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Earthshot Prize 2026: il progetto che salva gli animali collegando Yellowstone e Yukon

Una grande area naturale che attraversa Stati Uniti e Canada, migliaia di chilometri di habitat montani e un obiettivo preciso: permettere agli animali selvatici di spostarsi senza incontrare barriere artificiali insormontabili. È questa la visione alla base della Yellowstone to Yukon Conservation Initiative, il progetto selezionato fra i 15 finalisti dell'Earthshot Prize 2026.
L'annuncio, diffuso il 18 settembre 2026, porta l'attenzione internazionale su un modello di conservazione che non considera parchi, riserve e aree protette come territori completamente isolati, ma cerca di collegarli attraverso corridoi ecologici capaci di sostenere la sopravvivenza delle specie.
La rete si estende dal grande ecosistema di Yellowstone, negli Stati Uniti, fino al territorio canadese dello Yukon, seguendo un sistema montuoso di circa 3.400 chilometri. Il lavoro comprende protezione degli habitat, attraversamenti stradali, accordi territoriali e collaborazione fra comunità locali, popolazioni indigene, autorità pubbliche, ricercatori e proprietari dei terreni.
L'iniziativa è candidata nella categoria Protect & Restore Nature, dedicata alla protezione e al ripristino della natura. I vincitori dell'Earthshot Prize saranno annunciati il 17 novembre a Mumbai, in India. Alla data del 21 settembre, quindi, Yellowstone to Yukon è un progetto finalista, non uno dei vincitori già proclamati.

Che cos'è la Yellowstone to Yukon Conservation Initiative

La Yellowstone to Yukon Conservation Initiative, conosciuta attraverso l'acronimo Y2Y, è un'organizzazione impegnata nella protezione e nel collegamento degli habitat naturali lungo una vasta porzione delle Montagne Rocciose nordamericane.
La sua visione riguarda un sistema interconnesso di territori, acque e ambienti naturali che attraversa il confine fra Canada e Stati Uniti.
L'organizzazione nasce nel 1993, sviluppando un approccio alla conservazione fondato sulla necessità di considerare le esigenze degli animali su una scala geografica più ampia rispetto a quella dei singoli parchi.
L'idea di fondo è semplice: una specie può avere bisogno di spostarsi per cercare cibo, riprodursi, trovare nuovi territori o adattarsi ai cambiamenti ambientali. Proteggere un'area isolata può quindi non essere sufficiente quando le strade e le attività umane interrompono i collegamenti con gli habitat circostanti.

Un corridoio ecologico lungo 3.400 chilometri

Il territorio considerato dal progetto si estende per circa 3.400 chilometri, equivalenti a 2.100 miglia, dal grande ecosistema di Yellowstone fino allo Yukon.
La regione comprende circa 1,3 milioni di chilometri quadrati e attraversa cinque Stati statunitensi, due province canadesi, due territori canadesi e numerosi territori indigeni.
È importante non confondere questa superficie con l'area interamente protetta: i 1,3 milioni di chilometri quadrati descrivono il vasto territorio geografico nel quale opera l'iniziativa, non una riserva naturale continua nella quale ogni attività umana sia vietata.
Il progetto lavora infatti all'interno di un mosaico che comprende parchi, foreste, aree abitate, terreni privati, infrastrutture e attività economiche.
La sfida consiste nel mantenere o ricostruire la connettività ecologica all'interno di questo sistema, individuando i punti nei quali la frammentazione mette maggiormente in difficoltà gli spostamenti degli animali.

