Emma Bonino, addio a 78 anni: mezzo secolo di battaglie civili
Emma Bonino è morta a Roma venerdì 11 settembre 2026 all'età di 78 anni, dopo un nuovo aggravamento delle condizioni respiratorie che aveva reso necessario il ricovero in ospedale pochi giorni prima. Con la sua scomparsa si chiude una delle carriere politiche più lunghe e riconoscibili dell'Italia repubblicana, sviluppata tra Parlamento italiano, istituzioni europee, governo e campagne internazionali sui diritti civili.
Per quasi mezzo secolo il nome di Bonino è stato associato a battaglie che hanno suscitato forte consenso e altrettanto forti opposizioni: aborto, laicità, diritti individuali, pena di morte, integrazione europea, diritti delle donne e giustizia internazionale. Definirla semplicemente una dirigente di partito non è sufficiente a descrivere una figura che ha utilizzato politica parlamentare, referendum, disobbedienza civile e campagne transnazionali come strumenti dello stesso percorso.
La morte a Roma l'11 settembre
Bonino è morta nella mattinata dell'11 settembre 2026 a Roma. Nei giorni precedenti le sue condizioni erano state descritte come delicate in seguito a una crisi respiratoria.
Era stata ricoverata il 7 settembre all'ospedale Santo Spirito, dove era arrivata in codice rosso e aveva trascorso alcuni giorni in terapia intensiva a scopo precauzionale.
Gli ultimi giorni e il trasferimento dalla terapia intensiva
Durante il ricovero Bonino era rimasta cosciente e i parametri cardiocircolatori e respiratori erano stati definiti inizialmente accettabili, pur in un quadro clinico delicato.
Il 10 settembre aveva lasciato la terapia intensiva ed era stata trasferita in una struttura privata romana sulla base delle valutazioni condivise tra il medico personale e l'équipe ospedaliera.
La lunga storia clinica
La salute di Bonino era stata segnata dal tumore al polmone diagnosticato nel 2015, un microcitoma per il quale aveva affrontato un lungo percorso terapeutico.
Dopo circa otto anni di cure aveva comunicato di aver concluso positivamente il trattamento. Negli anni successivi aveva però avuto altri episodi sanitari, compreso un ricovero nel novembre 2025, quando era stata esclusa una recidiva oncologica.
Una carriera continuata anche durante la malattia
Uno degli aspetti più caratteristici dell'ultima fase della sua vita è stato il tentativo di continuare l'attività politica anche durante le cure.
Bonino aveva parlato pubblicamente della propria malattia, opponendosi all'idea che una diagnosi oncologica dovesse trasformare automaticamente una persona in qualcuno definito esclusivamente dalla propria condizione sanitaria.
Nata a Bra nel 1948
Emma Bonino era nata il 9 marzo 1948 a Bra, in provincia di Cuneo. Aveva quindi compiuto 78 anni pochi mesi prima della morte.
La sua formazione e l'ingresso nella politica avvennero in un'Italia molto diversa da quella attuale, ancora attraversata nei primi anni Settanta da profondi conflitti su diritti civili, famiglia, sessualità e ruolo della Chiesa nella società.
L'incontro con il mondo radicale
Bonino si avvicinò al movimento radicale negli anni Settanta e divenne rapidamente una delle figure più note accanto a Marco Pannella e agli altri dirigenti del Partito Radicale.
Il radicalismo italiano di quella fase utilizzava strumenti allora poco convenzionali: referendum, scioperi della fame, autodenunce e disobbedienza civile per portare questioni sociali fuori dalle sedi tradizionali dei partiti.
La battaglia sull'aborto
La prima grande campagna che rese Bonino conosciuta a livello nazionale fu quella per la legalizzazione dell'interruzione volontaria della gravidanza.
Negli anni Settanta l'aborto era ancora disciplinato dal codice penale e molte interruzioni di gravidanza avvenivano clandestinamente, con conseguenze sanitarie particolarmente gravi soprattutto per le donne con minori risorse economiche.
