Rai Scuola cambia volto: cosa succede dal 1° ottobre 2026
Il futuro di Rai Scuola è diventato uno dei temi più discussi delle ultime ore nel mondo dell'istruzione e del servizio pubblico radiotelevisivo. Dal 1° ottobre 2026 il canale televisivo lineare attualmente presente sul numero 57 del digitale terrestre non proseguirà nella forma conosciuta finora. Quella posizione sarà destinata al nuovo progetto "Italiana", dedicato al racconto dei territori, delle tradizioni, del patrimonio culturale e produttivo del Paese. La Rai sostiene però che l'offerta educativa di Rai Scuola non verrà cancellata: dovrebbe essere riorganizzata attraverso il progetto digitale RaiPlay Scuola e Learning, pensato come ambiente on demand rivolto soprattutto a studenti, docenti e famiglie.
La distinzione è fondamentale perché nel dibattito pubblico si sono sovrapposte due formulazioni apparentemente incompatibili: da una parte si parla di chiusura di Rai Scuola, dall'altra la Rai afferma che il canale "non chiude" ma "evolve". Entrambe le espressioni fanno riferimento a due livelli differenti. È corretto affermare che Rai Scuola cesserà di esistere nella sua attuale modalità di diffusione come canale televisivo lineare sul digitale terrestre. È altrettanto necessario precisare che, nei programmi annunciati dall'azienda, i contenuti educativi e divulgativi non dovrebbero scomparire dal servizio pubblico, ma essere trasferiti e riorganizzati soprattutto attraverso RaiPlay.
La decisione ha immediatamente aperto una polemica politica. Esponenti del Partito Democratico e del Movimento 5 Stelle contestano la perdita di un canale televisivo interamente dedicato alla formazione, sostenendo che la semplice disponibilità online non sia equivalente alla presenza gratuita e continua sul digitale terrestre. Fratelli d'Italia difende invece la riorganizzazione e considera fuorviante parlare di cancellazione dell'offerta educativa. Nel mezzo resta la questione più concreta per studenti, insegnanti e famiglie: capire esattamente quali contenuti saranno disponibili dal 1° ottobre, come verranno organizzati e se il nuovo modello digitale riuscirà realmente a sostituire le funzioni svolte fino a oggi dal canale 57.
Che cosa accadrà il 1° ottobre
La data indicata per il cambiamento è il 1° ottobre 2026. Da quel momento il numero 57 del digitale terrestre non sarà più occupato dalla programmazione lineare di Rai Scuola, ma dal nuovo progetto editoriale dedicato al territorio italiano. È questo il dato sul quale non esiste sostanziale contrasto tra le diverse ricostruzioni della vicenda.
La novità riguarda quindi innanzitutto il mezzo di distribuzione. Rai Scuola, nella forma di rete televisiva con un proprio flusso continuo di programmi organizzati secondo un palinsesto, lascia il digitale terrestre. La funzione educativa dovrebbe invece continuare attraverso una piattaforma digitale nella quale gli utenti potranno scegliere direttamente il contenuto desiderato e guardarlo nel momento ritenuto più utile.
Il cambiamento rappresenta il passaggio da una logica di televisione lineare a una logica prevalentemente on demand. Nel primo modello è il broadcaster a stabilire giorno e orario di trasmissione; nel secondo è l'utente a cercare una lezione, un documentario o un approfondimento e avviarlo quando ne ha bisogno.
La posizione della Rai: l'offerta educativa non viene cancellata
La Rai ha respinto esplicitamente l'idea di una cancellazione complessiva dell'offerta educativa. La posizione dell'azienda è che la funzione didattica e divulgativa debba essere preservata attraverso una distribuzione più adatta alle modalità con cui studenti e giovani utilizzano oggi i contenuti audiovisivi.
Il nuovo progetto è denominato RaiPlay Scuola e Learning e dovrebbe riunire produzioni di Rai Cultura, materiali provenienti dalle Teche Rai e contenuti educativi già disponibili. L'obiettivo dichiarato è costruire un ambiente digitale capace di collegare fruizione scolastica e domestica, superando il vincolo di un programma trasmesso soltanto a una determinata ora.
