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Karen Mulder torna su Vogue e riapre il lato oscuro della moda

Per decenni Karen Mulder è rimasta soprattutto un'immagine della moda degli anni Novanta: capelli biondi, portamento impeccabile, campagne internazionali, passerelle per alcune delle maison più importanti al mondo e un posto stabile nell'epoca irripetibile delle supermodel. Nell'estate del 2026, però, quella fotografia si rimette improvvisamente in movimento. La modella olandese torna protagonista di una copertina di Vogue e, insieme alle immagini realizzate a Parigi, decide di affrontare nuovamente una parte molto più difficile della propria storia: le accuse di abusi e pressioni che aveva formulato all'inizio degli anni Duemila, la crisi personale che seguì quelle dichiarazioni e il modo in cui sostiene di essere stata successivamente messa a tacere.
Il ritorno di Karen Mulder su Vogue non è dunque soltanto un'operazione nostalgica costruita intorno a una delle icone della moda anni Novanta. È anche il riemergere di una vicenda rimasta per molto tempo sospesa tra testimonianze personali, resoconti giornalistici, ricoveri, ritrattazioni, silenzi e domande rimaste senza una risposta definitiva. Per raccontarla correttamente è necessario mantenere distinti i fatti documentati dalle accuse e dalle interpretazioni della stessa Mulder: una distinzione indispensabile quando si parla di episodi mai accertati da una sentenza e di persone alle quali deve essere riconosciuta la presunzione di innocenza.

Il ritorno davanti all'obiettivo dopo una lunghissima assenza

Il nuovo servizio fotografico segna per Mulder un vero ritorno editoriale. Vogue descrive quello realizzato a Parigi come il suo primo shooting per una copertina della rivista dopo oltre trent'anni, mentre il lungo ritiro dalla scena pubblica viene collocato nell'arco di circa due decenni. Il numero di settembre 2026 di Vogue Germany la riporta così al centro di un sistema che, quando lei lo aveva lasciato, funzionava in maniera profondamente diversa sia dal punto di vista tecnologico sia sotto il profilo culturale.
Il servizio è stato fotografato dal duo Sean & Seng, con styling di Dogukan Nesanir. Mulder posa con creazioni di maison e marchi che appartengono al lessico della grande moda internazionale, tra cui Celine, Chanel, Versace, Giorgio Armani, Valentino e Loro Piana. Non si tratta quindi di un ritratto malinconico dell'ex modella lontana dalle passerelle: la costruzione editoriale la inserisce deliberatamente nella moda contemporanea, mettendola nuovamente in rapporto con le collezioni attuali e con quel linguaggio professionale che aveva dominato per anni.

Una professionalità che, racconta, è tornata quasi automaticamente

Una parte significativa del racconto riguarda ciò che accade quando Mulder si ritrova nuovamente davanti alla macchina fotografica. Dopo tanti anni di distanza dal lavoro, la modella ammette di aver avuto dubbi sulla propria capacità di riprendere i ritmi e i gesti del passato. L'incertezza, tuttavia, sarebbe durata poco: una volta indossati i primi look, movimenti, concentrazione ed espressività avrebbero ricominciato a emergere quasi automaticamente.
Anche questo dettaglio permette di capire quanto il mestiere di top model fosse diventato, per lei, qualcosa di profondamente incorporato. Non si trattava soltanto di avere caratteristiche fisiche adatte alle fotografie. Le grandi modelle degli anni Novanta costruivano la propria carriera attraverso la capacità di interpretare vestiti e personaggi differenti, adattarsi rapidamente alla visione di fotografi e stilisti, sostenere giornate di lavoro molto lunghe e mantenere continuità professionale in un sistema estremamente competitivo. Mulder era considerata particolarmente efficace proprio in questa dimensione.

Dalle Polaroid al monitor: il mondo della moda che Mulder ritrova

Il ritorno le permette anche di osservare quanto sia cambiato il processo fotografico. Negli anni della sua carriera le sessioni procedevano con pellicola, Polaroid di prova, cambi di rullino e lunghe verifiche prima di poter passare al look successivo. Mulder ricorda giornate nelle quali si potevano completare soltanto pochi outfit. Sul set contemporaneo, invece, la fotografia digitale consente di controllare immediatamente il risultato sul monitor e procedere rapidamente.
È una trasformazione apparentemente tecnica, ma racconta molto bene la distanza tra la moda degli anni Novanta e quella del 2026. L'industria nella quale Mulder divenne famosa era costruita ancora attorno a riviste cartacee, grandi campagne pubblicitarie, sfilate riservate a professionisti e celebrità e una quantità limitata di immagini selezionate per raggiungere il pubblico. Oggi il lavoro viene prodotto, visionato e distribuito a una velocità incomparabilmente maggiore e la stessa modella può comunicare direttamente con milioni di persone attraverso i social network.

