Scuola, tetto del 30% nelle classi: cosa prevede il decreto annunciato
Un limite del 30% di studenti con conoscenza insufficiente dell'italiano nelle classi scolastiche, accompagnato da deroghe territoriali e da nuovi interventi per l'apprendimento della lingua. È questo il nucleo del provvedimento annunciato dal ministro dell'Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, e atteso giovedì 24 settembre 2026 sul tavolo del Consiglio dei ministri.
La proposta è stata illustrata nei giorni precedenti attraverso interviste e dichiarazioni pubbliche. Secondo quanto anticipato dal ministro, il limite non dovrebbe essere calcolato semplicemente sulla cittadinanza straniera degli alunni, ma sulla loro effettiva conoscenza dell'italiano. Gli studenti già inseriti con successo nel sistema scolastico nazionale sarebbero quindi esclusi dal conteggio, mentre particolare attenzione verrebbe riservata ai nuovi arrivi.
Il testo definitivo non risulta ancora approvato al momento della rassegna del mattino del 24 settembre. Le informazioni disponibili descrivono dunque il contenuto annunciato dal Governo, non una disciplina già applicabile in ogni scuola. La distinzione è essenziale per comprendere quali conseguenze siano effettivamente previste e quali aspetti richiedano ancora la verifica del provvedimento.
Il decreto scuola atteso il 24 settembre 2026
Il Governo ha programmato l'esame di un provvedimento riguardante la distribuzione degli studenti che non possiedono adeguate competenze nella lingua italiana.
Il ministro Valditara ha annunciato che l'intervento dovrebbe assumere la forma di un decreto-legge, motivando la scelta attraverso la necessità di affrontare la questione durante l'anno scolastico già iniziato.
La proposta si inserisce nel dibattito sull'integrazione scolastica e sull'organizzazione delle classi caratterizzate da una presenza significativa di studenti recentemente arrivati in Italia.
La data del 24 settembre rappresenta il momento previsto per l'esame governativo. Non equivale, prima della deliberazione e della successiva pubblicazione, alla conferma dell'entrata in vigore di ogni misura annunciata.
Che cosa significa il limite del 30%
Il limite annunciato riguarda la possibilità di fissare una quota massima del 30% di studenti che non conoscono adeguatamente l'italiano all'interno della stessa classe.
Il criterio è stato presentato dal ministro come uno strumento per favorire una distribuzione più equilibrata degli alunni che necessitano di un sostegno linguistico.
La percentuale non dovrebbe quindi essere applicata indistintamente a tutte le persone prive della cittadinanza italiana.
La formulazione definitiva dovrà chiarire le modalità attraverso le quali gli istituti e gli uffici scolastici individueranno gli studenti da considerare nel calcolo, insieme alle condizioni che consentiranno eventuali deroghe.
La cittadinanza non sarebbe il criterio principale
Uno dei chiarimenti più importanti riguarda la differenza tra cittadinanza e competenza linguistica.
Uno studente può possedere una cittadinanza diversa da quella italiana e conoscere perfettamente la lingua utilizzata durante le lezioni.
Allo stesso modo, un ragazzo arrivato recentemente da un altro Paese può avere bisogno di un percorso specifico per comprendere spiegazioni, testi scolastici e comunicazioni quotidiane.
Secondo le dichiarazioni ministeriali, la proposta intende considerare soprattutto questa seconda situazione. L'applicazione concreta dipenderà però dalle definizioni contenute nel testo normativo definitivo.
Il limite potrebbe riguardare anche studenti comunitari
Il ministro ha precisato che la misura annunciata non dovrebbe distinguere esclusivamente tra cittadini dell'Unione europea e cittadini di Paesi esterni all'Unione.
Uno studente comunitario che non conosce adeguatamente l'italiano potrebbe quindi rientrare nel conteggio del 30%.
La precisazione viene utilizzata dal Governo per descrivere il criterio come linguistico anziché fondato soltanto sulla provenienza nazionale.
Rimarrà da verificare come il testo definirà i livelli di conoscenza richiesti e quali procedure saranno utilizzate per evitare valutazioni non uniformi tra scuole differenti.
Chi dovrebbe essere escluso dal conteggio
Le anticipazioni ministeriali indicano che gli studenti già inseriti con successo nella scuola italiana non dovrebbero essere conteggiati automaticamente nella quota.