Nella visione della Rai, uno studente dovrebbe poter cercare un contenuto didattico, rivederlo, interromperlo e riprenderlo attraverso televisori connessi, computer, tablet o smartphone. La trasformazione viene quindi presentata non come una riduzione dell'offerta, ma come un tentativo di renderla più accessibile secondo logiche digitali.
Perché la Rai vuole superare il modello lineare
Uno degli argomenti utilizzati dall'azienda riguarda gli ascolti televisivi di Rai Scuola. Il canale ha registrato uno share medio dello 0,14% nel 2024, dello 0,13% nel 2025 e, nei primi mesi del 2026, valori nell'ordine dello 0,09-0,10%. Sono percentuali contenute se confrontate con quelle delle reti generaliste.
La Rai interpreta questi dati come un segnale dei limiti della televisione lineare per il pubblico scolastico. Un ragazzo interessato a un contenuto di matematica, storia o scienze difficilmente organizzerebbe la propria giornata in funzione dell'orario televisivo di una lezione, mentre una piattaforma on demand permetterebbe di recuperare quel materiale esattamente quando serve.
La questione, tuttavia, non può essere ridotta automaticamente allo share. Un canale di servizio pubblico rivolto a una platea specifica non viene necessariamente valutato con gli stessi criteri di una rete commerciale. È proprio su questo punto che si concentra una parte significativa delle critiche: la funzione educativa può avere un valore pubblico superiore al numero assoluto degli spettatori presenti in un determinato minuto.
Dal telecomando alla ricerca on demand
Il nuovo modello cambia radicalmente anche il comportamento richiesto all'utente. Guardare Rai Scuola sul digitale terrestre significa accendere il televisore, raggiungere il canale 57 e trovare un programma già in onda. Utilizzare RaiPlay significa invece entrare nella piattaforma e scegliere attivamente cosa cercare.
Il vantaggio dell'on demand è evidente soprattutto in ambito didattico. Una classe può utilizzare un contenuto durante una lezione senza dipendere dal palinsesto; uno studente può recuperare più volte una spiegazione; un insegnante può selezionare un documentario e inserirlo all'interno del proprio percorso.
Esiste però anche una differenza nella fruizione passiva. Un canale lineare permette di scoprire casualmente un programma che non si stava cercando. Una piattaforma digitale tende invece a richiedere una scelta preventiva oppure una raccomandazione algoritmica o editoriale. Anche questo aspetto farà parte della verifica concreta dell'efficacia del nuovo progetto.
Il nodo del divario digitale
Una delle principali obiezioni al trasferimento riguarda il digital divide. Il digitale terrestre è disponibile attraverso un normale televisore e non richiede necessariamente una connessione internet. RaiPlay, invece, presuppone l'accesso a una rete dati e a un dispositivo compatibile.
Per molte famiglie questa differenza è ormai minima, perché smart TV, smartphone e connessioni domestiche sono largamente diffusi. Ma non significa che l'accesso digitale sia identico per tutti. Restano differenze territoriali, economiche, generazionali e familiari che possono incidere sulla possibilità di utilizzare regolarmente contenuti in streaming.
È uno degli argomenti sollevati da chi considera Rai Scuola anche uno strumento di inclusione educativa. La questione non è stabilire se il digitale sia utile: lo è indubbiamente. Il punto è capire se un'offerta esclusivamente o prevalentemente digitale garantisca lo stesso livello di universalità del canale televisivo.
Rai Scuola e il servizio pubblico
Il dibattito assume una dimensione particolare perché la Rai non è una televisione privata ma la concessionaria del servizio pubblico radiotelevisivo e multimediale. Il contratto di servizio vigente stabilisce tra gli obiettivi dell'azienda la trasformazione verso una digital media company, ma indica contemporaneamente la necessità di assicurare valore formativo ed educativo, con particolare attenzione ai giovani.
Ciò significa che digitalizzazione ed educazione non sono, in linea di principio, obiettivi alternativi. Il vero tema è verificare se il passaggio da Rai Scuola lineare a RaiPlay Scuola e Learning riesca a perseguire entrambi: modernizzare la distribuzione senza indebolire la funzione educativa.
