ScribeMe, l’AI di Mark Morad che aiuta i non vedenti a “vedere”
Durante un safari in Kenya, una ragazza di 16 anni ascolta attraverso un paio di occhiali intelligenti ciò che sta accadendo intorno a lei: quali animali sono presenti, dove si trovano, quanto sono distanti e che cosa stanno facendo. Per Karen Morad, che ha perso completamente la vista alcuni anni prima, quelle descrizioni diventano una maniera nuova di costruire mentalmente la scena. Dietro la tecnologia che le permette di vivere quell'esperienza c'è suo fratello, il ventenne egiziano Mark Morad, anche lui non vedente. È lui ad aver sviluppato ScribeMe, un'applicazione basata sull'intelligenza artificiale progettata specificamente per rendere più accessibili immagini, documenti e ambienti alle persone cieche e ipovedenti.
La storia di ScribeMe non nasce inizialmente dalla volontà di costruire un'impresa tecnologica internazionale. Nasce da un problema molto concreto incontrato da Mark quando era studente: riuscire a comprendere grafici, diagrammi, immagini, equazioni e altri elementi visivi contenuti nei materiali scolastici. Gli strumenti di lettura dello schermo potevano leggere il testo, ma davanti a molte informazioni grafiche non riuscivano a restituirgli ciò che una persona vedente avrebbe potuto osservare direttamente. Da quella difficoltà personale è iniziato un progetto che, nel giro di pochi anni, si è trasformato in un'app utilizzata da migliaia di persone in oltre 140 Paesi.
Mark Morad e una vita cambiata progressivamente dal 2018
Mark non è nato cieco. I primi problemi alla vista sono comparsi nel 2018, quando era ancora molto giovane. Gli accertamenti svolti in Egitto e all'estero non permisero inizialmente alla famiglia di avere una risposta semplice e definitiva. Ciò che divenne chiaro era però estremamente difficile da affrontare: una rara e incurabile condizione del nervo ottico avrebbe progressivamente compromesso la sua capacità visiva. Non venne indicato un calendario preciso entro il quale sarebbe avvenuta la perdita completa della vista.
Il processo fu infatti graduale. Per Mark il deterioramento durò quasi tre anni. Alla fine del 2021 era completamente cieco. È importante mantenere prudenza sul piano medico: nelle informazioni pubblicamente disponibili la patologia viene descritta come una rara condizione incurabile del nervo ottico, senza una denominazione diagnostica più specifica che permetta di attribuirle con sicurezza un nome preciso. La parte documentata della storia riguarda invece chiaramente le conseguenze: Mark, nato vedente, dovette imparare in pochi anni a studiare, muoversi e utilizzare la tecnologia senza affidarsi alla vista.
Anche la sorella Karen perde la vista
La stessa condizione ha coinvolto anche la sorella minore Karen Morad. Nel suo caso la perdita della vista è stata ancora più rapida: il deterioramento si è sviluppato nell'arco di circa sei mesi. Entro la fine del 2021 entrambi i fratelli erano diventati completamente ciechi. Karen aveva un'età nella quale la scuola, gli spostamenti e le prime esperienze di autonomia personale occupano una parte sempre più importante della quotidianità.
La famiglia si è trovata quindi a dover affrontare contemporaneamente la cecità di due figli. La madre, Marian Maurice, ha raccontato negli anni successivi quanto fosse stato difficile il primo periodo, anche per l'assenza di indicazioni chiare su come ricostruire la quotidianità. Il padre, Morad Sedky, ha seguito lo sviluppo successivo dei due ragazzi fino alla trasformazione di quella fase iniziale in una storia molto diversa: Mark impegnato nello sviluppo tecnologico e Karen diventata una delle utilizzatrici più dirette dell'applicazione creata dal fratello.
Il problema nasce tra fisica, chimica, grafici e diagrammi
Uno degli ostacoli più concreti incontrati da Mark riguarda l'istruzione. I software di lettura dello schermo sono strumenti fondamentali per l'accessibilità digitale, perché trasformano in voce o output braille le informazioni testuali presenti sul dispositivo. Il problema emerge quando il contenuto importante non è semplicemente scritto sotto forma di testo. Una pagina di fisica o chimica può contenere grafici, schemi, equazioni visuali, diagrammi e immagini che comunicano informazioni attraverso la disposizione spaziale degli elementi.
Mark si accorge che in molti di questi casi il suo screen reader non può restituirgli una descrizione sufficiente. Per capire ciò che compare nelle figure deve affidarsi a un'altra persona. È una dipendenza particolarmente frustrante per uno studente che vuole studiare autonomamente: poter leggere un paragrafo da soli ma dover interrompere il lavoro ogni volta che compare un grafico significa non possedere realmente la stessa libertà nell'accesso al materiale.
