Peppino di Capri è morto: addio al re di Champagne
Peppino Di Capri è morto nella mattinata di sabato 11 luglio 2026, nella sua isola, Capri, dopo una lunga malattia affrontata lontano dall'esposizione pubblica. Il cantante e pianista, all'anagrafe Giuseppe Faiella, si è spento nella propria abitazione a Villa Castiglione, lasciando un patrimonio musicale entrato nella memoria collettiva italiana.Nato il 27 luglio 1939, l'artista aveva 86 anni e avrebbe festeggiato il suo ottantasettesimo compleanno dopo appena sedici giorni. La precisazione è necessaria perché numerosi primi titoli hanno indicato direttamente 87 anni, anticipando l'età che avrebbe raggiunto alla fine del mese.La notizia della sua scomparsa chiude una carriera durata quasi settant'anni, attraversata da musica napoletana, rock and roll, twist, melodie romantiche e canzone popolare italiana. Peppino Di Capri non fu soltanto l'interprete di "Champagne": contribuì a modificare il modo in cui la tradizione partenopea poteva dialogare con le sonorità internazionali del secondo dopoguerra.Lascia i tre figli Arrigo, conosciuto come Igor, Edoardo e Dario. Il primogenito nacque dal matrimonio con Roberta Stoppa, mentre Edoardo e Dario erano figli della seconda moglie Giuliana Gagliardi, scomparsa nel 2019 dopo oltre quarant'anni di vita accanto al cantante.I funerali sono stati annunciati per domenica 12 luglio nell'ex cattedrale di Santo Stefano, affacciata sulla celebre piazzetta di Capri. La scelta riporta simbolicamente l'artista nel cuore del luogo al quale aveva legato il nome, l'identità pubblica e gran parte della propria storia personale.
La morte nella sua amata Capri
Capri non fu semplicemente il luogo di nascita di Giuseppe Faiella. L'isola divenne parte integrante del suo nome d'arte, della sua immagine e del modo in cui veniva percepito dal pubblico italiano e internazionale.Il cantante aveva mantenuto con l'isola un rapporto costante anche dopo il successo, continuando a considerarla la propria casa e uno spazio nel quale ritrovare una dimensione personale lontana dai palcoscenici. La morte avvenuta a Villa Castiglione chiude quindi la sua vita nello stesso territorio dal quale era partita l'avventura musicale.La lunga malattia è stata indicata come il contesto nel quale sono progressivamente peggiorate le sue condizioni, ma non sono stati resi pubblici dettagli clinici specifici. Il rispetto della riservatezza impone di non attribuire cause mediche diverse da quelle comunicate dalla famiglia e dalle persone vicine all'artista.La notizia ha immediatamente provocato cordoglio nel mondo della musica, in Campania e tra gli ascoltatori che avevano accompagnato con le sue canzoni feste, amori, separazioni e momenti familiari di epoche molto diverse.
Un artista chiamato Peppino Di Capri
Il vero nome del cantante era Giuseppe Faiella. La scelta di presentarsi come Peppino Di Capri trasformò l'origine geografica in una firma immediatamente riconoscibile, capace di evocare eleganza, vita notturna, mare e internazionalità.Quell'identità non venne costruita artificialmente dopo il successo. Il rapporto con la musica cominciò proprio sull'isola, in una famiglia nella quale strumenti e melodie erano parte della quotidianità. Il padre Bernardo suonava diversi strumenti e lavorava nel settore musicale, offrendo al figlio un ambiente favorevole allo sviluppo del talento.Già a quattro anni Peppino suonava il pianoforte, dimostrando una precocità che avrebbe segnato tutta la narrazione della sua carriera. Durante la guerra e nel primo dopoguerra si esibì davanti ai militari americani presenti sull'isola, entrando in contatto con repertori e ritmi ancora poco diffusi nell'Italia dell'epoca.Quelle esibizioni gli permisero di ascoltare standard americani, jazz, swing e musica da ballo. La combinazione tra formazione classica, canzone napoletana e influenze statunitensi sarebbe diventata la base del suo stile.
