Nonna-maxxing, il trend che trasforma le nonne italiane in icone social
Preparare il cibo in casa, trascorrere più tempo con familiari e amici, coltivare un orto, camminare, riutilizzare ciò che si possiede e vivere qualche ora senza controllare continuamente lo smartphone. Nel 2026 queste abitudini, tutt'altro che nuove, sono finite al centro di un fenomeno social chiamato nonna-maxxing, espressione utilizzata per descrivere la riscoperta, soprattutto tra i più giovani, di uno stile di vita idealmente ispirato alle nonne italiane.
Il fenomeno ha acquisito una crescente visibilità internazionale nel corso del 2026 e, tra la fine di luglio e l'inizio di agosto, è tornato al centro dell'attenzione grazie ai contenuti dedicati ad alcune autentiche nonne italiane diventate popolari sui social e all'estensione della tendenza anche alla moda. Ma dietro grembiuli, pasta fatta in casa e fotografie dall'estetica rétro si nasconde una domanda più interessante: perché comportamenti quotidiani considerati normali per generazioni sono diventati improvvisamente affascinanti per l'era di TikTok e Instagram?
Che cosa significa nonna-maxxing
La parola nonna-maxxing combina il termine italiano "nonna" con il suffisso inglese "-maxxing", diffuso nel linguaggio online per indicare il tentativo di massimizzare o enfatizzare una determinata caratteristica, abitudine o aspetto della propria vita. Nel caso del nonna-maxxing, l'utilizzo è in parte ironico: anziché inseguire nuove tecniche di ottimizzazione personale, si riscoprono comportamenti percepiti come tradizionali, semplici e poco tecnologici.
Non esiste un protocollo ufficiale del nonna-maxxing né una lista universale di regole da rispettare. Nei contenuti associati alla tendenza ricorrono però alcuni elementi: cucinare partendo dagli ingredienti, consumare pasti in compagnia, dedicarsi ad attività manuali, camminare, curare piante e orti, ridurre gli sprechi, utilizzare più a lungo gli oggetti e trascorrere meno tempo davanti agli schermi.
La tendenza ha iniziato a circolare nei primi mesi del 2026
L'espressione ha iniziato a ottenere maggiore attenzione online nei primi mesi del 2026. Alla fine di febbraio sono comparsi contenuti che utilizzavano esplicitamente il concetto di "nonna summer" e "nonna-maxxing", mentre nel mese successivo il fenomeno aveva già iniziato a essere analizzato dalla stampa internazionale come esempio del crescente interesse verso slow living, cucina casalinga e attività lontane dagli schermi.
Questo dettaglio è importante perché il nonna-maxxing non è nato negli ultimi giorni di agosto. Ciò che sta accadendo adesso è piuttosto una nuova accelerazione mediatica di una tendenza presente da diversi mesi, alimentata dalla popolarità di vere nonne italiane online e dall'ingresso dell'immaginario della "nonna" anche nel settore della moda.
Teresa e Grazia, due nonne di Altamura diventate star social
Tra le protagoniste più rappresentative del fenomeno ci sono Teresa Calia, 88 anni, e Grazia Incampo, 90 anni, due amiche di lunga data di Altamura, in Puglia. Le due donne sono diventate popolari attraverso i contenuti realizzati dall'Antico Forno Santa Caterina, nei quali compaiono mentre preparano ricette, lavorano la pasta, scherzano e raccontano una quotidianità profondamente legata alla tradizione gastronomica.
La loro popolarità rappresenta bene uno degli elementi centrali del nonna-maxxing: l'interesse del pubblico non nasce soltanto dalla cucina italiana. A colpire sono anche il rapporto tra le due donne, l'ironia, la spontaneità e l'assenza apparente di quella ricerca ossessiva della perfezione che caratterizza una parte dei contenuti pubblicati dagli influencer professionisti.
Il paradosso: diventare virali senza comportarsi da influencer
Uno degli aspetti più curiosi del fenomeno è proprio il suo paradosso digitale. La nonna idealizzata dai social non cerca necessariamente di diventare famosa, non organizza ogni attività in funzione dell'algoritmo e non costruisce la propria giornata intorno alla produzione di contenuti. È proprio questa apparente estraneità alle regole dell'influencer culture a renderla interessante per il pubblico online.
Nel 2026 la stessa TikTok ha individuato tra i propri grandi segnali culturali una crescente attenzione verso contenuti più autentici, storie meno filtrate, processi reali, esperienze condivise e persone percepite come meno costruite rispetto alla perfezione digitale. Il nonna-maxxing si inserisce perfettamente in questo scenario, pur senza essere necessariamente una conseguenza diretta di esso.
Dalla perfezione digitale alla ricerca dell'autenticità
Per anni molti social network hanno premiato fotografie impeccabili, ambienti perfettamente ordinati, corpi idealizzati e vite apparentemente prive di imprevisti. Il successo di contenuti nei quali una persona anziana prepara semplicemente delle orecchiette, apparecchia una tavola o conversa con un'amica suggerisce l'esistenza di un interesse parallelo verso immagini percepite come più quotidiane e riconoscibili.