Il CISA e l'autodenuncia
Bonino fu coinvolta nelle attività del Centro d'informazione sulla sterilizzazione e sull'aborto, il CISA, che offriva informazioni e assistenza in una fase in cui l'interruzione volontaria della gravidanza era illegale.
Nel 1975, insieme ad altre figure del movimento, si autodenunciò e venne arrestata nell'ambito della campagna destinata a portare la questione direttamente al centro del dibattito pubblico.
Dalla clandestinità alla legge 194
Il confronto politico e sociale sull'aborto non dipese naturalmente da una singola persona o organizzazione. Movimenti femministi, partiti, associazioni, medici e realtà cattoliche sostennero posizioni spesso opposte.
Nel 1978 il Parlamento approvò la legge 194, che disciplinò l'interruzione volontaria della gravidanza entro specifiche condizioni e procedure. Bonino rimase da allora associata stabilmente alla campagna che aveva preceduto quella riforma.
Una battaglia destinata a restare divisiva
La posizione di Bonino sull'aborto le assicurò il sostegno di molte organizzazioni femministe e laiche, ma provocò anche una fortissima opposizione da parte di movimenti pro-life e settori cattolici.
Questa divisione l'accompagnò per tutta la carriera. Anche dopo decenni, la sua figura continuava a essere valutata in modo profondamente differente in base alla concezione dei diritti riproduttivi.
L'elezione alla Camera nel 1976
A soli 28 anni, nel 1976, Bonino venne eletta per la prima volta alla Camera dei deputati.
Fu l'inizio di una lunghissima esperienza parlamentare che, con interruzioni e passaggi tra Camera e Senato, l'avrebbe accompagnata attraverso numerose legislature della Repubblica italiana.
Il Partito Radicale entra nelle istituzioni
Le elezioni del 1976 segnarono il primo ingresso significativo del Partito Radicale nel Parlamento nazionale.
La caratteristica dei radicali era tentare di utilizzare contemporaneamente il lavoro dentro le istituzioni e la mobilitazione fuori dal Parlamento, mantenendo un rapporto spesso conflittuale con i partiti maggiori.
Il referendum come strumento politico
Bonino apparteneva a una generazione radicale che fece del referendum abrogativo uno dei principali strumenti di intervento politico.
Dopo il referendum sul divorzio del 1974, i radicali promossero numerose iniziative riguardanti aborto, finanziamento pubblico dei partiti, giustizia, nucleare e altri temi. Non tutte ebbero successo, ma contribuirono a trasformare il referendum in uno strumento centrale della politica italiana.
L'ingresso nel Parlamento europeo
Nel 1979 Bonino venne eletta anche al Parlamento europeo, tornando successivamente nell'assemblea di Strasburgo in diverse legislature.
L'Europa divenne progressivamente una delle componenti più importanti della sua identità politica. Con il passare degli anni il suo europeismo divenne sempre più esplicitamente federalista.
L'Europa come progetto politico
Per Bonino l'Unione Europea non doveva limitarsi a essere uno spazio economico comune, ma avrebbe dovuto sviluppare istituzioni politiche più integrate e una maggiore capacità di agire unitariamente nel mondo.
Questa posizione rimase una delle costanti della sua carriera fino agli ultimi anni, quando continuò a sostenere una maggiore integrazione europea anche durante fasi di crescita dei movimenti euroscettici.
La presidenza e la segreteria radicale
Tra il 1991 e il 1993 Bonino fu presidente del Partito Radicale Transnazionale, diventandone successivamente segretaria fino al 1994.
La trasformazione transnazionale del movimento corrispondeva alla volontà di spostare molte battaglie oltre il perimetro della politica italiana, costruendo campagne internazionali su diritti umani e giustizia.
La nomina a commissaria europea
Nel 1995 arrivò uno degli incarichi istituzionali più importanti: Bonino entrò nella Commissione europea.
