Brasile, 2,3 miliardi per i supercomputer IA tra Cina e Stati Uniti
Il Brasile accelera nella corsa globale all'intelligenza artificiale con un piano da circa 2,3 miliardi di reais destinato alle infrastrutture di supercalcolo, scegliendo contemporaneamente di collaborare con aziende cinesi e di mantenere aperta la principale gara tecnologica ai fornitori occidentali. La strategia annunciata dal governo di Luiz Inácio Lula da Silva prevede due grandi direttrici: una infrastruttura di computazione avanzata a Rio de Janeiro sviluppata con il coinvolgimento delle cinesi Huawei e iFlytek e un secondo supercomputer nel Rio Grande do Norte, per il quale Nvidia viene indicata come possibile favorita ma non è ancora stata formalmente scelta.
La decisione ha un significato che supera il semplice acquisto di potenza di calcolo. Il governo brasiliano presenta l'operazione come un tentativo di costruire maggiore autonomia tecnologica in un settore nel quale gran parte dell'hardware più avanzato, dei modelli di intelligenza artificiale e delle infrastrutture cloud è controllata da un numero ristretto di gruppi stranieri. La linea dichiarata è evitare di dipendere da una sola azienda, da una sola tecnologia e soprattutto da un solo Paese.
Dietro gli investimenti si intravede quindi una strategia industriale e geopolitica. Il Brasile vuole sviluppare una propria capacità nazionale di IA senza scegliere esclusivamente tra il blocco tecnologico statunitense e quello cinese. Una posizione complessa in una fase in cui Washington e Pechino competono direttamente su semiconduttori, acceleratori per intelligenza artificiale, data center, cloud e standard tecnologici.
Il progetto più immediatamente ambizioso riguarda il Rio Grande do Norte. Circa un miliardo di reais sarà destinato attraverso una gara pubblica all'acquisizione di un supercomputer progettato per collocarsi tra le macchine con maggiore capacità al mondo nel calcolo dedicato all'intelligenza artificiale. L'infrastruttura dovrebbe entrare in funzione entro la fine del 2027 e sarà installata nel Parque Científico e Tecnológico Augusto Severo, nell'area metropolitana di Natal.
Due grandi infrastrutture, due filiere tecnologiche differenti
Il nucleo della strategia brasiliana consiste nel non concentrare tutto l'investimento su una sola piattaforma tecnologica. Da una parte ci sarà la nuova macchina nel Nordeste, acquistata attraverso gara; dall'altra una struttura di supercomputazione a Rio de Janeiro costruita attraverso una collaborazione che coinvolge direttamente Huawei e iFlytek.
Circa 1,3 miliardi di reais sono destinati al progetto di Rio de Janeiro. L'infrastruttura avrà soprattutto il compito di sostenere lo sviluppo di grandi modelli linguistici e di applicazioni di intelligenza artificiale generali e settoriali. La collaborazione dovrebbe iniziare nel luglio 2027 e comprende attività di formazione, ricerca, sviluppo e trasferimento tecnologico.
L'altro miliardo finanzierà invece il supercomputer nazionale destinato al Rio Grande do Norte. L'obiettivo dichiarato è costruire una macchina con una capacità di elaborazione di 7.200 petaflop nelle operazioni a 16 bit, un livello particolarmente rilevante per l'addestramento e l'esecuzione dei moderni modelli di intelligenza artificiale.
I due progetti non devono essere interpretati come due macchine perfettamente equivalenti. Il centro di Rio de Janeiro è parte di una più ampia cooperazione tecnologica con partner cinesi; il progetto nel Nordeste nasce invece da una procedura di gara pubblica e punta a creare un'infrastruttura nazionale di calcolo ad altissime prestazioni gestita nell'ambito della ricerca scientifica brasiliana.
Nvidia è favorita, ma non ha ancora vinto la gara
Uno dei punti che richiede maggiore precisione riguarda Nvidia. La società statunitense domina oggi il mercato mondiale degli acceleratori utilizzati nell'intelligenza artificiale e rappresenta il principale candidato tecnologico per una macchina delle caratteristiche richieste dal Brasile. Funzionari brasiliani hanno indicato l'azienda come il fornitore atteso, ma l'aggiudicazione non è stata ancora formalizzata.
Il governo prevede infatti una gara pubblica. Le specifiche saranno definite dall'amministrazione e il soggetto vincitore dovrà rispettare anche condizioni relative a ricerca, sviluppo, partecipazione di fornitori brasiliani e trasferimento di competenze.
Oltre a Nvidia esistono altre aziende statunitensi in grado di offrire componenti utilizzabili per infrastrutture di high-performance computing e IA, tra cui AMD e Intel. La costruzione fisica di un supercomputer può inoltre coinvolgere integratori e produttori di server differenti, perché una macchina di queste dimensioni non coincide semplicemente con l'acquisto di migliaia di chip da un'unica società.
Presentare quindi il progetto come un "supercomputer Nvidia" già deciso sarebbe prematuro. Più correttamente, Nvidia è il candidato tecnologico più probabile sulla base delle caratteristiche richieste e della posizione dominante che possiede nel mercato degli acceleratori per IA.