La domanda da cui nasce ScribeMe
Da questa esperienza prende forma un'idea semplice nella formulazione ma molto più difficile da realizzare tecnicamente: creare uno strumento capace di trasformare anche il contenuto visivo in informazioni accessibili. Non soltanto estrarre le parole scritte dentro un documento, ma descrivere immagini e altri elementi grafici in maniera sufficientemente dettagliata da permettere a una persona cieca di comprenderli.
Mark prova inizialmente a contattare sviluppatori impegnati all'estero su problemi simili. Non ricevendo le risposte che sperava, decide di imparare direttamente. Inizia così a studiare programmazione utilizzando tutorial disponibili online, compresi video su YouTube. È un passaggio centrale nella storia di ScribeMe: il suo creatore non parte da un percorso già consolidato come sviluppatore professionista, ma da un problema personale che lo porta progressivamente ad acquisire le competenze necessarie per tentare di risolverlo.
Programmare senza vedere lo schermo
Lo sviluppo presenta naturalmente difficoltà specifiche. Scrivere codice richiede grande precisione: un carattere errato, una parentesi dimenticata o un elemento scritto nel punto sbagliato può impedire il corretto funzionamento di un programma. Mark deve svolgere questo lavoro utilizzando strumenti di accessibilità e affidandosi all'output dello screen reader per orientarsi all'interno delle linee di codice.
È un dettaglio importante perché mostra come l'accessibilità digitale intervenga su due livelli della stessa storia. Da una parte ScribeMe nasce per rendere accessibili contenuti che altri strumenti non descrivevano adeguatamente; dall'altra Mark può svilupparla proprio perché tecnologie precedenti, come i lettori di schermo, gli permettono di utilizzare un computer e programmare senza vedere il monitor. L'innovazione non sostituisce quindi ciò che esisteva prima, ma si costruisce sopra una serie di strumenti assistivi già fondamentali.
Nel 2023 esiste già una versione funzionante
Gli sforzi iniziano a produrre risultati concreti rapidamente. Nel 2023 Mark dispone già di una versione funzionante dell'app. La prima incarnazione di ScribeMe è molto più concentrata sui documenti rispetto al prodotto attuale: deve aiutare una persona cieca a comprendere PDF, presentazioni PowerPoint e materiale contenente immagini difficili da interpretare attraverso un normale lettore di schermo.
Una delle funzioni sviluppate permette a ScribeMe di analizzare un documento e produrre descrizioni degli elementi grafici presenti. Il vantaggio ricercato è evidente soprattutto nei file complessi: anziché isolare manualmente una figura dopo l'altra e sottoporla singolarmente a un sistema di riconoscimento, l'app può lavorare sul documento nella sua interezza e restituire in forma accessibile una quantità maggiore di informazioni.
PDF e PowerPoint diventano il primo banco di prova
Il problema dei documenti scolastici rimane il primo vero caso d'uso di ScribeMe. Un PDF può apparire perfettamente leggibile a una persona vedente e allo stesso tempo risultare parzialmente inaccessibile attraverso uno screen reader. La differenza dipende da come è stato realizzato il documento, dalla presenza di testo alternativo per le immagini, dalla corretta struttura di titoli e tabelle e da molti altri elementi.
ScribeMe viene sviluppata per intervenire proprio sulle parti che richiedono un'interpretazione visiva. L'app può analizzare PDF e presentazioni, riconoscere il testo e produrre descrizioni degli elementi grafici. Le versioni più recenti sono progettate anche per preservare la struttura del contenuto distinguendo titoli, liste e tabelle, così che l'utente non riceva soltanto una lunga sequenza indistinta di parole.
Dall'esigenza personale a un progetto per altri utenti
Il passaggio decisivo avviene quando ciò che Mark aveva immaginato per risolvere un proprio problema comincia a mostrare utilità anche per altre persone cieche e ipovedenti. L'accessibilità dei documenti scolastici non riguarda infatti soltanto uno studente del Cairo. Presentazioni, dispense digitali, fotografie, grafici e file non adeguatamente strutturati costituiscono ostacoli ricorrenti in università, scuole e ambienti professionali di numerosi Paesi.
La prima versione pubblica permette al progetto di uscire dalla dimensione familiare. Già nel 2024 ScribeMe raggiunge utenti in decine di Paesi. Nel frattempo Mark entra alla American University in Cairo, dove prosegue il proprio percorso accademico con l'obiettivo di studiare informatica. L'app diventa contemporaneamente uno strumento, un progetto di sviluppo e il nucleo di una futura iniziativa imprenditoriale.
Il riconoscimento arrivato con l'hackathon del 2024
Un passaggio importante arriva nel 2024 attraverso una competizione dedicata alle tecnologie assistive basate sull'intelligenza artificiale. ScribeMe partecipa al Vodafone AI Assistive Tools Hackathon, iniziativa rivolta alla creazione di soluzioni destinate alle persone con disabilità. Alla competizione partecipano circa 200 gruppi e il progetto di Mark conquista il primo posto.
