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Fragranze Firenze cresce: 260 brand al salone

Il salone Fragranze di Firenze si prepara a una nuova edizione in crescita, confermando il ruolo della città come uno dei centri più interessanti per la profumeria artistica, la skincare di ricerca e le nuove contaminazioni tra moda, beauty e cultura olfattiva. La 24ª edizione, organizzata da Pitti Immagine dall'11 al 13 settembre 2026 alla Stazione Leopolda, porterà in città oltre 260 marchi, con una forte presenza internazionale e un programma pensato per raccontare l'evoluzione del profumo contemporaneo.

Un salone sempre più internazionale

La crescita di Fragranze non si misura soltanto nel numero dei marchi presenti, ma nella sua capacità di attirare un pubblico professionale sempre più internazionale. Con oltre 260 brand e una quota estera pari al 75%, il salone fiorentino si conferma una piattaforma di riferimento per chi lavora nella profumeria artistica, nella distribuzione selettiva, nel retail specializzato e nella ricerca di nuovi linguaggi del beauty.
Questa presenza internazionale dice molto sul posizionamento di Firenze nel settore. La città non ospita semplicemente una fiera commerciale, ma un appuntamento in cui il profumo viene trattato come prodotto culturale, oggetto di design, racconto sensoriale e strumento di identità. In un mercato beauty sempre più affollato, Fragranze si distingue proprio perché mette al centro la qualità della proposta e non solo la quantità dell'offerta.

La Stazione Leopolda come luogo simbolico

La Stazione Leopolda è uno spazio coerente con l'identità di Fragranze: industriale, scenografico, riconoscibile e capace di accogliere un pubblico professionale senza perdere atmosfera. Per il mondo della profumeria di nicchia, il contesto è importante quasi quanto il prodotto, perché ogni fragranza ha bisogno di essere scoperta, raccontata e percepita in un ambiente che favorisca attenzione e ascolto.
Scegliere la Leopolda significa mantenere il salone dentro una dimensione fiorentina forte, ma non museale. Il profumo dialoga con l'architettura, con la città, con la moda e con l'artigianato. La location aiuta a costruire un'esperienza in cui il visitatore non attraversa semplicemente stand, ma entra in un percorso fatto di materie prime, flaconi, identità visive, narrazioni e incontri professionali.

La parola guida: cura

La parola guida dell'edizione 2026 è cura, un termine che amplia il significato della profumeria. Non si parla più soltanto di fragranza come gesto estetico o seduttivo, ma di profumo come parte di una routine più ampia, collegata a pelle, benessere, memoria, identità e ritualità quotidiana. È una scelta tematica precisa, perché intercetta una tendenza forte del beauty contemporaneo.
La cura diventa un ponte tra profumo e skincare. Sempre più consumatori cercano prodotti capaci di offrire un'esperienza completa: texture, efficacia, piacere sensoriale, ingredienti riconoscibili e narrazioni coerenti. In questo contesto, Fragranze non resta confinato alla profumeria pura, ma si apre a un'idea di bellezza sensoriale più ampia, dove pelle e olfatto si incontrano.

Soul and Skin, la skincare entra nel salone

La sezione Soul and Skin, inaugurata nel 2025 e confermata nel 2026, è uno dei segnali più chiari dell'evoluzione del salone. La presenza della skincare dentro un evento nato per la profumeria artistica indica che i confini del beauty stanno cambiando. I marchi non vendono più solo una fragranza o una crema, ma un ecosistema di gesti, sensazioni e promesse di benessere.
La skincare che entra a Fragranze non è quella generalista da grande distribuzione, ma una skincare più affine alla cultura della profumeria indipendente: selettiva, narrativa, attenta agli ingredienti, al packaging, alla sensorialità e alla ritualità. Il consumatore interessato al profumo artistico è spesso anche un consumatore curioso di texture, attivi, formulazioni e prodotti capaci di trasformare la cura della pelle in esperienza.

Profumo e pelle, un dialogo sempre più stretto

Il rapporto tra profumo e pelle è sempre stato centrale, ma oggi viene raccontato con maggiore consapevolezza. Una fragranza cambia a seconda della pelle, del pH, della temperatura corporea, delle abitudini e persino del clima. Allo stesso modo, una crema o un olio possono essere scelti non solo per l'efficacia, ma anche per la loro dimensione olfattiva.
Questa convergenza spiega perché skincare e profumeria artistica possano convivere nello stesso salone. Il pubblico cerca prodotti che non siano soltanto funzionali, ma capaci di creare una relazione personale. Il profumo non è più solo l'ultimo gesto prima di uscire; può diventare parte della cura quotidiana, integrato con detergenti, sieri, oli, creme e trattamenti.