La Rai può quindi sostenere che una piattaforma digitale sia coerente con la propria missione pubblica; parallelamente, è legittimo chiedersi se la scomparsa di una rete lineare dedicata riduca la visibilità della formazione all'interno dell'offerta televisiva gratuita. Sono due questioni distinte che non possono essere risolte semplicemente con uno slogan.
Il nuovo canale "Italiana" sul numero 57
Lo spazio televisivo lasciato da Rai Scuola sarà occupato da "Italiana", progetto presentato dalla Rai come un canale dedicato al racconto dell'identità italiana attraverso territori, patrimonio, tradizioni e realtà produttive. Nei materiali di presentazione il progetto è indicato anche attraverso il concetto di "Canale Territorio".
La rete vuole raccontare l'Italia dei territori valorizzando borghi, paesaggi, cultura, produzioni, enogastronomia, artigianato e manifestazioni nazionali. La direzione è affidata ad Angelo Mellone e il progetto fa leva anche sull'esperienza maturata con programmi televisivi costruiti intorno al racconto del Paese fuori dagli studi.
Il nuovo canale dovrebbe partire inizialmente con una significativa presenza di contenuti di repertorio e riproposti. Dal trimestre successivo è prevista un'integrazione progressiva con rimontaggi, nuove produzioni e spazi in diretta dalle principali manifestazioni coerenti con l'identità editoriale della rete.
Il racconto dell'identità italiana al centro del nuovo progetto
La parola identità ha contribuito ad aumentare il peso politico della discussione. Nella presentazione aziendale il nuovo canale viene descritto come uno spazio capace di raccontare l'Italia reale nelle sue dimensioni territoriali, culturali e produttive e di attivare un rapporto emotivo con il patrimonio nazionale.
Il progetto punta quindi a una narrazione del Made in Italy intesa in senso ampio: non soltanto prodotti industriali, ma anche territori, cultura materiale, turismo, tradizioni e comunità locali. È una linea editoriale che può rientrare pienamente nelle funzioni culturali del servizio pubblico.
La polemica nasce non tanto dall'esistenza di un canale dedicato all'Italia e ai territori, quanto dalla scelta di assegnargli proprio la frequenza oggi utilizzata da Rai Scuola. Anche esponenti critici della decisione hanno riconosciuto che raccontare patrimonio e territori può avere valore pubblico, contestando però il fatto che ciò avvenga attraverso il superamento del canale educativo lineare.
Perché l'opposizione contesta la decisione
Il Partito Democratico considera la rinuncia al canale televisivo una riduzione di un presidio dedicato a istruzione, divulgazione scientifica, ambiente e cultura. La contestazione insiste sulla differenza tra mantenere alcuni contenuti online e conservare una rete riconoscibile interamente destinata alla formazione.
Secondo questa posizione, Rai Scuola avrebbe un valore che non può essere misurato esclusivamente attraverso l'audience. Un servizio destinato agli studenti, per sua stessa natura, non compete necessariamente con fiction, intrattenimento e grandi eventi per ottenere quote elevate di pubblico.
Esponenti del Movimento 5 Stelle hanno sollevato anche la questione dell'accessibilità, sostenendo che lo spostamento sul web possa penalizzare famiglie prive di una connessione adeguata o di dispositivi sufficienti. Le critiche sono state inserite inoltre nel più ampio confronto politico sulla governance e sull'indirizzo editoriale della Rai.
L'interrogazione parlamentare
La vicenda è entrata formalmente anche in Parlamento attraverso un'interrogazione a risposta orale promossa dal deputato del Partito Democratico Stefano Graziano. L'atto è rivolto ai ministri delle Imprese e del Made in Italy e dell'Istruzione e del Merito.
L'interrogazione è stata sottoscritta anche da Irene Manzi, Anna Ascani, Ouidad Bakkali, Vinicio Peluffo, Nico Stumpo, Antonio Nicita e Francesco Verducci. L'obiettivo dichiarato è chiedere al governo di intervenire per garantire la continuità del canale televisivo dedicato alla scuola.
