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Il paradosso Palantir: l'Europa espelle il software della CIA, ma l'Italia tentenna

Il dibattito sulla sovranità tecnologica europea è stato per anni confinato nelle aule accademiche e nei corridoi di Bruxelles, trattato come una questione puramente teorica o normativa. Tuttavia, la realtà geopolitica si è palesata improvvisamente in un preciso venerdì sera di giugno, alle ore 17:21 della costa orientale degli Stati Uniti. In quel momento, l'amministrazione americana ha inviato una notifica formale ad Anthropic, una delle aziende leader nel settore dell'intelligenza artificiale avanzata, imponendo l'immediata sospensione dell'accesso ai suoi due modelli linguistici più complessi per qualsiasi utente non statunitense. Il provvedimento, motivato da generiche esigenze di sicurezza nazionale, non ha fatto distinzioni: l'accesso è stato revocato persino ai dipendenti stranieri dell'azienda stessa, ovunque si trovassero nel mondo.
Nel giro di pochissime ore, in conformità con la direttiva di Washington, i sistemi sono stati oscurati a livello globale. Nelle principali capitali del Vecchio Continente, la reazione non è stata scatenata dall'entità della sanzione in sé, quanto dalla brutale e inequivocabile dimostrazione che l'interruttore tecnologico esiste e può essere premuto unilateralmente. La consapevolezza che un funzionario d'oltreoceano possa, con una semplice firma e senza alcun preavviso, disattivare strumenti fondamentali per il tessuto economico, amministrativo e strategico europeo ha frantumato l'illusione di una partnership simmetrica tra le due sponde dell'Atlantico.
Questa improvvisa interruzione ha costretto i governi europei a riflettere sulla profonda e pericolosa dipendenza unilaterale che caratterizza le loro infrastrutture digitali. Affidare la gestione di dati ipersensibili a fornitori esteri significa, di fatto, concedere a una potenza straniera il potere di veto sul funzionamento dello Stato. Il caso Anthropic ha agito come un potente catalizzatore, trasformando il concetto di autonomia strategica da retorica politica a imperativo di sicurezza nazionale non più rinviabile.
La fine delle illusioni ha spinto le diplomazie e i servizi di sicurezza a riconsiderare i rapporti in essere con tutti i grandi fornitori di tecnologia statunitensi. Non si tratta più solo di proteggere la privacy dei cittadini in base ai regolamenti comunitari, ma di garantire la continuità operativa dello Stato in caso di crisi geopolitica. Se l'accesso ai modelli di calcolo e alle piattaforme di analisi può essere revocato a discrezione di un ufficio governativo americano, l'intera architettura di sicurezza europea poggia su fondamenta d'argilla.

La revoca della fiducia: perché la Francia ha licenziato il partner storico

La risposta più fulminea e clamorosa al segnale d'allarme lanciato da Washington è giunta da Parigi. Appena quattro giorni dopo il blocco imposto ad Anthropic, la DGSI, ovvero la Direzione Generale per la Sicurezza Interna del controspionaggio francese, ha annunciato la decisione drastica di interrompere il rapporto di collaborazione con il colosso americano Palantir Technologies. La notizia ha scosso il settore della difesa e l'intelligence: non si trattava infatti di una semplice scadenza contrattuale, ma di una vera e propria revoca della fiducia. Soltanto sei mesi prima, a dicembre, la stessa agenzia di intelligence francese aveva rinnovato con Palantir un importante accordo triennale.
Al posto del software americano, la Francia ha scelto di adottare una soluzione interamente nazionale sviluppata da Chaps Vision, basata sulla piattaforma tecnologica nota come Argon OS. Questo passaggio non rappresenta una normale dinamica di mercato o l'esito di una gara d'appalto persa per motivi tariffari, ma una precisa scelta politica volta a riappropriarsi del controllo dei propri dati sensibili. Il Primo Ministro francese è intervenuto pubblicamente sulla questione, collegando esplicitamente la decisione al recente precedente d'oltreoceano e sottolineando che la nazione non può in alcun modo permettersi di dipendere dalla benevolenza dei partner geopolitici, i quali hanno ampiamente dimostrato di poter staccare la spina da un momento all'altro.
L'abbandono di Palantir da parte di Parigi mette a nudo la debolezza intrinseca dei modelli di outsourcing tecnologico applicati alla sicurezza dello Stato. Per quasi un decennio, la DGSI ha fatto affidamento sugli algoritmi americani per analizzare i flussi di dati utili al contrasto del terrorismo e alla sorveglianza interna. Tuttavia, la consapevolezza che tali sistemi operino come scatole nere proprietarie, soggette alle leggi extraterritoriali statunitensi come il Cloud Act e il Foreign Intelligence Surveillance Act, ha reso intollerabile il proseguimento della partnership.
La transizione verso Argon OS di Chaps Vision viene descritta dai funzionari dell'Eliseo come un percorso complesso ma indispensabile. La piattaforma francese promette di garantire la medesima efficacia nell'analisi dei dati di intelligence, ma sotto il totale controllo giuridico e operativo delle autorità di Parigi. Questo cambio di paradigma dimostra che, laddove vi sia la volontà politica, l'alternativa industriale europea non solo è percorribile, ma diventa lo scudo necessario contro le ingerenze e i rischi di ricatto tecnologico.

