• 0 commenti

OMS, nuova rete contro le emergenze sanitarie nel Pacifico

Non basta avere medici e ospedali: una grande emergenza sanitaria può richiedere epidemiologi, esperti di sorveglianza, specialisti di acqua e igiene, tecnici di laboratorio, professionisti della cybersicurezza e competenze capaci di gestire perfino incidenti biologici, nucleari o radiologici. È da questa consapevolezza che nasce il nuovo impegno assunto nel Pacifico occidentale dalla rete coordinata dall'Organizzazione mondiale della sanità. Oltre 100 esperti di emergenze sanitarie, provenienti da 56 istituzioni e 21 Paesi, hanno concluso a Seul un incontro regionale dedicato alla capacità di risposta alle crisi. Al centro non c'è la creazione di un nuovo organismo sovranazionale, ma il rafforzamento del Global Outbreak Alert and Response Network, conosciuto come GOARN, una rete che permette ai Paesi di mobilitare rapidamente competenze esterne quando la capacità nazionale non è sufficiente.

L'incontro di Seul

Il meeting si è svolto nella Repubblica di Corea ed è stato organizzato congiuntamente dall'OMS e dalla Korea Disease Control and Prevention Agency. Durante due giornate, i partecipanti hanno esaminato le capacità disponibili nella regione e le aree nelle quali esistono ancora carenze tecniche.
Il principio è semplice: durante una emergenza non basta sapere quanti professionisti esistono complessivamente. Bisogna sapere chi possiede una determinata competenza, dove si trova e quanto rapidamente può essere mobilitato. Il lavoro svolto a Seul punta quindi anche a mappare le competenze prima che una crisi renda urgente trovarle.

56 istituzioni e 21 Paesi

All'incontro hanno partecipato rappresentanti di 56 istituzioni provenienti da 21 Paesi. Il numero non coincide con quello complessivo dei partner GOARN nel Pacifico occidentale, perché la partecipazione alla riunione e l'intera rete regionale sono due insiemi differenti.
Nell'agosto 2026 il network contava infatti 94 istituzioni partner nel Pacifico occidentale, distribuite in 19 Paesi. La riunione ha coinvolto un gruppo più ampio per provenienza territoriale, ma non tutte le organizzazioni della rete necessariamente erano presenti nella stessa forma.

Che cos'è GOARN

Il Global Outbreak Alert and Response Network è una rete internazionale coordinata dall'OMS e creata nel 2000. Riunisce agenzie nazionali di sanità pubblica, istituzioni tecniche, università, organizzazioni internazionali e soggetti non governativi capaci di mettere a disposizione personale e competenze durante le emergenze.
GOARN non è un servizio sanitario mondiale che sostituisce i Ministeri della salute nazionali. Funziona invece come meccanismo di collaborazione: quando un Paese richiede supporto e l'OMS coordina una risposta, la rete può individuare esperti adeguati e facilitare il loro impiego.

Perché la rete è nata nel 2000

Alla fine degli anni Novanta era diventato evidente che numerose organizzazioni potevano rispondere alle epidemie internazionali, ma che la mancanza di coordinamento riduceva l'efficienza. Squadre differenti potevano arrivare nello stesso territorio senza una distribuzione chiara dei compiti o senza sistemi comuni.
Nel 2000, un incontro internazionale organizzato dall'OMS a Ginevra pose le basi di GOARN. L'idea era usare reti e istituzioni già esistenti, collegandole attraverso un meccanismo comune invece di costruire da zero un'unica gigantesca struttura centralizzata.

Da Ebola alla pandemia

Nel corso di oltre venticinque anni GOARN ha partecipato alla risposta a numerose emergenze sanitarie, comprese epidemie di Ebola, SARS, Marburg, colera, febbre gialla, mpox e COVID-19, oltre a crisi generate da catastrofi naturali e conflitti.
Il valore di una rete simile emerge soprattutto quando una crisi richiede competenze molto specialistiche. Un Paese può avere un buon sistema sanitario ma non disporre immediatamente di decine di epidemiologi esperti di una specifica malattia emergente. Attraverso la rete, quella capacità può essere temporaneamente rafforzata.