7.200 petaflop: cosa significa davvero
La specifica indicata per il nuovo sistema è di circa 7.200 petaflop nelle elaborazioni a 16 bit. Un petaflop equivale a un milione di miliardi di operazioni in virgola mobile al secondo. Settemiladuecento petaflop corrispondono quindi, in termini teorici, a diversi quintilioni di operazioni matematiche ogni secondo.
Il dato necessita però di una precisazione. Le prestazioni di un supercomputer possono essere misurate con precisioni numeriche differenti e attraverso benchmark differenti. Le operazioni a 16 bit vengono utilizzate ampiamente nell'intelligenza artificiale perché consentono di eseguire calcoli più rapidamente e con minore consumo di memoria rispetto alle precisioni superiori tradizionalmente impiegate nel calcolo scientifico.
Per questo confrontare semplicemente i 7.200 petaflop annunciati con il valore di un altro supercomputer può produrre risultati fuorvianti se le due misurazioni non utilizzano lo stesso standard di calcolo. La volontà brasiliana è comunque chiara: costruire una macchina estremamente potente per il training di modelli di IA, non semplicemente aggiornare di poco l'infrastruttura esistente.
Il governo punta a ottenere prestazioni tali da collocare la nuova infrastruttura tra le più importanti a livello internazionale nel calcolo per intelligenza artificiale. La posizione esatta nelle classifiche dipenderà però dalla configurazione finale, dal benchmark considerato e dalle macchine che saranno operative nel momento della messa in servizio.
Il salto rispetto al Santos Dumont
Il riferimento nazionale attuale è il supercomputer Santos Dumont, installato presso il Laboratório Nacional de Computação Científica, il LNCC, a Petrópolis nello Stato di Rio de Janeiro. È una delle principali infrastrutture di calcolo scientifico del Brasile ed è utilizzato dalla comunità della ricerca per progetti che richiedono grandi quantità di potenza computazionale.
Il Santos Dumont è stato ampliato nel corso degli anni, ma la crescita dell'intelligenza artificiale generativa ha cambiato radicalmente la scala necessaria. Addestrare grandi modelli linguistici moderni richiede quantità di calcolo che soltanto pochi anni fa sarebbero sembrate eccezionali.
Secondo le stime utilizzate nel presentare il nuovo progetto, un modello dalle dimensioni comparabili alle grandi architetture generative sviluppate negli ultimi anni potrebbe richiedere sul Santos Dumont tempi enormemente superiori rispetto a quelli previsti con la futura macchina. Il salto progettato non è quindi soltanto quantitativo: serve a trasformare la ricerca brasiliana sull'IA da utilizzatrice di capacità limitata a soggetto potenzialmente in grado di addestrare modelli di scala molto maggiore.
Questo è uno dei punti centrali della strategia. Possedere ricercatori competenti e grandi quantità di dati non basta se la potenza necessaria per addestrare i modelli deve essere acquistata continuamente attraverso infrastrutture estere. La disponibilità domestica di calcolo ad alte prestazioni diventa quindi una componente della politica scientifica nazionale.
Perché il supercomputer andrà nel Rio Grande do Norte
La scelta del Rio Grande do Norte possiede motivazioni sia tecniche sia politiche. Dal punto di vista tecnico, il governo ha evidenziato la disponibilità di energia e il forte potenziale delle fonti rinnovabili nell'area. Un supercomputer per IA richiede infatti quantità enormi di elettricità non soltanto per alimentare i processori, ma anche per raffreddarli.
La disponibilità energetica è diventata uno dei principali fattori nella localizzazione dei nuovi data center per l'IA in tutto il mondo. Più i modelli crescono, più aumenta il numero di acceleratori necessari e, di conseguenza, il consumo del centro di calcolo.
Esiste poi una motivazione di politica territoriale. Lula ha indicato esplicitamente la necessità di distribuire maggiormente gli investimenti tecnologici fuori dal tradizionale asse economico del Sud e del Sud-Est. Il Nordeste deve, secondo l'impostazione governativa, ricevere infrastrutture capaci di generare ricerca, formazione e nuove attività economiche ad alto contenuto tecnologico.
La nuova macchina sarà installata nel Parque Científico e Tecnológico Augusto Severo, noto come PAX, nell'area di Macaíba, vicino Natal. La localizzazione rappresenta quindi anche una scelta di decentralizzazione delle capacità scientifiche brasiliane.
Il problema energetico dei supercomputer per l'IA
La questione dell'energia non è secondaria. Le grandi infrastrutture di intelligenza artificiale sono ormai impianti industriali con consumi paragonabili a quelli di decine di migliaia di abitazioni. Alimentazione elettrica, collegamenti alla rete e sistemi di raffreddamento devono essere pianificati insieme alla capacità informatica.
La precedente ipotesi di installare il grande supercomputer direttamente al LNCC di Petrópolis aveva incontrato proprio limiti legati alla disponibilità di potenza elettrica. La scelta di una nuova sede permette di progettare l'infrastruttura energetica insieme al sistema di calcolo.