La svolta di Berlino: il controspionaggio tedesco sceglie la via dell'indipendenza

La Francia non è isolata in questa storica ritirata strategica. La Germania aveva già aperto la strada a maggio, anticipando di poche settimane le decisioni di Parigi. Il BFV, l'Ufficio Federale per la Protezione della Costituzione che sovrintende al controspionaggio interno tedesco, ha formalizzato la selezione della medesima piattaforma europea sviluppata da Chaps Vision per la gestione e l'elaborazione dei propri archivi informativi. Questa mossa coordinata tra le due principali potenze industriali dell'Unione Europea segna la nascita di un asse franco-tedesco per l'indipendenza digitale nei servizi di sicurezza.
A dare peso politico alla svolta di Berlino sono state le durissime dichiarazioni rilasciate dal capo della difesa cibernetica dell'esercito tedesco. Il vertice militare ha definito esplicitamente come 'inconcepibile' l'idea di continuare a concedere al personale tecnico di un fornitore esterno statunitense il libero accesso alle banche dati nazionali e alle reti neurali dello Stato. Fino a quel momento, i tecnici di Palantir avevano operato a stretto contatto con gli analisti tedeschi, offrendo supporto sistemistico ma ottenendo inevitabilmente una visibilità indiretta sui flussi informativi più riservati della Repubblica Federale.
La decisione tedesca tocca il cuore del dibattito sulla sovranità dei dati. In Germania, la sensibilità costituzionale per la protezione della sfera privata e la tutela delle informazioni pubbliche da accessi non autorizzati è storicamente elevatissima. Consentire a una multinazionale strettamente legata all'intelligence statunitense di gestire l'architettura dei sistemi del BFV veniva percepito come un rischio inaccettabile per l'integrità democratica del Paese.
L'allineamento della Germania alla tecnologia di Chaps Vision evidenzia anche la maturazione di un ecosistema industriale europeo capace di competere con la Silicon Valley. Se in passato i governi europei giustificavano il ricorso a Palantir con l'assenza di valide alternative locali, oggi questa giustificazione è venuta meno. La scelta del BFV dimostra che l'Europa possiede le competenze ingegneristiche per sviluppare piattaforme di data analytics avanzate, capaci di tutelare l'interesse pubblico senza compromettere l'efficienza operativa.

