Cinema a scuola 2026: domande aperte per 20,1 milioni
Dalle ore 15 di lunedì 13 luglio 2026 scuole, enti e operatori qualificati possono presentare le candidature per i nuovi avvisi del Piano nazionale "Cinema e Immagini per la Scuola". L'iniziativa mette a disposizione complessivamente 20,1 milioni di euro per sostenere percorsi di educazione all'immagine, alfabetizzazione audiovisiva, formazione del pubblico giovane e produzione di opere realizzate con il coinvolgimento diretto degli studenti.La finestra per l'invio delle domande resterà aperta fino alle ore 15 del 18 settembre 2026. Le attività dei progetti finanziati potranno iniziare soltanto dopo la pubblicazione delle graduatorie e dovranno concludersi entro il 15 dicembre 2027, offrendo alle istituzioni scolastiche un arco temporale sufficientemente ampio per organizzare laboratori, percorsi formativi, collaborazioni professionali ed eventuali produzioni audiovisive.
Un Piano con tre avvisi distinti
Il programma non consiste in un unico bando rivolto indistintamente a tutti. Il Piano Cinema e Immagini per la Scuola 2026 è articolato in tre avvisi, costruiti per separare le proposte presentate direttamente dalle scuole dai progetti organizzati dagli enti del settore cinematografico e audiovisivo.Una prima linea finanzia le istituzioni scolastiche statali e paritarie, singolarmente o attraverso reti. Le altre due linee sono rivolte agli operatori che intendono sviluppare iniziative di portata territoriale oppure nazionale, coinvolgendo scuole, docenti e studenti in percorsi strutturati.La ripartizione risponde all'esigenza di sostenere sia i progetti nati all'interno delle comunità scolastiche sia le iniziative nelle quali enti culturali, associazioni, fondazioni e professionisti dell'audiovisivo mettono competenze e strutture a disposizione del sistema educativo.
Alle scuole sono destinati 11,4 milioni di euro
La quota più consistente, pari a 11,4 milioni di euro, è riservata alle proposte presentate dalle istituzioni scolastiche. Questa dotazione è ulteriormente suddivisa tra tre azioni: Cinema Scuola LAB per le secondarie, Cinema Scuola LAB per infanzia e primaria e Visioni Fuori-Luogo.Ciascuna scuola può partecipare con una sola proposta, scegliendo una delle tre azioni. Il limite vale sia per l'istituzione proponente sia per la scuola che aderisce a una rete: non è quindi possibile comparire contemporaneamente in più candidature finanziate attraverso lo stesso avviso.L'obiettivo è evitare una frammentazione artificiale delle richieste e spingere gli istituti a concentrare risorse, progettazione e partenariati su un percorso chiaramente definito, coerente con il proprio Piano triennale dell'offerta formativa e con le esigenze reali degli studenti coinvolti.
Cinema Scuola LAB per le secondarie
L'azione A.1 "Cinema Scuola LAB" è destinata alle istituzioni scolastiche ed educative statali e paritarie con sezioni attive di scuola secondaria di primo o secondo grado. La dotazione complessiva ammonta a 4,9 milioni di euro, mentre il contributo massimo concedibile per ogni progetto è fissato a 50.000 euro.Le attività possono comprendere lo studio del linguaggio cinematografico, l'analisi critica delle immagini, la conoscenza delle professioni del settore e l'approfondimento pratico delle diverse fasi necessarie per realizzare un'opera. Gli studenti possono così lavorare su scrittura, sceneggiatura, regia, riprese, fotografia, suono, montaggio e postproduzione.Non è sufficiente proporre una semplice proiezione di film o un ciclo di incontri generici. Il progetto deve presentare un autentico valore didattico, essere calibrato sull'età dei destinatari e mostrare in che modo il cinema e l'audiovisivo possano diventare strumenti di apprendimento, espressione e lettura della realtà.
Una linea specifica per infanzia e primaria
L'azione A.2 applica il modello Cinema Scuola LAB alle scuole dell'infanzia e primarie. Le risorse disponibili sono pari a 3,5 milioni di euro e anche in questo caso ciascun progetto potrà ottenere un finanziamento massimo di 50.000 euro.La presenza di una linea autonoma riconosce che l'educazione all'immagine deve essere adattata alle diverse fasi dello sviluppo. Con i bambini più piccoli, il percorso non può replicare semplicemente le attività pensate per gli adolescenti, ma deve utilizzare metodologie accessibili, partecipative e coerenti con le capacità cognitive e comunicative della fascia d'età.Animazione, narrazione visiva, suoni, colori, sequenze, piccole storie illustrate e prime esperienze davanti o dietro una videocamera possono essere impiegati per sviluppare osservazione, creatività, collaborazione e capacità di distinguere tra immagini reali, costruite e manipolate.
