PNRA 2026, apre il bando per la ricerca italiana in Antartide
Da mezzogiorno del 10 settembre 2026 si apre una nuova finestra per la ricerca italiana in Antartide. Università ed enti di ricerca possono iniziare a presentare le proposte definitive nell'ambito del nuovo avviso del Programma Nazionale di Ricerche in Antartide, con scadenza fissata alle 12:00 dell'8 ottobre. Il bando è concentrato sulle ricerche nell'Oceano Meridionale e sull'utilizzo della nave rompighiaccio italiana Laura Bassi, infrastruttura che permette alla comunità scientifica di operare in uno degli ambienti più difficili e meno accessibili del pianeta. Non si tratta dell'inizio di una nuova spedizione: oggi comincia la fase di candidatura dei progetti che potranno alimentare le future campagne scientifiche del PNRA.
Che cosa apre esattamente il 10 settembre
La data del 10 settembre 2026 riguarda l'avvio della presentazione della proposta definitiva sulla piattaforma del Ministero dell'Università e della Ricerca. Il termine è fissato all'8 ottobre, sempre alle 12:00. È quindi una finestra di circa quattro settimane nella quale i gruppi scientifici interessati devono trasformare le proprie idee in progetti strutturati, completi degli elementi scientifici, organizzativi e amministrativi previsti dal bando.
È importante distinguere questo passaggio da una missione antartica. I ricercatori non partono oggi verso il continente. La selezione delle proposte precede infatti pianificazione logistica, disponibilità della nave, coordinamento delle campagne e organizzazione delle attività sul campo. La ricerca polare richiede tempi lunghi proprio perché qualsiasi esperimento deve essere compatibile con condizioni ambientali e infrastrutturali estremamente complesse.
Il PNRA esiste dal 1985
Il Programma Nazionale di Ricerche in Antartide è stato istituito nel 1985 e rappresenta la struttura attraverso la quale l'Italia organizza e finanzia gran parte della propria attività scientifica sul continente e nei mari circostanti.
In oltre quarant'anni, il PNRA ha permesso alla comunità scientifica italiana di costruire una presenza continuativa in un territorio nel quale la ricerca dipende necessariamente dalla cooperazione internazionale. L'Antartide non appartiene a un normale sistema territoriale nazionale ed è governata attraverso il Sistema del Trattato Antartico, nel quale la scienza assume un ruolo centrale.
Perché l'Antartide interessa anche chi vive a migliaia di chilometri
Il continente antartico può apparire lontanissimo dalla vita quotidiana europea, ma il sistema climatico globale collega regioni geograficamente distanti. Ghiaccio, oceano e atmosfera scambiano continuamente energia, acqua e carbonio e influenzano processi che non restano confinati attorno al Polo Sud.
Studiare l'Antartide significa quindi osservare una componente fondamentale della macchina climatica terrestre. La quantità di ghiaccio continentale, la circolazione dell'Oceano Meridionale e gli scambi tra acqua e atmosfera possono avere conseguenze sulla dinamica del livello marino e sul trasferimento globale di calore e carbonio.
Il cuore del bando è l'Oceano Meridionale
Il decreto che disciplina il PNRA 2026 è dedicato in particolare a progetti rivolti ad approfondire le conoscenze nell'Oceano Meridionale utilizzando la nave da ricerca polare Laura Bassi.
L'Oceano Meridionale circonda l'Antartide e costituisce un sistema fondamentale per la circolazione oceanica globale. Le sue acque interagiscono con ghiaccio marino, piattaforme glaciali, fondali e atmosfera. Campionare direttamente queste regioni permette di raccogliere dati impossibili da ottenere soltanto attraverso satelliti o modelli numerici.
Criosfera, idrosfera, atmosfera, biosfera e litosfera
La descrizione dell'avviso mette esplicitamente al centro le interazioni tra i diversi comparti del sistema Terra: criosfera, idrosfera, atmosfera, biosfera e litosfera. Sono parole tecniche che descrivono componenti profondamente collegate.