Chi era Karen Mulder nel momento più alto della sua carriera

Per chi non ha vissuto direttamente la stagione delle supermodel, è difficile comprendere la dimensione raggiunta da Karen Mulder negli anni Novanta. Non era semplicemente una modella che lavorava con alcuni marchi importanti. Apparteneva alla ristretta generazione di volti che trasformò le indossatrici in celebrità riconoscibili anche al di fuori dell'industria, insieme a nomi come Linda Evangelista, Christy Turlington, Naomi Campbell, Cindy Crawford, Claudia Schiffer e altre protagoniste di quell'epoca.
Mulder veniva spesso descritta attraverso il soprannome "The Blonde with Class", la bionda di classe. Alta circa un metro e 78, con capelli lunghi e lineamenti che negli anni sono stati frequentemente accostati a quelli di una Barbie, costruì la propria immagine attorno a una combinazione di glamour, eleganza e forte commerciabilità. Era sufficientemente sofisticata per l'alta moda ma, allo stesso tempo, possedeva un'immagine capace di funzionare nelle campagne rivolte a un pubblico molto più ampio.

La scoperta da adolescente e l'ingresso nell'universo Elite

La carriera iniziò quando Mulder era ancora adolescente. Alcune fotografie furono inviate al concorso Look of the Year legato a Elite Model Management. Dopo la selezione nei Paesi Bassi arrivò la finale internazionale e quindi il contratto che le aprì le porte del circuito professionale. All'epoca i concorsi organizzati dalle grandi agenzie rappresentavano uno dei principali strumenti attraverso i quali ragazze giovanissime potevano essere scoperte e trasferirsi rapidamente verso Parigi, Milano, Londra o New York.
È un passaggio importante anche per comprendere la parte più problematica della storia successiva. Il sistema delle agenzie esercitava infatti un potere enorme sulla carriera di una modella: poteva determinare quali casting frequentare, quali fotografi incontrare, dove vivere, quali clienti conoscere e quali opportunità ricevere. Per una ragazza adolescente, spesso lontana dalla famiglia e in un Paese straniero, la relazione con manager e intermediari diventava quindi molto più ampia di un normale rapporto tra lavoratore e agente.

L'ascesa rapidissima sulle passerelle internazionali

Nel giro di pochi anni Mulder iniziò a lavorare per alcune delle più grandi maison internazionali. Le sue apparizioni documentate sulle passerelle comprendono, tra le altre, Lanvin, Karl Lagerfeld, Hermès, Valentino, Yves Saint Laurent, Versace e Giorgio Armani. Parallelamente arrivarono copertine, editoriali e campagne pubblicitarie che trasformarono la giovane olandese in uno dei volti riconoscibili della nuova generazione di modelle.
La sua presenza su Vogue ebbe un ruolo fondamentale nella consacrazione. Nel 1991 ottenne due copertine soliste consecutive dell'edizione americana della rivista, mentre nell'aprile 1992 apparve nella storica copertina realizzata per il centenario di Vogue insieme a un gruppo di supermodel che rappresentava il vertice del settore. Essere inserita in quel contesto significava essere riconosciuta non semplicemente come una professionista richiesta dai clienti, ma come parte dell'immaginario culturale della moda internazionale.

Il servizio con Peter Lindbergh che mostrò un'altra Karen

Tra gli episodi ricordati oggi c'è il servizio del 1991 realizzato da Peter Lindbergh per British Vogue insieme a Linda Evangelista, ispirato a Bonnie and Clyde. Mulder, identificata normalmente con un'immagine estremamente femminile e glamour, venne trasformata fotograficamente nel personaggio maschile della coppia, con cappelli e sopracciglia accentuate. La scelta dimostrava quanto la sua presenza potesse essere modificata attraverso styling e fotografia.
Mulder racconta oggi che quella trasformazione non le piaceva particolarmente e che allora non si sentiva affatto "cool" in quel ruolo. Il ricordo è interessante perché contrasta con l'immagine pubblica di assoluta sicurezza che accompagnava le supermodel. Una fotografia destinata a diventare parte della storia della moda poteva nascere da una situazione nella quale la persona ritratta era molto meno sicura di quanto il risultato finale lasciasse immaginare.

