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Taiwan, maxi esercitazioni Han Kuang: droni e missili contro un attacco cinese

Taiwan sta mettendo alla prova la propria capacità di reagire a uno degli scenari militari più delicati dell'Asia: un possibile attacco proveniente dalla Cina. Sabato 8 agosto il presidente Lai Ching-te ha assistito personalmente a Kaohsiung a una nuova fase delle esercitazioni annuali Han Kuang, osservando operazioni costiere che hanno coinvolto unità navali veloci, droni d'attacco a bassa quota e mezzi della Guardia Costiera. Le manovre, iniziate il 5 agosto e programmate per dieci giorni complessivi, non si limitano a mostrare armamenti: hanno l'obiettivo dichiarato di verificare quanto le istituzioni, le forze armate e alcune infrastrutture civili riuscirebbero realmente a funzionare durante un conflitto.
Il quadro merita però una precisazione essenziale. Le Han Kuang sono esercitazioni militari annuali e il loro svolgimento non significa che un'invasione cinese sia imminente. L'edizione del 2026 è tuttavia particolarmente significativa perché utilizza scenari costruiti intorno alle modalità con cui Taipei ritiene che una futura crisi potrebbe svilupparsi: una fase iniziale difficile da distinguere dalle normali attività militari cinesi, seguita da attacchi contro centri di comando, aeroporti, porti, reti di comunicazione, impianti militari e collegamenti strategici.

Lai Ching-te segue le operazioni dalla base navale di Kaohsiung

La fase osservata oggi dal presidente Lai Ching-te si è svolta in una base navale della città meridionale di Kaohsiung. Il capo dello Stato è salito a bordo di una veloce unità d'attacco missilistica e da lì ha rivolto un messaggio ai militari impegnati nell'esercitazione, insistendo sulla necessità di verificare sul campo coordinamento del comando, velocità di risposta e capacità di difesa del territorio.
Lai non ha nominato direttamente la Cina nel proprio intervento, riferendosi più generalmente alle minacce e alle sfide esterne. Il contesto delle manovre è tuttavia inequivocabile: la pianificazione delle Han Kuang ruota da anni attorno alla possibilità di un'offensiva cinese e l'edizione 2026 simula in modo esplicito scenari collegati a un eventuale attacco proveniente dalla Repubblica Popolare.
Durante la dimostrazione di Kaohsiung, piccoli droni d'attacco hanno volato a bassa quota sopra il mare e la spiaggia, simulando operazioni in un ambiente costiero. L'impiego di velivoli senza pilota è diventato un elemento sempre più importante nella pianificazione militare contemporanea, soprattutto dopo che i conflitti degli ultimi anni hanno mostrato quanto sistemi relativamente piccoli possano essere utilizzati per ricognizione, individuazione dei bersagli e attacchi contro mezzi o infrastrutture.

La Guardia Costiera viene integrata nella difesa militare

Una delle caratteristiche più interessanti dell'esercitazione riguarda il ruolo della Guardia Costiera taiwanese. Alle operazioni ha partecipato un catamarano della classe Anping, una tipologia di nave progettata sulla base delle veloci corvette Tuo Chiang della marina militare.
In condizioni ordinarie le unità Anping svolgono compiti di Guardia Costiera, ma la loro progettazione consente di adattarle rapidamente a un contesto bellico. Nei giorni precedenti delle esercitazioni, Lai aveva assistito anche alle operazioni per installare lanciatori missilistici su una nave di questa classe, mostrando concretamente come Taipei intenda trasformare parte delle proprie capacità di sicurezza marittima in risorse aggiuntive per la marina in caso di guerra.
Le unità militari Tuo Chiang dalle quali deriva il progetto sono navi veloci e altamente manovrabili concepite anche per impiegare missili antinave. L'idea alla base della strategia taiwanese è sfruttare piattaforme relativamente piccole, mobili e difficili da individuare insieme a sistemi missilistici costieri, droni e altre capacità distribuite, riducendo la dipendenza esclusiva da grandi mezzi navali più facili da localizzare.