Giovani designer e prime creazioni olfattive

Un'altra area importante è quella dedicata ai giovani fashion designer al loro primo incontro creativo con il profumo. Anche questa sezione, introdotta nel 2025 e confermata nel 2026, racconta una direzione molto interessante: la fragranza non è più soltanto territorio dei nasi e delle maison specializzate, ma diventa un linguaggio con cui anche la moda emergente può esprimere identità.
Per un giovane designer, creare una fragranza significa tradurre in odore ciò che normalmente viene comunicato attraverso tessuti, forme, colori e silhouette. È un esercizio complesso, perché il profumo non si vede e non si indossa come un abito, ma può raccontare un mondo creativo con forza immediata. Fragranze diventa così un laboratorio in cui moda e olfatto si incontrano fuori dagli schemi tradizionali.

Il debutto olfattivo di Niccolò Pasqualetti

Tra gli appuntamenti più attesi figura la prima collezione di fragranze di Niccolò Pasqualetti, giovane stilista toscano classe 1994, finalista al LVMH Prize 2024 e già guest designer a Pitti Uomo nell'estate 2025. Il suo debutto olfattivo sarà presentato attraverso un'installazione, scelta coerente con una generazione di designer abituata a ragionare per linguaggi ibridi.
Il caso di Pasqualetti è significativo perché mostra come il profumo possa diventare estensione naturale di una visione moda. Non si tratta semplicemente di aggiungere una fragranza a un marchio, ma di creare un nuovo capitolo narrativo. Per un designer emergente, il profumo può funzionare come manifesto intimo: meno visibile di una collezione, ma capace di restare nella memoria in modo più profondo.

Daniela Andrier e il peso dei grandi nasi

Il programma di Fragranze prevede anche la presentazione della maison di profumi di Daniela Andrier, una delle figure più riconosciute della profumeria contemporanea. Il suo percorso professionale, legato a case come Prada, Maison Margiela, Bottega Veneta, Gucci e Yves Saint Laurent, rappresenta bene il ruolo dei grandi nasi nella costruzione dell'identità olfattiva dei marchi.
La presenza di Daniela Andrier rafforza il profilo culturale del salone. In un mercato in cui molti consumatori iniziano a conoscere non solo i brand, ma anche i creatori delle fragranze, il nome del naso diventa sempre più importante. La profumeria artistica valorizza proprio questo aspetto: dietro ogni composizione ci sono competenza, memoria olfattiva, tecnica, sensibilità e capacità di trasformare materie prime in racconto.

Laura Bosetti Tonatto, quarant'anni di profumo

Uno degli anniversari più rilevanti dell'edizione riguarda i 40 anni di attività di Laura Bosetti Tonatto, autorevole naso italiano attiva dal 1986. La sua presenza nel programma di Fragranze è importante perché porta dentro il salone una storia lunga di profumeria su misura, composizioni personalizzate e collaborazioni con realtà culturali e istituzionali.
Il percorso di Laura Bosetti Tonatto mostra che la profumeria italiana non è soltanto distribuzione o gusto per il bello, ma anche competenza creativa. Le sue creazioni per i Musei Vaticani e per la regina Elisabetta II raccontano una dimensione del profumo come linguaggio di rappresentanza, memoria e identità. In un salone dedicato alla profumeria artistica, celebrare quarant'anni di attività significa riconoscere il valore del mestiere oltre la logica della novità.

La K-beauty come laboratorio di innovazione

La conferma dell'area dedicata alla K-beauty è un altro segnale forte. La cosmetica coreana è da anni uno dei motori dell'innovazione globale, soprattutto per skincare, texture, packaging, ritualità e velocità di sviluppo dei prodotti. Portarla dentro Fragranze significa riconoscere che il mondo del profumo e quello della bellezza coreana possono dialogare in modo interessante.
La K-beauty ha cambiato il modo in cui molti consumatori pensano alla pelle: routine stratificate, protezione solare quotidiana, texture leggere, ingredienti fermentati, formule ibride e attenzione al gesto. In un salone dedicato alle fragranze, la presenza coreana può aprire nuovi percorsi tra profumo, pelle e trattamento. Non è solo una tendenza commerciale, ma un diverso modo di intendere la cura estetica.

