Scuola, 847 milioni per l’offerta formativa: cosa cambia davvero
Il contratto integrativo nazionale definitivo relativo al Fondo per il miglioramento dell'offerta formativa per l'anno scolastico 2025-2026 è stato sottoscritto il 10 agosto. L'accordo rende operative risorse complessive pari a 847,36 milioni di euro, destinate a finanziare attività aggiuntive, incarichi e funzioni che tengono insieme l'organizzazione quotidiana delle scuole italiane. Non è quindi una misura annunciata nella mattinata del 13 agosto, ma l'ultimo passaggio formale e operativo di una procedura che ora consente alle istituzioni scolastiche di ricevere e utilizzare le somme.
La cifra complessiva va letta con attenzione. 844,36 milioni di euro sono destinati alle voci ordinarie del Fondo, mentre ulteriori 3 milioni finanziano la continuità didattica e di servizio nelle scuole delle piccole isole. La firma non equivale automaticamente all'accredito immediato sul conto di ogni lavoratore: sblocca però il quadro contrattuale e finanziario necessario affinché le scuole possano liquidare i compensi per attività già svolte da docenti e personale ATA.
Che cos'è il Fondo per il miglioramento dell'offerta formativa
Il FMOF, sigla di Fondo per il miglioramento dell'offerta formativa, è una delle principali fonti di finanziamento della contrattazione integrativa delle scuole. Non finanzia genericamente gli stipendi ordinari, già regolati dal contratto nazionale e dai relativi cedolini, ma retribuisce attività ulteriori rispetto all'orario e agli incarichi di base. È il fondo che consente di dare copertura economica a una parte significativa del lavoro aggiuntivo che rende possibile l'offerta concreta di ogni istituto.
Nel linguaggio della scuola, l'offerta formativa non coincide soltanto con le lezioni curricolari. Comprende progetti, recuperi, potenziamenti, orientamento, attività legate al territorio, organizzazione didattica, inclusione, coordinamento e iniziative previste dal Piano triennale dell'offerta formativa. Perché queste attività possano essere svolte e retribuite servono risorse assegnate, criteri di riparto e contrattazione integrativa di istituto.
Il Fondo è quindi rilevante sia per il personale sia per gli studenti. Per docenti e ATA rappresenta la base economica per compensi accessori collegati a incarichi e prestazioni aggiuntive; per le famiglie e gli alunni incide indirettamente sulla continuità e sulla qualità dei servizi offerti. Un progetto di recupero, una funzione strumentale, la sostituzione di un collega assente o un incarico organizzativo hanno bisogno di una copertura nel contratto di istituto, oltre che di persone disponibili a svolgere il lavoro.
Le risorse ordinarie: 844,36 milioni di euro
La parte più consistente dell'accordo, pari a 844,36 milioni, riguarda le voci ordinarie del Fondo. Le somme vengono ripartite per alimentare strumenti che esistono da anni nella vita delle scuole, ma che assumono un peso decisivo soprattutto negli istituti più complessi, con più plessi, molte classi, alta mobilità del personale o necessità organizzative particolari.
Tra le componenti principali rientra il Fondo per l'istituzione scolastica, spesso indicato come FIS. È la quota che consente di retribuire numerose attività deliberate e contrattate a livello di singolo istituto: progetti, commissioni, collaborazioni organizzative, coordinamenti, prestazioni aggiuntive e altre iniziative previste dall'organizzazione interna. Non è una somma distribuita in modo uguale a ogni dipendente, ma un insieme di risorse che deve essere utilizzato secondo criteri definiti nella contrattazione integrativa.
Rientrano nel quadro finanziato anche le funzioni strumentali all'offerta formativa. Si tratta di docenti incaricati di seguire aree particolarmente importanti per la scuola, come inclusione, orientamento, continuità tra ordini scolastici, innovazione didattica, rapporti con il territorio, supporto al Piano dell'offerta formativa o coordinamento di progetti specifici. Gli incarichi variano da istituto a istituto, ma hanno in comune una responsabilità aggiuntiva rispetto al normale insegnamento.
Una quota rilevante riguarda gli incarichi specifici del personale ATA. Assistenti amministrativi, tecnici e collaboratori scolastici svolgono attività essenziali per il funzionamento degli istituti: gestione degli uffici, supporto ai laboratori, assistenza materiale, vigilanza, accoglienza, pratiche amministrative e organizzazione degli spazi. Gli incarichi specifici consentono di riconoscere compiti ulteriori o responsabilità particolari, secondo le esigenze individuate nella singola scuola.
Il finanziamento comprende inoltre le ore eccedenti per la sostituzione dei docenti assenti. È una voce molto concreta, perché riguarda la gestione quotidiana delle classi quando non sia possibile o opportuno ricorrere immediatamente a una supplenza. Le ore svolte oltre l'orario di cattedra, se autorizzate e organizzate secondo le regole previste, devono trovare una copertura economica. Il loro corretto finanziamento aiuta a garantire vigilanza e continuità didattica, evitando che le assenze si traducano automaticamente in vuoti organizzativi.