Perché proteggere una foresta non basta se gli animali non possono spostarsi

Un'area naturale protetta può offrire condizioni importanti per numerose specie, ma non necessariamente contiene tutte le risorse di cui gli animali hanno bisogno durante l'intero ciclo di vita.
La disponibilità di cibo, l'accesso ai luoghi di riproduzione e la necessità di individuare nuovi territori possono richiedere spostamenti anche molto estesi.
Quando habitat differenti vengono separati da autostrade, insediamenti o altre infrastrutture, la frammentazione ecologica può ridurre la possibilità di movimento degli individui.
Il problema non riguarda esclusivamente il singolo animale che deve attraversare una strada. Nel lungo periodo, la difficoltà di spostamento può ridurre le occasioni di riproduzione fra popolazioni differenti, aumentando il rischio di isolamento.
Il progetto Yellowstone to Yukon interviene proprio su questa dimensione: non si limita a proteggere singole aree, ma cerca di mantenere collegamenti territoriali funzionali alle esigenze delle specie.

La storia di Pluie, la lupa che contribuì a cambiare la conservazione nordamericana

La visione Yellowstone to Yukon è collegata anche alla storia di Pluie, una lupa seguita dai ricercatori attraverso un sistema di tracciamento satellitare a partire dal 1991.
Nel corso di circa due anni, i suoi spostamenti interessarono tre Stati americani, due province canadesi e numerose giurisdizioni amministrative.
Il percorso dell'animale mostrò concretamente quanto il territorio utilizzato da un grande carnivoro potesse estendersi oltre i confini di un singolo parco o di una singola autorità.
L'esperienza contribuì a sviluppare l'idea che la protezione delle specie richiedesse una collaborazione capace di superare i limiti amministrativi.
Nel 1993 questa visione prese forma attraverso la Yellowstone to Yukon Conservation Initiative, fondata sull'obiettivo di mantenere collegati gli ambienti naturali lungo il sistema montuoso.

I grizzly e la necessità di collegare popolazioni isolate

Fra gli animali simbolo del progetto compare il grizzly, grande carnivoro presente in diversi territori nordamericani e particolarmente sensibile alla disponibilità di habitat sufficientemente estesi.
Le popolazioni di grizzly possono occupare aree separate da infrastrutture, insediamenti e territori nei quali gli spostamenti risultano più difficili.
Nel territorio continentale degli Stati Uniti, esclusa l'Alaska, rimangono meno di 2.000 grizzly distribuiti in popolazioni separate, secondo il quadro richiamato nella presentazione del progetto.
La connettività rappresenta quindi una questione rilevante per favorire gli spostamenti fra habitat e mantenere possibilità di interazione fra gruppi differenti.
Gli interventi promossi da Yellowstone to Yukon comprendono protezione del territorio, individuazione dei corridoi e collaborazione con le autorità per ridurre gli ostacoli nei punti critici.

La distanza fra popolazioni di grizzly si è ridotta

Fra i risultati segnalati dall'iniziativa figura la riduzione della distanza fra alcune popolazioni isolate di grizzly negli Stati Uniti.
Il divario considerato era di circa 240 chilometri ed è stato successivamente ridotto a una distanza compresa approssimativamente fra 75 e 80 chilometri, secondo gli aggiornamenti comunicati nell'ambito del progetto.
Questo dato non significa che tutti i grizzly nordamericani possano già spostarsi liberamente lungo l'intero sistema Yellowstone-Yukon.
Rappresenta invece un indicatore relativo a specifiche popolazioni e alla possibilità di avvicinare habitat precedentemente separati.
La distinzione è importante: il miglioramento della connettività può essere misurato attraverso progressi territoriali, ma il raggiungimento di un sistema pienamente funzionante richiede ulteriori interventi e verifiche nel tempo.

Come funzionano gli attraversamenti stradali per gli animali selvatici

Uno degli strumenti più riconoscibili utilizzati nel progetto è rappresentato dagli attraversamenti faunistici, infrastrutture progettate per permettere agli animali di superare strade e autostrade riducendo il rischio di collisione con i veicoli.
Gli attraversamenti possono assumere forme differenti. Alcuni vengono realizzati sopra la strada, attraverso ponti o strutture vegetate, mentre altri permettono agli animali di passare sotto il livello della carreggiata.
La scelta dipende dalle caratteristiche del territorio, dalla specie considerata e dalle condizioni della strada.
Un ecodotto può essere progettato per offrire un percorso visivamente simile all'ambiente circostante, mentre un sottopasso può risultare più adatto in altre situazioni.
La presenza di queste strutture permette di intervenire nei punti nei quali un'infrastruttura stradale rappresenta un ostacolo particolarmente significativo per gli spostamenti della fauna.