L'iniziativa parlamentare non modifica automaticamente la decisione della Rai. Un'interrogazione serve a chiedere chiarimenti e una posizione all'esecutivo; non equivale a un provvedimento capace di sospendere direttamente una scelta editoriale aziendale. La vicenda resta quindi aperta sul piano politico, ma il calendario annunciato dalla Rai continua a indicare il 1° ottobre come data della trasformazione.
Perché sono coinvolti due ministeri
Il coinvolgimento del Ministero delle Imprese e del Made in Italy deriva dal ruolo istituzionale esercitato nei rapporti con il concessionario del servizio pubblico e dal contratto nazionale di servizio. Il Ministero dell'Istruzione e del Merito viene invece chiamato in causa per la natura educativa e scolastica dell'offerta interessata.
È importante però distinguere le rispettive responsabilità: Rai Scuola è un canale Rai e la decisione di riorganizzarne la distribuzione appartiene all'ambito dell'azienda di servizio pubblico. Non si tratta quindi di un provvedimento emanato dal Ministero dell'Istruzione per modificare programmi scolastici o attività didattiche.
Alla mattina del 26 agosto non risultava un nuovo comunicato nazionale del MIM che modificasse lo stato della vicenda. Il Ministero prosegue parallelamente le proprie attività legate all'avvio dell'anno scolastico 2026/27 e, in questi giorni, la partecipazione istituzionale al Meeting di Rimini.
Fratelli d'Italia difende il passaggio al digitale
I componenti di Fratelli d'Italia nella Commissione di Vigilanza Rai hanno respinto le accuse dell'opposizione, sostenendo che parlare semplicemente di chiusura sia fuorviante perché i contenuti educativi verranno trasferiti e riorganizzati su RaiPlay.
La posizione della maggioranza valorizza soprattutto il concetto di modernizzazione: se gli studenti utilizzano prevalentemente servizi digitali e on demand, un progetto educativo dovrebbe raggiungerli sulle piattaforme che frequentano invece di mantenere come proprio principale strumento una rete lineare con ascolti limitati.
FdI considera inoltre positivo il progetto Italiana, giudicandolo coerente con la missione del servizio pubblico di raccontare storia, cultura, territori e patrimonio del Paese. È quindi evidente che la discussione coinvolge due valutazioni editoriali differenti, oltre alla normale contrapposizione politica.
Un punto su cui maggioranza e opposizione parlano di cose diverse
Una parte dello scontro nasce dalla diversa definizione della parola "chiusura". Chi protesta utilizza il termine riferendosi al canale lineare: dal 1° ottobre Rai Scuola non sarà più disponibile sul 57 come rete televisiva autonoma. Sotto questo profilo la chiusura della modalità lineare è reale.
La Rai e la maggioranza utilizzano invece la parola riferendosi alla funzione editoriale: i programmi didattici non sarebbero cancellati e il servizio educativo dovrebbe continuare su RaiPlay. Sotto questo secondo profilo l'azienda sostiene quindi che non vi sia una soppressione ma una trasformazione.
Una lettura precisa deve mantenere entrambe le informazioni. Dire semplicemente che Rai Scuola scompare senza spiegare il progetto digitale restituisce un quadro incompleto; affermare semplicemente che nulla cambia perché i contenuti saranno su RaiPlay trascura invece una trasformazione sostanziale nella distribuzione e nella visibilità del servizio.
Il precedente della pandemia
La funzione di Rai Scuola è diventata particolarmente visibile durante la pandemia da Covid-19. Con gli istituti chiusi e la didattica a distanza, la televisione pubblica mise a disposizione lezioni e programmi destinati agli studenti, assumendo anche una funzione complementare alla scuola digitale.
Quell'esperienza dimostrò un vantaggio specifico della televisione terrestre: la capacità di raggiungere famiglie attraverso un mezzo già presente nelle abitazioni senza richiedere necessariamente una connessione internet ad alta velocità o un computer dedicato.