Per il Brasile il tema delle fonti rinnovabili può rappresentare anche un vantaggio competitivo. Una quota rilevante della produzione elettrica nazionale deriva già da fonti a basse emissioni, in particolare idroelettrico, eolico e solare. Il Nordeste è inoltre diventato uno dei principali poli dell'energia eolica e solare del Paese.
Questo non elimina l'impatto ambientale dei data center. Anche con energia rinnovabile restano problemi di rete, materiali, raffreddamento e utilizzo delle risorse. Ma consente al governo brasiliano di collegare la crescita dell'infrastruttura digitale a una matrice elettrica relativamente favorevole rispetto a Paesi maggiormente dipendenti dai combustibili fossili.
Il progetto cinese di Rio de Janeiro
Parallelamente alla macchina del Rio Grande do Norte, il governo svilupperà a Rio de Janeiro un'infrastruttura di supercomputazione realizzata attraverso una cooperazione con Huawei e iFlytek. L'investimento pubblico indicato è di circa 1,3 miliardi di reais nell'arco del progetto.
La Huawei è uno dei maggiori gruppi tecnologici cinesi e opera in telecomunicazioni, cloud, server e infrastrutture per intelligenza artificiale. Negli ultimi anni ha sviluppato anche acceleratori e piattaforme progettate come alternative ai prodotti statunitensi, in particolare dopo le restrizioni commerciali imposte da Washington.
iFlytek è invece una società cinese specializzata nell'intelligenza artificiale applicata soprattutto alla voce, al riconoscimento del linguaggio, alla trascrizione e alla traduzione. La sua partecipazione assume particolare importanza per l'obiettivo brasiliano di sviluppare grandi modelli linguistici capaci di lavorare meglio in portoghese e, potenzialmente, in spagnolo.
Il progetto sarà sviluppato insieme alla Rede Nacional de Ensino e Pesquisa, organizzazione collegata al Ministero della Scienza, Tecnologia e Innovazione che gestisce infrastrutture di rete e progetti tecnologici per università e centri di ricerca brasiliani.
Un modello linguistico brasiliano come obiettivo strategico
Una parte importante dell'infrastruttura di Rio sarà dedicata allo sviluppo di un grande modello linguistico adattato alla realtà brasiliana. Il governo considera infatti insufficiente dipendere esclusivamente da sistemi progettati e addestrati prevalentemente negli Stati Uniti o in Cina.
I moderni modelli generativi sono fortemente influenzati dai dati di addestramento. Lingue, strutture amministrative, legislazione, cultura e documenti disponibili possono essere rappresentati in modo diverso a seconda della provenienza del materiale utilizzato.
Il portoghese è una delle lingue più parlate al mondo, ma la quantità di contenuti disponibili online rimane molto inferiore rispetto all'inglese. Un modello sviluppato con una maggiore attenzione ai dati brasiliani potrebbe essere utilizzato per servizi pubblici, ricerca, istruzione e applicazioni settoriali.
L'obiettivo non è necessariamente creare un chatbot nazionale che sostituisca tutti i prodotti commerciali esistenti. La possibilità strategicamente più rilevante è disporre di un'infrastruttura sulla quale ricercatori e istituzioni possano costruire modelli specializzati senza dipendere interamente dai servizi cloud stranieri.
Perché il portoghese è anche una questione di sovranità digitale
Lo sviluppo di modelli in portoghese brasiliano viene collegato dal governo alla sovranità tecnologica. L'argomento è che un Paese con oltre 200 milioni di abitanti dovrebbe possedere la capacità di sviluppare almeno una parte delle tecnologie linguistiche utilizzate nella pubblica amministrazione e nei servizi essenziali.
La questione riguarda anche la gestione dei dati sensibili. Se tutte le applicazioni avanzate dipendono esclusivamente da servizi esterni, informazioni pubbliche o strategiche possono dover transitare attraverso infrastrutture controllate da società straniere, a seconda delle modalità con cui i sistemi vengono utilizzati.
Disporre di capacità locale non garantisce automaticamente la sovranità digitale, perché processori, memorie, software e tecnologie fondamentali possono continuare a provenire dall'estero. Riduce però alcuni livelli di dipendenza e permette di controllare direttamente parte della catena.
È proprio per questo che il Brasile non presenta il supercomputer come un progetto isolato. Il piano comprende anche cloud, semiconduttori, formazione e governance, tentando di intervenire su più componenti dell'ecosistema dell'intelligenza artificiale.
La strategia di non scegliere fra Stati Uniti e Cina
La parte geopoliticamente più importante della decisione riguarda il tentativo di mantenere contemporaneamente rapporti tecnologici con Stati Uniti e Cina. Il Brasile è una grande economia emergente, fa parte dei BRICS e mantiene con Pechino una relazione commerciale di enorme importanza, mentre gli Stati Uniti restano uno dei principali investitori nell'economia brasiliana.
