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NAZA a Venezia 2026: il documentario su Gaza entra in concorso

La selezione ufficiale della Mostra del Cinema di Venezia 2026 si completa con un titolo destinato ad attirare attenzione ben oltre il mondo cinematografico. NAZA, documentario diretto dagli israeliani Yuval Abraham e Rachel Szor, è stato aggiunto al concorso principale dell'83ª edizione della Mostra, in programma al Lido dal 2 al 12 settembre. Il film sarà presentato in anteprima mondiale il 10 settembre e concorrerà al Leone d'Oro insieme agli altri venti lungometraggi selezionati. È l'unico documentario presente nel concorso principale di quest'anno.
Il tema affrontato è tra i più delicati dell'attualità internazionale. NAZA indaga le modalità con cui sono stati pianificati e condotti attacchi israeliani nella Striscia di Gaza e concentra l'attenzione sulle vittime civili palestinesi. La presentazione ufficiale del film utilizza formulazioni estremamente severe nei confronti delle operazioni israeliane; trattandosi della tesi proposta dall'opera e dai suoi autori, queste affermazioni devono essere distinte dai fatti definitivamente accertati. Israele sostiene infatti che le proprie operazioni siano dirette contro Hamas, afferma di adottare misure per limitare le vittime civili e contesta diverse ricostruzioni sulle procedure impiegate nella selezione degli obiettivi.

NAZA completa il concorso di Venezia 83

L'ingresso di NAZA è stato annunciato il 24 agosto, pochi giorni prima dell'apertura della Mostra. Il documentario completa così la sezione Venezia 83 Concorso, formata da 21 lungometraggi presentati in prima mondiale. La scelta colloca un'opera di giornalismo documentario accanto ai nuovi film di registi come Danny Boyle, Hirokazu Kore-eda, Lee Chang-dong, Martin McDonagh, Werner Herzog, Nanni Moretti e Florian Zeller.
La presenza del film nel concorso principale è significativa anche dal punto di vista editoriale. NAZA non è stato destinato a una sezione collaterale o esclusivamente documentaria, ma viene valutato nella stessa categoria delle opere di finzione chiamate a contendersi il premio più importante della Mostra. Nel regolamento di Venezia, il Leone d'Oro viene attribuito alla migliore opera tra i lungometraggi selezionati, senza una distinzione preventiva fra cinema narrativo e documentario.

L'unico documentario tra i 21 film per il Leone d'Oro

Nel programma del 2026 NAZA è l'unico documentario tra i 21 concorrenti. È una caratteristica che ne aumenta inevitabilmente la visibilità. Il film dovrà essere valutato non soltanto per la rilevanza del materiale giornalistico sul quale si basa, ma anche per la capacità di trasformare un'indagine complessa in un'opera cinematografica di 80 minuti.
Il documentario è indicato come una produzione del Regno Unito, è girato in ebraico e inglese e arriverà a Venezia come prima mondiale assoluta. La proiezione ufficiale per il pubblico è fissata nella Sala Grande alle 17:15 del 10 settembre, alla presenza annunciata dei registi, dei produttori, di giornalisti coinvolti nel progetto e della delegazione ufficiale. Una seconda proiezione è prevista l'11 settembre al PalaBiennale.

Chi sono Yuval Abraham e Rachel Szor

I nomi di Yuval Abraham e Rachel Szor sono già strettamente legati al documentario politico contemporaneo. Entrambi facevano parte del collettivo israelo-palestinese che ha realizzato No Other Land, insieme ai palestinesi Basel Adra e Hamdan Ballal. Quel film, girato nell'arco di più anni, raccontava la situazione delle comunità palestinesi di Masafer Yatta, nella Cisgiordania occupata, documentando demolizioni di abitazioni e il confronto tra residenti, autorità israeliane e coloni.
No Other Land ottenne un percorso internazionale di grande rilievo e nel 2025 vinse l'Oscar per il miglior documentario. Per Abraham e Szor, NAZA costituisce quindi il progetto successivo a un'opera che li ha portati al centro del dibattito cinematografico e politico mondiale. Il nuovo film mantiene l'attenzione sul conflitto israelo-palestinese ma sposta il centro geografico e investigativo dalla Cisgiordania alla guerra nella Striscia di Gaza.

