Lo Stabilicum di Giorgia Meloni: verso una nuova legge elettorale tra premi di maggioranza e polemiche
Il panorama politico italiano si prepara a una nuova, profonda trasformazione. Dopo il tentativo di riformare il sistema della magistratura, il governo guidato da Giorgia Meloni punta ora a riscrivere le regole del gioco democratico attraverso una nuova legge elettorale. L'obiettivo dichiarato è garantire la stabilità del Paese, ma le voci critiche denunciano un tentativo di blindare i futuri risultati delle elezioni politiche nazionali a favore della coalizione di centrodestra. Per comprendere la portata di questo cambiamento, è necessario analizzare il passaggio dal sistema attuale, il Rosatellum, alla nuova proposta battezzata Stabilicum.
Il sistema attuale: i limiti del Rosatellum
L'attuale legge elettorale, approvata nel 2017, è un sistema misto. Oggi, i 600 parlamentari (400 alla Camera e 200 al Senato) vengono eletti attraverso due modalità che si intrecciano:
Il 37% dei seggi viene assegnato con il sistema maggioritario uninominale: l'Italia è divisa in collegi dove vince il candidato che prende anche un solo voto in più degli avversari.
Il 61% dei seggi è invece assegnato con un sistema proporzionale: i seggi sono distribuiti in base alla percentuale di voti presa dai partiti, a patto di superare le soglie di sbarramento (3% per i partiti singoli, 10% per le coalizioni).
Il Rosatellum è stato spesso criticato per l'assenza delle preferenze: gli elettori non possono scegliere il nome del candidato, ma devono accettare i listini bloccati decisi dai capi di partito. Inoltre, il sistema dei collegi uninominali è accusato di "cancellare" i voti di milioni di cittadini che hanno scelto candidati arrivati secondi anche per un soffio.
La proposta Meloni: nasce lo Stabilicum
Il governo intende superare il Rosatellum introducendo lo Stabilicum. La novità principale di questo progetto è l'eliminazione dei collegi uninominali a favore di un sistema integralmente basato su collegi plurinominali e circoscrizioni. Tuttavia, non si tratta di un proporzionale puro. Il cuore della riforma è infatti il cosiddetto premio di governabilità (o premio di maggioranza).
Secondo questo schema, se un partito o una coalizione raggiunge almeno il 40% dei voti, ottiene automaticamente un "tesoretto" di seggi extra:
70 seggi in più alla Camera.
35 seggi in più al Senato.
In questo modo, chi vince arriverebbe a controllare una maggioranza schiacciante (fino a 230 seggi su 400 alla Camera e 114 su 200 al Senato), riducendo drasticamente il potere di intervento delle opposizioni. Se nessuno dovesse raggiungere la soglia del 40%, la riforma prevede un ballottaggio tra i due schieramenti più votati per l'assegnazione del premio, a meno che nessuna lista superi il 35%, caso in cui i seggi verrebbero ripartiti proporzionalmente.
Le simulazioni e l'impatto sulla rappresentanza
Le motivazioni dietro questa riforma sono state lette alla luce delle recenti elezioni regionali e delle tendenze di voto. Simulazioni attuali indicano che, votando oggi con il Rosatellum, si arriverebbe a un sostanziale pareggio tra centrodestra e centrosinistra, rendendo difficile la formazione di un governo solido. Con lo Stabilicum, invece, la coalizione di Giorgia Meloni beneficerebbe del premio di maggioranza, trasformando un vantaggio contenuto nei sondaggi in una dominanza assoluta in Parlamento.
Le critiche più severe si concentrano sul possibile tradimento dell'Articolo 48 della Costituzione, il quale stabilisce che il voto deve essere eguale. Se il voto di chi sceglie la coalizione vincente viene "moltiplicato" dal premio di maggioranza, mentre il voto di chi sceglie partiti piccoli viene "cestinato" dalle soglie di sbarramento, il principio di eguaglianza della rappresentanza rischia di venire meno.
La questione delle preferenze
Un altro punto di forte frizione riguarda la scelta dei candidati. Nonostante in passato la stessa Meloni avesse reclamato dall'opposizione il ritorno alle preferenze per restituire potere decisionale ai cittadini, lo Stabilicum sembra confermare il sistema dei listini decisi dai partiti. Anche i seggi del premio di maggioranza verrebbero assegnati tramite listini di circoscrizione bloccati, impedendo ancora una volta agli elettori di scrivere il nome del proprio rappresentante preferito.
In conclusione, lo Stabilicum si presenta come una riforma volta a garantire la governabilità a ogni costo, ma solleva profondi dubbi sulla qualità della nostra democrazia. Il rischio evidenziato da molti osservatori è che il Parlamento si trasformi in un organo di ratifica delle decisioni del governo, svuotando di significato il concetto di rappresentanza politica e allontanando ulteriormente i cittadini dalle istituzioni. Mentre l'iter legislativo prosegue, il dibattito resta aperto: è una riforma necessaria per la stabilità o una manovra per cristallizzare il potere politico?