La criosfera comprende ghiaccio e neve; l'idrosfera le acque; l'atmosfera l'involucro gassoso; la biosfera gli organismi viventi; la litosfera la componente solida più esterna del pianeta. In Antartide è particolarmente evidente quanto sia insufficiente studiarle separatamente: lo scioglimento del ghiaccio modifica l'oceano, l'oceano influenza gli ecosistemi e le condizioni atmosferiche condizionano entrambi.
La Laura Bassi è l'infrastruttura centrale del bando
Il nuovo avviso è strettamente legato alla nave da ricerca Laura Bassi, di proprietà dell'Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale. È oggi l'unica nave rompighiaccio italiana dedicata alla ricerca oceanografica capace di operare nei mari polari.
La nave svolge contemporaneamente funzioni di ricerca e supporto logistico. Può trasportare personale e materiali e ospitare strumentazione scientifica per oceanografia e geofisica. Questa doppia capacità è particolarmente importante in Antartide, dove spostare una singola apparecchiatura richiede una pianificazione molto maggiore rispetto a una normale campagna nel Mediterraneo.
Ottanta metri progettati per affrontare il ghiaccio
La Laura Bassi è lunga circa 80 metri, larga 17 e ha una stazza superiore alle 4.000 tonnellate. È classificata come rompighiaccio di categoria A, classe PC5, caratteristiche che consentono l'operatività in acque polari coperte da ghiaccio entro specifici limiti tecnici.
Un sistema di posizionamento dinamico permette inoltre alla nave di mantenere con grande precisione la propria posizione, elemento prezioso quando devono essere calati strumenti, effettuati campionamenti o realizzate misurazioni geofisiche. In molte attività scientifiche, spostarsi anche di poche decine di metri durante una misura può compromettere la qualità del dato.
Una nave italiana acquistata nel 2019
La rompighiaccio è stata acquistata dall'OGS nel 2019 attraverso finanziamenti ministeriali ed è diventata progressivamente una delle infrastrutture strategiche della ricerca polare italiana.
Possedere una nave polare non significa soltanto avere un mezzo di trasporto. Significa poter pianificare campagne scientifiche con maggiore autonomia, sviluppare strumentazione specifica e contribuire a programmi internazionali mettendo a disposizione capacità operative che pochi Paesi possiedono.
Chi governa la ricerca italiana in Antartide
Il funzionamento del PNRA coinvolge più istituzioni con responsabilità differenti. Il MUR finanzia e coordina il programma dal punto di vista istituzionale e strategico, con il supporto della Commissione Scientifica Nazionale per l'Antartide nella definizione degli indirizzi.
Il CNR cura il coordinamento scientifico delle attività, l'ENEA pianifica e organizza la logistica presso le basi antartiche e l'OGS gestisce tecnicamente e scientificamente la Laura Bassi. È una divisione dei compiti necessaria perché una campagna polare unisce ricerca, trasporti, sicurezza, infrastrutture e relazioni internazionali.
La stazione Mario Zucchelli
Una delle principali infrastrutture italiane è la stazione Mario Zucchelli, situata nella Baia di Terra Nova e utilizzata principalmente durante l'estate australe. La base funziona come punto logistico e scientifico per numerose attività condotte nella regione del Mare di Ross.
Da qui partono ricercatori diretti verso siti di campionamento e installazioni scientifiche. La stagionalità dipende dalle condizioni ambientali: durante l'inverno antartico temperature, oscurità e copertura dei ghiacci rendono le operazioni estremamente più difficili.
Concordia e la cooperazione con la Francia
L'Italia partecipa inoltre alla gestione della stazione Concordia insieme alla Francia. La base si trova a Dome C, sull'altopiano antartico interno, in un ambiente molto diverso dalla costa.
Concordia viene utilizzata durante tutto l'anno e ospita anche una piccola squadra durante l'inverno australe. L'isolamento, l'altitudine, il freddo estremo e i lunghi periodi senza possibilità di evacuazione la rendono non soltanto un laboratorio per clima e astronomia, ma anche un contesto utile per studiare gli effetti dell'isolamento sull'essere umano.
La 41ª spedizione si è conclusa a marzo
La più recente missione della Laura Bassi nelle acque antartiche si è conclusa nel marzo 2026, dopo circa quattro mesi di attività. La nave era stata impegnata nella 41ª spedizione italiana del PNRA.