Yuval Abraham, tra cinema e giornalismo investigativo

Yuval Abraham non è soltanto un filmmaker. È anche un giornalista investigativo israeliano che negli ultimi anni ha lavorato su alcune delle inchieste più discusse relative alle operazioni militari nella Striscia. Ha collaborato con la testata israelo-palestinese +972 Magazine e con l'edizione in lingua ebraica Local Call, concentrandosi in particolare sui sistemi di intelligence, sulla selezione degli obiettivi e sull'impiego di strumenti tecnologici nella guerra.
Questa doppia esperienza costituisce uno degli elementi fondamentali di NAZA. Il documentario non nasce infatti da un'indagine costruita esclusivamente per il cinema, ma sviluppa materiale giornalistico accumulato tra il 2023 e il 2025. Il passaggio dalla pagina scritta all'immagine consente agli autori di affrontare il funzionamento dei processi decisionali militari con un linguaggio diverso da quello di una lunga inchiesta testuale.

Rachel Szor, dalla fotografia alla seconda regia

Rachel Szor arriva invece da un percorso fortemente legato all'immagine. In No Other Land aveva lavorato non soltanto come co-regista, ma anche come direttrice della fotografia, contribuendo alla costruzione visiva di un film nato da anni di documentazione sul campo. Con NAZA condivide la regia con Abraham, proseguendo una collaborazione che unisce cinema documentario e investigazione.
La scelta di affidare la regia a due filmmaker israeliani costituisce inoltre una componente rilevante dell'identità del nuovo lavoro. Il film affronta criticamente le condotte del proprio Stato durante la guerra e nasce in parte da testimonianze provenienti dall'interno dell'apparato militare israeliano. Questo non determina automaticamente la correttezza di tutte le conclusioni presentate, ma rappresenta un elemento essenziale per comprenderne prospettiva e metodo.

Perché il film si chiama NAZA

Il titolo NAZA deriva da un acronimo militare utilizzato nel contesto dell'intelligence israeliana. Nel film il termine viene riferito al numero previsto di vittime civili che potrebbero essere causate da un attacco aereo. È dunque una parola tecnica che, secondo il progetto documentario, sintetizza uno dei temi centrali dell'indagine: il modo in cui il potenziale danno alla popolazione civile entra nei processi di valutazione di un bombardamento.
Il significato del titolo permette di comprendere anche il punto di vista degli autori. NAZA vuole esaminare non soltanto le conseguenze visibili degli attacchi, ma i meccanismi decisionali che li precedono: raccolta delle informazioni, individuazione del bersaglio, valutazione del possibile danno collaterale, scelta delle munizioni e autorizzazione finale. È su questa catena di decisioni che il film concentra la propria attenzione.

Un documentario girato sui tetti di Tel Aviv

La costruzione visiva del film presenta una caratteristica inconsueta: NAZA è stato girato di notte sui tetti di Tel Aviv. Il documentario non cerca quindi principalmente di raccontare Gaza attraverso immagini girate direttamente all'interno della Striscia, un territorio nel quale l'accesso indipendente dei giornalisti stranieri è rimasto estremamente limitato durante gran parte della guerra.
La prospettiva scelta è quella di osservare e ricostruire il funzionamento della guerra partendo dal territorio israeliano. L'ambientazione notturna sui tetti di Tel Aviv crea una distanza geografica rispetto ai luoghi colpiti e, nello stesso tempo, collega il film alla società e alle strutture dello Stato dal quale vengono condotte le operazioni esaminate. Sarà la proiezione veneziana a mostrare come questa scelta venga utilizzata narrativamente nell'intero documentario.

Il film nasce da tre anni di inchieste

NAZA sviluppa una serie di indagini giornalistiche pubblicate tra il 2023 e il 2025. Alcune hanno riguardato il processo di produzione degli obiettivi militari; altre hanno esaminato strumenti informatici e sistemi di gestione dei dati utilizzati dall'intelligence israeliana. Il materiale deriva in parte dalle testimonianze di persone con conoscenza diretta dei processi militari.
Uno degli aspetti più discussi di quelle inchieste riguarda il ricorso a strumenti automatizzati e sistemi di analisi dei dati per aumentare la velocità con cui vengono individuati potenziali obiettivi. Le ricostruzioni giornalistiche hanno sostenuto che l'impiego di questi strumenti abbia contribuito a rendere possibile una produzione di bersagli su una scala molto superiore a quella delle precedenti campagne militari israeliane.

