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Prezzi del cibo ai massimi da tre anni: pesano caldo, guerre ed El Niño

L'indice FAO dei prezzi alimentari mondiali è salito a luglio a 131,1 punti, il valore più alto da gennaio 2023, secondo i dati diffusi ieri dall'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'Alimentazione e l'Agricoltura. Il rincaro, pari allo 0,6% rispetto a giugno, è stato trainato soprattutto dai cereali, con il prezzo internazionale del grano salito del 5,8% in un solo mese.

Un massimo che non si vedeva da tre anni

L'indice FAO, che misura mensilmente le variazioni dei prezzi internazionali di un ampio paniere di materie prime alimentari scambiate a livello globale, si attesta oggi a 131,1 punti, in aumento dello 0,6% rispetto ai 130,3 punti di giugno e dell'1% rispetto allo stesso mese del 2025. Un livello che non veniva raggiunto dal gennaio 2023, sebbene resti ancora significativamente al di sotto del picco storico toccato nel marzo 2022.

Il balzo dei cereali e in particolare del grano

Il comparto che ha maggiormente contribuito alla crescita dell'indice complessivo è quello dei cereali, salito del 3,4% rispetto a giugno, invertendo la precedente tendenza al ribasso e collocandosi oggi al 6,9% sopra i livelli di luglio 2025. All'interno di questo comparto, il prezzo internazionale del grano è balzato del 5,8%, spinto dalle crescenti preoccupazioni per le persistenti interruzioni dei flussi di esportazione dal Mar Nero e dai danni causati dal caldo estremo ai raccolti in diverse importanti regioni produttrici.

Anche il mais in rialzo per il caldo negli Stati Uniti

Il prezzo del mais è aumentato del 3,6%, sostenuto dalle condizioni climatiche calde e secche registrate in alcune aree della Corn Belt statunitense, la principale regione di coltivazione del cereale negli USA, oltre agli effetti indiretti del rincaro dei mercati energetici in un contesto di tensioni geopolitiche ancora elevate. Il mercato del riso, al contrario, è rimasto sostanzialmente stabile nel corso del mese.

Le parole del capo economista FAO

Interpellato dall'agenzia Reuters, il capo economista della FAO ha dichiarato che il mondo sta affrontando "un'altra ondata di inflazione alimentare", spiegando come le guerre in corso in Iran e in Ucraina, unite al fenomeno climatico El Niño, stiano creando quella che ha definito una vera e propria "tempesta perfetta", caratterizzata contemporaneamente da costi di produzione più elevati e da rese agricole più basse in diverse regioni del mondo.

Oli vegetali ai massimi da due anni

Anche l'indice degli oli vegetali ha mostrato un incremento significativo, salendo del 2% e raggiungendo il livello più alto da giugno 2022, sostenuto dalla forte domanda indonesiana per la produzione di biodiesel e dai consumi robusti di olio di soia negli Stati Uniti, mentre le quotazioni dell'olio di girasole e di colza sono scese, in previsione di raccolti più abbondanti nella prossima stagione 2026-2027.

Carne e latticini in controtendenza

In direzione opposta rispetto al resto del paniere, l'indice della carne ha registrato la prima flessione mensile dell'intero 2026, con un calo del 2,8%, dovuto al ribasso generalizzato delle quotazioni in quasi tutte le categorie, con la sola eccezione della carne ovina, che ha invece toccato un nuovo record storico a causa della scarsità di offerta in Oceania. Anche l'indice dei prodotti lattiero-caseari è sceso, seppur lievemente, dello 0,7%.

Lo zucchero spinto da clima secco ed etanolo brasiliano

Il prezzo dello zucchero è invece cresciuto significativamente, complici le preoccupazioni per il clima secco in Europa, gli effetti del fenomeno El Niño in Asia, e la crescente domanda brasiliana di canna da zucchero destinata alla produzione di etanolo per autotrazione, un incremento solo parzialmente compensato dal miglioramento dei raccolti nel Centro-Sud del Brasile.

Un rischio concreto per la sicurezza alimentare globale

Questo nuovo rialzo dei prezzi alimentari mondiali rappresenta un segnale di allarme particolarmente significativo per la sicurezza alimentare globale, con potenziali ripercussioni più severe proprio nei Paesi a basso e medio reddito, dove la spesa alimentare rappresenta tradizionalmente una quota molto più elevata del reddito disponibile delle famiglie rispetto ai Paesi economicamente più avanzati.

Un quadro da monitorare con attenzione nei prossimi mesi

Con le tensioni geopolitiche internazionali ancora lontane da una piena risoluzione e gli effetti del fenomeno El Niño destinati a intensificarsi nei prossimi mesi secondo le previsioni degli esperti climatici, l'andamento dei prezzi alimentari mondiali resterà una variabile cruciale da monitorare con attenzione, capace di incidere direttamente sulla vita quotidiana di milioni di famiglie in tutto il pianeta. E voi avete notato, nella vostra spesa quotidiana, gli effetti di questi rincari internazionali delle materie prime alimentari? Condividete la vostra opinione nei commenti.

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