Nel settore tecnologico, però, le due potenze stanno costruendo ecosistemi sempre più distinti. Washington utilizza controlli sulle esportazioni per limitare l'accesso cinese ai semiconduttori più avanzati e ha aumentato la pressione sui partner affinché proteggano le catene di approvvigionamento considerate strategiche.
Pechino, dal canto suo, investe nella creazione di alternative domestiche ai chip statunitensi e nell'espansione internazionale delle proprie imprese tecnologiche. Huawei è uno dei simboli più evidenti di questa politica.
Brasilia tenta di muoversi tra i due sistemi senza adottare un'esclusiva. La formula governativa è significativa: non dipendere da una sola azienda, tecnologia o nazione. In teoria, diversificare i fornitori riduce il rischio che una decisione politica esterna possa bloccare l'intera infrastruttura nazionale.
Autonomia non significa indipendenza completa
Il concetto di autonomia tecnologica non deve però essere confuso con l'autosufficienza. Il Brasile non produce oggi su larga scala gli acceleratori più avanzati necessari per addestrare i maggiori modelli di IA e continuerà quindi ad avere bisogno di tecnologia straniera.
Se il nuovo supercomputer utilizzerà hardware Nvidia, una parte decisiva della capacità nazionale continuerà a dipendere da una filiera statunitense. Se il centro di Rio utilizzerà piattaforme Huawei, dipenderà invece da un ecosistema tecnologico cinese per una parte delle proprie operazioni.
La strategia è quindi quella di diversificare la dipendenza, sviluppando nel frattempo competenze nazionali. È una differenza importante. L'obiettivo realistico nel breve periodo non è costruire in Brasile ogni transistor, ma evitare che tutto il sistema nazionale di IA possa essere fermato da una sola impresa o da un'unica decisione geopolitica.
È anche per questa ragione le contropartite richieste ai fornitori includono trasferimento tecnologico, ricerca e sviluppo e formazione. Il valore dell'investimento, almeno nelle intenzioni, deve essere misurato non soltanto nell'hardware acquistato ma nelle competenze che rimarranno nel Paese.
Cinquemila professionisti da formare nel progetto del Nordeste
La gara per il nuovo supercomputer dovrebbe prevedere la formazione di circa 5.000 brasiliani nell'arco di cinque anni. È un numero significativo perché uno dei principali limiti dell'espansione dell'IA non è soltanto la scarsità di processori ma quella di tecnici e ricercatori capaci di utilizzare in modo efficace infrastrutture di questo livello.
Gestire un supercomputer richiede competenze in software parallelo, reti ad alta velocità, sistemi distribuiti, acceleratori, sicurezza e gestione energetica. Addestrare modelli avanzati richiede inoltre esperti di machine learning, matematica, statistica e gestione dei dati.
La formazione è quindi parte integrante della strategia. Acquistare una macchina da un miliardo di reais senza costruire contemporaneamente una comunità in grado di sfruttarla significherebbe creare una infrastruttura sottoutilizzata.
Nel progetto cinese di Rio de Janeiro è prevista a sua volta la formazione di migliaia di professionisti, rafforzando l'idea che l'obiettivo non sia soltanto importare hardware, ma creare un ecosistema nazionale di competenze.
Il Fondo nazionale finanzierà gli investimenti
Le risorse provengono dal Fondo Nacional de Desenvolvimento Científico e Tecnológico, il FNDCT, principale strumento pubblico brasiliano per il finanziamento della ricerca scientifica e dell'innovazione.
I fondi saranno erogati in più fasi. La scelta del finanziamento pubblico evidenzia come il governo consideri la capacità di calcolo un'infrastruttura strategica paragonabile ad altre piattaforme fondamentali per la ricerca.
Un supercomputer scientifico pubblico può infatti essere utilizzato da università, laboratori e istituzioni che non possiedono le risorse per acquistare autonomamente migliaia di acceleratori. La capacità viene condivisa attraverso progetti e meccanismi di accesso definiti dai soggetti gestori.
La questione decisiva sarà quindi anche la futura governance dell'accesso: stabilire chi potrà usare la macchina, con quali priorità e quali risorse saranno riservate ai progetti strategici nazionali.
Il Piano Brasiliano di Intelligenza Artificiale
I nuovi investimenti si inseriscono nel Plano Brasileiro de Inteligência Artificial, il PBIA, avviato per coordinare le politiche nazionali in un settore che il governo considera strategico per ricerca, industria e servizi pubblici.
Il piano non riguarda soltanto la potenza computazionale. I suoi assi comprendono infrastrutture, formazione, innovazione nelle imprese, utilizzo dell'IA nella pubblica amministrazione e governance. L'idea è evitare che la politica nazionale si riduca all'acquisto di server senza una strategia di utilizzo.
Il Brasile parte da una situazione particolare. Possiede importanti università e gruppi di ricerca, una grande economia digitale e un mercato interno enorme, ma dipende fortemente dall'estero per i componenti avanzati della catena tecnologica.
La nuova capacità di supercalcolo dovrebbe quindi diventare la base per progetti scientifici e industriali che oggi richiedono l'acquisto di capacità cloud internazionale o devono essere ridimensionati per mancanza di risorse computazionali.
