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Meloni-Macron, asse Italia-Francia rilanciato ad Antibes

Il vertice di Antibes tra Giorgia Meloni ed Emmanuel Macron segna un nuovo tentativo di rilancio dell'asse Italia-Francia, dopo anni alternati tra cooperazione concreta, divergenze politiche e momenti di freddezza diplomatica. Roma e Parigi si sono presentate come partner naturali e indispensabili, unite dalla necessità di rafforzare la propria collaborazione su difesa, energia, spazio, agricoltura, cultura, infrastrutture e grandi dossier internazionali.

Una giornata chiave per Roma e Parigi

Il vertice Italia-Francia si è svolto ad Antibes, in Costa Azzurra, in un contesto europeo segnato da molte pressioni: guerra in Ucraina, instabilità in Medio Oriente, crisi energetica, competizione industriale globale, migrazioni e discussione sul futuro bilancio dell'Unione europea. In questo scenario, Meloni e Macron hanno cercato di mostrare una relazione più solida e pragmatica, superando l'immagine di un rapporto spesso raccontato come difficile.
Il messaggio politico principale è stato chiaro: Italia e Francia possono avere interessi nazionali diversi, posizioni non sempre coincidenti e sensibilità politiche distanti, ma restano due Paesi centrali per l'equilibrio europeo. Il vertice non ha cancellato tutte le divergenze, ma ha cercato di trasformarle in un confronto più ordinato, fondato su dossier concreti e su una collaborazione istituzionale più stabile.

Il 36° vertice intergovernativo

Quello di Antibes è stato il 36° vertice intergovernativo Italia-Francia, un formato che riunisce i governi dei due Paesi per fare il punto sulle cooperazioni bilaterali e definire nuovi accordi. Non si tratta quindi di un semplice incontro tra leader, ma di un appuntamento strutturato, con ministri, dossier tecnici, intese operative e obiettivi diplomatici.
Il vertice ha avuto anche un valore simbolico perché arriva quasi cinque anni dopo la firma del Trattato del Quirinale, siglato nel 2021 per rafforzare la cooperazione tra Roma e Parigi. Quel trattato ha fissato un quadro permanente di dialogo, ma negli anni successivi non sono mancati attriti su migrazione, industria, politica europea e rapporti internazionali. Antibes è stato quindi un banco di prova per verificare se quel quadro possa tradursi in risultati più concreti.

Partner naturali e indispensabili

La definizione di Italia e Francia come partner naturali e indispensabili sintetizza il cuore politico del vertice. I due Paesi condividono un confine alpino e marittimo, appartengono all'Unione europea, alla zona euro, alla NATO e al G7, hanno economie fortemente intrecciate e interessi comuni nel Mediterraneo. Questa vicinanza rende inevitabile la cooperazione, anche quando le leadership politiche hanno orientamenti diversi.
Il punto non è l'assenza di divergenze, ma la capacità di gestirle. Roma e Parigi competono in alcuni settori industriali, discutono su singole scelte europee e talvolta hanno approcci differenti su migrazione o politica estera. Tuttavia, nessuno dei due Paesi può ignorare l'altro: la relazione bilaterale è troppo importante per essere lasciata alla polemica del momento.

Il disgelo dopo mesi difficili

Negli ultimi anni il rapporto tra Meloni e Macron è stato spesso descritto come complesso. I due leader hanno avuto visioni diverse su alcuni dossier europei e internazionali, e il linguaggio politico usato nei rispettivi Paesi non sempre ha favorito un clima disteso. Ad Antibes, però, entrambi hanno voluto ridimensionare l'idea di relazioni "glaciali", parlando invece di rapporti seri, franchi e orientati al lavoro comune.
Questa scelta comunicativa non è secondaria. In politica estera, la percezione pubblica conta quasi quanto gli accordi firmati. Mostrare sintonia, scambiarsi gesti distesi e rivendicare un metodo di cooperazione serve a rassicurare partner europei, mercati, imprese e opinione pubblica. Il messaggio è che Italia e Francia possono discutere anche duramente, ma restano in grado di parlarsi e decidere insieme.

