Decreto scuola 2026: tetto del 30%, corsi di italiano e nuove risorse
Il Consiglio dei ministri ha approvato giovedì 24 settembre 2026 un decreto-legge che interviene su numerosi aspetti del sistema scolastico italiano. Il provvedimento comprende nuove regole per la composizione delle classi prime, misure di sostegno all'apprendimento della lingua italiana, disposizioni sull'identificabilità delle persone nelle attività scolastiche e interventi relativi a docenti, libri di testo, cyberbullismo e percorsi formativi. La novità più discussa riguarda un limite del 30% riferito a determinate categorie di alunni e studenti con cittadinanza non italiana, la cui applicazione nella formazione delle classi prime è prevista a partire dall'anno scolastico 2027/2028.
Il decreto è stato presentato dal Governo come un insieme di misure per accompagnare l'avvio dell'anno scolastico 2026/2027, completare interventi legati al PNRR e favorire l'apprendimento linguistico. Le disposizioni sulla composizione delle classi, tuttavia, non determinano lo scioglimento delle sezioni già formate per l'anno in corso. Il testo annunciato distingue inoltre i criteri applicabili alla scuola primaria da quelli previsti per la secondaria di primo e secondo grado.
Le novità hanno provocato reazioni differenti. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il ministro dell'Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara hanno collegato il provvedimento agli obiettivi di integrazione scolastica e apprendimento dell'italiano. Organizzazioni sindacali e rappresentanti dei dirigenti hanno sollevato invece questioni relative alla realizzazione concreta delle misure, alle risorse e alla distribuzione degli studenti sul territorio. Per comprendere gli effetti del decreto è necessario distinguere ciò che il Governo ha approvato, ciò che scatterà nei prossimi anni e ciò che richiederà ulteriori atti applicativi.
Quando è stato approvato il decreto scuola
Il Consiglio dei ministri si è riunito a Palazzo Chigi giovedì 24 settembre 2026, sotto la presidenza di Giorgia Meloni. Tra gli atti approvati figura il decreto-legge dedicato all'istruzione, all'università e alla ricerca, proposto dalla presidente del Consiglio e dai ministri Giuseppe Valditara e Anna Maria Bernini.
Il comunicato governativo descrive un provvedimento articolato, che comprende sia misure per l'anno scolastico già avviato sia interventi destinati ad applicarsi successivamente. Questa distinzione temporale è essenziale. Il tetto del 30% per la formazione delle nuove classi prime è previsto dal 2027/2028, mentre altre disposizioni riguardano finanziamenti e organizzazione scolastica relativi al 2026/2027.
Il testo approvato e la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale
Il via libera del Governo rappresenta un passaggio del procedimento normativo. Il testo del decreto-legge, una volta pubblicato nella Gazzetta Ufficiale, costituisce il riferimento per conoscere la formulazione definitiva delle singole norme, comprese le disposizioni sull'entrata in vigore.
Alla mattina del 25 settembre, la ricostruzione della notizia si fonda sul comunicato del Consiglio dei ministri e sulle dichiarazioni rese dopo la riunione. Eventuali dettagli presenti in bozze circolate prima dell'approvazione devono essere confrontati con il contenuto effettivamente adottato. Una formulazione preliminare non può essere trattata come una regola vigente soltanto perché pubblicata o commentata durante la discussione politica.
Il limite del 30% nelle classi prime dal 2027/2028
La disposizione sulla composizione delle classi prevede che, a partire dall'anno scolastico 2027/2028, le nuove classi prime vengano organizzate per garantire una distribuzione equilibrata degli studenti appartenenti alle categorie individuate dal decreto.
La soglia è fissata al 30% degli alunni di ciascuna classe prima. Il criterio non coincide con un divieto generalizzato di superare il 30% di persone con cittadinanza straniera in qualunque classe. Le condizioni riguardano la cittadinanza non italiana insieme a determinati requisiti relativi alla nascita o al percorso scolastico già compiuto in Italia.
Che cosa cambia nella scuola primaria
Nelle classi prime della scuola primaria, il limite riguarda gli alunni con cittadinanza non italiana che non siano nati in Italia oppure non abbiano frequentato almeno due anni di scuola dell'infanzia, secondo la formulazione comunicata dal Governo.
Il riferimento ai due anni di scuola dell'infanzia è rilevante perché il decreto considera il percorso educativo precedente come elemento utile a distinguere le situazioni. Non sarebbe quindi corretto affermare che un bambino nato in Italia e già inserito nel sistema scolastico venga automaticamente compreso nella soglia per il solo possesso di una cittadinanza non italiana.