Il progetto dei chip RISC-V
Accanto ai supercomputer, il governo ha annunciato circa 125 milioni di reais di investimento pubblico per una strategia sui semiconduttori basata sull'architettura RISC-V. L'obiettivo è attirare una cifra analoga dal settore privato.
RISC-V è un'architettura aperta per la progettazione dei processori. Diversamente da tecnologie proprietarie che richiedono licenze specifiche, consente a università, aziende e istituti di sviluppare processori personalizzati partendo da uno standard liberamente utilizzabile.
Questo non significa che il Brasile possa produrre immediatamente chip capaci di competere con gli acceleratori Nvidia più avanzati. La costruzione di un ecosistema di semiconduttori richiede progettazione, software, impianti produttivi e una filiera estremamente sofisticata.
Il governo considera infatti questa una strategia di lungo periodo, nell'ordine di dieci o quindici anni. La collaborazione comprende collegamenti con la Spagna e con l'ecosistema tecnologico sviluppato intorno all'architettura RISC-V.
Perché i chip sono il vero collo di bottiglia dell'IA
I modelli di IA dipendono da una quantità enorme di semiconduttori avanzati. Negli ultimi anni la domanda di GPU e acceleratori ha trasformato Nvidia in una delle aziende di maggior valore al mondo e ha reso la produzione di chip un tema centrale della politica internazionale.
La progettazione di un acceleratore è soltanto una parte della catena. Servono impianti capaci di produrre transistor su scale estremamente ridotte, sistemi di packaging avanzato, memorie ad alta larghezza di banda e apparecchiature per la litografia.
Gran parte di questa filiera è concentrata in pochi Paesi e aziende. È quindi estremamente difficile per qualunque economia creare in breve tempo una completa indipendenza nei semiconduttori.
La strategia brasiliana RISC-V cerca perciò di sviluppare competenze in segmenti nei quali l'accesso è più realistico, costruendo proprietà intellettuale e capacità di progettazione che potrebbero ridurre gradualmente la dipendenza esterna.
Una "Nuvem Brasileira" per i dati pubblici
Un altro tassello è la cosiddetta Nuvem Brasileira, cioè una infrastruttura cloud sulla quale ospitare dati e servizi pubblici con maggiore controllo nazionale. Il governo ha già investito in server gestiti attraverso società pubbliche come Serpro e Dataprev e vuole ampliare questo modello.
Il concetto di cloud sovrano nasce dall'esigenza di mantenere determinati dati in infrastrutture che rispettino regole nazionali e che non dipendano integralmente da operatori esteri. È un tema particolarmente sensibile quando si tratta di informazioni fiscali, previdenziali, sanitarie o amministrative.
Per sviluppare applicazioni di intelligenza artificiale nella pubblica amministrazione servirà inoltre una forte integrazione fra dati e capacità computazionale. Possedere un supercomputer senza poter utilizzare in sicurezza le informazioni necessarie per addestrare i sistemi ne limiterebbe fortemente il valore.
Il cloud nazionale diventa quindi complementare ai supercomputer: uno fornisce la potenza di calcolo, l'altro l'ambiente nel quale una parte delle informazioni e delle applicazioni può essere organizzata e gestita.
Nasce anche un centro per la trasparenza algoritmica
Nel pacchetto più ampio annunciato dal governo compare anche un Centro Nacional de Transparência Algorítmica e IA Confiável, che sarà gestito dalla Universidade Federal de Minas Gerais.
Al centro è destinato un investimento nell'ordine di 50 milioni di reais. L'obiettivo è sviluppare ricerca sui rischi dei sistemi di intelligenza artificiale, sulla sicurezza, sui bias, sull'affidabilità e sulle modalità con cui valutare modelli utilizzati nel mercato o nei servizi pubblici.
La scelta mostra che l'aumento della capacità computazionale viene accompagnato almeno formalmente da un secondo filone dedicato alla governance dell'IA. Costruire modelli più grandi non elimina infatti problemi come discriminazioni algoritmiche, errori, informazioni false o utilizzi impropri dei dati.
Il centro non nasce come un'autorità incaricata di censurare o controllare direttamente tutte le piattaforme. La funzione annunciata è principalmente di ricerca, analisi e sviluppo di standard per sistemi più trasparenti e affidabili.
La differenza tra 2,3 e 2,5 miliardi di reais
Nelle notizie diffuse dopo l'annuncio compaiono sia la cifra di 2,3 miliardi sia quella di circa 2,5 miliardi di reais. Non si tratta necessariamente di una contraddizione, ma di una diversa delimitazione del pacchetto.
I circa 2,3 miliardi riguardano sostanzialmente i due grandi programmi di supercomputazione: circa un miliardo per la macchina nel Rio Grande do Norte e circa 1,3 miliardi per il progetto di Rio de Janeiro con Huawei e iFlytek.