Una rete globale di centinaia di istituzioni

GOARN comprende oggi centinaia di organizzazioni a livello mondiale. I dati più recenti diffusi dall'OMS parlano di oltre 390 istituzioni partner globalmente, con il Pacifico occidentale che rappresenta circa un quarto del totale.
La dimensione della rete non significa che centinaia di squadre vengano mobilitate ad ogni epidemia. Il vantaggio consiste nell'avere un bacino molto ampio dal quale selezionare la competenza necessaria in funzione della crisi, del luogo e della richiesta ricevuta.

Nove esperti e sei missioni nel 2026

Nel solo 2026, i partner GOARN del Pacifico occidentale hanno sostenuto l'invio di nove esperti in sei missioni. Gli interventi hanno riguardato emergenze differenti, dimostrando che la rete non viene attivata soltanto in presenza di pandemie globali.
Tra gli esempi indicati figurano il supporto alla risposta contro il morbillo in Vietnam e interventi collegati all'HIV nelle Fiji. Le competenze mobilitate hanno incluso epidemiologia, sorveglianza e gestione clinica dei casi.

Il morbillo in Vietnam

Durante le attività di controllo del morbillo in Vietnam, GOARN ha contribuito con uno specialista di immunizzazione e sorveglianza. Il lavoro comprendeva il sostegno alla revisione del programma nazionale di vaccinazione e degli strumenti di sorveglianza.
Una risposta a un'epidemia di morbillo non consiste soltanto nella somministrazione di vaccini. È necessario sapere dove stanno comparendo i casi, identificare gruppi con copertura insufficiente, controllare gli eventi avversi e preparare il sistema a individuare rapidamente nuovi focolai.

Dengue nelle isole del Pacifico

Nel 2026 la rete ha sostenuto anche la risposta alla dengue nelle Fiji e in altri territori insulari del Pacifico, mobilitando specialisti di gestione clinica e laboratorio. La dengue può produrre grandi ondate epidemiche e una piccola quota di pazienti sviluppa forme severe che richiedono gestione tempestiva.
Integrare diagnostica di laboratorio e assistenza clinica è fondamentale: identificare correttamente i casi, riconoscere i segnali di peggioramento e utilizzare protocolli coerenti può contribuire a ridurre le complicanze evitabili durante una forte circolazione del virus.

Preparazione al morbillo a Vanuatu

Un'altra attività ha riguardato Vanuatu, dove un esperto di comunicazione del rischio e coinvolgimento delle comunità ha sostenuto le attività di preparazione al morbillo. È un esempio utile perché dimostra che la risposta alle epidemie non appartiene esclusivamente ai laboratori.
La comunicazione del rischio può determinare se le persone comprendono un'allerta, accettano una vaccinazione, riconoscono i sintomi e seguono le indicazioni sanitarie. Una comunicazione poco credibile o incoerente può compromettere anche una strategia tecnicamente corretta.

Il ciclone in Papua Nuova Guinea

Dopo il ciclone tropicale Maila in Papua Nuova Guinea, due epidemiologi specializzati in malattie infettive sono stati mobilitati per sostenere la sorveglianza nella provincia di East New Britain. Un disastro meteorologico può infatti trasformarsi rapidamente anche in un problema sanitario.
Alluvioni, frane e distruzione delle infrastrutture possono compromettere acqua potabile, servizi igienici e assistenza sanitaria. Aumenta così il rischio che segnali iniziali di un focolaio passino inosservati proprio nel momento in cui la capacità locale di monitoraggio è più debole.

La prima priorità: cybersicurezza

Tra le lacune individuate durante il meeting compare la cybersicurezza e resilienza delle infrastrutture critiche. A prima vista può sembrare un tema lontano dalla sanità pubblica, ma gli ospedali contemporanei dipendono da reti informatiche, archivi digitali, apparecchi connessi e sistemi di comunicazione.
Un attacco informatico capace di bloccare cartelle cliniche, laboratori o sistemi di prenotazione può produrre conseguenze sanitarie concrete. Durante un'epidemia, la disponibilità continua dei dati è ancora più importante perché le decisioni dipendono dalla velocità con cui vengono raccolte e condivise le informazioni.