Il sistema Habsora, conosciuto come "The Gospel"

Tra gli strumenti diventati pubblicamente noti figura Habsora, traducibile come "The Gospel". L'esercito israeliano ha riconosciuto l'esistenza del sistema, descrivendolo come uno strumento tecnologico capace di elaborare grandi quantità di informazioni e fornire raccomandazioni agli analisti. Secondo le indagini giornalistiche, Habsora avrebbe contribuito ad accelerare notevolmente la generazione di potenziali obiettivi.
Il punto contestato riguarda soprattutto la funzione effettiva dell'automazione nel processo. Le Forze di difesa israeliane sostengono che strumenti simili non sostituiscano il giudizio umano e che ogni possibile bersaglio debba essere analizzato e autorizzato secondo procedure operative. Le inchieste sulle quali si basa NAZA hanno invece sollevato dubbi sulla quantità e profondità del controllo umano applicato quando il numero di potenziali obiettivi cresce rapidamente.

Lavender e il dibattito sull'intelligenza artificiale

Un secondo nome diventato centrale è Lavender. Secondo una vasta inchiesta pubblicata nel 2024 sulla base delle testimonianze di sei fonti dell'intelligence israeliana, il sistema sarebbe stato utilizzato per organizzare dati e attribuire indicatori relativi alla possibile appartenenza di persone a Hamas o alla Jihad islamica palestinese. Le fonti dell'indagine descrissero un utilizzo su larga scala durante le prime fasi della guerra.
Le Forze di difesa israeliane hanno contestato elementi fondamentali di questa ricostruzione. Hanno affermato che Lavender non costituisce una lista automatica di persone autorizzate a essere colpite, ma un database che organizza e incrocia informazioni provenienti da differenti fonti di intelligence. Secondo la posizione ufficiale israeliana, la decisione sull'identificazione di un obiettivo militare resta affidata agli analisti e agli ufficiali autorizzati.

Dove finisce la macchina e comincia la decisione umana

Proprio la distinzione tra supporto algoritmico e decisione umana è uno dei temi più importanti sollevati dal materiale da cui nasce NAZA. La questione non riguarda infatti soltanto l'esistenza di tecnologie avanzate: strumenti informatici sono utilizzati da numerose forze armate moderne. Il punto determinante è capire quale peso venga attribuito alle loro raccomandazioni e quanto tempo venga dedicato alla verifica delle informazioni.
Il dibattito è particolarmente significativo perché la velocità della guerra digitale può modificare la quantità di decisioni prese in un intervallo molto breve. Se un sistema produce centinaia o migliaia di potenziali bersagli, il controllo umano rimane formalmente presente, ma la qualità concreta della verifica dipende dalle procedure, dal personale disponibile, dalle informazioni a disposizione e dal tempo concesso prima dell'attacco.

"Where's Daddy?" e il tracciamento dei potenziali obiettivi

Le inchieste precedenti hanno inoltre descritto l'esistenza di un sistema soprannominato "Where's Daddy?", che sarebbe stato utilizzato per segnalare quando determinate persone entravano nelle proprie abitazioni familiari. Secondo le fonti citate nelle investigazioni, questo meccanismo avrebbe consentito di collegare la localizzazione dei sospetti alla possibilità di effettuare attacchi.
È uno dei passaggi più controversi dell'intera ricostruzione perché colpire una persona quando si trova in un'abitazione civile aumenta inevitabilmente il rischio per familiari e vicini. Le Forze armate israeliane hanno respinto l'idea di una politica finalizzata a uccidere sistematicamente persone nelle loro case insieme alle famiglie e hanno ribadito di operare nel rispetto del diritto internazionale e delle regole di proporzionalità.

Il nodo delle vittime civili previste prima degli attacchi

Il titolo NAZA porta direttamente al problema della stima preventiva delle vittime civili. Nelle operazioni aeree, la valutazione del cosiddetto danno collaterale rappresenta una componente della pianificazione militare: chi autorizza un attacco deve considerare il vantaggio militare atteso e il possibile impatto sui non combattenti.
L'esercito israeliano sostiene che per ogni obiettivo venga effettuata una valutazione individuale e che un attacco non debba essere condotto quando il danno civile previsto risulta eccessivo rispetto al vantaggio militare anticipato. Le indagini alla base del documentario sostengono invece che, soprattutto in alcune fasi della guerra, sarebbero state applicate soglie di tolleranza molto più elevate rispetto a precedenti operazioni.

