle proprie posizioni precedenti.

Donald Trump parla di una nuova proposta statunitense

Alla vigilia della missione, il presidente statunitense Donald Trump aveva indicato l'esistenza di una nuova idea americana per cercare di terminare la guerra, senza però divulgarne i dettagli.
La scelta di inviare contemporaneamente Witkoff e Kushner a Mosca e Kyiv mostra la volontà dell'amministrazione statunitense di provare nuovamente un metodo di mediazione diretta, mettendo gli stessi emissari a contatto con entrambe le leadership.
Il successo dell'operazione dipenderà tuttavia dalla possibilità di trasformare una proposta americana in un testo accettabile sia per Putin sia per Zelensky. Le esperienze dei mesi precedenti mostrano quanto questo passaggio sia difficile.

I precedenti round non avevano prodotto una svolta

Nel corso del 2026 Stati Uniti, Russia e Ucraina avevano già sperimentato incontri negoziali in formato trilaterale, compresi colloqui ad Abu Dhabi e successivamente a Ginevra.
Quei round avevano permesso alle delegazioni di confrontarsi direttamente ma non avevano portato a una soluzione delle principali controversie territoriali e di sicurezza. Le posizioni erano rimaste distanti e il processo diplomatico aveva progressivamente rallentato.
L'apertura di nuovi fronti internazionali, in particolare il conflitto che ha coinvolto Stati Uniti, Israele e Iran, aveva inoltre assorbito una quota crescente dell'attenzione politica e diplomatica di Washington.

Il nuovo tentativo cerca di riattivare un processo fermo

La missione di settembre deve essere letta principalmente come un tentativo di riavviare il negoziato, più che come la fase finale di un accordo già vicino.
Washington cerca di riportare le parti a un tavolo nel quale possano discutere direttamente, evitando che gli Stati Uniti debbano svolgere soltanto una funzione di messaggero tra Mosca e Kyiv.
Kushner ha spiegato che il formato trilaterale permette alle parti di ascoltare direttamente le rispettive posizioni. Questo riduce almeno in teoria il rischio di incomprensioni, anche se non elimina le differenze politiche che hanno finora impedito un accordo.

Una pausa temporanea degli attacchi sulle capitali

In occasione della visita degli emissari americani, Russia e Ucraina hanno accettato una temporanea sospensione degli attacchi contro Mosca e Kyiv per facilitare la sicurezza e la logistica della missione diplomatica.
La pausa ha riguardato però soprattutto le due capitali e non ha prodotto un cessate il fuoco generale. Le operazioni lungo il fronte sono continuate e altre città ucraine sono state colpite durante il fine settimana.
Questo elemento mostra contemporaneamente due aspetti della situazione: le parti possono concordare misure limitate quando esiste un interesse comune, ma non sono ancora riuscite a estendere lo stesso principio all'intero teatro di guerra.

I combattimenti continuano lungo un fronte di circa 1.200 chilometri

Mentre la diplomazia si muove tra le capitali, la guerra terrestre continua lungo un fronte esteso per circa 1.200 chilometri. Le linee sono relativamente stabili in numerosi settori, ma gli scontri rimangono intensi.
L'impiego massiccio di droni da entrambe le parti ha trasformato profondamente il campo di battaglia, rendendo estremamente pericolosi spostamenti di veicoli, concentrazioni di truppe e operazioni di fanteria nelle zone immediatamente vicine al fronte.
La relativa lentezza degli avanzamenti non significa quindi che la guerra abbia perso intensità. Il conflitto è diventato in larga misura una guerra di logoramento, nella quale uomini, munizioni, industria e tecnologia sono decisivi.

Russia e Ucraina continuano gli attacchi in profondità

Parallelamente ai combattimenti terrestri, entrambe le parti hanno intensificato gli attacchi a lunga distanza. La Russia ha utilizzato missili e grandi quantità di droni contro città e infrastrutture ucraine.
L'Ucraina ha continuato a colpire obiettivi in territorio russo, con particolare attenzione a raffinerie, depositi energetici e infrastrutture logistiche, cercando di aumentare il costo economico e militare della prosecuzione della guerra per Mosca.
Durante lo stesso fine settimana della missione diplomatica, Kyiv ha comunicato un attacco contro la raffineria di Ryazan, centinaia di chilometri all'interno del territorio russo. La diplomazia continua quindi mentre entrambe le parti mantengono una significativa pressione militare.