Perché la K-beauty interessa la profumeria

La K-beauty interessa la profumeria perché ha una cultura della sensorialità molto evoluta. Molti prodotti coreani lavorano su texture, profumazioni delicate, gesti ripetuti e percezione immediata sulla pelle. Questo approccio può influenzare anche la profumeria artistica, spingendola verso composizioni più trasparenti, stratificabili, leggere o pensate per accompagnare rituali quotidiani.
Nel beauty contemporaneo, il consumatore non separa più rigidamente profumo, crema, detergente, siero e make-up. Tutto partecipa a una stessa esperienza. La K-beauty ha mostrato come un prodotto possa essere funzionale e sensoriale nello stesso tempo. Fragranze intercetta questa evoluzione, offrendo uno spazio in cui la profumeria può osservare da vicino ciò che accade nella skincare più innovativa.

Le fragranze dall'Africa

Tra i talk in programma figura anche un approfondimento sulle nuove fragranze dall'Africa, tema particolarmente interessante perché amplia la geografia della profumeria. Per molto tempo il racconto del profumo artistico è stato dominato da assi europei, mediorientali e, più recentemente, asiatici. Guardare all'Africa significa aprire il discorso a materie prime, immaginari, mercati e sensibilità spesso meno rappresentati.
Le fragranze africane possono portare nuove narrazioni olfattive legate a paesaggi, resine, legni, spezie, piante aromatiche, rituali e culture locali. Il punto non è trasformare l'Africa in una suggestione esotica, ma riconoscere la pluralità creativa del continente. Un salone internazionale come Fragranze può contribuire a rendere più visibili voci, brand e prospettive che arricchiscono il panorama globale della profumeria.

Le materie prime al centro

Il programma dedica spazio anche alle materie prime, con un appuntamento legato a Mane, uno dei nomi importanti nel settore degli ingredienti aromatici. Parlare di materie prime significa entrare nel cuore tecnico del profumo: oli essenziali, molecole, assolute, resine, accordi, ingredienti naturali e sintetici, sostenibilità, tracciabilità e qualità olfattiva.
Nel mondo della profumeria artistica, le materie prime sono spesso parte del racconto del brand. Un ingrediente può evocare un territorio, una memoria, una stagione o una ricerca scientifica. Ma il tema è anche industriale: disponibilità, costi, sostenibilità e stabilità delle materie prime influenzano direttamente le formule. Fragranze offre quindi uno spazio per discutere non solo il risultato poetico del profumo, ma anche la sua costruzione concreta.

Il processo creativo con Givaudan

Un altro appuntamento centrale riguarda il processo creativo che porta alla nascita di una fragranza, con il coinvolgimento di Givaudan. È un tema importante perché molti consumatori vedono il profumo solo nel flacone finale, senza conoscere il lungo percorso che precede il lancio: brief, ricerca, prove, modifiche, test, equilibrio tra note, stabilità e identità del marchio.
Raccontare il processo creativo significa rendere più comprensibile il lavoro del naso e dell'industria profumiera. Una fragranza non nasce per caso. Deve avere una struttura, una firma, una durata, una coerenza e una capacità di distinguersi. Nel segmento artistico, questo processo può essere più libero rispetto alla profumeria commerciale, ma resta comunque frutto di disciplina, esperienza e continua revisione.

Il mercato osservato da vicino

Il salone ospiterà anche un momento dedicato all'andamento economico del settore, con il contributo dell'economista Marco Ricchetti di Blumine. Questa presenza è significativa perché mostra che Fragranze non vuole essere soltanto vetrina estetica, ma anche luogo di analisi del mercato. Il profumo artistico è cultura, ma è anche impresa, distribuzione, export, margini, prezzo e posizionamento.
Capire l'economia della profumeria è fondamentale in una fase in cui il settore cresce, ma affronta anche sfide importanti: aumento dei costi, concorrenza, saturazione dell'offerta, difficoltà del retail indipendente, pressione dei grandi gruppi e necessità di distinguersi. I marchi di nicchia devono essere creativi, ma anche sostenibili sul piano imprenditoriale.

