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BCE verso un nuovo rialzo dei tassi: petrolio sopra 100 dollari e inflazione in aumento

La decisione non è ancora arrivata, ma i mercati sembrano avere pochi dubbi sulla direzione attesa. Giovedì 10 settembre 2026 la Banca Centrale Europea riunisce a Berlino il Consiglio direttivo per una delle riunioni monetarie più delicate dell'anno. Il comunicato sui tassi è previsto alle 14:15, seguito alle 14:45 dalla conferenza stampa di Christine Lagarde. Nella mattinata, quindi, non esiste ancora alcun rialzo ufficiale da annunciare. Le aspettative finanziarie indicano però con probabilità estremamente elevata un incremento di 25 punti base, che porterebbe il tasso sui depositi dal 2,25% al 2,50%, quello sulle operazioni di rifinanziamento principali dal 2,40% al 2,65% e il tasso sui prestiti marginali dal 2,65% al 2,90%. Sarebbe il secondo rialzo del 2026 dopo quello di giugno. Alla base della svolta c'è soprattutto il ritorno della pressione inflazionistica, alimentata dall'impennata del petrolio oltre 100 dollari e dalla crisi nel Golfo.

Alle 09:52 la BCE non ha ancora deciso pubblicamente

Il primo punto da chiarire è temporale. Nella mattinata del 10 settembre qualsiasi titolo che affermi "la BCE ha aumentato i tassi" sarebbe prematuro.
La decisione ufficiale sarà pubblicata alle 14:15, mentre Christine Lagarde inizierà a spiegare le motivazioni alle 14:45.

Il mercato considera comunque il rialzo quasi certo

Contratti finanziari e previsioni degli economisti incorporano una probabilità vicinissima al 100% di un aumento di 25 punti base.
Questo significa che un rialzo sarebbe in gran parte già incorporato nei prezzi di obbligazioni, valute e altri strumenti finanziari.

Che cosa significa aumentare di 25 punti base

Un punto base corrisponde a un centesimo di punto percentuale. Venticinque punti base equivalgono quindi a 0,25 punti percentuali.
Se il tasso sui depositi passa dal 2,25% al 2,50%, l'aumento non è del 25%, ma precisamente di 0,25 punti.

Il tasso sui depositi è oggi al 2,25%

Il riferimento più osservato dai mercati è il tasso della deposit facility, attualmente fissato al 2,25%.
È il rendimento riconosciuto alle banche che depositano liquidità overnight presso l'Eurosistema e svolge un ruolo centrale nel determinare i tassi di mercato a breve termine.

Il rifinanziamento principale è al 2,40%

Il secondo tasso è quello delle operazioni di rifinanziamento principali, oggi al 2,40%.
Rappresenta una delle modalità attraverso cui le banche possono ottenere liquidità dalla banca centrale fornendo garanzie adeguate.

Il tasso marginale è al 2,65%

La marginal lending facility si trova invece al 2,65%.
È il tasso applicato alle banche che necessitano di liquidità overnight direttamente dalla BCE attraverso lo strumento marginale.

Con +25 punti base i tre livelli cambierebbero

Se la BCE adottasse il movimento atteso, i tassi diventerebbero rispettivamente 2,50%, 2,65% e 2,90%.
Questo è uno scenario di mercato, non ancora la decisione ufficiale nel momento in cui viene scritto l'articolo.

La BCE aveva già alzato i tassi a giugno

L'11 giugno il Consiglio direttivo aveva deciso un aumento di 25 punti base.
Dal 17 giugno il tasso sui depositi era quindi passato dal 2% al 2,25%, segnando il primo aumento del nuovo ciclo.

A luglio Francoforte aveva invece fatto una pausa

Nella riunione del 23 luglio la BCE aveva mantenuto invariati tutti i tassi.
L'istituto aveva spiegato che l'impatto completo del nuovo shock energetico non era ancora sufficientemente chiaro e che sarebbe stato necessario osservare l'evoluzione dei dati.

Il petrolio ha cambiato rapidamente lo scenario

Da allora il Brent è tornato sopra quota 100 dollari al barile.
La nuova escalation tra Stati Uniti e Iran e la forte riduzione del traffico attraverso Hormuz hanno aumentato il rischio di una carenza persistente di energia.

Per l'Europa il petrolio caro è particolarmente problematico

L'eurozona importa una parte importante delle proprie materie prime energetiche.
Quando petrolio e gas aumentano, una quota maggiore del reddito europeo deve essere trasferita ai produttori esteri, comprimendo contemporaneamente potere d'acquisto e margini aziendali.

Un barile sopra 100 dollari non entra soltanto nella benzina

Il greggio influenza diesel, benzina, trasporto, plastica, chimica e logistica.
Una parte del rincaro viene trasferita progressivamente lungo le catene produttive e può arrivare ai prezzi pagati dalle famiglie.

L'inflazione dell'eurozona è risalita

La crescita dei prezzi si colloca nuovamente sopra l'obiettivo del 2% della BCE.
Le stime utilizzate dagli economisti indicano un'inflazione vicina al 3,3%, in larga parte influenzata dalla nuova componente energetica.