Le furono affidate responsabilità relative alla politica della pesca, alla tutela dei consumatori e all'aiuto umanitario europeo. Dal 1997 ricevette inoltre competenze supplementari in materia di salute dei consumatori e sicurezza alimentare.
L'aiuto umanitario europeo
Il settore dell'aiuto umanitario portò Bonino direttamente in contatto con numerose crisi internazionali degli anni Novanta.
Durante il mandato visitò aree coinvolte in conflitti e emergenze e cercò di aumentare la visibilità dell'intervento umanitario europeo, in un periodo segnato dalle guerre nei Balcani, dalle crisi africane e dai grandi movimenti di rifugiati.
Il Kosovo e la fine degli anni Novanta
La crisi del Kosovo rappresentò uno dei principali dossier umanitari della fase finale del suo mandato europeo.
Nel 1999 l'Europa dovette gestire l'arrivo di centinaia di migliaia di rifugiati nei Paesi vicini e destinò risorse straordinarie alle operazioni di assistenza.
La politica europea sulla pesca
Bonino ebbe anche la responsabilità della politica comune della pesca, settore molto meno noto al grande pubblico ma politicamente complesso per i conflitti tra tutela delle risorse, interessi delle flotte e rapporti internazionali.
Il suo stile diretto generò talvolta scontri diplomatici, contribuendo alla reputazione di esponente poco incline a utilizzare un linguaggio burocratico anche quando ricopriva incarichi istituzionali.
La Lista Bonino e il risultato del 1999
Alle elezioni europee del 1999 la Lista Bonino ottenne circa l'8,5% dei voti, uno dei risultati elettorali più significativi mai raggiunti dal movimento radicale.
Quel successo non venne però replicato nelle successive elezioni politiche nazionali, mostrando uno dei problemi ricorrenti dell'area radicale: un consenso personale o referendario spesso superiore alla capacità di costruire una presenza partitica stabile.
Una figura popolare ma senza un grande partito
La carriera di Bonino presenta proprio questo apparente paradosso: un'elevata notorietà personale e riconoscibilità internazionale, ma una base elettorale organizzata relativamente piccola.
Per decenni i radicali riuscirono a portare numerosi temi nel dibattito pubblico pur rimanendo una forza minoritaria nel sistema dei partiti italiani.
La lotta contro la pena di morte
Tra le campagne internazionali maggiormente associate a Bonino figura quella contro la pena capitale.
L'azione radicale e transnazionale contribuì a sostenere la battaglia per una moratoria universale delle esecuzioni, tema successivamente arrivato anche alle Nazioni Unite.
Il Tribunale penale internazionale
Bonino si impegnò inoltre per la creazione di una giurisdizione penale internazionale permanente capace di perseguire crimini particolarmente gravi.
La nascita della Corte penale internazionale, attraverso lo Statuto di Roma del 1998 e la successiva entrata in funzione, rappresentò uno dei risultati internazionali che il movimento radicale considerò maggiormente coerenti con le proprie campagne.
Le mutilazioni genitali femminili
Un altro fronte fu il contrasto alle mutilazioni genitali femminili, pratica contro la quale Bonino sostenne iniziative internazionali insieme ad associazioni e attiviste dei Paesi maggiormente interessati.
Il suo approccio cercava di collocare la questione nella cornice dei diritti umani, evitando di ridurla a uno scontro culturale tra Europa e società africane.
L'Afghanistan e i diritti delle donne
Negli anni del primo regime talebano, Bonino dedicò attenzione particolare alla condizione delle donne afghane.
Il tema della loro esclusione dall'istruzione, dal lavoro e da ampie parti della vita pubblica divenne una delle questioni attraverso cui cercò di richiamare l'attenzione internazionale sulle conseguenze del fondamentalismo.
