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Roccella Jazz 2026 al via: tre giorni tra contaminazioni e memoria

Prende il via oggi, sabato 29 agosto 2026, la quarantaseiesima edizione del Roccella Jazz Festival - Rumori Mediterranei, uno degli appuntamenti musicali più longevi e riconoscibili della Calabria. Fino a lunedì 31 agosto il Teatro al Castello di Roccella Jonica ospiterà sei concerti distribuiti in tre serate, con un programma costruito attorno all'incontro tra jazz, musica antica, tango, afrobeat, elettronica, gospel, soul e canzone d'autore italiana. La manifestazione, nata nel 1981, torna così a proporre una delle caratteristiche che ne hanno definito nel tempo l'identità: considerare il jazz non come un linguaggio chiuso, ma come un terreno sul quale culture, repertori e generazioni artistiche differenti possono incontrarsi.
L'edizione 2026 porta il titolo "The kids aren't alright" e affida alla musica anche una funzione di lettura del presente. La formula rovescia volutamente il titolo "The Kids Are Alright" degli Who, ma il riferimento ai "kids" non deve essere interpretato in maniera strettamente anagrafica. Non si tratta, cioè, di un festival costruito esclusivamente intorno ai problemi delle nuove generazioni. Il concetto è più ampio: i "kids" sono simbolici e diventano una chiave per interrogare responsabilità, contraddizioni e disfunzioni dei sistemi decisionali contemporanei. Il programma musicale diventa così parte di un progetto che punta a mettere in relazione patrimonio e presente, memoria e innovazione.

Roccella Jazz arriva alla sua 46ª edizione

La storia di Rumori Mediterranei comincia nel 1981. Da allora il festival ha costruito una propria identità puntando sulla produzione originale, sul dialogo fra le culture del Mediterraneo e sulla capacità del jazz di modificarsi entrando in contatto con altri linguaggi. La quarantaseiesima edizione prosegue esattamente lungo questa direttrice: il programma non presenta soltanto concerti jazz nel senso più tradizionale del termine, ma progetti nei quali l'improvvisazione incontra repertori medievali, ritmi africani, tango argentino, soul americano e canzone italiana.
A guidare artisticamente l'edizione è Mirko Onofrio. Il cartellone delle tre serate è organizzato come un percorso progressivo: il 29 agosto mette in comunicazione composizione contemporanea e musica antica; il 30 allarga lo sguardo verso afrobeat, world music, gospel e soul; il 31 chiude la manifestazione collegando l'esperienza trentennale degli Aires Tango alla produzione originale dedicata a Lucio Dalla con Brunori Sas, Stefano Di Battista e la RoccellArkestra.
L'elemento che tiene insieme proposte così differenti è la contaminazione musicale. A Roccella, questa parola non indica semplicemente la sovrapposizione di generi diversi: significa utilizzare repertori, strumenti e tradizioni come materiali da rielaborare. Il jazz svolge quindi una funzione di collegamento, lasciando spazio all'improvvisazione e alla trasformazione anziché chiedere ai musicisti di adeguarsi a un'unica forma.

"The kids aren't alright": cosa significa davvero il titolo del 2026

Il titolo "The kids aren't alright" è uno degli elementi più caratterizzanti dell'edizione. La scelta parte da una formula culturalmente riconoscibile e la rovescia. Ma il significato attribuito dal festival va oltre il gioco di parole musicale: il riferimento ai "kids" è esplicitamente simbolico e punta alle dinamiche di responsabilità e governo del mondo contemporaneo.
La lettura proposta è dunque quella di un presente attraversato da fragilità, contraddizioni e disfunzioni che non riguardano soltanto i giovani. Il festival evita così di trasformare il titolo in una semplice diagnosi generazionale. La domanda implicita riguarda piuttosto chi prende decisioni, il modo in cui le società affrontano le trasformazioni e la capacità dei linguaggi culturali di osservare criticamente ciò che accade.
All'interno di questa impostazione la musica viene considerata non soltanto come intrattenimento, ma come possibile spazio di consapevolezza. Naturalmente i concerti restano il cuore dell'evento e non vengono trasformati in lezioni o manifesti politici. È la costruzione stessa del programma a svolgere la funzione interpretativa: repertori molto lontani nel tempo e nello spazio vengono accostati, modificati e fatti dialogare, mostrando attraverso il suono quanto il presente sia composto da stratificazioni.

