Il confronto tra azioni e titoli di Stato: la ricerca del massimo rendimento
Molti investitori sono costantemente alla ricerca di un flusso di cassa maggiore rispetto a quello tradizionalmente garantito dai titoli di Stato. L'obiettivo principale è individuare quelle società quotate capaci di erogare un dividendo superiore alla cedola offerta dalle obbligazioni governative. Tuttavia, prima di addentrarsi in questa ricerca, è fondamentale sfatare un mito molto diffuso tra i meno esperti: la convenienza di acquistare un'azione esattamente il giorno prima dello stacco del dividendo per poi rivenderla subito dopo. Questa operatività è del tutto sconsigliata, poiché nel momento in cui un'azienda distribuisce gli utili ai propri azionisti, il prezzo dell'azione subisce un calo in borsa pari all'esatto importo del dividendo erogato, annullando di fatto il potenziale guadagno speculativo a brevissimo termine, a meno che non intervengano fattori esterni a far risalire le quotazioni.
I rendimenti governativi e il peso della tassazione
Per fare un confronto realistico, è necessario analizzare i rendimenti lordi attualmente offerti dal mercato obbligazionario. Le scadenze a breve termine si attestano intorno al 2,5%, mentre allungando l'orizzonte temporale a quattro o cinque anni si raggiunge il 3%. Per superare la soglia del 4%, arrivando circa al 4,25% o 4,30%, gli investitori devono vincolare il proprio capitale su scadenze molto lunghe, comprese tra i quindici e i vent'anni. Essendo questo un arco temporale consigliato anche per gli investimenti di natura azionaria, il paragone tra i due strumenti risulta sensato, pur trattandosi di asset class con profili di rischio radicalmente opposti.
Il vero ago della bilancia in questo confronto è la tassazione: mentre le obbligazioni governative beneficiano di un'aliquota agevolata al 12,50%, le rendite azionarie sono soggette a una ritenuta fiscale del 26%. Di conseguenza, per pareggiare un rendimento lordo del 4,30% di un titolo di Stato, un'azione deve necessariamente offrire un dividend yield lordo di almeno il 5%.
La mappa delle azioni ad alto dividendo
Attraverso appositi strumenti di screening finanziario e calendari dedicati, è possibile filtrare le aziende e isolare le azioni del listino che superano questa fatidica soglia del 5%. Ai vertici di questa speciale classifica troviamo istituti di credito e realtà industriali di primissimo piano. Ad esempio, Banca Monte dei Paschi di Siena e Banca IFIS spiccano con rendimenti superiori al 9%, seguite a stretto giro da società come INWIT ed ETS Engineering, che si attestano oltre il 7,5%. Ottimi rendimenti, ampiamente sopra il 7%, sono garantiti anche da Directa SIM, Nexi, Rizzoli Corriere della Sera e Arnoldo Mondadori.
Scendendo leggermente, ma pur sempre al di sopra della soglia di convenienza fiscale rispetto alle obbligazioni, si posizionano colossi come Intesa Sanpaolo, Vimi Fasteners, Equita, Azimut, Unipol Gruppo e BPER Banca. Anche la francese BNP Paribas, sebbene estera, rientra in questo perimetro di alto rendimento essendo quotata sul listino nazionale. Esistono poi società che si fermano a un gradino inferiore sfiorando il 5%, come Banca Generali, Credito Emiliano e Cellularline. Al contrario, grandi nomi del panorama energetico, industriale e assicurativo, tra cui Eni, A2A, Erg e Assicurazioni Generali, offrono percentuali inferiori al 4,5%, risultando quindi matematicamente meno competitive se paragonate al rendimento netto di un titolo di Stato a lungo termine.
Strategie di portafoglio e valutazioni aziendali
La costruzione di un portafoglio d'investimento solido richiede però un'attenta analisi qualitativa che vada ben oltre il semplice dato percentuale. Ad esempio, un rendimento eccezionalmente alto come quello offerto da Directa SIM viene considerato un'anomalia del mercato che necessita di approfondimenti specifici. Allo stesso modo, investire in società come Nexi può risultare psicologicamente impegnativo a causa della forte volatilità del titolo, mentre aziende come INWIT, a seguito di importanti correzioni di prezzo, possono rappresentare opportunità con un interessante profilo speculativo.
Un altro fattore da monitorare attentamente è la valutazione aziendale: realtà molto solide come Azimut, pur presentando fondamentali interessanti con un rapporto prezzo/utili pari a dieci, si trovano attualmente a ridosso dei massimi storici, una condizione di prezzo elevato condivisa anche da gruppi bancari come BPER e Unipol. Per bilanciare il rischio settoriale, inserire nel proprio portafoglio titoli performanti come Banca Mediolanum, Intesa Sanpaolo, Equita o Reway si rivela una mossa strategica per chi punta alla stabilità dei dividendi nel tempo.