Dieci giorni di esercitazioni in tutta Taiwan

Le Han Kuang 2026 sono iniziate mercoledì 5 agosto e termineranno il 14 agosto. Le operazioni interessano diversi punti dell'isola e coinvolgono forze terrestri, aeronautica, marina, Guardia Costiera e oltre 20.000 riservisti. L'obiettivo è costruire uno scenario continuativo anziché una successione di dimostrazioni indipendenti e rigidamente programmate.
È proprio questo uno degli aspetti su cui Taiwan ha cercato di intervenire negli ultimi anni. Alcune precedenti edizioni delle esercitazioni militari erano state criticate perché eccessivamente prevedibili: reparti e comandanti conoscevano in anticipo molte delle situazioni da affrontare e potevano quindi prepararsi per rispondere esattamente allo scenario previsto.
Nel 2026 Taipei sta cercando invece di introdurre maggiori elementi di imprevedibilità. I comandanti possono trovarsi davanti a situazioni diverse da quelle inizialmente ipotizzate e devono modificare rapidamente piani e ordini. Lo scopo è verificare non soltanto se un reparto sappia eseguire una procedura, ma se sia capace di prendere decisioni quando comunicazioni, logistica o comportamento del nemico non corrispondono alle aspettative.

Lo scenario parte da una possibile sorpresa strategica cinese

L'ipotesi utilizzata nella pianificazione delle Han Kuang parte da una delle maggiori preoccupazioni di Taipei: che la Cina possa utilizzare esercitazioni apparentemente ordinarie per mascherare i preparativi di un'operazione militare reale. La pressione militare cinese intorno all'isola è diventata negli anni una presenza ricorrente, con attività aeree e navali registrate con grande frequenza nelle aree circostanti Taiwan.
La questione è strategicamente importante perché una delle difficoltà principali per Taipei sarebbe capire quando una normale esercitazione cinese stia trasformandosi in qualcosa di diverso. Un allarme prematuro potrebbe determinare una mobilitazione costosa e alimentare le tensioni; una reazione troppo lenta potrebbe invece ridurre drasticamente il tempo disponibile per disperdere uomini, aeromobili, munizioni e strutture di comando.
Per questo lo scenario del 2026 ipotizza che forze cinesi possano utilizzare normali manovre congiunte come copertura per completare i preparativi di una più ampia operazione anfibia. È una simulazione, non la descrizione di un piano cinese confermato, ma permette alle forze taiwanesi di esercitarsi proprio sulla fase più critica: il passaggio dalla sorveglianza ordinaria alla piena prontezza al combattimento.

Un problema chiave: mantenere in funzione il governo

Le esercitazioni non riguardano soltanto soldati, aerei e missili. Nella notte tra il 5 e il 6 agosto lo stesso presidente Lai ha partecipato a un'esercitazione dedicata alla continuità del governo durante un'emergenza militare. Protetto da casco e giubbotto antiproiettile, è stato trasportato su un mezzo corazzato verso un centro di comando insieme ad altri alti funzionari.
L'operazione rientra nel piano di emergenza conosciuto come Wan Chun, sviluppato nelle sue origini durante la Guerra Fredda per proteggere la leadership taiwanese nel caso di un attacco. Per Lai si è trattato della prima partecipazione a questo specifico scenario da quando è diventato presidente nel maggio 2024.
La logica è semplice: anche se le forze armate continuassero a combattere, un attacco contro la leadership politica, i ministeri o le reti di comando potrebbe compromettere la capacità dello Stato di prendere decisioni. Le esercitazioni verificano quindi come trasferire rapidamente le autorità, mantenere aperte le comunicazioni e garantire che il governo possa continuare a funzionare anche dopo un attacco alle proprie strutture principali.