Sei concerti in tre sere al Teatro al Castello

Il programma principale del Roccella Jazz 2026 si concentra nelle serate del 29, 30 e 31 agosto al Teatro al Castello. Ogni giornata prevede due concerti: il primo con inizio alle 21:15, il secondo alle 22:30. Si passa dall'Eleonora Strino Quartet a Daniele Sepe con Micrologus, dai Sunbörn a Karima, fino agli Aires Tango e all'appuntamento conclusivo dedicato a Lucio Dalla.
La scelta di limitare il cartellone serale a sei progetti consente di leggere con chiarezza la struttura artistica della manifestazione. Non è un programma costruito semplicemente sommando nomi noti. Ciascuna serata mette fianco a fianco due modi differenti di affrontare il rapporto fra jazz e altri repertori: composizione contemporanea e Medioevo nella prima; contaminazione internazionale e tradizione afroamericana nella seconda; tango e canzone d'autore italiana nella terza.

29 agosto: Eleonora Strino apre il festival con "Matilde"

Ad aprire questa sera la quarantaseiesima edizione sarà l'Eleonora Strino Quartet. La chitarrista e cantante napoletana si presenta con Giulio Corini al contrabbasso, Claudio Vignali al pianoforte e Zeno De Rossi alla batteria. Al centro del concerto c'è "Matilde", progetto di composizioni originali pubblicato nel 2025 e costruito attorno a un dialogo tra jazz e differenti suggestioni musicali.
Il progetto prende ispirazione da un dipinto e attraversa tradizioni musicali spagnole, flamenco, samba e momenti più intimi. Non è quindi un programma basato esclusivamente sull'esecuzione di standard jazz. Il lavoro di Strino utilizza la composizione originale come punto di partenza e affida al quartetto il compito di sviluppare un linguaggio nel quale la chitarra può svolgere contemporaneamente una funzione melodica, armonica e improvvisativa.
Eleonora Strino arriva a Roccella dopo un percorso che l'ha portata a lavorare con musicisti internazionali e italiani, tra cui Greg Cohen, Joey Baron, Martin Taylor, Ulf Wakenius, Wayne Escoffery, Peter Bernstein, Dado Moroni ed Emanuele Cisi, oltre ad aver collaborato con Ornella Vanoni. La sua formazione è passata dai Conservatori di Napoli e Amsterdam e l'avvio della carriera professionale è legato anche al lavoro con Roberto De Simone.
Nel 2019 Strino ha ricevuto il riconoscimento per la migliore composizione al concorso internazionale Johnny Răducanu, mentre il suo percorso ha raggiunto anche il pubblico internazionale specializzato della chitarra jazz. Il concerto di Roccella assume quindi una funzione precisa nel cartellone: aprire il festival con una musicista della scena contemporanea che lavora contemporaneamente sulla scrittura e sull'improvvisazione.

"Matilde" mette in dialogo jazz e tradizioni mediterranee

All'interno della cornice di Roccella, "Matilde" trova una collocazione particolarmente coerente. L'incontro con riferimenti spagnoli e con forme ritmiche differenti porta infatti il quartetto verso quel territorio di confine tra jazz e Mediterraneo che rappresenta da decenni uno dei temi centrali di Rumori Mediterranei.
Il valore della proposta sta soprattutto nel modo in cui questi riferimenti vengono trattati. Non si parla di una semplice sequenza di brani appartenenti a generi diversi, ma di una sintesi musicale nella quale flamenco, samba, lirismo e improvvisazione possono entrare nella stessa scrittura. È esattamente questa capacità di far convivere identità differenti a introdurre il tema generale delle tre giornate.