Gli studi di pianoforte e la scoperta del rock
Peppino Di Capri studiò musica classica e pianoforte durante l'infanzia, acquisendo una preparazione tecnica che lo avrebbe distinto da numerosi cantanti emersi nell'epoca dei complessi e degli urlatori.A metà degli anni Cinquanta, il giovane musicista rimase affascinato dal rock and roll proveniente dagli Stati Uniti. Le nuove sonorità rappresentavano una rottura con la canzone melodica più tradizionale e offrivano un linguaggio particolarmente adatto ai locali frequentati dai turisti internazionali.Il suo talento consisteva nel non scegliere rigidamente tra il repertorio napoletano e quello americano. Peppino riuscì a mescolare i due universi, introducendo pianoforte, ritmo e arrangiamenti moderni in canzoni legate alla storia musicale di Napoli.Questa capacità di mediazione gli permise di raggiungere un pubblico molto ampio: gli ascoltatori più giovani riconoscevano l'energia del rock, mentre quelli legati alla tradizione ritrovavano melodie e parole familiari.
L'esordio con i Rockers nel 1958
Il vero ingresso nel mercato discografico avvenne nell'autunno del 1958, quando Peppino Di Capri e il gruppo dei Rockers incisero i primi brani.Tra i titoli della fase iniziale figuravano "Malatia", "Nun è peccato" e "Let Me Cry". Il successo arrivò rapidamente, trasformando il giovane pianista caprese in uno dei protagonisti della nuova musica italiana."Nun è peccato" mostrava già la formula che avrebbe reso riconoscibile il suo lavoro: lingua napoletana, interpretazione sentimentale e accompagnamento moderno. Non era una semplice riproposizione del passato, ma una tradizione ripensata attraverso i suoni contemporanei.Peppino Di Capri e i Rockers divennero una presenza costante nei locali, nei programmi televisivi e nelle classifiche. L'immagine del cantante al pianoforte, con gli occhiali dalla montatura marcata e un'eleganza mai aggressiva, si impose rapidamente nell'immaginario del pubblico.
La canzone napoletana incontra il twist
Negli anni successivi arrivarono brani come "Voce 'e notte", "Nessuno al mondo", "Luna caprese", "Roberta", "Let's Twist Again" e "St. Tropez Twist".Questa sequenza dimostra quanto il repertorio fosse ampio. Peppino passava dalle melodie napoletane ai balli internazionali senza perdere la propria identità, mantenendo sempre il pianoforte e la voce al centro dell'esecuzione.Con il twist, la musica italiana entrava in una fase più dinamica e giovanile. Le canzoni non erano più soltanto destinate all'ascolto, ma diventavano parte di una nuova socialità fatta di locali, balli e vacanze."St. Tropez Twist" rappresentò perfettamente questa stagione, collegando l'Italia alle località simbolo del turismo internazionale. La canzone contribuì a costruire l'immagine di un artista capace di raccontare un Mediterraneo elegante, moderno e mondano.
"Roberta" e il sentimento trasformato in musica
Tra i brani più conosciuti della prima parte della carriera figura "Roberta", legato al nome della prima moglie Roberta Stoppa.La canzone mostrava il lato più intimo e melodico dell'artista. Peppino Di Capri sapeva interpretare il sentimento senza ricorrere a una vocalità eccessivamente drammatica, preferendo un tono misurato, confidenziale e riconoscibile.Questa apparente semplicità era sostenuta da una notevole padronanza del pianoforte e delle dinamiche vocali. La sua interpretazione sembrava spesso rivolta a una singola persona, anche quando veniva ascoltata da migliaia di spettatori.Il romanticismo di Peppino Di Capri non era estraneo alla modernità. I testi parlavano di amori e separazioni, ma gli arrangiamenti e l'immagine dell'artista appartenevano pienamente all'Italia che stava cambiando.
Sul palco prima dei Beatles
Nel 1965 Peppino Di Capri partecipò come artista di apertura all'unica tournée italiana dei Beatles, una delle pagine più note della sua carriera internazionale.Il gruppo britannico era già al centro di un fenomeno globale e l'Italia viveva l'arrivo dei quattro di Liverpool come un evento generazionale. Condividere quei palchi collocò Peppino tra gli artisti italiani considerati più vicini alle nuove sonorità internazionali.L'episodio conferma che il cantante non può essere descritto soltanto come un interprete melodico tradizionale. Nella prima fase della carriera fu uno dei musicisti italiani maggiormente associati a rock and roll, complessi e cultura giovanile.Il confronto con i Beatles non modificò la direzione della sua musica, ma mostrò la capacità di Peppino Di Capri di abitare contemporaneamente il mondo della canzone napoletana e quello del pop internazionale.