Nel corso della campagna sono stati portati avanti cinque progetti scientifici, oltre ad attività logistiche. Le ricerche hanno riguardato le dinamiche fisiche e biogeochimiche di aree dell'oceano antartico, mostrando concretamente il tipo di lavoro che una nave polare rende possibile.
Dai campioni d'acqua ai fondali
Una campagna oceanografica può comprendere campionamenti della colonna d'acqua a profondità differenti per misurare temperatura, salinità, nutrienti, ossigeno, carbonio e organismi microscopici.
Altri strumenti permettono di studiare fondali e sedimenti. Carote prelevate dal fondo marino possono conservare informazioni sulle condizioni ambientali del passato e aiutare a ricostruire come ghiacciai e oceani siano cambiati su scale temporali molto più lunghe rispetto alle osservazioni strumentali moderne.
Il ghiaccio come archivio del clima
La ricerca antartica utilizza anche il ghiaccio come archivio naturale. Gli strati accumulati nel tempo possono intrappolare bolle d'aria e sostanze che permettono di ricostruire condizioni atmosferiche del passato.
Questi dati consentono di confrontare l'attuale concentrazione di gas serra con periodi precedenti e comprendere meglio il funzionamento del sistema climatico prima dell'era industriale. È uno dei motivi per cui le regioni polari sono considerate laboratori insostituibili per la climatologia.
Ice Memory e il deposito in Antartide
Durante la 41ª spedizione la Laura Bassi ha avuto anche un ruolo logistico nell'iniziativa internazionale Ice Memory, trasportando in Antartide carote di ghiaccio provenienti da ghiacciai montani.
L'obiettivo è conservare campioni di ghiaccio glaciale che rischierebbero di andare perduti con il riscaldamento e la fusione dei ghiacciai. Conservati naturalmente a temperature antartiche, potranno essere studiati in futuro con tecnologie analitiche che oggi potrebbero non esistere ancora.
Studiare il clima non significa studiare solo la temperatura
La parola clima viene spesso ridotta alla variazione della temperatura media, ma il sistema antartico coinvolge molto di più. Cambiano precipitazioni, venti, ghiaccio marino, circolazione oceanica, distribuzione delle specie e scambi di carbonio.
Per questo i progetti PNRA sono spesso multidisciplinari. Una variazione osservata in una corrente oceanica può essere collegata al comportamento del ghiaccio; modificazioni nell'estensione del ghiaccio marino possono influenzare organismi che dipendono da quell'habitat.
Il ruolo dell'Oceano Meridionale nel carbonio
L'Oceano Meridionale svolge un ruolo rilevante negli scambi di anidride carbonica e calore tra atmosfera e oceano. Capire quanto carbonio venga assorbito, trasportato nelle profondità o restituito all'atmosfera è fondamentale per migliorare le stime climatiche.
Questi processi non sono uniformi. Correnti, temperatura, vento e biologia marina possono modificare la capacità dell'oceano di assorbire carbonio. Le misurazioni in situ sono indispensabili per verificare se i modelli riescono a rappresentare correttamente queste dinamiche.
La biodiversità in un ambiente estremo
Una parte della ricerca riguarda anche la biodiversità antartica. Le specie che vivono in acque estremamente fredde hanno sviluppato adattamenti fisiologici e biochimici particolari.
Studiare questi organismi permette di comprendere come la vita si adatti agli estremi e come possa reagire a cambiamenti relativamente rapidi della temperatura o dell'ambiente. Una specie molto specializzata per condizioni stabili può infatti essere particolarmente vulnerabile quando quelle condizioni cambiano.
Microplastiche e contaminanti arrivano anche lontano
L'Antartide è remota, ma non completamente isolata dall'inquinamento globale. Microplastiche e altre sostanze possono essere trasportate attraverso atmosfera e correnti oceaniche e raggiungere aree molto lontane dai principali centri abitati.
Analizzare i contaminanti nelle regioni polari permette di capire quanto siano estesi i percorsi di dispersione e quali organismi possano essere esposti. La presenza di un contaminante non equivale automaticamente a un danno ecologico misurabile, ma costituisce il primo elemento necessario per valutarne il rischio.