Il ministro ha richiamato, tra gli esempi, gli alunni che hanno frequentato almeno due anni di scuola dell'infanzia oppure tre anni nel sistema scolastico italiano con risultati adeguati.
La formulazione è stata presentata come riferimento per l'individuazione degli studenti che possiedono una conoscenza della lingua presumibilmente sufficiente.
La norma definitiva dovrà chiarire se questi elementi costituiranno presunzioni, requisiti puntuali o criteri da utilizzare insieme ad altre informazioni.
I bambini nati in Italia
La proposta pone attenzione anche ai bambini con cittadinanza straniera nati in Italia e inseriti fin dai primi anni nel sistema educativo nazionale.
Il luogo di nascita può costituire un elemento utile per ricostruire il percorso scolastico, ma non descrive da solo ogni competenza linguistica individuale.
Le anticipazioni del provvedimento richiamano soprattutto la frequenza scolastica e la conoscenza effettiva della lingua.
Per la corretta applicazione sarà necessario distinguere chi ha seguito stabilmente il percorso educativo italiano da chi arriva durante l'anno scolastico senza aver avuto precedenti occasioni di apprendimento della lingua.
La situazione degli studenti appena arrivati in Italia
I nuovi arrivi rappresentano il principale gruppo al quale il Governo intende rivolgere l'intervento.
Uno studente che entra nella scuola italiana durante l'anno può trovarsi a dover apprendere contemporaneamente la lingua della comunicazione quotidiana e quella utilizzata per affrontare le discipline.
Le esigenze possono variare in relazione all'età, alla precedente scolarizzazione e alla conoscenza di altre lingue.
Il progetto governativo cerca di intervenire sulla distribuzione degli alunni, ma la sua efficacia concreta dipenderà anche dalla disponibilità di insegnamenti linguistici adeguati e dalla capacità delle scuole di accogliere i nuovi iscritti.
Le classi già formate non dovrebbero essere disarticolate
Il ministro Valditara ha annunciato che la proposta non intende modificare indiscriminatamente la composizione delle classi già costituite.
L'intervento dovrebbe riguardare soprattutto gli studenti che arrivano durante l'anno scolastico.
Questo elemento è importante perché la distribuzione di alunni già inseriti in una comunità scolastica potrebbe comportare conseguenze organizzative differenti rispetto all'assegnazione di chi deve ancora iniziare la frequenza.
Il testo definitivo dovrà stabilire le modalità operative e gli eventuali effetti sulle iscrizioni già perfezionate.
Quando potrebbe iniziare l'applicazione
Secondo le dichiarazioni ministeriali, la misura dovrebbe interessare i nuovi arrivi già durante l'anno scolastico 2026-2027.
La volontà di intervenire rapidamente è una delle motivazioni indicate dal ministro per la scelta del decreto-legge.
La data effettiva di applicazione dipenderà però dal testo approvato, dalla sua pubblicazione e dalle eventuali disposizioni transitorie.
Non sarebbe corretto affermare, prima della conclusione della procedura, che tutte le scuole siano già obbligate a ridistribuire gli studenti secondo una disciplina non ancora pubblicata.
Quale ruolo avrebbero gli Uffici scolastici
La proposta attribuisce un ruolo di coordinamento agli Uffici scolastici territoriali e regionali.
L'obiettivo annunciato è favorire una distribuzione equilibrata degli alunni tra istituti appartenenti alla stessa area geografica, quando esistono alternative concretamente disponibili.
Gli uffici dovrebbero quindi coordinare le attività dei dirigenti scolastici, considerando le caratteristiche delle scuole e le possibilità di iscrizione.
Le competenze esatte dovranno essere definite attraverso il provvedimento e gli eventuali successivi atti amministrativi.
Che cosa significa scuola di prossimità
Nelle anticipazioni compare il riferimento alle scuole di prossimità, cioè agli istituti raggiungibili nell'area territoriale di riferimento dello studente.
La distribuzione non dovrebbe essere considerata soltanto attraverso il numero degli iscritti, ma anche in relazione alle possibilità concrete di frequenza.
Distanze, collegamenti e disponibilità di posti possono infatti rendere più o meno praticabile l'assegnazione a un istituto diverso da quello inizialmente individuato dalla famiglia.