La nascita della Splash
Nel 1970 Peppino Di Capri fondò la Splash, la propria casa discografica e struttura di registrazione. La decisione gli offrì maggiore autonomia produttiva e artistica.Creare un'etichetta significava controllare più direttamente incisioni, arrangiamenti, pubblicazioni e scelte di repertorio. Per un interprete già affermato rappresentava anche il passaggio da semplice artista sotto contratto a protagonista dell'intera filiera musicale.Nello stesso periodo vinse il Festival della Canzone Napoletana con "Me chiamme ammore", consolidando il legame con il repertorio partenopeo proprio mentre preparava una nuova fase della carriera nazionale.La Splash avrebbe accompagnato una parte importante della sua produzione, compreso il lancio di canzoni destinate a diventare simboli permanenti della musica italiana.
La prima vittoria al Festival di Sanremo
Nel 1973 Peppino Di Capri vinse il Festival di Sanremo con "Un grande amore e niente più", ottenendo uno dei riconoscimenti più importanti della propria carriera.Il brano apparteneva pienamente alla tradizione melodica italiana, ma veniva interpretato con quella sobrietà che distingueva il cantante. La vittoria arrivò dopo anni di successi, confermando che Peppino non era legato soltanto alla moda del twist degli anni Sessanta.Sanremo gli offrì una nuova centralità e permise alla sua musica di raggiungere generazioni di ascoltatori differenti. "Un grande amore e niente più" divenne una delle canzoni maggiormente associate al suo repertorio sentimentale.La vittoria del 1973 preparò inoltre il terreno per l'uscita, pochi mesi dopo, del brano che avrebbe superato per popolarità quasi ogni altro titolo della sua discografia.
"Champagne", la canzone diventata un rito
Nel dicembre del 1973 arrivò "Champagne", destinata a diventare la canzone simbolo di Peppino Di Capri e uno degli evergreen più riconoscibili della musica italiana.Il brano racconta una separazione attraverso una scena elegante e dolorosa: un incontro, un bicchiere alzato, il tentativo di mascherare la sofferenza e la consapevolezza che una storia è ormai terminata.La forza di "Champagne" nasce dal contrasto tra l'atmosfera apparentemente festosa e la malinconia del testo. Il brindisi non celebra un nuovo inizio, ma accompagna la fine di un amore.L'interpretazione di Peppino evita l'esplosione emotiva. La voce rimane composta, quasi rassegnata, mentre il pianoforte sostiene un racconto nel quale eleganza e dolore convivono senza annullarsi.Con il passare degli anni, "Champagne" è diventata molto più di un successo discografico. Viene cantata durante feste, matrimoni, programmi televisivi e serate collettive, spesso anche in contesti lontani dal significato malinconico originario.Questa trasformazione dimostra la capacità di una canzone di superare il proprio testo e diventare un rito popolare condiviso. Bastano le prime parole o l'introduzione musicale perché il pubblico riconosca immediatamente il brano.
Il secondo trionfo a Sanremo
Peppino Di Capri tornò a vincere il Festival di Sanremo nel 1976 con "Non lo faccio più".La seconda affermazione confermò la continuità del suo successo in una fase nella quale la musica italiana stava cambiando rapidamente, con l'espansione dei cantautori, del rock progressivo e delle nuove produzioni televisive.Peppino rimase fedele alla propria identità, senza inseguire ogni trasformazione del mercato. La sua forza stava nella riconoscibilità: voce, pianoforte, melodia e misura interpretativa formavano un linguaggio immediatamente identificabile.Le due vittorie sanremesi, ottenute a tre anni di distanza, rappresentano ancora oggi uno degli elementi principali del suo prestigio artistico.
Quindici partecipazioni al Festival
Nel corso della carriera, Peppino Di Capri partecipò a quindici edizioni del Festival di Sanremo, un numero che testimonia la durata straordinaria del rapporto con la manifestazione.Le partecipazioni attraversarono decenni e stagioni musicali profondamente differenti. Tra i brani portati sul palco figurano "Il sognatore", "E mo' e mo'", "Evviva Maria", "Favola blues" e "La panchina".Sanremo non fu per lui soltanto il luogo delle due vittorie. Divenne una vetrina ricorrente nella quale misurare la capacità di restare riconoscibile davanti a un pubblico e a un mercato continuamente rinnovati.Nel 2023 il Festival gli assegnò il premio Città di Sanremo alla carriera. Peppino tornò al pianoforte e interpretò "Champagne", ricevendo l'omaggio del pubblico televisivo a cinquant'anni dalla pubblicazione del brano.
