Caldo estremo in Italia: terza ondata con punte oltre 40 gradi
L'Italia entra nella fase più intensa della terza grande ondata di calore dell'estate 2026, alimentata da una nuova espansione dell'alta pressione subtropicale dal Nord Africa verso il Mediterraneo centrale. Le temperature aumenteranno soprattutto nelle regioni centro-meridionali e nelle due Isole maggiori, con valori prossimi o superiori ai 40 °C nelle aree interne maggiormente esposte.Il picco del caldo è atteso tra martedì 14 e mercoledì 15 luglio. In Sardegna le massime potranno localmente raggiungere o superare i 40-42 °C, mentre nelle zone interne di Toscana e Lazio sono previsti valori compresi tra 38 e 39 °C. Caldo intenso interesserà anche Sicilia, Puglia, Campania, Calabria, Umbria e parte della Pianura Padana, sebbene con differenze rilevanti tra coste, città e aree rurali.L'ondata non sarà caratterizzata soltanto dalle temperature diurne. L'umidità elevata lungo le coste e nelle pianure, la debole ventilazione e le minime notturne spesso superiori ai 20-25 °C ridurranno la capacità dell'organismo e degli edifici di raffreddarsi, aumentando il rischio sanitario soprattutto per anziani, malati cronici, bambini molto piccoli e lavoratori esposti.
Che cosa significa "terza ondata di calore"
L'espressione "terza ondata di calore" viene utilizzata per distinguere questa fase dalle due precedenti irruzioni calde dell'estate, registrate tra la fine di maggio e il mese di giugno. Non rappresenta una classificazione amministrativa universale, ma descrive un nuovo periodo prolungato nel quale le temperature superano nettamente i valori normali per più giorni consecutivi.Una vera ondata di calore non coincide con una singola giornata molto calda. Il rischio aumenta quando temperature elevate, umidità e notti senza refrigerio persistono abbastanza a lungo da produrre un accumulo di stress sull'organismo, sulle abitazioni, sulle infrastrutture e sui servizi sanitari.La durata è importante quanto il valore massimo raggiunto. Tre o quattro giorni consecutivi con minime molto alte possono risultare più pericolosi di un picco isolato, perché il corpo umano non recupera durante la notte e gli ambienti interni immagazzinano progressivamente calore.
Da dove arriva l'aria calda
La nuova fase è collegata alla risalita di masse d'aria molto calda di origine subtropicale. Un promontorio di alta pressione si estende dal Nord Africa verso l'Italia, favorendo stabilità atmosferica, forte irraggiamento solare e temperature sensibilmente superiori alla media stagionale.Durante il passaggio sul Mediterraneo, l'aria può arricchirsi di umidità nei bassi strati. Per questa ragione sulle coste e nelle pianure il problema non sarà sempre il valore termico assoluto, ma la combinazione tra caldo e afa, capace di ostacolare l'evaporazione del sudore.Nelle zone interne e lontane dal mare prevarrà più facilmente un caldo torrido, con temperature molto elevate ma umidità relativa talvolta inferiore. Le due condizioni vengono percepite diversamente, ma entrambe possono provocare disidratazione e stress termico quando l'esposizione è prolungata.
Il picco tra martedì e mercoledì
La fase più critica è prevista tra il 14 e il 15 luglio, quando il nucleo dell'aria più calda dovrebbe raggiungere il Centro-Sud e le Isole. Le temperature potranno risultare superiori alle medie del periodo anche di 6-8 °C in alcune aree.La previsione non implica che tutte le città toccheranno i 40 °C. I valori estremi saranno probabilmente concentrati nelle pianure interne della Sardegna, nelle conche lontane dalla ventilazione marina e in alcune zone del versante tirrenico e meridionale.Le località costiere potranno registrare massime inferiori ma condizioni più afose. Una temperatura di 33-35 °C associata a elevata umidità e scarsa ventilazione può produrre un disagio fisico maggiore rispetto a valori superiori rilevati in aria più secca.