Il progetto prevede deroghe proprio nei contesti nei quali una diversa distribuzione non risulti materialmente possibile.
Le deroghe al limite del 30%
Le deroghe costituiscono una componente importante del provvedimento annunciato.
In alcune aree territoriali la presenza di studenti recentemente arrivati dall'estero può essere particolarmente concentrata. In altri casi, le caratteristiche geografiche rendono difficile individuare un istituto alternativo nelle vicinanze.
Secondo le anticipazioni, il limite potrebbe quindi essere superato quando non esistono condizioni concrete per applicarlo senza creare ulteriori difficoltà organizzative.
La disciplina definitiva dovrà precisare chi autorizzerà le deroghe, quali circostanze potranno giustificarle e come dovranno essere documentate.
Il problema dei piccoli Comuni
Nei territori con un numero limitato di scuole, la distribuzione degli studenti può presentare caratteristiche differenti rispetto alle grandi città.
Un Comune potrebbe disporre di un unico istituto facilmente raggiungibile oppure di collegamenti limitati con i centri vicini.
In situazioni simili, un'applicazione rigida del limite percentuale potrebbe entrare in tensione con la possibilità concreta di frequentare la scuola.
Le deroghe annunciate dovrebbero rispondere anche a questa esigenza, mantenendo la possibilità di iscrizione quando non esistono alternative ragionevolmente accessibili.
Le città con una forte concentrazione di studenti stranieri
Il problema organizzativo può presentarsi anche nelle aree urbane caratterizzate da una distribuzione non uniforme della popolazione scolastica.
In alcuni quartieri, la percentuale degli alunni con cittadinanza non italiana può risultare superiore alla media cittadina.
Questa concentrazione non equivale automaticamente a una scarsa conoscenza dell'italiano, poiché molti studenti possono essere nati e cresciuti nel territorio.
La nuova proposta dovrà quindi distinguere la composizione anagrafica delle classi dal numero degli alunni che necessitano effettivamente di un sostegno linguistico.
Il finanziamento annunciato per l'insegnamento dell'italiano
Il ministro ha annunciato uno stanziamento di oltre 14 milioni di euro destinato al potenziamento dell'insegnamento dell'italiano.
Le risorse vengono presentate come uno strumento per sostenere soprattutto le situazioni nelle quali non è possibile distribuire diversamente gli studenti.
La disponibilità di corsi specifici potrebbe consentire di affrontare le difficoltà linguistiche senza affidare l'intervento esclusivamente alla composizione numerica della classe.
Il testo definitivo dovrà chiarire l'esatta destinazione delle risorse, le modalità di assegnazione e i soggetti incaricati di realizzare gli interventi.
I corsi personalizzati per gli studenti
Le anticipazioni riguardano anche la possibilità di attivare corsi personalizzati di italiano.
Gli studenti recentemente arrivati possono avere esigenze differenti, anche quando appartengono alla stessa fascia d'età.
Un ragazzo che conosce già una parte della lingua parlata potrebbe avere soprattutto bisogno di approfondire il lessico scolastico, mentre un altro potrebbe necessitare di un percorso iniziale più articolato.
La personalizzazione dell'insegnamento può quindi riguardare obiettivi, tempi e materiali didattici. Le modalità concrete dovranno essere organizzate secondo il quadro normativo e le risorse effettivamente disponibili.
Italiano L2: che cosa significa
Con l'espressione italiano L2 si indica l'insegnamento della lingua italiana come seconda lingua in un contesto nel quale essa viene utilizzata anche nella vita quotidiana.
L'apprendimento può coinvolgere comprensione orale, produzione linguistica, lettura e scrittura.
Nel contesto scolastico, una difficoltà particolare riguarda l'acquisizione del linguaggio necessario per affrontare discipline come storia, scienze e matematica.
La comprensione di una conversazione quotidiana non garantisce infatti automaticamente la capacità di interpretare testi specialistici o seguire spiegazioni caratterizzate da termini complessi.
La differenza tra lingua quotidiana e lingua dello studio
Uno studente può riuscire a comunicare con compagni e insegnanti senza possedere ancora tutte le competenze necessarie per affrontare il linguaggio disciplinare.
La scuola richiede di comprendere consegne, formulare ragionamenti e utilizzare termini specifici.