Aggiungendo i 125 milioni previsti per lo sviluppo della filiera RISC-V e i circa 50 milioni per il centro sulla trasparenza algoritmica, il valore complessivo delle iniziative annunciate si avvicina ai 2,5 miliardi di reais.
Separare le due cifre aiuta quindi a capire meglio l'operazione: 2,3 miliardi per il cuore infrastrutturale, circa 2,5 miliardi considerando anche alcune iniziative complementari del pacchetto tecnologico.
Una sfida diretta alla dipendenza dai grandi cloud globali
Gran parte dello sviluppo moderno dell'IA avviene attraverso piattaforme cloud di aziende come Amazon, Microsoft e Google, oppure attraverso infrastrutture private costruite dai grandi laboratori tecnologici. Per una università o un governo, acquistare enormi quantità di calcolo attraverso questi servizi può diventare estremamente costoso.
Una capacità pubblica nazionale offre la possibilità di finanziare ricerca indipendente senza dover acquistare ogni volta le risorse sul mercato internazionale. Questo può essere particolarmente importante per progetti scientifici che non generano un ritorno commerciale immediato.
Il supercomputer potrebbe essere utilizzato per IA, ma anche per clima, medicina, genomica, energia, fluidodinamica e simulazioni scientifiche, a seconda della configurazione e delle politiche di accesso.
L'obiettivo brasiliano è quindi evitare che soltanto le aziende con enormi disponibilità finanziarie possano sviluppare sistemi avanzati, dando a università e istituti pubblici almeno una parte della capacità computazionale necessaria.
Il rischio di acquistare hardware che invecchia rapidamente
Investire un miliardo di reais in un supercomputer comporta però un problema inevitabile: l'obsolescenza tecnologica. Nel settore dell'IA, nuove generazioni di acceleratori arrivano con grande rapidità e una macchina considerata eccezionale nel momento dell'acquisto può essere superata in pochi anni.
Questo rende fondamentale la progettazione di una infrastruttura espandibile e aggiornabile. La vita utile di un data center deve essere superiore a quella dei singoli processori installati al suo interno.
Il costo complessivo inoltre non termina con l'acquisto. Energia, raffreddamento, manutenzione, reti, software e personale possono generare spese operative molto elevate nel corso degli anni.
Il successo del progetto dipenderà quindi non soltanto dal raggiungimento di un primato al momento dell'inaugurazione, ma dalla capacità di mantenere il sistema competitivo e utilizzato durante l'intero ciclo di vita.
La competizione mondiale per la potenza di calcolo
La mossa brasiliana arriva mentre le grandi economie stanno trattando la potenza computazionale come un'infrastruttura strategica. Stati Uniti, Cina, Unione europea, Giappone, Corea del Sud e Paesi del Golfo stanno investendo miliardi in data center e sistemi di supercalcolo.
L'IA ha modificato il significato stesso di supercomputer. Tradizionalmente queste macchine erano progettate soprattutto per la scienza: simulazioni climatiche, fisica, ricerca nucleare o modellizzazione molecolare. Oggi una parte crescente della domanda deriva dall'addestramento dei modelli generativi.
I carichi di lavoro dell'IA utilizzano spesso grandi quantità di GPU e acceleratori, interconnessi attraverso reti estremamente veloci e alimentati da sistemi di memoria ad altissime prestazioni.
Chi controlla questa capacità può sperimentare modelli più grandi, sviluppare applicazioni più rapidamente e ridurre la necessità di dipendere da infrastrutture esterne. È per questo che il calcolo è diventato una componente della competizione geopolitica.
Brasile tra BRICS e rapporti con Washington
La posizione brasiliana è resa ancora più delicata dall'appartenenza ai BRICS e dal rapporto economico con la Cina. Pechino è diventata il principale partner commerciale del Paese, mentre Washington conserva un peso decisivo negli investimenti e nella tecnologia avanzata.
Una scelta totalmente orientata verso l'ecosistema cinese potrebbe aumentare le tensioni con gli Stati Uniti, soprattutto nei settori legati ai semiconduttori più avanzati. Una dipendenza esclusiva da fornitori americani lascerebbe però Brasilia vulnerabile a eventuali nuove restrizioni commerciali.
La decisione di distribuire i progetti tra filiere differenti diventa quindi una forma di hedging tecnologico: collaborare con entrambe le potenze senza permettere a nessuna delle due di acquisire il monopolio della capacità nazionale.
Resta da vedere quanto questa posizione sarà sostenibile se il confronto tra Washington e Pechino dovesse intensificarsi ulteriormente. Le tecnologie per IA sono ormai considerate asset strategici e le regole commerciali possono cambiare rapidamente.
La sovranità dei dati come argomento politico
Nelle dichiarazioni governative ricorre frequentemente la formula sovranità dei dati. Il concetto riguarda la capacità dello Stato di decidere dove vengano elaborati e conservati determinati dati e quali soggetti abbiano accesso alle infrastrutture che li processano.
Nel caso dell'intelligenza artificiale il problema è ancora più rilevante, perché i dati sono il materiale attraverso il quale i modelli vengono addestrati e adattati. Informazioni pubbliche di grande valore possono contenere elementi sensibili e non sempre possono essere trasferite liberamente verso servizi commerciali esteri.
