• 0 commenti

Gas alle stelle in Europa: prezzi ai massimi da quasi due anni

I prezzi del gas naturale in Europa sono tornati sui livelli più alti degli ultimi due anni. Il future TTF di Amsterdam, il principale riferimento per il mercato del gas nel Vecchio Continente, ha chiuso la seduta di ieri a 63,598 euro per megawattora, con un rialzo del 2,71% che porta le quotazioni ai massimi dal 26 agosto 2022, una data simbolica che coincide con uno dei picchi più acuti della crisi energetica scoppiata dopo l'inizio della guerra in Ucraina.

L'entità dell'aumento nell'ultimo mese

Il dato più impressionante riguarda la velocità di questo rincaro: nell'arco di un solo mese, il prezzo del gas è aumentato di oltre il 55%, mentre nella sola ultima settimana l'incremento è stato dell'11%. Per avere un termine di paragone, lo scorso 24 giugno la stessa seduta olandese si era chiusa con un calo del 2,5%, a soli 40,94 euro al megawattora: un balzo che testimonia quanto rapidamente la situazione si sia deteriorata nel giro di poche settimane.

Le cause del rincaro: le tensioni nel Mar Rosso

Dietro questa impennata vi sono principalmente le crescenti tensioni geopolitiche in Medio Oriente, in particolare nello Stretto di Hormuz e nell'area del Mar Rosso, dove gli attacchi rivendicati dai ribelli Houthi contro le petroliere hanno ridotto drasticamente il traffico marittimo di gas naturale liquefatto proveniente dal Golfo Persico, costringendo l'Europa a una competizione più intensa e costosa con gli acquirenti asiatici per gli stessi carichi disponibili sul mercato internazionale.

Gli stoccaggi europei in vista dell'inverno

Un dato particolarmente rilevante riguarda il livello degli stoccaggi di gas, ovvero le riserve sotterranee che i Paesi europei riempiono durante l'estate e l'autunno per poi attingervi nei mesi più freddi, quando la domanda di riscaldamento cresce sensibilmente. Complessivamente, gli stoccaggi europei si attestano al 54,82% della capacità totale, pari a 619,6 terawattora (l'unità di misura utilizzata per quantificare l'energia immagazzinata), contro i 750,55 terawattora registrati nello stesso periodo dell'anno precedente.

L'Italia in una posizione relativamente più solida

In questo quadro, l'Italia si distingue positivamente rispetto alla media europea, risultando il primo Paese per percentuale di riempimento degli stoccaggi, con il 73,33% della capacità, corrispondente a 149,16 terawattora. Va comunque segnalato che, anche per il nostro Paese, questo valore risulta inferiore ai 157,8 terawattora registrati il 24 luglio dello scorso anno, segno che pure l'Italia dispone, in termini assoluti, di una minore quantità di gas accumulato rispetto a dodici mesi fa, nonostante la percentuale di riempimento resti elevata.

La situazione critica della Germania

Diversa e più preoccupante appare la situazione della Germania, le cui scorte si fermano al 45,7% della capacità, pari a 112,64 terawattora, ben al di sotto dei 143,9 terawattora registrati un anno fa. Un dato reso ancora più critico dal fatto che la Germania dispone di una capacità di stoccaggio complessiva superiore a quella italiana, pari a 246,49 terawattora contro i 203,42 del nostro Paese, ma anche di un fabbisogno energetico invernale nettamente maggiore, che rende la minore percentuale di riempimento un elemento di vulnerabilità particolarmente significativo per Berlino.

Un mercato ancora fragile e dipendente da fattori esterni

La volatilità di queste ultime sedute dimostra quanto l'intero ecosistema energetico europeo resti fragile e strettamente dipendente da dinamiche geopolitiche esterne che sfuggono in larga parte al controllo delle singole politiche nazionali. Gli analisti e gli investitori osservano con crescente preoccupazione questa nuova fiammata rialzista, interrogandosi sulla natura transitoria o più strutturale di questi rincari, in un contesto in cui ogni nuovo sviluppo del conflitto mediorientale rischia di riflettersi quasi immediatamente sulle quotazioni energetiche continentali.

Le conseguenze per famiglie e imprese

Un prezzo del gas stabilmente sui livelli attuali rischia di tradursi, nei prossimi mesi, in bollette più salate per famiglie e imprese europee, proprio nel momento in cui i Paesi del continente si preparano ad affrontare la stagione del riscaldamento invernale. Un fattore che si somma alle pressioni inflazionistiche già alimentate dal parallelo rincaro del petrolio, contribuendo a un quadro macroeconomico complessivamente più incerto per l'intera area euro.

Uno scenario da monitorare con attenzione

Con l'inverno ancora lontano ma con gli stoccaggi europei che procedono a ritmi disomogenei tra i vari Paesi membri, la situazione energetica del continente resta uno dei fattori più delicati da monitorare nelle prossime settimane, strettamente legata all'evoluzione delle tensioni in Medio Oriente e alla loro capacità di incidere sui flussi internazionali di energia. E voi state già notando riflessi di questi rincari sulle vostre bollette energetiche? Raccontateci nei commenti la vostra esperienza.

Lascia il tuo commento