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Nuova specie di scimmia in Congo: scoperto il Likweli

Una popolazione di piccole scimmie dal mantello nero, nascosta nelle alte chiome della foresta congolese, è stata riconosciuta formalmente come una nuova specie di primate. Il suo nome scientifico è Colobus congoensis, mentre il nome comune raccomandato è Likweli, termine utilizzato da alcune comunità che vivono ai margini del suo ristretto territorio.
La descrizione scientifica arriva dopo oltre dieci anni di osservazioni, ricerche sul campo e confronti anatomici. Gli studiosi hanno combinato morfologia, dati genetici, misurazioni del cranio, analisi delle vocalizzazioni e informazioni raccolte tra gli abitanti delle foreste della Repubblica Democratica del Congo.
Il risultato non riguarda una semplice variante cromatica di una specie già conosciuta. Le differenze osservate nel volto, nel corpo, nei denti, nel cranio, nel DNA e nei richiami indicano che il Likweli costituisce una linea evolutiva autonoma, separata da milioni di anni dai suoi parenti più prossimi.
La scoperta possiede anche un significato urgente per la conservazione. Il Likweli è stato individuato soltanto in un territorio di circa 1.700 chilometri quadrati, una superficie estremamente ridotta rispetto agli areali di molte altre specie del genere Colobus.

Il primo incontro avvenne nel 2008

La storia scientifica del Likweli iniziò nel 2008, durante un'esplorazione del bacino del fiume Lomami. Due componenti della spedizione riuscirono a fotografare parzialmente una scimmia che si muoveva molto in alto nella volta forestale, sulla riva orientale del fiume.
L'immagine non mostrava l'animale in modo completo, ma alcuni particolari apparivano incompatibili con i primati già conosciuti nella regione. Il gruppo sospettò di trovarsi davanti a una scimmia non ancora classificata, senza però disporre di prove sufficienti per formulare una descrizione tassonomica.
Dopo quel primo incontro, l'animale sembrò scomparire. Per circa dieci anni non emersero nuove osservazioni chiaramente riconducibili alla stessa popolazione, nonostante le attività di esplorazione e sorveglianza proseguite nella foresta del Lomami.

La riscoperta decisiva nel 2018

Nel novembre del 2018, una pattuglia impegnata nella sorveglianza del territorio fotografò una piccola scimmia nera con una zona chiara intorno alla bocca e una vistosa macchia bianca sotto la coda. Queste caratteristiche non corrispondevano a nessuna specie conosciuta nell'area.
Nei dieci mesi successivi furono ottenute altre sette documentazioni fotografiche in località differenti. Il confronto con l'immagine del 2008 mostrò che gli animali appartenevano alla stessa popolazione sconosciuta.
Un riesame delle fotografie archiviate rivelò inoltre che un esemplare era stato immortalato nell'agosto 2018, circa 35 chilometri più a nord, ma era stato inizialmente identificato in modo errato. La rarità del Likweli e la somiglianza superficiale con altri colobi avevano contribuito a mantenere nascosta la sua identità biologica.

Quattro anni di ricerche nella foresta

Tra il 2018 e il 2022, i ricercatori raccolsero complessivamente 114 rilevamenti della nuova scimmia. Ottantanove comprendevano osservazioni visive, mentre gli altri derivavano da richiami ascoltati nella foresta o da contatti visivi troppo brevi per contare gli individui.
Le squadre percorsero oltre 3.000 chilometri a piedi durante le pattuglie di sorveglianza terrestre. A questi si aggiunsero circa 1.285 chilometri di transetti scientifici e centinaia di chilometri di controlli lungo i corsi d'acqua.
La ricerca si svolse in un ambiente privo di sentieri continui, caratterizzato da vegetazione fitta, fiumi, zone stagionalmente allagate e comunicazioni difficili. Le spedizioni potevano durare molti giorni e richiedevano di trasportare a piedi viveri, strumenti e attrezzature per la documentazione naturalistica.
Ogni volta che veniva individuato un gruppo, una piccola squadra cercava di seguirlo senza disturbarlo, registrandone posizione, numero approssimativo, comportamento, altezza nella vegetazione e presenza di altre specie di primati.

