Medicina 2026: come funzionano il Semestre aperto, gli esami e la graduatoria
Da domani, 1° settembre 2026, per decine di migliaia di studenti italiani comincia ufficialmente il secondo anno del nuovo sistema di accesso ai corsi di laurea magistrale a ciclo unico in Medicina e Chirurgia, Odontoiatria e Protesi dentaria e Medicina veterinaria. Al posto del tradizionale test preliminare, gli iscritti iniziano direttamente un semestre universitario composto da tre insegnamenti comuni, seguono le lezioni e affrontano successivamente prove nazionali standardizzate. Soltanto dopo gli esami e la formazione della graduatoria nazionale verrà stabilito chi potrà proseguire nel secondo semestre del corso scelto.
L'avvio del Semestre aperto 2026/27 coinvolge 62.200 studenti su tutto il territorio nazionale. Oltre 52.300 hanno scelto Medicina e Chirurgia, circa 4.300 Odontoiatria e Protesi dentaria e circa 5.550 Medicina veterinaria. I posti disponibili per l'immatricolazione definitiva ai tre corsi sono invece 30.225. La differenza tra iscritti e posti rende immediatamente evidente il funzionamento della riforma: l'accesso iniziale è libero, ma la prosecuzione nel secondo semestre resta selettiva e dipende dai risultati accademici, dalla graduatoria e dalle sedi disponibili.
Il 1° settembre cominciano ufficialmente le lezioni
Le attività didattiche del Semestre aperto prendono il via martedì 1° settembre. Gli atenei possono organizzare le lezioni secondo modalità differenti, utilizzando attività in presenza, a distanza o formule miste, purché venga rispettata la struttura nazionale del percorso e siano garantiti i programmi definiti per i tre insegnamenti fondamentali.
Il calendario 2026/27 concede agli studenti un periodo di preparazione più lungo rispetto alla prima applicazione della riforma. Le attività dovranno terminare almeno dieci giorni prima del primo appello nazionale, fissato per il 10 dicembre. L'obiettivo è evitare che le ultime lezioni arrivino immediatamente a ridosso delle prove e permettere agli iscritti di avere una fase dedicata al ripasso e alla preparazione.
Tre materie per tutti gli aspiranti medici, dentisti e veterinari
Il percorso comprende tre insegnamenti: Biologia, Fisica e Chimica e propedeutica biochimica. La struttura è identica per gli studenti che aspirano a entrare in Medicina, Odontoiatria o Veterinaria. Ciascuna materia vale 6 crediti formativi universitari, per un totale di 18 CFU.
Non si tratta quindi di un corso preparatorio esterno all'università. Gli studenti frequentano veri insegnamenti universitari, sostengono esami di profitto e possono acquisire crediti. È uno degli elementi fondamentali della riforma: la selezione viene spostata dopo un periodo di studio universitario comune, invece di essere concentrata in una singola prova sostenuta prima dell'inizio delle lezioni.
Biologia, cosa cambia nei programmi 2026
Per l'anno accademico 2026/27 i programmi di Biologia sono stati rivisti insieme a quelli delle altre due discipline. I nuovi syllabus cercano di ridurre sovrapposizioni inutili tra le materie e di mettere maggiormente in relazione gli argomenti con la futura formazione medica, odontoiatrica e veterinaria.
La revisione punta inoltre a creare una maggiore continuità tra scuola superiore e università. Nella definizione dei programmi sono stati coinvolti docenti universitari, insegnanti della scuola secondaria e professionisti sanitari, con l'obiettivo di costruire contenuti coerenti con le conoscenze di ingresso ma già orientati verso l'applicazione scientifica e sanitaria.
Fisica avrà maggiore spazio per le esercitazioni
Una delle modifiche più evidenti riguarda Fisica. Nel nuovo syllabus è stato aumentato il peso delle esercitazioni, riconoscendo la necessità di affiancare alla conoscenza teorica una maggiore capacità di applicare formule, relazioni quantitative e modelli ai problemi proposti.