Le difficoltà linguistiche possono quindi emergere anche quando il ragazzo partecipa normalmente alle conversazioni quotidiane.
Per questa ragione, l'eventuale applicazione di criteri fondati sulla conoscenza dell'italiano richiede definizioni precise, capaci di distinguere le differenti competenze coinvolte nell'apprendimento.
Come valutare il livello linguistico degli studenti
La valutazione delle competenze linguistiche è uno degli aspetti sui quali il testo definitivo dovrà fornire chiarimenti.
Occorre comprendere quali informazioni saranno considerate sufficienti per individuare uno studente da includere nel conteggio del 30%.
La frequenza scolastica precedente può costituire un elemento utile, ma non descrive automaticamente tutte le caratteristiche del percorso individuale.
Una procedura uniforme dovrebbe permettere agli istituti di utilizzare criteri comprensibili e verificabili, evitando differenze ingiustificate tra studenti che si trovano in condizioni analoghe.
Il limite del 30% esiste già nelle indicazioni del 2010
Il riferimento al 30% non compare per la prima volta nel dibattito scolastico del 2026.
La circolare ministeriale numero 2 dell'8 gennaio 2010 aveva già previsto indicazioni per favorire una distribuzione equilibrata degli alunni con cittadinanza non italiana.
Le disposizioni riguardavano la presenza degli studenti nelle classi e prevedevano la possibilità di deroghe in relazione alle competenze linguistiche e alle caratteristiche dei territori.
La proposta attuale intende intervenire attraverso uno strumento normativo diverso, presentato dal ministro come maggiormente vincolante rispetto alla precedente circolare amministrativa.
Che cosa prevedeva la circolare ministeriale numero 2
Le indicazioni del 2010 stabilivano che il numero degli alunni con cittadinanza non italiana non dovesse superare, di norma, il 30% degli iscritti nelle singole classi.
Il limite poteva essere innalzato in presenza di studenti con adeguate competenze linguistiche oppure modificato nelle situazioni caratterizzate da particolari complessità.
La finalità organizzativa era favorire una distribuzione equilibrata degli alunni tra istituti appartenenti allo stesso territorio.
Le successive linee guida ministeriali hanno richiamato queste disposizioni, mantenendo l'attenzione sull'integrazione scolastica e sulla necessità di garantire il diritto all'istruzione.
La differenza tra circolare e decreto-legge
Una circolare ministeriale è uno strumento amministrativo utilizzato per fornire indicazioni agli uffici e alle istituzioni coinvolte nell'applicazione delle norme.
Il decreto-legge è invece un atto normativo adottato dal Governo nei casi previsti dall'articolo 77 della Costituzione.
Il decreto-legge entra in vigore secondo quanto stabilito nel testo pubblicato e deve essere presentato alle Camere per la conversione in legge.
La scelta dello strumento modifica quindi il percorso istituzionale, ma non elimina la necessità che il contenuto rispetti la Costituzione e le altre disposizioni applicabili.
I sessanta giorni per la conversione parlamentare
Un decreto-legge deve essere convertito in legge dal Parlamento entro sessanta giorni dalla pubblicazione, secondo il procedimento previsto dall'articolo 77 della Costituzione.
Le Camere possono esaminare il testo e approvare modifiche durante il percorso di conversione.
La formulazione finale delle disposizioni può quindi differire da quella originariamente approvata dal Consiglio dei ministri.
Al momento della rassegna del 24 settembre non è possibile conoscere l'esito di un procedimento parlamentare che non è ancora iniziato.
Il diritto all'istruzione previsto dalla Costituzione
Il principale riferimento costituzionale del dibattito è l'articolo 34, secondo il quale la scuola è aperta a tutti.
Il diritto all'istruzione deve essere considerato nella costruzione delle procedure che regolano l'iscrizione e la distribuzione degli studenti.
La previsione di criteri organizzativi non può essere interpretata automaticamente come la possibilità di lasciare un minore senza accesso al sistema scolastico.
Il testo annunciato dovrà quindi essere valutato anche attraverso la capacità di garantire un percorso di istruzione concretamente accessibile agli alunni interessati.
Il ruolo del Presidente della Repubblica
Nei giorni precedenti all'esame del provvedimento si è sviluppato un confronto istituzionale riguardante il contenuto del testo.
