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Social troppo presto abbassano i voti: lo studio su 5.227 studenti italiani

Uno studio pubblicato il 3 agosto sulla rivista scientifica Nature Human Behaviour, condotto dalle Università di Milano Bicocca e di Brescia in collaborazione con il Centro Studi Socialis e l'associazione Sloworking, ha rilevato che gli studenti che aprono un profilo sui social network durante la prima o la terza media ottengono, negli anni scolastici successivi, risultati significativamente inferiori in italiano e matematica rispetto a chi ha atteso almeno la prima superiore.

Come è stato condotto lo studio

Il team di ricerca, guidato dal professor Marco Gui, ha seguito complessivamente 5.227 studenti del Nord Italia, di età compresa tra i 7 e i 16 anni, incrociando le loro abitudini digitali con i risultati dei test Invalsi di italiano, inglese e matematica, rilevati in quattro diversi momenti della carriera scolastica: al termine della seconda e della quinta elementare, della terza media e della seconda superiore.
Per analizzare l'effettivo impatto causale dell'apertura precoce di un profilo social sui risultati scolastici, i ricercatori hanno utilizzato un modello statistico noto come "differenze nelle differenze" (difference-in-differences), una metodologia che permette di isolare con maggiore precisione l'effetto specifico di una variabile, in questo caso l'età di apertura del primo account social, rispetto ad altri fattori che potrebbero influenzare simultaneamente il rendimento scolastico degli studenti.

Quando i ragazzi aprono il primo profilo social

Secondo i dati raccolti, l'11,2% degli studenti intervistati ha aperto il proprio primo profilo social già durante la scuola primaria, un'età particolarmente precoce per questo tipo di attività digitale. Il momento più comune per la prima apertura di un account resta però la prima media, corrispondente alla sesta classe del percorso scolastico italiano, quando lo fa complessivamente il 29,5% dei ragazzi coinvolti nello studio.

I numeri del divario nei risultati scolastici

I dati mostrano che chi apre il proprio account già in prima media ottiene, al termine della terza media, punteggi ai test Invalsi inferiori di 0,22 deviazioni standard in italiano e 0,18 in matematica rispetto a chi ha invece atteso. Al termine della seconda superiore, il divario in italiano resta stabile, sempre a 0,22 deviazioni standard, mentre in matematica cresce ulteriormente, arrivando a 0,27 deviazioni standard.
Per chi invece apre il proprio profilo social in terza media, anziché in prima, l'effetto negativo risulta più contenuto: il divario registrato al termine della terza media si ferma a 0,14 deviazioni standard in italiano e 0,10 in matematica, un dato che suggerisce come anche una differenza di uno o due anni nell'età di apertura del primo account possa incidere in modo significativo sui risultati scolastici successivi.

Che cosa significano concretamente 0,2 deviazioni standard

Per rendere più comprensibile questo dato tecnico, i ricercatori spiegano come una riduzione di 0,2 deviazioni standard equivalga approssimativamente a sei mesi di istruzione in meno, secondo un parametro adottato da alcune istituzioni educative italiane, che considerano 0,4 deviazioni standard come equivalenti a un intero anno scolastico di apprendimento.
Per offrire un ulteriore termine di paragone, gli stessi autori sottolineano come la differenza di performance tra uno studente con entrambi i genitori laureati e uno studente con genitori privi anche del diploma si attesti a 0,73 deviazioni standard in italiano e 0,71 in matematica: la perdita causata dall'apertura precoce di un profilo social risulta quindi inferiore rispetto a questo divario socio-culturale più ampio, ma resta comunque una quota significativa e non trascurabile del rendimento scolastico complessivo.

Il legame con l'uso frequente dello smartphone

Un ulteriore elemento emerso dallo studio riguarda la correlazione tra apertura precoce di un profilo social e frequenza di controllo dello smartphone: la probabilità di aver aperto un account social in età più giovane risulta infatti maggiore proprio tra gli studenti che dichiarano di controllare più frequentemente il proprio telefono nel corso della giornata.
Gli stessi autori dello studio, tuttavia, precisano con onestà scientifica che alcune delle analisi relative ai meccanismi specifici alla base di questo effetto, come appunto la pervasività dello smartphone nella vita quotidiana degli adolescenti, restano in parte correlazionali, e richiedono quindi una cautela interpretativa maggiore rispetto al risultato principale sul divario nei test Invalsi, che si basa invece su un disegno statistico più solido dal punto di vista causale.

Un tema al centro dell'attenzione internazionale

Questo studio si inserisce in un più ampio dibattito internazionale sull'impatto dell'uso precoce di social media e smartphone sullo sviluppo cognitivo ed emotivo dei più giovani, un tema su cui anche diverse istituzioni sanitarie ed educative europee hanno recentemente richiamato l'attenzione, definendo l'esposizione precoce agli schermi digitali una vera e propria sfida di salute pubblica da affrontare con strumenti concreti.

Un dato utile per orientare scelte familiari ed educative

Con questi risultati, la ricerca scientifica offre alle famiglie italiane un ulteriore elemento concreto su cui riflettere nella gestione dell'accesso dei propri figli ai social network, suggerendo come posticipare anche solo di un paio d'anni l'apertura del primo profilo possa tradursi in benefici misurabili sul rendimento scolastico complessivo, senza per questo dover necessariamente vietare in modo assoluto l'utilizzo di questi strumenti digitali. E voi, come genitori o come educatori, avete stabilito regole specifiche sull'età di accesso ai social network per i vostri figli o studenti? Raccontateci nei commenti il vostro approccio a questo tema.

Nota: questo articolo presenta i risultati di uno studio scientifico a scopo informativo. Per qualsiasi dubbio specifico sull'educazione digitale dei propri figli, è sempre utile confrontarsi anche con pediatri, psicologi dell'età evolutiva o il corpo docente di riferimento.

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