Sette intese per rafforzare la cooperazione

Il vertice ha prodotto sette intese intergovernative, distribuite su vari settori strategici. Gli accordi riguardano la cooperazione tra ministeri degli Esteri e la dichiarazione sui mari e gli oceani, il contrasto all'immigrazione irregolare, la roadmap di difesa Italia-Francia 2026-2031, la collaborazione nello spazio, la tutela delle indicazioni geografiche, il patrimonio culturale e lo sviluppo dell'asse ferroviario Marsiglia-Nizza-Genova.
Il valore di queste intese sta nella loro concretezza. Non sono tutte dello stesso peso politico, ma disegnano una relazione bilaterale ampia, che va dalla sicurezza alla cultura, dalla sovranità industriale alla mobilità, dall'agricoltura alla politica marittima. Il vertice di Antibes punta proprio a questo: trasformare una relazione spesso dominata dai titoli polemici in un'agenda di lavoro continua.

Difesa, una roadmap fino al 2031

Uno dei capitoli più importanti riguarda la difesa, con un cronoprogramma Italia-Francia per il periodo 2026-2031. L'obiettivo è rafforzare la cooperazione militare e industriale tra due Paesi che già collaborano su sistemi rilevanti, tra cui missili, difesa aerea e programmi congiunti. In un'Europa segnata dalla guerra in Ucraina, la difesa non è più un tema secondario, ma una priorità politica, tecnologica e industriale.
La collaborazione sulla difesa europea risponde a una necessità sempre più evidente: l'Europa vuole ridurre le proprie vulnerabilità, rafforzare la produzione interna e coordinare meglio le capacità militari. Italia e Francia, avendo industrie della difesa avanzate, possono giocare un ruolo centrale. La sfida sarà evitare duplicazioni, competizioni sterili e ritardi burocratici, puntando invece su progetti comuni realmente efficaci.

Il sistema Samp/T e la difesa aerea

Nel confronto tra Meloni e Macron è emerso anche il tema del sistema Samp/T, uno dei simboli della cooperazione franco-italiana nel settore della difesa aerea. Questo tipo di tecnologia è diventato ancora più rilevante dopo l'invasione russa dell'Ucraina, perché la protezione di città, infrastrutture e basi militari dipende sempre più dalla capacità di intercettare missili e droni.
La difesa aerea è oggi uno dei pilastri della sicurezza europea. La guerra contemporanea dimostra che droni, missili balistici, missili da crociera e attacchi a lungo raggio possono colpire profondamente territori e infrastrutture. Per questo la cooperazione tra Italia e Francia non riguarda soltanto i militari, ma la protezione complessiva dei Paesi e delle loro economie.

Spazio, il settore dove l'Europa cerca autonomia

Un altro capitolo centrale è lo spazio, settore in cui Italia e Francia collaborano da anni attraverso imprese, centri di ricerca e programmi europei. Il vertice ha ribadito la necessità di rafforzare la sovranità europea nelle comunicazioni satellitari, nell'osservazione della Terra, nell'accesso autonomo allo spazio e nelle applicazioni legate alla sicurezza.
Lo spazio non è più soltanto esplorazione scientifica. È diventato un'infrastruttura essenziale per telecomunicazioni, previsioni meteo, agricoltura, navigazione, difesa, gestione delle emergenze e controllo ambientale. Senza satelliti, molte attività quotidiane e strategiche sarebbero più fragili. Per questo Roma e Parigi vogliono consolidare un settore in cui la cooperazione bilaterale può avere ricadute europee.

Thales Alenia Space e la filiera comune

La visita alla sede di Thales Alenia Space a Cannes ha avuto un forte valore simbolico. L'azienda rappresenta una delle principali realtà industriali nate dalla cooperazione tra competenze italiane e francesi nel settore spaziale. È un esempio concreto di come due Paesi possano condividere tecnologia, investimenti e capacità produttiva in un comparto ad alta specializzazione.
La filiera dello spazio europeo è sempre più strategica anche per ragioni geopolitiche. Stati Uniti, Cina, Russia e grandi aziende private stanno investendo enormemente nel settore. L'Europa rischia di restare indietro se non coordina risorse, ricerca e industria. Per questo la cooperazione Italia-Francia può diventare un tassello importante della competitività continentale.