Difendere aeroporti, ponti e collegamenti con Taipei

Tra gli scenari sperimentati figura anche la protezione delle infrastrutture strategiche. Il 7 agosto le forze armate sono state schierate in una parte dell'aeroporto internazionale di Taoyuan per simulare la difesa del principale scalo dell'isola e di uno dei collegamenti più importanti tra Taiwan e il resto del mondo.
Un aeroporto rappresenta un obiettivo particolarmente importante durante una guerra. Impedire l'utilizzo delle piste può limitare fortemente l'impiego dell'aviazione militare, ostacolare l'arrivo di rifornimenti e complicare evacuazioni e collegamenti. Per questo la protezione delle infrastrutture aeroportuali viene integrata con esercitazioni dedicate alla capacità di ripristinare rapidamente le piste dopo eventuali bombardamenti.
Le truppe hanno inoltre simulato la difesa del Danjiang Bridge, infrastruttura situata in una posizione strategica presso l'imboccatura del fiume Tamsui. Il controllo di quell'area avrebbe importanza particolare perché il corso d'acqua conduce verso Taipei e rappresenta quindi una possibile direttrice di avvicinamento alla capitale.
Durante l'esercitazione sono state realizzate barricate, postazioni protette da sacchi di sabbia e ostacoli destinati a rallentare eventuali movimenti avversari. Anche in questo caso l'obiettivo non è semplicemente difendere un ponte, ma testare quanto rapidamente reparti militari possano trasformare infrastrutture normalmente aperte al traffico civile in punti difensivi.

I Mirage simulano il ritorno immediato in combattimento

L'aeronautica taiwanese ha utilizzato le Han Kuang anche per mettere alla prova i propri Mirage 2000, caccia di produzione francese entrati in servizio negli anni Novanta. Le esercitazioni hanno simulato il rapido riarmo degli aeromobili dopo una missione.
I tecnici hanno montato sui velivoli missili aria-aria Magic II e MICA, mostrando la procedura attraverso cui informazioni sul carburante consumato e sulle munizioni utilizzate vengono trasmesse ai reparti di terra prima ancora che l'aereo rientri alla base. In questo modo manutentori e addetti agli armamenti possono prepararsi in anticipo e ridurre il tempo necessario per riportare il caccia in volo.
La velocità di queste operazioni diventerebbe determinante in un eventuale conflitto perché Taiwan dispone di un territorio relativamente limitato e di un numero finito di basi aeree. La capacità di utilizzare ripetutamente gli stessi velivoli dipenderebbe quindi anche dalla rapidità con cui potrebbero essere riforniti, controllati e nuovamente armati.

Come riparare una pista bombardata

Un'altra esercitazione ha riguardato la capacità di riparare rapidamente le piste aeroportuali colpite da bombe o missili. I militari hanno simulato la chiusura di un cratere riempiendolo con pietre e sabbia e applicando successivamente una copertura in fibra di vetro.
L'obiettivo operativo dichiarato è riuscire a ripristinare una pista danneggiata entro circa quattro ore, facendo ricorso anche a imprese civili. Una capacità simile potrebbe diventare fondamentale qualora un attacco iniziale puntasse a rendere inutilizzabili le basi aeree taiwanesi prima ancora di tentare operazioni successive contro l'isola.
La partecipazione di soggetti civili alle operazioni di ripristino mostra uno dei principi fondamentali delle Han Kuang del 2026: la difesa di Taiwan non viene concepita esclusivamente come compito delle forze armate, ma come un sistema nel quale infrastrutture, imprese, telecomunicazioni e amministrazioni civili devono continuare a funzionare sotto forte pressione.