La profumeria artistica non è più nicchia invisibile

La crescita di Fragranze dimostra che la profumeria artistica non è più una nicchia invisibile. Resta un segmento selettivo, ma ha acquisito maggiore rilevanza commerciale e culturale. I consumatori sono più curiosi, più informati e più disposti a cercare profumi fuori dai circuiti più tradizionali. Vogliono storie, ingredienti, identità e prodotti capaci di non assomigliarsi tutti.
Questa evoluzione porta opportunità ma anche rischi. Quando un segmento di nicchia cresce, può perdere parte della propria autenticità se viene inseguito solo per moda. Il compito di un salone come Fragranze è mantenere alta la selezione, evitando che l'aumento dei marchi si traduca in dispersione. Crescere non basta: bisogna crescere senza perdere identità.

Il consumatore cerca profumi più personali

Il successo della profumeria artistica nasce anche dal desiderio di prodotti più personali. Molti consumatori non vogliono indossare la stessa fragranza di tutti, né riconoscersi in campagne troppo standardizzate. Cercano un profumo che racconti qualcosa di più intimo: una memoria, una materia, una città, una stagione, una personalità o uno stato d'animo.
In questo senso, Fragranze intercetta un cambiamento profondo del gusto. Il profumo non è più soltanto accessorio di seduzione o eleganza formale, ma una forma di autorappresentazione. La scelta di una fragranza può essere discreta, ma molto identitaria. Per questo i marchi artistici trovano spazio: offrono alternative, complessità e spesso un rapporto più diretto con chi crea.

Firenze e la cultura del bello

Il legame tra Firenze e Fragranze è particolarmente forte perché la città ha una lunga tradizione di artigianato, arte, moda, farmacia storica e cultura del bello. La profumeria artistica si inserisce naturalmente in questo contesto, dialogando con la memoria rinascimentale, con la manifattura italiana e con un turismo colto interessato a esperienze sensoriali di qualità.
Firenze non è solo sfondo. È parte del valore percepito del salone. Portare la profumeria artistica alla Stazione Leopolda significa collocarla dentro una città che già comunica bellezza, ricerca e patrimonio. Questo rafforza l'identità dell'evento e lo distingue da fiere più puramente commerciali. A Fragranze, il prodotto incontra un immaginario urbano coerente.

Pitti Immagine e la regia del salone

Il ruolo di Pitti Immagine è centrale. L'organizzazione ha una lunga esperienza nella costruzione di eventi capaci di unire business, cultura, tendenze e selezione internazionale. Con Fragranze, questa competenza viene applicata al mondo del profumo, mantenendo un equilibrio tra esposizione commerciale e contenuto curatoriale.
La crescita del salone dimostra che Pitti ha saputo leggere l'evoluzione del beauty. Non si limita a presentare marchi, ma costruisce sezioni, temi, talk e percorsi che aiutano il pubblico professionale a orientarsi. In un mercato in cui le novità sono moltissime, la curatela diventa un valore. Sapere cosa mettere insieme, come raccontarlo e quali connessioni creare è parte del successo dell'evento.

Il ruolo dei brand giovani

La presenza di brand giovani è uno degli elementi più importanti dell'edizione. La profumeria artistica vive di nuove voci, ma non tutte riescono a emergere in un mercato competitivo. Un salone come Fragranze può offrire visibilità, contatti con buyer, confronto con altri marchi e accesso a un pubblico specializzato. Per un brand emergente, questo può fare la differenza.
I giovani marchi portano spesso linguaggi più sperimentali: packaging meno convenzionali, storytelling personali, attenzione a sostenibilità, gender fluidity, ingredienti insoliti e formati diversi. La sfida sarà trasformare questa creatività in progetti duraturi. Nel beauty, la novità attira attenzione, ma la continuità costruisce reputazione.

Il profumo come estensione della moda

Il dialogo tra profumo e moda è sempre più stretto. Le grandi maison lo sanno da decenni, ma oggi anche i designer emergenti vedono nella fragranza un modo per ampliare il proprio universo creativo. Il profumo permette di raccontare un marchio senza passare dal vestito: può esprimere texture, materiali, colore, atmosfera e identità in forma invisibile.
La presenza di giovani fashion designer a Fragranze indica che il profumo sta diventando uno strumento narrativo accessibile anche fuori dalle grandi maison storiche. Non serve necessariamente una struttura industriale enorme per immaginare una fragranza coerente con una visione moda. Servono però competenze, partner tecnici e una chiara identità creativa.