La geologia racconta l'Antartide prima del ghiaccio
Sotto il ghiaccio e i sedimenti esiste una storia geologica che precede di milioni di anni l'attuale configurazione del continente. La geologia antartica aiuta a ricostruire movimenti tettonici, antichi ambienti e trasformazioni della calotta.
Le tecniche di geofisica marina permettono di osservare strutture sotto il fondale senza doverle necessariamente raggiungere fisicamente. Sismica, magnetometria e altri metodi possono ricostruire geometrie che contengono informazioni sulla formazione e sull'evoluzione del continente.
La ricerca atmosferica
L'atmosfera antartica offre condizioni particolarmente utili per misurare aerosol, composizione chimica e dinamiche atmosferiche. La distanza da molte fonti antropiche dirette permette inoltre di osservare fenomeni di fondo difficili da distinguere nelle aree densamente urbanizzate.
Le misurazioni possono essere confrontate con satelliti e modelli. I satelliti forniscono una copertura spaziale enorme, ma devono essere calibrati e verificati attraverso osservazioni raccolte sulla superficie o da navi e stazioni.
Astronomia e osservazioni dallo spazio polare
Le strategie scientifiche nazionali comprendono anche astronomia e fisica dello spazio. L'altopiano antartico offre condizioni atmosferiche peculiari, mentre la posizione geografica è utile per alcune osservazioni geomagnetiche e dello space weather.
Queste ricerche dimostrano che il PNRA non coincide con la sola climatologia. La presenza scientifica italiana permette di affrontare discipline molto diverse, purché esista un vantaggio specifico nell'operare in ambiente antartico.
Studiare anche l'essere umano
Le campagne polari rappresentano inoltre un contesto particolare per biomedicina e psicologia. Piccoli gruppi vivono per periodi prolungati in condizioni di isolamento, con ambienti estremi e possibilità limitate di spostamento.
Queste situazioni consentono di studiare sonno, adattamento, stress e dinamiche di gruppo. I risultati devono essere interpretati tenendo conto della specificità dei campioni, ma possono offrire informazioni utili anche per altre condizioni estreme e isolate.
Presentare un progetto significa risolvere anche un problema logistico
Una proposta scientificamente eccellente può diventare impraticabile se richiede strumenti incompatibili con la logistica antartica. A differenza di un laboratorio universitario, non è sempre possibile ordinare un componente sostitutivo o modificare rapidamente una procedura una volta arrivati sul campo.
Ogni progetto deve quindi prevedere con grande precisione strumentazione, consumi, campioni, personale e tempi nave. Perfino il peso e il volume degli apparati possono diventare elementi decisivi perché ogni trasporto compete con altre necessità logistiche.
Il tempo nave è una risorsa scientifica
Su una rompighiaccio, il tempo operativo ha un costo elevato e deve essere condiviso tra progetti differenti. Una stazione di campionamento può richiedere ore e condizioni meteorologiche adeguate; attraversare una zona di ghiaccio può modificare completamente il programma.
Per questo i progetti devono essere coordinati. Se più gruppi possono raccogliere dati nello stesso punto, il valore scientifico di una singola fermata aumenta. La capacità di condividere campioni e infrastrutture è una parte importante della ricerca oceanografica moderna.
Il clima può cambiare il programma nel giro di ore
L'Antartide obbliga la scienza a convivere con una grande incertezza meteorologica. Vento, ghiaccio e condizioni del mare possono rendere temporaneamente impossibile una misura programmata da mesi.
Un piano di ricerca deve quindi includere una certa flessibilità operativa. Il comandante mantiene la responsabilità della sicurezza della nave e nessun obiettivo scientifico può giustificare manovre incompatibili con le condizioni ambientali.
La cooperazione internazionale è inevitabile
Nessun singolo Paese può osservare da solo l'intero sistema antartico. Serie climatiche lunghe, campagne oceanografiche e osservazioni continentali richiedono reti internazionali.
I dati italiani possono quindi integrarsi con quelli prodotti da altri programmi nazionali. La stessa logistica beneficia frequentemente della cooperazione: navi e basi possono coordinare attività e condividere informazioni sul ghiaccio, sulla meteorologia e sulle condizioni operative.