Visioni Fuori-Luogo contro dispersione e marginalità
La terza azione destinata alle scuole è "Visioni Fuori-Luogo", finanziata con 3 milioni di euro. Il contributo massimo sale a 60.000 euro per progetto, in considerazione della maggiore complessità delle attività e delle condizioni territoriali nelle quali devono essere realizzate.Possono candidarsi le scuole secondarie di primo e secondo grado situate in aree a rischio, periferiche o caratterizzate da disagio socioeconomico, oppure gli istituti interessati da fenomeni di dispersione scolastica. La situazione deve essere ricostruita anche attraverso i dati disponibili, compresi quelli INVALSI, e attraverso l'analisi del contesto riportata nel PTOF.A differenza delle altre due azioni scolastiche, Visioni Fuori-Luogo richiede la realizzazione di una vera opera audiovisiva, come un mediometraggio, un cortometraggio, una serie televisiva o web oppure un videogioco. Gli studenti devono essere coinvolti attivamente nella produzione e non ridotti al ruolo di semplici spettatori.Il centro narrativo dell'opera deve essere collegato al patrimonio paesaggistico, culturale o sociale del territorio nel quale si trova la scuola. Il cinema diventa così uno strumento per osservare quartieri, periferie, aree interne e comunità spesso raccontate soltanto dall'esterno, permettendo agli studenti di proporne una lettura personale.
Sette milioni e 200 mila euro per i progetti territoriali
L'avviso dedicato ai progetti di rilevanza territoriale dispone di 7,2 milioni di euro. Il contributo massimo riconoscibile per ogni candidatura è pari a 90.000 euro. Le iniziative possono interessare scuole dello stesso territorio oppure svilupparsi su scala sovralocale e sovraregionale.I proponenti devono essere operatori qualificati: enti del Terzo settore o soggetti pubblici e privati, diversi dalle persone fisiche, che abbiano tra le proprie finalità statutarie o tra le attività prevalenti la promozione del cinema, dell'audiovisivo, dell'educazione all'immagine e del pubblico giovane.Gli enti impegnati prevalentemente in campo sociale o culturale possono partecipare soltanto formando una rete con almeno un partner dotato di una specifica esperienza nella promozione cinematografica e nell'educazione audiovisiva scolastica. Non basta quindi essere un'associazione genericamente culturale per accedere autonomamente alla misura.
Le attività obbligatorie nei progetti territoriali
Ogni progetto territoriale deve comprendere almeno due tipologie di attività tra quelle individuate dall'avviso. La prima riguarda la formazione necessaria a sviluppare la capacità di leggere criticamente il cinema e i media audiovisivi; la seconda comprende i laboratori dedicati ad almeno una fase della produzione di un'opera.Le altre possibilità riguardano l'utilizzo dell'audiovisivo per approfondire materie scolastiche o temi educativi rilevanti per le giovani generazioni e l'impiego del racconto filmico per interpretare criticamente la storia, le trasformazioni e le caratteristiche del territorio.Questa impostazione impedisce che il finanziamento venga utilizzato per una singola attività isolata. La proposta deve costruire un percorso nel quale visione, analisi, formazione e sperimentazione pratica siano collegate da un progetto educativo riconoscibile.
Progetti nazionali in almeno sei regioni
L'azione dedicata ai progetti di rilevanza nazionale può contare su 1,5 milioni di euro, con un contributo massimo di 180.000 euro per ciascuna proposta. È la linea con il finanziamento unitario più elevato, ma anche quella con i requisiti territoriali e organizzativi più impegnativi.Ogni iniziativa deve coinvolgere studenti e personale scolastico di istituti situati in almeno sei regioni. Il progetto deve inoltre favorire la partecipazione di territori esterni alle grandi aree metropolitane e ai capoluoghi di provincia o regione, così da non concentrare tutte le attività nelle città che dispongono già di una maggiore offerta culturale.Possono candidarsi enti del Terzo settore, fondazioni, associazioni culturali e associazioni nazionali di categoria che operino prevalentemente nel cinema, nell'audiovisivo, nell'educazione all'immagine e nella promozione del pubblico giovane.Il programma può integrare laboratori, formazione, festival, rassegne, premi, concorsi e altre manifestazioni, ma tutte le componenti devono essere collegate a un impianto didattico unitario e a un coinvolgimento effettivo delle scuole.