Non significa che la cultura della perfezione sia scomparsa. Il fenomeno mostra piuttosto come accanto a essa stia guadagnando spazio una forma differente di aspirazione: non soltanto possedere qualcosa di nuovo, ma recuperare tempo, relazioni, rituali domestici e attività nelle quali il risultato non deve necessariamente essere immediato.
Il ritorno della cucina fatta in casa
La cucina è probabilmente l'elemento più visibile del nonna-maxxing. Pasta preparata a mano, pane, conserve, legumi, verdure, ricette regionali e tecniche tramandate tra generazioni diventano contenuti capaci di attirare un pubblico abituato a video brevissimi e consumati rapidamente.
È interessante soprattutto il contrasto tra il mezzo e ciò che viene mostrato. Un video può durare pochi secondi, mentre una salsa, un impasto o un piatto tradizionale possono richiedere ore. Il contenuto digitale celebra quindi un'attività che segue un ritmo completamente diverso da quello dello scrolling.
Va però evitata una semplificazione importante: il nonna-maxxing non è una dieta e non costituisce un modello nutrizionale codificato. Mangiare un piatto tradizionale italiano o preparare la pasta in casa non permette, da solo, di dedurre la qualità complessiva dell'alimentazione di una persona.
Non è una formula scientifica per vivere fino a cent'anni
Una parte della narrazione online ha associato il fenomeno alla longevità, utilizzando le nonne italiane come simbolo di una vita lunga e salutare. Questa associazione deve però essere interpretata con cautela. Il fatto che alcune abitudini promosse dal trend possano ricordare comportamenti favorevoli alla salute non significa che il "nonna-maxxing" sia stato scientificamente dimostrato come metodo per vivere più a lungo.
La longevità è un fenomeno complesso influenzato da genetica, condizioni economiche e sociali, alimentazione complessiva, attività fisica, ambiente, accesso all'assistenza sanitaria, esposizioni nel corso della vita e numerosi altri fattori. Nessuna di queste variabili può essere sostituita semplicemente cucinando in casa, indossando un foulard o coltivando pomodori.
È quindi corretto distinguere il trend social dalle singole abitudini che lo compongono. Camminare regolarmente, mantenere relazioni sociali, seguire un'alimentazione equilibrata e svolgere attività quotidiane possono avere un valore indipendentemente dal nome che Internet decide di attribuire loro; il nonna-maxxing, invece, rimane un'etichetta culturale e non una prescrizione sanitaria.
La vita delle vere nonne è molto più complessa dell'estetica social
Esiste inoltre il rischio di trasformare la nonna italiana in uno stereotipo romantico composto esclusivamente da pasta fresca, orti, grembiuli floreali e pranzi in famiglia. La realtà storica delle generazioni oggi anziane è stata spesso molto più difficile.
Molte donne oggi rappresentate come simboli di vita semplice hanno attraversato il dopoguerra, condizioni economiche difficili, migrazioni, lavori fisicamente impegnativi, responsabilità familiari gravose e una società nella quale le opportunità offerte alle donne erano profondamente differenti da quelle attuali.
Il rischio del nonna-maxxing è quindi selezionare soltanto gli aspetti più fotogenici del passato e ignorarne la complessità. Recuperare una ricetta familiare può avere un valore culturale reale; immaginare che tutto ciò che apparteneva alle generazioni precedenti fosse automaticamente migliore sarebbe invece una semplificazione.
La moda scopre la "nonna aesthetic"
Negli ultimi giorni il fenomeno ha conquistato anche il settore della moda. L'estetica associata alla nonna italiana comprende camicie e abiti in lino, gonne stampate, foulard legati ai capelli, gioielli dall'aspetto tradizionale, occhiali rétro e sandali comodi.
Il 7 agosto il cosiddetto Italian nonna trend è tornato sotto i riflettori anche grazie all'aumento delle ricerche social relative alla "grandma aesthetic". Secondo dati riportati dalla stampa di settore, su TikTok le ricerche per questa espressione sono aumentate di oltre il 150%, un segnale che mostra come l'interesse abbia ormai oltrepassato l'ambito della cucina.
La filosofia associata a questa estetica privilegia almeno idealmente capi utilizzati a lungo, oggetti tramandati e abiti acquistati di seconda mano. Anche in questo caso emerge però una contraddizione: quando una tendenza basata sul riuso viene trasformata in una nuova occasione commerciale, il rischio è acquistare prodotti nuovi per imitare persone che diventano affascinanti proprio perché non inseguono continuamente le novità.
Perché le generazioni più giovani guardano al passato
Il nonna-maxxing non è il primo fenomeno digitale costruito intorno alla nostalgia. Negli ultimi anni estetiche come cottagecore, granny chic e coastal grandmother hanno già mostrato quanto il passato, reale o immaginato, possa diventare materiale per nuove identità online.