Energia e nucleare civile

Il vertice ha affrontato anche il tema dell'energia, con particolare attenzione all'indipendenza energetica europea e alla possibilità di collaborazione nel nucleare civile. La Francia ha una lunga tradizione nucleare, mentre in Italia è in corso un dibattito politico e legislativo sul possibile ritorno a tecnologie nucleari di nuova generazione, inclusi i piccoli reattori modulari.
Il tema del nucleare resta delicato in Italia, sia per ragioni storiche sia per sensibilità ambientali e sociali. Tuttavia, nel confronto europeo, la sicurezza energetica è tornata al centro dopo la crisi legata alla guerra in Ucraina e alla riduzione della dipendenza dal gas russo. La collaborazione con la Francia potrebbe quindi riguardare competenze, ricerca, filiere industriali e valutazioni tecnologiche, senza cancellare la necessità di un dibattito pubblico trasparente.

Sovranità energetica europea

Quando Meloni e Macron parlano di energia, il tema non è solo il prezzo delle bollette. Si parla di sovranità energetica, cioè della capacità dell'Europa di produrre, acquistare e distribuire energia senza dipendere eccessivamente da Paesi o fornitori instabili. È una questione economica, ma anche strategica e geopolitica.
L'energia condiziona industria, trasporti, famiglie, sicurezza nazionale e competitività. Per questo Italia e Francia cercano convergenze su nucleare, reti, infrastrutture, rinnovabili e approvvigionamenti. La sfida sarà costruire un equilibrio tra sostenibilità ambientale, costi accessibili, sicurezza delle forniture e autonomia europea.

Agricoltura e indicazioni geografiche

Tra gli accordi firmati c'è anche un memorandum sulla cooperazione in materia di indicazioni geografiche. Per Italia e Francia, questo è un tema molto concreto: entrambi i Paesi hanno un patrimonio agroalimentare enorme, fatto di prodotti legati al territorio, denominazioni d'origine, tradizioni locali e filiere di qualità.
La tutela delle indicazioni geografiche serve a proteggere prodotti riconosciuti, contrastare imitazioni e valorizzare il lavoro di agricoltori, consorzi e imprese. In un mercato globale dove il cibo italiano e francese sono spesso imitati, la cooperazione può rafforzare la difesa del Made in Italy e delle eccellenze francesi, soprattutto nei negoziati commerciali internazionali.

Cultura e patrimonio condiviso

Il vertice di Antibes ha incluso anche una dichiarazione d'intenti sul patrimonio culturale. Italia e Francia sono due potenze culturali mondiali, con musei, monumenti, archivi, siti archeologici, biblioteche e industrie creative di primaria importanza. Collaborare in questo campo significa promuovere restauri, scambi, mostre, ricerca, tutela e valorizzazione del patrimonio.
La cultura non è un settore marginale. È diplomazia, turismo, identità, educazione e sviluppo economico. Per due Paesi come Italia e Francia, il patrimonio culturale è anche uno strumento di influenza internazionale. Rafforzare la cooperazione significa difendere un modello europeo fondato su memoria, arte, paesaggio, bellezza e accesso pubblico alla conoscenza.

Infrastrutture e asse Marsiglia-Nizza-Genova

Tra le intese figura anche una dichiarazione sullo sviluppo dell'asse ferroviario Marsiglia-Nizza-Genova, collegamento importante per il Mediterraneo nord-occidentale e per le relazioni transfrontaliere. Le infrastrutture sono un terreno decisivo della cooperazione Italia-Francia, perché incidono su mobilità, turismo, commercio, ambiente e sviluppo dei territori.
L'asse Marsiglia-Nizza-Genova può rafforzare i collegamenti tra Liguria, Costa Azzurra e Provenza, contribuendo a una maggiore integrazione economica e turistica. In un'Europa che punta a ridurre emissioni e traffico stradale, la ferrovia assume un ruolo sempre più importante. Tuttavia, per trasformare le dichiarazioni in risultati serviranno investimenti, tempi certi e coordinamento tecnico.

Migrazioni e squadra mista contro l'irregolarità

Un altro tema sensibile è quello delle migrazioni, affrontato attraverso un'intesa amministrativa per la creazione di una squadra mista nel contrasto all'immigrazione irregolare. Il dossier è particolarmente delicato perché Italia e Francia hanno spesso avuto tensioni sui controlli di frontiera, sui respingimenti, sulla gestione dei flussi e sulla solidarietà europea.
La cooperazione in materia di migrazione richiede equilibrio. Da una parte c'è l'esigenza di contrastare reti criminali, traffico di esseri umani e ingressi irregolari; dall'altra c'è la necessità di rispettare diritti fondamentali, procedure d'asilo e dignità delle persone. Il vertice prova a costruire una risposta più coordinata, ma il tema resta tra i più complessi del rapporto bilaterale.