Educare a comprendere le immagini
Il Piano parte da un problema educativo sempre più rilevante: bambini e adolescenti sono esposti quotidianamente a una quantità enorme di video, fotografie, contenuti social, pubblicità, filmati sintetici e immagini modificate, ma la familiarità con questi materiali non coincide automaticamente con la capacità di interpretarli.L'educazione all'immagine mira a contrastare quello che gli avvisi definiscono analfabetismo iconico. Significa insegnare a riconoscere il punto di vista di una ripresa, il ruolo del montaggio, l'effetto della musica, la selezione delle inquadrature e il modo in cui una narrazione audiovisiva può orientare emozioni e giudizi.Uno studente capace di comprendere come viene costruito un video possiede strumenti migliori per valutare anche i contenuti che incontra quotidianamente online. Il progetto non riguarda quindi soltanto la formazione di futuri registi o tecnici, ma lo sviluppo di una più ampia consapevolezza mediale e cittadinanza digitale.
Dal cortometraggio ai videogiochi
Gli avvisi adottano una concezione estesa di opera audiovisiva. Le attività possono riguardare lungometraggi, cortometraggi, mediometraggi, documentari, serie televisive, produzioni web, animazione e videogiochi, oltre a forme crossmediali e transmediali.Questo approccio evita di limitare l'educazione cinematografica alla visione dei classici in aula. Gli studenti possono analizzare e sperimentare linguaggi differenti, comprendendo come cambino la struttura narrativa, il rapporto con il pubblico e le tecniche produttive.Un videogioco, per esempio, introduce la componente dell'interazione; una serie web richiede la costruzione di episodi e continuità narrative; un documentario impone un confronto con fonti, testimonianze, realtà osservata e responsabilità del racconto. Ogni formato può diventare un laboratorio didattico specifico.
Gli studenti devono essere protagonisti
Il coinvolgimento degli studenti non può limitarsi alla presenza in aula durante gli incontri. Le proposte vengono valutate anche sulla base della qualità e dell'intensità della partecipazione diretta di alunne e alunni, specialmente nelle attività laboratoriali e nella realizzazione degli eventuali prodotti finali.Scrivere un soggetto, intervistare una persona, progettare uno storyboard, scegliere un'inquadratura, registrare un suono o montare una sequenza consente di comprendere il linguaggio audiovisivo in modo più profondo rispetto alla sola lezione teorica.Il lavoro di gruppo permette inoltre di sperimentare la divisione dei ruoli tipica di una produzione: autore, regista, operatore, interprete, tecnico del suono, montatore e responsabile della produzione devono collaborare per raggiungere un risultato comune. Il cinema diventa così anche un esercizio di responsabilità, organizzazione e cooperazione.
Bullismo, legalità, ambiente e inclusione
I progetti possono affrontare temi con una forte rilevanza educativa e sociale. Gli avvisi richiamano espressamente il contrasto al bullismo e al cyberbullismo, la dispersione scolastica, la legalità, la tutela ambientale, le pari opportunità, l'educazione civica e la prevenzione della pirateria audiovisiva.Rientrano tra le priorità anche l'inclusione degli studenti con disabilità, l'integrazione degli alunni stranieri e la sensibilizzazione contro la violenza sulle donne e la violenza di genere. Il linguaggio audiovisivo viene quindi utilizzato non come elemento decorativo, ma come mezzo per elaborare esperienze e problemi vicini alla vita degli studenti.Un cortometraggio sul cyberbullismo, tuttavia, non viene premiato soltanto perché affronta un tema importante. Deve essere inserito in un percorso accurato, con obiettivi formativi chiari, competenze professionali adeguate e modalità rispettose delle persone rappresentate.
Inclusione obbligatoria per gli alunni con BES
Le proposte presentate dalle scuole devono prevedere attività specifiche per gli studenti con bisogni educativi speciali. L'inclusione non può dunque essere aggiunta genericamente nella descrizione del progetto, ma deve tradursi in soluzioni organizzative e didattiche concretamente accessibili.Ciò può significare modificare strumenti, tempi, ruoli e modalità di partecipazione, utilizzare sottotitoli, audiodescrizioni o materiali semplificati, oppure individuare compiti che valorizzino capacità diverse all'interno della produzione.Un laboratorio realmente inclusivo evita di separare gli studenti più fragili dal resto del gruppo. La progettazione deve permettere a ciascuno di contribuire alla creazione del prodotto attraverso un ruolo significativo, facendo dell'accessibilità audiovisiva una componente del percorso e non un adempimento formale.