Il sorriso come elemento distintivo e, oggi, come memoria più complessa

Colleghi e protagoniste dell'epoca ricordano Mulder anche per la sua gentilezza e per il sorriso costante sui set. Christy Turlington ha ricordato la sua professionalità e l'energia positiva che portava nel lavoro, mentre Carla Bruni ne ha sottolineato generosità ed empatia. Era un'immagine perfettamente coerente con quella "bionda di classe" capace di attraversare l'alta moda senza costruire una reputazione legata allo scandalo.
Oggi, però, Mulder attribuisce a quel sorriso anche un significato meno semplice. Guardando indietro ritiene che, almeno in alcune circostanze, potesse funzionare come una forma di protezione e afferma di essere stata eccessivamente accomodante con persone che non lo meritavano. È uno dei punti centrali della nuova intervista: la donna che torna a raccontare quegli anni non coincide completamente con la persona che il pubblico vedeva nelle fotografie.

Dal lusso alla cultura pop: una modella capace di attraversare mercati diversi

Una delle caratteristiche che resero Mulder particolarmente richiesta era la capacità di muoversi tra high fashion e mercato commerciale. Nel corso della carriera lavorò con marchi e case di moda appartenenti a segmenti differenti, da Versace e Yves Saint Laurent a Guess, Calvin Klein e numerosi altri nomi internazionali. Questa versatilità contribuì a trasformarla anche in una delle modelle più remunerate della sua generazione.
Nel 1996 venne indicata come Model of the Year e, nel periodo di massima popolarità, le venivano attribuiti compensi giornalieri superiori ai 10.000 dollari. Sono numeri che aiutano a comprendere la struttura economica del fenomeno supermodel: pochi volti riuscivano a concentrare una quota enorme della domanda delle maison e potevano costruire un patrimonio e una notorietà paragonabili a quelli delle star dello spettacolo.

Karen Mulder e la nascita delle Victoria's Secret Angels

Un altro capitolo fondamentale riguarda Victoria's Secret. Mulder collaborò con il marchio negli anni Novanta e fece parte della prima generazione associata al concetto delle "Angels", insieme a modelle come Tyra Banks, Helena Christensen, Daniela Peštová e Stephanie Seymour. Partecipò inoltre alle sfilate del brand e nel 1998 apparve nel momento in cui le ali entrarono stabilmente nell'immaginario visivo dello show.
Oggi Mulder sostiene di avere avuto personalmente l'idea delle ali di Victoria's Secret, raccontando di aver suggerito ai dirigenti il concetto delle "Victoria's Angels" pensando a un gruppo di donne rappresentate quasi come supereroine. È importante mantenere il verbo corretto: si tratta della ricostruzione fornita dalla modella e non di un'attribuzione storica definitivamente accertata. Ciò che è documentato è invece il suo ruolo nella prima generazione di modelle che contribuì a rendere l'immagine delle Angels uno dei simboli commerciali più riconoscibili del marchio.

Dietro l'immagine perfetta, il lavoro a ritmi estremi

Il racconto del presente ridimensiona anche una certa rappresentazione romantica del successo negli anni Novanta. Mulder ricorda una quantità enorme di appuntamenti, servizi fotografici, voli ed eventi. A un certo punto avrebbe accumulato biglietti per il Concorde che non riusciva nemmeno a utilizzare perché gli impegni si sovrapponevano. Dietro hotel prestigiosi, campagne milionarie e abiti d'alta moda esisteva quindi una routine professionale molto più faticosa di quanto mostrassero le riviste.
Questa dimensione è centrale per comprendere la sua successiva riflessione sul sistema moda. Le supermodel disponevano di privilegi economici straordinari rispetto alla maggioranza delle lavoratrici del settore, ma vivevano anche all'interno di un ambiente in cui immagine, corpo, disponibilità, viaggi e relazioni professionali potevano intrecciarsi continuamente. Il grande potere pubblico di una star non coincideva necessariamente con un identico potere contrattuale o personale in ogni circostanza.

Il 31 ottobre 2001 e l'intervista che non andò mai in onda

La cesura più drammatica nella storia pubblica di Mulder arriva il 31 ottobre 2001. Invitata al programma televisivo francese "Tout le monde en parle", condotto da Thierry Ardisson, la modella avrebbe dovuto parlare di questioni legate al mondo delle agenzie. Durante la registrazione formulò però accuse molto gravi riguardanti abusi, consumo di droghe, pressioni e comportamenti coercitivi, allargando progressivamente il proprio racconto ben oltre il settore della moda.
Quell'intervista televisiva non venne mai trasmessa. I resoconti dell'epoca riferiscono che il conduttore giudicò Mulder in uno stato psicologico estremamente alterato e ritenne irresponsabile mandare in onda la registrazione. Diverse ricostruzioni successive hanno riferito che il materiale sarebbe stato distrutto. Proprio perché il filmato integrale non è disponibile, il contenuto della registrazione non può essere oggi ricostruito in ogni sua parte attraverso una fonte audiovisiva completa.

