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L’azzardo di Trump su Cuba: geopolitica, energia e il tramonto di un’era

Negli ultimi tempi, il dibattito internazionale è stato scosso da dichiarazioni che sembrano riemergere da un'epoca passata: la possibilità che gli Stati Uniti assumano il controllo diretto di Cuba. Quella che viene presentata quasi come un'acquisizione immobiliare nasconde in realtà una strategia geopolitica complessa e aggressiva. Mentre a Washington si discute del futuro dell'isola, a L'Avana la realtà è drammatica: il Paese sta attraversando la peggiore crisi economica degli ultimi trent'anni, con blackout che durano quasi l'intera giornata, ospedali al collasso e una paralisi totale dei trasporti dovuta alla mancanza di carburante.

L'ombra del passato: perché gli Stati Uniti guardano a Cuba

Per capire l'interesse attuale, bisogna ricordare che il legame tra le due nazioni non è mai stato solo di vicinato, ma di profonda influenza. Prima della rivoluzione, gli Stati Uniti esercitavano un controllo informale sull'isola, garantito da clausole costituzionali che permettevano l'intervento militare per proteggere gli interessi americani. In quegli anni, le aziende statunitensi gestivano la quasi totalità delle risorse cubane, dalle piantagioni di zucchero alle raffinerie di petrolio, rendendo l'isola una sorta di estensione economica della Florida.
La rottura definitiva avvenne con la salita al potere di Fidel Castro, che nazionalizzò le proprietà americane e strinse un'alleanza ferrea con l'Unione Sovietica. Da quel momento, Cuba è diventata il simbolo della resistenza al sistema del dollaro e all'egemonia di Washington, sopravvivendo a un embargo decennale e a numerosi tentativi di destabilizzazione grazie al supporto di alleati strategici.

L'asfissia energetica: il crollo del pilastro venezuelano

La crisi attuale non è casuale, ma è il risultato di una manovra a tenaglia che ha colpito il principale fornitore di energia dell'isola: il Venezuela. Per anni, Caracas ha garantito a Cuba decine di migliaia di barili di petrolio al giorno a prezzi agevolati, ricevendo in cambio personale medico, insegnanti e specialisti dell'intelligence. Questo scambio asimmetrico ha permesso al regime cubano di sopravvivere nonostante le restrizioni internazionali.
Recentemente, però, l'operazione militare che ha portato alla cattura della leadership venezuelana ha interrotto bruscamente questo flusso vitale. Gli Stati Uniti hanno imposto un blocco energetico di fatto, minacciando con dazi punitivi chiunque venda petrolio a L'Avana. Anche nazioni storicamente vicine, come il Messico, sono state costrette a fermare le esportazioni, lasciando Cuba con meno della metà del combustibile necessario per far funzionare le proprie centrali elettriche e le industrie.

La scacchiera globale: petrolio, dollari e la sfida alla Cina

Il piano dell'amministrazione americana per Cuba non è un'azione isolata, ma un tassello di una strategia globale volta a riaffermare il potere del petrodollaro. Da oltre cinquant'anni, il sistema economico mondiale si basa sul fatto che l'energia si compri e si venda in valuta americana, garantendo agli Stati Uniti una domanda costante di moneta e un'enorme leva finanziaria.
Paesi come l'Iran, il Venezuela e la Cina hanno cercato di scardinare questo sistema, commerciando greggio in One o attraverso accordi bilaterali che bypassano le istituzioni occidentali. Per Washington, neutralizzare questi "nodi" significa proteggere la propria supremazia economica. In questa ottica, Cuba non è solo un'isola comunista, ma una pedina di un sistema alternativo che la Cina sta cercando di costruire. Strrangolare l'economia cubana e rimuovere la leadership attuale serve a inviare un messaggio chiaro a Pechino: l'inflazione e il controllo delle supply chain restano nelle mani americane.

La "Dottrina Don-Roe" e il cortile di casa

Questa nuova fase della politica estera statunitense è stata formalizzata in documenti strategici che definiscono l'emisfero occidentale come una zona di influenza esclusiva degli Stati Uniti. Ribattezzata informalmente come Dottrina Don-Roe, questa visione stabilisce che nessuna influenza straniera — russa, cinese o iraniana — sarà più tollerata nel "cortile di casa" americano.
La strategia si articola in tre focus:

  • Emisfero Occidentale: bonifica dalle influenze esterne, partendo da Venezuela e Cuba.

  • Medio Oriente: azioni chirurgiche per spezzare l'influenza dell'Iran e mettere in sicurezza i passaggi marittimi.

  • Indo-Pacifico: competizione economica con la Cina e protezione delle rotte tecnologiche.

Verso una transizione gestita?

Nel mezzo di questo isolamento, emergono indiscrezioni su trattative segrete tra Washington e figure interne all'apparato di sicurezza cubano. L'obiettivo sarebbe una transizione controllata che porti alla rimozione dell'attuale presidenza in cambio di un alleggerimento delle sanzioni e di un'apertura economica guidata dagli interessi statunitensi.
Cuba si trova oggi a un bivio storico. Dopo aver resistito per sessantacinque anni a ogni pressione, l'isola vede svanire la sua rete di supporto internazionale proprio mentre i suoi alleati sono impegnati in altri fronti critici, dall'Ucraina al Medio Oriente. Se la strategia di massima pressione dovesse avere successo, il ritorno di Cuba nell'orbita americana segnerebbe la fine simbolica di un'era e il consolidamento di un nuovo ordine mondiale unipolare guidato dalla Casa Bianca.

Di Leonardo

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