Una scimmia difficile da vedere

Il Likweli trascorre la maggior parte del tempo nella volta della foresta matura o negli strati intermedi della vegetazione. Il mantello scuro si confonde con le ombre delle chiome, mentre la densità delle foglie rende difficile ottenere immagini complete.
Gli animali non sembrano reagire alla presenza umana fuggendo immediatamente. In diversi incontri sono saliti più in alto e sono rimasti immobili a osservare i ricercatori, mantenendo una condotta descritta come silenziosa e prudente.
Questa apparente calma non rende però semplice lo studio. Un animale fermo a decine di metri dal terreno, coperto da foglie e rami, può essere quasi impossibile da fotografare o distinguere dagli altri primati presenti nello stesso gruppo.
La sua rarità è confermata dal basso tasso di incontro. Durante migliaia di chilometri di pattugliamenti terrestri, il Likweli è stato osservato soltanto in una piccola parte delle celle territoriali controllate, spesso nelle vicinanze di specifiche aree forestali.

Il significato del nome Likweli

Il nome Likweli proviene dalle comunità Balanga che abitano nella zona cuscinetto occidentale, vicino al territorio della specie. Gli studiosi hanno scelto di conservarlo come nome comune, riconoscendo il contributo delle conoscenze locali alla ricerca.
Le comunità Mituku, presenti nella parte orientale dell'areale, utilizzano invece l'espressione "kasaba nkoni", traducibile come "scuotitore di rami". Il nome richiama probabilmente i movimenti dell'animale tra le chiome o il comportamento osservato durante gli spostamenti.
Non tutti gli abitanti della regione conoscevano però la scimmia. Tra le persone intervistate in 52 villaggi, soltanto gli abitanti di otto località riuscirono a descriverne correttamente i caratteri distintivi.
Questo dato è particolarmente significativo perché le comunità forestali possiedono generalmente una conoscenza dettagliata della fauna circostante. La scarsa familiarità con il Likweli indica che la specie è realmente rara, localizzata e difficile da incontrare.

Un volto impossibile da confondere

Il carattere più evidente del Likweli è la zona di pelle nuda che circonda la bocca. Il colore varia dal rosa all'arancio crema e può estendersi dal labbro superiore verso la base del naso.
Il resto del volto è prevalentemente scuro. Le aree grigie sopra gli zigomi e ai lati della testa contrastano con il nero intorno agli occhi, creando una sorta di maschera naturale.
L'estensione della macchia chiara non è identica in tutti gli individui. In alcuni copre buona parte della regione inferiore del viso, mentre in altri rimane concentrata intorno alla bocca e al solco verticale sotto il naso.
Le orecchie sono grandi, nere e caratterizzate da margini piegati e irregolari. Lunghi peli neri incorniciano la fronte e i lati del volto, rendendo ancora più riconoscibile il profilo della specie.

Il mantello nero e la macchia bianca

Il corpo, gli arti e gran parte della coda sono coperti da un mantello nero. Sulla parte superiore delle spalle e del dorso il pelo diventa più lungo, assumendo in alcuni esemplari un aspetto simile a una piccola mantella.
Gli individui più anziani possono sviluppare peli grigi lungo la parte posteriore del dorso e sulla coda. Questa variazione sembra collegata all'età e non rappresenta una differenza tra maschi e femmine.
Sotto la coda è presente una grande macchia perianale bianca, circondata da callosità di colore aranciato chiaro. Questa caratteristica permette di distinguere il Likweli dal colobo nero, che possiede un mantello quasi completamente scuro.
Maschi e femmine mostrano una colorazione generale molto simile. Gli esemplari osservati suggeriscono un dimorfismo sessuale limitato nell'aspetto esterno, anche se il numero di individui misurati è ancora troppo basso per definire con precisione tutte le differenze.

Una delle specie più piccole del suo genere

Il Likweli è più piccolo degli altri membri conosciuti del genere Colobus. Le misurazioni disponibili mostrano una massa corporea ridotta e un cranio più piccolo rispetto alle specie utilizzate nel confronto.
La coda è lunga e contribuisce all'equilibrio durante gli spostamenti tra i rami. Come gli altri colobi africani, l'animale è altamente adattato alla vita arborea, anche se in due occasioni alcuni individui sono stati osservati scendere brevemente al livello del terreno.
Questi episodi terrestri costituiscono eccezioni. In condizioni normali la specie sembra dipendere dagli strati alti e intermedi della foresta, una specializzazione che la rende vulnerabile alla perdita degli alberi maturi.