Retail selettivo e distribuzione

Per il retail selettivo, Fragranze rappresenta un appuntamento importante. Profumerie indipendenti, concept store, boutique hotel, department store e distributori cercano marchi capaci di distinguersi e generare fedeltà. La profumeria artistica funziona quando il punto vendita sa raccontarla, non solo esporla. Il salone diventa quindi un luogo di formazione e relazione commerciale.
La distribuzione è una delle sfide più complesse per i brand di nicchia. Vendere troppo poco limita la crescita; vendere troppo e in modo non selettivo può indebolire il posizionamento. I marchi devono scegliere partner coerenti, capaci di preservare il racconto e il valore del prodotto. Fragranze aiuta proprio questo incontro tra creatività e canali adeguati.

Prezzo, valore e percezione

La profumeria artistica si colloca spesso in fasce di prezzo elevate, e questo richiede una forte coerenza tra costo e valore percepito. Il consumatore deve comprendere perché una fragranza costa di più: qualità degli ingredienti, concentrazione, lavoro creativo, produzione limitata, packaging, storia del marchio, distribuzione selettiva e identità distintiva.
Il rischio, in un mercato in crescita, è che alcuni prodotti inseguano il posizionamento alto senza offrire reale profondità. Per questo un salone come Fragranze può avere anche una funzione critica: separare le proposte solide da quelle costruite solo su immagine. Nel lungo periodo, la credibilità del settore dipende dalla capacità di mantenere standard elevati.

Packaging e identità visiva

Nel mondo delle fragranze, il packaging è parte integrante dell'esperienza. Flacone, etichetta, tappo, astuccio, colore e materiali comunicano identità prima ancora che il profumo venga spruzzato. Per i marchi artistici, il packaging può essere essenziale, scultoreo, narrativo, sostenibile o volutamente minimale. Ogni scelta contribuisce al posizionamento.
A Fragranze, l'identità visiva dei brand diventa un elemento di confronto. I buyer osservano non solo il jus, ma anche la capacità del marchio di presentarsi in modo coerente. Un profumo eccellente con un'immagine debole può faticare a emergere; un packaging bellissimo con una composizione fragile può deludere. La sfida è tenere insieme estetica, contenuto e qualità olfattiva.

Sostenibilità e nuove aspettative

Il pubblico della profumeria artistica è sempre più attento anche alla sostenibilità. Questo riguarda ingredienti, alcol, packaging, refill, filiere, trasporti, test, comunicazione e durata del prodotto. La sostenibilità nel profumo è complessa, perché naturale non significa sempre automaticamente più sostenibile e sintetico non significa necessariamente peggiore. Serve un approccio più maturo.
Fragranze può contribuire a questo dibattito mostrando brand e talk capaci di affrontare il tema senza semplificazioni. La vera sostenibilità beauty richiede trasparenza, tracciabilità, riduzione degli sprechi e formule pensate con responsabilità. Anche qui, la parola guida cura assume un senso più ampio: cura della pelle, dell'olfatto, del prodotto e dell'ambiente.

La forza delle materie prime naturali e sintetiche

Nel profumo contemporaneo, il rapporto tra materie prime naturali e sintetiche è più sofisticato di quanto spesso si immagini. Le naturali portano complessità, variabilità e legame con il territorio; le sintetiche permettono stabilità, sicurezza, creatività e talvolta minore pressione su risorse rare. La qualità nasce dall'equilibrio, non da una contrapposizione ideologica.
Un salone come Fragranze può aiutare il pubblico professionale a comprendere questa complessità. Dietro una fragranza ben costruita c'è una scelta consapevole delle materie, non un elenco di ingredienti usati come slogan. Parlare di materie prime significa anche parlare di etica, disponibilità, regolamenti, costi e creatività. È uno dei temi più importanti per il futuro del settore.