Libano post-Unifil, il dossier più politico

Il dossier più rilevante sul piano internazionale riguarda il Libano post-Unifil. La missione delle Nazioni Unite nel sud del Libano è in scadenza a fine anno, e Italia e Francia vogliono lavorare a un nuovo meccanismo internazionale di sostegno al Paese. L'idea è costruire una coalizione capace di garantire una presenza internazionale e una cornice giuridica adeguata.
Il Libano è un Paese fragile, segnato da crisi economica, instabilità politica, tensioni regionali e dalla posizione delicata al confine con Israele. Italia e Francia hanno storicamente un ruolo importante nel Paese: Roma per la presenza militare nella missione Unifil, Parigi per i legami storici e diplomatici. Una guida congiunta potrebbe dare maggiore peso europeo a un dossier mediorientale molto sensibile.

Una conferenza internazionale per Beirut

L'ipotesi di una conferenza internazionale a guida franco-italiana sul Libano indica la volontà di coinvolgere partner europei e regionali in una soluzione più ampia. Non basterà sostituire una missione con un'altra: serviranno mandato chiaro, risorse, consenso politico, garanzie di sicurezza e coordinamento con gli attori locali e internazionali.
Il futuro del Libano riguarda direttamente la stabilità del Mediterraneo. Una crisi più profonda potrebbe avere effetti su sicurezza regionale, flussi migratori, rapporti tra comunità religiose, presenza internazionale e tensioni tra Israele e Hezbollah. Per questo il dossier libanese è diventato uno dei punti su cui Italia e Francia cercano una leadership condivisa.

Ucraina, sostegno e ruolo europeo

Il vertice ha ribadito anche l'impegno comune sull'Ucraina. Italia e Francia sostengono Kiev, pur con sensibilità non sempre identiche sulle modalità del supporto e sul futuro della sicurezza europea. Il punto condiviso è la necessità di mantenere uno spazio per un ruolo europeo, evitando che il dossier sia gestito solo da Washington, Mosca o altri attori globali.
La guerra in Ucraina resta il principale banco di prova per la politica estera dell'Unione europea. Per Roma e Parigi, coordinarsi significa pesare di più nei negoziati, nella ricostruzione, nelle garanzie di sicurezza e nella definizione del futuro rapporto tra Europa, Russia e Stati Uniti. Anche qui il vertice non risolve tutto, ma mostra la volontà di costruire convergenze.

Bilancio europeo e nuove priorità

Un altro tema discusso è il futuro bilancio europeo. Italia e Francia condividono la necessità di finanziare nuove priorità, dalla difesa alla competitività, ma chiedono attenzione a non sacrificare politiche storiche come agricoltura e coesione territoriale. È un punto cruciale, perché il prossimo quadro finanziario dell'Unione europea definirà le risorse disponibili per anni.
Il bilancio Ue è spesso percepito come un tema tecnico, ma ha effetti concreti su agricoltori, imprese, regioni, infrastrutture, ricerca, sicurezza e transizione energetica. Roma e Parigi vogliono evitare che l'aumento della spesa per difesa e innovazione avvenga a danno di settori considerati essenziali per la stabilità sociale e territoriale.

Il Mediterraneo come spazio strategico

Il vertice ha confermato il peso del Mediterraneo nella cooperazione Italia-Francia. Libano, Nord Africa, rotte migratorie, energia, sicurezza marittima e commercio rendono quest'area centrale per entrambi i Paesi. Roma e Parigi hanno interessi non sempre coincidenti, ma condividono la consapevolezza che l'instabilità mediterranea arriva rapidamente sulle coste europee.
Il Mediterraneo è allo stesso tempo frontiera, ponte e spazio di competizione. Per l'Italia è una priorità geografica naturale; per la Francia è un'area di presenza storica e strategica. Una cooperazione più solida potrebbe rafforzare il ruolo europeo nella regione, purché riesca a evitare rivalità nazionali e sovrapposizioni di interessi.