Sardegna verso i valori più elevati
La Sardegna è la regione nella quale sono attesi i picchi più alti. Nelle piane interne e nei settori occidentali sono previste temperature diffusamente superiori ai 37 °C, con punte locali oltre i 40-41 °C e possibili valori ancora più elevati nelle aree più calde.Le minime notturne resteranno spesso sopra i 20-22 °C, soprattutto nelle città, lungo le coste e nelle zone poco ventilate. Questo impedirà a case e organismi di disperdere efficacemente il calore accumulato durante il giorno.La Regione affronta contemporaneamente un rischio elevato di incendi. Vegetazione secca, temperature molto alte e vento possono consentire a un focolaio di propagarsi rapidamente, richiedendo mezzi aerei e un impiego straordinario delle squadre antincendio.
Toscana, Lazio e Umbria sotto pressione
Nelle aree interne della Toscana sono possibili massime vicine ai 39 °C, con Firenze tra le città più esposte agli effetti sanitari del caldo. La conformazione urbana, la limitata ventilazione e il calore accumulato da asfalto ed edifici possono mantenere elevate anche le temperature serali.Nel Lazio le zone interne potranno raggiungere 38-39 °C, mentre Roma sarà interessata da afa intensa e minime notturne elevate. Frosinone e Rieti figurano tra le città che hanno già registrato livelli sanitari di attenzione significativi.Anche l'Umbria è coinvolta pienamente. Perugia è stata indicata tra le città a rischio elevato nell'ultimo bollettino disponibile prima dell'inizio della settimana, a conferma che l'impatto sanitario non dipende esclusivamente dal superamento numerico dei 40 °C.
Il caldo al Sud e in Sicilia
Puglia, Campania, Basilicata, Calabria e Sicilia attraverseranno diversi giorni di temperature elevate. Le aree interne e pianeggianti potranno avvicinarsi ai 38-40 °C, mentre lungo le coste l'umidità renderà l'afa persistente anche con massime leggermente più contenute.Le grandi città meridionali potrebbero sperimentare notti tropicali o "supertropicali", espressione utilizzata quando la temperatura minima non scende rispettivamente sotto i 20 o i 25 °C. Il mancato raffreddamento notturno costituisce uno dei fattori più rilevanti per la salute.In Sicilia il caldo si accompagna a una situazione già critica sul fronte degli incendi. Le squadre di soccorso sono state impegnate in numerosi interventi, mentre la disponibilità di vegetazione secca aumenta la probabilità che piccoli inneschi producano roghi estesi.
Al Nord caldo afoso e possibili temporali
Il Nord non resterà escluso dall'ondata, anche se i picchi più estremi sono attesi soprattutto altrove. In Pianura Padana sono possibili massime comprese tra 35 e 38 °C, con disagio accentuato dall'umidità e dalla limitata ventilazione.Sulle Alpi potranno svilupparsi temporali di calore, soprattutto durante le ore pomeridiane. Questi fenomeni saranno localizzati e non rappresenteranno necessariamente una vera interruzione dell'ondata su scala nazionale.I temporali possono diventare improvvisamente intensi, con forti raffiche di vento, fulmini e grandine. Il contrasto tra aria molto calda nei bassi strati e infiltrazioni più fresche in quota può favorire fenomeni violenti, anche quando le precipitazioni interessano aree relativamente ristrette.
Quanto durerà il caldo
Le previsioni indicano temperature molto elevate per buona parte della settimana. Una possibile attenuazione viene ipotizzata tra il 18 e il 20 luglio, quando un fronte proveniente dal Nord Europa potrebbe indebolire l'alta pressione almeno sulle regioni settentrionali.Altri scenari mantengono invece condizioni sopra la media fino al 21-22 luglio, soprattutto al Centro-Sud. La differenza tra le proiezioni dimostra che la durata precisa non può ancora essere considerata certa.L'affidabilità delle previsioni diminuisce con l'aumentare della distanza temporale. I dettagli su singole città sono relativamente solidi per pochi giorni, mentre oltre quella finestra è più corretto parlare di tendenze generali e non di valori puntuali garantiti.
Temperatura reale e temperatura percepita
Le temperature meteorologiche vengono rilevate secondo condizioni standardizzate, con strumenti schermati dalla radiazione solare diretta. Un termometro lasciato sul balcone, in automobile o sopra l'asfalto può quindi segnare valori molto superiori senza rappresentare la temperatura ufficiale dell'aria.La temperatura percepita dipende invece da umidità, vento, esposizione solare, abbigliamento e attività fisica. Non è un semplice valore da aggiungere alla temperatura misurata, ma un indice del carico termico che il corpo deve affrontare.L'umidità elevata riduce l'efficacia della sudorazione. Quando il sudore evapora lentamente, il corpo disperde meno calore e può surriscaldarsi anche se la temperatura dell'aria non raggiunge i livelli massimi osservati nelle aree interne.