Una questione che riguarda direttamente il diritto bellico

Il problema non è soltanto morale ma riguarda i principi fondamentali del diritto internazionale umanitario. Durante un conflitto armato, le parti devono distinguere tra obiettivi militari e popolazione civile e sono tenute a evitare attacchi nei quali il danno civile previsto risulti eccessivo rispetto al vantaggio militare concreto e diretto atteso.
La proporzionalità non significa che qualsiasi attacco che provochi vittime civili sia automaticamente illecito, né che l'esistenza di un obiettivo militare renda automaticamente lecito qualsiasi livello di danno. La valutazione dipende dalle informazioni disponibili prima dell'attacco, dalla natura del bersaglio e dalle precauzioni realisticamente adottabili. È precisamente in questo spazio complesso che si colloca parte dell'indagine proposta da NAZA.

La posizione dell'esercito israeliano

Per mantenere una lettura corretta del documentario è indispensabile considerare anche la posizione ufficiale israeliana. Le Forze di difesa israeliane affermano che le proprie operazioni sono rivolte contro Hamas e altre organizzazioni armate e che vengono condotte secondo il diritto internazionale. Sostengono inoltre di utilizzare differenti misure per ridurre il danno ai civili e di esaminare gli incidenti eccezionali.
Israele accusa Hamas di collocare combattenti e infrastrutture militari all'interno di aree densamente popolate e di utilizzare strutture civili per le proprie attività. Hamas nega di utilizzare sistematicamente la popolazione come scudo umano. La densità urbana della Striscia e la presenza di infrastrutture militari in contesti civili costituiscono comunque uno degli elementi centrali del dibattito sulla condotta delle operazioni.

Il bilancio umano della guerra resta al centro

NAZA arriva a Venezia mentre il costo umano del conflitto continua a rappresentare il punto più drammatico della guerra. Secondo le autorità sanitarie di Gaza, il numero dei palestinesi morti dall'inizio della campagna militare israeliana successiva al 7 ottobre 2023 ha superato quota 73.000. Il conteggio del ministero della Sanità di Gaza non distingue sistematicamente fra civili e combattenti nel totale complessivo.
La guerra cominciò dopo l'attacco di Hamas del 7 ottobre 2023 nel sud di Israele, durante il quale furono uccise circa 1.200 persone secondo i dati israeliani e altre furono prese in ostaggio e condotte nella Striscia di Gaza. Israele avviò successivamente una vasta offensiva militare con l'obiettivo dichiarato di distruggere le capacità militari e di governo di Hamas e recuperare gli ostaggi.

Perché il film non può essere trattato come una sentenza

L'importanza di NAZA non autorizza a trasformarne le tesi in un verdetto giudiziario. Un documentario investigativo può presentare testimonianze, documenti, dati e interpretazioni di grande rilevanza, ma resta un'opera costruita da autori con una propria prospettiva editoriale. Le accuse specifiche sulla condotta militare devono essere valutate distinguendo ciò che è documentato, ciò che viene sostenuto dalle fonti e ciò che è contestato.
Questa distinzione è particolarmente necessaria per una materia come la responsabilità nelle operazioni militari. Stabilire l'illiceità di un singolo attacco richiede normalmente informazioni estremamente dettagliate sul bersaglio, sull'intelligence disponibile in quel momento, sulle munizioni utilizzate, sul danno previsto e sulle decisioni assunte dai responsabili. NAZA può contribuire al dibattito pubblico su questi sistemi, ma non sostituisce le eventuali indagini giudiziarie.

Il ruolo del Guardian nella produzione

NAZA è prodotto dal Guardian insieme a James Wilson attraverso JW Films. Il coinvolgimento diretto di un'organizzazione giornalistica nella produzione è coerente con l'origine del progetto, che sviluppa indagini realizzate negli anni precedenti con +972 Magazine e Local Call. La produzione è inoltre realizzata in associazione con Placeholder Films e Unseen Hand.
Il progetto conferma un modello nel quale il giornalismo investigativo non si limita più all'articolo scritto, ma può trasformarsi in podcast, serie audiovisive e documentari destinati ai festival cinematografici. Nel caso di NAZA, questa trasformazione permette di riunire in un'unica opera diverse inchieste pubblicate separatamente nel corso di più anni.

James Wilson, da The Zone of Interest a NAZA

Tra i produttori figura James Wilson, cineasta britannico già coinvolto in alcune delle opere più riconoscibili del cinema d'autore recente. Wilson ha prodotto The Zone of Interest di Jonathan Glazer, film ambientato accanto al campo di concentramento di Auschwitz e vincitore dell'Oscar 2024 come miglior film internazionale.
La presenza di Wilson collega NAZA a una struttura produttiva con esperienza nel portare temi storici e politici estremamente complessi all'interno del cinema internazionale. Non significa che le opere siano assimilabili dal punto di vista storico o tematico, ma testimonia la continuità di una collaborazione che ha già raggiunto i massimi livelli dei festival e dei premi cinematografici.