Le accuse non scomparvero con la mancata trasmissione

Il fatto che il programma non fosse stato mandato in onda non pose però fine alle dichiarazioni di Mulder. Nei giorni successivi la modella tornò su alcune delle proprie accuse attraverso la stampa francese e si rivolse anche alla polizia. Questo elemento è importante perché impedisce di ridurre tutta la vicenda a pochi minuti di una registrazione televisiva mai trasmessa: almeno una parte delle sue affermazioni venne ribadita anche fuori dallo studio televisivo.
Allo stesso tempo, le accuse di abuso formulate in quel periodo non devono essere trasformate retroattivamente in fatti provati. La documentazione pubblicamente disponibile non consente di affermare che siano state accertate giudiziariamente. La ricostruzione più corretta deve quindi utilizzare formule come "Mulder affermò", "sostenne" o "accusò", evitando di attribuire responsabilità penali a persone sulla base delle sole dichiarazioni della modella.

Il ricovero a Parigi e una storia che cambiò improvvisamente direzione

Pochi giorni dopo la controversa registrazione, la situazione personale di Mulder precipitò. La modella venne ricoverata in una struttura psichiatrica di Parigi, dove rimase per diversi mesi. La famiglia parlò pubblicamente delle sue difficoltà e collegò la crisi a un insieme di elementi che comprendevano depressione e una situazione personale diventata estremamente fragile.
Da quel momento l'attenzione pubblica si spostò rapidamente dalle accuse alla salute mentale della modella. È uno dei nodi sui quali la nuova intervista torna con maggiore forza. Nella memoria collettiva dei primi anni Duemila, Karen Mulder finì per essere raccontata soprattutto attraverso il ricovero e il crollo personale, mentre le dichiarazioni che aveva provato a formulare vennero messe in secondo piano o considerate inseparabili dal suo stato psicologico.

Nel 2002 Mulder ringraziò il conduttore per non aver trasmesso l'intervista

La cronologia presenta un passaggio particolarmente importante per evitare letture troppo semplici. Nel giugno del 2002 Mulder tornò infatti nello stesso programma di Thierry Ardisson. In quell'occasione parlò del proprio percorso, della depressione e dei mesi trascorsi in clinica e ringraziò il conduttore per avere deciso di non trasmettere la precedente intervista.
Quel filmato costituisce un elemento documentale rilevante perché mostra che la posizione pubblica di Mulder in quel momento era differente da quella espressa oggi. Non risolve però automaticamente la questione. La Mulder del 2026 afferma infatti che, dopo il ricovero, sarebbe stata costretta a dire di avere inventato le accuse. Non precisa chi avrebbe esercitato questa pressione e non fornisce elementi pubblici sufficienti per verificarla indipendentemente.

Oggi sostiene di essere stata "messa a tacere"

È proprio questa la dichiarazione che dà al ritorno del 2026 il suo significato più delicato. Mulder sostiene oggi di essere stata messa a tacere e di essere stata obbligata a ritrattare. Racconta che all'epoca pensava che la propria fama sarebbe stata sufficiente a far sì che qualcuno prendesse seriamente ciò che stava dicendo; secondo la sua ricostruzione, avvenne invece l'opposto e la sua immagine pubblica venne associata soprattutto all'instabilità psicologica.
Non è possibile presentare questa versione come un fatto accertato, perché manca la prova pubblica dell'esistenza della coercizione descritta e Mulder stessa non indica chi l'avrebbe costretta. Ma non sarebbe corretto neppure cancellare la sua attuale testimonianza. Giornalisticamente le due informazioni devono convivere: all'epoca ritrattò e parlò apertamente della propria depressione; oggi sostiene che quella ritrattazione non rappresentasse liberamente la sua volontà.

L'overdose del 2002 e il definitivo allontanamento dai riflettori

Nello stesso 2002 arrivò un altro episodio grave. Mulder venne trovata priva di sensi dopo avere assunto una quantità eccessiva di sonniferi. I resoconti dell'epoca interpretarono l'accaduto nel contesto della profonda crisi che aveva già portato al ricovero. Da quel momento la sua presenza nella moda diminuì drasticamente e la carriera che negli anni Novanta sembrava praticamente onnipresente cessò di essere parte stabile della scena internazionale.
È importante trattare quel periodo senza trasformare la sofferenza personale in spettacolo. Il punto rilevante per la storia professionale è che, nel giro di pochissimo tempo, una delle modelle più pagate e riconoscibili del mondo passò dalla centralità assoluta delle passerelle a una vita quasi completamente lontana dall'attenzione pubblica. Il nuovo servizio di Vogue assume il suo significato proprio alla luce di questa cesura.