La scelta è particolarmente rilevante considerando la natura degli esami nazionali. Con 31 quesiti e 50 minuti a disposizione, lo studente non deve soltanto ricordare nozioni, ma essere sufficientemente allenato a riconoscere rapidamente il procedimento corretto e a utilizzare le conoscenze acquisite entro tempi limitati.
Chimica e propedeutica biochimica completa i 18 CFU
Il terzo insegnamento è Chimica e propedeutica biochimica. Anche in questo caso il programma è stato aggiornato per migliorare il raccordo con Biologia e Fisica e ridurre gli argomenti duplicati tra le diverse discipline.
L'impostazione mira a evitare che il Semestre aperto diventi semplicemente la preparazione a tre quiz indipendenti. I programmi cercano invece di costruire una base scientifica utilizzabile nel proseguimento degli studi, sia per chi entrerà nei corsi medici sia, attraverso il riconoscimento dei crediti previsto dalle norme, per chi continuerà eventualmente in un corso affine.
Il Semestre aperto non elimina il numero programmato
Uno degli aspetti da chiarire maggiormente è il significato di accesso libero. Dal 2025 non esiste più il tradizionale test nazionale da superare prima di iniziare il primo semestre dei corsi in lingua italiana interessati dalla riforma. Questo non significa però che tutti coloro che iniziano a settembre possano automaticamente completare Medicina, Odontoiatria o Veterinaria.
Il numero dei posti continua a essere determinato a livello nazionale. La vera trasformazione consiste nello spostamento del momento selettivo: gli studenti entrano liberamente nel primo semestre, frequentano gli stessi corsi e vengono poi ordinati in una graduatoria nazionale sulla base degli esami sostenuti. L'ammissione effettiva al secondo semestre dipende dunque dal merito accademico e dai posti disponibili.
62.200 studenti iniziano il percorso
Per l'anno accademico 2026/27 risultano iscritti complessivamente 62.200 studenti. È una platea molto ampia, anche se leggermente inferiore rispetto al primo anno di applicazione del sistema. Il dato comprende le tre classi di laurea interessate dalla riforma.
La componente più numerosa è naturalmente quella di Medicina e Chirurgia, scelta da oltre 52.300 iscritti. Seguono Medicina veterinaria con circa 5.550 studenti e Odontoiatria e Protesi dentaria con circa 4.300. Il 72% degli iscritti complessivi è costituito da studentesse, mentre gli studenti rappresentano il restante 28%.
I posti disponibili salgono a 30.225
Parallelamente al secondo anno del Semestre aperto cresce anche il numero dei posti disponibili. Per Medicina, Odontoiatria e Veterinaria sono complessivamente 30.225, con un incremento di 3.160 rispetto all'anno accademico precedente.
Di questi, 23.495 posti sono collocati nelle università statali e 6.730 negli atenei non statali. Il dato complessivo permette di misurare la dimensione dell'offerta formativa, ma la distribuzione effettiva dipende dalla classe di laurea, dall'ateneo e dalle categorie di studenti previste dalla programmazione nazionale.
Medicina dispone di 27.001 posti
La parte largamente maggioritaria dell'offerta riguarda Medicina e Chirurgia, con 27.001 posti complessivi per l'anno accademico 2026/27. L'incremento rispetto all'anno precedente amplia le possibilità di accesso, ma non annulla la competizione tra gli oltre 52.300 iscritti al semestre.
È quindi importante non confondere l'aumento dei posti a Medicina con un accesso senza limiti. Una quota consistente degli studenti che iniziano le lezioni domani non potrà proseguire nel corso prescelto dopo la formazione della graduatoria nazionale. Per questo il sistema prevede anche il collegamento con i corsi affini.
Odontoiatria ha 1.825 posti
Per Odontoiatria e Protesi dentaria sono disponibili 1.825 posti. Gli iscritti al Semestre aperto che hanno indicato questa classe sono circa 4.300, un numero superiore di oltre due volte rispetto ai posti programmati.