Il modello spagnolo: la direttiva di Madrid per blindare le aziende strategiche

Se la Francia e la Germania hanno affrontato la questione procedendo per singole agenzie governative, la Spagna ha optato per una strategia d'azione sistemica, calata direttamente dall'alto. Il governo di Madrid ha affrontato il problema non come una serie di scelte tecniche dei vari ministeri, ma come una minaccia alla sicurezza dello Stato nel suo complesso. Dai vertici della presidenza del Consiglio è partita una direttiva riservata, indirizzata ai consigli di amministrazione di tutte le grandi imprese pubbliche e dei settori industriali considerati vitali per la nazione.
La notizia, successivamente trapelata e pubblicata dalla testata giornalistica *El Confidencial*, ha rivelato l'esistenza di un vero e proprio veto politico informale, attuato non tramite decreti pubblici ma attraverso canali di comunicazione istituzionale diretta. La direttiva impone il divieto assoluto di stipulare nuovi contratti con Palantir Technologies. Il raggio d'azione del provvedimento è vastissimo e copre aziende del calibro di Telefónica nel settore delle telecomunicazioni, Indra nell'elettronica per la difesa, Navantia nei cantieri navali militari, fino ad arrivare alla società postale nazionale Correos e alle forze dell'ordine della Guardia Civil.
Il caso della Guardia Civil è particolarmente emblematico dell'urgenza con cui ha agito il governo spagnolo. Un importante accordo commerciale con Palantir era ormai giunto alle fasi conclusive e prossimo alla firma definitiva; tuttavia, l'intervento perentorio del Ministero dell'Interno ha bloccato l'intera operazione, imponendo un veto insormontabile. Attualmente, la presenza del colosso statunitense in Spagna è ridotta a un unico contratto residuo del valore di circa 16,5 milioni di euro con l'intelligence militare, la cui scadenza è prevista per novembre e il cui rinnovo è stato ufficialmente congelato.
Questo approccio centralizzato dimostra come la Spagna consideri la protezione infrastrutturale un pilastro non negoziabile della propria politica estera e di difesa. Coinvolgendo non solo gli apparati di sicurezza, ma anche i campioni industriali nazionali e i servizi di pubblica utilità, Madrid ha eretto una barriera protettiva contro l'ingerenza di tecnologie non verificabili. Il messaggio spagnolo è chiaro: la sicurezza nazionale si difende impedendo che i gangli vitali dell'economia e dei trasporti vengano monitorati da algoritmi di proprietà straniera.

Alle origini del mito: la nascita di Palantir e la "pietra veggente" della CIA

Per comprendere appieno il motivo per cui la presenza di questa azienda susciti così forti tensioni nelle cancellerie europee, è necessario analizzare la sua singolare storia aziendale. Palantir Technologies viene fondata nel 2003 in California da un gruppo di investitori guidato da Peter Thiel, cofondatore di PayPal e noto esponente della destra libertaria della Silicon Valley, e da Alex Karp, filosofo trasformatosi in manager tecnologico. Tra i primissimi e fondamentali finanziatori della neonata società figura In-Q-Tel, il fondo di venture capital di proprietà della CIA, creato appositamente dall'intelligence statunitense per finanziare lo sviluppo di tecnologie strategiche d'avanguardia.
Il cuore tecnologico di Palantir risiede in due piattaforme software principali: Gotham, destinata all'intelligence governativa e al settore militare, e Foundry, orientata alle grandi aziende private e alle istituzioni civili. La particolarità di questo software non risiede nella raccolta diretta di informazioni, ma nella sua straordinaria capacità di data integration. Piattaforme del genere sono in grado di fagocitare enormi masse di dati eterogenei e disconnessi - tabulati telefonici, registri di polizia, transazioni finanziarie, immagini satellitari, post sui social media e dati sanitari - collegandoli istantaneamente per creare un quadro d'ensemble coerente, evidenziando schemi nascosti, relazioni personali e bersagli operativi.
Il nome stesso dell'azienda rivela l'ambizione dei suoi fondatori ed è tratto direttamente dall'universo letterario del *Signore degli Anelli* di J.R.R. Tolkien. Nella saga, i Palantíri sono le pietre veggenti, sfere di cristallo indistruttibili che permettono a chi le possiede di osservare eventi lontani nello spazio e nel tempo. Tuttavia, nella narrazione tolkieniana, queste pietre presentano un rischio fatale: sebbene mostrino sempre immagini reali e non menzognere, esse finiscono per ingannare l'osservatore poiché mostrano solo ciò che un potere oscuro sovrastante decide di rivelare, inducendo chi le usa a deduzioni errate e alla sottomissione psicologica.
L'adozione di un simile riferimento mitologico non è solo un vezzo letterario, ma riflette l'essenza stessa dello strumento di sorveglianza algoritmica. Chi guarda dentro la pietra crede di dominare l'intero spettro informativo, ignorando che l'algoritmo seleziona e orienta la percezione della realtà. Negli Stati Uniti, Palantir ha consolidato la sua reputazione collaborando attivamente con il Pentagono, la NSA e l'Agenzia per l'immigrazione (ICE) - dove il software è stato utilizzato per tracciare ed espellere i migranti irregolari -, diventando lo strumento prediletto dello Stato di sicurezza nazionale americano.