Il kit didattico deve restare alla scuola
Ogni proposta scolastica deve descrivere il kit didattico che sarà utilizzato durante le attività. Il kit può comprendere materiali cartacei, strumenti digitali, contenuti multimediali, opere audiovisive, schede operative e modelli di apprendimento destinati anche al personale scolastico.La finalità è evitare che il progetto si esaurisca con la presenza temporanea degli esperti esterni. I docenti devono poter conservare metodologie e materiali utili per continuare a lavorare sul linguaggio delle immagini anche negli anni successivi.La sostenibilità educativa viene quindi intesa come capacità della scuola di diventare progressivamente più autonoma. Un buon progetto non produce soltanto un filmato finale, ma lascia competenze, procedure e strumenti riutilizzabili.
Il responsabile scientifico
Le scuole e gli enti devono individuare un responsabile scientifico con esperienza comprovata. Questa figura può essere interna o esterna all'istituzione, ma non può coincidere con il rappresentante legale e non può ricoprire lo stesso incarico in un altro progetto presentato attraverso il medesimo avviso.Il responsabile scientifico definisce i contenuti formativi, coordina il gruppo di lavoro, mantiene i rapporti con i partner, verifica l'avanzamento delle attività e supervisiona gli eventuali prodotti audiovisivi. Al termine del percorso deve inoltre contribuire alla relazione finale.Non si tratta quindi di una firma nominale inserita nella domanda. La persona indicata assume un ruolo centrale nella coerenza culturale, educativa e organizzativa del progetto e il suo curriculum incide sulla valutazione.
Il rapporto con gli enti partner
Le scuole devono avvalersi di almeno un ente partner qualificato operante nel settore. I singoli liberi professionisti non possono essere considerati enti partner, pur potendo essere eventualmente coinvolti attraverso incarichi coerenti con le regole amministrative applicabili.Gli operatori possono partecipare come partner a un numero limitato di progetti scolastici. Università, istituzioni AFAM, ITS Academy, uffici scolastici regionali, enti locali e sale cinematografiche possono invece aderire a più iniziative in ragione della loro funzione istituzionale o formativa.Il coinvolgimento di Università, AFAM e ITS Academy specializzati nell'audiovisivo costituisce inoltre un elemento premiante. Le scuole sono così incoraggiate a costruire alleanze che mettano in relazione didattica, alta formazione, ricerca e professionalità del settore.
Come si presenta la candidatura
La domanda deve essere trasmessa esclusivamente attraverso la piattaforma Cinema e Immagini per la Scuola, utilizzando l'area riservata accessibile dal pulsante "Accedi". Non sono ammesse candidature inviate via posta elettronica, PEC o attraverso moduli diversi da quelli previsti dalla procedura telematica.La richiesta generata dal sistema deve essere scaricata, sottoscritta con una firma digitale valida dal dirigente scolastico o dal legale rappresentante e successivamente caricata e inviata attraverso la stessa piattaforma.Fa fede il momento di invio registrato dal sistema. Salvare una bozza o avere completato i campi entro la scadenza non equivale ad avere presentato la domanda: l'operazione deve essere formalmente conclusa entro le ore 15 del 18 settembre 2026.
Profilazione delle scuole e degli enti
Le scuole statali vengono profilate automaticamente sulla base delle informazioni relative alla sede di servizio del dirigente scolastico. Le scuole paritarie devono invece controllare e, quando necessario, aggiornare i dati del coordinatore delle attività didattiche presenti nell'anagrafe delle scuole non statali.Gli enti non ancora registrati e i soggetti che devono modificare i dati di un'utenza esistente sono tenuti a richiedere la profilazione con almeno sette giorni lavorativi di anticipo rispetto alla scadenza.Rinviare questo adempimento agli ultimi giorni potrebbe rendere materialmente impossibile completare la candidatura. Prima di scrivere il progetto è quindi opportuno verificare accesso, anagrafica, poteri di firma e corretto collegamento tra il profilo e l'istituzione rappresentata.