Il risultato non rimane un semplice premio da aggiungere al curriculum. La maggiore visibilità permette a ScribeMe di ampliare il team, favorisce l'arrivo di un cofondatore e sostiene lo sviluppo di funzioni che vanno oltre il problema originario dei documenti. Il progetto riceve inoltre altri riconoscimenti e viene selezionato per programmi di incubazione, creando condizioni più favorevoli alla sua trasformazione da prototipo sviluppato da uno studente a prodotto destinato a un pubblico internazionale.
ScribeMe comincia a osservare anche il mondo reale
L'evoluzione successiva cambia in maniera significativa le potenzialità dell'app. ScribeMe non si limita più a rendere accessibili documenti già presenti su un computer o uno smartphone. Attraverso la fotocamera del dispositivo può analizzare ciò che si trova davanti all'utente e fornire descrizioni dell'ambiente circostante.
È qui che l'uso dell'intelligenza artificiale diventa particolarmente evidente. La fotocamera acquisisce informazioni visive e il sistema cerca di trasformarle in una descrizione comprensibile attraverso l'audio. Un oggetto, un cartello, un prodotto, un ingresso o una scena possono così essere tradotti in parole. L'utente può inoltre formulare domande rispetto a ciò che la fotocamera sta osservando, rendendo l'interazione meno simile a una semplice fotografia descritta automaticamente e più vicina a un assistente contestuale.
Live Assist e le descrizioni continue dell'ambiente
Tra le funzioni più avanzate c'è Live Assist, progettata per fornire aggiornamenti continui mentre la scena cambia. Invece di richiedere necessariamente una nuova fotografia per ogni informazione, la modalità live mira ad accompagnare l'utente durante un'attività, descrivendo gli elementi rilevanti osservati dalla fotocamera.
Gli utilizzi indicati per Live Assist riguardano azioni molto concrete: individuare una porta, cercare un posto in un locale, riconoscere un prodotto, leggere un menu, trovare un oggetto smarrito o comprendere meglio un ambiente sconosciuto. Il valore della funzione non sta quindi nell'idea astratta di "far vedere" una persona cieca, espressione che richiede sempre le virgolette, ma nel convertire una parte dell'informazione visiva in un canale uditivo utilizzabile.
L'integrazione con gli occhiali intelligenti Meta
Uno dei passaggi che amplia maggiormente gli scenari d'uso è l'integrazione con gli smart glasses di Meta. La fotocamera montata sugli occhiali può diventare il punto di osservazione del sistema, mentre le descrizioni vengono fornite all'utente senza richiedere di tenere continuamente lo smartphone davanti a sé.
Per una persona cieca il vantaggio pratico delle mani libere è particolarmente evidente. La mano può restare disponibile per utilizzare il bastone bianco o per svolgere altre attività. Gli occhiali non sostituiscono naturalmente gli strumenti tradizionali di mobilità e orientamento: funzionano come un ulteriore livello informativo capace di descrivere alcuni elementi che la fotocamera e il sistema di intelligenza artificiale riescono a riconoscere.
Il safari in Kenya che mostra l'app in una situazione reale
È durante un viaggio in Kenya nel giugno 2026 che questa combinazione tra ScribeMe e occhiali intelligenti produce uno degli esempi più significativi dell'utilizzo dell'app. Karen partecipa a un safari e può ricevere una descrizione continua degli animali visibili attorno a lei.
Il sistema le comunica elementi come la presenza degli animali, la loro posizione approssimativa, la distanza e ciò che stanno facendo. Queste informazioni non restituiscono la vista dal punto di vista biologico, ma forniscono materiale sufficientemente ricco perché Karen possa immaginare la scena e seguire ciò che sta succedendo contemporaneamente alle persone che viaggiano con lei.
Quando Karen dice di essersi sentita come se potesse vedere
La reazione della ragazza spiega perché quell'esperienza abbia attirato tanta attenzione. Per Karen, che aveva perso la vista anni prima, ricevere in tempo reale informazioni su una scena complessa e dinamica come un safari significa ridurre la distanza tra ciò che accade davanti agli altri e ciò che lei può percepire attraverso la descrizione.
Parlare di tecnologia che permette di "vedere" richiede comunque precisione. ScribeMe non ripristina la funzione visiva e non è un dispositivo medico che cura la cecità. Il sistema interpreta immagini riprese da una fotocamera e le trasforma in informazioni linguistiche. L'esperienza soggettiva può essere molto intensa, come dimostra quella raccontata da Karen, ma il funzionamento rimane quello di una tecnologia assistiva basata sulla descrizione del mondo visivo.