Daniele Sepe e Micrologus portano il Medioevo dentro il presente

Alle 22:30 il primo giorno cambia radicalmente prospettiva con "Kronomakia", progetto che mette insieme Daniele Sepe e l'Ensemble Micrologus. È probabilmente uno degli appuntamenti che rendono più evidente la natura sperimentale del programma 2026: sullo stesso palco convivono sassofoni, chitarre elettriche, basso, tastiere e batteria insieme a strumenti e pratiche provenienti dalla musica medievale e tradizionale.
La formazione comprende Daniele Sepe ai sassofoni, Emilia Zamuner alla voce, Alessandro Morlando alle chitarre, Paolo Zamuner alle tastiere, Gianluca Capurro al basso e Massimo Del Pezzo alla batteria. A loro si uniscono i musicisti di Micrologus: Goffredo degli Esposti, Patrizia Bovi, Gabriele Russo, Giovannangelo De Gennaro e Gabriele Miracle, con un ampio arsenale di flauti, cornamusa, arpa, viella, buccina e percussioni.
Il repertorio di Kronomakia comprende danze medievali, materiali legati ai Carmina Burana, Cantigas de Santa Maria, musiche tradizionali del Mediterraneo e composizioni originali. La rilettura utilizza elementi etnici, jazzistici e rock, facendo convivere strumenti che normalmente appartengono a mondi concertistici molto distanti.
Il risultato previsto non è quindi una ricostruzione filologica di un concerto medievale. La musica antica diventa materiale vivo da sottoporre a trasformazione. L'obiettivo è mettere passato e presente sullo stesso piano creativo: ritmi e melodie storiche vengono portati all'interno di una struttura nella quale entrano il sassofono di Sepe, la sezione ritmica moderna e l'amplificazione elettrica.

Una prima serata costruita sul rapporto tra tempo e memoria

Accostare Eleonora Strino e Kronomakia nella stessa sera produce una precisa traiettoria. Il primo concerto parte dalla scrittura jazz contemporanea e si apre alle tradizioni mediterranee; il secondo compie il movimento contrario, prendendo repertori molto antichi e portandoli dentro jazz, rock e linguaggi contemporanei.
Il 29 agosto diventa così la serata nella quale il festival chiarisce immediatamente il proprio metodo: la tradizione non è considerata qualcosa da conservare in una teca, e l'innovazione non viene intesa come cancellazione di ciò che è venuto prima. Il programma lavora invece sulla possibilità di utilizzare il repertorio come materiale da interrogare nuovamente.

30 agosto: i Sunbörn portano afrojazz ed elettronica a Roccella

La seconda giornata, domenica 30 agosto, si apre alle 21:15 con i Sunbörn, sestetto danese precedentemente conosciuto con il nome KutiMangoes. La formazione è composta da Michael Blicher a sassofoni e flauto, Gustav Rasmussen a trombone e chitarra, Aske Drasbaek ai sassofoni, Johannes Buhl Andresen alle tastiere, Casper Mikkelsen alla batteria e Magnus Lindgaard Jochumsen alle percussioni.
Il loro linguaggio mette insieme jazz, afrobeat, fusion ed elettronica. La presenza di una sezione di fiati molto marcata, affiancata da batteria e percussioni, consente al gruppo di lavorare in maniera particolarmente intensa sul ritmo. Non si tratta quindi di un jazz orientato prevalentemente all'ascolto contemplativo: il progetto possiede una componente fisica ed energetica che deriva anche dal confronto con tradizioni africane e world music.
I Sunbörn hanno pubblicato quattro album e ottenuto quattro Danish Music Awards, compreso un riconoscimento come miglior live band. La loro attività concertistica li ha portati in Europa, Cina, Corea del Sud e Africa occidentale. È un percorso che rende coerente la loro presenza in un festival storicamente interessato alla circolazione internazionale dei linguaggi musicali.
La proposta del sestetto danese mette al centro una concezione del jazz nella quale la contaminazione non è un elemento aggiunto successivamente, ma fa parte della struttura stessa della musica. Africa, Europa, elettronica e improvvisazione non vengono presentate come blocchi separati. Convivono all'interno di composizioni che fanno del ritmo e della sezione fiati i principali elementi di riconoscibilità.

Dal Nord Europa a un linguaggio musicale globale

La presenza dei Sunbörn a Roccella Jazz è significativa anche dal punto di vista geografico. Una formazione nata in Danimarca sviluppa un repertorio fortemente influenzato dall'afrobeat e da musiche extraeuropee, per poi presentarlo in un festival mediterraneo italiano. La traiettoria mostra concretamente come le categorie nazionali siano insufficienti per descrivere molta musica contemporanea.
Il progetto dei Sunbörn porta così all'interno del tema del festival una domanda essenziale: in che modo una tradizione cambia quando viene attraversata da musicisti provenienti da altri contesti? La risposta del sestetto passa soprattutto attraverso la pratica. Il loro afrojazz non pretende di cancellare l'origine dei materiali, ma li mette in relazione con sensibilità nordiche, elettronica e formazione jazzistica europea.