Una vita rimasta a Parigi, lontano dall'industria

Nonostante il progressivo allontanamento dalla moda, Mulder ha continuato a vivere a Parigi, città alla quale dice di sentirsi ormai profondamente legata. Negli anni si è ritirata dalla scena pubblica e ha interrotto molti dei rapporti che appartenevano al periodo della massima popolarità. Oggi vive una realtà radicalmente diversa rispetto a quella fatta di voli continui, hotel, backstage e campagne internazionali.
Nel nuovo racconto emerge anche il rapporto con la figlia, ormai giovane adulta e poco interessata a seguire le orme materne. È un dettaglio significativo perché mostra quanto la biografia di Mulder si sia sviluppata fuori dall'immagine congelata della supermodel anni Novanta. Mentre il pubblico continuava a ricordarla attraverso fotografie di decenni prima, la sua vita personale procedeva lontano dal sistema che l'aveva resa famosa.

Le nuove accuse contro l'ex dirigente di Elite Gérald Marie

Il ritorno delle dichiarazioni di Mulder avviene inoltre in un momento nel quale il passato di Elite Model Management è nuovamente oggetto di attenzione giudiziaria e giornalistica. Nel 2026 l'ex modella Carré Otis ha presentato a Parigi una nuova denuncia contro Gérald Marie, già potente dirigente europeo dell'agenzia, accusandolo di violenze che sostiene sarebbero avvenute quando aveva 17 anni.
Nel luglio 2026 altre sei donne hanno presentato denunce con costituzione di parte civile per accuse di stupro e tratta di esseri umani. Gérald Marie respinge categoricamente le contestazioni. Una precedente indagine avviata in Francia era stata archiviata nel 2023 per prescrizione. Le nuove iniziative legali devono quindi essere raccontate per ciò che sono: accuse sottoposte alla giustizia, non sentenze di colpevolezza.

Perché i casi del 2026 non "provano" automaticamente Karen Mulder

È altrettanto importante evitare un collegamento scorretto. Il fatto che altre ex modelle abbiano formulato accuse contro un ex dirigente di Elite non dimostra automaticamente che quanto raccontato da Mulder nel 2001 fosse vero in ogni sua parte. Le persone, i fatti, i periodi e le circostanze devono essere analizzati separatamente e qualsiasi responsabilità penale richiede prove proprie.
Il contesto contemporaneo può tuttavia contribuire a spiegare perché le dichiarazioni di Karen Mulder vengano oggi rilette diversamente rispetto a venticinque anni fa. Negli ultimi anni numerose testimonianze provenienti dal settore hanno reso molto più visibile il tema dei rapporti di potere tra agenzie, fotografi, clienti e modelle giovanissime. Ciò modifica la sensibilità con cui il pubblico ascolta certe storie, senza trasformare la sensibilità in una prova.

Il problema specifico delle modelle minorenni

Uno degli aspetti che distinguono nettamente il mondo nel quale iniziò Mulder è l'età estremamente bassa con cui molte ragazze entravano nel modellismo professionale. La stessa Mulder venne scoperta da adolescente. Ragazze di quindici, sedici o diciassette anni potevano essere mandate in una capitale straniera, partecipare a casting e servizi fotografici e trovarsi a dipendere da adulti che controllavano una parte determinante della loro carriera.
Questo non significa che ogni esperienza fosse abusiva, ma evidenzia uno squilibrio strutturale di potere. Una modella minorenne poteva avere un enorme valore economico per un cliente e, contemporaneamente, pochissima esperienza per riconoscere condizioni contrattuali scorrette, pressioni inappropriate o comportamenti che superavano i limiti professionali. È uno dei motivi per cui negli anni successivi il settore ha iniziato a discutere con maggiore attenzione di accompagnamento, protezioni e responsabilità delle agenzie.

La salute mentale, quasi assente dal linguaggio professionale dell'epoca

Mulder descrive inoltre gli anni Novanta come un periodo nel quale parlare apertamente di salute mentale all'interno dell'industria era molto meno comune. Il lavoro richiedeva disponibilità continua, capacità di adattamento e controllo dell'immagine, mentre fragilità, depressione, ansia o esaurimento difficilmente entravano nella narrazione pubblica delle modelle più famose.
Questa osservazione permette di leggere con maggiore cautela anche la vicenda del 2001. Riconoscere che Mulder attraversò una reale crisi psicologica non autorizza automaticamente a considerare false tutte le accuse che formulò; allo stesso modo, prendere seriamente le sue dichiarazioni non richiede di negare le evidenze relative alla sua sofferenza mentale. Le due dimensioni possono coesistere e devono essere ricostruite senza utilizzare l'una per cancellare automaticamente l'altra.