Per Karen non è soltanto uno strumento da viaggio
L'utilità dell'app nella vita della sedicenne non si limita all'esperienza eccezionale di un safari. Karen utilizza ScribeMe anche in attività molto più ordinarie: può servirsene per trovare la propria aula, riconoscere negozi, scegliere un abito o accedere più facilmente ai materiali necessari per lo studio.
È proprio la dimensione quotidiana a mostrare meglio il potenziale della tecnologia assistiva. Un animale durante una vacanza rappresenta un'immagine suggestiva, ma attività come individuare un luogo corretto a scuola o distinguere tra due capi di abbigliamento sono azioni che si ripetono continuamente. Ridurre la necessità di chiedere assistenza in questi momenti può aumentare concretamente il grado di autonomia personale.
Venti lingue e l'attenzione particolare all'arabo
ScribeMe supporta oggi 20 lingue, secondo i dati comunicati sul servizio, e tra queste c'è l'arabo. Quest'ultimo elemento ha avuto un peso particolare nello sviluppo del progetto. Mark aveva infatti individuato nell'assenza di un supporto adeguato alla propria lingua uno dei limiti di diversi strumenti che aveva esaminato durante la ricerca di una soluzione.
L'arabo non rappresenta quindi un'aggiunta secondaria pensata dopo l'espansione dell'app, ma una delle caratteristiche che riflettono il contesto nel quale ScribeMe è nata. Per un prodotto dedicato all'accessibilità, la lingua è parte della funzione fondamentale: una descrizione visiva può essere tecnicamente accurata ma risultare molto meno utile se l'utente deve riceverla in una lingua nella quale non è completamente a proprio agio.
Dall'Egitto a oltre 140 Paesi
La diffusione geografica raggiunta dal progetto è notevole rispetto alle sue origini. Nel 2024 l'app contava già utilizzatori distribuiti in oltre cinquanta Paesi; nel 2026 il numero dichiarato è salito a oltre 140 Paesi, con migliaia di utenti. Sullo store Android, inoltre, l'applicazione ha superato la soglia delle 5.000 installazioni.
Questi dati non significano che ScribeMe abbia già raggiunto una diffusione paragonabile alle grandi piattaforme tecnologiche generaliste. Il dato significativo è diverso: un progetto nato da uno studente del Cairo per risolvere un problema incontrato con i propri materiali scolastici è riuscito a trovare utilizzatori in numerosi mercati internazionali e a trasformarsi in un prodotto distribuito sui principali ecosistemi mobili.
Disponibile su iPhone, Android e dispositivi compatibili
Nel 2026 ScribeMe è disponibile sia nell'ecosistema Apple sia su Android. Può quindi essere utilizzata attraverso smartphone e tablet compatibili e, per alcune funzioni, attraverso l'integrazione con gli occhiali intelligenti. Il modello prevede il download gratuito accompagnato dalla presenza di acquisti o abbonamenti per funzionalità aggiuntive.
La disponibilità multipiattaforma è particolarmente importante nel campo dell'accessibilità, perché limitare un servizio a un unico dispositivo significherebbe escludere automaticamente una parte significativa del pubblico. Allo stesso tempo, caratteristiche, prezzi e funzioni possono differire tra piattaforme o cambiare con gli aggiornamenti, perciò la presenza dell'app in uno store non implica necessariamente che ogni funzione sia disponibile nello stesso modo su qualsiasi dispositivo.
Il modello gratuito e le funzioni a pagamento
L'app può essere scaricata gratuitamente, mentre una parte delle caratteristiche avanzate è disponibile attraverso formule premium. Nel quadro commerciale illustrato durante l'espansione internazionale del servizio sono state indicate formule di abbonamento, mentre nei diversi store possono comparire piani e prezzi differenti in base alla piattaforma e al Paese.
È un elemento rilevante perché le tecnologie assistive devono confrontarsi con un equilibrio delicato tra accessibilità economica e sostenibilità dello sviluppo. Sistemi basati sull'intelligenza artificiale possono generare costi operativi per elaborazione, infrastruttura e manutenzione; allo stesso tempo, gli utenti ai quali sono destinati non dovrebbero trovarsi davanti a una nuova barriera proprio nello strumento costruito per rimuoverne altre. Il modello di ScribeMe tenta di conciliare questi due aspetti mantenendo un accesso gratuito e affiancandogli opzioni aggiuntive.
Non solo immagini: OCR e documenti complessi
Le versioni più recenti dell'app continuano a sviluppare anche il nucleo originario dedicato ai documenti. Attraverso tecnologie OCR, cioè riconoscimento ottico dei caratteri, ScribeMe può estrarre testo da contenuti digitali e immagini in numerose lingue. A questo si aggiungono funzioni pensate per descrivere immagini, grafici e altri elementi presenti all'interno dei file.