Naturalmente il contesto del 2026 è profondamente diverso da quello del 2020. Le scuole sono regolarmente aperte e la disponibilità di strumenti digitali è cresciuta. Il precedente rimane però centrale nell'argomentazione di chi considera utile preservare anche una componente televisiva dell'offerta didattica.
Una storia molto più lunga della didattica televisiva Rai
Il rapporto tra Rai e istruzione non nasce con Rai Scuola. La televisione pubblica italiana ha svolto per decenni una funzione educativa, accompagnando le trasformazioni sociali e scolastiche del Paese attraverso programmi di alfabetizzazione, divulgazione e approfondimento.
L'esperienza specifica che conduce all'attuale Rai Scuola viene collegata alla lunga collaborazione tra servizio pubblico e Ministero dell'Istruzione avviata negli anni Sessanta e proseguita attraverso forme e denominazioni differenti. Il nome Rai Scuola è stato adottato nel 2009.
È proprio questa continuità storica a spiegare perché la trasformazione del canale abbia assunto un valore anche simbolico. Non si discute soltanto di una frequenza televisiva, ma del modo in cui il servizio pubblico intende interpretare nel futuro la propria funzione educativa.
Rai Scuola negli ultimi anni
Il canale arrivava alla trasformazione del 2026 dopo una fase nella quale la quantità di nuove produzioni si era progressivamente ridotta. Una parte rilevante del palinsesto recente era costituita da repliche e materiali già realizzati, elemento che viene utilizzato da chi ritiene il passaggio al digitale l'esito di una trasformazione già avviata.
La presenza di repliche non rende automaticamente privi di valore i contenuti didattici. Una spiegazione sulla letteratura, sulla matematica, sulla fisica o sulla storia può mantenere utilità per molti anni. Tuttavia la riduzione della produzione originale pone una questione diversa: se il nuovo progetto digitale dovrà rappresentare un rilancio, sarà necessario verificare anche quanti nuovi programmi verranno effettivamente realizzati.
È uno degli aspetti ancora più importanti del dibattito. Un grande archivio digitale può essere estremamente utile, ma non coincide necessariamente con una produzione educativa continuativa capace di seguire l'evoluzione della scuola, della scienza e della società.
Che cosa conterrà RaiPlay Scuola e Learning
Le informazioni diffuse finora delineano una piattaforma integrata costruita attorno a Rai Cultura, Teche Rai e contenuti educativi già disponibili. Il patrimonio potenzialmente utilizzabile è quindi molto vasto e comprende materiale prodotto nell'arco di diversi anni.
Un ambiente di learning on demand può avere un grande vantaggio se i contenuti vengono organizzati attraverso materie, livelli scolastici, argomenti e percorsi. Un archivio enorme, se non adeguatamente classificato, rischia infatti di essere meno utile di una raccolta più piccola ma facilmente navigabile.
La qualità del nuovo progetto dovrà quindi essere valutata non soltanto dalla quantità di video caricati, ma dalla capacità di offrire ricerca, selezione e contestualizzazione didattica. Per un docente deve essere facile individuare il materiale pertinente; per uno studente deve essere altrettanto semplice capire per quale livello e argomento sia adatto.
Il digitale potrebbe offrire funzioni impossibili alla vecchia televisione
Se sviluppato pienamente, il nuovo modello potrebbe andare oltre la semplice riproposizione dei programmi del vecchio canale. Una piattaforma digitale può organizzare playlist tematiche, percorsi multidisciplinari, materiali per l'approfondimento e contenuti collegati tra loro.
Può inoltre permettere a studenti e insegnanti di utilizzare un video in qualsiasi momento, trasformando la programmazione in un archivio didattico permanente. È una caratteristica particolarmente utile per materie nelle quali brevi documentari, interviste a studiosi o esperimenti scientifici possono integrare la lezione tradizionale.
La vera sfida consiste quindi nel capire se RaiPlay Scuola e Learning sarà semplicemente un contenitore oppure un progetto editoriale autonomo, aggiornato e progettato specificamente per le esigenze della scuola contemporanea.