La moda di oggi offre protezioni che allora non esistevano

Quando Mulder sostiene che l'industria sia cambiata, esistono anche alcuni elementi normativi concreti che mostrano una maggiore attenzione verso i diritti delle modelle. A New York, uno dei principali centri mondiali del settore, il Fashion Workers Act ha introdotto obblighi specifici per società di management e clienti, trasformando in norme alcune questioni che per decenni erano rimaste affidate soprattutto ai rapporti privati.
La legislazione prevede, tra le altre cose, che le società di management agiscano nell'interesse delle modelle, effettuino verifiche per evitare incarichi che presentino rischi irragionevoli e dispongano di politiche contro abusi e molestie. Introduce inoltre regole su trasparenza dei compensi, pause, straordinari e autorizzazione per l'utilizzo delle repliche digitali. Non significa che il settore sia oggi privo di problemi, ma mostra una differenza concreta rispetto a un sistema nel quale molte tutele non erano codificate.

Dai contratti all'intelligenza artificiale, il potere della modella cambia

La differenza tra il mondo professionale di Mulder e quello contemporaneo riguarda persino questioni impossibili da immaginare negli anni Novanta, come l'impiego dell'intelligenza artificiale per creare o modificare l'immagine di una modella. Le norme introdotte a New York richiedono un consenso scritto specifico per l'utilizzo di repliche digitali, separato dal normale accordo di rappresentanza.
Il principio sottostante è direttamente collegato al tema del controllo sulla propria immagine, centrale anche nella storia delle vecchie supermodel. Negli anni Novanta un volto poteva diventare globalmente famoso attraverso immagini controllate da riviste, agenzie e grandi marchi. Nel 2026 la tecnologia permette invece di moltiplicare, manipolare e distribuire quel volto con una facilità impensabile. La protezione del soggetto fotografato è quindi diventata, se possibile, ancora più complessa.

I social network hanno rotto il monopolio del racconto

C'è poi un cambiamento che Mulder non aveva a disposizione nel 2001: i social media. Una modella contemporanea può raccontare direttamente un'esperienza negativa, conservare messaggi, rendere pubbliche determinate condizioni di lavoro e raggiungere il pubblico senza passare necessariamente attraverso una rivista, una televisione o la propria agenzia.
Questo non garantisce automaticamente che ogni denuncia venga verificata o che ogni racconto online sia corretto, ma modifica profondamente la distribuzione del potere comunicativo. Nel caso di Mulder, un'unica decisione editoriale bastò a impedire che il pubblico vedesse la sua intervista televisiva del 2001. Oggi lo stesso tipo di testimonianza potrebbe essere registrato, copiato e condiviso contemporaneamente su decine di piattaforme, rendendo molto più difficile farlo scomparire completamente dalla discussione pubblica.

Perché il termine "whistleblower" va usato con prudenza

Negli ultimi tempi una parte dei social media ha iniziato a descrivere Karen Mulder come una precoce whistleblower del sistema moda, cioè come una persona che avrebbe denunciato abusi molto prima che il settore fosse pronto ad ascoltarli. È una lettura comprensibile alla luce delle successive accuse emerse nell'industria, ma deve essere utilizzata con cautela.
Definire una persona whistleblower può suggerire implicitamente che tutte le informazioni denunciate siano state dimostrate. Nel caso di Mulder la situazione è più complessa: alcune sue affermazioni erano estremamente gravi, l'intervista avvenne durante un periodo di evidente crisi, una parte delle dichiarazioni venne successivamente ritrattata e oggi la modella sostiene che la ritrattazione fu imposta. La vicenda non può quindi essere ridotta né alla formula "aveva ragione su tutto" né all'opposto "era tutto falso".

Nessun legame personale con Jeffrey Epstein, precisa Mulder

Il nome di Mulder è riemerso online anche nel contesto delle discussioni sui file Epstein e sui sistemi attraverso i quali giovani donne potevano entrare in contatto con uomini potenti. È essenziale, tuttavia, evitare associazioni improprie: Mulder ha precisato di non avere mai incontrato personalmente Jeffrey Epstein e il suo nome non deve essere presentato come parte dei documenti soltanto perché alcuni utenti hanno accostato le vicende sui social.
La distinzione è particolarmente importante in un articolo dedicato alla disinformazione che può accompagnare casi storici complessi. Il fatto che alcune dinamiche raccontate in vicende differenti possano apparire simili non stabilisce un rapporto fattuale tra le persone coinvolte. La storia di Mulder deve essere valutata sulla base delle informazioni che riguardano direttamente lei, evitando di rafforzarne artificialmente la credibilità attraverso collegamenti non dimostrati.

