Proba-3, scoperta sul vento solare: velocità tripla rispetto alle attese
La missione europea Proba-3, che vede la partecipazione dell'Agenzia Spaziale Italiana, ha raccolto i propri primi risultati scientifici, rivelando che alcune componenti del vento solare lento possono raggiungere velocità da tre a quattro volte superiori rispetto a quanto stimato finora dai modelli teorici. Un dato che offre nuove informazioni preziose sui meccanismi che regolano la corona solare e sulla meteorologia spaziale che influenza satelliti e infrastrutture terrestri.
Che cos'è la missione Proba-3 e come funziona
Proba-3 è una missione dell'Agenzia Spaziale Europea (ESA), lanciata nel dicembre 2024, composta da una coppia di satelliti capaci di creare eclissi solari "su richiesta" volando in formazione precisa. Il primo satellite, chiamato Occulter, agisce come una vera e propria luna artificiale, oscurando la luce diretta del Sole, mentre il secondo, il Coronografo, ne approfitta per osservare senza interferenze la corona solare, la regione più esterna e sfuggente dell'atmosfera della nostra stella.
I due satelliti volano a una distanza reciproca di circa 150 metri, allineandosi con estrema precisione rispetto al Sole in modo che l'ombra proiettata dall'Occulter cada esattamente sul Coronografo, per un periodo di circa cinque ore consecutive ogni volta. Da luglio 2025 a oggi, questa coppia di satelliti ha già prodotto ben 57 eclissi solari artificiali, raccogliendo oltre 250 ore di video ad altissima risoluzione della corona solare, un risultato che l'ESA paragona a circa cinquemila campagne di osservazione di eclissi solari totali condotte da Terra, dove questi fenomeni naturali sono rari e durano solamente pochi minuti alla volta.
Perché la corona solare è così difficile da osservare
La corona solare rappresenta una delle regioni più affascinanti e al tempo stesso più difficili da studiare dell'intero Sistema Solare: pur trovandosi a un milione di gradi in più rispetto alla superficie solare sottostante, questa regione risulta normalmente invisibile a causa dell'accecante luminosità del disco solare, che ne oscura completamente la debole luce diffusa dalle particelle in essa contenute.
È proprio dalla corona che ha origine il vento solare, il flusso costante di particelle cariche che il Sole emette continuamente nello spazio, insieme a fenomeni ben più violenti come le espulsioni di massa coronale, improvvise eruzioni di plasma capaci di generare tempeste geomagnetiche con effetti diretti sui satelliti in orbita, sulle reti elettriche terrestri e sui sistemi di comunicazione e navigazione satellitare da cui dipendiamo quotidianamente.
Il dato sorprendente emerso dalle prime osservazioni
Secondo quanto dichiarato da Andrei Zhukov, dell'Osservatorio Reale del Belgio, responsabile scientifico dello strumento ASPIICS di Proba-3 e autore principale dello studio pubblicato sulla rivista scientifica The Astrophysical Journal Letters, "nella corona interna, una regione molto difficile da osservare, abbiamo visto folate di vento solare lento muoversi da tre a quattro volte più velocemente del previsto". Le velocità misurate, comprese tra 250 e 500 chilometri al secondo, si discostano nettamente dalle stime precedenti, che indicavano per il vento solare lento vicino alla superficie solare una velocità di circa 100 chilometri al secondo.
Queste osservazioni sono state condotte in una regione compresa tra 1,3 e 3 raggi solari di distanza dalla superficie della nostra stella, con una risoluzione spaziale di circa 5,6 secondi d'arco e sequenze filmate capaci di catturare fino a un fotogramma ogni trenta secondi, un dettaglio tecnico che ha permesso per la prima volta di osservare con questa chiarezza nella luce visibile una dinamica così fine, proprio a ridosso del bordo solare, un traguardo che nessun altro coronografo spaziale attualmente in funzione è in grado di replicare.
Perché questo risultato mette in discussione i modelli esistenti
La differenza tra le velocità osservate e quelle previste dai modelli teorici non è affatto marginale, e costringe la comunità scientifica a rivedere il punto in cui si ritiene che il plasma solare inizi realmente ad accelerare, incorporando nei propri modelli previsionali strutture magnetiche più fini e meccanismi di accelerazione meno uniformi rispetto a quanto ipotizzato finora.
Gli scienziati sottolineano come l'origine esatta del vento solare lento resti, a oggi, una questione ancora aperta: le ipotesi principali chiamano in causa fenomeni come la riconnessione magnetica, cioè il riarrangiamento improvviso delle linee del campo magnetico solare, e la presenza di particolari strutture coronali note come "streamers". Queste teorie dovranno ora fare i conti con misure dirette molto più ravvicinate e precise rispetto a quelle disponibili in passato, grazie proprio ai dati raccolti da Proba-3.
Un contributo prezioso, ma non ancora decisivo, per prevedere il meteo spaziale
Va precisato con chiarezza che questo risultato non significa che la previsione del meteo spaziale diventerà improvvisamente semplice o immediata: si tratta piuttosto di un tassello prezioso che aiuta a colmare uno dei vuoti sperimentali più ostinati della cosiddetta eliofisica, la disciplina che studia l'influenza del Sole sull'ambiente spaziale circostante, incluso quello della Terra.
L'Agenzia Spaziale Europea sottolinea inoltre come la gran parte dei dati raccolti dalla missione Proba-3 debba ancora essere analizzata nel dettaglio, e che questo primo set di risultati serva soprattutto ad aprire un nuovo filone di lavoro teorico sui meccanismi che accelerano il plasma all'interno della corona solare, un percorso di ricerca che si preannuncia lungo ma estremamente promettente per i prossimi anni.
Uno sguardo sempre più ravvicinato sulla nostra stella
Con questi primi risultati, la missione Proba-3 conferma il proprio valore scientifico, dimostrando come l'ingegnosa tecnica delle eclissi solari artificiali possa aprire finestre osservative altrimenti impossibili da ottenere, offrendo agli scienziati uno sguardo senza precedenti su una delle regioni più enigmatiche del nostro Sistema Solare. E voi trovate affascinante che una missione spaziale possa "creare" eclissi solari su richiesta per studiare il Sole? Condividete la vostra curiosità nei commenti.