Il problema della visibilità
Una piattaforma può contenere migliaia di programmi e, nello stesso momento, renderli meno visibili al pubblico generalista. È questo uno dei possibili paradossi della migrazione digitale. Sul canale 57 Rai Scuola esiste come destinazione riconoscibile; su RaiPlay dovrà competere con una quantità molto maggiore di contenuti.
Per evitare questo rischio sarà importante costruire un'identità chiara del nuovo spazio Scuola e Learning. Ricerca interna, home page, raccomandazioni, collegamenti alle materie scolastiche e comunicazione verso gli istituti potranno determinare la differenza tra un archivio utilizzato quotidianamente e uno spazio difficile da trovare.
Anche il consigliere Rai Roberto Natale ha richiamato l'importanza della comunicazione sul progetto, evidenziando il rischio che il silenzio aziendale iniziale concentrasse l'attenzione pubblica esclusivamente sulla dismissione del canale lineare. È precisamente ciò che è avvenuto nelle ultime ore.
La questione degli ascolti: cosa significa davvero lo 0,10%
Uno share attorno allo 0,10% è certamente ridotto nel panorama televisivo nazionale. Ma il dato deve essere interpretato tenendo conto della natura di una rete tematica dedicata a un pubblico specifico e spesso utilizzata in contesti differenti dalla normale visione serale familiare.
La valutazione del servizio pubblico comprende inevitabilmente anche criteri diversi dall'audience. Una trasmissione dedicata a una minoranza linguistica, un programma educativo o un approfondimento culturale possono avere una platea inferiore rispetto all'intrattenimento e mantenere comunque una funzione prevista dalla missione aziendale.
Allo stesso tempo, ignorare completamente i dati di utilizzo sarebbe altrettanto problematico. Se il pubblico scolastico si è realmente spostato verso il digitale, mantenere invariata una modalità distributiva poco utilizzata potrebbe non essere la soluzione migliore. La discussione utile riguarda quindi come garantire la funzione pubblica, non la difesa astratta di una tecnologia.
Il contratto di servizio non impone necessariamente un singolo canale
Nel dibattito politico è stata sollevata anche la questione del contratto di servizio Rai. Il documento attribuisce all'azienda precisi obiettivi educativi e formativi e contemporaneamente le chiede di accelerare la trasformazione digitale e di rafforzare il rapporto con il pubblico più giovane.
Da questi principi non discende automaticamente l'obbligo di mantenere per sempre Rai Scuola sul canale 57 nella medesima forma. La questione centrale è piuttosto se l'offerta complessiva successiva alla trasformazione continuerà a soddisfare effettivamente gli obblighi educativi e di accessibilità previsti per il servizio pubblico.
Per questo eventuali valutazioni sulla conformità non possono essere risolte soltanto osservando la scomparsa del canale lineare. Servirà considerare cosa prenderà concretamente il suo posto nell'offerta educativa complessiva della Rai e con quali modalità sarà accessibile ai cittadini.
Il ruolo della scuola nell'epoca dell'intelligenza artificiale
La trasformazione arriva in una fase nella quale l'educazione digitale è diventata ancora più importante. Intelligenza artificiale generativa, disinformazione, deepfake e nuovi strumenti di apprendimento stanno cambiando il rapporto degli studenti con le informazioni.
Proprio per questo un servizio pubblico educativo potrebbe avere una funzione crescente nella costruzione del pensiero critico. Non soltanto lezioni scolastiche tradizionali, quindi, ma anche contenuti capaci di spiegare come valutare una fonte, interpretare dati scientifici e utilizzare in maniera responsabile gli strumenti digitali.
Il passaggio a RaiPlay potrebbe teoricamente favorire questo aggiornamento, perché una piattaforma digitale può essere modificata con maggiore flessibilità rispetto a un palinsesto tradizionale. Ma il potenziale dovrà essere accompagnato da investimenti editoriali e nuove produzioni per trasformarsi in un vantaggio concreto.