Karima chiude il 30 agosto con "Soulville"

Alle 22:30 la scena passa a Karima con "Soulville". Con lei salgono sul palco Diego Borotti al sax e clarinetto, Alberto Marsico all'organo Hammond ed Enrico Morello alla batteria. Il quartetto costruisce un percorso nella musica americana del Novecento partendo da spiritual e gospel per arrivare a jazz, soul, Broadway e repertori di grandi compositori statunitensi.
L'elemento distintivo di "Soulville" è il rapporto tra voce e organo Hammond. Lo strumento di Alberto Marsico permette di costruire una sonorità profondamente legata alla tradizione gospel, soul e jazz, sostituendo in larga misura le funzioni armoniche normalmente affidate al pianoforte e aggiungendo una componente timbrica immediatamente riconoscibile.
Il repertorio comprende riletture di soul standard come "Since I Fell for You", "Save Your Love for Me", "When Did You Leave Heaven" ed "Everything Must Change". L'obiettivo non è presentare una semplice raccolta di cover, ma utilizzare la voce di Karima e l'interazione con il trio per attraversare un repertorio che ha contribuito in modo decisivo allo sviluppo della musica popolare e jazz americana.
Il passaggio dai Sunbörn a Karima rende la seconda serata particolarmente ampia. Il primo concerto esplora il rapporto tra jazz europeo, Africa ed elettronica; il secondo torna alle radici afroamericane attraverso gospel, spiritual, soul e jazz. Due itinerari differenti che condividono l'importanza del ritmo e della trasmissione culturale.

Il ruolo dell'organo Hammond nel progetto "Soulville"

La presenza di Alberto Marsico all'organo Hammond non costituisce un semplice dettaglio di formazione. L'Hammond è uno degli strumenti più strettamente associati alla relazione fra gospel, soul e jazz. Nel progetto di Karima diventa quindi un ponte sonoro tra i repertori attraversati durante la serata.
Accanto all'organo, il sax e il clarinetto di Diego Borotti e la batteria di Enrico Morello consentono al quartetto di lavorare con una formazione relativamente essenziale. L'assenza di un grande organico concentra l'attenzione sul rapporto tra voce, ritmo e improvvisazione, rendendo "Soulville" uno dei progetti più intimamente jazzistici del cartellone pur partendo da repertori non esclusivamente jazz.

31 agosto: Aires Tango celebra trent'anni di musica

Lunedì 31 agosto la serata finale si apre con Javier Girotto & Aires Tango nel progetto "30". Sul palco ci saranno Girotto ai sassofoni, Marco Siniscalco al basso elettrico, Alessandro Gwis al pianoforte e Francesco De Rubeis alla batteria e percussioni. Il gruppo nasce nel 1994 da un'idea del sassofonista argentino e ha costruito il proprio linguaggio sull'incontro tra tango e jazz contemporaneo.
Il riferimento alla lezione di Astor Piazzolla è parte dell'identità del progetto, ma Aires Tango non nasce come formazione dedicata alla semplice riproduzione di un repertorio storico. Il quartetto utilizza le proprie radici argentine come materiale per una scrittura aperta all'improvvisazione e al linguaggio jazzistico europeo.
Con il progetto "30", il gruppo celebra tre decenni di attività e un percorso vicino ai mille concerti. Le composizioni originali raccontano luoghi, incontri e momenti attraversati durante una lunga esperienza artistica comune. Il lavoro era stato concepito durante il periodo della pandemia ed è diventato anche un simbolo di ripartenza.
La presenza di Aires Tango al Roccella Jazz Festival appare quasi programmatica rispetto all'identità della manifestazione: un sassofonista argentino sviluppa in Italia un progetto che mette in relazione il tango con l'improvvisazione, costruendo per oltre trent'anni un linguaggio non riducibile completamente né all'una né all'altra tradizione.

Tango e jazz: un incontro che evita la semplice fusione di superficie

Nel lavoro degli Aires Tango, il rapporto tra i due linguaggi non si limita all'alternanza di brani appartenenti a repertori differenti. Strutture ritmiche, fraseggio, armonia e improvvisazione vengono integrate in una stessa grammatica. Il tango conserva la propria tensione ritmica e melodica, mentre il jazz introduce libertà formale e spazio improvvisativo.
È questa continuità ad aver permesso al progetto di attraversare più di trent'anni senza esaurirsi in una formula. "30" non è soltanto una celebrazione numerica, ma una ricognizione su ciò che resta e ciò che cambia all'interno di un gruppo musicale dopo centinaia di concerti e decenni di ricerca.