Il confronto con il colobo nero

L'animale più simile al Likweli è il colobo nero, scientificamente noto come Colobus satanas. Entrambe le specie possiedono un mantello scuro e una struttura corporea differente dai colobi caratterizzati da ampie aree bianche.
Il colobo nero vive però nell'Africa centro-occidentale e sull'isola di Bioko, a oltre 1.200 chilometri dall'areale del Likweli. Tra le due popolazioni non esiste una continuità geografica conosciuta.
Il Likweli si distingue per le macchie chiare sul volto, la regione bianca sotto la coda, le dimensioni inferiori, la lunghezza differente del pelo e una combinazione particolare di caratteri cranici e dentali.
Le somiglianze confermano una stretta parentela, mentre le differenze mostrano che non si tratta di due popolazioni recenti della stessa specie. La separazione avrebbe avuto inizio durante il Pliocene, milioni di anni prima dell'esistenza dell'essere umano moderno.

I crani conservati per il confronto scientifico

La descrizione formale ha utilizzato tre esemplari morti confiscati ai cacciatori durante attività di controllo nel 2021. Gli animali non furono uccisi appositamente per la ricerca.
Si trattava di un maschio adulto e due femmine adulte. Le pelli, gli scheletri e i campioni di tessuto furono acquisiti con le autorizzazioni previste e depositati in una collezione museale scientifica.
Il maschio è stato designato come olotipo, cioè l'esemplare di riferimento al quale viene formalmente collegato il nome della nuova specie. Le due femmine costituiscono i paratipi utilizzati per documentare la variabilità.
La conservazione museale consente agli studiosi futuri di controllare la descrizione, ripetere le misurazioni, confrontare nuovi reperti e applicare tecniche genetiche non ancora disponibili al momento della scoperta.

Denti e cranio hanno fornito altre prove

Le analisi hanno mostrato che il Likweli possiede un cranio piccolo e globulare, una regione facciale relativamente corta e una particolare conformazione della mandibola.
Alcuni denti presentano proporzioni differenti rispetto a quelli del colobo nero e degli altri colobi. Tra i caratteri considerati figurano le dimensioni dei premolari, la forma dei molari, gli incisivi e i canini relativamente contenuti.
Nessuna singola misura sarebbe sufficiente per creare una nuova specie. È la combinazione coerente di numerosi caratteri esterni, cranici e dentali a sostenere l'identità distinta del Likweli.
Il confronto ha coinvolto oltre un centinaio di reperti appartenenti a diverse specie africane, permettendo di valutare se le proporzioni osservate rientrassero nella normale variabilità dei colobi già conosciuti.

La conferma arrivata dal DNA

L'analisi del DNA mitocondriale ha collocato i campioni di Likweli in un gruppo genetico unitario e distinto. Il suo parente vivente più prossimo è risultato ancora una volta il colobo nero.
Le due specie formano insieme un ramo separato rispetto agli altri colobi africani. Questo risultato indica che la linea evolutiva rappresentata dal Likweli non deriva da un recente isolamento locale, ma possiede una storia molto antica.
A seconda del metodo utilizzato per calibrare l'orologio molecolare, la separazione dal colobo nero viene collocata approssimativamente tra quattro e cinque milioni di anni fa, con intervalli statistici più ampi.
Le stime temporali non devono essere considerate date esatte. Dipendono dai campioni disponibili, dal tipo di DNA analizzato e dai fossili utilizzati per calibrare il modello. Futuri confronti dell'intero genoma nucleare potranno definire meglio la storia della specie.

Una separazione evolutiva profondissima

La divergenza tra Likweli e colobo nero rappresenterebbe una delle separazioni più antiche tra specie sorelle del genere Colobus. La loro origine comune risalirebbe a un'epoca nella quale il paesaggio fluviale del bacino del Congo stava ancora assumendo la configurazione moderna.
Nel corso di milioni di anni, variazioni dei fiumi, delle foreste e dei suoli potrebbero avere isolato alcune popolazioni, impedendo gli incroci e favorendo l'accumulo di differenze genetiche e morfologiche.
Il Likweli può quindi essere considerato il rappresentante sopravvissuto di un'antica linea del Congo centrale, oggi confinata in un territorio molto più piccolo rispetto a quello potenzialmente occupato dai suoi antenati.