Jonathan Glazer produttore esecutivo

Il documentario ha come produttore esecutivo Jonathan Glazer, regista britannico di The Zone of Interest. Il suo coinvolgimento aumenta ulteriormente la visibilità internazionale del progetto. Glazer è diventato una figura particolarmente osservata nel dibattito sul conflitto dopo il discorso pronunciato alla cerimonia degli Oscar del 2024, che provocò forti reazioni e interpretazioni contrapposte.
In NAZA, tuttavia, Glazer non ricopre il ruolo di regista. La responsabilità autoriale appartiene a Yuval Abraham e Rachel Szor. È una distinzione necessaria per evitare che la notorietà del produttore esecutivo oscuri la provenienza concreta dell'indagine e la struttura creativa del film.

Il legame con The Voice of Hind Rajab

Wilson e Glazer erano già stati coinvolti rispettivamente come produttore e produttore esecutivo di The Voice of Hind Rajab, il film di Kaouther Ben Hania presentato alla Mostra di Venezia nel 2025. L'opera raccontava le ultime ore di Hind Rajab, bambina palestinese rimasta intrappolata in un'automobile a Gaza nel gennaio 2024 mentre cercava aiuto.
Il film utilizzava anche le registrazioni reali delle telefonate tra la bambina e gli operatori della Mezzaluna Rossa palestinese, integrandole all'interno di una ricostruzione cinematografica. La presentazione veneziana ebbe un impatto eccezionale: al termine della prima proiezione il pubblico riservò al film una lunghissima standing ovation, durata oltre venti minuti.

Nel 2025 Gaza era già stata protagonista a Venezia

The Voice of Hind Rajab non vinse il Leone d'Oro, ma ottenne il Leone d'Argento - Gran Premio della Giuria, il secondo riconoscimento più importante del concorso. Il successo trasformò il film in uno dei titoli più discussi dell'intera edizione e portò nuovamente il conflitto di Gaza al centro della scena culturale internazionale.
L'arrivo di NAZA nel 2026 fa quindi sì che per il secondo anno consecutivo un'opera direttamente legata alle vittime palestinesi della guerra partecipi al massimo concorso veneziano. Non è però la ripetizione dello stesso approccio: il film di Ben Hania era concentrato su una singola storia individuale; NAZA affronta invece le strutture e i processi militari attraverso una prospettiva investigativa.

Kaouther Ben Hania quest'anno sarà dall'altra parte della sala

Esiste inoltre una continuità particolare tra le due edizioni. Kaouther Ben Hania, regista di The Voice of Hind Rajab, fa parte nel 2026 della giuria internazionale di Venezia 83. Sarà dunque fra le persone chiamate a valutare NAZA e gli altri venti film in concorso.
La giuria è presieduta dalla regista e attrice statunitense Maggie Gyllenhaal e comprende, oltre a Ben Hania, Daniel Blumberg, Francesco Casetti, Xavier Giannoli, Shahrbanoo Sadat e Johnnie To. Saranno loro ad assegnare il Leone d'Oro e gli altri premi ufficiali nella serata conclusiva del 12 settembre.

Venezia e la guerra, un rapporto sempre più visibile

Negli ultimi anni la Biennale di Venezia è diventata anche uno spazio nel quale le tensioni legate alle guerre contemporanee entrano direttamente nel dibattito culturale. Nel 2025 migliaia di persone parteciparono a una manifestazione pro-palestinese durante la Mostra del Cinema, mentre nel 2026 le controversie legate a Israele e Russia hanno coinvolto anche la Biennale Arte.
L'inserimento di NAZA nel concorso deve comunque essere distinto dalle proteste politiche che circondano gli eventi. La selezione è una decisione cinematografica ed editoriale della Mostra e il film concorre secondo gli stessi criteri previsti per gli altri lungometraggi. La sua presenza produrrà inevitabilmente un confronto politico, ma il giudizio della giuria riguarderà l'opera cinematografica nella sua interezza.

Il difficile equilibrio tra cinema e attualità

Un film come NAZA pone una questione che accompagna da sempre il documentario politico: come trasformare un evento ancora in corso in un'opera capace di mantenere rigore senza perdere forza narrativa. Il conflitto non appartiene alla storia conclusa; le cifre cambiano, nuove indagini vengono aperte e molte questioni restano contestate.
Questo obbliga gli autori a lavorare su una realtà ancora in evoluzione. Un documentario completato nel 2026 può ricostruire determinati periodi e sistemi, ma non può rappresentare l'ultima parola su una guerra che continua a produrre nuovi sviluppi. La sua funzione diventa allora quella di organizzare prove e testimonianze disponibili in un determinato momento e offrirle allo spettatore attraverso una struttura cinematografica.