Anche per Odontoiatria valgono le stesse tre prove nazionali previste per Medicina e Veterinaria. Non esiste quindi una prova separata specificamente odontoiatrica durante il primo semestre: la selezione utilizza i risultati ottenuti nei tre insegnamenti scientifici comuni.
Veterinaria dispone di 1.399 posti
Per Medicina veterinaria sono previsti 1.399 posti, mentre gli studenti iscritti al percorso sono circa 5.550. In termini proporzionali, la distanza tra aspiranti e disponibilità rende particolarmente importante il posizionamento nella graduatoria nazionale.
Anche gli studenti di Veterinaria seguono Biologia, Fisica e Chimica e propedeutica biochimica per 18 CFU complessivi. L'uniformità del semestre consente di applicare criteri nazionali comuni, pur mantenendo distinte le graduatorie e la programmazione delle differenti classi di laurea.
Il primo appello è fissato al 10 dicembre
La prima grande data da segnare dopo l'avvio delle lezioni è il 10 dicembre 2026. Quel giorno, a partire dalle ore 11, si terrà contemporaneamente nelle sedi universitarie il primo appello nazionale degli esami del Semestre aperto.
Gli studenti dovranno confrontarsi con le prove dei tre insegnamenti secondo modalità uniformi sul territorio nazionale. La scelta di un appello nazionale serve proprio a rendere confrontabili i risultati ottenuti da studenti iscritti ad atenei differenti e a costruire successivamente una graduatoria unica basata su criteri omogenei.
Gli esiti del primo appello arriveranno il 23 dicembre
I risultati del primo appello saranno pubblicati il 23 dicembre. Per gli studenti sarà quindi possibile conoscere i voti prima delle festività natalizie e valutare la propria situazione in vista del secondo appello previsto a gennaio.
La distanza temporale tra primo e secondo appello è una delle novità principali del nuovo anno. Nel 2026/27 il calendario è stato infatti modificato proprio per offrire più tempo sia alle lezioni sia alla possibilità di prepararsi nuovamente agli esami.
Il secondo appello slitta all'11 gennaio 2027
La seconda opportunità nazionale è fissata per 11 gennaio 2027, sempre dalle ore 11. Rispetto alla prima applicazione del Semestre aperto, la sessione viene quindi spostata più avanti, offrendo agli studenti un intervallo maggiore tra i due tentativi.
Gli esiti del secondo appello saranno pubblicati il 20 gennaio. A quel punto saranno disponibili tutti i risultati necessari per elaborare la graduatoria nazionale e determinare l'assegnazione degli studenti alle sedi del secondo semestre.
La graduatoria nazionale è prevista il 22 gennaio
Il passaggio decisivo arriverà il 22 gennaio 2027, data prevista per la pubblicazione della graduatoria nazionale. È questo l'atto che trasformerà i risultati degli esami in ammissioni effettive ai corsi e alle sedi disponibili.
Il meccanismo tiene conto del punteggio, delle condizioni previste per le diverse sezioni della graduatoria, dell'ordine delle preferenze indicato dagli studenti e dei posti effettivamente disponibili nelle università. Frequentare il semestre in un determinato ateneo non significa quindi avere automaticamente diritto a proseguire nella stessa sede.
Ogni esame avrà 31 quesiti
La struttura delle prove resta basata su 31 quesiti per ciascun insegnamento. Di questi, 21 saranno domande a risposta multipla e 10 saranno quesiti a completamento. Le tre materie hanno quindi prove separate ma costruite secondo lo stesso schema numerico.
La presenza dei quesiti a completamento rende l'esame differente da un test formato esclusivamente da alternative predefinite. Una parte delle domande richiede infatti allo studente di individuare direttamente la risposta da inserire, riducendo la possibilità di procedere soltanto attraverso l'esclusione delle opzioni errate.