Le ricostruzioni giornalistiche hanno riferito di interlocuzioni tra gli uffici del Quirinale e quelli ministeriali, con particolare attenzione alle garanzie costituzionali.
Il Presidente della Repubblica esercita le competenze previste dalla Costituzione anche nell'ambito dell'emanazione dei decreti-legge.
Non è corretto trasformare indiscrezioni o ricostruzioni attribuite ad ambienti istituzionali in una dichiarazione ufficiale del Capo dello Stato, quando tale dichiarazione non risulta rilasciata.
Le posizioni espresse dal Governo
Il Governo presenta il limite annunciato come uno strumento per favorire l'integrazione linguistica e una distribuzione più equilibrata degli studenti.
Secondo il ministro Valditara, una forte concentrazione di alunni che non comprendono adeguatamente l'italiano può creare difficoltà per l'apprendimento e per l'organizzazione didattica.
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha richiamato il precedente delle indicazioni ministeriali sulla distribuzione degli studenti stranieri.
Queste considerazioni rappresentano le motivazioni illustrate dai promotori del provvedimento. L'efficacia delle misure dovrà essere valutata separatamente sulla base del testo definitivo e dei risultati eventualmente osservabili dopo la sua applicazione.
Le obiezioni espresse dall'opposizione
Esponenti delle opposizioni hanno contestato l'impostazione del provvedimento e il modo in cui il tema è stato presentato nel dibattito pubblico.
Tra le questioni sollevate figurano il rischio di una distinzione impropria tra alunni, la necessità di maggiori risorse didattiche e il rispetto del diritto allo studio.
La vicepresidente della Camera Anna Ascani ha criticato politicamente l'iniziativa, mentre il sindaco di Milano Giuseppe Sala ha espresso un giudizio negativo sulla proposta.
Le critiche rappresentano posizioni attribuite ai rispettivi esponenti e devono essere distinte dalle caratteristiche effettive della norma, che potranno essere verificate soltanto attraverso il testo approvato.
Le questioni organizzative per i dirigenti scolastici
L'eventuale applicazione del limite richiederà ai dirigenti scolastici di coordinare iscrizioni, disponibilità di posti e rapporti con gli uffici competenti.
La distribuzione degli studenti non dipende soltanto da una percentuale. Occorre considerare il numero delle classi, gli spazi disponibili e le caratteristiche dell'offerta formativa.
Una scuola potrebbe avere margini per accogliere un nuovo alunno, mentre un'altra potrebbe aver raggiunto i limiti organizzativi previsti.
Il testo definitivo dovrà chiarire come la nuova disciplina interagirà con queste condizioni e con le procedure già utilizzate dagli istituti.
Le conseguenze per il personale docente
La presenza di studenti che stanno apprendendo l'italiano richiede un lavoro didattico capace di considerare differenti livelli di competenza.
I docenti possono trovarsi a dover adattare materiali, spiegazioni e attività, mantenendo gli obiettivi formativi previsti per la classe.
Il potenziamento dell'insegnamento linguistico annunciato dal Governo potrebbe incidere anche sull'organizzazione degli interventi di supporto.
Non è però possibile stabilire anticipatamente nuovi obblighi individuali, incarichi o modifiche dell'orario dei docenti senza conoscere la disciplina attuativa e le risorse effettivamente assegnate.
La questione delle risorse per l'insegnamento linguistico
Lo stanziamento annunciato di oltre 14 milioni di euro pone il tema della distribuzione delle risorse tra territori e istituzioni scolastiche.
L'insegnamento dell'italiano può richiedere personale qualificato, materiali didattici e tempi adeguati.
La disponibilità delle risorse dovrà essere collegata alle esigenze effettivamente rilevate e alle modalità organizzative previste.
La somma complessiva annunciata non consente ancora di determinare l'importo destinato a ciascuna scuola o il numero delle attività che potranno essere realizzate.
I corsi di italiano annunciati per alcuni genitori
Nel quadro delle misure illustrate dal ministro compare anche la previsione di corsi di lingua italiana per alcuni genitori di studenti stranieri.
L'intervento è stato collegato a situazioni caratterizzate da particolari difficoltà di apprendimento o comportamento degli alunni.