L'inverno entra direttamente nel negoziato

Una parte importante delle discussioni di Kyiv ha riguardato il prossimo inverno. L'Ucraina teme una nuova campagna russa contro centrali, reti elettriche e infrastrutture energetiche.
Zelensky ha chiesto ulteriore sostegno per la difesa aerea, con particolare attenzione ai sistemi Patriot e alle munizioni intercettrici necessarie contro missili balistici e altre minacce.
Il problema diplomatico si intreccia quindi direttamente con quello militare: Kyiv vuole negoziare, ma contemporaneamente ritiene necessario prepararsi all'eventualità che la guerra continui durante l'inverno.

Zelensky non esclude che il conflitto prosegua

Il presidente ucraino ha mantenuto un tono prudente sulle prospettive di una soluzione immediata. Pur apprezzando il ritorno del processo diplomatico, ha indicato la necessità di prepararsi all'ipotesi che il conflitto continui nei prossimi mesi.
Questa posizione ridimensiona qualsiasi interpretazione eccessivamente ottimistica della visita americana. Kyiv non considera i colloqui del fine settimana una prova dell'imminenza di un accordo di pace.
La linea ucraina combina quindi disponibilità negoziale e preparazione militare: discutere con gli Stati Uniti e, eventualmente, con la Russia senza rinunciare nel frattempo al rafforzamento della difesa nazionale.

Il "prosperity plan" per il dopoguerra

Durante le riunioni è stato discusso anche un possibile piano di prosperità e ricostruzione per l'Ucraina dopo la guerra. Il tema riguarda investimenti, infrastrutture, industria e rilancio dell'economia.
Per Kyiv, la dimensione economica è collegata direttamente alle garanzie di sicurezza. Un Paese economicamente stabile, con una forte industria e un esercito adeguatamente finanziato, sarebbe in una posizione migliore per evitare una nuova aggressione futura.
Anche su questo punto, però, non è stato annunciato un pacchetto definitivo. Si tratta di una componente del quadro negoziale che gli Stati Uniti stanno cercando di costruire insieme ai partner europei.

La ricostruzione ucraina sarà parte di qualsiasi accordo

Dopo oltre quattro anni e mezzo di invasione su vasta scala, l'Ucraina presenta danni enormi a abitazioni, reti energetiche, industrie, strade e infrastrutture pubbliche.
Qualsiasi accordo dovrà quindi affrontare non soltanto il problema di come fermare i combattimenti, ma anche quello di come finanziare la ricostruzione e quali risorse potranno essere utilizzate.
La questione è anche politica: Kyiv sostiene che la Russia debba sostenere una parte significativa dei costi, mentre resta aperto il dibattito internazionale sull'utilizzo dei beni russi congelati nei Paesi occidentali.

Le sanzioni restano un possibile strumento negoziale

Le sanzioni economiche contro la Russia costituiscono un altro elemento che potrebbe entrare in un futuro accordo. Mosca punta da tempo a ottenere una riduzione delle restrizioni occidentali.
Stati Uniti ed Europa potrebbero teoricamente collegare un alleggerimento graduale delle sanzioni al rispetto di determinati impegni militari e politici. Nessuna formula definitiva di questo tipo è stata però annunciata dopo i colloqui di Mosca e Kyiv.
Per gli alleati occidentali il problema principale sarebbe costruire un sistema reversibile: ridurre alcune restrizioni in presenza di progressi, ma poterle ripristinare rapidamente nel caso di una violazione dell'accordo.

Mosca mantiene richieste molto difficili per Kyiv

La Russia non ha dato segnali pubblici di un abbandono delle proprie principali richieste territoriali e strategiche. Putin continua a presentare la necessità di risolvere quelle che Mosca definisce le cause profonde del conflitto.
Per Kyiv, molte di queste condizioni equivarrebbero a una forte limitazione della propria sovranità e della capacità di scegliere autonomamente politica estera e organizzazione della sicurezza.
La distanza tra le due impostazioni spiega perché anche negoziati descritti come costruttivi possano terminare senza risultati visibili. Un dialogo può essere produttivo sul piano procedurale senza produrre ancora un compromesso politico.