Economia e scambi commerciali

La relazione tra Italia e Francia ha una base economica molto forte. I due Paesi sono partner commerciali rilevanti, condividono filiere industriali, investimenti, turismo, infrastrutture e mercati. Dietro la diplomazia dei vertici c'è un intreccio quotidiano di imprese, lavoratori, esportazioni, importazioni e collaborazioni tecnologiche.
Il rafforzamento dell'asse Roma-Parigi può avere ricadute concrete per aziende e territori. Difesa, spazio, energia, trasporti, agricoltura e cultura non sono comparti astratti: generano occupazione, investimenti, ricerca e competitività. Per questo il vertice interessa non solo la politica estera, ma anche il futuro economico dei due Paesi.

Il Business Forum e il ruolo delle imprese

A margine del vertice si è svolto anche un Business Forum franco-italiano, segno della volontà di collegare la cooperazione politica a quella industriale. Le imprese sono fondamentali per trasformare gli accordi in progetti reali: senza investimenti privati, tecnologia, competenze e filiere produttive, le intese governative restano dichiarazioni di principio.
Il ruolo delle imprese italiane e francesi è particolarmente importante nei settori ad alta intensità tecnologica. Spazio, difesa, energia e infrastrutture richiedono capitali, ricerca, capacità produttiva e visione di lungo periodo. Il vertice di Antibes prova a costruire un ambiente più favorevole per collaborazioni industriali che possano competere su scala globale.

Europa, autonomia e competitività

Il filo conduttore del vertice è la ricerca di una maggiore autonomia europea. Italia e Francia condividono l'idea che l'Europa debba essere più capace di difendere i propri interessi economici, industriali, energetici e strategici. Questo non significa chiusura verso gli alleati, ma capacità di agire con maggiore peso in un mondo più competitivo.
La competitività europea è oggi una delle sfide principali. Stati Uniti e Cina investono enormemente in tecnologia, energia, difesa e industria. L'Europa rischia di restare schiacciata se non riesce a coordinare politiche industriali, ricerca, infrastrutture e mercato interno. In questo senso, l'asse Italia-Francia può essere un motore, ma solo se saprà produrre risultati concreti.

Le differenze restano

Nonostante il clima positivo, sarebbe sbagliato pensare che Meloni e Macron abbiano cancellato ogni divergenza. Italia e Francia restano guidate da leadership politiche diverse, con visioni non sempre coincidenti su Europa, politica interna, migrazione, difesa e rapporti con alcune forze politiche continentali. La cooperazione non elimina automaticamente le differenze.
La novità del vertice di Antibes sta piuttosto nel metodo. I due governi sembrano voler separare il confronto politico dalle esigenze strategiche. Anche quando non sono d'accordo, possono lavorare insieme su dossier specifici. In diplomazia, questa capacità è spesso più importante della sintonia personale o ideologica.

Un rapporto fatto di competizione e necessità

La relazione tra Italia e Francia è da sempre fatta di vicinanza e competizione. I due Paesi si assomigliano in molti settori: agroalimentare, moda, turismo, lusso, industria, cultura, Mediterraneo. Proprio questa somiglianza produce collaborazione ma anche rivalità. A volte gli interessi convergono, altre volte si sovrappongono.
Il vertice Meloni-Macron prova a trasformare questa competizione in una relazione più matura. Competere non significa ignorarsi o indebolirsi reciprocamente. In un mondo dominato da grandi potenze, anche due Paesi europei forti devono trovare il modo di collaborare per non perdere influenza. È questo il senso più profondo dell'asse Roma-Parigi.

Il Trattato del Quirinale come cornice

Il Trattato del Quirinale resta la cornice istituzionale dentro cui leggere il vertice. Firmato per rendere più stabile e strutturata la cooperazione bilaterale, il trattato prevede consultazioni regolari, coordinamento politico e collaborazione in diversi settori. Antibes rappresenta quindi una tappa di attuazione, non un episodio isolato.
La sfida del Trattato del Quirinale è passare dalla forma alla sostanza. Un accordo bilaterale è utile se produce decisioni, progetti e risultati misurabili. Il vertice di Antibes prova a dimostrare che Italia e Francia intendono usare quella cornice per affrontare questioni concrete: difesa, energia, spazio, cultura, migrazione e infrastrutture.