L'utente può inoltre interagire con il contenuto ponendo domande e richiedendo sintesi o chiarimenti. Per uno studente non vedente il risultato potenziale è un'esperienza molto diversa dalla semplice lettura lineare di un documento: non soltanto ascoltare le parole, ma ottenere informazioni su una figura e interrogare il materiale per comprenderne meglio la struttura.
Snap & Scribe porta l'AI nelle fotografie
Un'altra funzione, denominata Snap & Scribe, permette di utilizzare una fotografia scattata sul momento o già presente nella galleria per ricevere una descrizione dettagliata. L'oggetto può essere un'etichetta, un ambiente, un prodotto o un'immagine personale. Dopo la prima descrizione l'utente può formulare domande aggiuntive relative alla fotografia.
Questa modalità mostra uno dei cambiamenti principali introdotti dall'AI multimodale: non è più necessario limitarsi al riconoscimento di testo stampato. Il sistema tenta di interpretare la scena nel suo complesso e di restituirne una rappresentazione linguistica. Per un utente cieco ciò può significare accedere a una quantità di informazioni visive che altrimenti richiederebbero l'intervento di un'altra persona.
La possibilità di descrivere anche i video
Il progetto si è esteso inoltre alla descrizione audio dei video. L'obiettivo è analizzare contenuti presenti nella galleria personale o provenienti da piattaforme digitali e aggiungere informazioni che descrivano ciò che accade visivamente. È un'area particolarmente rilevante perché una grande quantità di comunicazione contemporanea passa ormai attraverso contenuti audiovisivi brevi o lunghi.
Per una persona cieca, ascoltare soltanto l'audio originale di un video può non essere sufficiente. Se una parte fondamentale della storia viene comunicata attraverso un gesto, una scritta, un cambiamento di scena o un elemento che nessuno dei protagonisti verbalizza, quel passaggio rimane invisibile anche dal punto di vista informativo. La descrizione audio cerca precisamente di colmare questo vuoto.
L'indipendenza è il filo che collega tutte le funzioni
Dietro la varietà delle caratteristiche tecniche rimane un obiettivo comune: aumentare l'indipendenza dell'utilizzatore. È lo stesso problema che aveva spinto Mark a cominciare: non voleva dover chiedere continuamente a un'altra persona di spiegargli un'immagine contenuta in un documento scolastico.
La stessa logica ritorna quando Karen sceglie un vestito, cerca un'aula o riconosce un negozio. La tecnologia non elimina il valore dell'assistenza umana, né rende superflui gli altri strumenti utilizzati dalle persone cieche, ma offre una possibilità aggiuntiva: decidere in quali circostanze chiedere aiuto e in quali provare a ottenere autonomamente l'informazione necessaria.
Perché gli occhiali non sostituiscono il bastone bianco
La combinazione tra fotocamera e intelligenza artificiale può sembrare, osservata dall'esterno, un possibile sostituto dei tradizionali strumenti di mobilità. Non è così che va interpretata. Lo stesso vantaggio dell'integrazione con gli occhiali Meta viene descritto anche in relazione alla possibilità di lasciare libere le mani proprio per continuare a utilizzare il bastone.
Il bastone bianco, le competenze di orientamento e mobilità e gli altri ausili conservano funzioni specifiche che una descrizione generata dall'AI non può semplicemente cancellare. ScribeMe aggiunge informazioni relative alla scena, ma il fatto che un sistema identifichi una porta o descriva un oggetto non significa che possa garantire da solo la sicurezza di ogni spostamento.
L'intelligenza artificiale resta fallibile
La forza della storia di ScribeMe non deve portare a ignorare un limite fondamentale di qualsiasi sistema simile: l'intelligenza artificiale può sbagliare. Il riconoscimento di un oggetto può essere influenzato dalla luce, dalla posizione della fotocamera, dalla qualità dell'immagine, dalla distanza o dalla complessità della scena. Anche una descrizione grammaticalmente convincente può contenere un errore.
Questa cautela è particolarmente importante quando l'applicazione viene utilizzata in situazioni nelle quali un'informazione inesatta potrebbe avere conseguenze pratiche. Uno strumento di assistenza visiva può contribuire all'autonomia, ma non dovrebbe essere interpretato come garanzia assoluta dell'ambiente circostante. Il valore della tecnologia cresce quando l'utente conosce sia ciò che può fare sia i suoi margini di errore.
Il ruolo centrale dell'utente nella progettazione
Uno degli aspetti più particolari di ScribeMe è che il suo principale sviluppatore conosce direttamente il problema che vuole affrontare. Mark utilizza personalmente tecnologie di accessibilità e vive la quotidianità senza vista. Questa esperienza gli permette di osservare con immediatezza ostacoli che potrebbero essere meno evidenti per uno sviluppatore vedente.