La posizione ucraina: pace, ma non resa

L'Ucraina continua a dichiararsi favorevole a una pace negoziata, purché non venga costruita attraverso condizioni considerate equivalenti a una resa.
Il governo ucraino sostiene che un accordo incapace di garantire la sicurezza futura potrebbe semplicemente rinviare il conflitto. Da qui l'insistenza su esercito, difesa aerea e garanzie occidentali.
La difficoltà diplomatica consiste nel trovare una formula nella quale Kyiv possa accettare la cessazione delle ostilità senza percepire il risultato come una preparazione alla guerra successiva.

Washington cerca un equilibrio tra le due parti

Gli Stati Uniti stanno tentando di costruire un pacchetto negoziale che possa essere presentato sia a Mosca sia a Kyiv come preferibile alla prosecuzione della guerra.
Per riuscirci, Washington deve individuare incentivi sufficienti per la Russia senza imporre all'Ucraina condizioni che il governo di Zelensky considererebbe politicamente e militarmente inaccettabili.
È precisamente questo equilibrio a rendere il negoziato così difficile. Più una proposta soddisfa le richieste territoriali russe, più rischia di essere respinta da Kyiv; più rafforza le garanzie militari ucraine, più può essere considerata problematica da Mosca.

Il ruolo personale di Witkoff e Kushner

Steve Witkoff è diventato uno dei principali emissari diplomatici di Donald Trump nelle crisi internazionali, mentre Jared Kushner partecipa ai negoziati come figura di fiducia del presidente statunitense e con esperienza maturata in precedenti iniziative diplomatiche.
I due hanno mantenuto un canale diretto con Vladimir Putin attraverso numerosi incontri e contatti. La visita a Kyiv cerca ora di rendere più equilibrato il loro ruolo di intermediari.
La capacità di creare un rapporto personale con entrambi i vertici può facilitare la comunicazione, ma non sostituisce la necessità di trovare un accordo sui contenuti. Alla fine, territori, sicurezza e condizioni militari devono essere accettati dalle parti direttamente coinvolte.

Perché la prima visita a Kyiv conta politicamente

Il fatto che Witkoff e Kushner abbiano raggiunto personalmente Kyiv per la prima volta ha un significato che supera il semplice protocollo diplomatico.
La leadership ucraina aveva manifestato disagio per il numero molto maggiore di visite americane a Mosca. L'arrivo nella capitale ucraina permette agli inviati di osservare direttamente il contesto del Paese e di confrontarsi con un gruppo più ampio di dirigenti ucraini ed europei.
Non significa che Washington abbia modificato automaticamente la propria posizione, ma contribuisce a costruire un processo percepito da Kyiv come più bilanciato.

Un eventuale incontro tra i leader resta tutto da costruire

Zelensky ritiene che alcune delle questioni più difficili possano essere affrontate definitivamente soltanto a livello presidenziale. Questo apre inevitabilmente il tema di un possibile incontro diretto con Putin.
Non risulta però concordato alcun vertice Putin-Zelensky. Anche le condizioni preliminari per un incontro di questo tipo rimangono controverse e richiederebbero una preparazione diplomatica molto accurata.
Un vertice senza un minimo di accordo preparatorio potrebbe infatti produrre un fallimento pubblico e irrigidire ulteriormente le posizioni. Per questo gli Stati Uniti sembrano concentrarsi prima sulla ricostruzione di un formato negoziale funzionante.

Possibile anche un nuovo contatto Trump-Putin

Il Cremlino non ha escluso un nuovo colloquio telefonico tra Donald Trump e Vladimir Putin per discutere il risultato della missione di Witkoff e Kushner.
Alla mattina del 7 settembre non risultava tuttavia annunciato un nuovo accordo derivante da una simile conversazione. Anche in questo caso è quindi necessario distinguere la possibilità diplomatica da un evento già avvenuto.
Un contatto tra i due presidenti potrebbe servire a stabilire se esista sufficiente terreno comune per convocare il nuovo round trilaterale auspicato dagli inviati americani.

La finestra diplomatica e il calendario politico statunitense

Zelensky ha più volte sottolineato l'importanza di utilizzare l'attuale finestra diplomatica prima che la politica statunitense inizi a concentrarsi sempre più intensamente sulle future scadenze elettorali.
Le prossime elezioni presidenziali americane si terranno nel 2028, ma la campagna politica inizierà inevitabilmente molto prima. Kyiv teme che con il passare del tempo possa diventare più difficile mantenere la guerra al centro dell'attenzione di Washington.
Questo contribuisce a spiegare perché l'Ucraina, pur rifiutando alcune condizioni russe, abbia interesse a mantenere aperto un processo negoziale sostenuto dagli Stati Uniti.