Perché servono serie di dati lunghe
Uno degli aspetti più difficili della ricerca climatica consiste nel distinguere una tendenza di lungo periodo dalla variabilità naturale tra un anno e l'altro. Un singolo inverno particolarmente freddo o una singola stagione di ghiaccio ridotto non descrivono automaticamente una tendenza climatica.
Per questo la continuità del monitoraggio è essenziale. Serie raccolte per decenni permettono di osservare se una variazione persiste e di confrontarla con oscillazioni oceaniche e atmosferiche naturali.
Il valore delle infrastrutture pubbliche di ricerca
Una nave come la Laura Bassi rappresenta un esempio di infrastruttura scientifica pubblica che nessun singolo laboratorio potrebbe sostenere autonomamente. Acquisto, equipaggio, manutenzione e sicurezza richiedono investimenti continui.
Il beneficio deve quindi essere valutato in termini di capacità nazionale: numero e qualità dei progetti, formazione dei ricercatori, cooperazioni, dati prodotti e contributo ai grandi programmi internazionali. Una nave scientifica è utile soltanto quando esiste una comunità capace di utilizzarla.
Formare una nuova generazione di ricercatori polari
Le campagne permettono anche a giovani ricercatori e tecnici di acquisire competenze polari difficilmente ottenibili altrove. Utilizzare strumenti a temperature estreme o organizzare campionamenti da una rompighiaccio richiede esperienza diretta.
Il ricambio generazionale è importante perché la ricerca antartica vive su orizzonti temporali lunghi. I dati raccolti oggi possono essere confrontati con quelli ottenuti trent'anni fa e dovranno continuare a essere monitorati anche nei decenni futuri.
Il bando apre una competizione scientifica
Dal 10 settembre, i gruppi interessati dovranno quindi dimostrare non soltanto che il proprio progetto affronta una domanda originale, ma che produce un valore scientifico sufficiente a giustificare l'utilizzo di una infrastruttura rara come la rompighiaccio.
La selezione permette di stabilire quali domande di ricerca siano prioritarie e logisticamente realizzabili. Non tutte le proposte potranno essere finanziate e il processo di valutazione serve precisamente a concentrare le risorse sui progetti considerati più solidi.
L'8 ottobre si chiuderà la finestra
Il termine per la presentazione delle proposte definitive è fissato alle 12:00 dell'8 ottobre 2026. Dopo quella data inizieranno le fasi successive previste dalla procedura.
Per i gruppi di ricerca il mese che comincia oggi rappresenta quindi un periodo di intenso lavoro su metodologia, collaborazioni e logistica. Una proposta polare deve essere convincente sia sulla domanda scientifica sia sulla capacità concreta di realizzare quanto promesso.
Dal bando alle future campagne
La notizia del 10 settembre non riguarda dunque una nave che salpa oggi, ma qualcosa che avviene molto prima: la costruzione delle future domande scientifiche che l'Italia porterà nell'Oceano Meridionale.
È una fase meno spettacolare delle immagini di una rompighiaccio circondata dal ghiaccio, ma è quella nella quale si decide che cosa misurare, quali ipotesi mettere alla prova e come utilizzare una delle più importanti infrastrutture polari italiane.
L'Antartide come laboratorio del futuro del pianeta
Il valore del PNRA 2026 sta infine nel ricordare che comprendere l'Antartide significa comprendere meglio il sistema terrestre nel suo complesso. Il ghiaccio conserva il passato, l'oceano redistribuisce calore e carbonio, gli ecosistemi mostrano come la vita reagisca agli estremi e i sedimenti raccontano trasformazioni avvenute milioni di anni fa.
Dal mezzogiorno del 10 settembre una nuova generazione di proposte scientifiche potrà entrare in questo percorso. Tra quelle selezionate potrebbero esserci esperimenti destinati a produrre dati utilizzati per decenni. Voi quale area della ricerca antartica considerate più importante: clima, oceani, biodiversità, inquinamento o storia del ghiaccio? Raccontateci nei commenti quali domande vorreste che la scienza riuscisse a risolvere nelle regioni polari.