Nel caso delle nonne italiane entra però in gioco qualcosa di ulteriore: non viene celebrata soltanto un'estetica, ma un insieme di azioni concrete. Preparare un piatto, cucire, coltivare una pianta o riutilizzare un alimento avanzato significa fare qualcosa invece di limitarsi a consumare passivamente un contenuto.
La diffusione del fenomeno può quindi essere letta anche come una risposta alla cosiddetta screen fatigue, la stanchezza associata a giornate trascorse tra smartphone, computer e notifiche. Questa interpretazione è plausibile e ricorre frequentemente nella discussione sul trend, ma non significa che tutti coloro che condividono un video sul nonna-maxxing abbiano necessariamente ridotto l'utilizzo dei dispositivi digitali.
Il valore della relazione tra generazioni
Uno degli aspetti meno superficiali del fenomeno riguarda la trasmissione della memoria familiare. Molte ricette, tecniche manuali e conoscenze quotidiane sono state storicamente tramandate attraverso l'osservazione diretta e la convivenza tra generazioni, senza manuali o tutorial.
I social possono paradossalmente contribuire a conservare una parte di questo patrimonio. Registrare una nonna mentre prepara un impasto, utilizza un ingrediente o racconta un ricordo può trasformare un gesto domestico in una forma di memoria digitale accessibile anche quando quella persona non sarà più presente.
Il valore culturale, in questi casi, non deriva dal numero di visualizzazioni ma dalla possibilità di documentare dialetti, ricette, tecniche, racconti e modi di vivere che rischierebbero altrimenti di andare perduti con il progressivo venir meno delle generazioni più anziane.
Quando essere anziani non significa diventare invisibili
Il successo di donne di 80 e 90 anni sui social aggiunge un ulteriore elemento interessante: rende visibili persone appartenenti a fasce d'età che spesso occupano uno spazio marginale nella cultura digitale. Nel nonna-maxxing, invece, l'età non è qualcosa da nascondere.
Capelli bianchi, rughe, gesti consolidati e una lunga esperienza diventano parte stessa dell'attrattiva dei contenuti. Da questo punto di vista la tendenza può contribuire a mettere in discussione l'idea secondo cui la visibilità online debba appartenere quasi esclusivamente alle persone giovani.
Allo stesso tempo è importante non sostituire uno stereotipo negativo con uno positivo altrettanto rigido: non tutte le persone anziane sono energiche, serene, appassionate di cucina o circondate da grandi famiglie. Anche la vecchiaia comprende condizioni, personalità ed esperienze estremamente diverse.
Internet riscopre qualcosa che non aveva mai davvero inventato
Il vero paradosso del nonna-maxxing è forse questo: alcune delle attività presentate come una novità del 2026 esistono da secoli. Cucinare per altre persone, conservare gli alimenti, riparare gli oggetti, passeggiare, incontrare i vicini e trasmettere conoscenze ai più giovani non sono state inventate da TikTok.
La novità è aver trasformato queste attività in un linguaggio riconoscibile dai social, dotandole di un nome breve, facilmente condivisibile e sufficientemente curioso da diventare un hashtag e un fenomeno editoriale internazionale.
Che il termine sopravviva o scompaia rapidamente è impossibile da prevedere. I social producono continuamente nuove estetiche e nuove etichette. Ma l'interesse che ha generato rivela almeno una tensione reale del presente: in un ambiente digitale dominato da velocità, automazione e novità continue, persino una pentola che cuoce lentamente può diventare qualcosa di sorprendentemente attraente.
Una moda che parla soprattutto del nostro presente
Il nonna-maxxing racconta probabilmente più il 2026 che il passato. Il suo successo non dimostra che le generazioni precedenti vivessero meglio, né che imitare superficialmente alcune delle loro abitudini garantisca maggiore salute o felicità. Mostra però che una parte della cultura digitale trova oggi desiderabili concetti come tempo, manualità, convivialità, riuso e autenticità.
La domanda interessante, quindi, non è se dobbiamo diventare tutti delle nonne italiane. È capire quali elementi di quelle vite meritino realmente di essere conservati e quali appartengano invece a una rappresentazione nostalgica costruita dai social.
E forse il test più semplice consiste proprio nell'allontanarsi per qualche momento dal trend che lo ha reso famoso: mettere da parte il telefono, preparare qualcosa con le proprie mani e trascorrere del tempo con una persona a cui vogliamo bene. Se il nonna-maxxing riuscisse almeno qualche volta a produrre questo risultato, avrebbe già trasformato una moda digitale in qualcosa di molto più concreto.
Voi cosa ne pensate? Il nonna-maxxing è soltanto l'ennesimo fenomeno destinato a scomparire rapidamente oppure credete che alcune abitudini delle nostre nonne meriterebbero davvero di essere riscoperte? Raccontateci la vostra esperienza nei commenti.
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