Il manifesto dei 22 punti: la dottrina geopolitica che spaventa le democrazie

A differenza dei tradizionali contractor della difesa che hanno sempre preferito operare nell'ombra e nel massimo riserbo, Palantir ha rotto gli schemi della prudenza corporativa pubblicando un vero e proprio manifesto ideologico in 22 punti, estratto dalle riflessioni pubbliche e dai libri del suo amministratore delegato, Alex Karp. Questo documento rappresenta un caso unico nella storia del capitalismo tecnologico, delineando una vera e propria dottrina geopolitica globale che rivendica la superiorità morale dell'Occidente e il ruolo guida che la Silicon Valley deve assumere nella difesa delle democrazie liberali attraverso l'uso della tecnologia militare.
All'interno del manifesto si trovano tesi estremamente divisive e provocatorie. Vi si afferma che la Silicon Valley ha il dovere morale di collaborare attivamente alla sicurezza nazionale degli Stati Uniti e dei loro alleati stretti; che il potere nel XXI secolo si costruirà esclusivamente sul controllo del software; e che lo sviluppo di armi guidate dall'intelligenza artificiale è ormai inevitabile, lasciando come unica domanda aperta il nome di chi le costruirà per primo. Karp teorizza che l'era della deterrenza atomica sia giunta al termine e che la nuova barriera difensiva globale sarà costituita dall'IA. Il manifesto giunge a suggerire il ripristino del servizio militare obbligatorio e contiene l'affermazione più controversa in assoluto: 'non tutte le culture si equivalgono'.
Le reazioni del mondo accademico e filosofico non si sono fatte attendere. Il noto filosofo della tecnologia Mark Coeckelbergh ha analizzato questo manifesto definendolo una forma di tecnofascismo, evidenziando il pericolo di un'ideologia che subordina i processi democratici e i diritti individuali all'efficienza e alla supremazia militare algoritmica. La critica più profonda sollevata dagli osservatori riguarda la natura stessa del rapporto tra Stato e fornitore: mentre i vertici di aziende come Lockheed Martin o Raytheon si sono sempre limitati ad eseguire le direttive dei governi eletti, Palantir pretende di dettare la linea politica e la visione del mondo ai propri stessi clienti statali.
Per i governi europei, già profondamente scossi dall'incidente di Anthropic, la pubblicazione di questo manifesto ha rappresentato il punto di non ritorno. Esso ha offerto la perfetta copertura politica per giustificare l'estromissione di un partner commerciale che non si limita a vendere un prodotto software, ma che promuove attivamente una visione geopolitica unilaterale e polarizzante. Affidarsi a Palantir non significava più semplicemente acquistare uno strumento di calcolo avanzato, ma accettare implicitamente di allineare la propria sicurezza nazionale alla dottrina ideologica di una corporazione privata americana.

I numeri del colosso: un gigante che cresce a Wall Street ma perde i suoi biglietti da visita

La cacciata dalle principali capitali europee potrebbe far pensare a un declino economico dell'azienda californiana, ma i dati di bilancio registrati all'inizio del 2026 mostrano una realtà finanziaria apparentemente opposta. Nel primo trimestre dell'anno, Palantir ha registrato un incremento record dei propri ricavi pari all'85% su base annua, segnando il tasso di crescita più rapido della sua intera storia aziendale. A trainare questa straordinaria performance economica è stato il mercato interno statunitense, dove il fatturato governativo è più che raddoppiato. Alex Karp ha rassicurato gli analisti di Wall Street dichiarando che la sfida principale della società n'est pas trovare nuovi mercati, ma riuscire a soddisfare l'immensa domanda interna negli Stati Uniti.
In questo contesto macroeconomico, l'intera area dei ricavi governativi internazionali - che comprende i contratti europei oggi messi in discussione - rappresenta circa 172 milioni di dollari su un fatturato trimestrale complessivo di 1,6 miliardi di dollari. Si tratta di una quota pari a circa il 10% del business globale dell'azienda. Di conseguenza, l'azione di boicottaggio intrapresa da Parigi, Berlino e Madrid non sta svuotando le casse di Palantir, ma sta colpendo un elemento immensamente più prezioso nel mercato della difesa: la referenziabilità istituzionale.
Nel settore della sicurezza e dell'intelligence, le vendite non avvengono attraverso campagne pubblicitarie tradizionali, ma dimostrando l'efficacia del software presso agenzie governative di pari livello. Quando il controspionaggio francese, quello tedesco e l'amministrazione statale spagnola decidono di interrompere i contratti, Palantir non perde semplicemente delle entrate finanziarie, ma perde il proprio biglietto da visita internazionale. Questa perdita di prestigio ha iniziato a mostrare i suoi effetti sui mercati finanziari: dal picco massimo di 27 dollari registrato a novembre, il valore azionario del titolo a Wall Street è sceso sensibilmente, assestandosi in una forchetta compresa tra gli 11,5 e i 15-20 dollari, segnando una contrazione superiore al 40%.
Questo forte calo del prezzo delle azioni, avvenuto paradossalmente in un periodo di ricavi complessivi in crescita, evidenzia come gli investitori stiano iniziando a scontare il rischio geopolitico associato all'azienda. Palantir è un titolo storicamente scambiato a multipli di borsa estremamente elevati, spesso superiori a 100 volte gli utili attesi, il che significa che il suo prezzo era tarato per una crescita globale ininterrotta e priva di ostacoli. La perdita dell'Europa dimostra che il mondo non è perfetto e che le barriere della sovranità digitale possono frenare anche i giganti tecnologici più aggressivi. Questa dinamica tocca da vicino anche i piccoli risparmiatori italiani: Palantir è una società ad altissima capitalizzazione inclusa nei principali indici azionari mondiali, come l'MSCI World e il FTSE All-World. Chiunque possieda un piano di accumulo su un fondo indicizzato globale sta acquistando, spesso senza saperlo, una frazione di questa controversa azienda di sorveglianza.