L'arresto in Afghanistan nel 1997
Nel 1997 Bonino venne brevemente fermata dai talebani a Kabul insieme ad alcuni giornalisti e collaboratori durante una missione legata all'attività umanitaria.
L'episodio aumentò la visibilità internazionale della situazione afghana e contribuì ulteriormente alla costruzione dell'immagine di Bonino come politica disposta a recarsi personalmente nelle aree di crisi.
Il ritorno nel governo italiano
Dopo l'esperienza europea, Bonino tornò a ricoprire incarichi nel governo italiano.
Tra il 2006 e il 2008 fu ministra per il Commercio internazionale e le Politiche europee nel governo guidato da Romano Prodi.
Vicepresidente del Senato
Eletta senatrice nel 2008, Bonino divenne vicepresidente del Senato.
L'incarico rappresentava una funzione istituzionale particolarmente significativa per una dirigente proveniente da una tradizione politica spesso costruita sulla contestazione delle istituzioni e sull'uso della disobbedienza civile.
La candidatura alla Presidenza della Repubblica
Il nome di Bonino venne più volte indicato nel dibattito pubblico tra quelli possibili per il Quirinale, anche grazie a sondaggi che mostravano un livello elevato di popolarità personale.
Non divenne mai Presidente della Repubblica, ma la frequenza con cui la sua candidatura veniva discussa mostra quanto la sua figura fosse percepita come più ampia rispetto al peso elettorale delle formazioni politiche alle quali apparteneva.
Ministra degli Esteri nel governo Letta
Nel 2013 Emma Bonino venne nominata ministra degli Affari Esteri nel governo presieduto da Enrico Letta.
Rimase alla Farnesina fino al febbraio 2014, occupandosi di politica internazionale durante una fase segnata dalle conseguenze della Primavera araba, dalla crisi siriana e da un crescente dibattito europeo sulla migrazione.
Una politica fortemente europeista
L'incarico agli Esteri rese ancora più visibile la sua convinzione che l'Italia dovesse legare gran parte della propria strategia internazionale a un'Europa più integrata.
Era una posizione nettamente politica e non universalmente condivisa, soprattutto con il progressivo rafforzamento in Italia di movimenti più critici nei confronti dell'Unione Europea.
La diagnosi di tumore nel 2015
Nel gennaio 2015 Bonino comunicò pubblicamente di avere un tumore polmonare.
La scelta di parlare apertamente della malattia fu accompagnata dal tentativo di continuare l'impegno pubblico, pur adattandolo ai trattamenti e alle condizioni fisiche.
La nascita di +Europa
Nel 2017 Bonino contribuì alla nascita di +Europa, formazione politica fortemente europeista, liberale e orientata ai diritti civili.
Il progetto cercava di costruire una casa politica più strutturata per un'area culturale che negli anni precedenti era stata rappresentata da diverse liste radicali e alleanze elettorali.
Il ritorno al Senato nel 2018
Alle elezioni politiche del 2018 Bonino tornò in Parlamento come senatrice.
Il mandato si concluse nel 2022, ma continuò a mantenere un ruolo pubblico attraverso +Europa e iniziative dedicate soprattutto all'integrazione europea e ai diritti individuali.
La presidenza di +Europa
Tra il 2024 e il 2025 ricoprì anche la carica di presidente di +Europa.
Gli ultimi anni mostrarono tuttavia anche le difficoltà dell'area politica che rappresentava: divisioni interne, risultati elettorali limitati e un panorama nel quale l'europeismo federalista faticava a trasformarsi in consenso di massa.
Il rapporto con Marco Pannella
Per decenni il percorso di Bonino fu strettamente intrecciato con quello di Marco Pannella, leader storico dei radicali.
Il rapporto politico fu intenso e non sempre privo di tensioni, come spesso accade all'interno di movimenti fortemente personalizzati. Dopo la morte di Pannella nel 2016, Bonino rimase una delle figure più riconoscibili della tradizione radicale.