Il gran finale con Brunori Sas, Stefano Di Battista e RoccellArkestra

Alle 22:30 del 31 agosto arriverà il progetto più atteso dell'edizione: "Sempre più profondo è il mare", con Brunori Sas, Stefano Di Battista e la RoccellArkestra. È una produzione concepita per il festival e dedicata all'opera di Lucio Dalla, con particolare riferimento all'album "Come è profondo il mare".
Dario Brunori sarà alla voce e chitarra, mentre Stefano Di Battista interverrà ai sassofoni. Gli arrangiamenti e le orchestrazioni sono affidati a Mirko Onofrio, presente anche a flauti, vibrafono, cori e air synth. La RoccellArkestra completa l'organico con musicisti e strumenti che comprendono basso elettrico, flauto, clarinetto, oboe, corno francese, violino, pianoforte e fagotto.
Il progetto non è presentato come un semplice concerto celebrativo. "Sempre più profondo è il mare" nasce con l'obiettivo di rileggere Dalla attraverso nuovi arrangiamenti e un incontro tra canzone d'autore, jazz e scrittura orchestrale. Brunori porta nel progetto la propria esperienza di autore e interprete, Di Battista la dimensione improvvisativa e jazzistica, mentre la RoccellArkestra amplia il suono attraverso l'organico strumentale.

Perché "Come è profondo il mare" è centrale nel progetto

"Come è profondo il mare" viene pubblicato da Lucio Dalla nel 1977 e rappresenta una svolta precisa nella sua carriera: è il primo album nel quale l'artista firma personalmente anche tutti i testi, dopo la fase di collaborazione con Roberto Roversi. Il disco contiene otto brani e combina differenti registri musicali e narrativi, dalla riflessione sociale all'ironia, dalle immagini quotidiane alla dimensione più visionaria.
La scelta di questo album per il finale del Roccella Jazz 2026 non deriva quindi soltanto dalla notorietà della canzone che gli dà il titolo. Quel lavoro rappresenta uno dei momenti in cui Dalla assume pienamente la responsabilità della propria scrittura, unendo parole e musica in una forma personale che attraversa pop, blues, rock, improvvisazione e canzone d'autore.
La rilettura del 2026 permette inoltre di confrontare quel repertorio con un organico differente dall'originale. Attraverso sassofono e orchestra, il materiale può essere aperto a nuovi spazi strumentali senza perdere il nucleo delle composizioni. È precisamente il tipo di operazione che corrisponde alla tradizione produttiva di Rumori Mediterranei: partire da un patrimonio riconoscibile per costruire qualcosa che esista specificamente nel presente.

Brunori Sas incontra il jazz di Stefano Di Battista

L'accostamento tra Brunori Sas e Stefano Di Battista è uno degli elementi più interessanti della serata finale proprio perché i due artisti provengono da percorsi differenti. Brunori appartiene principalmente all'area della canzone d'autore, mentre Di Battista ha costruito la propria carriera all'interno del jazz italiano e internazionale.
Il punto d'incontro diventa Lucio Dalla, artista che a sua volta ha sempre mantenuto una forte relazione con il jazz pur raggiungendo un pubblico enormemente più ampio attraverso la canzone. La voce e la scrittura interpretativa di Brunori possono quindi confrontarsi con il sax di Di Battista senza che uno dei due linguaggi debba necessariamente prevalere sull'altro.
L'intervento della RoccellArkestra aggiunge una terza dimensione. Il progetto non è un semplice duo voce-sax, ma una costruzione orchestrale nella quale fiati, archi e sezione ritmica permettono di ridisegnare i brani. Gli arrangiamenti di Mirko Onofrio diventano perciò essenziali nel collegare le differenti componenti della produzione.