Le fabbriche civili potrebbero essere convertite alla produzione militare

Uno degli elementi più innovativi dell'edizione 2026 riguarda proprio l'industria. Taiwan intende verificare se alcune produzioni militari possano essere trasferite rapidamente da strutture considerate vulnerabili verso siti alternativi e se fabbriche civili possano essere mobilitate per contribuire all'assemblaggio e alla produzione di materiali necessari durante una guerra.
Tra gli scenari previsti figura il trasferimento in tempo di guerra del 202° Arsenale dell'Ufficio Armamenti, situato a Taipei. L'idea è evitare che un attacco contro un singolo impianto possa interrompere una parte troppo grande della produzione o della manutenzione degli armamenti.
La strategia della dispersione industriale risponde a un problema concreto delle guerre moderne. Centri logistici, depositi di munizioni e fabbriche militari sono obiettivi ad alta priorità perché colpirli può ridurre progressivamente la capacità dell'avversario di sostenere le proprie forze anche senza distruggere immediatamente i reparti schierati sul terreno.

Anche Internet viene deliberatamente rallentato

Per la prima volta le Han Kuang prevedono inoltre una riduzione deliberata della velocità della rete mobile. Taiwan vuole verificare come cittadini, amministrazioni e servizi riuscirebbero a comunicare se la larghezza di banda disponibile diminuisse drasticamente durante una crisi.
Non si tratta di un dettaglio secondario. La società taiwanese dipende fortemente dalle comunicazioni digitali e un eventuale conflitto potrebbe coinvolgere reti mobili, collegamenti in fibra, sistemi satellitari e infrastrutture elettriche. Testare condizioni di connessione deteriorata serve quindi a capire quali servizi continuerebbero a funzionare e dove sarebbero necessari sistemi alternativi.
La simulazione è utile anche al di fuori di un contesto militare, perché interruzioni estese delle telecomunicazioni possono verificarsi durante terremoti, tifoni o altre grandi emergenze. Nell'ambito delle Han Kuang, tuttavia, la riduzione della rete viene inserita specificamente in uno scenario nel quale infrastrutture e centri di comando potrebbero essere sottoposti ad attacchi coordinati.

La battaglia potrebbe essere anche una guerra di informazioni

Le esercitazioni comprendono anche test sulla capacità di comunicare con la popolazione durante un'emergenza e di contrastare la disinformazione. Per la prima volta viene sperimentato un meccanismo che prevede la presenza di giornalisti integrati in alcune attività, allo scopo di valutare come potrebbero funzionare la diffusione delle notizie dal fronte e la risposta a eventuali campagne informative ostili.
Il problema nasce dalla consapevolezza che un conflitto moderno non sarebbe combattuto soltanto con armi convenzionali. Informazioni false sulla resa di reparti, sulla fuga delle autorità o sulla distruzione di infrastrutture potrebbero essere utilizzate per creare panico, ridurre la fiducia nelle istituzioni o spingere la popolazione a comportamenti capaci di ostacolare le operazioni di emergenza.
Taiwan considera quindi la capacità di mantenere un flusso di informazioni verificabili come parte della propria resilienza nazionale. È un settore particolarmente delicato perché, durante una crisi, anche le autorità devono evitare che la necessità di contrastare false informazioni comprometta trasparenza e libertà dell'informazione.

Perché Taiwan si prepara a una possibile offensiva cinese

Alla base dell'intero programma rimane la controversia sullo status di Taiwan. La Repubblica Popolare Cinese considera l'isola parte integrante del proprio territorio e non ha mai escluso il ricorso alla forza per raggiungere l'unificazione. Il governo democraticamente eletto di Taipei respinge questa rivendicazione e sostiene che il futuro dell'isola possa essere deciso soltanto dalla popolazione taiwanese.
Le autorità di Pechino considerano Lai Ching-te un esponente separatista. Il presidente taiwanese, da parte sua, ha più volte offerto la possibilità di un dialogo con la Cina, senza però accettare il presupposto secondo cui Taiwan sarebbe subordinata politicamente alla Repubblica Popolare.
Queste posizioni contrapposte producono una condizione di tensione permanente. A differenza di una guerra aperta, la pressione si manifesta frequentemente attraverso voli militari, navigazione di unità cinesi, esercitazioni, attività della Guardia Costiera e operazioni che Taipei interpreta come tentativi di modificare gradualmente gli equilibri intorno all'isola.