Oltre 200 passaggi per la fauna selvatica

Uno dei risultati più concreti comunicati dalla Yellowstone to Yukon Conservation Initiative riguarda il sostegno alla realizzazione di oltre 200 attraversamenti faunistici.
Il dato indicato nella ricostruzione internazionale del progetto è di 204 attraversamenti, mentre l'organizzazione utilizza anche il riferimento generale a più di 200 infrastrutture sostenute.
Questi interventi non devono essere attribuiti esclusivamente all'attività materiale di una singola associazione. La realizzazione delle infrastrutture coinvolge autorità pubbliche, tecnici, amministrazioni, partner locali e altri soggetti che partecipano alla progettazione e all'attuazione.
Il ruolo di Yellowstone to Yukon consiste anche nel favorire il coordinamento e nel promuovere le condizioni necessarie perché gli attraversamenti vengano progettati nei territori più importanti per la fauna.
La collaborazione rappresenta quindi una componente strutturale del modello di conservazione.

Perché le recinzioni sono importanti insieme ai ponti verdi

Un attraversamento per animali non funziona necessariamente in modo ottimale se viene realizzato senza considerare il comportamento delle specie presenti e le caratteristiche delle infrastrutture circostanti.
Per questo motivo, alcuni progetti combinano ponti faunistici, sottopassi e recinzioni.
Le recinzioni possono indirizzare gli animali verso i punti di attraversamento progettati, riducendo la possibilità che tentino di entrare direttamente sulla carreggiata.
La disposizione delle infrastrutture deve però essere studiata con attenzione: un sistema che impedisce il passaggio sulla strada senza offrire un percorso alternativo potrebbe aumentare la frammentazione anziché ridurla.
La progettazione deve quindi valutare le specie, gli spostamenti documentati, la topografia e la presenza di altri ostacoli.

Banff: collisioni con ungulati ridotte del 96% nei tratti interessati

Fra gli esempi richiamati dal progetto figura il sistema di attraversamenti e recinzioni realizzato nell'area di Banff, in Canada.
Gli interventi hanno contribuito a ridurre del 96% le collisioni fra veicoli e ungulati nei tratti della Highway 1 considerati dalle rilevazioni comunicate.
Il dato riguarda specifiche infrastrutture e una categoria di animali che comprende, fra gli altri, cervidi e altri mammiferi dotati di zoccoli.
Non significa che il rischio di incidenti con qualsiasi animale sia stato eliminato in tutto il territorio Yellowstone-Yukon.
Il risultato dimostra però che attraversamenti e recinzioni, quando progettati e collocati in modo appropriato, possono contribuire concretamente alla riduzione delle collisioni in aree interessate da importanti movimenti faunistici.

La sicurezza degli automobilisti e la protezione della fauna

La realizzazione degli attraversamenti faunistici non riguarda esclusivamente la conservazione delle specie. Le collisioni fra veicoli e grandi animali possono costituire un rischio anche per automobilisti e passeggeri.
Un incidente con un mammifero di grandi dimensioni può provocare danni al veicolo, interruzioni del traffico e conseguenze per le persone coinvolte.
La riduzione delle collisioni rappresenta quindi un obiettivo che può unire sicurezza stradale e protezione ambientale.
Il caso di Banff dimostra come un intervento progettato per favorire gli spostamenti degli animali possa produrre benefici anche per chi utilizza le infrastrutture di trasporto.
Il risultato dipende comunque dalla posizione delle strutture, dalla loro manutenzione e dall'effettivo utilizzo da parte delle specie presenti.