La formulazione definitiva dovrà chiarire destinatari, modalità di partecipazione ed eventuali conseguenze previste dalla disciplina.
Non sarebbe corretto affermare che tutti i genitori stranieri siano già obbligati a frequentare corsi di italiano. Le informazioni disponibili descrivono una proposta riferita a condizioni specifiche.
Il coinvolgimento delle famiglie
La collaborazione tra scuola e famiglia rappresenta un elemento importante nell'inserimento degli alunni.
Una comunicazione comprensibile consente ai genitori di conoscere gli orari, le attività, le esigenze didattiche e le indicazioni dell'istituto.
Le difficoltà linguistiche degli adulti possono rendere necessario l'utilizzo di strumenti di mediazione e di percorsi formativi.
Il coinvolgimento delle famiglie deve comunque essere distinto dalla valutazione delle competenze dello studente: le caratteristiche dei genitori non descrivono automaticamente il livello linguistico del figlio.
Il tema del velo integrale a scuola
Accanto al provvedimento sulla distribuzione degli studenti, il ministro ha annunciato un intervento riguardante il velo integrale negli ambienti scolastici.
Le dichiarazioni hanno richiamato specificamente burqa e niqab, indumenti che coprono completamente o quasi completamente il volto.
La questione deve essere distinta dal limite del 30%, perché riguarda un ambito normativo differente e richiede un'analisi delle disposizioni sull'identificazione personale, sulla libertà religiosa e sull'organizzazione degli ambienti scolastici.
La formulazione definitiva del divieto annunciato dovrà essere verificata prima di descriverne esattamente destinatari, ambito di applicazione e possibili eccezioni.
Che cosa bisogna attendere dal Consiglio dei ministri
L'esame governativo dovrà chiarire se il provvedimento verrà effettivamente approvato nella forma annunciata e quali disposizioni entreranno nel testo definitivo.
Gli aspetti principali da verificare comprendono il criterio linguistico, le condizioni di esclusione dal conteggio, le deroghe territoriali e il coordinamento tra le scuole.
Particolare attenzione dovrà essere rivolta alle risorse per i corsi di italiano e alle modalità di individuazione degli alunni interessati.
La comunicazione dell'approvazione rappresenterà un passaggio distinto dalla pubblicazione del testo normativo, necessaria per conoscerne con precisione la formulazione.
Che cosa cambia oggi per studenti e famiglie
Nella mattinata del 24 settembre 2026, le indicazioni disponibili riguardano un provvedimento ancora atteso all'esame del Governo.
Le famiglie non devono quindi interpretare le anticipazioni giornalistiche come un ordine individuale di trasferimento o come una modifica già comunicata delle iscrizioni scolastiche.
Le istituzioni scolastiche continueranno a operare secondo le disposizioni vigenti e dovranno eventualmente recepire le nuove misure attraverso gli strumenti e le indicazioni applicabili dopo l'approvazione.
Per comprendere gli effetti concreti sarà necessario esaminare il testo e i successivi chiarimenti amministrativi.
Una questione che riguarda l'organizzazione della scuola italiana
La proposta sul 30% nelle classi riporta al centro il rapporto tra accoglienza, apprendimento linguistico e distribuzione degli studenti.
Le anticipazioni descrivono un sistema che dovrebbe considerare soprattutto i nuovi arrivi, preservare le classi già costituite e prevedere deroghe nei territori nei quali non esistono alternative organizzative.
Il dibattito pubblico riguarda contemporaneamente la qualità dell'insegnamento e le garanzie previste per tutti gli alunni.
Il contenuto definitivo del decreto sarà determinante per comprendere se e come questi elementi troveranno una disciplina applicabile durante l'anno scolastico 2026-2027.
La parola a docenti, studenti e famiglie
Il provvedimento annunciato coinvolge un tema che riguarda quotidianamente le comunità scolastiche: la possibilità di garantire percorsi di apprendimento adeguati a studenti con competenze linguistiche differenti.
E voi, quali difficoltà incontrate nelle vostre scuole? Ritenete che servano soprattutto più corsi di italiano, maggiore coordinamento tra istituti oppure ulteriori strumenti didattici per i docenti? Raccontateci nei commenti le vostre esperienze, distinguendo le esigenze concrete delle classi dalle valutazioni sul provvedimento ancora in discussione.