Il tempo sale da 45 a 50 minuti
Una delle modifiche più concrete riguarda la durata: nel 2026/27 ogni prova avrà 50 minuti a disposizione, cinque in più rispetto ai 45 minuti previsti nella prima edizione del Semestre aperto.
Con 31 domande in 50 minuti, la media teorica è poco superiore a un minuto e mezzo per quesito. Naturalmente alcune risposte richiederanno pochi secondi e altre maggiore elaborazione. La gestione del tempo d'esame resta quindi una componente importante della preparazione, soprattutto in Fisica e nelle domande che richiedono calcoli o ragionamenti articolati.
Tra le prove ci saranno 30 minuti di pausa
Aumenta anche la durata dell'intervallo tra una prova e quella successiva. La pausa passa da 15 a 30 minuti. È una modifica apparentemente organizzativa ma importante per una giornata nella quale gli studenti devono affrontare tre esami nazionali consecutivi.
La pausa più lunga offre maggiore tempo per recuperare concentrazione, bere, mangiare qualcosa e prepararsi mentalmente alla materia successiva. Non modifica la difficoltà delle prove, ma riduce la pressione derivante da una successione eccessivamente ravvicinata di esami diversi.
Un punto per ogni risposta corretta
Il sistema di valutazione attribuisce 1 punto a ogni risposta corretta. Una risposta non fornita vale invece zero, mentre per ogni risposta errata viene applicata una penalizzazione di 0,1 punti.
Il sistema rende meno pesante rispetto ad altri test la penalizzazione dell'errore, ma continua a distinguere una risposta sbagliata da una domanda lasciata vuota. Gli studenti dovranno quindi valutare durante la prova quando sia utile rispondere e quando l'incertezza sia sufficientemente elevata da rendere preferibile non farlo.
La valutazione arriva fino a 30 e lode
Il risultato di ciascun esame è espresso in trentesimi, con possibilità di ottenere la lode. Il numero di 31 domande permette infatti di attribuire un punteggio compatibile con la tradizionale scala degli esami universitari.
Per ogni materia il riferimento fondamentale rimane la soglia di 18/30, cioè la sufficienza universitaria. Nel nuovo sistema questa soglia non serve soltanto a definire il superamento dell'esame, ma determina anche la sezione della graduatoria nella quale lo studente potrà essere collocato.
Non è obbligatorio sostenere tutte le prove nello stesso appello
Per ciascun insegnamento lo studente deve sostenere almeno una delle due prove nazionali disponibili, ma non è obbligato a concentrare necessariamente i tre esami nello stesso appello. La presenza di dicembre e gennaio permette una certa gestione strategica della sessione.
È inoltre possibile sostenere nuovamente una materia nel secondo appello. La novità del 2026/27 è particolarmente favorevole sotto questo aspetto: se uno studente affronta due volte lo stesso esame, ai fini della graduatoria viene automaticamente considerato il risultato migliore tra quelli utili, purché rispetti i requisiti previsti.
Non sarà più necessario scegliere quale voto tenere
Nel nuovo anno accademico viene eliminata una delle criticità emerse nella prima applicazione. Lo studente che ripete una prova non deve decidere preventivamente se conservare o rifiutare un voto per tentare di migliorarlo.
Ai fini della graduatoria verrà infatti preso automaticamente il risultato migliore tra i due tentativi validi. Questa modifica riduce il rischio strategico associato al secondo appello: migliorare il voto può aumentare il punteggio, mentre un risultato peggiore non cancella automaticamente quello superiore già ottenuto.
La graduatoria sarà divisa in tre sezioni
Il sistema nazionale 2026/27 prevede una graduatoria articolata in tre sezioni. Nella prima vengono collocati, in ordine di punteggio, gli studenti che hanno superato tutti e tre gli esami.
La seconda comprende chi ha ottenuto almeno due votazioni pari o superiori a 18/30, mentre nella terza sezione entrano gli studenti che hanno superato un solo esame. L'ordine delle sezioni attribuisce quindi una priorità evidente a chi ha completato con successo l'intero pacchetto dei 18 CFU.