Che cosa cambia alle medie e alle superiori
Nella scuola secondaria di primo e secondo grado, la soglia viene riferita agli studenti con cittadinanza non italiana che non abbiano frequentato con esito positivo il sistema scolastico nazionale per almeno tre anni.
Il percorso scolastico già svolto assume quindi una funzione diversa rispetto al criterio utilizzato nella scuola primaria. Il decreto distingue la situazione di chi arriva recentemente dall'estero da quella di chi ha già frequentato con esito positivo una parte significativa del sistema italiano. L'applicazione concreta dipenderà dalla verifica dei requisiti previsti per ogni studente.
Non è un limite indistinto per tutti gli studenti stranieri
Una delle semplificazioni circolate nel dibattito consiste nel descrivere la misura come un tetto generale agli stranieri. Questa formula, da sola, non restituisce l'intero contenuto della disposizione annunciata.
Il criterio riguarda la composizione delle nuove classi prime e comprende condizioni relative al percorso educativo. Una persona con cittadinanza non italiana che abbia già frequentato con esito positivo il numero di anni richiesto non si trova necessariamente nella stessa situazione di uno studente appena arrivato. Allo stesso modo, la norma non descrive una categoria fondata sull'origine etnica.
Le classi già formate nel 2026/2027
Il ministro Valditara ha precisato che la misura non comporta una riorganizzazione generalizzata delle classi già costituite per l'anno scolastico 2026/2027.
Il calendario annunciato riguarda la composizione delle nuove prime dal 2027/2028. La distinzione interessa le famiglie e i docenti che hanno appena iniziato l'anno scolastico: non risulta previsto che tutte le sezioni esistenti debbano essere sciolte per raggiungere subito la nuova percentuale. Gli eventuali nuovi ingressi durante l'anno dovranno essere considerati secondo le disposizioni effettivamente applicabili.
Il ruolo degli Uffici scolastici territoriali
Quando le domande di iscrizione non permettono di rispettare il limite, gli Uffici scolastici di ambito territoriale sono chiamati ad adottare misure organizzative per favorire una distribuzione equilibrata tra istituzioni scolastiche limitrofe.
Il decreto richiama il principio di prossimità al domicilio. La distribuzione degli studenti non dovrebbe quindi essere descritta come uno spostamento libero e senza criteri verso qualunque istituto disponibile. L'organizzazione deve tenere conto della rete scolastica e delle condizioni previste, comprese quelle relative alle esigenze delle famiglie.
Il diritto allo studio e le esigenze familiari
Le disposizioni tengono conto delle situazioni nelle quali non sia possibile individuare una soluzione alternativa compatibile con la vicinanza dell'istituto e con comprovate necessità familiari.
Nel dibattito sulla misura sono state richiamate anche esigenze connesse all'assistenza di figli con disabilità. L'applicazione del limite deve quindi essere ricostruita insieme alle previsioni organizzative e alle eventuali deroghe. Considerare la percentuale come un automatismo privo di eccezioni non permette di descrivere correttamente il quadro comunicato dopo l'approvazione.
Che cosa succede quando non è possibile rispettare la soglia
Un territorio può presentare una distribuzione delle iscrizioni che renda difficile raggiungere il 30% in ogni classe prima. La disponibilità di istituti vicini, gli spostamenti quotidiani e la composizione della popolazione scolastica possono essere molto differenti tra città, quartieri e comuni.
Per queste situazioni vengono previsti interventi organizzativi e risorse destinate al potenziamento linguistico. L'esistenza di una soglia nazionale non elimina quindi la necessità di valutare i casi concreti, soprattutto quando le scuole di prossimità presentano caratteristiche simili.
Le risorse per rafforzare l'italiano
Il Governo ha previsto finanziamenti per attività extracurricolari destinate al potenziamento delle competenze di base nella lingua italiana. Secondo le informazioni diffuse dopo il Consiglio dei ministri, sono indicati 3,4 milioni di euro nel 2027 e 14,1 milioni annui dal 2028 per le attività collegate a questa misura.
L'obiettivo dichiarato è sostenere soprattutto le scuole che devono affrontare difficoltà organizzative o una particolare concentrazione di studenti con esigenze linguistiche. La presenza di risorse stanziate non coincide però con l'attivazione già completata di tutti i corsi: orari, personale e modalità concrete dovranno essere organizzati dalle istituzioni competenti.