Un rapporto sorprendente con papa Francesco
Nonostante le profondissime differenze su aborto e altre questioni bioetiche, Bonino sviluppò negli ultimi anni un rapporto personale di reciproco rispetto con papa Francesco.
Nel 2024 il Pontefice andò a trovarla nella sua abitazione romana. L'episodio mostrò la possibilità di mantenere un dialogo personale anche tra figure con visioni profondamente differenti su questioni fondamentali.
Le divergenze con il mondo cattolico non scomparvero
Quel rapporto non cancellò naturalmente le forti distanze tra Bonino e gran parte del mondo cattolico sulle questioni relative alla vita, alla famiglia e alla bioetica.
Per molti critici le sue campagne sull'aborto restano l'elemento principale attraverso cui valutarne negativamente l'eredità politica. Un profilo storico equilibrato deve registrare anche questa opposizione, senza confonderla con un giudizio sui fatti.
Il cordoglio trasversale delle istituzioni
La morte ha provocato messaggi di cordoglio provenienti da esponenti di schieramenti politici differenti.
Il Presidente della Repubblica ha ricordato il suo ruolo nella vita della Repubblica, sottolineando tanto l'impegno sui diritti quanto quello internazionale e l'europeismo.
Perché Bonino è stata una figura difficile da classificare
Le categorie tradizionali di destra e sinistra descrivono solo parzialmente la cultura radicale alla quale Bonino apparteneva.
Il movimento ha storicamente combinato posizioni libertarie sui diritti civili, orientamenti liberali in economia, anticlericalismo, garantismo, europeismo e campagne internazionali sui diritti umani.
Alleanze politiche molto differenti nel tempo
Proprio per questa collocazione, i radicali hanno stretto nel corso dei decenni alleanze elettorali differenti, collaborando in fasi diverse con aree di centrodestra e centrosinistra.
La traiettoria di Bonino conferma quindi quanto il radicalismo italiano abbia spesso tentato di restare un movimento di temi e campagne più che un partito inserito stabilmente in uno dei due poli.
La disobbedienza civile come metodo
Una delle caratteristiche più controverse fu l'utilizzo sistematico della disobbedienza civile.
Per Bonino e i radicali violare apertamente una norma considerata ingiusta, assumendosi le conseguenze giudiziarie, poteva essere uno strumento per costringere la politica a discutere un problema. I critici hanno invece contestato più volte l'idea che la violazione della legge possa diventare uno strumento politico ordinario.
Scioperi della fame e campagne nonviolente
La tradizione radicale fece largo uso anche di scioperi della fame e altre forme di protesta nonviolenta.
Questi strumenti riuscivano spesso a ottenere visibilità mediatica su temi minoritari, ma suscitarono anche critiche da parte di chi li considerava modalità di pressione politica eccessivamente personalizzate.
L'impegno contro la fame nel mondo
Negli anni Ottanta una delle grandi campagne radicali riguardò la fame nel mondo e le politiche internazionali di sviluppo.
La questione contribuì ad allargare l'attività di Bonino oltre i tradizionali diritti civili italiani, anticipando quella dimensione transnazionale che avrebbe poi caratterizzato gran parte della sua carriera.
Una politica molto esposta ai media
Bonino comprese molto presto il ruolo della comunicazione nella politica contemporanea.
Autodenunce, manifestazioni, viaggi nelle aree di crisi e iniziative altamente simboliche permettevano ai radicali di ottenere una visibilità assai superiore alle proprie dimensioni elettorali.
Il rapporto con il femminismo
Bonino viene frequentemente descritta come una figura del femminismo italiano, soprattutto per le campagne sull'autodeterminazione e sui diritti delle donne.
Il suo percorso non coincide però con tutte le correnti femministe, un universo politico e culturale estremamente pluralistico. Anche all'interno del movimento delle donne sono esistite nel tempo differenze di impostazione e priorità.