Perché le notti calde sono così pericolose
Durante la notte l'organismo dovrebbe recuperare dallo stress termico della giornata. Se la temperatura rimane molto alta, sonno, pressione arteriosa e capacità di termoregolazione possono essere compromessi.Gli appartamenti esposti al sole accumulano calore nelle pareti e nei tetti, rilasciandolo lentamente dopo il tramonto. I piani alti, le mansarde e gli edifici poco isolati possono mantenere temperature interne molto elevate fino alle prime ore del mattino.Il rischio riguarda soprattutto chi non dispone di climatizzazione o di un ambiente più fresco. Persone anziane sole, famiglie con redditi bassi e residenti in quartieri densamente costruiti possono avere minori possibilità di proteggersi.
Le città e l'isola di calore urbana
Asfalto, cemento e superfici scure assorbono energia durante il giorno e la restituiscono nelle ore serali. La scarsità di alberi e terreno permeabile riduce ulteriormente la capacità della città di raffreddarsi.Il fenomeno dell'isola di calore può creare differenze significative tra quartieri della stessa città. Le zone con parchi, alberature e ventilazione tendono a essere più fresche rispetto alle aree caratterizzate da grandi parcheggi, edifici ravvicinati e poco verde.La vulnerabilità al caldo è quindi anche una questione sociale e urbanistica. Non tutti i cittadini affrontano la stessa ondata nelle medesime condizioni: qualità dell'abitazione, reddito, salute e accesso a spazi climatizzati incidono direttamente sul rischio.
Come funzionano i bollini del Ministero
Il sistema nazionale monitora 27 città e assegna livelli di rischio da zero a tre. Il livello zero, verde, indica condizioni senza rischi significativi; il livello uno, giallo, segnala una fase di preallerta; il livello due, arancione, identifica condizioni pericolose soprattutto per le persone fragili.Il livello tre, rappresentato dal bollino rosso, indica un'emergenza da ondata di calore. In questa situazione sono possibili effetti negativi anche su persone sane e attive, soprattutto quando l'esposizione è prolungata o associata a lavoro e attività fisica.Nell'ultimo bollettino disponibile domenica 12 luglio Firenze e Perugia risultavano rosse; Bologna, Bolzano, Frosinone, Rieti, Roma e Torino erano arancioni, mentre soltanto Venezia e Verona restavano verdi. Il quadro viene aggiornato e può cambiare rapidamente con l'evoluzione delle previsioni.
I bollettini vanno controllati ogni giorno
Il colore assegnato non dipende soltanto dalla temperatura massima. I modelli considerano durata dell'evento, umidità, minime notturne e relazione tra condizioni meteorologiche ed effetti sanitari osservati localmente.I bollettini vengono aggiornati dal lunedì al venerdì con previsioni a 24, 48 e 72 ore. Per questo il livello della propria città dovrebbe essere ricontrollato quotidianamente, soprattutto prima di programmare attività lavorative, sportive o assistenziali.Una città senza bollino rosso non è automaticamente priva di rischio. Il sistema nazionale copre un numero selezionato di centri urbani e le condizioni possono variare tra quartieri, province e zone rurali.
Chi rischia maggiormente
Le persone anziane sono particolarmente vulnerabili, perché possono percepire meno la sete, sudare con minore efficacia e presentare patologie cardiovascolari, respiratorie o renali aggravate dalla disidratazione.Neonati e bambini molto piccoli dipendono dagli adulti per idratarsi e regolare l'ambiente. Anche le donne in gravidanza, le persone con mobilità ridotta, i pazienti psichiatrici o neurologici e chi assume determinati farmaci richiedono attenzione maggiore.Sono esposti anche lavoratori all'aperto, atleti, turisti, persone senza dimora e cittadini che vivono in abitazioni surriscaldate. La vulnerabilità dipende contemporaneamente dalle condizioni fisiche e dal tempo trascorso in ambienti caldi.