Ciò non significa che una persona con una determinata disabilità possa automaticamente progettare il prodotto perfetto per tutti gli altri utenti con la stessa condizione. Le esigenze possono essere molto differenti. Significa però che il punto di partenza del progetto è fortemente legato all'esperienza reale d'uso: il primo problema risolto da ScribeMe era un problema che il suo creatore incontrava personalmente ogni volta che cercava di studiare un documento con componenti grafiche.
Dal ragazzo che chiedeva spiegazioni a uno sviluppatore universitario
Il cambiamento avvenuto nel giro di pochi anni è notevole. Dopo la perdita completa della vista, Mark aveva temuto che il progetto di studiare informatica fosse diventato molto più difficile da realizzare. Nel 2024 è entrato come studente alla American University in Cairo e ha continuato parallelamente a sviluppare ScribeMe.
L'app è così diventata anche il ponte tra le difficoltà incontrate durante gli anni di scuola e il percorso che Mark aveva inizialmente desiderato. Il ragazzo che dipendeva da altre persone per capire un grafico ha iniziato a costruire strumenti destinati a rendere quello stesso tipo di informazione più accessibile a studenti e professionisti in altri Paesi.
La trasformazione in impresa
Con la crescita del progetto, ScribeMe ha progressivamente assunto anche una dimensione imprenditoriale. I riconoscimenti ottenuti nelle competizioni hanno facilitato la formazione di un team e l'accesso a programmi dedicati allo sviluppo. Nel 2026 è stata inoltre costituita una società collegata al progetto, segnando un ulteriore passaggio verso una struttura commerciale più definita.
La trasformazione in azienda tecnologica comporta sfide differenti rispetto alla creazione di un prototipo. Non basta sviluppare una funzione utile: occorre mantenerla, aggiornare le applicazioni, gestire la distribuzione sugli store, sostenere i costi dell'infrastruttura, fornire assistenza agli utenti e adattare il servizio a sistemi operativi e dispositivi che cambiano continuamente.
La storia di ScribeMe parla soprattutto di un problema concreto
È facile leggere la vicenda esclusivamente come una storia di resilienza personale, ma fermarsi a questo livello rischierebbe di oscurare ciò che rende ScribeMe realmente interessante. L'app non acquista valore perché il suo sviluppatore è cieco e ha superato un momento difficile; acquista valore nella misura in cui riesce a rispondere a problemi concreti incontrati da persone che hanno bisogno di accedere a informazioni visive.
Un documento senza descrizione di un grafico rimane inaccessibile indipendentemente dalla determinazione dello studente che prova a leggerlo. Un'etichetta non riconoscibile rimane un ostacolo. Un video privo di descrizione può lasciare fuori parte del suo pubblico. La tecnologia interviene precisamente su queste barriere e sposta l'attenzione dall'idea che la persona debba semplicemente "adattarsi" alla necessità di progettare strumenti e contenuti più utilizzabili.
Il safari di Karen diventa il simbolo di un progetto molto più ampio
L'immagine di Karen durante il safari in Kenya rimane probabilmente la rappresentazione più immediata del progetto. Una sedicenne cieca ascolta la descrizione degli animali intorno a lei attraverso un sistema creato dal proprio fratello, anche lui cieco. È una scena capace di rendere comprensibile in pochi secondi ciò che l'app prova a realizzare.
Ma la rilevanza di ScribeMe si trova altrettanto nei momenti meno spettacolari: un PDF di chimica, un grafico, l'ingresso di una scuola, un vestito da scegliere, una fotografia ricevuta da un amico. È proprio nella ripetizione di queste piccole esigenze che l'accessibilità può incidere maggiormente sulla vita quotidiana.
Una tecnologia che traduce le immagini in parole
Definire ScribeMe come un'app che permette ai non vedenti di "vedere" funziona dal punto di vista narrativo, ma il meccanismo reale è più preciso e forse ancora più interessante. L'app non ricrea la vista: traduce una parte delle informazioni raccolte dalla fotocamera in linguaggio, utilizzando l'AI per individuare elementi della scena e descriverli.
Il passaggio da immagine a parola permette all'utente di costruire mentalmente una rappresentazione dell'ambiente. Nel safari di Karen questo significa conoscere animali, distanze e movimenti; davanti a un documento significa sapere che cosa mostra un grafico; in un negozio può voler dire distinguere un prodotto. La stessa architettura tecnologica assume quindi significati differenti a seconda del contesto.
La buona notizia non è che l'AI abbia eliminato la cecità
Raccontare correttamente questa storia significa evitare un equivoco: l'AI non ha restituito biologicamente la vista a Mark o Karen. La loro cecità rimane. ScribeMe è uno strumento assistivo e il suo valore consiste nell'aumentare la quantità di informazioni alla quale possono accedere e, in determinate situazioni, il livello di autonomia con cui possono farlo.