Il collegamento con i docenti di italiano L2
La nuova disposizione si inserisce in un percorso che comprende anche il potenziamento dell'italiano come seconda lingua. Per l'anno scolastico 2025/2026 erano già stati previsti circa mille docenti destinati a interventi linguistici nelle classi con una presenza significativa di studenti non italofoni.
La formazione delle classi e il sostegno all'apprendimento della lingua costituiscono due strumenti differenti. Il primo riguarda l'organizzazione degli iscritti; il secondo il lavoro didattico necessario a sviluppare competenze comunicative e disciplinari. La valutazione dei risultati richiederà di osservare entrambi gli aspetti.
I corsi gratuiti di italiano per alcuni genitori
Il decreto introduce un percorso rivolto ai genitori stranieri nei casi in cui difficoltà linguistiche impediscano un'efficace collaborazione tra scuola e famiglia.
Secondo il comunicato governativo, le istituzioni scolastiche segnalano queste situazioni ai servizi sociali, che possono prevedere la frequenza gratuita di corsi presso i Centri provinciali per l'istruzione degli adulti. Non viene dunque descritto un obbligo indiscriminato per ogni genitore con cittadinanza non italiana, indipendentemente dalla sua conoscenza della lingua o dal percorso scolastico del figlio.
Perché vengono coinvolti i servizi sociali
Il coinvolgimento dei servizi sociali territoriali è collegato alla valutazione delle difficoltà che impediscono una collaborazione efficace tra famiglia e scuola.
Nel percorso comunicato dal Governo, i servizi possono organizzare interventi di sostegno alla genitorialità e proporre la frequenza dei corsi. La segnalazione non equivale automaticamente a una sanzione: tra individuazione del caso ed eventuale conseguenza amministrativa sono previsti passaggi differenti.
Il ruolo dei CPIA
I CPIA sono istituzioni scolastiche dedicate all'istruzione degli adulti. Possono offrire percorsi linguistici e formativi rivolti a persone con esigenze e livelli di preparazione differenti.
Nel nuovo decreto vengono individuati come sedi dei corsi gratuiti di italiano previsti per alcuni genitori. Il loro ruolo diventa quindi parte del rapporto tra scuola frequentata dai figli e sistema educativo rivolto agli adulti. L'attuazione richiederà di considerare la disponibilità dei percorsi e le condizioni organizzative sul territorio.
L'obiettivo linguistico A2
Il percorso annunciato è finalizzato al conseguimento di una competenza almeno di livello A2 nel quadro di riferimento linguistico utilizzato per descrivere l'apprendimento delle lingue.
Il livello A2 riguarda capacità comunicative di base in situazioni quotidiane e non deve essere presentato come equivalente alla padronanza completa dell'italiano. L'obiettivo comunicato è favorire una relazione più efficace con la scuola e la comprensione delle informazioni necessarie al percorso educativo dei figli.
Le sanzioni da 200 a 1.000 euro
Il decreto prevede, per determinate ipotesi di mancata partecipazione ai corsi, una sanzione amministrativa pecuniaria. Le informazioni diffuse dopo il Consiglio dei ministri indicano un importo compreso tra 200 e 1.000 euro.
La sanzione è collegata al rifiuto di frequentare il percorso previsto, dopo una diffida e fatti salvi i casi di esenzione. Non è corretto scrivere che un genitore venga multato automaticamente perché non conosce perfettamente l'italiano o perché il figlio ha cittadinanza straniera. La misura annunciata riguarda condizioni e passaggi specifici.
Le esenzioni dai percorsi linguistici
Le comunicazioni sul decreto richiamano possibili esenzioni per condizioni documentate che limitino gravemente la capacità di apprendimento linguistico, comprese determinate situazioni legate all'età, a patologie o a disabilità.
L'esistenza di queste eccezioni è importante per comprendere il perimetro della disposizione. La valutazione delle condizioni personali non può essere sostituita da supposizioni sulla capacità di un individuo di frequentare un corso. Le modalità applicative dovranno seguire i requisiti previsti dal testo normativo.
La versione approvata non prevede l'allontanamento automatico dei figli
Durante la discussione precedente al Consiglio dei ministri erano circolate bozze nelle quali comparivano formulazioni relative a possibili interventi sulla collocazione del minore. Il comunicato relativo al testo approvato descrive invece corsi gratuiti, diffida, esenzioni e sanzioni amministrative.