La presenza di infrastrutture nazionali offre quindi una maggiore libertà nel progettare modelli pubblici, anche se non elimina la necessità di regole sulla privacy, sulla sicurezza e sulla qualità dei dati.
Sovranità non significa semplicemente localizzare fisicamente un server in Brasile. Richiede controllo su software, accessi, governance e competenze, ed è proprio su questi elementi che dovrà essere valutato il progetto nei prossimi anni.
La sfida sarà trasformare il calcolo in innovazione
Possedere un grande supercomputer non garantisce automaticamente la nascita di un'industria nazionale dell'intelligenza artificiale. La potenza computazionale è una condizione importante, ma deve essere combinata con capitale umano, ricerca, imprese, dati e capacità di trasformare i risultati scientifici in applicazioni.
Il Brasile dispone già di università e ricercatori competitivi, ma una parte delle tecnologie sviluppate nel mondo accademico fatica a trasformarsi in prodotti su larga scala. Il nuovo programma mira anche a ridurre questa distanza.
Per ottenere un impatto economico sarà necessario che startup, aziende e centri di ricerca possano accedere all'infrastruttura in modo trasparente e che il costo di utilizzo non ne limiti l'adozione. Sarà inoltre necessario proteggere il tempo macchina destinato alla ricerca scientifica da una eventuale eccessiva pressione delle applicazioni commerciali.
La governance sarà quindi importante quasi quanto la capacità tecnica. Un supercomputer utilizzato poco o distribuito attraverso criteri inefficaci produrrebbe un ritorno molto inferiore rispetto all'investimento effettuato.
Dal clima alla salute, gli utilizzi vanno oltre i chatbot
Parlare di IA porta immediatamente a pensare a chatbot e modelli linguistici, ma la capacità di supercalcolo può essere utilizzata in numerosi settori scientifici. Il Brasile possiede aree nelle quali grandi quantità di dati e simulazioni complesse possono avere un valore strategico.
La modellizzazione del clima amazzonico, per esempio, richiede sistemi capaci di elaborare enormi quantità di osservazioni atmosferiche e ambientali. Lo stesso vale per la previsione meteorologica ad alta risoluzione e per gli studi sui cambiamenti climatici.
In medicina, infrastrutture HPC possono essere utilizzate nella genomica, ricerca farmacologica e modellizzazione delle proteine. In agricoltura possono sostenere modelli climatici, analisi satellitari e sistemi predittivi per le colture.
Energia, industria, petrolio, bioeconomia e monitoraggio ambientale rappresentano altri possibili settori. La vera misura dell'efficacia della macchina sarà quindi la quantità e qualità dei progetti scientifici e tecnologici che riuscirà a rendere possibili.
Il 2027 sarà l'anno decisivo
Il calendario annunciato concentra gran parte delle tappe nel 2027. Il supercomputer del Rio Grande do Norte dovrebbe entrare in funzione entro la fine dell'anno, mentre la cooperazione con Huawei e iFlytek dovrebbe iniziare nel luglio dello stesso periodo.
Prima di allora dovranno essere concluse la gara, l'aggiudicazione, l'installazione e la preparazione dell'infrastruttura energetica. Sistemi di questa scala richiedono inoltre reti ad altissima velocità, raffreddamento, sicurezza fisica e personale specializzato.
Il calendario è quindi ambizioso. Eventuali ritardi nella disponibilità dei chip, nella costruzione delle strutture o nelle procedure amministrative potrebbero modificare la data effettiva di entrata in funzione.
La vera svolta si avrà soltanto quando i ricercatori potranno utilizzare concretamente la nuova capacità di calcolo. L'annuncio finanziario è il primo passo; l'operatività rappresenterà quello decisivo.
Un investimento anche sul ruolo internazionale del Brasile
La scelta di costruire infrastrutture di questa scala riflette anche l'ambizione del Brasile di avere un ruolo più rilevante nella governance globale dell'IA. Il Paese non vuole essere soltanto un grande mercato nel quale vengono vendute tecnologie sviluppate altrove.
Per partecipare realmente alle decisioni internazionali, però, è utile possedere una propria capacità tecnologica. Un Paese completamente dipendente da sistemi stranieri ha inevitabilmente minore potere quando vengono definiti standard, regole commerciali e politiche di accesso ai semiconduttori.
L'investimento nei supercomputer può quindi essere interpretato anche come una forma di politica estera tecnologica. Brasile, India e altre grandi economie emergenti stanno cercando di costruire margini di autonomia in un settore dominato principalmente da Stati Uniti e Cina.
La difficoltà consiste nel farlo senza isolarsi dalle stesse filiere globali dalle quali provengono i componenti indispensabili. È precisamente questo equilibrio a spiegare la scelta brasiliana di collaborare contemporaneamente con aziende americane e cinesi.