Superare tutti e tre gli esami resta la situazione più favorevole
Per uno studente che punta a massimizzare le possibilità di accesso, ottenere almeno 18 in tutte e tre le materie resta evidentemente la posizione più solida. Significa entrare nella prima sezione della graduatoria e disporre già dei 18 crediti previsti dal semestre.
Il risultato finale dipenderà comunque anche dal punteggio complessivo e dal numero dei posti. Non basta quindi limitarsi necessariamente al raggiungimento della sufficienza: a parità di sezione, voti più elevati migliorano il posizionamento nazionale e possono incidere sull'assegnazione della sede preferita.
Chi ha uno o due esami mancanti può ancora avere una possibilità
Una delle caratteristiche del nuovo modello è che una prova insufficiente non comporta automaticamente l'esclusione definitiva da Medicina, Odontoiatria o Veterinaria. Gli studenti che abbiano superato uno o due esami possono essere inseriti nelle sezioni successive della graduatoria.
Se risultano in posizione utile rispetto ai posti disponibili, possono essere assegnati a una sede e completare i crediti formativi mancanti secondo le procedure previste, in tempo utile per l'immatricolazione al secondo semestre. La graduatoria non è quindi costruita esclusivamente come una divisione binaria tra chi ha tre sufficienze e chi non le ha.
Il corso affine serve a proteggere il percorso universitario
In fase di iscrizione gli studenti hanno dovuto indicare anche un corso affine da utilizzare nell'ipotesi in cui non riescano a ottenere una posizione utile per proseguire nella classe di laurea originariamente scelta.
Il principio è quello di evitare, per quanto possibile, che il lavoro svolto nel primo semestre venga completamente perduto. I crediti acquisiti nelle tre materie possono essere riconosciuti secondo le regole applicabili al corso affine, consentendo allo studente di proseguire il proprio percorso universitario anziché ripartire necessariamente da zero.
Durante l'iscrizione sono state indicate almeno dieci sedi
Gli aspiranti hanno dovuto inserire almeno dieci sedi universitarie in ordine di preferenza per la successiva immatricolazione nel corso principale. La sede scelta per frequentare il Semestre aperto può quindi essere diversa da quella nella quale lo studente verrà eventualmente assegnato per il secondo semestre.
Il sistema utilizza l'ordine delle preferenze insieme al posizionamento nella graduatoria. Un punteggio sufficiente per accedere al corso non garantisce necessariamente la prima università indicata: l'assegnazione dipende dai posti rimasti disponibili quando viene esaminata la posizione dello studente.
Almeno cinque sedi anche per il corso affine
Oltre alle preferenze per Medicina, Odontoiatria o Veterinaria, durante l'iscrizione è stato richiesto di indicare almeno cinque sedi per il corso affine scelto, salvo le specifiche eccezioni previste per chi era già iscritto a uno di questi percorsi.
La doppia scelta costituisce una sorta di piano alternativo accademico. La riforma cerca così di ridurre il fenomeno dello studente che investe mesi nella preparazione all'accesso e, in caso di mancata ammissione, resta completamente fuori dall'università per l'intero anno.
Il contributo di iscrizione è stato versato in estate
La procedura di partecipazione al Semestre aperto 2026/27 si è svolta durante l'estate. Le domande attraverso Universitaly sono state aperte dal 13 luglio fino alle ore 18 del 3 agosto, mentre il termine per il pagamento del contributo era fissato al 6 agosto.
Gli studenti che hanno completato la procedura arrivano quindi al 1° settembre dopo un'estate nella quale hanno dovuto scegliere il corso, la sede di frequenza, le preferenze per l'immatricolazione futura e il corso affine. Da domani la fase amministrativa lascia spazio alla parte accademica vera e propria.