Profumo e memoria culturale

Il profumo ha una relazione profonda con la memoria. Una fragranza può riportare a un luogo, a una persona, a un periodo della vita o a un'immagine. Questo rende la profumeria artistica particolarmente adatta al racconto culturale. Non vende solo un odore, ma una possibilità di evocazione. Fragranze valorizza questa dimensione, mettendo insieme marchi che cercano di raccontare mondi olfattivi riconoscibili.
La memoria culturale del profumo può essere personale o collettiva. Un accordo di iris può richiamare Firenze e la sua storia; una resina può evocare rituali antichi; una nota marina può parlare di viaggio; un cuoio può rimandare alla manifattura. Il valore della profumeria artistica sta proprio nel trasformare materie e molecole in storie sensoriali.

Il ruolo dei talk

I talk in programma sono importanti perché trasformano il salone in luogo di approfondimento. Non basta annusare nuovi profumi: per capire il settore servono conversazioni su economia, materie prime, geografie emergenti, processi creativi e tendenze. Fragranze si muove quindi tra esposizione e formazione, offrendo contenuti utili a operatori e appassionati.
Questa dimensione culturale è uno dei punti di forza del salone. La profumeria artistica ha bisogno di parole, ma non di parole vuote. Deve spiegare processi, ingredienti, mercati e scelte creative. I talk permettono di andare oltre il flacone e di comprendere ciò che accade dietro il prodotto finito. Per un pubblico professionale, questo è un valore concreto.

Il mercato tra crescita e selezione

La crescita del numero di marchi presenti a Fragranze segnala vitalità, ma anche maggiore competizione. Con oltre 260 brand, emergere diventa più difficile. I marchi devono avere una proposta chiara, una firma olfattiva riconoscibile, una strategia distributiva coerente e una narrazione credibile. La quantità di offerta spinge il mercato verso una selezione più severa.
Per i buyer, questo significa più opportunità ma anche maggiore responsabilità. Scegliere un marchio di profumeria artistica non vuol dire solo acquistare prodotti, ma costruire un assortimento capace di parlare al proprio pubblico. I consumatori più esperti riconoscono rapidamente ciò che è autentico e ciò che sembra costruito per inseguire una tendenza.

Firenze come piattaforma del beauty selettivo

Con Fragranze, Firenze rafforza il proprio ruolo come piattaforma del beauty selettivo. La città è già centrale per moda, artigianato, arte e turismo culturale; il salone aggiunge una dimensione olfattiva e cosmetica che completa questo ecosistema. Non è un evento isolato, ma parte di una più ampia capacità fiorentina di attrarre operatori internazionali del lifestyle.
Il posizionamento di Firenze è particolarmente adatto alla profumeria artistica perché combina bellezza storica e contemporaneità. La città offre un contesto autorevole, ma il salone porta contenuti nuovi: K-beauty, giovani designer, skincare, talk economici, nasi internazionali e brand emergenti. È questa combinazione tra patrimonio e futuro a rendere l'appuntamento rilevante.

Perché Fragranze interessa anche chi non lavora nel settore

Anche per chi non lavora direttamente nel beauty, Fragranze è una notizia interessante perché racconta come stanno cambiando i consumi. Il profumo non è più solo un regalo, un accessorio o un prodotto da banco. È diventato un campo di ricerca personale, culturale e identitaria. Le persone vogliono scegliere fragranze più coerenti con la propria sensibilità.
La crescita del salone mostra che il pubblico cerca esperienze beauty più profonde. Non basta più un marchio famoso: contano la storia, la composizione, la sensazione sulla pelle, l'origine, il flacone, la sostenibilità e il modo in cui il profumo entra nella vita quotidiana. Fragranze mette in scena proprio questa trasformazione, rendendola visibile attraverso marchi, sezioni e incontri.

Una crescita che parla al futuro del beauty

La 24ª edizione di Fragranze conferma che la profumeria artistica sta diventando un laboratorio del beauty contemporaneo. Con oltre 260 brand, una forte presenza internazionale, sezioni dedicate a skincare, giovani designer e K-beauty, il salone fiorentino racconta un settore in movimento, sempre meno chiuso dentro categorie tradizionali e sempre più aperto a contaminazioni.
Il futuro del profumo passa da qui: qualità olfattiva, ricerca, cura, identità, sostenibilità, cultura del prodotto e dialogo con altre aree del beauty. Firenze si prepara ad accogliere non solo nuove fragranze, ma nuovi modi di intendere la bellezza. Se questo approfondimento ti ha aiutato a capire perché Fragranze Firenze è un appuntamento importante per il settore, lascia un commento e racconta quale tendenza ti incuriosisce di più tra profumeria artistica, skincare e K-beauty.

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