La presenza militare cinese intorno all'isola è ormai frequente

La Cina opera militarmente nelle acque e nei cieli intorno a Taiwan con grande regolarità. All'inizio delle Han Kuang, il ministero della Difesa taiwanese aveva segnalato la presenza attorno all'isola di aerei e navi militari cinesi, confermando come le esercitazioni taiwanesi si svolgano mentre l'attività dell'Esercito Popolare di Liberazione continua parallelamente.
È importante distinguere questo livello di pressione da un'indicazione concreta di guerra imminente. La presenza quasi quotidiana di mezzi cinesi fa ormai parte della situazione strategica dello Stretto ed è proprio questa normalizzazione delle attività militari a rendere più difficile per Taiwan distinguere un'operazione ordinaria dai preparativi di qualcosa di più ampio.
Da qui nasce uno dei principali obiettivi delle Han Kuang: ridurre il tempo necessario per passare dalla sorveglianza alla prontezza operativa, evitando che un avversario possa sfruttare l'effetto sorpresa per colpire basi, infrastrutture e comando politico prima che la difesa riesca a disperdersi.

Il ruolo strategico dello Stretto di Taiwan

La tensione non interessa soltanto Taipei e Pechino. Lo Stretto di Taiwan è una delle aree marittime più importanti dell'Asia orientale e si trova lungo rotte utilizzate dal commercio internazionale. Una crisi militare avrebbe quindi conseguenze ben oltre i territori direttamente coinvolti.
Proprio nelle ultime ore, Taiwan ha inoltre contestato la decisione cinese di introdurre misure di controllo del traffico navale nel settore meridionale dello Stretto in relazione al passaggio del tifone Dolphin. Taipei sostiene che Pechino non abbia il diritto di imporre restrizioni nelle acque che considera internazionali e ha affermato di non avere rilevato movimenti anomali delle navi cinesi collegati a tali disposizioni.
L'episodio non fa parte direttamente delle Han Kuang, ma mostra quanto siano sensibili le questioni relative alla navigazione nello Stretto. Anche provvedimenti motivati dalla sicurezza marittima possono rapidamente trasformarsi in controversie politiche quando riguardano uno spazio sul quale Cina e Taiwan esprimono interpretazioni profondamente differenti.

Perché la Guardia Costiera assume sempre più importanza

L'integrazione della Guardia Costiera nelle esercitazioni risponde proprio alla natura ambigua di molte delle possibili crisi nello Stretto. Una pressione cinese non dovrebbe necessariamente iniziare con un attacco militare convenzionale: potrebbe comprendere controlli navali, blocchi parziali, attività di polizia marittima o altre iniziative difficili da classificare immediatamente come atti di guerra.
In un simile scenario, la distinzione tra funzioni civili e militari diventerebbe particolarmente importante. Taiwan vuole quindi preparare le proprie unità della sicurezza marittima sia alle normali operazioni di Guardia Costiera sia alla possibilità di supportare la marina nel caso in cui la crisi dovesse trasformarsi in un conflitto aperto.
La possibilità di installare rapidamente armamenti sulle unità Anping rappresenta un esempio concreto di questa filosofia. Significa aumentare il numero di piattaforme utilizzabili per la difesa costiera senza mantenere necessariamente ogni nave permanentemente configurata come unità da combattimento.