Malattie croniche e terapie
Il caldo può aggravare patologie cardiache, respiratorie, renali e metaboliche. La perdita di acqua e sali può modificare pressione arteriosa, funzione renale e controllo della glicemia, aumentando il rischio di scompenso.Alcuni medicinali possono influire sulla termoregolazione o sulla quantità di liquidi nell'organismo. Diuretici, farmaci per la pressione e diverse terapie neurologiche richiedono particolare attenzione, ma non devono essere modificati o sospesi autonomamente.Chi segue una terapia dovrebbe consultare il medico in presenza di sintomi o valori insoliti. Anche l'aumento dell'assunzione di acqua deve essere concordato nei pazienti con insufficienza cardiaca, renale o epatica e in chi deve rispettare una limitazione dei liquidi.
I sintomi da non ignorare
Crampi, mal di testa, debolezza, nausea, vertigini e sudorazione intensa possono indicare stress termico. La persona deve essere portata in un luogo fresco, fatta riposare e raffreddata gradualmente.Confusione, comportamento insolito, perdita di coscienza, convulsioni e pelle molto calda rappresentano segnali di emergenza. In questi casi è necessario contattare immediatamente il 112 e iniziare a raffreddare la persona mentre si attendono i soccorsi.Il colpo di calore può evolvere rapidamente ed essere mortale. Non bisogna attendere che i sintomi si risolvano spontaneamente né somministrare liquidi a una persona incosciente o incapace di deglutire.
Come proteggersi nelle ore più calde
Tra le 11 e le 18 è opportuno limitare l'esposizione diretta al sole, soprattutto durante i giorni di allerta elevata. Commissioni, attività sportive e spostamenti non necessari dovrebbero essere concentrati nelle ore più fresche.È utile indossare abiti leggeri e traspiranti, coprire la testa e proteggere la pelle. Chi deve camminare o attendere mezzi pubblici dovrebbe portare con sé acqua e cercare percorsi ombreggiati.Bere regolarmente prima di avvertire una sete intensa aiuta a prevenire la disidratazione. Alcol e quantità elevate di bevande zuccherate o contenenti caffeina non sono adatti a sostituire l'acqua, mentre eventuali integratori di sali devono essere utilizzati con criterio e non automaticamente.
Come mantenere più fresca la casa
Persiane, tende e oscuranti dovrebbero rimanere chiusi sulle finestre colpite direttamente dal sole. Le finestre possono essere aperte durante la notte e nelle prime ore del mattino soltanto quando l'aria esterna è effettivamente più fresca.Il climatizzatore deve essere utilizzato evitando differenze eccessive rispetto all'esterno. Una temperatura interna moderata, accompagnata dalla riduzione dell'umidità, è generalmente sufficiente a migliorare il comfort senza creare bruschi sbalzi.Il ventilatore muove l'aria ma non raffredda l'ambiente. Quando la temperatura interna supera circa 32 °C può risultare poco efficace e non deve essere considerato un sostituto dell'idratazione o del trasferimento in un luogo più fresco.
Mai lasciare bambini o animali in automobile
Un'automobile parcheggiata al sole può raggiungere temperature pericolose in pochissimo tempo. Bambini, persone non autosufficienti e animali non devono essere lasciati nell'abitacolo neppure per una breve commissione.Prima di partire è opportuno ventilare l'auto e portare una scorta d'acqua. I viaggi lunghi nelle ore centrali dovrebbero essere evitati quando il veicolo non dispone di climatizzazione o quando sono previste code.Anche l'asfalto può diventare pericoloso per gli animali domestici. Le passeggiate devono essere concentrate nelle ore più fresche, assicurando acqua e zone d'ombra.
Il rischio per chi lavora all'aperto
Agricoltori, operai edili, addetti alla logistica, manutentori e rider affrontano un'esposizione particolarmente elevata. Lo sforzo fisico aumenta la produzione interna di calore, mentre indumenti protettivi e superfici esposte al sole possono aggravare il carico termico.Il rischio non può essere valutato esclusivamente con il termometro. Devono essere considerati umidità, radiazione solare, ventilazione, intensità del lavoro, durata del turno e condizioni individuali del lavoratore.Diverse regioni hanno introdotto limitazioni tra le 12.30 e le 16 nelle giornate classificate ad alto rischio. I provvedimenti riguardano, con perimetri differenti, agricoltura, edilizia, cave, florovivaismo, logistica e consegne, prevedendo eccezioni per servizi essenziali e attività di emergenza.