La scuola italiana entra nel 2026/27 mentre la discussione resta aperta
La polemica arriva proprio nelle settimane che precedono l'avvio dell'anno scolastico 2026/27. Uffici scolastici regionali e territoriali stanno portando avanti operazioni su organici, incarichi, disponibilità, graduatorie e assegnazioni necessarie alla ripartenza delle lezioni.
La vicenda Rai Scuola resta separata da queste procedure amministrative. Non modifica graduatorie, assunzioni, assegnazioni provvisorie o organizzazione degli istituti. È però una questione di pubblico interesse perché riguarda uno degli strumenti attraverso i quali la televisione pubblica accompagna il sistema educativo.
Alla mattina del 26 agosto non risultava una nuova decisione nazionale del Ministero dell'Istruzione e del Merito capace di modificare il quadro annunciato dalla Rai. L'interrogazione parlamentare chiede proprio ai ministeri competenti di chiarire quale posizione intendano assumere.
Il nuovo canale e il rischio di uno scontro tutto ideologico
La forte contrapposizione politica rischia di nascondere la domanda più concreta: quale configurazione garantisce il migliore servizio educativo pubblico? L'esistenza di Italiana non impedisce in teoria una forte offerta scolastica digitale, così come la conservazione di Rai Scuola sul digitale terrestre non garantirebbe automaticamente produzioni nuove e di qualità.
Il giudizio sul progetto dovrebbe quindi concentrarsi su parametri verificabili: quantità e qualità delle nuove produzioni, facilità di accesso, copertura del pubblico privo di connessioni adeguate, rapporto con le scuole e capacità di mantenere aggiornato il patrimonio didattico.
Anche il nuovo canale Italiana dovrà essere valutato sulla base del palinsesto effettivamente realizzato. Raccontare territori, patrimonio e produzioni nazionali può costituire una funzione culturale del servizio pubblico; il suo valore non può essere stabilito anticipatamente soltanto attraverso il nome o il dibattito politico che ne accompagna la nascita.
Che cosa manca ancora per valutare davvero la trasformazione
Per comprendere la portata effettiva dell'operazione servono informazioni più precise sul futuro di RaiPlay Scuola e Learning. La prima riguarda il volume delle nuove produzioni: non è ancora sufficiente sapere che il patrimonio esistente verrà reso disponibile.
La seconda questione riguarda l'organizzazione editoriale. Bisognerà capire se esisteranno percorsi per scuola primaria, secondaria di primo e secondo grado, istruzione degli adulti e formazione professionale e come verranno aggiornati nel corso dell'anno.
La terza riguarda la continuità produttiva. Un progetto realmente nuovo dovrebbe idealmente affiancare al patrimonio delle Teche contenuti capaci di seguire l'evoluzione delle discipline, della didattica e delle esigenze degli insegnanti.
Il possibile rapporto diretto con docenti e istituti
Una piattaforma digitale potrebbe diventare più efficace del vecchio canale se costruisse un vero rapporto con docenti e scuole. Gli insegnanti potrebbero utilizzare materiali organizzati per argomento, proporre percorsi agli studenti e accedere rapidamente a documentari o lezioni coerenti con il programma.
Un sistema simile avrebbe bisogno di metadati didattici accurati: materia, età consigliata, durata, competenze coinvolte e collegamenti con altri materiali. Senza questa struttura, il rischio sarebbe trasferire semplicemente migliaia di video dalla televisione a un archivio digitale senza sfruttare realmente le potenzialità del nuovo mezzo.
È proprio su questo terreno che potrà essere misurata la promessa della Rai di valorizzare, e non soltanto conservare, l'offerta educativa. La differenza tra le due parole è sostanziale.
Un sistema ibrido sarebbe stato possibile?
Tra le domande emerse implicitamente dalla discussione c'è anche quella sull'eventuale mantenimento di un modello ibrido: canale lineare e contemporanea espansione digitale. Tecnicamente i due strumenti non sono necessariamente incompatibili.
La Rai ha però scelto di utilizzare il canale 57 per il nuovo progetto territoriale, facendo quindi del passaggio a RaiPlay il futuro principale dell'offerta educativa specializzata. È questa scelta distributiva, più che la digitalizzazione in sé, a essere contestata da una parte del mondo politico e scolastico.