Un altro cambiamento: oggi una modella può invecchiare davanti alla moda

Nel nuovo servizio emerge anche una trasformazione meno drammatica ma culturalmente significativa: il rapporto tra moda ed età. Mulder ricorda un sistema nel quale persino prodotti destinati a consumatrici mature potevano essere pubblicizzati attraverso modelle giovanissime. Per molte professioniste, superata una determinata soglia anagrafica, la carriera rallentava drasticamente.
Il suo ritorno su una copertina importante mostra invece che l'industria contemporanea è più disponibile a valorizzare esperienza e identità oltre la giovinezza. Non significa che l'ageismo sia scomparso dalla moda, ma il fatto che molte protagoniste degli anni Novanta continuino a lavorare, sfilare e realizzare campagne indica un cambiamento rispetto all'idea secondo cui la carriera di una modella dovesse necessariamente esaurirsi molto presto.

Il sostegno delle colleghe e i rapporti recuperati

Mulder racconta di avere riallacciato i rapporti con alcune colleghe della propria generazione, tra cui Helena Christensen e Stephanie Seymour. Anche Nadja Auermann ha accolto positivamente il suo ritorno, sottolineando il valore che donne con esperienza e carattere possono portare al settore. È un elemento che sposta almeno in parte il racconto dal trauma del passato alla possibilità di una nuova fase professionale.
Per lungo tempo Mulder afferma di non avere avuto sufficiente fiducia in se stessa per tornare. Il nuovo shooting non viene quindi presentato come un semplice contratto accettato dopo anni di inattività, ma come il risultato di un processo personale. La modella sostiene oggi di sentirsi diversa dalla persona che era e di voler guardare soprattutto al futuro.

Un possibile ritorno in passerella a settembre

La copertina potrebbe non essere l'unico episodio di questa nuova fase. Si parla infatti di un possibile ritorno in passerella nel mese di settembre e Mulder ha raccontato di essersi preparata fisicamente e di avere verificato se la celebre camminata fosse ancora quella di un tempo. Alcune maison con le quali aveva costruito momenti importanti della propria carriera avrebbero manifestato interesse a lavorare nuovamente con lei.
Al momento, tuttavia, è opportuno non trasformare questa prospettiva in una sfilata già confermata nei dettagli. Il dato certo è che il rientro nel fashion system è iniziato e che la stessa Mulder si dichiara pronta a valutare nuovi progetti. Se il ritorno sulle passerelle si concretizzerà, rappresenterà un secondo passaggio simbolico dopo la copertina.

Il significato della nuova copertina va oltre la nostalgia anni Novanta

La moda contemporanea utilizza spesso la nostalgia come strumento creativo e commerciale: archivi riscoperti, modelle storiche, riedizioni di borse e silhouette del passato fanno parte ormai stabilmente del settore. Sarebbe quindi facile leggere il ritorno di Karen Mulder soltanto come un'altra operazione legata alla rinascita estetica degli anni Novanta.
In questo caso, però, la storia personale rende il progetto molto più complesso. Rimettere Mulder sulla copertina di Vogue significa riportare davanti al pubblico non soltanto il volto che rappresentava una delle stagioni più glamour della moda, ma anche una donna il cui rapporto con quell'industria si interruppe in circostanze drammatiche. La copertina contiene inevitabilmente entrambe le dimensioni.

Non una riabilitazione giudiziaria, ma il recupero di una voce

Il ritorno non può essere interpretato come una sorta di riabilitazione giudiziaria delle accuse formulate nel 2001. Una copertina, un'intervista o il cambiamento della sensibilità pubblica non possono sostituire il lavoro della magistratura e delle prove. Nessuna nuova fotografia permette di stabilire automaticamente che tutte le dichiarazioni del passato fossero corrette.
Ciò che cambia è invece la possibilità per Mulder di esporre nuovamente la propria versione dei fatti dopo un lungo silenzio. Il pubblico dispone oggi sia dei resoconti contemporanei della sua crisi e delle precedenti ritrattazioni sia della sua attuale affermazione secondo cui quelle ritrattazioni sarebbero avvenute sotto pressione. È precisamente questa pluralità di elementi a rendere la vicenda giornalisticamente significativa.