La sedia di Roma: la penetrazione decennale di Palantir nei ministeri italiani

Mentre il resto d'Europa erige barriere e revoca i contratti per tutelare la propria sovranità tecnologica, l'Italia si muove in direzione diametralmente opposta, confermandosi come una delle roccaforti del colosso statunitense nel Vecchio Continente. La penetrazione di Palantir all'interno della pubblica amministrazione e degli apparati di difesa italiani ha radici profonde e una storia che dura ormai da oltre un decennio. Il primo accordo ufficiale di rilievo risale al lontano 2015, quando TELEDIFE, la Direzione Informatica, Telematica e Tecnologie Avanzate del Ministero della Difesa, ha acquistato i primi sistemi di analisi dati dell'azienda americana per una cifra superiore al milione di euro.
Da quel momento, la relazione tra lo Stato italiano e l'azienda della CIA non si è mai interrotta, registrando una serie costante di acquisti e proroghe contrattuali regolarmente rendicontate al Parlamento. Il passaggio più critico e delicato è avvenuto nel corso del 2024, quando è stata avviata e conclusa una procedura negoziata e secretata per il rinnovo e l'estensione delle licenze d'uso di Gotham, la piattaforma software di punta utilizzata per l'intelligence militare. Questo specifico contratto, del valore complessivo di un milione di euro, è caratterizzato da una totale assenza di trasparenza: la durata temporale dell'accordo non è pubblica e i dettagli operativi sono interamente protetti dal segreto militare.
L'unico elemento di garanzia formale emerso dalle scarne comunicazioni del Ministero della Difesa riguarda il fatto che l'intero iter burocratico sia stato regolarmente sottoposto alla verifica preventiva e al controllo di legittimità della Corte dei Conti. Tuttavia, l'assenza di un dibattito pubblico e la secretazione delle procedure impediscono di conoscere quali banche dati nazionale e quali informazioni sensibili dei cittadini italiani vengano quotidianamente elaborate e analizzate dagli algoritmi proprietari di Palantir.
La scelta di Roma di continuare ad affidarsi a soluzioni di intelligence estere contrasta nettamente con la linea di indipendenza tracciata da Parigi e Berlino. Invece di investire nello sviluppo di una piattaforma sovrana o di aderire all'ecosistema tecnologico europeo nato attorno a Chaps Vision, le istituzioni italiane hanno preferito mantenere lo status quo, accettando i rischi legati alla dipendenza tecnologica e alla mancanza di controllo diretto sui codici sorgente del software.