Il confronto sul modello ibrido potrebbe comunque rimanere aperto durante le prossime settimane, soprattutto se la mobilitazione pubblica e l'interrogazione parlamentare dovessero produrre ulteriori chiarimenti o modifiche al progetto.
Dal 1° ottobre la prova passerà dai fatti
La controversia su Rai Scuola contiene dunque una parte già definita e una parte ancora da verificare. È definito il superamento del canale lineare 57 nella forma attuale e l'arrivo del nuovo progetto dedicato all'Italia dei territori. È annunciata la nascita di RaiPlay Scuola e Learning come nuovo riferimento digitale per i contenuti educativi.
Ciò che ancora non può essere misurato è la qualità concreta del nuovo ecosistema educativo. Se sarà facilmente utilizzabile, ricco di produzioni aggiornate e capace di entrare realmente nelle scuole, la trasformazione potrebbe offrire strumenti più flessibili rispetto al palinsesto televisivo. Se dovesse invece limitarsi soprattutto a raccogliere un archivio di programmi già esistenti, le critiche sulla perdita di un presidio educativo avrebbero un peso differente.
Lo stesso vale per Italiana: il nuovo canale potrà essere giudicato quando saranno disponibili palinsesti, produzioni originali e risultati. Per ora è possibile analizzarne la missione dichiarata, ma non attribuirgli in anticipo un successo o un fallimento.
Il vero tema è come deve cambiare il servizio pubblico educativo
Al di là dello scontro tra partiti, la vicenda pone una questione destinata a restare anche dopo il 1° ottobre: come deve funzionare un servizio pubblico educativo in un Paese nel quale televisione tradizionale, streaming, smartphone e scuola digitale convivono?
Difendere esclusivamente il modello lineare significherebbe ignorare una trasformazione reale nelle abitudini dei giovani. Considerare automaticamente il digitale come una soluzione migliore significherebbe invece trascurare accessibilità, universalità e divari che continuano a esistere.
La sfida più interessante sarebbe integrare il meglio dei due mondi: la capacità del servizio pubblico di raggiungere tutti e quella delle piattaforme di offrire contenuti personalizzabili e disponibili in qualsiasi momento. La vicenda di Rai Scuola diventa così un caso concreto di una trasformazione molto più ampia della televisione pubblica.
Tra continuità e cambiamento, il giudizio resta aperto
Al 26 agosto 2026 la formulazione più precisa è quindi questa: Rai Scuola terminerà la propria presenza come canale lineare sul numero 57, ma la Rai dichiara di voler preservare e sviluppare la funzione educativa attraverso RaiPlay Scuola e Learning. La differenza tra le due cose è il centro dell'intera controversia.
Le opposizioni chiedono di conservare anche il presidio televisivo e hanno portato il caso in Parlamento; la maggioranza difende il passaggio al digitale e il nuovo canale dedicato all'identità italiana; la Rai sostiene che la trasformazione segua le modalità di fruizione delle nuove generazioni.
Per studenti, docenti e famiglie, tuttavia, il criterio più utile sarà necessariamente concreto: dal 1° ottobre sarà più semplice o più difficile trovare contenuti educativi di qualità? Ne verranno prodotti di nuovi? Saranno facilmente utilizzabili durante le lezioni? Rimarranno accessibili anche alle fasce più fragili della popolazione?
Sono queste le domande sulle quali potrà essere valutato il futuro di Rai Scuola, più delle definizioni utilizzate nella polemica politica. Una piattaforma digitale può rappresentare un'evoluzione reale soltanto se migliora il servizio che sostituisce; un canale televisivo può avere valore pubblico soltanto se continua a produrre contenuti utili e contemporanei.
E voi come valutate il passaggio di Rai Scuola su RaiPlay? Considerate più utile una piattaforma on demand oppure ritenete importante mantenere anche un canale educativo gratuito sul digitale terrestre? Lasciate un commento e raccontateci quale soluzione, secondo voi, garantirebbe meglio a studenti, insegnanti e famiglie l'accesso ai contenuti del servizio pubblico educativo.