Il vantaggio e il rischio di un'opera fortemente investigativa

Il principale punto di forza di NAZA potrebbe coincidere anche con la sua maggiore difficoltà. La mole di informazioni relative a algoritmi, intelligence, catene di comando, stime di danno e procedure operative è complessa persino per lettori che hanno seguito in dettaglio le inchieste precedenti. Tradurre questi meccanismi in immagini comprensibili rappresenta una sfida narrativa.
Il cinema dispone però di strumenti che l'articolo scritto non possiede: montaggio, suono, testimonianze, visualizzazioni, silenzi, ripetizione delle immagini e confronto immediato tra dichiarazioni differenti. Se utilizzati con rigore, possono rendere comprensibile al pubblico un sistema di targeting militare che altrimenti resterebbe confinato a documenti specialistici e lunghe analisi tecniche.

Perché il tema dell'AI militare riguarda anche il futuro

Uno degli aspetti che rendono NAZA potenzialmente rilevante oltre il caso israeliano riguarda l'utilizzo dell'intelligenza artificiale nella guerra. Le forze armate di numerosi Paesi stanno sviluppando strumenti per elaborare immagini satellitari, segnali elettronici, video, comunicazioni e grandi quantità di dati in tempi sempre più brevi.
La questione fondamentale è quindi destinata a ripresentarsi: fino a quale punto una macchina può contribuire a una decisione che può condurre alla morte di esseri umani? E quale livello di controllo deve essere esercitato da un operatore? NAZA affronta queste domande attraverso un caso concreto, ma il problema riguarda potenzialmente l'evoluzione generale dei conflitti tecnologici del XXI secolo.

L'automazione non cancella la responsabilità umana

Nel dibattito sull'AI militare esiste il rischio di attribuire alla tecnologia una capacità decisionale quasi autonoma, come se fosse l'algoritmo a iniziare una guerra o scegliere indipendentemente di colpire. Le stesse analisi critiche sviluppate dopo le prime inchieste su Lavender hanno invece sottolineato quanto la responsabilità umana resti centrale.
Un sistema viene progettato, addestrato, configurato e utilizzato da esseri umani. Sono gli apparati militari a stabilire quali dati impiegare, quale grado di affidabilità considerare sufficiente, quali soglie operative adottare e quanto controllo applicare alle raccomandazioni generate. Anche quando l'automazione aumenta, la scelta di affidarle determinate funzioni resta una decisione umana e istituzionale.

Il film arriva mentre alcuni fatti restano sotto indagine

NAZA verrà presentato mentre diverse vicende della guerra restano oggetto di inchieste e verifiche. Fra queste figura anche la morte di Hind Rajab, sulla quale le autorità israeliane hanno aperto nel 2026 un'indagine penale. Il caso aveva già attirato l'attenzione di organizzazioni internazionali e investigatori indipendenti.
La presenza contemporanea di procedimenti ufficiali, ricostruzioni giornalistiche e opere cinematografiche evidenzia quanto sia necessario mantenere distinti i diversi livelli di accertamento. Il cinema può portare documenti e testimonianze davanti a milioni di persone, ma la determinazione di eventuali responsabilità individuali appartiene agli organismi giudiziari competenti.

L'ombra e l'eredità di No Other Land

Il precedente di No Other Land rende inevitabile un confronto. Quel documentario era costruito su anni di riprese dirette e sul rapporto tra registi palestinesi e israeliani. NAZA sembra invece orientato maggiormente verso il giornalismo investigativo e la ricostruzione di meccanismi interni alle operazioni militari.
Anche il contesto è differente. No Other Land documentava soprattutto le demolizioni e lo sfollamento di comunità nella Cisgiordania occupata prima e durante gli anni immediatamente precedenti alla guerra di Gaza. NAZA nasce invece direttamente dall'enorme trasformazione militare e politica successiva al 7 ottobre 2023.