Una piattaforma gratuita affianca le lezioni universitarie
Per il 2026 è stata attivata anche una piattaforma nazionale gratuita destinata alla preparazione degli iscritti. Lo strumento offre materiali didattici, esercizi, verifiche di autovalutazione, lezioni online e progressivamente simulazioni delle prove.
La piattaforma non sostituisce la didattica degli atenei, ma serve ad affiancarla e a offrire un riferimento comune agli studenti distribuiti nelle diverse università. È particolarmente utile per colmare eventuali lacune iniziali e confrontarsi con esercizi costruiti sui syllabus nazionali.
I materiali online hanno già attirato un forte interesse
La piattaforma dedicata al Semestre aperto è stata resa disponibile dal 1° luglio e nei primi dieci giorni aveva già raggiunto circa un milione di visite e migliaia di utenti registrati. Il dato testimonia l'attenzione generata dal nuovo meccanismo di selezione.
Gli studenti possono utilizzarla per esercitarsi sui contenuti di Fisica, Chimica e Biologia, verificare la propria preparazione e arrivare alle lezioni con una conoscenza più chiara delle aree nelle quali occorre concentrare lo studio.
Il 2026 è il secondo anno della riforma
Il sistema che parte domani non è una novità assoluta: il Semestre aperto è stato introdotto a partire dall'anno accademico 2025/26. Il nuovo ciclo è quindi il secondo banco di prova della riforma avviata dopo la legge approvata nel marzo 2025 e i successivi provvedimenti attuativi.
Il passaggio dal tradizionale test di ingresso a un semestre universitario con selezione successiva ha modificato profondamente il calendario degli aspiranti medici. Prima la selezione avveniva prima dell'immatricolazione; oggi il candidato entra nell'università, studia per diversi mesi, sostiene esami e scopre soltanto successivamente se potrà proseguire nel corso prescelto.
Il primo anno ha portato ad alcune correzioni
Le regole del 2026/27 mostrano chiaramente che l'esperienza della prima applicazione è stata utilizzata per introdurre alcune correzioni operative. Il periodo delle lezioni è stato ampliato, le sessioni d'esame sono state posticipate e la seconda prova è stata spostata a gennaio.
Anche i 50 minuti per esame e i 30 minuti di intervallo rappresentano modifiche rispetto al primo anno. A queste si aggiunge il riconoscimento automatico del voto migliore tra due tentativi, elemento che riduce una parte dell'incertezza che aveva accompagnato la gestione degli appelli precedenti.
I syllabus sono stati riscritti per ridurre le sovrapposizioni
Le modifiche non riguardano soltanto calendario ed esami. Anche i programmi didattici sono stati aggiornati. Gli argomenti comuni alle diverse discipline sono stati riorganizzati per evitare ripetizioni e valorizzare maggiormente le connessioni tra Biologia, Fisica e Chimica.
I syllabus 2026 contengono inoltre più esempi applicativi e casi di studio. L'intenzione è rendere gli insegnamenti meno simili a un semplice programma da memorizzare per la selezione e più vicini alla logica della formazione scientifica che gli studenti incontreranno durante gli anni successivi.
Domani non comincia soltanto una preparazione a un test
La differenza culturale principale del modello consiste proprio qui. Chi entra nel Semestre aperto non dovrebbe considerare settembre, ottobre e novembre soltanto come una lunga preparazione ai quiz di dicembre. Biologia, Fisica e Chimica sono esami universitari e costituiscono parte del percorso formativo.
Il rischio, inevitabile in presenza di una graduatoria nazionale, è che l'attenzione venga concentrata esclusivamente sulla performance selettiva. La struttura dei 18 CFU cerca invece di mantenere un valore accademico autonomo, permettendo anche il riconoscimento degli insegnamenti nel percorso successivo secondo le regole applicabili.