Il ruolo dei caribù nella conservazione delle Montagne Rocciose

Un'altra specie centrale nel progetto è il caribù, mammifero nordamericano che può dipendere da habitat estesi e condizioni ambientali specifiche.
Alcune popolazioni hanno subito riduzioni significative, mentre altre sono state oggetto di interventi di conservazione mirati.
La Yellowstone to Yukon Conservation Initiative richiama in particolare il caso della popolazione Klinse-Za, nella Columbia Britannica settentrionale.
Il recupero di questa popolazione è collegato a un percorso di conservazione guidato da comunità indigene e sviluppato attraverso attività dedicate alla protezione degli animali e del loro habitat.
Il caso costituisce un esempio concreto di come la tutela delle specie possa richiedere interventi differenti rispetto alla sola costruzione di attraversamenti stradali.

Klinse-Za: da 38 a 187 caribù nel percorso di recupero

La popolazione di caribù Klinse-Za contava 38 animali nel 2013, secondo i dati richiamati dall'iniziativa.
Attraverso il percorso di conservazione guidato dalle comunità indigene, il numero è successivamente aumentato fino a 187 animali nel 2025.
Il risultato riguarda una popolazione specifica e non può essere esteso automaticamente a tutti i caribù del Nord America.
La crescita documentata rappresenta comunque un elemento importante perché dimostra che interventi coordinati possono contribuire al recupero di gruppi animali che avevano raggiunto dimensioni molto ridotte.
Il dato del 2025 è l'ultimo richiamato nella presentazione del progetto del settembre 2026: non deve essere trasformato in un conteggio effettuato oggi.

Le comunità indigene al centro della protezione del territorio

La Yellowstone to Yukon Conservation Initiative collabora con popolazioni indigene, governi, comunità locali e proprietari dei terreni.
Il coinvolgimento delle comunità indigene rappresenta una componente importante del progetto, perché numerosi territori interessati dal sistema montuoso sono collegati alla loro presenza storica e alle rispettive forme di gestione.
Le attività di conservazione possono comprendere accordi territoriali, interventi di recupero delle specie e programmi sviluppati direttamente dalle comunità.
Circa un quarto delle terre protette considerate nel quadro del progetto è gestito o cogestito da popolazioni indigene.
Questa informazione evidenzia come la protezione del territorio non coincida necessariamente con un modello nel quale tutte le decisioni vengono assunte da un'unica organizzazione esterna.

Il lavoro con gli allevatori e le comunità rurali

La conservazione di grandi carnivori in territori abitati richiede attenzione anche ai rapporti fra fauna selvatica e attività economiche locali.
La Yellowstone to Yukon Conservation Initiative collabora con allevatori e proprietari terrieri per individuare soluzioni capaci di ridurre i conflitti fra animali predatori e bestiame.
La presenza di grandi carnivori può infatti creare difficoltà concrete in alcune attività rurali. Ignorare queste esigenze rischierebbe di rendere meno sostenibili gli interventi di conservazione.
Il progetto cerca quindi di coinvolgere gli attori territoriali nella ricerca di soluzioni condivise, considerando contemporaneamente la protezione delle specie e le necessità delle comunità.
La collaborazione non elimina automaticamente ogni conflitto, ma offre una modalità attraverso la quale affrontare problemi che riguardano soggetti con responsabilità e interessi differenti.

Milioni di ettari protetti grazie alla collaborazione territoriale

Fra i risultati comunicati dal progetto figura il contributo alla protezione di circa 24-25 milioni di ettari attraverso il lavoro della Yellowstone to Yukon Conservation Initiative e dei suoi partner.
La differenza fra le cifre riportate nei diversi materiali deriva dai riferimenti e dagli arrotondamenti utilizzati nelle comunicazioni sul progetto.
Il valore di circa 25 milioni di ettari viene utilizzato nella presentazione dell'organizzazione, mentre una ricostruzione giornalistica del settembre 2026 indica circa 24 milioni.
Entrambe le cifre descrivono un risultato di grande estensione territoriale, ma è necessario precisare che si tratta di aree alla cui protezione ha contribuito una rete di organizzazioni e partner.
Non significa che Yellowstone to Yukon possieda direttamente tutta la superficie oppure che ogni ettaro sia stato protetto attraverso un unico provvedimento.