È proprio questa distinzione a rendere la vicenda più concreta. Non serve attribuire alla tecnologia capacità miracolose per riconoscere il risultato ottenuto. Un'app capace di aiutare una studentessa cieca a trovare la propria aula, scegliere un outfit, comprendere un documento e ascoltare la descrizione degli animali durante un safari possiede già un'utilità misurabile senza bisogno di trasformarla in una cura che non è.
Da una difficoltà scolastica a migliaia di utenti
La traiettoria di Mark Morad può essere riassunta attraverso una trasformazione particolarmente netta. Nel 2021 perde completamente la vista. Negli anni della scuola incontra ostacoli nell'accesso a grafici e immagini. Impara a programmare attraverso risorse online. Nel 2023 dispone di un'app funzionante. Nel 2024 conquista un importante hackathon dedicato alle tecnologie assistive. Nel 2026 ScribeMe è utilizzata da migliaia di persone distribuite in oltre 140 Paesi e può funzionare anche attraverso occhiali intelligenti.
È una crescita rapida, ma non improvvisa. Tra il primo prototipo e l'attuale assistente AI ci sono anni di sviluppo, competizioni, collaborazioni e ampliamento delle funzioni. La versione originaria concentrata sui documenti non è stata abbandonata: è diventata uno dei componenti di un servizio più ampio che tenta di intervenire tanto sull'accessibilità digitale quanto sulla comprensione dell'ambiente fisico.
La sorella che diventa una delle prove più importanti del progetto
Nel percorso di ScribeMe, Karen occupa una posizione particolare. Condivide con Mark la stessa esperienza di perdita della vista ma appartiene a un momento differente della vita e utilizza l'app per esigenze proprie. Il fatto che possa servirsene a scuola, durante lo shopping, per scegliere i vestiti o in viaggio permette di osservare il prodotto attraverso casi d'uso diversi da quelli che avevano originariamente portato Mark a svilupparlo.
Il legame familiare rende naturalmente la storia molto forte dal punto di vista emotivo, ma non dovrebbe sostituire la valutazione concreta dello strumento. La parte interessante è che le funzioni create da Mark Morad per affrontare le proprie barriere digitali sono riuscite a diventare utili anche alla sorella e, successivamente, a migliaia di utilizzatori che non appartengono alla loro famiglia e vivono in Paesi differenti.
Una storia egiziana diventata internazionale
ScribeMe nasce al Cairo, dalla quotidianità di una famiglia egiziana e da difficoltà sperimentate all'interno del sistema scolastico da uno studente diventato cieco. Anche il supporto all'arabo porta con sé questa origine. La successiva crescita internazionale non cancella il contesto di partenza, ma lo trasforma in uno degli elementi distintivi del progetto.
Il fatto che oggi l'app raggiunga utenti in oltre 140 Paesi dimostra quanto alcune barriere digitali siano condivise al di là del luogo nel quale vengono incontrate per la prima volta. Un grafico privo di descrizione può essere un problema al Cairo come a Londra o Roma. Lo stesso vale per un'immagine pubblicata online senza un testo alternativo utile o per un ambiente nel quale gran parte delle informazioni è comunicata esclusivamente attraverso segnali visivi.
Il futuro si misurerà sull'affidabilità, non soltanto sulla storia personale
Il successo futuro di ScribeMe dipenderà inevitabilmente dalla qualità del prodotto. La storia di Mark e Karen può attirare attenzione e spiegare con forza perché l'app sia nata, ma un servizio assistivo utilizzato quotidianamente deve soprattutto essere affidabile, rapido, accessibile e capace di evolversi con le esigenze degli utenti.
Sarà importante anche il modo in cui verranno gestiti i limiti dell'AI generativa e multimodale. In un'app generalista un errore nella descrizione di una fotografia può essere semplicemente fastidioso; in una tecnologia sulla quale una persona fa affidamento per comprendere il proprio ambiente, precisione e chiarezza diventano aspetti ancora più delicati. Crescita del numero di utenti e ampliamento delle funzioni dovranno quindi procedere insieme alla capacità di rendere comprensibili anche i limiti del sistema.
Quando una barriera personale diventa un problema da progettare diversamente
La vicenda di Mark Morad mostra soprattutto un cambio di prospettiva. Davanti all'impossibilità di leggere autonomamente un grafico, la risposta iniziale avrebbe potuto essere accettare di dipendere sempre da qualcuno che lo descrivesse. Mark ha invece trattato quell'ostacolo come un problema tecnico sul quale era possibile lavorare.