Un ospedale può essere colpito senza un singolo virus

Il concetto di emergenza sanitaria si è quindi ampliato. Non tutte le crisi iniziano con un agente biologico. Un grave cyberattacco può interrompere attività diagnostiche, ritardare cure e compromettere sistemi essenziali pur senza infettare direttamente nessuno.
Per questo l'OMS considera sempre più importante integrare salute digitale e sicurezza informatica nella preparazione alle emergenze. Non significa che ogni epidemiologo debba diventare un esperto di hacking, ma che le reti sanitarie devono poter mobilitare anche competenze informatiche specializzate.

La seconda priorità: acqua, igiene e ambiente

Un'altra area indicata riguarda WASH, acronimo che comprende acqua, servizi igienici e igiene, insieme alla salute ambientale. Il collegamento con le emergenze è particolarmente evidente nel Pacifico, dove cicloni, alluvioni ed eventi estremi possono danneggiare rapidamente infrastrutture essenziali.
Senza acqua sicura, anche un'emergenza inizialmente meteorologica può favorire malattie gastrointestinali e altri problemi sanitari. Garantire accesso all'acqua, gestione dei rifiuti e condizioni igieniche diventa quindi parte della risposta sanitaria tanto quanto l'assistenza medica.

Cambiamento climatico e salute

La scelta di includere salute ambientale riflette anche il crescente rapporto tra cambiamento climatico ed emergenze sanitarie. Temperature, precipitazioni e fenomeni estremi possono influenzare la distribuzione di vettori, contaminare fonti idriche e rendere più vulnerabili le infrastrutture.
Non ogni epidemia è provocata dal clima e sarebbe sbagliato ridurre fenomeni complessi a una sola causa. Ma la preparazione sanitaria moderna deve considerare che i rischi climatici possono modificare frequenza, intensità e localizzazione di diverse emergenze.

La terza priorità: emergenze biologiche

La terza area riguarda le emergenze biologiche. Questa categoria comprende scenari nei quali agenti patogeni possono generare focolai naturali, incidentali o, in casi estremi, intenzionali.
La risposta richiede capacità di laboratorio, epidemiologia, isolamento, gestione clinica e comunicazione. Nei primi giorni di un focolaio sconosciuto, il tempo necessario a identificare l'agente e comprendere le modalità di trasmissione può determinare la velocità con cui l'evento viene controllato.

Anche il rischio nucleare e radiologico

Il meeting ha evidenziato inoltre la necessità di competenze per emergenze nucleari e radiologiche. Sono eventi molto meno frequenti delle comuni epidemie, ma richiedono capacità tecniche estremamente specialistiche.
La gestione può comprendere dosimetria, contaminazione, protezione degli operatori, monitoraggio ambientale e trattamento delle persone esposte. Proprio perché questi professionisti non sono necessari ogni giorno in ogni sistema sanitario, una rete internazionale rappresenta un modo efficiente per renderli disponibili quando serve.

Una capacità rara deve essere condivisa

Il problema evidenziato dall'OMS è che alcune competenze restano limitate nei sistemi nazionali. Sarebbe irrealistico pretendere che ogni piccolo Stato insulare disponga permanentemente di un numero elevato di specialisti per qualsiasi possibile emergenza biologica, radiologica o informatica.
La logica di GOARN è quindi quella della capacità condivisa. Ogni Paese rafforza il proprio sistema, ma la rete permette di colmare temporaneamente una lacuna attraverso personale proveniente da istituzioni partner. È una forma di assicurazione collettiva basata sulle competenze.

Mappare gli esperti prima che servano

Durante l'incontro, i partecipanti hanno catalogato le competenze tecniche disponibili nella regione. Può sembrare un'attività burocratica, ma durante un'emergenza il tempo impiegato a trovare la persona giusta può diventare una risorsa critica.
Una buona mappatura preventiva consente di sapere quali istituzioni possiedano laboratori mobili, epidemiologi, esperti WASH o specialisti radiologici. Quando un Paese formula una richiesta, il sistema può quindi cercare immediatamente nel bacino appropriato invece di iniziare da zero.

Il concetto di surge capacity

GOARN utilizza spesso il concetto di surge capacity, cioè la capacità di aumentare rapidamente il personale e le risorse disponibili quando la domanda supera quella ordinaria. Un ospedale o un Ministero può funzionare bene in condizioni normali ma essere sopraffatto da un'epidemia improvvisa.
La capacità di espansione temporanea evita di dover mantenere permanentemente strutture sovradimensionate. Gli esperti vengono mobilitati quando necessario, lavorano insieme ai team locali e, idealmente, lasciano anche competenze che rafforzano il sistema dopo la fine della missione.

