Creme solari e cancro: perché la bufala virale è scientificamente infondata
Torna a circolare online, con particolare insistenza nelle ultime settimane, l'affermazione secondo cui l'uso di creme solari aumenterebbe il rischio di sviluppare tumori della pelle. Un'accurata verifica giornalistica ha chiarito che questa conclusione nasce da un'interpretazione scorretta di uno studio scientifico britannico, i cui stessi autori hanno più volte precisato che i risultati non dimostrano affatto un simile legame di causa-effetto.
Da dove nasce questa affermazione allarmante
Alla base della bufala c'è uno studio scientifico reale, pubblicato nel novembre 2023 sulla rivista specializzata Cancer Epidemiology, Biomarkers & Prevention, condotto su un ampio campione di partecipanti tratto dalla UK Biobank, una delle più grandi banche dati biomediche al mondo. Alcuni contenuti diffusi sui social media hanno ripreso un singolo dato di questa ricerca, presentandolo come la prova che le creme solari "aumenterebbero drasticamente" il rischio delle principali forme di tumore cutaneo, incluso il melanoma, la forma più aggressiva.
Che cosa indagava davvero lo studio originale
Per capire l'errore, è fondamentale sapere che quello studio non era affatto pensato per valutare la sicurezza delle creme solari. Si trattava in realtà di una ricerca genetica, il cui obiettivo era individuare specifiche varianti di alcuni geni coinvolti nella riparazione del DNA, capaci di rendere alcune persone più predisposte allo sviluppo di tumori della pelle in presenza di determinati fattori ambientali. L'uso di protezione solare era soltanto una delle undici variabili analizzate nello studio, non certo il suo argomento centrale.
Il dato "sorprendente" e la sua vera spiegazione
È vero che i ricercatori avevano osservato, nei dati raccolti, un'associazione tra un uso frequente di protezione solare e un rischio più elevato di tumori cutanei. Gli stessi autori dello studio, però, avevano definito questo risultato "paradossale" fin dal testo originale della ricerca, spiegando chiaramente che tale associazione andava letta alla luce di altri fattori concomitanti, e non come una relazione diretta di causa-effetto tra la crema e il tumore.
Perché una correlazione non è mai una prova di causa
Per comprendere questo punto è utile chiarire un concetto statistico fondamentale, spesso frainteso anche al di fuori del contesto scientifico: osservare che due fenomeni compaiono insieme, una correlazione, non significa affatto che uno dei due sia la causa dell'altro. In questo caso specifico, gli autori hanno spiegato che chi utilizza più spesso la protezione solare tende spesso a farlo proprio perché si espone maggiormente al sole, magari per lavoro o per stile di vita, oppure perché è già considerato a maggior rischio a causa di pelle chiara o precedenti diagnosi. In altre parole, non è la crema a causare il tumore: è più probabile che sia una maggiore esposizione al sole, o un rischio di base più alto, a spiegare sia il maggiore uso di creme sia la maggiore incidenza di tumori.
Un altro fattore ignorato: l'applicazione scorretta
Gli autori dello studio hanno inoltre indicato un secondo elemento che può spiegare il dato apparentemente contraddittorio: una scorretta applicazione del prodotto. Molte persone, infatti, tendono a non riapplicare la crema solare con la frequenza necessaria durante l'esposizione al sole, dando per scontata una protezione che in realtà si esaurisce nel tempo, e continuando così a esporsi ai raggi ultravioletti convinte di essere adeguatamente protette.
Le smentite dirette degli autori dello studio
Di fronte alla diffusione online di questa interpretazione errata, uno degli autori della ricerca originale ha rilasciato dichiarazioni pubbliche per correggere il tiro, spiegando esplicitamente che il post che circolava sui social aveva frainteso i risultati del suo lavoro. Lo stesso ricercatore ha ribadito che l'uso corretto della protezione solare, combinato con altre misure di protezione dal sole, riduce concretamente il rischio di tumori cutanei, come dimostrato con chiarezza da altri studi più rigorosi condotti nel corso degli anni, inclusi quelli realizzati in Australia, un Paese con altissima esposizione ai raggi ultravioletti e una lunga tradizione di campagne di prevenzione.
Il ruolo dell'Organizzazione Mondiale della Sanità
A confermare l'infondatezza della bufala contribuisce anche la posizione ufficiale delle principali autorità sanitarie internazionali. L'Organizzazione Mondiale della Sanità continua a raccomandare esplicitamente l'utilizzo della protezione solare come strumento efficace per ridurre i danni provocati dai raggi ultravioletti, che restano una delle principali cause riconosciute di tumori della pelle a livello globale, insieme all'eccessiva esposizione solare non protetta.
Come riconoscere questo tipo di disinformazione scientifica
Questo episodio rappresenta un caso scolastico di come uno studio scientifico legittimo possa essere estrapolato dal proprio contesto originale e presentato in modo fuorviante. Un buon segnale d'allarme, di fronte a notizie di questo tipo, è chiedersi sempre se la fonte citata riporti effettivamente le conclusioni degli autori originali, oppure se si limiti a isolare un singolo dato numerico ignorando le spiegazioni e le cautele metodologiche che gli stessi ricercatori avevano inserito nel testo originale della ricerca.
Proteggersi dal sole resta una scelta di buon senso
Alla luce di quanto chiarito dagli stessi autori dello studio e ribadito dalle autorità sanitarie internazionali, l'uso della protezione solare resta una pratica raccomandata e scientificamente fondata per ridurre il rischio di danni cutanei e di tumori della pelle. Diffidare delle scorciatoie sensazionalistiche e verificare sempre la fonte originale di una notizia scientifica prima di condividerla resta il modo migliore per proteggere se stessi e chi ci circonda dalla disinformazione. E voi, vi era mai capitato di imbattervi in questa specifica bufala sulle creme solari? Raccontateci nei commenti come l'avete affrontata.