Anche la voce è diversa

I colobi comunicano attraverso potenti ruggiti che possono attraversare la foresta per grandi distanze. I richiami del Likweli sono stati ascoltati durante tutto il giorno, ma risultano particolarmente frequenti al mattino.
Le sequenze comprendono suoni profondi e pulsati, spesso preceduti da uno sbuffo caratteristico. Più individui possono vocalizzare contemporaneamente, producendo cori riconoscibili nella volta forestale.
Le analisi acustiche hanno confrontato durata, frequenza, andamento e ritmo dei richiami con quelli delle altre specie. La voce del Likweli è simile a quella del colobo nero, ma presenta differenze nella sequenza, nell'altezza di alcune frequenze e nella disposizione degli sbuffi.
I richiami hanno formato raggruppamenti acustici distinti nelle analisi statistiche, fornendo un'ulteriore prova indipendente della separazione tra le specie.

Il ruggito durante l'attacco di un'aquila

In una delle osservazioni più significative, un gruppo di circa dieci Likweli venne attaccato da un'aquila coronata, uno dei principali predatori dei primati arboricoli africani.
Gli animali produssero una rapida e intensa serie di ruggiti, spostandosi dalla chioma superiore verso gli strati più bassi della foresta. Il comportamento indica che le vocalizzazioni possono essere utilizzate anche come segnale di allarme.
La colorazione arancio-crema intorno alla bocca diventa particolarmente evidente quando l'animale vocalizza. Il contrasto potrebbe amplificare visivamente il richiamo, ma la funzione precisa di questo tratto rimane ancora da studiare.

Gruppi piccoli e spesso mescolati con altre specie

I gruppi osservati comprendevano da uno a venti individui, con una media di circa 6,2 animali e una mediana leggermente inferiore.
Il Likweli mostra una forte tendenza a muoversi insieme ad altre specie di primati. In 45 delle 62 osservazioni nelle quali la composizione fu determinata, gli animali facevano parte di associazioni miste comprendenti da due a sei specie.
Queste aggregazioni possono offrire vantaggi nella ricerca del cibo e nella sorveglianza contro i predatori. Un numero maggiore di occhi e orecchie aumenta infatti la probabilità di individuare rapidamente aquile, serpenti o esseri umani.
Non è ancora chiaro se il Likweli scelga determinate specie come compagne preferenziali oppure se le associazioni riflettano semplicemente l'utilizzo contemporaneo delle stesse risorse forestali.

I piccoli nascono già con il mantello scuro

Adulti accompagnati da giovani sono stati osservati in diversi mesi dell'anno, tra cui febbraio, aprile, luglio, agosto e settembre. I dati sono ancora insufficienti per definire una precisa stagione riproduttiva.
I piccoli presentavano già la colorazione nera del corpo e le macchie chiare del volto tipiche degli adulti. Questo elemento distingue il Likweli da altre specie nelle quali i neonati possiedono un mantello molto diverso.
Rimangono sconosciuti la durata della gestazione, l'intervallo tra le nascite, il ruolo dei maschi, le cure condivise e l'età alla quale i giovani raggiungono la piena indipendenza.

Che cosa mangia il Likweli

La dieta del Likweli non è stata ancora ricostruita con precisione. Come gli altri colobi, possiede un apparato digerente specializzato che permette di utilizzare foglie e altri materiali vegetali attraverso processi di fermentazione.
Non è però possibile affermare che si alimenti esclusivamente di foglie. Semi, frutti, germogli, fiori e parti vegetali differenti potrebbero avere un ruolo importante, soprattutto in un ambiente caratterizzato da suoli e disponibilità nutritive variabili.
Conoscere la dieta sarà indispensabile per comprendere perché la specie occupi soltanto alcune porzioni della foresta. La distribuzione degli alberi alimentari potrebbe spiegare la sua presenza frammentata meglio delle sole barriere fluviali.

Un territorio di appena 1.700 chilometri quadrati

L'areale conosciuto si estende nelle province di Tshopo e Maniema, nella parte centro-orientale della Repubblica Democratica del Congo.
Il confine occidentale è formato dalla riva destra del fiume Lomami. Verso est, la distribuzione raggiunge il bacino del Lualaba e sembra arrestarsi in prossimità del fiume Lilo e delle zone forestali circostanti.
Le osservazioni sono state effettuate a quote comprese approssimativamente tra 406 e 490 metri. La specie vive in foreste mature di terraferma, intervallate da aree stagionalmente allagate e terreni sabbiosi meno ricchi.
La superficie conosciuta, equivalente a circa 650 miglia quadrate, è minuscola rispetto agli areali superiori a decine di migliaia di chilometri quadrati occupati da molti altri colobi.