La lezione più difficile del caso Karen Mulder

La storia invita soprattutto a diffidare delle interpretazioni completamente binarie. Riconoscere che una persona attraversava una grave crisi mentale non significa poter concludere automaticamente che ogni sua denuncia fosse falsa. Allo stesso modo, il successivo emergere di accuse contro persone o strutture appartenenti allo stesso ambiente non permette di considerare vere retroattivamente tutte le affermazioni pronunciate durante quella crisi.
Un'informazione responsabile deve riuscire a mantenere contemporaneamente questi due principi: prendere sul serio le testimonianze di possibili abusi e rispettare la presunzione di innocenza di chi viene accusato. È una posizione meno immediata delle narrazioni assolute che funzionano sui social, ma è l'unica compatibile con una ricostruzione rigorosa di una vicenda complessa come quella di Mulder.

Karen Mulder torna, ma il passato resta una domanda aperta

Nel 2026 Karen Mulder non sembra voler trasformare il proprio ritorno in una continua resa dei conti con il passato. Nell'intervista mostra infatti una forte difficoltà nell'affrontare alcuni ricordi e tende a interrompere il racconto quando arriva agli episodi che descrive come più dolorosi. Parallelamente insiste sulla volontà di recuperare la propria vita professionale e guardare avanti.
È forse proprio questa tensione a rendere il suo ritorno così potente: l'immagine della supermodel non viene ricostruita fingendo che gli ultimi venticinque anni non siano esistiti. Il glamour della copertina convive con una biografia segnata da un crollo personale, accuse mai definitivamente chiarite, anni di lontananza e una nuova versione degli eventi che chiede di essere ascoltata senza essere automaticamente trasformata in certezza.

Una seconda vita professionale ancora tutta da scrivere

Il nuovo shooting può rappresentare l'inizio di una vera seconda carriera oppure restare un evento straordinario nella vita di una delle grandi modelle del passato. Le prossime settimane chiariranno se il previsto riavvicinamento alle maison porterà davvero a nuove passerelle, campagne o collaborazioni continuative.
Ciò che è già evidente è che Karen Mulder è tornata al centro della conversazione sulla moda non soltanto per la propria immagine. Il suo caso obbliga il settore a confrontarsi con la distanza tra ciò che veniva mostrato e ciò che poteva accadere dietro le quinte, con il potere esercitato sulle modelle più giovani, con il modo in cui veniva trattata la salute mentale e con la difficoltà di ascoltare testimonianze confuse senza né liquidarle né assumerle come automaticamente vere.

Dal mito della supermodel a una storia che il 2026 rilegge diversamente

Trent'anni fa Karen Mulder rappresentava soprattutto la perfezione costruita dalla moda anni Novanta: copertine, Versace, Chanel, Valentino, Victoria's Secret, voli intercontinentali e compensi da star. Oggi torna portando con sé anche tutto ciò che quell'immagine non raccontava. È questa la differenza sostanziale tra la vecchia fotografia e quella nuova.
La moda che la accoglie nuovamente è più veloce, più digitale, più esposta al controllo pubblico e, in alcuni mercati, regolata da tutele lavorative che allora non esistevano. Non è diventata automaticamente un ambiente privo di squilibri e abusi, ma dispone di un linguaggio diverso per parlarne e di strumenti più concreti per affrontarli. La storia di Mulder mostra quanto radicale sia stata questa trasformazione e, contemporaneamente, quanto resti difficile ricostruire ciò che accadde quando quelle tutele e quella consapevolezza erano molto più deboli.

Il ritorno che costringe la moda a guardare anche dietro la copertina

La nuova immagine di Karen Mulder funziona quindi su due piani. Da una parte celebra il ritorno di un'icona, la permanenza del talento e la possibilità che una donna torni protagonista della moda dopo decenni e in una fase differente della propria vita. Dall'altra riapre una storia dolorosa che non può essere risolta con una fotografia né con una semplificazione.
Il suo passato contiene fatti documentati, accuse non accertate, una crisi psicologica reale, una ritrattazione documentata e la nuova affermazione secondo cui quella ritrattazione sarebbe stata imposta. Tenere insieme tutti questi elementi significa raccontare Karen Mulder oggi senza trasformarla né in un simbolo da screditare né in un'eroina infallibile. Ed è proprio questa complessità, più ancora del fascino di una nuova copertina, a rendere il suo ritorno una delle storie più significative della moda del 2026.
Voi ricordavate Karen Mulder e la sua carriera negli anni Novanta? Pensate che il mondo della moda sia diventato realmente più sicuro e trasparente per le modelle oppure che molti squilibri di potere siano semplicemente cambiati forma? Lasciate un commento e raccontateci come interpretate il suo ritorno e l'evoluzione del settore negli ultimi venticinque anni.

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