Procedure secretate e trattative all'ombra del Viminale

La presenza di Palantir in Italia non si limita al solo Ministero della Difesa, ma si estende progressivamente verso i delicati uffici del Ministero dell'Interno. All'inizio dell'anno, secondo quanto rivelato da fonti giornalistiche e inchieste di stampa, i vertici della società americana hanno presentato una proposta commerciale imponente direttamente ai responsabili della Polizia di Stato. L'offerta prevedeva la fornitura di un avanzato sistema di intelligenza artificiale applicato all'antiterrorismo, del valore stimato di 20 milioni di euro distribuiti su un arco temporale di quattro anni.
La particolarità più allarmante di questa proposta risiede nelle fonti di dati destinate ad alimentare l'algoritmo: il sistema avrebbe dovuto operare direttamente sulle banche dati sensibili della DIGOS, la Divisione Investigazioni Generali e Operazioni Speciali della Polizia di Stato. Gli archivi della DIGOS contengono informazioni personali, profili politici, relazioni sociali e dati di sorveglianza di estrema delicatezza, la cui gestione da parte di una tecnologia proprietaria estera solleva enormi problemi di compatibilità costituzionale e di tutela delle libertà democratiche nel nostro Paese.
Attualmente, la trattativa per l'acquisizione di questo sistema da 20 milionii di euro risulta temporaneamente congelata. Il blocco non è dovuto a una tardiva riflessione sulla sovranità digitale, bensì a questioni di carattere amministrativo e procedurale: sia i vertici del Viminale sia gli uffici di Palazzo Chigi stanno insistendo sulla necessità di indire una regolare gara d'appalto pubblica, rifiutando l'affidamento diretto caldeggiato dal fornitore. Nel frattempo, sul piano politico, regna il silenzio più assoluto: le dettagliate interrogazioni parlamentari depositate a partire dal mese di febbraio per fare luce sui rapporti tra la difesa italiana e Palantir sono ancora in attesa di ricevere una risposta ufficiale da parte del governo.
Questo stallo procedurale non cancella la gravità della situazione. Il semplice fatto che si sia intavolata una trattativa per consegnare i dati della DIGOS a un software nato nei laboratori di Langley dimostra l'assenza di una cultura strategica della sicurezza dei dati in Italia. Mentre i partner europei riconoscono il pericolo di consegnare le proprie reti informative a attori privati d'oltreoceano, a Roma si discute prevalentemente di procedure di gara, ignorando il nodo politico fondamentale della sovranità tecnologica.

La morsa della NATO e lo sguardo dentro la pietra: il bivio dell'Italia

Per comprendere l'immobilità italiana, occorre considerare anche i vincoli internazionali che stringono il nostro Paese. La NATO ha progressivamente integrato le tecnologie di intelligenza artificiale e analisi dati di Palantir all'interno dei propri sistemi di comando, controllo e intelligence a livello di intera alleanza. Di conseguenza, anche qualora l'Italia decidesse di recedere da tutti i contratti bilaterali stipulati a livello ministeriale, rimarrebbe comunque inserita in un perimetro operativo dove il software americano rappresenta lo standard tecnologico di fatto. Questa morsa multilaterale rende estremamente complessa qualsiasi ipotesi di sganciamento unilaterale.
Tuttavia, la metafora letteraria della 'pietra veggente' descritta da Tolkien si adatta perfettamente al bivio strategico di fronte al quale si trova oggi l'Italia. Credere di poter utilizzare questi strumenti di sorveglianza per rafforzare la sicurezza nazionale, mantenendo al contempo la propria indipendenza politica, è una drammatica illusione. Chi guarda dentro la pietra, attratto dall'immenso potere computazionale e dall'efficienza dell'algoritmo, finisce inevitabilmente per cedere il controllo delle proprie decisioni sovrane, diventando dipendente da chi possiede le chiavi di accesso e il codice sorgente del sistema.
Le decisioni assunte da Parigi, Berlino e Madrid dimostrano che l'Europa ha iniziato a comprendere il pericolo di guardare troppo a lungo dentro la pietra di Langley. La nascita di alternative europee credibili indica che la strada della sovranità digitale è non solo auspicabile, ma tecnicamente realizzante. La stanza si sta rapidamente svuotando della presenza di Palantir, ma in questo spazio geopolitico c'è ancora una sedia occupata: quella di Roma. L'Italia deve decidere se continuare a guardare dentro la pietra veggente, accettando la sottomissione tecnologica a Washington, o se avviare finalmente la costruzione di una via nazionale ed europea alla sicurezza dei dati.
Qual è la vostra opinione su questa delicata questione di sovranità tecnologica? Credete che l'Italia debba seguire l'esempio di Francia, Germania e Spagna, oppure ritenete che l'efficienza dei sistemi americani giustifichi la rinuncia a una parte della nostra autonomia digitale? Vi invitiamo a lasciare un commento qui sotto per condividere il vostro punto di vista e arricchire questo importante dibattito pubblico.

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