Il rischio geopolitico resta sullo sfondo
La strategia di diversificazione non elimina il rischio geopolitico. Se gli Stati Uniti imponessero nuove restrizioni sull'esportazione dei chip più avanzati verso Paesi che utilizzano determinate tecnologie cinesi, il Brasile potrebbe trovarsi davanti a scelte molto più difficili.
Allo stesso modo, fare affidamento su infrastrutture Huawei potrebbe esporre il Paese alle conseguenze delle sanzioni tecnologiche occidentali già applicate in altri mercati.
Il governo ritiene che il peso economico brasiliano e l'interesse commerciale delle grandi aziende possano mantenere aperti più canali. Ma nessuna amministrazione può controllare completamente le decisioni delle altre potenze.
Da qui la necessità di sviluppare gradualmente competenze proprie, perché la vera autonomia non consiste soltanto nel poter scegliere tra due fornitori stranieri, ma nell'aumentare nel tempo la quantità di tecnologia che il Paese è in grado di comprendere, modificare e produrre.
Un piano ambizioso che dovrà essere misurato sui risultati
Il progetto da 2,3 miliardi di reais rappresenta uno degli interventi più rilevanti messi in campo dal Brasile per ridurre il divario con le grandi potenze dell'intelligenza artificiale. La dimensione finanziaria è significativa, ma rimane molto inferiore ai giganteschi investimenti privati realizzati ogni anno dalle principali big tech mondiali.
Per questo il Brasile deve usare le proprie risorse in maniera selettiva. Non può competere con Stati Uniti o Cina semplicemente acquistando la stessa quantità di hardware. Deve individuare aree nelle quali lingua, dati, ricerca scientifica e dimensione del mercato interno possano creare un vantaggio specifico.
Il portoghese, la pubblica amministrazione, la biodiversità, l'agricoltura tropicale, il clima e la bioeconomia rappresentano alcuni dei settori nei quali modelli sviluppati direttamente in Brasile potrebbero avere un valore distintivo.
Sarà quindi necessario giudicare il programma attraverso risultati concreti: numero di ricercatori formati, modelli sviluppati, pubblicazioni, startup nate, applicazioni pubbliche funzionanti e capacità di mantenere l'infrastruttura aggiornata.
La vera partita è trasformare potenza in sovranità
Il Brasile ha scelto di entrare nella corsa all'intelligenza artificiale seguendo una strada che riflette la propria tradizionale ricerca di autonomia strategica: utilizzare contemporaneamente rapporti con Cina e Stati Uniti, evitando per quanto possibile di essere assorbito completamente dall'ecosistema tecnologico di una sola potenza.
Il progetto di Rio de Janeiro con Huawei e iFlytek dovrà sviluppare capacità di supercalcolo e modelli linguistici più vicini alle esigenze brasiliane. Il supercomputer del Rio Grande do Norte, finanziato con circa un miliardo di reais, punta invece a fornire alla comunità scientifica una macchina di dimensioni oggi assenti dal sistema pubblico nazionale.
Nvidia rimane il nome più probabile per il cuore tecnologico della nuova infrastruttura, ma la gara non è ancora conclusa. Questo dettaglio riassume bene la cautela necessaria nel leggere l'annuncio: una parte del progetto è definita, un'altra dovrà ancora passare attraverso procedure, contratti, installazione e messa in servizio.
Attorno ai due supercomputer nasceranno inoltre programmi sui chip RISC-V, cloud sovrano, formazione e trasparenza algoritmica. È il tentativo di evitare che l'investimento si riduca alla semplice importazione di migliaia di processori.
La sfida più difficile comincerà quindi dopo l'acquisto. La sovranità tecnologica non viene consegnata insieme a un supercomputer: si costruisce attraverso persone che sanno usarlo, software che possono essere controllati, dati gestiti in sicurezza, ricerca competitiva e aziende capaci di trasformare quella capacità in nuovi prodotti.
Se il programma riuscirà, il Brasile potrebbe dotarsi entro la fine del 2027 di una delle infrastrutture pubbliche per IA più importanti dell'America Latina e rafforzare contemporaneamente il proprio ruolo nella ricerca globale. Se invece mancheranno competenze, continuità finanziaria o una chiara strategia di utilizzo, anche una macchina estremamente potente rischierebbe di produrre un impatto inferiore alle aspettative.
La scommessa brasiliana è quindi molto più ampia dei 2,3 miliardi di reais annunciati: dimostrare che una grande economia emergente può costruire una propria capacità nell'IA senza essere costretta a scegliere completamente tra Washington e Pechino. Il supercomputer sarà lo strumento più visibile. La vera prova sarà capire quanta autonomia scientifica, industriale e digitale riuscirà effettivamente a generare.
E voi come giudicate la strategia del Brasile sull'intelligenza artificiale? Ritenete efficace distribuire gli investimenti tra tecnologie statunitensi e cinesi per ridurre la dipendenza da un solo fornitore, oppure considerate inevitabile che nella competizione globale dell'IA i Paesi debbano prima o poi scegliere un ecosistema tecnologico prevalente? Lasciate nei commenti la vostra opinione sulla corsa mondiale ai supercomputer e alla sovranità digitale.

