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Europa, 201 milioni di anni fa un inferno di incendi durato millenni

Un nuovo studio internazionale ha ricostruito con un livello di dettaglio senza precedenti un capitolo drammatico della storia del nostro pianeta: alla fine del Triassico, circa 201 milioni di anni fa, l'Europa fu teatro di incendi boschivi che si protrassero, secondo le stime dei ricercatori, per un periodo compreso tra 40.000 e 300.000 anni. Un fenomeno di proporzioni difficili da immaginare, alimentato da un cambiamento climatico di origine vulcanica e da un tipo di vegetazione particolarmente incline a bruciare.

Che cos'è il Triassico e perché questo periodo è importante

Per collocare correttamente questa scoperta nel tempo, ricordiamo che il Triassico è un periodo geologico terminato circa 201 milioni di anni fa, la cui fine coincise con una delle grandi estinzioni di massa della storia della Terra, cioè uno di quegli eventi in cui una porzione enorme delle specie viventi sul pianeta scomparve in un tempo relativamente breve su scala geologica. Fu proprio questa estinzione ad aprire la strada al successivo dominio dei dinosauri sulla Terra, dopo la scomparsa di molte specie precedenti, tra cui alcuni anfibi giganti che fino a quel momento avevano popolato il pianeta.

Chi ha condotto la ricerca e dove è stata pubblicata

Lo studio è stato coordinato dal geologo Bas van de Schootbrugge, dell'Università di Utrecht nei Paesi Bassi, ed è stato pubblicato il 21 luglio 2026 sulla rivista scientifica Nature Geoscience, una delle testate più autorevoli al mondo nel campo delle scienze della Terra. La ricerca ha coinvolto un team internazionale di studiosi, che ha analizzato con tecniche innovative campioni di sedimenti conservati eccezionalmente bene, provenienti da quattro diverse carote di perforazione, cioè cilindri di roccia estratti dal sottosuolo che permettono di studiare gli strati geologici accumulati nel corso di milioni di anni.

L'origine del disastro: un vulcanismo di scala continentale

Alla base di questi sconvolgimenti climatici e ambientali vi fu un'intensissima attività vulcanica di scala globale, provocata dalla progressiva frammentazione del supercontinente Pangea, la gigantesca massa di terre emerse che in epoche remote riuniva la maggior parte dei continenti attuali. Questo fenomeno vulcanico immise nell'atmosfera quantità enormi di anidride carbonica, provocando un riscaldamento globale stimato tra i 5 e i 10 gradi centigradi, un innalzamento delle temperature di dimensioni difficilmente paragonabili a qualsiasi cosa l'umanità abbia mai vissuto nella propria storia.

Dalle foreste alle sconfinate praterie di felci

Come diretta conseguenza di questo drastico cambiamento climatico, le foreste che fino a quel momento dominavano il paesaggio europeo collassarono quasi completamente. Al loro posto, sui territori fortemente disturbati dell'attuale Europa nord-occidentale, si diffusero enormi distese di felci, piante capaci di colonizzare rapidamente ambienti degradati, che finirono per formare vere e proprie savane vegetali estese su scala continentale.

Perché le felci trasformarono il paesaggio in un inferno di fuoco

Il cuore della scoperta riguarda proprio il ruolo di queste felci nell'alimentare gli incendi. I ricercatori hanno dimostrato che queste piante, una volta seccate, formavano tappeti spessi che si trasformavano nel combustibile ideale per innescare incendi di proporzioni enormi. Come ha spiegato lo stesso van de Schootbrugge, "quando le felci si seccano, i loro tappeti spessi diventano il combustibile ideale per scatenare incendi enormi". Il meccanismo, una volta innescato, diventava purtroppo autoalimentante: il clima caldo e la scomparsa delle foreste aprivano spazio alle felci, che fornivano combustibile secco per nuovi incendi, per poi ricrescere nuovamente sulle aree bruciate e ripetere il ciclo distruttivo.

Il metodo scientifico usato per ricostruire incendi di 201 milioni di anni fa

Una domanda legittima è come sia possibile dimostrare l'esistenza di incendi avvenuti così tanto tempo fa. I ricercatori hanno misurato la presenza di carbone fossile negli strati geologici analizzati, cioè i resti carbonizzati della vegetazione bruciata, insieme a specifici composti organici prodotti dal fumo, chiamati idrocarburi policiclici aromatici (comunemente indicati con la sigla PAH). La presenza e la concentrazione di queste sostanze all'interno degli strati sedimentari permette agli scienziati di stabilire con buona precisione quando e per quanto tempo si sono verificati episodi di combustione su larga scala in un determinato territorio.

Quarant'anni o trecentomila? La durata del fenomeno

Sulla base di queste analisi, il team di ricerca ha stimato che il picco di diffusione delle felci, e quindi degli incendi a esse collegati, si sia protratto per un periodo compreso tra un minimo di 40.000 anni e un massimo di 300.000 anni, un intervallo di tempo che, pur essendo relativamente breve su scala geologica, corrisponde a un periodo lunghissimo se paragonato alla storia dell'intera umanità, che esiste sul pianeta da un tempo molto più ridotto.

La lezione per il presente

Al di là del valore puramente scientifico della scoperta, lo stesso autore principale dello studio ha voluto sottolineare un parallelo con la situazione attuale del pianeta. "La lezione che possiamo trarre", ha spiegato van de Schootbrugge, "è che la combinazione di cambiamento climatico, deforestazione e diffusione di specie opportuniste può fornire tutti gli ingredienti per una tempesta perfetta". Una considerazione che invita a riflettere su come alcuni dei meccanismi osservati in un passato remotissimo, riscaldamento globale, perdita di foreste e proliferazione di specie vegetali capaci di alimentare gli incendi, non siano poi così estranei alle dinamiche che il nostro pianeta sta vivendo oggi.

Uno sguardo nel passato per comprendere il futuro

Questo tipo di ricerche, capaci di ricostruire eventi avvenuti oltre duecento milioni di anni fa con un dettaglio sorprendente, rappresentano uno strumento prezioso non soltanto per comprendere la storia geologica del nostro pianeta, ma anche per individuare, nel passato, segnali utili a interpretare correttamente le sfide ambientali del presente. E voi trovate affascinante che la scienza riesca a ricostruire eventi così remoti con un dettaglio così preciso? Condividete la vostra curiosità nei commenti.

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