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Libia in Shock: L'assassinio di Saif al-Islam Gheddafi scuote il Mediterraneo

La Libia è precipitata nuovamente nel caos e nell'incertezza più profonda. La notizia dell'assassinio di Saif al-Islam Gheddafi, secondogenito del defunto colonnello Muammar Gheddafi, ha squarciato il fragile equilibrio politico del Paese, trasformando una mattinata di attesa elettorale in un momento di crisi nazionale e internazionale. L'agguato, avvenuto davanti alla sua residenza a Zintan, segna la fine violenta di quello che molti consideravano il ritorno della dinastia Gheddafi al potere.

L'agguato a Zintan: Una dinamica brutale

Secondo le prime ricostruzioni dell'accaduto, un commando armato avrebbe teso un'imboscata a Saif al-Islam proprio mentre si accingeva a lasciare la sua abitazione fortificata. Nonostante la presenza di una scorta d'élite, il volume di fuoco e la precisione dell'attacco non hanno lasciato scampo all'uomo che per anni era stato il volto "riformista" del vecchio regime.
La città di Zintan, situata nelle montagne della Libia occidentale, è stata per anni la sua prigione e, paradossalmente, il suo rifugio sicuro. Il fatto che l'omicidio sia avvenuto proprio lì suggerisce una falla gravissima nei sistemi di sicurezza o, peggio, un tradimento interno alle milizie locali che lo proteggevano.

Chi era Saif al-Islam nella Libia del 2026?

Per capire perché questo omicidio sia un terremoto politico, bisogna guardare al ruolo che Saif al-Islam ricopriva oggi. Dopo anni di silenzio e clandestinità seguito alla rivoluzione del 2011, era riemerso come una figura chiave per le imminenti elezioni.

  • Il simbolo della stabilità: Per una parte significativa della popolazione libica, stanca di anni di guerre civili, blackout e povertà, il nome Gheddafi rappresentava un passato di ordine e benessere economico.

  • L'uomo del dialogo: Saif era riuscito a tessere alleanze trasversali, parlando sia con le tribù del sud che con alcuni settori della diplomazia internazionale, proponendosi come l'unico leader capace di unificare il Paese diviso tra est e ovest.

  • Il peso del passato: Su di lui pendeva ancora un mandato di cattura della Corte Penale Internazionale per crimini contro l'umanità, un elemento che rendeva la sua figura tanto carismatica quanto divisiva.

Le conseguenze: Un vuoto di potere pericoloso

L'assassinio di Saif al-Islam non è solo la morte di un uomo, ma la cancellazione di un intero progetto politico. Le ripercussioni sono immediate e preoccupanti:

  1. Elezioni a rischio: Il processo democratico, già fragile e rimandato più volte, subisce oggi un colpo quasi letale. Senza uno dei candidati principali, ampi settori dell'elettorato potrebbero boicottare le urne, o peggio, passare alla lotta armata.

  2. Ritorsioni tribali: La Libia è una società basata su complessi legami tribali. I sostenitori del vecchio regime e le tribù alleate di Gheddafi potrebbero lanciare operazioni di vendetta contro le milizie rivali sospettate dell'omicidio, innescando una nuova guerra civile.

  3. Allarme nel Mediterraneo: Per l'Italia e l'Europa, l'instabilità libica significa un immediato rischio di aumento dei flussi migratori incontrollati e una minaccia alle forniture di gas e petrolio, di cui la Libia è uno dei principali esportatori verso il nostro Paese.

Il mistero sui mandanti

Al momento, nessuna sigla ha rivendicato l'attentato. Il sospetto cade su una vasta gamma di attori: dalle milizie radicali che vedevano nel ritorno dei Gheddafi un tradimento della rivoluzione, ai gruppi estremisti legati al terrorismo internazionale, fino a potenze straniere che temevano una Libia troppo indipendente o troppo legata a vecchi assi geopolitici.
Ciò che è certo è che la comunità internazionale osserva con il fiato sospeso. Una Libia in fiamme è una mina vagante alle porte dell'Europa, e la morte di Saif al-Islam ha rimosso l'ultimo tassello che, seppur controverso, sembrava poter garantire una parvenza di transizione politica ordinata.

Di Leonardo

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