La RoccellArkestra rafforza il legame con il territorio

La RoccellArkestra è composta da giovani talenti locali ed è coinvolta stabilmente nelle produzioni originali del festival. La sua presenza nel concerto dedicato a Dalla ha quindi anche un significato territoriale: una produzione che richiama artisti di notorietà nazionale viene costruita coinvolgendo direttamente musicisti legati alla realtà di Roccella.
Nel progetto del 31 agosto figurano, tra gli altri, Tonino Chiodo al basso elettrico, Claudia Vaccaro al flauto, Camilla Vaccaro al clarinetto, Giuseppe Rotella all'oboe, Rosario Levato al corno francese, Giovanni Azzinnari al violino, Donatello Dattoma al pianoforte e Giovanni Russo al fagotto, oltre allo stesso Mirko Onofrio.
È una scelta che rafforza la natura produttiva di Rumori Mediterranei. Un festival può limitarsi a ospitare tournée già esistenti oppure diventare un luogo nel quale nascono progetti specifici. La presenza della RoccellArkestra nella rilettura di Dalla colloca chiaramente il concerto conclusivo nella seconda categoria.

Un programma che attraversa quasi mille anni di musica

Osservato nel suo insieme, il cartellone 2026 possiede una caratteristica insolita: in tre serate passa dai repertori medievali di Kronomakia alla canzone d'autore italiana del Novecento, attraversando tango argentino, gospel, soul, afrobeat, world music, rock ed elettronica. Il programma non segue quindi una semplice cronologia del jazz.
La presenza di Carmina Burana e Cantigas de Santa Maria nella stessa edizione in cui viene celebrato Lucio Dalla rende particolarmente evidente questo arco temporale. In mezzo ci sono tradizioni africane, cultura afroamericana, tango e composizioni originali contemporanee. Più che una rassegna dedicata a un repertorio, il festival appare come un esperimento sulla capacità dei linguaggi musicali di viaggiare nel tempo.
Questa varietà non significa che tutto venga assimilato indiscriminatamente al jazz. Al contrario, le identità dei repertori rimangono riconoscibili. È il ruolo dell'improvvisazione, della rielaborazione e dell'incontro tra musicisti a creare connessioni tra materiali differenti.

Il Mediterraneo resta il centro concettuale di Rumori Mediterranei

Il nome stesso "Rumori Mediterranei" racconta una parte importante della storia del festival. Anche nel 2026 il Mediterraneo non è trattato soltanto come area geografica. È piuttosto uno spazio di passaggio nel quale culture differenti hanno continuamente scambiato strumenti, scale, ritmi e repertori.
La programmazione di quest'anno allarga questa logica anche oltre i confini mediterranei. I Sunbörn portano l'incontro tra Scandinavia e Africa; Karima lavora sul patrimonio americano; Javier Girotto collega Argentina e jazz europeo. La stessa apertura serve a mostrare come il Mediterraneo possa essere inteso come modello di circolazione culturale più che come limite.

Un festival jazz che non si chiude nel jazz

Il tratto forse più evidente del Roccella Jazz Festival 2026 è che quasi nessuna delle sei proposte principali può essere descritta adeguatamente utilizzando una sola etichetta. "Matilde" incontra flamenco e samba; Kronomakia unisce Medioevo, rock e jazz; i Sunbörn attraversano afrobeat ed elettronica; "Soulville" mette insieme gospel e soul; Aires Tango vive tra Argentina e improvvisazione; il finale con Dalla combina canzone d'autore e scrittura orchestrale.
È una scelta coerente con l'evoluzione stessa del jazz contemporaneo, che da tempo vive attraverso rapporti continui con altri generi. A Roccella questo principio viene portato in primo piano e utilizzato come criterio curatoriale: la contaminazione non è un'eccezione inserita nel cartellone, ma la sua vera struttura.

Biglietti, riduzioni e abbonamenti per le tre serate

Per le serate del 29 e 30 agosto, che comprendono due concerti ciascuna, il biglietto intero è fissato a 15 euro e quello ridotto a 12 euro. Per il 31 agosto, con Aires Tango e il progetto dedicato a Lucio Dalla, il prezzo è di 25 euro per l'intero e 20 euro per il ridotto.
L'abbonamento ai sei concerti costa 50 euro nella versione intera e 40 nella tariffa ridotta. Le riduzioni sono previste per under 18, over 70, soci FAI, soci Touring Club e persone con disabilità. L'ingresso gratuito è previsto per gli under 13 e per l'accompagnatore della persona con disabilità, secondo le condizioni comunicate dall'organizzazione.
Gli appuntamenti si tengono al Teatro al Castello e l'orario di partenza del primo concerto di ciascuna serata è fissato alle 21:15. La scelta di mantenere prezzi relativamente contenuti anche per un cartellone con artisti di rilievo nazionale e internazionale risponde alla volontà di conservare una dimensione di accessibilità culturale della manifestazione.