Una delle prime donne italiane con grandi incarichi europei
L'esperienza nella Commissione europea negli anni Novanta rese Bonino una delle donne italiane più visibili nelle istituzioni internazionali in un periodo in cui la presenza femminile ai vertici politici era ancora molto inferiore a quella attuale.
Questo aspetto ha contribuito al suo ruolo simbolico nella storia della partecipazione politica femminile, indipendentemente dal giudizio sulle specifiche battaglie che conduceva.
Il lascito europeo
Negli ultimi anni Bonino indicava la maggiore unità dell'Europa come una delle questioni centrali del futuro.
Riteneva insufficiente un'Unione composta da Stati capaci di agire unitariamente soltanto in alcuni ambiti e sosteneva un rafforzamento delle istituzioni comuni.
Una posizione oggi ancora controversa
Il progetto di un'Europa federale resta tutt'altro che condiviso unanimemente.
Alcune forze politiche considerano necessaria una maggiore integrazione; altre ritengono invece prioritario mantenere o recuperare ampi margini di sovranità nazionale. La posizione di Bonino apparteneva nettamente al primo campo.
Il giudizio storico non può essere ridotto a un solo tema
Per sostenitori e critici, la tentazione è spesso giudicare Emma Bonino soltanto attraverso la battaglia sull'aborto.
Quella campagna fu indiscutibilmente centrale nella sua biografia, ma mezzo secolo di attività comprende anche Parlamento europeo, aiuto umanitario, pena di morte, politica estera, giustizia internazionale e integrazione europea.
Allo stesso modo non va cancellata la natura divisiva delle sue battaglie
Presentare Bonino soltanto come una figura universalmente celebrata sarebbe storicamente inesatto. Diverse sue posizioni furono profondamente controverse e restano tali ancora oggi.
La rilevanza storica di un politico non coincide necessariamente con il consenso. A volte deriva proprio dalla capacità di imporre nel dibattito pubblico questioni divisive che costringono la società a prendere posizione.
Una carriera attraversata dall'intera storia repubblicana recente
Dalla metà degli anni Settanta al 2026, la carriera di Bonino attraversa cinquant'anni di trasformazioni italiane: la fine della Prima Repubblica, la nascita dell'Unione Europea contemporanea, le guerre balcaniche, la globalizzazione, l'euro e la crisi dei tradizionali partiti.
Pochissimi esponenti politici italiani hanno mantenuto per un periodo tanto lungo una riconoscibilità internazionale paragonabile alla sua.
Una figura destinata a restare nel dibattito italiano
La morte di Emma Bonino non renderà improvvisamente condivise le sue idee politiche, né dovrebbe farlo. Una democrazia conserva memoria dei propri protagonisti senza richiedere un giudizio uniforme.
Il dato storico è che molte delle battaglie alle quali partecipò hanno modificato direttamente il dibattito pubblico italiano, mentre altre sono rimaste minoritarie o irrisolte.
Il peso di mezzo secolo di politica
Bonino lascia una biografia nella quale attivismo e istituzioni sono rimasti costantemente intrecciati: dall'arresto negli anni Settanta alla Farnesina, dalle manifestazioni radicali alla Commissione europea.
È proprio questa combinazione a spiegare perché la sua morte abbia prodotto reazioni ben oltre il perimetro della famiglia politica radicale.
Un'eredità che continuerà a dividere e far discutere
Come accade alle personalità che hanno preso posizioni molto nette, anche l'eredità di Emma Bonino continuerà probabilmente a essere letta in modi opposti.
Per alcuni resterà una protagonista delle libertà civili e dell'europeismo; per altri una figura simbolo di scelte etiche e politiche profondamente contestate. Entrambe le reazioni fanno parte della storia di una dirigente che raramente ha scelto la neutralità. Voi quale battaglia o fase della sua lunga carriera considerate più importante per comprendere la trasformazione dell'Italia negli ultimi cinquant'anni? Potete lasciare un commento mantenendo il confronto rispettoso delle diverse posizioni.

