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Giornata Mondiale del Tonno, l'Illusione della Sostenibilità: Perché l'Unica Scelta Verde e Etica è Lasciarlo nel Mare

La Giornata Mondiale del Tonno è stata salutata, nel nostro Paese, con toni trionfalistici: i dati di mercato celebrano il raddoppio dei consumi di tonno certificato come "sostenibile". La narrazione dominante dipinge un'Italia virtuosa, alla guida di una presunta rivoluzione verde del mare, in cui il consumatore, scegliendo la scatoletta con il bollino giusto, si illude di salvare gli oceani. Tuttavia, analizzando i fatti attraverso la lente dell'etica vegana e del reale impatto ecologico, questa narrazione si sgretola, rivelandosi per quello che è: un'operazione di greenwashing su larga scala.
Non c'è nulla di intrinsecamente "verde" né di "etico" nel consumo commerciale del tonno. Ecco, punto per punto, le criticità di un sistema che maschera lo sfruttamento sotto l'etichetta della sostenibilità.

Il mito della "mattanza sostenibile" e delle quote

Il primo pilastro della presunta sostenibilità ittica si basa sul rispetto delle quote di cattura. Il messaggio è: peschiamo solo ciò che il mare può riprodurre. Da un punto di vista etico, questo concetto è agghiacciante: trasforma esseri senzienti, capaci di provare dolore e paura, in semplici "stock" o risorse rinnovabili. Regolamentare la velocità con cui una specie viene massacrata non rende l'atto moralmente accettabile. La parola "sostenibile", in questo contesto, ha un'accezione puramente economica, volta a garantire che l'industria conserviera abbia materia prima da sfruttare anche negli anni a venire, ignorando totalmente il diritto alla vita dell'individuo-tonno.

La realtà taciuta sulle catture accidentali (Bycatch)

L'industria vanta l'utilizzo di reti e ami selettivi per evitare le catture accidentali di delfini, tartarughe e squali. La realtà oceanica, però, non è una catena di montaggio asettica. Persino le flotte certificate causano danni collaterali. L'impatto zero nella pesca industriale su larga scala è una chimera tecnica. Inoltre, emerge un profondo specismo di fondo: ci indigniamo (giustamente) se un delfino muore soffocato in una rete, ma consideriamo un successo commerciale se a subire la stessa agonia è un tonno. La sofferenza non ha specie, e la pesca commerciale è intrinsecamente violenta per l'intero ecosistema.

Lo squilibrio ecologico: rimuovere i superpredatori

Dal punto di vista puramente "verde", definire ecologica l'estrazione sistematica dei tonni è un controsenso biologico. I tonni sono superpredatori (apex predators) fondamentali per l'equilibrio della catena trofica marina. Rimuovere milioni di tonnellate di questi predatori dagli oceani, seppur in modo "regolamentato", altera profondamente gli ecosistemi, favorendo la proliferazione incontrollata di altre specie e indebolendo la resilienza degli habitat marini di fronte ai cambiamenti climatici. Non si protegge l'oceano svuotandolo dei suoi abitanti chiave.

L'illusione della tracciabilità

Sapere esattamente dove, come e da quale nave è stato ucciso un animale non mitiga la violenza dell'atto. La tracciabilità totale è uno strumento di marketing formidabile per tranquillizzare la coscienza del consumatore, ma non cambia la sostanza: alla fine della filiera c'è sempre la privazione della libertà e della vita di un animale selvatico. La trasparenza sulla provenienza del prodotto non equivale alla moralità dell'azione.

L'alternativa vera per le comunità e per il pianeta

Spesso si difende l'industria ittica in nome della salvaguardia delle comunità costiere. Tuttavia, perpetuare un modello estrattivo destinato al collasso non è una strategia lungimirante per i lavoratori. La vera evoluzione etica e verde richiede una transizione economica per supportare queste comunità verso attività che non dipendano dall'uccisione degli animali marini, come la tutela ambientale, l'agricoltura di alghe e lo sviluppo di alternative vegetali.

La conclusione: la vera rivoluzione è nel piatto

Celebrare il raddoppio delle vendite di tonno in scatola come una vittoria ecologica è una mistificazione della realtà. L'unico modo per proteggere realmente gli oceani e rispettare la vita marina è smettere di considerarla una risorsa da mettere a profitto. Oggi, con l'abbondanza di opzioni plant-based che ricreano sapori e valori nutrizionali senza spargimento di sangue, nutrirsi di animali non è più una necessità, ma un'abitudine dannosa.
La vera scelta etica e verde non si fa leggendo le certificazioni di sostenibilità su una scatoletta, ma decidendo di lasciarla sullo scaffale, permettendo al tonno di nuotare libero nell'unico posto a cui appartiene: il mare.

Di Ginevra

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