I documenti da preparare
La domanda richiede una documentazione coerente con la struttura della proposta. Per i progetti scolastici devono essere predisposti gli accordi con gli enti partner, gli eventuali accordi di rete tra scuole e l'atto di disponibilità del responsabile scientifico.Per gli avvisi territoriali e nazionali sono previsti anche gli accordi di adesione delle istituzioni scolastiche coinvolte. I progetti nazionali devono inoltre presentare un programma educativo articolato in moduli formativi.I curricula delle figure professionali, la descrizione delle esperienze pregresse dei partner e l'eventuale attestazione di cofinanziamento servono a dimostrare che il progetto non è soltanto un'idea, ma possiede una struttura concretamente in grado di realizzarlo.
Come saranno valutati i progetti
Per accedere al finanziamento occorre ottenere almeno 60 punti su 100. È inoltre necessario conseguire non meno di 26 punti nel criterio dedicato alla qualità e all'originalità: un progetto che non raggiunga questa soglia viene escluso anche se presenta un buon budget o partner numerosi.La commissione valuterà il valore culturale ed educativo, l'innovazione, la coerenza con il contesto scolastico, la qualità del programma, il coinvolgimento degli studenti, l'esperienza del gruppo di lavoro e la congruità dei costi.Pesano anche la capacità di coinvolgere scuole che non hanno già beneficiato delle attività CIPS, la collaborazione con le sale cinematografiche e il contributo ai processi di rigenerazione delle periferie e delle aree interne o svantaggiate.A parità di punteggio, viene data priorità alle proposte presentate attraverso reti scolastiche, a quelle che coinvolgono un numero maggiore di istituti e studenti e ai progetti capaci di raggiungere plessi finora esclusi dai precedenti percorsi di educazione all'immagine.
Il finanziamento può coprire tutti i costi ammissibili
Il contributo può raggiungere il 100% dei costi ammissibili, entro i massimali stabiliti per ciascuna azione. Il cofinanziamento non è quindi obbligatorio, ma può essere inserito e viene considerato positivamente nella valutazione della sostenibilità economica.Le spese devono essere strettamente collegate alle attività, correttamente documentate, intestate al beneficiario e sostenute nel periodo ammesso. Non è possibile inserire costi generici o riferiti ad attività estranee al progetto.Tra le voci finanziabili rientrano didattica, consulenze, coordinamento scientifico, logistica, allestimento, diritti di utilizzazione delle opere, trasporti, promozione, monitoraggio e strumentazione tecnologica.
I limiti per attrezzature e spese organizzative
L'acquisto di strumentazione tecnologica, compresi software e apparecchiature digitali direttamente necessarie, non può superare il 30% del budget complessivo. Il Piano non deve quindi trasformarsi in un semplice finanziamento per comprare videocamere o computer.Le missioni e l'ospitalità possono incidere al massimo per il 15%, mentre il coordinamento scientifico e la progettazione non possono superare il 7% del bilancio. Le spese di segreteria e gestione amministrativa e quelle generali sono limitate al 5% ciascuna.La parte centrale del budget deve rimanere legata all'esperienza educativa: formatori, laboratori, attività con gli studenti, produzione, accessibilità, utilizzo delle opere e servizi realmente necessari.
Acconto del 70% e saldo dopo la rendicontazione
Dopo l'approvazione della graduatoria e l'accettazione del finanziamento, il beneficiario potrà ricevere un acconto pari al 70% del contributo concesso, dopo le verifiche previste.Per ottenere la parte restante sarà necessario documentare correttamente le spese e presentare la rendicontazione richiesta. Le scuole dovranno far sottoscrivere digitalmente i documenti contabili dal revisore assegnato o, per le paritarie, da un professionista in possesso dei requisiti stabiliti.La gestione amministrativa resta in capo al soggetto proponente, anche quando il progetto coinvolge una rete di istituti. Il contributo non può essere ceduto alle scuole partner, mentre il capofila mantiene la responsabilità contabile dell'intera iniziativa.
Le date da rispettare dopo l'ammissione
Le attività dovranno concludersi entro il 15 dicembre 2027. Le spese ammissibili dovranno essere sostenute e liquidate entro il 31 gennaio 2028, mentre la rendicontazione finale dovrà essere trasmessa entro il 15 febbraio 2028.Queste scadenze impongono una programmazione realistica. Un progetto troppo concentrato negli ultimi mesi rischierebbe di rendere difficili produzione, montaggio, autorizzazioni, pagamenti e raccolta dei giustificativi.La proposta dovrebbe quindi contenere un cronoprogramma preciso, distinguendo formazione, attività laboratoriali, produzione, restituzione pubblica, monitoraggio e rendicontazione.