Non si tratta di sostituire i professionisti locali

Un principio fondamentale è che gli esperti internazionali non dovrebbero sostituire la risposta nazionale. I professionisti locali conoscono lingua, sistema sanitario, geografia e comunità meglio di qualsiasi squadra esterna.
Il contributo della rete consiste nel rafforzare capacità esistenti. Un epidemiologo internazionale può aiutare ad analizzare una grande quantità di dati; uno specialista di laboratorio può sostenere diagnostica e protocolli; ma la risposta deve restare integrata nelle strutture del Paese che affronta l'emergenza.

La formazione prima dell'emergenza

Una rete internazionale funziona soltanto se gli esperti conoscono in anticipo procedure e standard comuni. Per questo GOARN sviluppa programmi di formazione per la risposta alle epidemie e percorsi destinati a preparare professionisti provenienti da discipline differenti.
Essere eccellenti nel proprio ambito non significa automaticamente saper lavorare in una missione d'emergenza internazionale. Servono competenze di coordinamento, sicurezza, comunicazione, lavoro interculturale e capacità di operare in ambienti con risorse limitate.

Le "tre C" della capacità regionale

Nel quadro più ampio del Global Health Emergency Corps, il lavoro viene descritto attraverso tre funzioni: convening, connecting e capacitating. In italiano possono essere rese come riunire, collegare e sviluppare capacità.
La prima funzione crea uno spazio comune tra responsabili ed esperti; la seconda permette di collegare rapidamente competenze e necessità; la terza rafforza la preparazione professionale. Il punto non è possedere un elenco di nomi, ma trasformarlo in una rete realmente capace di agire.

Il Global Health Emergency Corps

Il Global Health Emergency Corps non deve essere immaginato come un corpo militare o come un'unica forza sanitaria sovranazionale. È un'iniziativa che punta a collegare meglio leadership e personale di risposta esistenti tra Paesi e istituzioni.
GOARN contribuisce a questo sistema attraverso la propria esperienza nella mobilitazione di esperti. La risposta internazionale diventa così parte di un'architettura più ampia nella quale i Paesi mantengono le proprie responsabilità ma dispongono di meccanismi per chiedere rapidamente assistenza.

Perché il Pacifico occidentale è un'area particolare

La Regione del Pacifico occidentale comprende contesti enormemente differenti: grandi Stati densamente popolati, economie avanzate e piccoli Paesi insulari distribuiti su distanze oceaniche vastissime. Una strategia unica deve quindi adattarsi a infrastrutture e capacità molto diverse.
La geografia crea problemi specifici per la logistica sanitaria. Trasferire personale, apparecchiature o campioni biologici tra isole remote può richiedere tempi molto più lunghi rispetto a un territorio continentale. La preparazione deve quindi considerare anche trasporti e disponibilità locale delle risorse.

Le isole e la vulnerabilità logistica

In alcuni territori del Pacifico una singola struttura ospedaliera può avere un peso enorme nell'intero sistema sanitario nazionale. Se quella struttura viene danneggiata da un ciclone o perde una parte del personale, le alternative geograficamente vicine possono essere limitate.
La cooperazione regionale diventa quindi particolarmente importante. Un Paese più grande può mettere a disposizione laboratori o specialisti, mentre organizzazioni internazionali possono facilitare il coordinamento e la mobilitazione attraverso reti predisposte prima della crisi.

Dati e sorveglianza per vedere l'emergenza prima

Una delle funzioni essenziali della sanità pubblica è la sorveglianza epidemiologica. Prima viene riconosciuto un aumento anomalo di casi, maggiore è la possibilità di intervenire quando il focolaio è ancora relativamente contenuto.
Per questo gli esperti di dati e sorveglianza figurano spesso nelle missioni GOARN. Non devono soltanto contare i malati: devono verificare definizioni di caso, qualità delle informazioni, localizzazione geografica e velocità con cui i dati passano dai servizi locali ai decisori.