Perché la BCE non può ignorare un aumento causato dal petrolio

La banca centrale non può produrre più greggio aumentando i tassi.
Può però cercare di impedire che il primo aumento dell'energia si trasferisca stabilmente a salari, servizi e aspettative di inflazione.

Il problema sono gli effetti di secondo impatto

Se un'azienda vede aumentare carburanti e materie prime, può alzare i propri prezzi.
I lavoratori, vedendo diminuire il potere d'acquisto, possono chiedere salari più elevati; le imprese possono a loro volta aumentare ulteriormente i prezzi.

La BCE teme soprattutto una spirale persistente

Un singolo shock temporaneo può essere assorbito senza una grande reazione monetaria. Il problema nasce quando l'inflazione si trasferisce alle componenti più persistenti.
È per questo che la durata della crisi energetica conta quasi quanto il livello raggiunto dal Brent.

Le aspettative di inflazione sono decisive

Famiglie e imprese prendono decisioni anche sulla base di ciò che ritengono accadrà ai prezzi futuri.
Se tutti si aspettano inflazione elevata, quelle aspettative possono influenzare salari, contratti e listini e rendere la previsione almeno parzialmente auto-realizzante.

La BCE vuole mantenere ancorate queste aspettative

Uno dei principali obiettivi della politica monetaria è convincere l'economia che l'inflazione tornerà nel medio periodo vicino al 2%.
Un rialzo dei tassi può segnalare che la banca centrale non intende tollerare una deviazione persistente.

Ma aumentare i tassi ha un costo

Una politica monetaria più restrittiva rende il credito più caro.
Mutui, finanziamenti aziendali e prestiti possono diventare meno convenienti, riducendo investimenti e consumi.

La BCE deve quindi combattere inflazione senza provocare una recessione

È il principale dilemma della riunione di settembre. Lo shock petrolifero può aumentare i prezzi e contemporaneamente ridurre la crescita.
Alzare i tassi contrasta l'inflazione ma può amplificare la frenata economica.

Le previsioni di crescita restano modeste

Le stime raccolte tra gli economisti indicano una crescita dell'eurozona attorno allo 0,8% nel 2026.
Per il 2027 la crescita viene indicata attorno all'1,2%, un livello positivo ma lontano da una espansione particolarmente forte.

La combinazione è scomoda per Francoforte

Inflazione sopra l'obiettivo e crescita debole producono una situazione nella quale non esiste una scelta monetaria completamente indolore.
Tenere i tassi bassi protegge l'attività economica ma può alimentare i prezzi; alzarli protegge la stabilità monetaria ma rallenta domanda e credito.

Il rischio di stagflazione torna nel vocabolario

La stagflazione descrive una combinazione di crescita stagnante e inflazione elevata.
L'eurozona non può essere automaticamente definita in stagflazione sulla base di qualche mese di dati, ma il nuovo shock energetico aumenta il rischio di una dinamica di questo tipo.

Il mercato si aspetta il secondo rialzo del 2026

Un sondaggio tra 65 economisti indicava una previsione largamente condivisa di aumento di 25 punti base.
La divergenza più importante non riguarda quindi tanto la decisione di settembre, quanto ciò che potrebbe accadere dopo.

Il vero interrogativo è dicembre

Alcune grandi banche prevedono che la BCE possa effettuare un ulteriore rialzo a dicembre.
Altri economisti ritengono invece che il movimento di settembre possa rappresentare la fine di questo breve ciclo restrittivo.

Deutsche Bank vede possibile un tasso terminale al 2,75%

Una parte degli analisti ha rivisto le proprie stime proprio a causa della persistenza dei prezzi energetici.
In questo scenario, il tasso sui depositi potrebbe salire al 2,50% oggi e successivamente al 2,75% entro la fine dell'anno.

J.P. Morgan e BNP Paribas hanno spostato le previsioni

Anche altre grandi istituzioni finanziarie hanno iniziato a considerare un ulteriore aumento dopo settembre.
La revisione riflette soprattutto il timore che lo shock petrolifero duri abbastanza da contaminare l'inflazione sottostante.

Nessuna banca conosce però in anticipo la decisione futura

Le previsioni degli economisti non sono decisioni BCE.
Possono cambiare rapidamente in funzione di petrolio, dati macroeconomici, salari e andamento della guerra nel Golfo.

La stessa BCE insiste sull'approccio meeting-by-meeting

Il Consiglio direttivo ha ripetutamente dichiarato di non volersi impegnare in anticipo su un percorso prestabilito dei tassi.
Ogni riunione deve essere valutata sulla base delle informazioni disponibili in quel momento.

Questo rende le parole di Lagarde quasi importanti quanto il rialzo

Se il mercato ha già incorporato +25 punti base, il prezzo degli asset può reagire soprattutto alle indicazioni di Christine Lagarde.
Gli operatori cercheranno di capire se la presidente consideri necessario un nuovo intervento nei mesi successivi.