Nessun costo per studenti e famiglie
Le iniziative finanziate non possono comportare oneri per i partecipanti. Non possono essere richiesti biglietti, abbonamenti o altre forme di pagamento a studenti, docenti o famiglie per partecipare alle attività previste.Le opere prodotte non possono inoltre essere commercializzate. Devono rimanere coerenti con la natura educativa e pubblica del finanziamento, senza trasformarsi in contenuti pubblicitari o strumenti destinati a generare introiti.Questa condizione tutela l'accessibilità del programma e impedisce che le risorse pubbliche vengano utilizzate per finanziare iniziative dalle quali una parte dei destinatari possa essere esclusa per ragioni economiche.
Contenuti adatti all'età scolastica
Le opere eventualmente realizzate devono essere originali e adatte a un pubblico scolastico. Non sono ammessi contenuti che incitino alla violenza o all'odio, materiali pornografici, messaggi discriminatori o prodotti con finalità commerciali, promozionali e pubblicitarie.Quando il progetto utilizza musiche, immagini, filmati o testi appartenenti ad altri autori, il beneficiario deve verificare di possedere le necessarie autorizzazioni. L'educazione audiovisiva comprende infatti anche il rispetto del diritto d'autore e delle regole sull'utilizzo delle opere.I prodotti devono inoltre riportare i loghi e le indicazioni istituzionali previste. Prima di una fruizione pubblica, le opere devono essere trasmesse per le verifiche relative alla corretta comunicazione del finanziamento.
Una candidatura da costruire prima di compilare la piattaforma
La qualità della domanda dipenderà soprattutto dal lavoro svolto prima dell'invio. Una scuola dovrebbe partire dall'individuazione di un bisogno educativo specifico, evitando di progettare un cortometraggio soltanto perché il bando finanzia prodotti audiovisivi.Occorre chiarire chi saranno i destinatari, quali competenze dovranno acquisire, quante ore verranno dedicate alla teoria e quante al laboratorio, quale funzione avranno gli esperti e come il personale scolastico potrà proseguire il lavoro dopo la fine del finanziamento.Anche il budget deve seguire le attività e non precederle. Attrezzature, trasferte e consulenze hanno senso soltanto quando risultano proporzionate al numero degli studenti e indispensabili per raggiungere gli obiettivi didattici dichiarati.
Il cinema come competenza scolastica permanente
Il Piano mette a disposizione risorse rilevanti, ma il suo risultato non sarà misurabile soltanto contando i video prodotti. L'obiettivo più profondo è rendere l'educazione all'immagine una competenza stabile della scuola, capace di attraversare discipline, età e territori differenti.Imparare come nasce un'immagine significa anche comprendere che ogni racconto comporta selezioni, esclusioni e scelte. In una fase storica segnata da video sintetici, manipolazioni digitali e circolazione rapidissima dei contenuti, questa competenza assume una funzione direttamente collegata alla formazione del cittadino.Il valore dei progetti dipenderà quindi dalla capacità di unire creatività e metodo: non soltanto far usare una videocamera agli studenti, ma insegnare loro perché una determinata inquadratura, una voce fuori campo o un taglio di montaggio modificano il significato di ciò che viene mostrato.
Una finestra aperta fino al 18 settembre
Con l'apertura delle candidature del 13 luglio 2026, scuole ed enti hanno poco più di due mesi per definire le proposte, completare gli accordi, controllare la profilazione e predisporre la documentazione. La scadenza delle ore 15 del 18 settembre è perentoria e richiede di evitare invii concentrati negli ultimi minuti.I 20,1 milioni di euro disponibili possono sostenere attività molto diverse, dai primi laboratori visivi nella scuola dell'infanzia alle produzioni audiovisive realizzate nelle periferie, fino ai programmi nazionali sviluppati in almeno sei regioni.La sfida sarà trasformare il finanziamento in esperienze che lascino agli studenti non soltanto un'opera da mostrare, ma una maggiore capacità di comprendere, utilizzare e mettere in discussione le immagini che li circondano.Voi ritenete che cinema e audiovisivo dovrebbero avere uno spazio più stabile nei programmi scolastici? Lasciate un commento e raccontateci quali laboratori o produzioni vorreste vedere realizzati nelle scuole del vostro territorio.