Per una ricostruzione corretta è indispensabile distinguere una bozza dalla versione adottata. Alla mattina del 25 settembre non risulta appropriato raccontare come norma approvata un allontanamento automatico del figlio a causa della mancata frequenza del corso linguistico, sulla base di formulazioni attribuite a testi preliminari.
Il divieto di partecipare alle attività scolastiche con il volto non riconoscibile
Tra le misure approvate figura il divieto di partecipare alle attività scolastiche con il volto coperto o attraverso modalità che impediscano il riconoscimento della persona.
Nel dibattito pubblico il provvedimento è stato collegato soprattutto a burqa e niqab, ma la formulazione comunicata si riferisce più ampiamente alla possibilità di identificare il volto. Le disposizioni riguardano il perimetro delle attività scolastiche e devono essere lette insieme alle eccezioni previste.
Le eccezioni per motivi sanitari e didattici
Il comunicato governativo prevede eccezioni per specifiche ragioni sanitarie debitamente certificate e per ragioni inerenti alle attività didattiche o formative.
La distinzione evita di interpretare la norma come un divieto assoluto di qualunque dispositivo o protezione del volto in ogni circostanza. Le esigenze sanitarie e alcune attività scolastiche possono richiedere condizioni particolari. Sarà importante verificare la formulazione normativa e le modalità concrete attraverso le quali le scuole dovranno applicarla.
Le conseguenze amministrative del divieto
Le informazioni diffuse dopo il Consiglio dei ministri indicano anche per la violazione delle disposizioni sul volto coperto una sanzione da 200 a 1.000 euro. Quando il comportamento riguarda un minore, la sanzione viene riferita al genitore secondo il quadro comunicato.
Il provvedimento ha sollevato questioni interpretative e costituzionali nel dibattito pubblico. L'esistenza di contestazioni non determina automaticamente l'illegittimità di una norma, così come la sua approvazione governativa non elimina la possibilità di successive verifiche giuridiche e parlamentari.
Il PEI e le nuove regole per il sostegno
Il decreto comprende una modifica dell'organizzazione relativa al Piano educativo individualizzato, conosciuto come PEI, per gli alunni con disabilità.
Nel comunicato del Governo viene spiegato che il piano definisce le ore di sostegno necessarie alla classe secondo un calendario che permette di determinare l'organico prima dell'inizio dell'anno scolastico. La disposizione punta a coordinare la programmazione educativa con l'assegnazione delle risorse di personale.
Gli aggiornamenti del PEI nei passaggi di grado
Il Governo ha indicato che l'aggiornamento del PEI ai fini della determinazione delle ore di sostegno avviene nei passaggi tra diversi gradi di istruzione, per favorire la continuità delle risorse.
La novità riguarda la programmazione del personale e non deve essere semplificata sostenendo che le esigenze educative di un alunno non possano più essere considerate durante l'anno. Gli aspetti didattici e organizzativi del piano devono essere distinti dalle specifiche modalità di aggiornamento delle ore descritte dal provvedimento.
Le ricadute per i docenti di sostegno
La determinazione anticipata delle ore di sostegno può incidere sui tempi attraverso i quali vengono definite le risorse scolastiche. L'obiettivo dichiarato è rendere disponibile un quadro più stabile prima dell'avvio delle lezioni.
Il risultato effettivo dipenderà però dalle procedure di attuazione, dalle esigenze degli alunni e dalle modalità di assegnazione del personale. Il decreto non può essere utilizzato, da solo, per garantire che ogni istituto disponga immediatamente di tutti i docenti necessari in qualunque momento dell'anno.
Un fascicolo dedicato alla carriera del docente
Durante la conferenza stampa, Valditara ha illustrato anche il progetto di un fascicolo del docente, destinato a raccogliere informazioni utili durante il percorso professionale.
La misura è stata presentata come una semplificazione degli adempimenti documentali. La disponibilità di informazioni già presenti negli archivi pubblici può ridurre la necessità di ripresentare certificazioni in occasione di procedure differenti, nei limiti delle modalità effettivamente previste. Per valutare il funzionamento concreto saranno necessari dettagli sugli accessi, sulla gestione delle informazioni e sui tempi di attivazione.
Le risorse per tutor e orientatori
Nel pacchetto sono richiamate risorse destinate ai docenti tutor e orientatori, figure collegate alle attività di accompagnamento e orientamento degli studenti.
Il ministro ha indicato un intervento da 70 milioni di euro per sostenere queste funzioni. La cifra deve essere riferita alla misura specifica annunciata, senza confonderla con gli altri stanziamenti per libri, personale amministrativo o attività linguistiche. La distribuzione concreta dipenderà dalle disposizioni attuative.