Le aree protette sono aumentate di oltre l'80%

Dal 1993, le aree protette all'interno della regione Yellowstone-Yukon sono aumentate di oltre 80%, secondo i dati comunicati nell'ambito dell'iniziativa.
Il ritmo di incremento indicato è circa il doppio di quello osservato nel resto del Nord America nel periodo considerato.
Il dato evidenzia l'espansione della superficie tutelata, ma non deve essere confuso con la percentuale complessiva di territorio oggi protetto.
Un aumento dell'80% rispetto alla superficie iniziale, infatti, non significa che l'80% dell'intera regione sia stato trasformato in area protetta.
La distinzione fra incremento percentuale e quota complessiva del territorio permette di comprendere correttamente la portata del risultato.

Il territorio Yellowstone-Yukon resta vulnerabile

Nonostante i progressi, la regione considerata dal progetto continua a essere interessata da pressioni legate a infrastrutture, insediamenti e attività economiche.
La presentazione dell'iniziativa indica che circa il 17% della regione risulta protetto, una quota che evidenzia quanto il territorio complessivo rimanga più esteso rispetto alle superfici sottoposte a specifiche forme di tutela.
Strade, attività estrattive e sviluppo territoriale possono interrompere o modificare gli habitat utilizzati dalle specie.
La protezione di nuove aree può quindi contribuire al progetto soltanto se viene considerata anche la loro posizione geografica e la possibilità di collegarle a quelle già esistenti.
Il tema centrale rimane la continuità ecologica, non semplicemente l'aumento del numero di aree protette considerate separatamente.

Perché il cambiamento climatico rende importanti i corridoi naturali

Il cambiamento climatico può modificare nel tempo la disponibilità degli habitat, la distribuzione delle risorse e le condizioni ambientali nelle quali vivono le specie.
La possibilità di spostarsi fra territori differenti può rappresentare un elemento importante per gli animali che devono adattarsi a condizioni in evoluzione.
Un habitat frammentato può limitare queste possibilità, soprattutto quando le specie incontrano ostacoli difficili da superare.
La protezione dei corridoi ecologici non rappresenta una soluzione sufficiente a eliminare gli effetti del riscaldamento globale, ma può contribuire a mantenere opportunità di movimento e collegamento fra popolazioni.
La Yellowstone to Yukon Conservation Initiative collega quindi la tutela della biodiversità alla necessità di considerare i cambiamenti ambientali su scale territoriali ampie.

Che cos'è l'Earthshot Prize

L'Earthshot Prize è un premio ambientale internazionale lanciato dal principe William nel 2020 per individuare e sostenere progetti capaci di affrontare alcune delle principali sfide ambientali.
L'iniziativa si ispira al concetto di Moonshot, associato al programma spaziale statunitense avviato durante la presidenza di John F. Kennedy.
Il riferimento riguarda l'idea di concentrare risorse, competenze e collaborazione su obiettivi ambiziosi, con la prospettiva di accelerare lo sviluppo di soluzioni concrete.
Nel caso dell'Earthshot Prize, l'orizzonte riguarda un decennio di iniziative ambientali, con l'obiettivo di sostenere progetti che possano ampliare il proprio impatto.
Il premio non si limita quindi alla presentazione simbolica di un riconoscimento, ma prevede anche strumenti destinati a favorire la crescita delle iniziative selezionate.