Perché la firma definitiva è un passaggio decisivo
Il contratto era già passato attraverso una fase di ipotesi di accordo, ma la sottoscrizione definitiva del 10 agosto rappresenta il passaggio che rende pienamente operativo il riparto delle risorse. Tra le due fasi intervengono controlli e verifiche di compatibilità economico-finanziaria, indispensabili per assicurare che gli impegni di spesa siano sostenibili e correttamente coperti. È un iter tecnico, spesso poco visibile fuori dalle segreterie e dalle organizzazioni sindacali, ma decisivo per trasformare una previsione di finanziamento in risorse effettivamente utilizzabili.
La differenza tra firma e pagamento resta fondamentale. Il CCNI definitivo stabilisce le risorse e i criteri generali; le scuole devono poi ricevere le assegnazioni, verificare le attività, completare gli atti amministrativi e procedere alla liquidazione. Per questo non è corretto promettere a tutti i lavoratori un accredito in una data identica e automatica. Tempi e procedure possono dipendere anche dalla situazione di ciascuna istituzione scolastica.
Il problema dei ritardi è noto a chi lavora nella scuola. Attività aggiuntive svolte durante l'anno possono essere liquidate a distanza di mesi, soprattutto quando il riparto nazionale arriva tardi o quando la gestione amministrativa coincide con i periodi più complessi dell'anno. La firma di agosto mira a ridurre questa distanza tra lavoro prestato e compenso, ma l'effetto concreto dipenderà dalla rapidità del trasferimento delle risorse e dalle procedure delle singole segreterie.
La richiesta dei sindacati: pagamenti entro agosto
Le organizzazioni sindacali hanno chiesto che le somme spettanti a docenti e personale ATA per le attività aggiuntive vengano liquidate entro il mese di agosto. La richiesta nasce dall'esigenza di evitare ulteriori rinvii dopo un anno scolastico già concluso e dopo una procedura nazionale durata molti mesi. Per chi ha svolto ore eccedenti, incarichi, progetti o funzioni retribuite con il Fondo, il pagamento non è un premio eventuale, ma il riconoscimento di un lavoro già effettuato.
La richiesta di celerità non deve essere confusa con gli arretrati o gli aumenti derivanti dal rinnovo del contratto nazionale. Si tratta di piani distinti: il FMOF riguarda i compensi accessori e le attività aggiuntive finanziate nelle scuole; il cedolino ordinario e le eventuali emissioni speciali legate al contratto nazionale seguono invece procedure diverse. Separare i due temi è importante per evitare aspettative sbagliate e per capire quale pagamento si stia effettivamente attendendo.
Per il personale, la verifica più utile resta quella delle attività formalmente assegnate e rendicontate. Non tutti hanno svolto gli stessi incarichi, non tutte le scuole hanno identiche disponibilità finanziarie e non tutte le liquidazioni possono seguire la medesima tempistica. Il compenso dipende da contrattazione, incarico, ore svolte e atti interni dell'istituto. La parola chiave è quindi trasparenza: i criteri devono essere conoscibili e le somme devono corrispondere alle attività effettivamente riconosciute.
I 3 milioni per le piccole isole
Accanto alle risorse ordinarie, il contratto prevede 3 milioni di euro destinati alla continuità nelle scuole delle piccole isole. Si tratta di una quota separata, pensata per contesti nei quali la distanza geografica, i collegamenti, la stagionalità e il turnover del personale possono rendere più difficile assicurare stabilità didattica e organizzativa.
La continuità nelle piccole isole non è un'esigenza astratta. La permanenza di docenti e ATA può essere condizionata da costi di viaggio, disponibilità di alloggi, tempi di spostamento e minore accessibilità dei servizi. Quando il personale cambia frequentemente, gli studenti e le famiglie possono risentire di interruzioni nella didattica, nella gestione degli uffici e nell'organizzazione scolastica. Le risorse aggiuntive intendono intervenire proprio su questa criticità.
Il riferimento alla continuità deve essere letto con precisione. I 3 milioni non risolvono da soli tutte le difficoltà logistiche delle scuole insulari, né sostituiscono le politiche sul reclutamento e sulla mobilità del personale. Rappresentano però un riconoscimento contrattuale della specificità di questi territori e consentono di introdurre strumenti economici mirati nel quadro dell'offerta formativa e dell'organizzazione del servizio.
Cosa può cambiare per docenti e ATA
Per i docenti, l'operatività del Fondo riguarda concretamente funzioni strumentali, coordinamenti, progetti, attività di recupero e potenziamento, ore eccedenti e altri incarichi retribuiti attraverso la contrattazione di istituto. Non significa che ogni attività scolastica venga automaticamente pagata dal FMOF: occorre che l'incarico sia previsto, autorizzato e finanziato. Il contratto nazionale integrativo stabilisce il quadro generale, mentre la contrattazione di scuola definisce come distribuire le risorse disponibili.