Gli istituti tecnici diventano licei tecnologici
Il comunicato governativo prevede che gli istituti tecnici assumano la denominazione di licei tecnologici, accompagnata da una revisione del monte ore secondo il percorso indicato dal provvedimento.
La modifica riguarda la struttura e la denominazione di un settore dell'istruzione secondaria. Non significa, per il solo cambiamento del nome, che tutti gli indirizzi diventino identici a quelli del liceo classico o scientifico. Occorre distinguere la nuova denominazione dalla definizione dei curricoli, delle competenze e dei percorsi che saranno effettivamente applicati.
Gli istituti professionali diventano licei professionali
Il decreto annuncia inoltre che gli istituti professionali assumano la denominazione di licei professionali.
La misura viene inserita nel quadro della valorizzazione dell'istruzione tecnica e professionale, secondo la posizione espressa dal Governo. Le eventuali conseguenze su quadri orari, organizzazione degli indirizzi e documentazione scolastica dovranno essere ricostruite attraverso le disposizioni definitive, senza supporre che il cambio di denominazione comporti automaticamente la cancellazione delle caratteristiche formative già esistenti.
Il latino facoltativo alle medie dal 2027/2028
È previsto anche un percorso di latino facoltativo dal secondo anno della scuola secondaria di primo grado, a partire dal 2027/2028.
L'attività annunciata comprende 33 ore annue, corrispondenti a un'ora settimanale nel quadro organizzativo previsto. La facoltatività è un elemento essenziale: la notizia non riguarda l'introduzione del latino come materia obbligatoria per tutti gli studenti delle medie.
Il fondo per i libri di testo
Il Governo ha comunicato un incremento delle risorse per garantire la gratuità totale o parziale dei libri di testo alle famiglie che rispettano i requisiti economici.
Dal 2027 viene annunciato un fondo di 20 milioni di euro annui per contributi diretti alle famiglie con indicatore ISEE non superiore a 40.000 euro. È un elemento diverso dalle soglie e dai finanziamenti presenti in altre misure locali: l'accesso concreto dipenderà dalle condizioni definite per il nuovo intervento.
Il rapporto tra ISEE e accesso ai contributi
L'ISEE è utilizzato per valutare la situazione economica del nucleo familiare secondo la disciplina applicabile. La soglia comunicata di 40.000 euro riguarda il requisito previsto per il fondo indicato dal Governo.
Non significa che qualsiasi famiglia al di sotto di tale importo riceva automaticamente una somma identica. Entità del contributo, modalità di domanda e ripartizione delle risorse dovranno seguire le disposizioni previste. È inoltre importante distinguere questo nuovo fondo da altri strumenti già esistenti per il diritto allo studio.
Nuove risorse contro il cyberbullismo
Il provvedimento incrementa il fondo dedicato al contrasto del cyberbullismo. Il tema riguarda fenomeni che possono coinvolgere studenti attraverso piattaforme digitali, messaggistica e altri strumenti di comunicazione.
Le attività scolastiche possono comprendere prevenzione, informazione e percorsi educativi. Lo stanziamento di risorse rappresenta un passaggio, mentre gli effetti dovranno essere valutati attraverso i progetti realizzati e i risultati osservabili nelle comunità scolastiche.
Tre milioni aggiuntivi per l'educazione al rispetto
Il comunicato prevede inoltre che le risorse destinate ai percorsi di educazione al rispetto e al contrasto di ogni forma di violenza di genere siano erogate direttamente alle istituzioni scolastiche, con un incremento di 3 milioni di euro per ciascuno degli anni 2026 e 2027.
La misura riguarda attività educative e deve essere distinta dalle disposizioni sulla formazione linguistica e sulla composizione delle classi. I singoli progetti saranno definiti attraverso le procedure e gli strumenti organizzativi previsti per le scuole interessate.
Il completamento degli interventi PNRR
Una parte del decreto è dedicata al completamento delle attività scolastiche finanziate attraverso il Piano nazionale di ripresa e resilienza. Sono richiamate risorse per il personale impegnato nelle fasi conclusive e la proroga del gruppo di supporto alle scuole.
Il provvedimento affronta anche interventi di edilizia scolastica non ancora conclusi. Le semplificazioni e i poteri commissariali già attribuiti ai soggetti competenti continuano ad applicarsi secondo le condizioni previste fino al completamento delle opere interessate.
La Scuola europea di Brindisi
Tra le ulteriori misure figura l'attivazione, presso la Scuola europea di Brindisi, del programma di diploma International Baccalaureate.