Non tutte le barriere possono essere eliminate con un'app e non ogni soluzione tecnologica funziona nello stesso modo per tutti. Ma nel caso di ScribeMe il risultato è concreto: da una difficoltà sperimentata personalmente è nato uno strumento distribuito a livello internazionale, progettato per rendere immagini e documenti più comprensibili alle persone che non possono accedervi visivamente.
Dal buio di una diagnosi incerta a un safari raccontato dall'AI
Tra il 2018 e il 2021, Mark e la sua famiglia hanno vissuto la progressiva perdita della vista senza sapere inizialmente con precisione quanto rapidamente sarebbe avanzata. Pochi anni dopo, lo stesso ragazzo utilizza occhiali intelligenti e software che ha contribuito a creare per trasformare ciò che una fotocamera osserva in informazioni accessibili. Sua sorella può utilizzare quel sistema durante una lezione, davanti a un negozio o in mezzo alla savana.
È qui che la storia assume il significato di una vera buona notizia: non perché una difficoltà grave sia magicamente scomparsa, ma perché una parte delle barriere costruite intorno a quella difficoltà è diventata affrontabile in un modo nuovo. Mark e Karen continuano a essere ciechi; ciò che è cambiato è la quantità di strumenti con i quali possono interagire con informazioni che prima rimanevano fuori dalla loro portata.
ScribeMe e una domanda che riguarda il futuro dell'accessibilità
Oggi ScribeMe è ancora un progetto giovane rispetto alla storia delle grandi tecnologie assistive, ma la sua crescita pone una domanda molto concreta: quanto può cambiare l'autonomia delle persone cieche quando i sistemi di intelligenza artificiale diventano capaci di interpretare in tempo reale una quantità sempre maggiore di contenuti visivi?
La risposta non può essere affidata soltanto all'entusiasmo. Serviranno affidabilità, prezzi sostenibili, tutela dei dati, compatibilità con più dispositivi e un confronto continuo con gli utenti non vedenti. Ma l'esperienza di Mark Morad mostra già un possibile percorso: utilizzare l'AI non per creare un effetto spettacolare, ma per affrontare attività estremamente concrete che vanno dalla lettura di un grafico all'individuazione di una porta.
La tecnologia più significativa è quella che restituisce possibilità di scelta
Forse il punto più importante della storia di ScribeMe non è la descrizione di un elefante durante un safari, per quanto evocativa possa essere quell'immagine. È la possibilità di scegliere. Scegliere se studiare un documento senza aspettare qualcuno che descriva le figure. Scegliere un vestito. Cercare un'aula. Capire cosa compare in una fotografia. Esplorare un ambiente ricevendo informazioni aggiuntive mentre si continua a utilizzare il proprio bastone.
Per Mark il progetto è iniziato proprio dal desiderio di non dover dipendere sempre da qualcun altro per comprendere un contenuto visivo. Nel 2026 quella stessa idea è diventata un'app disponibile su smartphone e dispositivi indossabili e utilizzata da migliaia di persone in numerosi Paesi. Non elimina la necessità dell'assistenza umana e non rende infallibile l'interpretazione dell'ambiente, ma offre un'opzione che prima non esisteva in quella forma.
Da Mark a Karen, una storia che continua oltre l'app
La fotografia più forte rimane quella di due fratelli che hanno perso completamente la vista entro la fine del 2021 e che, pochi anni dopo, utilizzano la tecnologia in un modo che allora difficilmente avrebbero potuto prevedere. Mark ha trasformato un ostacolo scolastico nel punto di partenza di un'impresa; Karen è diventata una delle persone che possono sperimentare direttamente il risultato di quel lavoro.
Nel raccontare questa vicenda non serve parlare di miracoli. È sufficiente ciò che è realmente accaduto: un ragazzo egiziano diventato cieco ha imparato a programmare, ha costruito un primo strumento per rendere accessibili i propri documenti, lo ha sviluppato fino a integrarlo con fotocamere e occhiali intelligenti e lo ha portato a migliaia di utenti in oltre 140 Paesi. Tra questi utenti c'è anche sua sorella, che durante un safari in Kenya ha potuto ascoltare in tempo reale ciò che accadeva davanti ai suoi occhi.
È una storia nella quale intelligenza artificiale e accessibilità si incontrano su problemi concreti, senza cancellare i limiti né la necessità di continuare a migliorare gli strumenti disponibili. Ed è proprio qui che il caso ScribeMe merita attenzione: non per promettere una tecnologia capace di sostituire la vista, ma per mostrare quanto possa cambiare l'esperienza quotidiana quando informazioni prima esclusivamente visive diventano accessibili anche attraverso altri sensi. Voi usereste un assistente AI di questo tipo nella vita quotidiana se ne aveste bisogno? Raccontateci nei commenti quale applicazione di ScribeMe vi sembra più significativa e quali altri ostacoli vorreste vedere affrontati dalle tecnologie dedicate all'accessibilità.