La pressione militare continua durante la diplomazia

Né Mosca né Kyiv sembrano intenzionate a interrompere la propria pressione militare mentre i colloqui proseguono. Entrambe cercano di migliorare la propria posizione sul campo o aumentare il costo della guerra per l'avversario.
È una dinamica tipica dei negoziati durante un conflitto: il tavolo diplomatico e il campo di battaglia non funzionano come realtà separate. I risultati militari possono modificare ciò che una parte ritiene accettabile durante una trattativa.
La conseguenza è un paradosso evidente: mentre gli inviati parlano di pace nelle capitali, droni, missili e artiglieria continuano a essere utilizzati lungo il fronte e in profondità nei territori dei due Paesi.

Un cessate il fuoco generale resta ancora lontano

Non è stato annunciato un cessate il fuoco nazionale. La breve sospensione degli attacchi sulle due capitali è stata legata soprattutto alla missione diplomatica e non costituisce un accordo generale sulle ostilità.
Per arrivare a una tregua più ampia sarebbe necessario stabilire durata, linea di contatto, meccanismi di monitoraggio e conseguenze delle violazioni. Sono tutti elementi che richiedono negoziati tecnici molto complessi.
Una tregua priva di strumenti di verifica potrebbe infatti produrre accuse reciproche quasi immediatamente. Per questo qualsiasi cessate il fuoco stabile dovrebbe probabilmente essere accompagnato da un sistema di controllo concordato dalle parti e dai mediatori.

Il problema di chi garantisce un eventuale accordo

Anche se Mosca e Kyiv raggiungessero un compromesso, resterebbe il problema di chi debba garantirne l'applicazione.
Gli Stati Uniti potrebbero avere un ruolo centrale, ma l'Europa sarebbe probabilmente indispensabile per assistenza militare, ricostruzione e sostegno economico. Potrebbero essere necessari anche meccanismi internazionali di monitoraggio.
La credibilità di qualsiasi accordo dipenderebbe dalla capacità di reagire rapidamente a eventuali violazioni. Per Kyiv questo punto è particolarmente importante alla luce dell'esperienza dei precedenti accordi e cessate il fuoco che non hanno impedito l'invasione su vasta scala del 2022.

La diplomazia non cancella quattro anni e mezzo di guerra

L'invasione russa su vasta scala è iniziata il 24 febbraio 2022 e la guerra ha ormai superato i quattro anni e mezzo. Centinaia di migliaia di militari sono stati uccisi o feriti e milioni di civili hanno lasciato le proprie abitazioni.
Questa durata rende qualsiasi compromesso più difficile perché ogni parte ha accumulato enormi costi umani, politici ed economici. Concedere qualcosa dopo anni di guerra può essere percepito dall'opinione pubblica come una rinuncia rispetto ai sacrifici sostenuti.
Un eventuale accordo dovrà quindi essere non soltanto tecnicamente possibile, ma anche sufficientemente sostenibile politicamente per i governi che dovranno difenderlo davanti alle rispettive popolazioni.

Perché il linguaggio ottimista va interpretato con cautela

Espressioni come "progressi", "nuove idee" e "colloqui sostanziali" fanno parte del linguaggio diplomatico e possono indicare un miglioramento del clima senza implicare necessariamente un avvicinamento decisivo sulle questioni principali.
Né Washington né Mosca né Kyiv hanno annunciato una bozza condivisa di accordo. Non esiste nemmeno, per ora, una convocazione ufficiale di un nuovo incontro trilaterale.
La novità reale è quindi il ritorno del dialogo diretto e coordinato dopo mesi nei quali il processo negoziale aveva sostanzialmente rallentato. È un passo, ma non ancora una svolta.

Cosa sappiamo con certezza

Il dato confermato è che Witkoff e Kushner hanno incontrato Putin a Mosca per circa tre ore il 5 settembre e, il giorno successivo, Zelensky e la leadership ucraina a Kyiv.
Le discussioni hanno riguardato territorio, sicurezza, possibile nuovo formato trilaterale, sostegno militare, difesa aerea, inverno e ricostruzione. Nella fase finale dei colloqui di Kyiv hanno partecipato anche rappresentanti europei.
L'Ucraina ha dichiarato di essere disponibile a nuovi colloqui trilaterali e il Cremlino ha detto di non escluderli. Non sono però state fissate date o sedi e non è stato raggiunto alcun accordo sui principali nodi della guerra.