Il Lomami come barriera naturale

Il fiume Lomami, largo mediamente oltre duecento metri, sembra costituire un ostacolo efficace alla dispersione del Likweli. La specie non è stata rilevata sulla riva occidentale, nonostante la presenza di foreste apparentemente adatte.
Per un primate fortemente arboricolo, attraversare un corso d'acqua tanto largo può risultare impossibile. Nel corso di generazioni, il fiume ha probabilmente contribuito a mantenere separate popolazioni differenti.
La regione del Lomami ospita numerosi primati i cui confini geografici coincidono con i grandi corsi d'acqua. I fiumi del bacino del Congo funzionano quindi come barriere biogeografiche capaci di modellare la distribuzione e l'evoluzione della fauna.

Il mistero del confine orientale

Il fiume Lilo è molto più stretto del Lomami e, in alcuni punti, le chiome degli alberi potrebbero permettere a un primate di attraversarlo. La semplice larghezza del corso d'acqua non spiega quindi completamente il limite orientale.
Gli studiosi ipotizzano che un ruolo importante sia svolto dalle foreste stagionalmente inondate, dai depositi di sabbia bianca e dai suoli poveri di nutrienti presenti nella regione.
Questi ambienti potrebbero ospitare una vegetazione poco adatta alle esigenze alimentari del Likweli, funzionando come una barriera ecologica anziché fisica. L'ipotesi dovrà essere verificata attraverso studi su dieta e composizione forestale.

Una specie già protetta dal parco

La maggior parte delle località nelle quali è stato osservato il Likweli ricade all'interno del Parco nazionale di Lomami, una vasta area protetta della foresta congolese centrale.
Questa coincidenza ha probabilmente impedito che la specie subisse una riduzione ancora più rapida. Nel parco la caccia è vietata e le pattuglie possono contrastare il commercio illegale di carne selvatica.
La protezione formale non elimina però tutte le minacce. La sorveglianza di un territorio forestale vastissimo richiede personale, mezzi, basi operative e una collaborazione continua con le comunità locali.
Una parte dell'areale si estende inoltre nella zona cuscinetto, dove sono presenti villaggi, coltivazioni temporanee, pesca e attività di caccia dalle quali dipende la popolazione residente.

La proposta di classificazione come specie in pericolo

Gli autori hanno proposto una classificazione preliminare del Likweli nella categoria "In pericolo". La proposta si basa sull'areale ristretto, sulla rarità degli incontri, sulla dipendenza dalla foresta matura e sulle pressioni future previste.
Non si tratta ancora di una valutazione definitiva adottata dalla Lista Rossa internazionale. Per una classificazione ufficiale saranno necessari un esame formale, ulteriori dati sulla popolazione e una valutazione dei criteri previsti.
L'assenza di un conteggio preciso non deve però essere interpretata come assenza di pericolo. Una specie limitata a una piccola area può perdere una parte significativa della propria popolazione anche in seguito a una deforestazione relativamente localizzata.

La caccia non sembra selettiva, ma resta una minaccia

Le testimonianze raccolte indicano che il Likweli non sarebbe stato tradizionalmente cercato come una preda specifica. La sua rarità e la difficoltà di individuarlo potrebbero averlo reso meno importante per la caccia locale.
Ciò non significa che sia al sicuro. Gli esemplari utilizzati per la descrizione scientifica erano stati confiscati a cacciatori, dimostrando che l'animale può entrare nel commercio o nel consumo di carne selvatica.
L'aumento della popolazione umana, l'apertura di nuove piste e la disponibilità di armi più efficienti possono ampliare la pressione anche su specie precedentemente incontrate soltanto in modo occasionale.
La perdita di pochi gruppi potrebbe avere un impatto rilevante su una popolazione che appare già poco numerosa e frammentata.