Per il personale ATA, il Fondo può finanziare incarichi specifici e attività aggiuntive legate all'organizzazione amministrativa, tecnica e ausiliaria. In un istituto, il lavoro ATA è spesso il punto di connessione tra didattica, servizi agli studenti, famiglie, sicurezza, laboratori e pratiche amministrative. Il riconoscimento economico degli incarichi ATA non è dunque un dettaglio contabile: riguarda funzioni che permettono alla scuola di restare aperta, organizzata e capace di rispondere alle esigenze quotidiane.
Il contratto non introduce una cifra uguale per tutti. La somma che può spettare al singolo dipendente varia in base agli incarichi svolti, alle ore effettivamente prestate, ai criteri sottoscritti nella scuola e alle disponibilità del fondo assegnato all'istituto. È essenziale evitare messaggi semplificati del tipo "847 milioni divisi tra tutti": le risorse hanno una destinazione vincolata e vengono distribuite attraverso diversi livelli di contrattazione e gestione.
Il ruolo delle scuole e delle segreterie
Una volta rese disponibili le risorse, le istituzioni scolastiche devono svolgere un lavoro amministrativo rilevante. Occorre verificare incarichi, delibere, attività, rendicontazioni, economie e compatibilità con il contratto integrativo di istituto. Le segreterie non ricevono una somma indistinta da distribuire liberamente: devono rispettare norme, criteri contrattuali e procedure contabili. È questo passaggio che collega il finanziamento nazionale alla concreta liquidazione dei compensi.
Per i dirigenti scolastici e per i direttori dei servizi generali e amministrativi, la fase di agosto può essere particolarmente delicata. Da un lato c'è l'esigenza di riconoscere rapidamente il lavoro svolto dal personale; dall'altro occorre garantire correttezza degli atti e tracciabilità delle spese. La velocità è importante, ma non può sostituire la regolarità amministrativa, soprattutto quando si tratta di fondi pubblici e di compensi destinati a lavoratori diversi per profilo e incarico.
Le rappresentanze sindacali unitarie e le organizzazioni territoriali mantengono un ruolo di controllo e confronto. La contrattazione integrativa non è un passaggio puramente formale: serve a stabilire criteri, priorità e modalità di utilizzo delle risorse. Quando funziona in modo trasparente, aiuta a evitare che i compensi dipendano da decisioni poco chiare e consente al personale di conoscere le condizioni economiche degli incarichi. Il dialogo interno resta quindi una parte decisiva dell'attuazione del Fondo.
Perché queste risorse incidono sulla vita quotidiana degli istituti
La cifra di 847,36 milioni può apparire lontana dalla vita di una singola scuola, ma si traduce in attività molto concrete. Un recupero pomeridiano, un progetto di orientamento, un coordinamento per l'inclusione, una sostituzione urgente, un laboratorio o un incarico amministrativo aggiuntivo hanno bisogno di personale disponibile. Senza compensi e senza risorse assegnate, il rischio è che molte iniziative dipendano esclusivamente dalla disponibilità volontaria dei lavoratori. Il Fondo riconosce invece che il lavoro aggiuntivo deve essere retribuito.
Il punto centrale non è soltanto "quanto" denaro arrivi alle scuole, ma "come" venga usato. Una ripartizione efficace deve rispondere ai bisogni reali dell'istituto, evitare dispersioni e rendere visibili le attività finanziate. In una scuola con forte presenza di studenti fragili, ad esempio, possono essere prioritari inclusione e recupero; in un istituto con più sedi, possono assumere rilievo coordinamento e organizzazione. L'autonomia scolastica trova qui uno dei suoi terreni più concreti.
Il contratto definitivo del 10 agosto non risolve tutti i problemi della scuola italiana: non interviene da solo su organici, precariato, edilizia, reclutamento o carichi burocratici. Sarebbe quindi scorretto presentarlo come una soluzione generale. Riguarda però un segmento essenziale dell'organizzazione scolastica, perché assicura la base finanziaria per retribuire prestazioni aggiuntive e per rendere operative scelte didattiche e organizzative già programmate. La sua utilità va valutata sul terreno della concretezza, non degli annunci.
Da oggi conta l'attuazione
La firma definitiva del CCNI sul Fondo per il miglioramento dell'offerta formativa mette a disposizione 847,36 milioni di euro: 844,36 milioni per le voci ordinarie e 3 milioni per le piccole isole. Il dato è certo; il passaggio successivo riguarda l'arrivo effettivo delle somme alle scuole, la gestione amministrativa e la liquidazione ai lavoratori che hanno svolto attività retribuite. Per docenti e ATA, il punto decisivo non è più soltanto la firma, ma il pagamento delle spettanze nei tempi richiesti.
La richiesta sindacale di chiudere le liquidazioni entro agosto risponde a un'esigenza semplice: il lavoro aggiuntivo svolto durante l'anno deve essere riconosciuto senza rinvii evitabili. Le scuole, però, dovranno conciliare questa urgenza con la correttezza delle procedure e con le diverse situazioni interne. Voi avete già ricevuto comunicazioni dalla vostra scuola su attività aggiuntive, incarichi o tempi di pagamento? Lasciate un commento: confrontare le esperienze può aiutare a capire come il FMOF 2025-2026 verrà tradotto, concretamente, nelle diverse realtà scolastiche.