Il valore politico dell'immagine

Le immagini di Meloni e Macron ad Antibes hanno avuto un valore politico preciso. Sorrisi, strette di mano, conferenza stampa congiunta e battute sul clima non sono dettagli marginali: servono a comunicare una fase di normalizzazione. Dopo mesi di rapporti non sempre semplici, la forma diventa parte della sostanza diplomatica.
In politica internazionale, l'immagine pubblica può aiutare o indebolire un negoziato. Un vertice percepito come positivo rafforza la credibilità delle intese e invia un segnale agli altri partner europei. Naturalmente, la prova decisiva arriverà dopo: non nei gesti davanti alle telecamere, ma nella capacità di attuare gli accordi firmati.

Cosa cambia per l'Italia

Per l'Italia, il vertice offre l'occasione di rafforzare il proprio ruolo europeo su dossier decisivi. Collaborare con la Francia significa poter pesare di più su Mediterraneo, difesa, industria, energia e bilancio Ue. Allo stesso tempo, Roma deve tutelare i propri interessi nazionali, evitando che la cooperazione si trasformi in subordinazione o perdita di competitività.
Il governo italiano punta a valorizzare il ruolo dell'industria nazionale, delle infrastrutture, del Made in Italy e della posizione mediterranea del Paese. L'intesa con Parigi può essere utile se consente all'Italia di sedersi ai tavoli europei con maggiore forza, soprattutto quando si decidono risorse, priorità e strategie comuni.

Cosa cambia per la Francia

Per la Francia, il vertice conferma la necessità di avere l'Italia come interlocutore stabile. Parigi è una potenza europea con ambizioni globali, ma non può affrontare da sola Mediterraneo, difesa europea, industria spaziale, energia e bilancio Ue. Roma è un partner indispensabile per costruire coalizioni e rendere più credibili le iniziative europee.
La Francia di Macron cerca da tempo di promuovere una maggiore autonomia strategica europea. Senza l'Italia, questa visione rischia di restare incompleta, soprattutto sul fronte mediterraneo e industriale. Antibes mostra quindi anche l'interesse francese a ricucire e rafforzare un rapporto che, se lasciato deteriorare, indebolirebbe entrambi.

Un vertice di realismo

Il vertice di Antibes può essere letto come un esercizio di realismo politico. Non nasce da una piena convergenza ideologica, ma dalla consapevolezza che Italia e Francia hanno bisogno l'una dell'altra. In un'Europa attraversata da guerre, crisi energetiche, pressioni migratorie e competizione globale, le relazioni bilaterali solide diventano strumenti di sicurezza e influenza.
Il realismo dell'asse Roma-Parigi consiste nel riconoscere che le divergenze esistono, ma non possono bloccare tutto. I governi cambiano, le leadership passano, ma gli interessi strutturali restano: confine comune, economia intrecciata, sicurezza mediterranea, industria europea e ruolo nell'Unione. Antibes prova a mettere questi interessi davanti alle polemiche.

La prova sarà nei risultati

Come spesso accade nei vertici internazionali, la vera misura del successo non sarà la conferenza stampa, ma l'attuazione degli impegni. Le sette intese dovranno tradursi in cooperazione reale, la roadmap sulla difesa dovrà produrre programmi concreti, il dossier Libano dovrà trovare sostegno internazionale e le infrastrutture dovranno procedere oltre gli annunci.
Il rischio, per il vertice Italia-Francia, è quello tipico della diplomazia: molta enfasi pubblica e pochi risultati verificabili. Per evitarlo serviranno continuità politica, lavoro tecnico, risorse economiche e capacità di superare i futuri momenti di tensione. La relazione tra Roma e Parigi non si consolida in un giorno, ma attraverso decisioni coerenti nel tempo.

Roma e Parigi davanti al futuro europeo

Il rilancio dell'asse Italia-Francia arriva in un momento in cui l'Europa deve decidere che ruolo vuole avere nel mondo. Difesa, energia, spazio, Mediterraneo, Ucraina, Libano, migrazioni e bilancio europeo sono tutti tasselli della stessa domanda: l'Unione europea vuole restare un insieme di Paesi che reagiscono alle crisi o diventare un soggetto capace di anticiparle?
Da Antibes arriva un segnale di cooperazione, non una soluzione definitiva. Meloni e Macron hanno mostrato che Roma e Parigi possono tornare a parlarsi con pragmatismo e ambizione, pur mantenendo differenze politiche evidenti. Ora la sfida è trasformare la ritrovata sintonia in risultati concreti per cittadini, imprese e ruolo internazionale dell'Europa. Tu cosa pensi di questo nuovo avvicinamento tra Italia e Francia? Lascia un commento e partecipa al confronto.

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