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LIBIA L'agguato a Zintan: La fine di un'era

Saif al-Islam Gheddafi è stato ucciso nelle prime ore del mattino davanti alla sua residenza a Zintan, la città-roccaforte che per anni lo aveva tenuto prigioniero e poi protetto. L'attacco, condotto con precisione chirurgica da un commando armato rimasto ancora senza volto, ha messo fine alla parabola dell'uomo che molti vedevano come l'unico ponte possibile tra il passato nostalgico della Jamahiriya e il futuro democratico del Paese.
L'assassinio è avvenuto in un momento critico: Saif al-Islam era infatti il candidato di punta per le prossime elezioni presidenziali, una figura capace di raccogliere consensi trasversali tra le tribù dell'ovest e i nostalgici del precedente regime sparsi in tutto il territorio.

Un Paese diviso: Il vuoto di potere

La morte di Gheddafi non è solo un fatto di cronaca nera, ma un terremoto politico. La Libia è da anni frammentata in due grandi blocchi contrapposti:

  1. Il Governo di Unità Nazionale con sede a Tripoli, riconosciuto da parte della comunità internazionale.

  2. Le forze che fanno capo al generale Khalifa Haftar nell'est del Paese.

Saif al-Islam rappresentava la "terza via". La sua scomparsa elimina un attore scomodo per entrambi i fronti, ma apre una voragine di potere pericolosissima. Senza una figura carismatica capace di unificare le tribù libiche, il rischio è che le diverse milizie locali tornino a scontrarsi per il controllo delle risorse e del territorio.

Il tesoro conteso: Petrolio e Gas

Perché la stabilità della Libia ci riguarda così da vicino? La risposta risiede nel petrolio e nel metano. Il Paese possiede le più grandi riserve di greggio dell'Africa e le sue infrastrutture energetiche sono vitali per l'Europa, e in particolare per l'Italia.
Un'escalation militare seguita a questo omicidio potrebbe portare al blocco dei pozzi petroliferi e dei gasdotti (come il GreenStream), con conseguenze immediate sui prezzi dell'energia nel nostro Paese. La sicurezza energetica del Mediterraneo è dunque appesa a un filo sottile, minacciata dal ritorno delle ostilità tra fazioni armate.

Il ruolo delle potenze straniere

La Libia è diventata negli anni un campo di battaglia per procura. Dietro le quinte del conflitto si muovono grandi potenze come la Turchia, la Russia (attraverso i mercenari del gruppo ex-Wagner), l'Egitto e gli Emirati Arabi Uniti.
L'assassinio di Saif al-Islam rimescola le carte della geopolitica. Mosca perde un potenziale alleato su cui aveva investito molto in termini di influenza politica, mentre le cancellerie occidentali guardano con terrore alla possibilità di una nuova ondata di instabilità che potrebbe favorire il traffico di esseri umani e la riattivazione delle rotte dei migranti verso le coste siciliane.

Le sfide imminenti:

  • Vendette tribali: Il timore più grande è che le tribù fedeli ai Gheddafi scatenino rappresaglie contro i gruppi ritenuti responsabili dell'omicidio.

  • Elezioni a rischio: Il processo democratico, già fragile, subisce un colpo quasi letale. Senza candidati di peso, il voto potrebbe essere rimandato a tempo indeterminato.

  • Terrorismo: Il caos è storicamente il terreno fertile per il ritorno di cellule dell'ISIS o di Al-Qaeda nel deserto libico.

In sintesi, l'assassinio di Saif al-Islam Gheddafi non è solo la morte di un leader politico, ma la potenziale scintilla di una nuova guerra civile. La comunità internazionale è ora chiamata a un intervento diplomatico senza precedenti per evitare che la "polveriera libica" esploda definitivamente.

Di Leonardo

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