Salmonella negli USA, 345 casi legati a peperoncini jalapeño dal Messico
Le autorità sanitarie statunitensi hanno confermato che 345 persone in 27 Stati sono state contagiate da un'epidemia di Salmonella Javiana, riconducibile a peperoncini jalapeño freschi coltivati nello Stato messicano di Sinaloa e distribuiti negli Stati Uniti da un'azienda californiana. Trentasei persone sono state ricoverate in ospedale, senza alcun decesso registrato finora.
La fonte del contagio identificata dagli investigatori
Secondo l'aggiornamento congiunto diffuso il 5 agosto da CDC (Centers for Disease Control and Prevention) e FDA (Food and Drug Administration), le indagini di tracciabilità hanno individuato un singolo produttore agricolo nello Stato di Sinaloa, in Messico, quale fonte più probabile della contaminazione. I peperoncini venivano importati negli Stati Uniti dalla Coast Citrus Distributors, con sede in California, che li distribuiva a grossisti, ristoranti e aziende di catering in tutto il Paese.
Il legame con le catene di ristorazione messicana
Tra le 191 persone contagiate interpellate dagli investigatori, 177, pari al 93%, hanno dichiarato di aver mangiato in un ristorante di cucina messicana prima di manifestare i sintomi dell'infezione, con specifico riferimento alle catene Chipotle Mexican Grill e QDOBA. Gli inquirenti hanno individuato complessivamente 27 focolai distinti presso locali di queste due catene, distribuiti in sette diversi Stati americani.
La cronologia dei contagi
I primi casi di malattia sono stati registrati a partire dal 19 giugno, con un'evoluzione che si è protratta fino al 20 luglio. Le persone coinvolte hanno un'età compresa tra meno di un anno e 85 anni, con un'età media di circa 30 anni, un dato che testimonia come l'epidemia abbia colpito trasversalmente fasce di popolazione molto diverse tra loro.
Le azioni correttive intraprese dalle catene coinvolte
Dopo essere state informate dell'epidemia, entrambe le catene di ristorazione hanno agito rapidamente: Chipotle ha cambiato fornitore per i propri locali coinvolti a partire dal 20 luglio, mentre QDOBA ha smesso di utilizzare peperoncini jalapeño dal 28 luglio, rimuovendoli completamente dai propri menu. Proprio per questo motivo, CDC e FDA hanno chiarito di non ritenere che esista più un rischio concreto in corso presso questi specifici locali.
Un dettaglio da monitorare: la resistenza agli antibiotici
Un aspetto che gli esperti stanno seguendo con particolare attenzione riguarda l'analisi genetica dei campioni prelevati dai pazienti: se la maggior parte dei batteri coinvolti risponde normalmente agli antibiotici standard, due casi specifici presentano invece un profilo di resistenza che potrebbe limitare significativamente le opzioni terapeutiche disponibili, qualora quei pazienti dovessero sviluppare complicazioni più gravi legate all'infezione.
I sintomi da riconoscere e quando rivolgersi al medico
L'infezione da Salmonella si manifesta generalmente con diarrea, febbre e crampi addominali, comparendo tra le 12 e le 72 ore dopo l'esposizione al batterio, con sintomi che di norma durano dai quattro ai sette giorni. Bambini sotto i cinque anni, persone sopra i 65 anni e individui con sistema immunitario compromesso presentano un rischio più elevato di sviluppare forme gravi dell'infezione.
Le raccomandazioni per distributori e ristoratori
Le autorità sanitarie raccomandano a distributori, ristoranti e aziende di ristorazione che abbiano ricevuto peperoncini jalapeño richiamati dalla Coast Citrus Distributors di pulire e disinfettare accuratamente qualsiasi superficie o contenitore che sia venuto a contatto con il prodotto, oltre a verificare con il proprio fornitore l'effettiva origine dei peperoncini utilizzati.
Un'indagine ancora aperta, con numeri probabilmente sottostimati
Le stesse autorità sanitarie sottolineano come il numero reale di persone contagiate sia probabilmente superiore a quello ufficialmente riportato, poiché molte persone tendono a guarire spontaneamente senza mai sottoporsi a un test diagnostico specifico, e considerato che possono generalmente trascorrere dalle tre alle quattro settimane prima che un nuovo caso venga formalmente collegato all'epidemia in corso.
Un monito sulla sicurezza della filiera alimentare internazionale
Questa epidemia conferma ancora una volta quanto la sicurezza alimentare richieda una sorveglianza costante lungo l'intera filiera produttiva internazionale, dalla coltivazione fino alla distribuzione finale nei ristoranti, un sistema di controlli che risulta tanto più complesso quanto più lunghe e articolate diventano le catene di approvvigionamento globali dei prodotti alimentari freschi.

Nota: questo articolo ha finalità informativa su un'emergenza di sicurezza alimentare statunitense. In caso di sintomi gastrointestinali persistenti, è sempre bene rivolgersi al proprio medico.