Dal premio Oscar al concorso per il Leone d'Oro

La vittoria dell'Oscar 2025 ha dato ad Abraham e Szor una visibilità che inevitabilmente accompagnerà la prima veneziana. Un nuovo film firmato da due componenti del gruppo vincitore dell'Academy Award avrebbe attirato attenzione anche se avesse affrontato un tema meno controverso; concentrarsi su Gaza aumenta enormemente l'interesse.
Il passaggio dal riconoscimento americano al Leone d'Oro non è però automatico. La giuria di Venezia valuterà NAZA insieme a opere di registi con linguaggi e tradizioni cinematografiche profondamente differenti. Essere l'unico documentario può distinguerlo, ma non gli garantisce alcun vantaggio formale nella competizione.

Una prima mondiale destinata a essere osservata attentamente

Fino al 10 settembre, la valutazione sul film deve necessariamente restare limitata alle informazioni rese pubbliche. NAZA non è ancora stato presentato alla stampa né al pubblico e non esistono quindi recensioni indipendenti della versione completa. Sarebbe prematuro stabilire oggi se le sue prove siano persuasive, se il montaggio riesca a sostenere la complessità dell'inchiesta o quale equilibrio venga riservato alle posizioni contrapposte.
Questo è particolarmente importante in presenza di un argomento così sensibile. L'annuncio consente di descrivere tema, autori, struttura produttiva e origine investigativa, ma il giudizio critico sull'opera potrà iniziare soltanto dopo la proiezione. Fino ad allora è necessario evitare di attribuire al film contenuti specifici non ancora resi pubblici.

Perché la scelta di Venezia ha un peso internazionale

La Mostra del Cinema di Venezia è uno dei principali eventi cinematografici mondiali e costituisce spesso il punto di partenza per la stagione internazionale dei premi. Un film inserito direttamente in concorso ottiene una visibilità che può favorirne la distribuzione, la partecipazione ad altri festival e l'ingresso nel dibattito critico globale.
Per NAZA, questa esposizione avrà inevitabilmente anche conseguenze politiche. Il pubblico non discuterà soltanto di regia e montaggio, ma delle accuse contenute nell'indagine, della risposta israeliana, delle vittime palestinesi e dell'utilizzo della tecnologia nella guerra. La Sala Grande diventerà così uno spazio nel quale linguaggio cinematografico e attualità internazionale si incontreranno direttamente.

Un film politico che dovrà essere giudicato anche come cinema

È probabilmente questa la sfida principale di NAZA a Venezia. La forza del tema può attirare una quantità enorme di attenzione, ma il valore cinematografico non coincide automaticamente con l'importanza dell'argomento. Un documentario può essere politicamente urgente e cinematograficamente debole, oppure trasformare un'inchiesta rigorosa in una forma narrativa capace di modificare profondamente la comprensione dello spettatore.
La giuria dovrà quindi osservare come Abraham e Szor utilizzano immagini, testimonianze, montaggio e suono per costruire il proprio racconto. L'inserimento nel concorso principale mostra che la direzione della Mostra ritiene il film meritevole di essere valutato sullo stesso piano delle altre opere candidate al Leone d'Oro.

La necessità di distinguere le accuse dai fatti accertati

Qualunque discussione sul film dovrà mantenere una distinzione costante tra quanto NAZA sostiene e quanto può essere presentato come fatto definitivamente verificato. Le inchieste dalle quali nasce il documentario contengono testimonianze di fonti con conoscenza dei sistemi militari, ma diversi elementi sono stati contestati direttamente dalle Forze di difesa israeliane.
È quindi corretto affermare che il film indaga e accusa; sarebbe diverso presentare automaticamente ogni sua affermazione come una responsabilità già accertata. Lo stesso principio vale per le dichiarazioni di Israele: la posizione ufficiale dell'esercito deve essere riportata, ma la sua esistenza non invalida automaticamente le testimonianze e le prove raccolte dai giornalisti. Il lavoro del pubblico e della critica consisterà proprio nel confrontare questi elementi.

Il 10 settembre Venezia vedrà finalmente il film completo

La data decisiva sarà dunque giovedì 10 settembre 2026. Dopo la proiezione riservata agli accreditati della mattina, NAZA sarà presentato ufficialmente nella Sala Grande alle 17:15. Soltanto allora sarà possibile capire come il materiale investigativo sia stato organizzato negli 80 minuti di durata e quale spazio venga dedicato alle differenti testimonianze.
Da quel momento inizierà anche il confronto critico sulla capacità del documentario di affrontare uno dei temi più difficili degli ultimi anni senza sacrificare precisione e complessità. Data la notorietà degli autori, il coinvolgimento del Guardian, la presenza di Jonathan Glazer e il tema affrontato, è ragionevole attendersi che NAZA diventi uno dei film maggiormente discussi dell'intera Mostra.

