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Cina, controlli export contro l'UE e scontro navale con le Filippine

La Cina ha annunciato l'inserimento di 14 entità dell'Unione Europea, tra cui l'azienda italiana Lafert, nella propria lista di controllo delle esportazioni, in risposta al nuovo pacchetto di sanzioni europee contro la Russia. Nello stesso arco di tempo, la Guardia Costiera cinese ha utilizzato cannoni ad acqua contro navi filippine nei pressi di un atollo conteso nel Mar Cinese Meridionale, in una settimana di crescenti tensioni su due fronti diplomatici distinti.

Che cosa sono i controlli sulle esportazioni di beni a duplice uso

Per comprendere la prima vicenda, è utile spiegare che cosa si intenda per beni a "duplice uso": si tratta di prodotti e tecnologie che, pur avendo applicazioni civili legittime, possono essere impiegati anche per scopi militari, come alcuni componenti elettronici avanzati o determinati macchinari industriali. Inserire un'azienda in una lista di controllo delle esportazioni significa vietare ai fornitori nazionali di venderle questo tipo di beni, un provvedimento che può avere conseguenze concrete sulla capacità produttiva dell'azienda colpita.

La misura cinese contro le 14 entità europee

Secondo quanto comunicato dal Ministero del Commercio cinese, la decisione è arrivata "per salvaguardare la sicurezza e gli interessi nazionali" e in risposta a quelle che Pechino ha definito "azioni ostili" da parte dell'Unione Europea. Tra le aziende europee coinvolte figurano, oltre alla già citata Lafert, azienda italiana produttrice di motori elettrici, anche il costruttore ceco di veicoli Tatra Trucks, il produttore tedesco di materiali Sindlhauser e l'azienda francese di droni Cavok UAS, oltre al colosso tedesco della difesa Rheinmetall.

L'origine della ritorsione: il ventunesimo pacchetto di sanzioni UE

La misura cinese rappresenta una diretta ritorsione al ventunesimo pacchetto di sanzioni che l'Unione Europea ha adottato contro la Russia per la guerra in Ucraina, che ha inserito nella propria lista di sanzioni circa cinquanta entità, tra cui 14 aziende cinesi e di Hong Kong accusate di aver fornito sostegno all'industria militare russa. La Cina ha quindi scelto di rispondere colpendo un numero identico di aziende europee, in un classico schema di reciprocità diplomatica.

La tensione navale nel Mar Cinese Meridionale

Parallelamente a questa vicenda diplomatica, si è consumato un nuovo, drammatico episodio di tensione marittima tra Cina e Filippine nei pressi della secca di Scarborough, un atollo conteso situato nella zona economica esclusiva filippina ma rivendicato anche da Pechino, che lo chiama Huangyan Dao. Si tratta ormai del terzo episodio di questo tipo registrato in una sola settimana tra i due Paesi.

L'episodio dei cannoni ad acqua

Secondo la ricostruzione fornita dalla Guardia Costiera filippina, una nave cinese si sarebbe avvicinata a soli sette metri da un'imbarcazione filippina, creando un serio rischio di collisione, prima di utilizzare i cannoni ad acqua per allontanare le navi governative di Manila dall'area. Il portavoce della Guardia Costiera filippina ha definito l'episodio "pericoloso e non professionale". Dal canto suo, Pechino ha giustificato l'intervento sostenendo che le imbarcazioni filippine avessero ignorato ripetuti avvertimenti, entrando illegalmente in acque sotto la propria giurisdizione.

Un precedente scontro nella stessa settimana

L'episodio odierno segue un incidente ancora più grave avvenuto pochi giorni prima presso la secca di Second Thomas, situata a circa 650 chilometri di distanza, dove un marinaio filippino sarebbe rimasto ferito dopo essere stato colpito con un manganello da personale della Guardia Costiera cinese, secondo la versione di Manila. La Cina, dal canto suo, ha accusato la marina filippina di aver tentato di speronare una propria motovedetta, portando entrambi i Paesi a convocare reciprocamente i propri ambasciatori in segno di protesta.

Un contenzioso territoriale che dura da decenni

La sovranità sulla secca di Scarborough resta formalmente irrisolta sul piano del diritto internazionale. Nel 2016 un tribunale arbitrale internazionale, chiamato a pronunciarsi su un caso presentato dalle Filippine, si era espresso in gran parte a favore di Manila, stabilendo che il blocco dell'area da parte della Cina violasse il diritto internazionale. Pechino, tuttavia, non ha mai riconosciuto quella sentenza, continuando a rivendicare la propria sovranità sulla zona.

Due fronti di tensione, un'unica strategia assertiva

Questi due episodi, pur riguardando ambiti completamente diversi, quello commerciale con l'Europa e quello territoriale con le Filippine, raccontano insieme una strategia di politica estera sempre più assertiva da parte di Pechino su più fronti contemporaneamente. Una linea che continuerà probabilmente a essere osservata con attenzione dalla comunità internazionale nelle prossime settimane, mentre le tensioni nel Mar Cinese Meridionale non accennano a placarsi.

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