Per gli studenti comincia una corsa lunga più di tre mesi
Il calendario rende evidente un'altra differenza rispetto al vecchio modello. La selezione non si consuma più in una sola mattina di settembre: il percorso parte il 1° settembre, attraversa mesi di lezioni, arriva al primo appello del 10 dicembre e può proseguire fino all'11 gennaio.
Questo distribuisce la valutazione su un periodo più lungo e richiede agli studenti una maggiore capacità di organizzazione dello studio. Non basta prepararsi intensamente per pochi giorni: occorre seguire tre insegnamenti contemporaneamente, esercitarsi, sostenere eventualmente due sessioni e mantenere continuità per l'intero semestre.
La pressione si sposta dal test alle prestazioni universitarie
L'abolizione del test preliminare non elimina la competizione; ne modifica la forma. La pressione non è più concentrata esclusivamente sulla prova d'ammissione, ma sui voti ottenuti negli esami nazionali dopo il periodo di frequenza.
Per gli studenti questo significa confrontarsi per la prima volta con una vera carriera universitaria mentre sanno contemporaneamente che quei risultati determineranno la possibilità di rimanere nel corso desiderato. È una combinazione che può avere vantaggi formativi, ma comporta anche una forte richiesta di continuità e gestione dello stress.
Frequentare la sede scelta non garantisce di restarci
Un altro punto importante per studenti e famiglie riguarda la sede universitaria. L'ateneo in cui si frequenta il Semestre aperto è la sede didattica del primo periodo, ma non coincide necessariamente con quella dell'immatricolazione definitiva.
La graduatoria nazionale utilizzerà le preferenze territoriali indicate al momento dell'iscrizione. Uno studente potrebbe quindi iniziare le lezioni in una città e, se ammesso, essere assegnato successivamente a un'altra sede tra quelle selezionate. È un elemento da considerare anche dal punto di vista abitativo e organizzativo.
Famiglie e studenti dovranno attendere gennaio per il quadro definitivo
La struttura del nuovo calendario significa che molte decisioni definitive saranno prese soltanto nel gennaio 2027. Fino alla pubblicazione della graduatoria non sarà possibile sapere con certezza chi proseguirà nel corso scelto e in quale sede.
Per le famiglie degli studenti fuori sede questo comporta una gestione particolare di alloggio e trasferimenti. Il primo semestre può essere frequentato in una città che potrebbe non coincidere con quella del secondo. È uno degli effetti pratici di un modello nazionale fondato sulla selezione successiva alla frequenza.
Il confronto tra 62.200 iscritti e 30.225 posti
I numeri permettono di comprendere la dimensione della selezione. Gli iscritti sono 62.200, mentre i posti complessivi nei tre corsi sono 30.225. Il rapporto non può essere trasformato meccanicamente in una probabilità individuale di ingresso, perché studenti, classi di laurea, graduatorie e contingenti presentano differenze importanti.
Resta tuttavia evidente che la domanda supera l'offerta. Il Semestre aperto consente a tutti gli aventi diritto di iniziare il percorso, ma non elimina la necessità di ordinare gli aspiranti quando arriva il momento di assegnare i posti disponibili nel secondo semestre.
L'aumento dei posti amplia comunque l'offerta
Rispetto allo scorso anno, i posti disponibili aumentano di 3.160 unità. L'incremento riguarda il tentativo di ampliare la capacità formativa dei corsi, pur mantenendo la programmazione nazionale.
Per Medicina il totale raggiunge 27.001 posti, mentre Odontoiatria arriva a 1.825 e Veterinaria a 1.399. L'espansione riduce la distanza tra domanda e disponibilità, ma non la cancella: soprattutto per Veterinaria e Odontoiatria la competizione resta significativa.
La giornata del 10 dicembre sarà molto lunga
Considerando tre prove da 50 minuti e due intervalli da 30 minuti, la sessione nazionale richiederà diverse ore. A queste vanno aggiunti i tempi organizzativi, l'identificazione dei candidati e le procedure previste dalle singole sedi.