Un Leone d'Oro che potrebbe avere un peso particolare

La premiazione di Venezia 83 si svolgerà il 12 settembre. Se NAZA dovesse entrare nel palmarès, il riconoscimento arriverebbe appena un anno dopo il Leone d'Argento assegnato a The Voice of Hind Rajab e rafforzerebbe ulteriormente la centralità cinematografica delle opere dedicate alla guerra di Gaza.
Al momento, però, qualsiasi previsione sul Leone d'Oro sarebbe prematura. Il film non è ancora stato visto e il concorso comprende alcuni dei registi più affermati del cinema mondiale. Il dato realmente significativo oggi è un altro: Venezia ha scelto di inserire un documentario investigativo su Gaza direttamente tra i 21 titoli candidati al massimo premio.

Quando il cinema entra nei meccanismi della guerra

NAZA non sembra proporsi semplicemente come un racconto delle conseguenze di un bombardamento. La sua ambizione dichiarata è entrare nei meccanismi che precedono l'attacco: i dati, le persone, le procedure, gli strumenti tecnologici e le valutazioni attraverso cui un potenziale obiettivo può diventare un bersaglio reale.
È questa impostazione a distinguere il film da molte opere sulla guerra basate prevalentemente sulle immagini della distruzione. Abraham e Szor provano a spostare lo sguardo dalla conseguenza alla decisione, chiedendosi come venga prodotta amministrativamente e tecnologicamente la forza militare. Una prospettiva che rende il documentario rilevante non soltanto per chi segue Gaza, ma anche per il più ampio dibattito sul futuro della guerra automatizzata.

NAZA porta a Venezia domande che resteranno anche dopo il festival

L'83ª Mostra del Cinema aprirà il 2 settembre e terminerà dieci giorni dopo, ma le questioni sollevate da NAZA difficilmente si esauriranno con il verdetto della giuria. Quanto controllo umano deve accompagnare i sistemi automatizzati utilizzati in guerra? Come viene valutato il rischio per i civili? Quali strumenti permettono di verificare dall'esterno processi militari coperti dal segreto? E quale ruolo può svolgere il giornalismo documentario quando le informazioni disponibili sono incomplete e fortemente contestate?
Il film arriva a Venezia con una posizione critica dichiarata e con alle spalle anni di indagini che hanno già provocato un intenso confronto internazionale. Israele respinge alcune delle principali ricostruzioni sulle proprie procedure, mentre gli autori sostengono di poter mostrare attraverso testimonianze e dati il funzionamento di un sistema che avrebbe contribuito all'elevatissimo costo civile della guerra. Sarà il film completo a permettere di valutare la forza delle prove presentate e il modo in cui vengono messe in relazione.

Dal Lido un nuovo capitolo del dibattito mondiale su Gaza

L'inserimento di NAZA nel concorso di Venezia 2026 rappresenta dunque molto più dell'aggiunta tardiva di un titolo al programma. Riunisce nello stesso progetto due registi israeliani vincitori dell'Oscar, un'importante organizzazione giornalistica, il produttore James Wilson, Jonathan Glazer e un insieme di indagini che hanno portato sotto osservazione l'utilizzo di tecnologia, intelligence e valutazioni del danno civile nelle operazioni israeliane a Gaza.
Il documentario dovrà essere giudicato mantenendo insieme due esigenze: prendere seriamente le prove e le testimonianze presentate e non trasformare le sue accuse in fatti giudiziariamente accertati prima che lo siano. È la stessa prudenza richiesta quando si affrontano le dichiarazioni dell'esercito israeliano e le contestazioni delle organizzazioni e dei giornalisti che ne esaminano l'operato.
Il 10 settembre, quando le luci della Sala Grande si abbasseranno, NAZA passerà dall'essere una delle notizie più discusse della selezione a un'opera finalmente disponibile per essere analizzata nella sua interezza. Solo allora sarà possibile stabilire quanto riesca a trasformare anni di giornalismo investigativo in cinema e quanto il suo racconto possa contribuire alla comprensione dei meccanismi militari che hanno accompagnato una delle guerre più devastanti e controverse degli ultimi anni.
Voi ritenete importante che un festival internazionale come Venezia porti nel concorso principale documentari dedicati a conflitti ancora in corso? Pensate che opere investigative come NAZA possano aiutare il pubblico a comprendere meglio sistemi militari molto complessi oppure credete che, su temi così polarizzati, il rischio di una lettura inevitabilmente parziale resti troppo elevato? Lasciate un commento e raccontateci la vostra opinione.

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