Dal 1981 al 2026, una storia che continua attraverso il cambiamento

Arrivare alla 46ª edizione significa per Roccella confrontarsi inevitabilmente con la propria storia. Una manifestazione nata nel 1981 ha attraversato trasformazioni profonde del mercato musicale, del jazz e dei festival italiani. La continuità non consiste però nel riproporre ogni anno lo stesso modello. Il programma 2026 mostra, al contrario, la volontà di utilizzare quella storia come base per sperimentare.
La relazione tra memoria e innovazione attraversa tutte e tre le giornate. "Matilde" utilizza riferimenti tradizionali all'interno di nuova musica; Kronomakia trasforma materiali medievali; "Soulville" rilegge repertori americani; Aires Tango guarda ai propri trent'anni; il concerto conclusivo torna a un album del 1977 per costruire una nuova produzione orchestrale.
Anche il tema "The kids aren't alright" si inserisce in questa logica. Un riferimento alla cultura musicale degli anni Sessanta viene rovesciato e utilizzato per interrogare il 2026. Passato e presente non sono quindi due sezioni separate dell'edizione: sono continuamente messi l'uno di fronte all'altro.

Tre giorni per capire quale direzione vuole prendere Roccella Jazz

Dal 29 al 31 agosto il Roccella Jazz 2026 mette alla prova un'idea precisa di festival: pochi progetti principali, ma fortemente caratterizzati e collegati da una linea curatoriale riconoscibile. Il cartellone non cerca di rappresentare ogni corrente del jazz contemporaneo; sceglie invece di concentrarsi sulla trasformazione dei linguaggi.
La prima sera guarda al rapporto fra presente e musica antica, la seconda alle connessioni internazionali e alle radici afroamericane, la terza riunisce tango, jazz e canzone italiana. In questa struttura, i nomi più popolari come Brunori Sas e quelli maggiormente legati ai circuiti jazzistici non vengono collocati in mondi separati.
È probabilmente qui che la quarantaseiesima edizione trova la propria identità più forte: nell'idea che il jazz continui a essere interessante proprio quando accetta di entrare in relazione con ciò che apparentemente gli sta intorno. Dal Medioevo di Micrologus al soul di Karima, dall'afrobeat dei Sunbörn a Dalla, il programma non cerca un'uniformità sonora ma un metodo comune di ascolto e rielaborazione.

Roccella torna a essere un laboratorio musicale sotto il Castello

Quando questa sera inizierà il concerto dell'Eleonora Strino Quartet, Roccella Jonica riaprirà dunque un percorso cominciato quarantacinque anni fa. Sei concerti e tre giornate sono sufficienti per attraversare repertori distanti se il criterio non è accumulare generi, ma costruire relazioni tra essi. È questa la scommessa di Rumori Mediterranei 2026.
Il finale affidato alla rilettura di Lucio Dalla riassume bene il senso dell'intero programma: prendere un'opera ormai parte della memoria collettiva e chiedersi come possa parlare ancora attraverso voci, sassofoni e arrangiamenti nuovi. Lo stesso principio viene applicato a musica medievale, tango, spiritual e tradizioni africane. Nessun repertorio viene considerato immobile.
Il titolo "The kids aren't alright", letto nel significato scelto dal festival, completa questa impostazione. Se il presente presenta contraddizioni e sistemi decisionali fragili, la musica non pretende di fornire risposte politiche o sociali immediate. Può però creare uno spazio nel quale epoche, persone e tradizioni differenti siano costrette ad ascoltarsi reciprocamente.
Da questa sera fino al 31 agosto sarà il pubblico del Teatro al Castello a verificare sul campo la riuscita di questa idea. E voi quale appuntamento del Roccella Jazz Festival 2026 trovate più interessante: l'incontro tra Medioevo e jazz di Kronomakia, l'energia internazionale dei Sunbörn, il soul di Karima, i trent'anni degli Aires Tango o il tributo a Lucio Dalla con Brunori Sas e Stefano Di Battista? Raccontateci nei commenti quale concerto vorreste ascoltare e quale direzione dovrebbe continuare a seguire Rumori Mediterranei nelle prossime edizioni.

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