La disposizione interessa uno specifico percorso formativo e non modifica automaticamente tutti i programmi della scuola secondaria italiana. La sua presenza nel decreto dimostra che il pacchetto non è circoscritto alla sola organizzazione delle classi o ai corsi di italiano.
Le Olimpiadi internazionali di chimica del 2028
Il testo annunciato comprende anche risorse per l'organizzazione in Italia della sessantesima edizione delle Olimpiadi internazionali di chimica, prevista nel 2028.
L'appuntamento appartiene al settore della valorizzazione delle competenze scientifiche e della partecipazione a iniziative internazionali. Non deve essere confuso con i finanziamenti per la didattica ordinaria, perché riguarda un evento specifico e un calendario differente.
Le posizioni del Governo
Meloni e Valditara hanno presentato la misura sul 30% come uno strumento per favorire la conoscenza dell'italiano e una distribuzione equilibrata degli studenti. Secondo la presidente del Consiglio, l'apprendimento linguistico e la composizione delle classi contribuirebbero a evitare concentrazioni scolastiche problematiche.
Si tratta dell'interpretazione espressa dal Governo. Gli effetti concreti dipenderanno dall'organizzazione delle iscrizioni, dalle risorse disponibili e dai risultati degli interventi didattici. Non sarebbe corretto presentare l'obiettivo dichiarato come un beneficio già dimostrato dall'applicazione di una misura che partirà dal 2027/2028.
Le obiezioni sindacali e dei dirigenti
La Flc Cgil ha criticato il decreto, sostenendo che non affronti in modo sufficiente questioni considerate centrali per il personale scolastico, come retribuzioni e precariato. Anche rappresentanti dei dirigenti hanno espresso dubbi sulla realizzabilità del limite in determinati territori.
Le obiezioni riguardano soprattutto la distanza tra una soglia nazionale e le condizioni locali della rete scolastica. Sono valutazioni attribuite ai soggetti che le hanno espresse, distinte dalle disposizioni effettivamente approvate. Sarà possibile verificarne la portata attraverso gli atti attuativi e l'organizzazione delle iscrizioni nei prossimi anni.
Il tema costituzionale nel dibattito pubblico
Alcuni giuristi hanno sollevato questioni relative alla compatibilità delle nuove misure con principi costituzionali, tra cui uguaglianza, libertà religiosa e diritto all'istruzione. Il dibattito interessa soprattutto il criterio di distribuzione degli studenti e il divieto di copertura del volto.
Le interpretazioni giuridiche possono differire e non equivalgono automaticamente a una decisione della Corte costituzionale. Per descrivere correttamente la situazione del 25 settembre occorre distinguere le critiche, le eventuali future contestazioni e un accertamento giurisdizionale che non può essere anticipato.
Il calendario che interessa scuole e famiglie
Le disposizioni annunciate si sviluppano su più anni. Il 2026/2027 riguarda l'avvio del nuovo anno scolastico e diversi interventi organizzativi; il 2027/2028 rappresenta il riferimento per la formazione delle classi prime secondo i nuovi criteri e per l'avvio del latino facoltativo dal secondo anno delle medie.
Le famiglie dovranno quindi seguire le comunicazioni delle istituzioni scolastiche e degli Uffici territoriali quando si apriranno le procedure di iscrizione interessate. La pubblicazione e l'attuazione del decreto consentiranno di conoscere con precisione gli adempimenti e i tempi applicabili.
Che cosa cambia davvero dopo il Consiglio dei ministri
Il decreto del 24 settembre apre una nuova fase di interventi su organizzazione delle classi, apprendimento linguistico, sostegno e risorse scolastiche. La misura più discussa non prevede l'immediata redistribuzione di tutte le classi, ma riguarda le nuove prime dal 2027/2028 secondo criteri differenziati.
Il quadro comprende anche corsi gratuiti per alcuni genitori, eventuali sanzioni amministrative nelle condizioni previste, regole sull'identificabilità durante le attività scolastiche e interventi per docenti, studenti e famiglie. Le conseguenze concrete dipenderanno dalla formulazione definitiva e dai successivi passaggi applicativi.
E voi, quali aspetti del nuovo decreto scuola vorreste approfondire? Vi interessano maggiormente la formazione delle classi, i corsi di italiano, il PEI, le risorse per i libri di testo o le novità per docenti e istituti tecnici e professionali? Raccontateci nei commenti le vostre domande e le esperienze maturate nelle scuole.