La gestione della resistenza mentale sarà dunque importante quasi quanto quella delle singole domande. Una prova non soddisfacente non dovrà condizionare eccessivamente quella successiva: ogni materia produce infatti un voto autonomo e può essere eventualmente ripetuta secondo le regole del secondo appello.
Le prove saranno uguali in tutta Italia
Uno dei principi del sistema è la standardizzazione nazionale. Gli esami vengono svolti contemporaneamente nelle diverse università e presentano gli stessi contenuti per gli studenti coinvolti.
Questo serve a rendere possibile una graduatoria unica. Se ciascun ateneo utilizzasse domande, criteri o difficoltà differenti, confrontare direttamente i voti sarebbe problematico. L'uniformità delle prove mira quindi a creare una base comune per l'assegnazione nazionale dei posti.
Il vero spartiacque arriverà tra dicembre e gennaio
Il 1° settembre apre il percorso, ma il momento decisivo arriverà con gli esami nazionali. Fino a dicembre tutti gli iscritti condividono la condizione di studenti del Semestre aperto; dopo i risultati inizierà invece la differenziazione determinata dai voti.
Chi avrà superato tutti e tre gli insegnamenti entrerà nella prima sezione della graduatoria. Gli altri potranno concorrere attraverso le sezioni successive secondo quanto previsto, mentre chi non otterrà una posizione utile dovrà orientarsi verso il corso affine o altre possibilità accademiche.
Il secondo anno della riforma comincia domani
Il 1° settembre 2026 rappresenta quindi molto più dell'inizio ordinario delle lezioni universitarie. Per 62.200 aspiranti medici, odontoiatri e veterinari comincia una selezione distribuita su mesi, basata su frequenza, studio universitario e tre esami nazionali.
Rispetto al primo anno, il Semestre aperto 2026/27 offre lezioni più distese, appelli più lontani, cinque minuti aggiuntivi per ogni prova, pause raddoppiate e un sistema che conserva automaticamente il voto migliore. Sono correzioni importanti, ma la struttura fondamentale resta la stessa: accesso libero iniziale e selezione nazionale prima del secondo semestre.
Da settembre a gennaio, tutte le date da ricordare
Il percorso comincia domani, 1° settembre. Le attività didattiche dovranno terminare almeno dieci giorni prima del primo appello. Il 10 dicembre, dalle ore 11, arriveranno le prime prove; il 23 dicembre saranno pubblicati i risultati. L'11 gennaio 2027 si terrà il secondo appello e il 20 gennaio saranno disponibili gli esiti.
Il 22 gennaio 2027 è infine prevista la graduatoria nazionale che stabilirà il passaggio alla fase successiva. In poco meno di cinque mesi, dunque, gli studenti passeranno dall'ingresso libero nelle aule alla definizione del proprio percorso accademico per il secondo semestre.
Per 62.200 studenti inizia il momento decisivo
La riforma di accesso a Medicina, Odontoiatria e Veterinaria entra domani nel suo secondo anno operativo. Non esiste più la barriera di un test preliminare prima della prima lezione, ma resta una selezione molto concreta: quella costruita attraverso 18 CFU, tre esami nazionali, due appelli e una graduatoria che dovrà distribuire 30.225 posti.
Per gli studenti, il messaggio più importante alla vigilia del Semestre aperto è quindi semplice: il percorso non si decide domani, ma comincia domani. Ogni lezione, esercitazione e settimana di studio porterà progressivamente verso dicembre e gennaio, quando i risultati ottenuti nelle tre discipline determineranno il posizionamento nazionale.
Che cosa ne pensate del nuovo sistema di accesso a Medicina? Ritenete più equilibrato selezionare gli studenti dopo alcuni mesi di lezioni universitarie rispetto al tradizionale test d'ingresso, oppure pensate che il Semestre aperto sposti semplicemente la competizione più avanti nel tempo? Lasciate nei commenti la vostra opinione e raccontateci, se siete direttamente coinvolti, come state affrontando l'inizio delle lezioni.