Non soltanto missili: Taiwan punta sulla resilienza

L'aspetto forse più significativo delle Han Kuang del 2026 è che il concetto di difesa viene progressivamente esteso ben oltre il campo strettamente militare. La capacità di resistere a un conflitto dipenderebbe non soltanto dal numero di missili, caccia o navi disponibili, ma anche dalla possibilità di mantenere operative le istituzioni e assicurare comunicazioni, trasporti e produzione.
Da questa impostazione derivano le esercitazioni sulla continuità amministrativa, il trasferimento degli impianti produttivi, l'utilizzo delle fabbriche civili, la riparazione delle piste e la simulazione di problemi alla rete mobile. L'obiettivo è impedire che una serie di attacchi iniziali possa paralizzare lo Stato anche prima che si sviluppi una battaglia convenzionale su larga scala.
È una concezione della guerra fortemente influenzata dall'osservazione dei conflitti contemporanei, nei quali la capacità di sostituire rapidamente mezzi distrutti, riparare infrastrutture e mantenere attive le catene logistiche si è dimostrata importante quanto le prestazioni dei singoli sistemi d'arma.

Più autonomia ai comandanti sul campo

Taiwan sta inoltre modificando il modo in cui vengono trasmessi gli ordini militari. Nell'edizione 2026 viene introdotta per la prima volta una procedura ispirata al cosiddetto "backbrief" utilizzato dalle forze armate statunitensi: gli ufficiali subordinati devono ripetere ai comandanti la missione ricevuta e spiegare come intendono eseguirla.
Lo scopo è verificare che tutti abbiano compreso non soltanto l'ordine materiale, ma anche l'intento operativo che lo sostiene. In questo modo, se le comunicazioni con i livelli superiori dovessero interrompersi, i comandanti locali avrebbero maggiori possibilità di adattare autonomamente le proprie azioni mantenendosi coerenti con l'obiettivo generale.
Questa capacità sarebbe particolarmente importante per Taiwan perché un eventuale attacco potrebbe cercare fin dalle prime ore di interrompere le catene di comando. Una struttura eccessivamente centralizzata rischierebbe di diventare inefficace qualora i reparti non potessero più ricevere istruzioni continue dai livelli superiori.

Oltre 20.000 riservisti coinvolti nelle manovre

Le Han Kuang prevedono la mobilitazione di oltre 20.000 riservisti, un elemento essenziale per un'isola che in caso di conflitto avrebbe bisogno di ampliare rapidamente il numero delle persone disponibili per compiti militari e di supporto.
Nei primi giorni delle esercitazioni alcuni riservisti si sono addestrati anche in aree urbane di Taipei, esercitandosi nell'utilizzo di mortai e nella predisposizione di posizioni con armi individuali. La presenza di attività militari in contesti civili serve a simulare un conflitto che potrebbe interessare direttamente città, infrastrutture e aree densamente popolate.
La mobilitazione dei riservisti costituisce inoltre un test logistico: convocare migliaia di persone significa fornire equipaggiamenti, armi, trasporti, alloggiamento e una chiara struttura di comando. Problemi apparentemente amministrativi potrebbero trasformarsi in gravi vulnerabilità se dovessero emergere soltanto durante un'emergenza reale.

Cosa significano realmente le esercitazioni Han Kuang

Le immagini di droni, missili e soldati possono facilmente trasformare le Han Kuang in un racconto esclusivamente centrato sulla possibilità di una guerra tra Cina e Taiwan. La lettura più accurata è però più complessa. Le esercitazioni servono precisamente a prepararsi a quel rischio, ma non rappresentano una prova che Pechino abbia deciso di attaccare né che un conflitto sia prossimo.
Il loro significato principale è piuttosto quello di una progressiva trasformazione della strategia difensiva taiwanese. Taipei vuole rendere più difficile neutralizzare rapidamente le proprie capacità: disperdere mezzi e produzione, decentralizzare il comando, integrare la Guardia Costiera, coinvolgere i riservisti e mantenere operative istituzioni e comunicazioni.
La logica è aumentare il costo e la complessità di qualsiasi eventuale operazione contro l'isola. Più Taiwan dimostra di poter mantenere una resistenza organizzata anche dopo attacchi contro infrastrutture strategiche, maggiore dovrebbe essere, secondo questa impostazione, l'effetto deterrente nei confronti di un possibile aggressore.