L'Eurovision cantato in napoletano
Nel 1991 Peppino Di Capri rappresentò l'Italia all'Eurovision Song Contest, organizzato a Roma, con "Comme è ddoce 'o mare".La scelta fu significativa perché il brano venne interpretato interamente in napoletano, portando sul palcoscenico europeo una lingua e una tradizione musicale profondamente legate al territorio.La canzone si classificò al settimo posto, confermando la capacità dell'artista di presentare la cultura napoletana come parte di un'identità italiana aperta al pubblico internazionale.Quella partecipazione sintetizzava il percorso di Peppino Di Capri: partire da un'isola, utilizzare una lingua locale e arrivare davanti a milioni di spettatori senza rinunciare alla propria origine.
Una carriera internazionale
Il successo di Peppino Di Capri non rimase confinato all'Italia. L'artista si esibì in Europa, Stati Uniti, Canada e America Latina, costruendo un rapporto particolarmente duraturo con il pubblico brasiliano.La musica italiana romantica ha storicamente trovato un ascolto importante nelle comunità di origine italiana e nei Paesi culturalmente vicini al Mediterraneo. Peppino riuscì però ad andare oltre il semplice richiamo nostalgico.Le sue melodie, il pianoforte e la presenza scenica erano comprensibili anche a chi non conosceva perfettamente la lingua. Il sentimento espresso attraverso la musica rendeva il repertorio accessibile a pubblici differenti."Champagne", "Roberta", "Luna caprese" e "Un grande amore e niente più" contribuirono a costruire l'immagine internazionale di un interprete italiano elegante e immediatamente riconoscibile.
Il pianoforte al centro della sua identità
Peppino Di Capri non era soltanto un cantante accompagnato da musicisti. Il pianoforte costituiva il centro della sua identità artistica fin dall'infanzia.Lo strumento gli consentiva di controllare direttamente ritmo, atmosfera e intensità dell'interpretazione. Anche nelle esibizioni televisive più brevi, il gesto di sedersi al piano stabiliva immediatamente il tono del brano.La sua tecnica non veniva utilizzata per esibire virtuosismi fini a sé stessi. Il pianoforte era al servizio della melodia e della voce, con introduzioni e accompagnamenti capaci di definire la canzone senza sovraccaricarla.Questa combinazione ha reso le sue esecuzioni particolarmente adatte ai locali, ai teatri e alla televisione. Peppino riusciva a creare un clima intimo anche davanti a platee molto grandi.
La voce senza eccessi
La voce di Peppino Di Capri era caratterizzata da un'eleganza controllata. Non puntava sull'estensione spettacolare o sulla potenza, ma sulla chiarezza della frase e sul modo di accompagnare il significato delle parole.Le pause, le leggere variazioni di intensità e una pronuncia riconoscibile costruivano un rapporto confidenziale con l'ascoltatore. Anche nei momenti più drammatici, l'interpretazione evitava di trasformarsi in un'esibizione eccessiva.Questa misura ha favorito la longevità dei brani. Canzoni nate in epoche musicali lontane continuano a essere ascoltate perché non dipendono esclusivamente da un arrangiamento legato alla moda del momento.La sua vocalità ha rappresentato un modello di romanticismo discreto, nel quale il dolore viene raccontato senza perdere dignità e la nostalgia non diventa mai completamente disperazione.
Capri come luogo reale e simbolico
Nel nome e nella carriera dell'artista, Capri assunse un valore simbolico. L'isola rappresentava contemporaneamente radici familiari, turismo internazionale, bellezza mediterranea e incontro tra culture.Peppino Di Capri seppe utilizzare questa identità senza trasformarla in una semplice cartolina. Nei suoi brani convivevano mondanità e malinconia, la festa dei locali notturni e la solitudine che può arrivare al termine di una serata.L'isola era anche il luogo dal quale osservare il mondo. Fin dall'infanzia, Peppino aveva incontrato militari, visitatori e musiche provenienti dall'estero, imparando che una cultura locale può rafforzarsi proprio attraverso il confronto.La scelta di morire e ricevere l'ultimo saluto a Capri restituisce alla sua storia una circolarità particolarmente intensa: il percorso internazionale termina nel luogo dal quale tutto era cominciato.