Gli obblighi delle imprese
Il datore di lavoro deve valutare e ridurre il rischio da calore, riorganizzando quando necessario orari, carichi e pause. Acqua fresca, aree ombreggiate e periodi di recupero non costituiscono semplici accorgimenti facoltativi quando l'esposizione diventa pericolosa.I turni più pesanti dovrebbero essere spostati nelle ore fresche, favorendo rotazioni e un periodo progressivo di acclimatazione per chi riprende il lavoro dopo un'assenza o non è abituato alle alte temperature.I lavoratori devono conoscere i primi sintomi dello stress termico e controllarsi reciprocamente. Confusione e perdita di lucidità possono impedire alla persona colpita di riconoscere il proprio peggioramento e chiedere aiuto.
Il numero pubblico 1500
Per l'estate 2026 è attivo il numero di pubblica utilità 1500, dedicato alle informazioni sugli effetti del caldo, sui servizi territoriali e sulla protezione delle persone fragili e dei lavoratori esposti.Il servizio opera dal lunedì al venerdì, dalle 9 alle 17, esclusi i festivi. Gli operatori offrono orientamento sanitario e indicazioni sulle iniziative predisposte da Regioni e Comuni.Il 1500 non sostituisce il numero di emergenza. In presenza di perdita di coscienza, convulsioni, grave confusione o sospetto colpo di calore deve essere contattato il 112.
Sanità e assistenza sotto maggiore pressione
Le ondate di calore possono aumentare accessi ai pronto soccorso e ricoveri, soprattutto tra anziani e persone con patologie preesistenti. Il sovraccarico non deriva soltanto dai colpi di calore, ma anche dagli scompensi cardiaci, respiratori e renali favoriti dalla disidratazione.Ospedali e strutture assistenziali devono proteggere anche pazienti allettati e personale. Reparti surriscaldati, guasti agli impianti e turni svolti senza sufficiente recupero possono ridurre la capacità del sistema sanitario proprio quando la domanda aumenta.Le reti territoriali devono controllare le persone sole e non autosufficienti. Una telefonata, una visita domiciliare o la verifica dell'idratazione possono individuare un peggioramento prima che diventi un'emergenza.
Energia, blackout e consumi
Il ricorso massiccio alla climatizzazione aumenta la domanda elettrica nelle ore più calde. Picchi di consumo, apparecchiature surriscaldate e guasti locali possono mettere sotto pressione reti e cabine di distribuzione.Un'interruzione dell'energia durante un'ondata di calore ha conseguenze più gravi del normale. Ascensori, climatizzatori, dispositivi medici domestici e sistemi di conservazione degli alimenti possono smettere di funzionare proprio nelle ore più pericolose.Utilizzare in modo efficiente gli impianti riduce sprechi e sovraccarichi. Chi assiste persone dipendenti da dispositivi elettrici dovrebbe conoscere le procedure di emergenza e verificare la disponibilità di sistemi di riserva.
Acqua, siccità e agricoltura
Il caldo persistente aumenta l'evaporazione e la domanda idrica, aggravando le difficoltà nelle aree che hanno già registrato precipitazioni insufficienti. Il bacino del Po e diversi territori agricoli mostrano segnali di sofferenza.Colture, risaie, pascoli e allevamenti risentono delle alte temperature. Le piante perdono più rapidamente acqua, mentre gli animali riducono l'alimentazione e possono produrre meno latte durante le fasi più calde.L'ondata non crea da sola la siccità, ma può accelerarne gli effetti. La disponibilità idrica dipende dalle piogge precedenti, dalle riserve, dai prelievi e dalla gestione delle reti, oltre che dalle temperature del momento.
Incendi favoriti da caldo e vegetazione secca
Le temperature elevate rendono la vegetazione più facilmente infiammabile, ma la maggior parte degli incendi richiede comunque un innesco, accidentale o doloso. Il caldo non deve quindi essere utilizzato per definire automaticamente l'origine di un rogo.Una volta iniziato, l'incendio può però propagarsi con maggiore rapidità. Vento, pendenze e disponibilità di materiale secco possono rendere insufficienti le sole squadre terrestri e richiedere elicotteri o Canadair.I cittadini devono rispettare divieti e limitazioni regionali, evitando fuochi, bruciature, mozziconi e attività capaci di produrre scintille nelle zone a rischio. Ogni colonna di fumo deve essere segnalata tempestivamente ai soccorsi.
