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Dazi USA su 60 Paesi: la protesta dell'Australia e la posizione dell'UE

Sono entrati in vigore i nuovi dazi statunitensi annunciati nei giorni scorsi dall'amministrazione americana, che colpiscono con tariffe del 10% o del 12,5% le merci provenienti da circa sessanta partner commerciali, tra cui l'Unione Europea e la Cina. Diversi Paesi coinvolti, tra cui l'Australia, hanno avviato iniziative diplomatiche per contestare formalmente la misura, ritenendo ingiustificate le accuse relative al mancato contrasto del lavoro forzato.

La base giuridica della nuova misura

Le nuove tariffe si fondano su una specifica indagine avviata ai sensi della Sezione 301 del Trade Act statunitense del 1974, lo strumento normativo che consente al presidente degli Stati Uniti di imporre misure commerciali di ritorsione al termine di indagini su pratiche ritenute discriminatorie o dannose per il commercio americano. Washington sostiene che i Paesi coinvolti non abbiano adottato o applicato misure sufficientemente efficaci per impedire l'importazione di beni realizzati attraverso il lavoro forzato.

La dura reazione del primo ministro australiano

Tra le reazioni più nette figura quella del primo ministro australiano Anthony Albanese, che ha definito "ingiustificati" i nuovi dazi imposti al proprio Paese. Albanese ha sottolineato come l'Australia disponga di una legislazione "solida, completa e all'avanguardia a livello mondiale" per contrastare il lavoro forzato e la schiavitù moderna, inquadrando la controversia come il riflesso di una più ampia divergenza di vedute sul commercio internazionale tra Canberra e l'attuale amministrazione statunitense.

La posizione dell'Unione Europea

Diversamente dall'Australia, l'Unione Europea ha scelto una linea più conciliante. Un portavoce della Commissione Europea ha ricordato come Bruxelles abbia già "adempiuto alla propria parte dell'accordo", rendendo operative dal 1° luglio 2026 le riduzioni tariffarie precedentemente concordate con Washington, e ha definito la decisione americana un segnale incoraggiante per proseguire il dialogo su ulteriori esenzioni e su altri dossier economici strategici, dalle materie prime critiche alla sicurezza economica, fino all'intelligenza artificiale.

Il meccanismo tariffario per l'UE e altri partner avanzati

Per l'Unione Europea, così come per Giappone, Corea del Sud, Svizzera e Taiwan, è stato previsto un meccanismo particolare: la tariffa prevista dalla Sezione 301 si somma a quella già applicata secondo la clausola della nazione più favorita, fino a un tetto complessivo del 10% per UE e Taiwan, o del 12,5% per Giappone, Corea del Sud e Svizzera.

Le richieste delle imprese italiane

Sul fronte imprenditoriale italiano, il presidente dell'Associazione Italiana Commercio Estero (AICE) e vicepresidente di Confcommercio, Riccardo Garosci, ha sottolineato la necessità di garantire certezza normativa alle aziende esportatrici italiane, auspicando che l'intesa tra Unione Europea e Stati Uniti trovi presto piena applicazione, esprimendo al contempo sostegno all'iniziativa della Commissione Europea volta a ottenere esenzioni mirate per specifici settori produttivi.

La reazione della Cina

Sul fronte cinese, la risposta diplomatica resta improntata a una ferma critica nei confronti dei dazi unilaterali statunitensi, sebbene le trattative bilaterali tra Washington e Pechino proseguano parallelamente senza particolari scosse. I contatti tra il ministro degli Esteri cinese Wang Yi e il segretario di Stato americano Marco Rubio, insieme alla prevista visita del presidente cinese Xi Jinping negli Stati Uniti a settembre, suggeriscono come le due potenze stiano scegliendo di separare il confronto tariffario dal più ampio dialogo strategico bilaterale.

Le esenzioni previste dal provvedimento

Come già segnalato nei giorni scorsi, restano esclusi dalla misura i beni già soggetti a dazi specifici legati alla sicurezza nazionale, tra cui acciaio, alluminio e automobili, oltre a petrolio, gas naturale e fertilizzanti. Il memorandum prevede inoltre l'introduzione di specifici contingenti tariffari agevolati per Bangladesh, Cambogia, Indonesia e Malaysia, pensati per incentivare l'importazione di cotone e prodotti tessili statunitensi.

Un nuovo equilibrio nel commercio internazionale

Il combinato di reazioni diplomatiche diverse, dalla protesta aperta dell'Australia alla linea più concertata dell'Unione Europea, fotografa un momento di profonda ridefinizione degli equilibri commerciali internazionali, in cui ogni Paese sta scegliendo strategie differenti per affrontare la nuova stagione di protezionismo commerciale avviata dall'amministrazione statunitense. Resta ora da vedere come si evolverà questo confronto nelle prossime settimane, e se porterà a nuovi negoziati bilaterali capaci di attenuare l'impatto delle tariffe sui rispettivi flussi commerciali.

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