Nuovi villaggi e agricoltura itinerante

Nella zona cuscinetto sono stati creati nuovi insediamenti e la popolazione utilizza la foresta per agricoltura itinerante, pesca e caccia. Queste attività costituiscono importanti fonti di sostentamento, ma possono ridurre progressivamente l'habitat disponibile.
Le foreste di terraferma preferite dal Likweli sono ricercate anche dalle persone perché risultano più adatte alla costruzione e alla coltivazione rispetto alle zone stagionalmente allagate.
La sovrapposizione tra esigenze umane e habitat della scimmia può intensificarsi nei prossimi decenni. Senza una gestione condivisa, le piccole isole di foresta matura potrebbero essere frammentate o trasformate.
La conservazione non può quindi basarsi esclusivamente su divieti. Deve comprendere alternative economiche, accesso sostenibile alle risorse e partecipazione delle comunità nella protezione del territorio.

Il ruolo determinante dei ricercatori congolesi

La scoperta non sarebbe stata possibile senza il lavoro dei naturalisti e delle pattuglie congolesi. Furono gli operatori sul campo a riconoscere che le caratteristiche della scimmia non coincidevano con quelle delle specie già note.
La capacità di muoversi nella foresta, interpretare suoni, tracce e comportamenti e dialogare con i residenti ha permesso di trasformare un'immagine incompleta in una ricerca scientifica durata anni.
Il riconoscimento di una nuova specie viene spesso raccontato come il risultato di analisi effettuate in università e musei. Nel caso del Likweli, la prova fondamentale è nata soprattutto da migliaia di chilometri di ricognizioni compiute sul territorio.

Le conoscenze locali come parte della ricerca

Le informazioni raccolte nei villaggi hanno aiutato a delimitare l'areale, individuare le località di presenza e comprendere la rarità del Likweli. Cacciatori e residenti hanno descritto colorazione, odore, comportamento e richiami.
Le testimonianze sono state accettate soltanto quando contenevano caratteri diagnostici sufficientemente precisi. Questo metodo ha evitato di confondere la nuova scimmia con altri colobi presenti nella regione.
La conoscenza locale non ha sostituito le analisi genetiche e anatomiche, ma le ha integrate. La descrizione finale rappresenta quindi un esempio di tassonomia multidisciplinare, costruita attraverso fonti di prova indipendenti.

Perché oggi servono più prove per descrivere una specie

In passato una nuova specie poteva essere definita principalmente attraverso l'aspetto di pochi esemplari. Oggi la tassonomia integrata utilizza un insieme molto più ampio di informazioni.
Nel caso del Likweli sono stati confrontati mantello, volto, cranio, denti, dimensioni corporee, vocalizzazioni, distribuzione geografica e sequenze genetiche.
La convergenza di questi elementi riduce il rischio di attribuire un nuovo nome a una semplice variazione individuale, a una sottospecie o a una popolazione isolata soltanto di recente.
Il procedimento non rende immutabile la classificazione. Nuovi dati genomici potrebbero precisare ulteriormente i rapporti evolutivi, ma le prove disponibili sostengono con forza l'esistenza di una specie distinta.

La quinta nuova scimmia africana scoperta in 75 anni

La descrizione del Likweli è eccezionale perché rappresenta soltanto la quinta nuova specie di scimmia africana proveniente da una popolazione precedentemente sconosciuta alla scienza negli ultimi 75 anni.
I primati sono animali relativamente grandi, visibili e spesso conosciuti dalle popolazioni locali. La scoperta di una linea autonoma nel XXI secolo dimostra quanto alcune aree della foresta congolese rimangano ancora poco esplorate.
Non significa che la scimmia sia comparsa recentemente. Il Likweli vive nella regione da milioni di anni; ciò che è nuovo è il suo riconoscimento scientifico.

Il precedente della lesula

Lo stesso paesaggio forestale aveva già portato alla descrizione della lesula, un'altra scimmia congolese riconosciuta come nuova specie nel 2012.
La lesula appartiene a un genere differente e presenta un aspetto molto diverso, ma la sua scoperta aveva già mostrato l'eccezionale diversità del territorio compreso tra i grandi fiumi del Congo centrale.
Il Likweli rappresenta quindi la seconda importante scoperta di un primate nella regione in meno di quindici anni. Questo dato suggerisce che la foresta possa custodire altre popolazioni non ancora documentate.