La velocità non può sostituire la qualità

Nelle emergenze si parla continuamente di rapidità, ma inviare personale rapidamente non serve se le competenze non corrispondono al problema. Un laboratorio può aver bisogno di un virologo mentre un altro evento richiede un esperto di acqua potabile.
È proprio per evitare mobilitazioni poco mirate che il meeting ha insistito sulla mappatura delle capacità. La velocità deve derivare dalla preparazione preventiva, non dall'improvvisazione. Sapere prima chi chiamare è molto diverso dal cercare disperatamente un esperto quando la crisi è già iniziata.

Le emergenze diventano sempre più interconnesse

Una crisi sanitaria moderna può avere contemporaneamente componenti biologiche, climatiche, tecnologiche e sociali. Un ciclone può interrompere l'elettricità, compromettere l'acqua, bloccare un laboratorio e favorire la circolazione di infezioni.
Allo stesso modo, un'epidemia può generare disinformazione, pressione ospedaliera e problemi informatici. Per questo la preparazione basata su singoli rischi isolati è sempre meno sufficiente. Le reti devono poter combinare professionalità provenienti da settori diversi.

La lezione lasciata dalla pandemia

La pandemia di COVID-19 ha dimostrato che nessun sistema sanitario è completamente isolato. Un nuovo agente infettivo può attraversare rapidamente le frontiere, mentre le difficoltà di un Paese possono produrre conseguenze sulla salute globale, sui trasporti e sulle economie.
Ha mostrato anche i limiti della cooperazione internazionale: competizione per dispositivi, vaccini e personale, differenze nella condivisione dei dati e risposte non sempre coordinate. Le iniziative attuali cercano di costruire meccanismi più solidi prima della prossima grande crisi.

Prepararsi non significa prevedere quale sarà la prossima crisi

Nessuno può sapere con certezza quale sarà la prossima emergenza sanitaria. Potrebbe essere un'epidemia, un terremoto, un cyberattacco, un incidente industriale o una combinazione di più eventi.
La preparazione deve quindi concentrarsi sulle capacità trasversali: sorveglianza, laboratori, personale formato, comunicazione, acqua sicura, infrastrutture resilienti e sistemi di coordinamento. Sono elementi utilizzabili in scenari molto differenti e costituiscono una sorta di infrastruttura invisibile della sicurezza sanitaria.

Il valore della fiducia tra istituzioni

Le reti funzionano solo se esiste fiducia. Un Paese deve poter condividere rapidamente informazioni sensibili e accettare l'ingresso di professionisti esterni sapendo che lavoreranno nel rispetto delle strutture nazionali.
La fiducia non si costruisce durante le prime ore di una epidemia. Gli incontri regionali servono anche a questo: creare relazioni personali e istituzionali prima che siano messe alla prova da una crisi. È una componente difficile da misurare, ma decisiva nella cooperazione internazionale.

La nuova priorità è essere pronti prima

L'impegno assunto a Seul non annuncia una nuova epidemia e non deve essere letto come segnale di una minaccia imminente. È un'attività di preparazione, costruita precisamente perché l'esperienza insegna che aspettare l'inizio dell'emergenza è troppo tardi.
La rete del Pacifico occidentale vuole rafforzare soprattutto cybersicurezza, acqua e salute ambientale, emergenze biologiche e rischi nucleari-radiologici. Sono aree nelle quali la disponibilità di specialisti non è uniforme e nelle quali il coordinamento internazionale può ridurre i tempi di risposta.

La sicurezza sanitaria dipende dalle reti, non soltanto dagli ospedali

La lezione più importante dell'iniziativa OMS è che la sicurezza sanitaria non coincide semplicemente con il numero di posti letto o di medici. Un sistema resiliente deve sapere individuare precocemente una minaccia, mantenere operative le infrastrutture, accedere rapidamente a competenze specialistiche e comunicare con la popolazione.
Il meeting di Seul prova a trasformare questi principi in una struttura più concreta. Oltre 100 esperti, 56 istituzioni e 21 Paesi hanno messo a confronto ciò che la regione sa già fare e ciò che deve ancora rafforzare. La prossima emergenza non potrà essere prevista in ogni dettaglio; la capacità di affrontarla, invece, può essere preparata in anticipo. Ed è proprio questa la differenza tra reagire a una crisi e costruire un sistema che sia pronto quando la crisi arriva.

Lascia il tuo commento