Caldo e qualità dell'aria
Le giornate stabili e molto soleggiate possono favorire l'accumulo di ozono al suolo, un inquinante capace di irritare le vie respiratorie. Bambini, anziani, asmatici e persone con malattie polmonari possono essere più sensibili.L'attività fisica intensa aumenta la quantità d'aria inalata e quindi l'esposizione agli inquinanti. Correre o allenarsi nelle ore pomeridiane può sommare stress termico, disidratazione e irritazione respiratoria.Lo sport dovrebbe essere spostato al mattino presto o alla sera, riducendo intensità e durata quando l'organismo non è ancora acclimatato. Anche nelle ore serali occorre valutare l'umidità e la temperatura effettiva.
Il mare eccezionalmente caldo
Le temperature superficiali del Mediterraneo risultano molto elevate in diverse aree, con valori prossimi a 28-29 °C e anomalie rilevanti rispetto alla norma stagionale.Un mare caldo limita il refrigerio lungo le coste durante la notte. L'acqua rilascia lentamente il calore accumulato e contribuisce a mantenere elevate umidità e temperature minime.La temperatura marina non determina automaticamente temporali violenti, ma può fornire maggiore energia e umidità quando arrivano perturbazioni o infiltrazioni fredde. Gli effetti dipendono comunque dall'intera configurazione atmosferica.
Il legame con il cambiamento climatico
Una singola ondata non può essere spiegata soltanto attraverso una causa, perché la sua evoluzione immediata dipende dalla circolazione atmosferica. Il riscaldamento globale modifica però il contesto nel quale questi eventi si sviluppano.Le ondate di calore stanno diventando più frequenti, lunghe e intense. L'Europa si riscalda rapidamente e l'aumento delle temperature di fondo rende più probabili valori estremi che in passato si verificavano con minore regolarità.L'adattamento non sostituisce la riduzione delle emissioni. Piani sanitari, alberature, edifici efficienti e spazi freschi possono limitare i danni immediati, mentre la mitigazione climatica agisce sulla crescita futura del rischio.
Perché il caldo non colpisce tutti allo stesso modo
Le persone con case ben isolate e climatizzate dispongono di una protezione maggiore rispetto a chi vive in mansarde, alloggi sovraffollati o quartieri privi di verde.Chi può modificare l'orario di lavoro affronta un rischio diverso da chi deve consegnare, coltivare o costruire durante il pomeriggio. Anche l'accesso all'acqua, ai servizi sanitari e ai trasporti condiziona la capacità di adattamento.Il caldo estremo è quindi un'emergenza sanitaria e sociale. Le politiche efficaci devono raggiungere anziani soli, persone senza dimora, lavoratori precari e famiglie che non possono sostenere il costo continuativo della climatizzazione.
Una settimana da affrontare senza allarmismi
Le temperature previste richiedono attenzione, ma non ogni valore estremo diventerà automaticamente realtà. Le previsioni possono cambiare e i 40 °C saranno concentrati in aree specifiche, non uniformemente distribuiti su tutto il territorio nazionale.La prudenza consiste nel prepararsi sulla base dei bollettini locali, senza minimizzare il rischio e senza trasformare le proiezioni più estreme in temperature già osservate.Famiglie, imprese e amministrazioni hanno ancora margini per ridurre i danni: modificare orari, controllare le persone fragili, predisporre luoghi freschi e garantire acqua sono interventi semplici ma decisivi.
Il vero pericolo è la persistenza
La terza ondata di calore del 2026 sarà misurata non soltanto dai record locali, ma dal numero di giorni consecutivi durante i quali milioni di persone resteranno esposte a caldo intenso e notti afose.Sardegna, Sicilia e regioni interne del Centro-Sud affronteranno i picchi più elevati, mentre nelle grandi città e nella Pianura Padana sarà soprattutto l'umidità a peggiorare il disagio.Il possibile indebolimento dopo il 18-20 luglio resta ancora da confermare. Fino ad allora, la priorità consiste nel seguire gli aggiornamenti, proteggere le persone vulnerabili e considerare il caldo un rischio concreto per salute e lavoro, non un semplice inconveniente estivo.Voi come state affrontando questa nuova ondata di calore nella vostra città? Lasciate un commento e raccontateci quali misure sono state adottate nel vostro Comune, nei luoghi di lavoro e nei quartieri per proteggere anziani, lavoratori e persone fragili.

