Tensione tra superpotenze: il Segretario al Tesoro USA Bessent accusa la Cina di accaparramento strategico
Il delicato equilibrio della politica economica mondiale ha subito un nuovo scossone a seguito delle durissime dichiarazioni rilasciate dal Segretario al Tesoro americano Scott Bessent. Durante un incontro ad alto livello, il vertice delle finanze statunitensi ha utilizzato parole pesanti, definendo ufficialmente la Cina come un "partner globale inaffidabile". L'accusa non è solo diplomatica, ma colpisce il cuore della gestione delle risorse energetiche in un momento di crisi acuta: secondo Washington, Pechino starebbe attuando una spregiudicata strategia di accaparramento di petrolio, ignorando le necessità del mercato internazionale e le sanzioni vigenti.
Il parallelismo con le crisi passate
Nel suo intervento, Bessent ha tracciato una linea di continuità tra l'attuale comportamento cinese e le azioni intraprese dal gigante asiatico in precedenti situazioni di emergenza. Il Segretario ha ricordato come, durante la pandemia di COVID-19, la Cina sia stata accusata di aver fatto scorta di dispositivi medici e prodotti sanitari, limitando le esportazioni verso il resto del mondo. Un copione simile si sarebbe ripetuto con le terre rare, materie prime essenziali per l'industria tecnologica, utilizzate come leva di pressione economica. Oggi, la nuova frontiera dell'ostilità commerciale si sarebbe spostata sul greggio, con Pechino impegnata ad accumulare riserve senza precedenti proprio mentre il mondo affronta una carenza di offerta dovuta al conflitto in Medio Oriente.
La sfida energetica e le riserve strategiche
Le cifre citate dal Tesoro USA delineano uno scenario di accumulo massiccio. La Cina disporrebbe attualmente di una Riserva Petrolifera Strategica stimata tra 1,2 e 1,3 miliardi di barili, una quantità che rivaleggia con le riserve combinate di tutti i paesi membri dell'Agenzia Internazionale dell'Energia. Nonostante questa enorme disponibilità, Pechino continuerebbe ad acquistare petrolio in modo aggressivo, sottraendo barili preziosi ai mercati globali e contribuendo a mantenere elevati i prezzi dell'energia, che hanno sfiorato e superato la soglia dei 100 dollari al barile. Questo comportamento, secondo Bessent, aggrava lo shock di offerta causato dalla chiusura dello Stretto di Hormuz, un passaggio vitale che trasporta il venti per cento del petrolio mondiale.
Il nodo delle importazioni dall'Iran
Al centro della contesa c'è il continuo flusso di petrolio proveniente dall'Iran. Nonostante il blocco navale imposto per isolare Teheran, la Cina è accusata di essere il principale acquirente del greggio iraniano, assorbendo oltre il novanta per cento della sua produzione esportabile. Per gli Stati Uniti, questa non è solo una violazione delle sanzioni, ma un sostegno diretto a una nazione considerata ostile, che mina gli sforzi internazionali per stabilizzare la regione. Bessent ha chiarito che l'obiettivo del blocco è proprio quello di impedire alle petroliere dirette in Cina di rifornirsi di greggio iraniano, forzando Pechino a cercare fonti alternative e meno problematiche sul piano geopolitico.
Impatto sull'economia globale e sulle catene di fornitura
Le ripercussioni di questo scontro tra le due maggiori economie del pianeta si fanno sentire ovunque. L'accaparramento cinese, unito alle interruzioni logistiche, ha generato una forte volatilità dei prezzi e ha messo sotto pressione le catene di fornitura globali. Mentre le aziende occidentali devono fare i conti con l'aumento dei costi di produzione e di trasporto, Pechino viene accusata di giocare una partita solitaria, proteggendo la propria economia a scapito della stabilità finanziaria internazionale. Questo clima di sfiducia reciproca rischia di alimentare nuove spinte verso la stagflazione, rendendo più difficile per le banche centrali gestire l'inflazione senza soffocare la crescita.
Diplomazia tra stabilità e incertezza
Nonostante il tono infuocato delle accuse, il Segretario al Tesoro ha lasciato aperto uno spiraglio per il dialogo. Pur definendo la Cina un partner inaffidabile per la terza volta in cinque anni, Bessent ha sottolineato che la comunicazione tra il presidente Donald Trump e il leader cinese Xi Jinping rimane costante e di alto livello. Il messaggio che Washington intende inviare è quello di una ricerca di stabilità, ma che non può prescindere dal rispetto delle regole del gioco commerciale. La possibile visita di Trump a Pechino resta nell'agenda diplomatica, ma è chiaro che il dossier energetico e la gestione della crisi in Iran saranno i temi dominanti di qualsiasi futuro confronto, con il rischio che la tensione economica si trasformi in una rottura definitiva dei rapporti commerciali tra Oriente e Occidente.