La famiglia e il dolore per Giuliana
La vita privata del cantante fu segnata da due matrimoni e dalla nascita dei tre figli Igor, Edoardo e Dario.Dopo il rapporto con Roberta Stoppa, Peppino sposò Giuliana Gagliardi, che rimase al suo fianco per oltre quarant'anni. La morte della moglie, avvenuta nel luglio del 2019, rappresentò un lutto profondo e un passaggio particolarmente doloroso degli ultimi anni.Il figlio Edoardo ha condiviso anche una parte del percorso musicale del padre, dirigendo orchestre e partecipando a progetti artistici legati al repertorio di famiglia.Dario ha intrapreso la carriera di attore, mentre Igor ha mantenuto una presenza pubblica più riservata. La famiglia ha accompagnato l'artista nella fase finale della sua vita, proteggendo la riservatezza sulla malattia.
Tra televisione, cinema e colonna sonora
La carriera di Peppino Di Capri non si limitò alla discografia e ai concerti. L'artista partecipò a programmi televisivi, produzioni cinematografiche e progetti legati alla fiction.Tra il 2007 e il 2010 lavorò alle musiche della serie televisiva "Capri", rafforzando ancora una volta il collegamento tra la propria identità artistica e l'isola.Nel 2015 apparve nel film "Natale col boss", interpretando un doppio ruolo costruito anche intorno alla propria immagine pubblica. Nello stesso progetto partecipò alla reinterpretazione contemporanea del suo repertorio attraverso "Fiumi di Champagne".Queste esperienze mostrano la disponibilità dell'artista a confrontarsi con linguaggi differenti, senza abbandonare il nucleo centrale del proprio stile.
Oltre mezzo secolo senza diventare una caricatura
Uno dei risultati più importanti della carriera fu la capacità di rimanere attivo senza trasformarsi nella caricatura di sé stesso.Peppino Di Capri accettò il valore nostalgico dei propri successi, ma continuò a incidere, esibirsi e riorganizzare il repertorio. Concerti con orchestra, raccolte, nuovi album e collaborazioni gli permisero di mantenere un rapporto vivo con il pubblico.Nel 2018 celebrò sessant'anni di carriera con un concerto al Teatro di San Carlo di Napoli, uno dei luoghi più prestigiosi della tradizione musicale italiana.L'evento rappresentava il riconoscimento di un percorso nato nei night club e arrivato in un teatro lirico senza perdere l'immediatezza popolare delle origini.
La falsa morte del passato e la conferma odierna
In passato erano circolate online false notizie sulla morte di Peppino Di Capri, successivamente smentite. La presenza di precedenti bufale ha comprensibilmente indotto molti lettori a chiedere una verifica anche questa volta.La notizia dell'11 luglio 2026 è invece stata confermata attraverso comunicazioni concordanti e rilanciata dalle principali testate e agenzie nazionali. Non si tratta quindi di una voce social o di una ricostruzione priva di riscontri.Il caso ricorda l'importanza di attendere conferme attendibili prima di condividere la morte di una persona, soprattutto quando il nome è già stato utilizzato in passato per produrre titoli ingannevoli e contenuti virali.La precisione riguarda anche l'età: nato il 27 luglio 1939, Peppino Di Capri aveva compiuto 86 anni e si trovava nel suo ottantasettesimo anno di vita.
Il significato culturale di "Champagne"
Ridurre Peppino Di Capri a una sola canzone sarebbe ingiusto, ma è impossibile raccontarne l'eredità senza riconoscere il ruolo di "Champagne" nella cultura popolare italiana.Il brano ha attraversato cinema, televisione, feste e interpretazioni di artisti appartenenti a generazioni lontane. È stato citato, reinterpretato e talvolta usato in modo ironico, senza perdere la propria identità.La canzone possiede una qualità rara: viene riconosciuta immediatamente sia da chi ne comprende la storia sentimentale sia da chi la associa semplicemente al momento del brindisi.Questa doppia vita, malinconica e festosa, ha trasformato "Champagne" in un oggetto culturale autonomo, capace di esistere oltre l'epoca nella quale venne inciso.
Il ponte tra Napoli e la musica internazionale
L'eredità più profonda di Peppino Di Capri riguarda probabilmente la capacità di costruire un ponte tra la canzone napoletana e la musica internazionale.Prima di molte successive contaminazioni, il cantante aveva già dimostrato che il napoletano poteva convivere con il rock, il twist e gli arrangiamenti americani senza perdere autenticità.Non trattava la tradizione come un patrimonio immobile. La trasformava attraverso pianoforte, ritmo e nuove forme di spettacolo, rendendola accessibile a una società più giovane e urbanizzata.Il suo lavoro contribuì così a mantenere vive canzoni storiche e, contemporaneamente, a produrne di nuove capaci di entrare nello stesso repertorio condiviso.