Un parco con quindici specie di primati

Nel Parco nazionale di Lomami e nella relativa zona cuscinetto sono state documentate complessivamente quindici specie di primati, otto delle quali endemiche o quasi endemiche della Repubblica Democratica del Congo.
La comunità comprende scimmie arboricole, specie più terrestri e il bonobo, una delle grandi scimmie africane più strettamente legate all'essere umano.
La presenza simultanea di tante linee evolutive rende il territorio un laboratorio naturale per studiare il ruolo dei fiumi, dei suoli e della storia climatica nella formazione della biodiversità.
Proteggere il Likweli significa quindi conservare un intero mosaico di fauna e foreste, non soltanto una singola specie dall'aspetto insolito.

Ciò che ancora non sappiamo

Non esiste ancora una stima attendibile della popolazione totale. Gli incontri sono troppo pochi e distribuiti in modo irregolare per trasformare facilmente i dati in un conteggio complessivo.
Rimangono poco conosciuti la dieta, l'organizzazione sociale, le dimensioni dei territori occupati dai gruppi, i movimenti stagionali e il comportamento riproduttivo.
Non è chiaro nemmeno perché alcune aree apparentemente adatte non siano utilizzate. Potrebbero essere coinvolti la distribuzione degli alberi alimentari, la competizione con altri primati, i suoli, le inondazioni o antiche barriere geografiche.
La descrizione della specie rappresenta dunque l'inizio di una nuova fase di ricerca, non il punto finale della sua conoscenza.

Le priorità delle prossime spedizioni

Le prossime attività dovranno ampliare le ricognizioni oltre le località già controllate, verificando se il Likweli occupi aree non ancora esplorate oppure se il suo areale sia realmente così ristretto.
Fototrappole collocate nella volta forestale, registratori acustici e analisi automatizzate dei richiami potrebbero aumentare la capacità di rilevare gruppi difficili da osservare direttamente.
La raccolta non invasiva di peli, feci e materiale ambientale potrebbe fornire nuovo DNA senza catturare o disturbare gli animali. Un campionamento più ampio permetterebbe di valutare diversità genetica e parentela tra i gruppi.
Saranno inoltre necessari studi sugli alberi utilizzati, sulla disponibilità stagionale del cibo e sulla relazione con le altre specie presenti nelle associazioni miste.

Scoprire una specie non basta a salvarla

Attribuire un nome scientifico rende il Likweli visibile alle istituzioni, ai programmi di conservazione e alla comunità internazionale. Prima della descrizione, la popolazione non poteva essere valutata o protetta come entità biologica autonoma.
Il riconoscimento non produce però automaticamente fondi, pattuglie o tutela dell'habitat. Sarà necessario tradurre il risultato scientifico in piani operativi e in una valutazione formale del rischio di estinzione.
La conservazione dovrà concentrarsi sulla protezione della foresta matura, sulla riduzione della caccia illegale e sul controllo dell'espansione degli insediamenti nelle zone più sensibili.
Ogni intervento dovrà essere costruito insieme alle comunità che dipendono dalla foresta, evitando che il costo della protezione ricada esclusivamente sulle popolazioni locali.

Una scoperta che chiede protezione

Il Likweli dimostra che la foresta del Congo conserva ancora una biodiversità non completamente conosciuta. Una scimmia dal volto arancio, osservata per la prima volta nel 2008, ha richiesto oltre un decennio di lavoro prima di poter essere riconosciuta come specie distinta.
Le prove morfologiche, genetiche e acustiche raccontano una linea evolutiva separata da milioni di anni, confinata oggi tra il Lomami, il Lilo e le foreste del bacino del Lualaba.
La rarità che ha permesso all'animale di rimanere nascosto rappresenta anche la sua principale fragilità. Un territorio di appena 1.700 chilometri quadrati lascia poco margine davanti alla perdita della foresta, alla caccia e all'espansione umana.
La nuova specie non è soltanto un'aggiunta agli elenchi zoologici. È una prova concreta del valore del Parco nazionale di Lomami e della necessità di conoscere un ecosistema prima che le sue forme di vita scompaiano senza essere mai state descritte.
Secondo voi, la scoperta di una nuova specie di primate dovrebbe portare automaticamente a maggiori finanziamenti per il territorio che la ospita? Lasciate un commento e raccontateci quale ruolo dovrebbero avere le comunità locali nella protezione del Likweli e della foresta congolese.

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