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Sotto le bombe e nell’ombra: l’allarme di Zelensky sulla crisi energetica e il fattore Medio Oriente

Mentre gli occhi del mondo sono incollati alle fiamme che avvolgono il Golfo Persico, una minaccia silenziosa e gelida continua a gravare sull'Europa orientale. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, in una serie di interventi carichi di urgenza tra la fine di febbraio e il 1 marzo 2026, ha lanciato un monito drammatico: la Russia sta sfruttando la distrazione della comunità internazionale per sferrare il colpo di grazia al sistema vitale del Paese. La strategia del Cremlino punta ora alla distruzione totale delle infrastrutture energetiche, proprio mentre le forniture di difesa aerea subiscono pericolosi rallentamenti.

Il picco degli attacchi: un febbraio di fuoco

I dati ufficiali descrivono un'offensiva di proporzioni storiche. Solo nel mese di febbraio 2026, la Russia ha lanciato oltre 19.000 droni d'attacco (in gran parte modelli Shahed) e centinaia di missili guidati. Questa campagna terroristica ha raggiunto il suo apice nelle ultime ore, colpendo centrali elettriche, sottostazioni e infrastrutture del gas in otto diverse regioni, tra cui Kyiv, Poltava e Dnipro. L'obiettivo è chiaro: far crollare la rete nazionale per privare milioni di civili di riscaldamento, acqua e luce durante l'inverno più duro degli ultimi anni, con temperature che hanno toccato i -20°C.

L'ombra del Medio Oriente sulle difese ucraine

Il punto focale dell'allarme di Zelensky riguarda però la geopolitica degli armamenti. L'escalation militare in Medio Oriente ha creato una competizione spietata per le risorse difensive. Molti dei sistemi di intercettazione, come i Patriot e i missili per la difesa aerea a corto raggio, vengono ora dirottati o trattenuti dagli alleati occidentali per proteggere le rotte nel Golfo e i partner regionali. Zelensky ha denunciato apertamente come la crisi in Iran stia rendendo "estremamente difficile" il reperimento di nuove munizioni, lasciando i cieli ucraini parzialmente scoperti proprio nel momento di massimo sforzo bellico russo.

La distruzione della capacità produttiva

L'impatto degli attacchi sistematici è devastante. Secondo le stime fornite dal governo, l'Ucraina ha perso circa la metà della sua capacità energetica totale. Le centrali termoelettriche e idroelettriche sono diventate bersagli costanti, portando a blackout programmati che colpiscono ormai l'80% del territorio nazionale. Questa "demolizione controllata" della rete non è solo un atto di guerra contro i militari, ma una strategia volta a piegare la resistenza psicologica della popolazione civile, costretta a vivere in condizioni brutali tra palazzi gelidi e tubature congelate.

Un appello alla determinazione globale

Nonostante il quadro cupo, Zelensky ha ribadito che l'Ucraina "non sta perdendo" e ha invitato i partner internazionali a non cadere nella trappola della stanchezza. Il leader ucraino ha sottolineato come la caduta del regime iraniano potrebbe rappresentare una "opportunità storica" per tagliare i rifornimenti di droni russi, ma ha avvertito che il supporto militare oggi è una questione di ore, non di settimane. Mentre l'Europa stanzia nuovi pacchetti di aiuti miliardari per la ricostruzione energetica, il fronte resta una corsa contro il tempo per evitare che il Paese sprofondi in una catastrofe umanitaria senza precedenti.

Le ripercussioni sul futuro negoziato

L'insistenza di Mosca nel colpire le infrastrutture civili viene letta da Kyiv come una leva per forzare un negoziato alle condizioni del Cremlino. Tuttavia, Zelensky rimane fermo sulla posizione di non accettare concessioni territoriali, definendo ogni accordo basato sulla sofferenza dei civili come un tradimento. La stabilità del fronte energetico ucraino non è dunque solo una sfida tecnica, ma il fulcro attorno a cui ruoterà la capacità dell'Ucraina di sedersi al tavolo delle trattative con una posizione di forza nei prossimi mesi del 2026.

Di Leonardo

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