Un interprete popolare senza barriere generazionali
Peppino Di Capri è stato ascoltato da generazioni molto diverse. I primi fan lo conobbero alla fine degli anni Cinquanta; i loro figli lo videro vincere Sanremo; i nipoti hanno incontrato "Champagne" attraverso televisione, cinema e social.Questa continuità non dipende soltanto dalla longevità biologica o professionale. Nasce dalla semplicità apparente di canzoni costruite su sentimenti facilmente riconoscibili: innamoramento, rimpianto, separazione e desiderio.La sua musica non richiedeva una conoscenza specialistica per essere compresa, ma conservava una qualità tecnica e interpretativa capace di interessare anche musicisti e studiosi della canzone.Peppino Di Capri riuscì quindi a essere popolare senza essere banale, elegante senza apparire distante e sentimentale senza perdere completamente l'ironia.
Il saluto nella piazzetta di Capri
L'annuncio dei funerali nell'ex cattedrale di Santo Stefano attribuisce all'ultimo saluto un significato che supera la cerimonia privata.La chiesa si affaccia sulla piazzetta, uno dei luoghi più conosciuti dell'isola e uno spazio legato all'immagine pubblica di Capri nel mondo. In quella cornice, il nome dell'artista e quello del territorio tornano a coincidere.La celebrazione offrirà alla comunità locale, agli amici e agli ammiratori la possibilità di accompagnare Peppino Di Capri nel luogo che aveva scelto di portare con sé su ogni disco e palcoscenico.Ulteriori disposizioni organizzative potranno essere comunicate dalle autorità locali per gestire l'afflusso e garantire il rispetto della famiglia durante il funerale di domenica 12 luglio.
Una discografia che continuerà a parlare
La morte dell'artista interrompe la presenza fisica, ma lascia una discografia vastissima, sviluppata attraverso singoli, album, raccolte, registrazioni dal vivo e reinterpretazioni.Dai primi brani con i Rockers alle vittorie sanremesi, dalla fase del twist ai concerti orchestrali, il catalogo racconta anche l'evoluzione dell'industria musicale italiana.Le incisioni permettono di osservare il passaggio dal 45 giri all'album, dalla televisione in bianco e nero ai supporti digitali, mantenendo costante la centralità della canzone.Le piattaforme contemporanee potranno avvicinare nuovi ascoltatori a titoli meno conosciuti, mostrando che il repertorio di Peppino Di Capri non si esaurisce nei pochi evergreen trasmessi più frequentemente.
Capri perde la sua voce più riconoscibile
Con la morte di Peppino Di Capri, l'isola perde uno dei propri ambasciatori culturali più riconoscibili. Pochi artisti hanno legato in modo tanto diretto il proprio nome a un territorio.La sua Capri non era soltanto quella del lusso e dei personaggi celebri. Era anche l'isola dei musicisti, dei locali, delle famiglie e degli incontri tra residenti e persone provenienti da ogni parte del mondo.La musica gli consentì di trasformare questa esperienza locale in un linguaggio universale. Il mare e l'atmosfera internazionale restavano sullo sfondo anche quando i testi parlavano semplicemente di un amore finito.Il lutto appartiene quindi alla famiglia e al mondo musicale, ma assume una dimensione particolare per una comunità che perde un concittadino diventato parte della propria identità.
L'ultimo brindisi al signore della melodia
Peppino Di Capri lascia una storia cominciata davanti a un pianoforte, quando era ancora un bambino, e proseguita attraverso quasi settant'anni di musica.Ha introdotto il rock and roll nella tradizione napoletana, aperto i concerti italiani dei Beatles, vinto due Festival di Sanremo, rappresentato l'Italia all'Eurovision e portato "Champagne" in ogni luogo nel quale si celebra o si ricorda un amore.La sua figura resterà legata a un modo di fare spettacolo fondato sulla preparazione musicale, sulla misura e sul rispetto della melodia. Non aveva bisogno di eccessi per attirare l'attenzione: gli bastavano il pianoforte, la voce e l'inizio di una canzone.La morte nella sua Capri chiude un percorso umano, ma non interrompe la presenza di "Champagne", "Roberta", "Luna caprese", "Nun è peccato" e "Un grande amore e niente più" nella memoria italiana.Qual è la canzone di Peppino Di Capri alla quale siete maggiormente legati? Lasciate un commento e raccontateci il ricordo, la persona o il momento della vostra vita che associate alla sua musica.