Le cinque categorie dell'Earthshot Prize 2026

Il premio è articolato in cinque categorie dedicate ad aspetti differenti delle sfide ambientali.
La categoria Protect & Restore Nature riguarda la protezione e il ripristino della natura, mentre Clean Our Air è dedicata alla qualità dell'aria.
Revive Our Oceans comprende soluzioni rivolte agli ecosistemi marini; Build a Waste-free World affronta la riduzione dei rifiuti e la trasformazione dei sistemi di gestione delle risorse.
La quinta categoria, Fix Our Climate, riguarda gli interventi collegati alla crisi climatica.
La Yellowstone to Yukon Conservation Initiative partecipa nella prima categoria, in relazione al proprio lavoro sulla biodiversità, sugli habitat e sulla continuità dei territori naturali.

Quindici finalisti selezionati per l'edizione 2026

Nel settembre 2026 sono stati annunciati 15 finalisti dell'Earthshot Prize, distribuiti nelle cinque categorie.
La selezione comprende iniziative provenienti da Paesi e settori differenti: progetti territoriali, tecnologie ambientali, interventi urbani e soluzioni sviluppate attraverso attività imprenditoriali e collaborazione sociale.
Il gruppo dei finalisti è stato individuato attraverso un processo che ha considerato un archivio di circa 7.000 candidature provenienti da 169 Paesi, secondo i dati diffusi dall'organizzazione del premio.
La presenza di Yellowstone to Yukon nella selezione rappresenta quindi il riconoscimento di un progetto che si confronta con iniziative ambientali di natura differente.
Il risultato del premio non è ancora stato determinato: la selezione fra i finalisti costituisce una fase distinta dall'assegnazione finale.

Gli altri progetti ambientali selezionati nel 2026

Fra gli altri finalisti dell'Earthshot Prize 2026 figurano iniziative che utilizzano tecnologie e modelli organizzativi differenti.
Satellites on Fire, progetto argentino, utilizza intelligenza artificiale e dati satellitari per individuare e seguire gli incendi.
Zero Emission Maritime Buyers Alliance, conosciuta come ZEMBA, lavora invece sul coinvolgimento degli acquirenti di servizi di trasporto marittimo nello sviluppo di soluzioni a minori emissioni.
La selezione comprende inoltre Ørsted, realtà attiva nello sviluppo dell'energia eolica offshore, e altri progetti dedicati all'acqua, alla gestione dei rifiuti, alla qualità dell'aria e alla protezione degli ecosistemi.
La varietà dei finalisti evidenzia come l'iniziativa consideri strumenti differenti per affrontare problemi ambientali che non possono essere risolti attraverso un'unica tecnologia o un solo modello organizzativo.

Un milione di sterline per ciascun progetto vincitore

I cinque vincitori dell'Earthshot Prize 2026 riceveranno un premio di un milione di sterline ciascuno.
Il riconoscimento economico è destinato a sostenere lo sviluppo e l'ampliamento dell'impatto delle iniziative selezionate.
Il premio prevede inoltre attività di supporto e collegamento con una rete internazionale di interlocutori, investitori e organizzazioni.
La somma non è stata ancora assegnata alla Yellowstone to Yukon Conservation Initiative: il progetto figura fra i finalisti e potrà concorrere al riconoscimento nella propria categoria.
La distinzione fra candidatura, selezione e vittoria è importante per evitare di presentare come già ottenuto un premio che sarà assegnato soltanto nel mese di novembre.

Il 17 novembre a Mumbai la cerimonia dell'Earthshot Prize

La cerimonia di assegnazione dell'Earthshot Prize 2026 è prevista per il 17 novembre a Mumbai, in India.
L'evento riunirà i 15 finalisti e porterà all'annuncio dei cinque progetti vincitori, uno per ciascuna categoria.
La manifestazione comprenderà anche iniziative dedicate all'incontro fra protagonisti della ricerca ambientale, imprese, investitori e organizzazioni impegnate nello sviluppo di soluzioni.
Il programma annunciato prevede che la serata di premiazione sia condotta dal regista e produttore indiano Karan Johar.
Alla data del 21 settembre, l'evento è ancora futuro e non è possibile indicare quale progetto riceverà il premio.