Una settimana decisiva per testare la preparazione dell'isola

Le esercitazioni continueranno fino al 14 agosto e altre componenti della capacità di risposta taiwanese saranno sottoposte a verifica. Il valore delle Han Kuang non potrà essere misurato soltanto dalle immagini più spettacolari diffuse durante le manovre: i test più importanti riguarderanno il funzionamento delle comunicazioni, la velocità con cui vengono prese le decisioni e la capacità di reagire a eventi non previsti.
Il presidente Lai Ching-te ha scelto di seguire personalmente diverse fasi delle esercitazioni, dalla simulazione della continuità del governo alle operazioni costiere di Kaohsiung. La sua presenza attribuisce alle manovre anche un forte significato politico: mostrare alla popolazione che la preparazione alla difesa non viene considerata una questione confinata esclusivamente agli apparati militari.
Parallelamente, le autorità taiwanesi cercano di evitare che la preparazione militare venga interpretata come volontà di provocare una crisi. La posizione ufficiale continua a essere quella di rafforzare la deterrenza e mantenere la capacità di difendersi, mentre il governo respinge la rivendicazione cinese sull'isola e sostiene la necessità di preservare lo status politico deciso democraticamente dalla popolazione.

Lo Stretto resta uno dei punti più delicati dell'Asia

Le Han Kuang 2026 mostrano quanto la questione di Taiwan sia ormai molto più ampia di una semplice simulazione di sbarco sulle coste. Il possibile scenario studiato da Taipei comprende attacchi informatici e alle comunicazioni, interruzione dei rifornimenti, sabotaggio delle infrastrutture, isolamento dei centri decisionali, blocco delle rotte marittime e successivo impiego delle forze convenzionali.
La risposta taiwanese viene costruita di conseguenza attorno a un sistema nel quale marina, aeronautica, esercito e Guardia Costiera devono operare insieme alle istituzioni civili, all'industria e alle reti di comunicazione. È questo, più delle singole immagini dei droni osservati oggi a Kaohsiung, il vero elemento distintivo delle esercitazioni.
Per l'intera regione indo-pacifica, ciò che accade nello Stretto di Taiwan rimane un dossier di enorme importanza economica e strategica. Le esercitazioni non significano che una guerra sia inevitabile, ma testimoniano quanto seriamente Taipei stia preparando le proprie strutture all'eventualità che la lunga pressione militare e politica con Pechino possa un giorno trasformarsi in una crisi molto più grave.

La prova più difficile è rendere credibile la deterrenza

Il vero risultato delle Han Kuang non sarà stabilito dal numero di mezzi mostrati al pubblico, ma dalla capacità di Taiwan di individuare le proprie vulnerabilità prima che possano essere sfruttate in una situazione reale. Riparare rapidamente una pista, trasferire una fabbrica, far funzionare il governo senza le normali comunicazioni o coordinare Guardia Costiera e marina possono apparire attività meno spettacolari di un lancio missilistico, ma sarebbero decisive in un conflitto prolungato.
È su questa resilienza complessiva che Taiwan sta concentrando una parte crescente della propria preparazione. L'obiettivo non è dimostrare di poter eguagliare quantitativamente le forze armate cinesi, ma rendere estremamente difficile ottenere una vittoria rapida attraverso un attacco capace di paralizzare l'isola nelle prime ore.
Il test continuerà nei prossimi giorni. E mentre le unità militari si addestrano, resta aperta la questione politica fondamentale: se l'aumento della preparazione difensiva contribuirà a rafforzare la deterrenza e quindi a preservare la pace oppure accompagnerà una fase di tensione sempre più intensa nello Stretto.
Voi cosa ne pensate? Una preparazione militare e civile sempre più capillare può contribuire a ridurre il rischio di un attacco contro Taiwan oppure temete che il progressivo rafforzamento delle capacità militari da entrambe le parti possa aumentare ulteriormente la tensione? Lasciate un commento e condividete il vostro punto di vista.

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