Cosa invece rimane irrisolto

Non esiste un'intesa sul Donbas né sul futuro degli altri territori occupati. Russia e Ucraina mantengono posizioni profondamente differenti.
Non esiste ancora un accordo definitivo sulle garanzie di sicurezza che l'Ucraina dovrebbe ricevere dopo un eventuale cessate il fuoco, né sul futuro rapporto tra Kyiv e le strutture di sicurezza occidentali.
Non è stato concordato un cessate il fuoco generale e non è stata annunciata una data per un nuovo round negoziale. Questi elementi impediscono di descrivere la missione statunitense come una svolta già realizzata.

Il prossimo passo potrebbe essere il ritorno al tavolo trilaterale

Il risultato più concreto del fine settimana potrebbe quindi essere la riattivazione del dialogo a tre. Stati Uniti, Russia e Ucraina sembrano almeno non escludere questa possibilità.
La convocazione di un nuovo incontro sarebbe significativa soprattutto perché consentirebbe alle delegazioni di affrontare direttamente le rispettive linee rosse, evitando mesi di comunicazioni indirette.
Ma anche se il tavolo venisse convocato rapidamente, nessuno dei nodi principali scomparirebbe automaticamente. La diplomazia potrebbe entrare in una fase più attiva senza che questo significhi necessariamente una pace imminente.

Tra una nuova apertura diplomatica e una guerra che continua

Il 7 settembre 2026 l'immagine più corretta della situazione è quindi quella di una riapertura diplomatica ancora fragile. Washington è tornata a muoversi intensamente tra Mosca e Kyiv, e le due parti non hanno chiuso la porta a ulteriori incontri.
Allo stesso tempo, la guerra continua. Il fronte rimane attivo, le infrastrutture vengono colpite e l'Ucraina prepara il proprio sistema energetico e la difesa aerea per un altro possibile inverno di bombardamenti.
Questa contraddizione accompagnerà probabilmente ogni futuro round: negoziare una pace mentre ciascuna parte cerca contemporaneamente di ottenere una posizione migliore attraverso la pressione militare.

Il vero test arriverà quando si parlerà di concessioni

Finché il confronto riguarda la disponibilità a incontrarsi, il processo può apparire relativamente positivo. Il vero test arriverà quando Russia e Ucraina dovranno indicare quali concessioni concrete siano eventualmente disposte ad accettare.
Per Mosca questo significa chiarire se le proprie richieste territoriali siano negoziabili. Per Kyiv significa stabilire se esista una formula capace di fermare la guerra senza riconoscere una perdita definitiva di sovranità considerata inaccettabile.
Per Washington e gli alleati europei significherà invece decidere quali garanzie, risorse e impegni siano pronti a mettere sul tavolo per rendere un eventuale compromesso sostenibile nel lungo periodo.

Una nuova occasione diplomatica, non ancora una svolta

La missione di Steve Witkoff e Jared Kushner ha dunque prodotto un risultato limitato ma non irrilevante: ha riportato Mosca, Kyiv e Washington dentro lo stesso percorso diplomatico dopo una fase di forte rallentamento.
Non c'è però alcun accordo di pace, non c'è un cessate il fuoco generale e non esiste ancora una soluzione sul Donbas. Le nuove idee citate dagli inviati americani non sono state rese pubbliche e non è possibile valutarne l'effettiva capacità di superare le differenze tra le parti.
Il passaggio successivo sarà capire se la disponibilità dichiarata si tradurrà davvero in un nuovo round trilaterale. Soltanto allora sarà possibile misurare se il fine settimana diplomatico abbia rappresentato l'inizio di un processo più serio oppure soltanto un altro tentativo destinato a scontrarsi con gli stessi ostacoli dei mesi precedenti.
E voi pensate che un nuovo negoziato trilaterale tra Stati Uniti, Russia e Ucraina possa produrre progressi reali, oppure ritenete che la distanza su territorio e garanzie di sicurezza sia ancora troppo ampia? Lasciate un commento e raccontateci quale dovrebbe essere, secondo voi, il primo punto concreto da affrontare per rendere credibile un nuovo percorso verso la pace.

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