Gli obiettivi Yellowstone to Yukon per il 2030

Il progetto ha individuato ulteriori obiettivi di sviluppo da raggiungere entro il 2030.
Fra quelli comunicati figurano il sostegno alla protezione di altri 20 milioni di ettari e la realizzazione di almeno 50 nuovi attraversamenti faunistici.
Questi numeri rappresentano obiettivi dichiarati, non risultati già raggiunti.
Il percorso richiederà collaborazione fra partner, individuazione dei territori prioritari e disponibilità delle risorse necessarie a sviluppare gli interventi.
La continuità del progetto dipenderà inoltre dalla capacità di mantenere nel tempo le aree protette e le infrastrutture realizzate.

Perché il modello Yellowstone-Yukon interessa anche altri Paesi

Il problema della frammentazione degli habitat non riguarda esclusivamente il Nord America. In numerosi territori del mondo, infrastrutture e attività umane possono modificare gli spostamenti delle specie.
Il modello sviluppato da Yellowstone to Yukon propone un approccio che può essere osservato anche in altri contesti: identificare le aree importanti per la fauna, collegarle e costruire accordi fra soggetti differenti.
Le soluzioni non possono però essere trasferite automaticamente da un territorio all'altro. Le specie, le caratteristiche geografiche e le condizioni amministrative richiedono interventi adattati alle situazioni locali.
Il dato interessante del progetto nordamericano riguarda soprattutto la combinazione fra ricerca scientifica, protezione del territorio e collaborazione.
Questi elementi possono costituire un riferimento per iniziative che affrontano problemi simili, senza presupporre che ogni regione debba adottare esattamente le stesse infrastrutture.

Dagli ecodotti ai corridoi ecologici: una lezione per la conservazione europea

Anche in Europa, la protezione dei corridoi ecologici rappresenta un tema importante per la gestione delle infrastrutture e degli habitat.
Le strade e le aree urbanizzate possono creare barriere per mammiferi e altre specie che necessitano di spostarsi fra territori differenti.
Gli attraversamenti faunistici costituiscono uno degli strumenti utilizzabili, insieme alla protezione delle aree naturali e alla pianificazione territoriale.
Il caso Yellowstone-Yukon permette di osservare un progetto costruito su scala molto ampia, nel quale gli interventi locali vengono collegati a un obiettivo geografico complessivo.
La sua esperienza dimostra soprattutto che la protezione della fauna richiede continuità e coordinamento, oltre alla realizzazione di singole opere.

Una storia di conservazione che unisce natura e comunità

La candidatura della Yellowstone to Yukon Conservation Initiative all'Earthshot Prize 2026 porta l'attenzione su un progetto che lavora da oltre trent'anni alla protezione di un vastissimo sistema naturale.
I risultati comunicati comprendono oltre 200 attraversamenti faunistici sostenuti, milioni di ettari protetti, il recupero di una popolazione di caribù e miglioramenti documentati nella riduzione delle collisioni fra veicoli e animali in specifiche aree.
Il lavoro non viene svolto da un'unica organizzazione isolata, ma attraverso una rete di oltre 800 partner che comprende autorità pubbliche, comunità indigene, ricercatori e soggetti territoriali.
La selezione fra i 15 finalisti rappresenta un riconoscimento internazionale di questo percorso, mentre l'eventuale assegnazione del premio sarà decisa il 17 novembre.
E voi cosa pensate degli attraversamenti faunistici e dei corridoi ecologici? Vi piacerebbe vedere più interventi di questo tipo anche sulle strade italiane, soprattutto nei territori attraversati da animali selvatici? Raccontateci nei commenti quali progetti di protezione della natura conoscete e quali iniziative vorreste approfondire.

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