Una Lagarde aggressiva potrebbe far salire i rendimenti

Se la presidente insistesse sui rischi di inflazione e sulla possibilità di altri rialzi, i mercati potrebbero interpretare il messaggio come hawkish.
In questo caso i rendimenti dei titoli di Stato potrebbero aumentare e l'euro potrebbe rafforzarsi.

Una Lagarde prudente produrrebbe l'effetto opposto

Se invece l'accento venisse posto soprattutto sulla debolezza della crescita e sulla natura temporanea dello shock, il mercato potrebbe leggere il messaggio come più dovish.
Le aspettative su dicembre potrebbero diminuire anche in presenza del rialzo di settembre.

Le nuove proiezioni saranno fondamentali

Alle 15:45 sono previste le nuove proiezioni macroeconomiche dell'Eurosistema.
Il mercato confronterà le stime di inflazione e crescita con quelle precedenti per comprendere quanto il conflitto abbia modificato lo scenario.

La previsione sull'inflazione 2026 è già stata rivista verso l'alto

Gli economisti stimano mediamente una crescita dei prezzi attorno al 2,9% nell'anno.
Il dato riflette principalmente l'impatto dell'energia e potrebbe essere ulteriormente modificato se il petrolio restasse sopra 100 dollari.

Il ritorno stabile al 2% potrebbe slittare

Alcune previsioni collocano il pieno ritorno dell'inflazione all'obiettivo soltanto verso la fine del 2027.
Questo aumenta la pressione sulla BCE affinché dimostri di essere pronta a intervenire.

Che cosa cambia per i mutui a tasso variabile

Un aumento dei tassi BCE può influenzare progressivamente l'Euribor, riferimento utilizzato per molti mutui variabili.
La rata non cambia automaticamente il giorno della decisione: dipende dal contratto e dalla data di aggiornamento del parametro.

Il mercato potrebbe aver già anticipato parte del movimento

L'Euribor riflette anche le aspettative sui tassi futuri.
Se il rialzo è considerato quasi certo, una parte dell'aumento può essere stata incorporata prima ancora dell'annuncio ufficiale.

I mutui a tasso fisso seguono una dinamica diversa

Le nuove offerte a tasso fisso dipendono maggiormente dai rendimenti a più lunga scadenza e dagli swap.
Anche questi strumenti possono risentire dell'aumento delle aspettative di inflazione e dei rendimenti obbligazionari.

Chi possiede già un fisso non vede cambiare la rata

Un mutuo a tasso fisso già stipulato mantiene normalmente la rata definita contrattualmente.
Il rialzo BCE influenza invece soprattutto nuovi finanziamenti e prestiti indicizzati a parametri variabili.

I prestiti alle imprese possono diventare più costosi

Le aziende finanziano investimenti, magazzino e attività attraverso il credito bancario.
Tassi più elevati aumentano il costo del capitale e possono rendere meno convenienti alcuni progetti.

Le piccole imprese sono spesso più vulnerabili

Una grande multinazionale può finanziarsi anche attraverso il mercato obbligazionario.
Una piccola impresa dipende maggiormente dalla propria banca e può quindi risentire più direttamente di condizioni creditizie restrittive.

Per i risparmiatori l'effetto può essere positivo

Tassi più elevati possono favorire rendimenti maggiori su depositi e strumenti monetari.
Il beneficio dipende però dalla velocità con cui le banche trasferiscono l'aumento ai propri clienti.

I conti correnti non seguono automaticamente la BCE

Una banca può decidere di non aumentare significativamente il rendimento della liquidità anche quando i tassi ufficiali salgono.
La concorrenza tra istituti e la struttura del mercato influenzano quindi quanto del rialzo arrivi effettivamente al risparmiatore.

Le obbligazioni esistenti possono perdere valore

Quando i nuovi titoli vengono emessi con rendimenti più elevati, le obbligazioni già esistenti con cedole inferiori diventano relativamente meno attraenti.
Il loro prezzo sul mercato tende quindi a scendere, soprattutto quando possiedono una lunga durata.

I titoli di Stato italiani sono particolarmente osservati

Un aumento generale dei rendimenti influenza anche i BTP.
Per l'Italia, che possiede un grande debito pubblico, il costo medio del finanziamento diventa una variabile importante nel lungo periodo.

Il debito non viene però rifinanziato tutto nello stesso giorno

Un rialzo dei rendimenti non applica immediatamente il nuovo tasso all'intero debito italiano.
L'effetto emerge progressivamente quando titoli in scadenza vengono sostituiti da nuove emissioni più costose.

Lo spread misura anche il rischio relativo

Il rendimento italiano può aumentare semplicemente perché aumentano tutti i tassi europei, senza che lo spread con la Germania si allarghi.
Lo spread misura infatti la differenza tra due rendimenti, non il livello assoluto del costo del debito.

La Francia è un'altra area osservata dai mercati

Le tensioni sui conti pubblici francesi hanno aumentato l'attenzione sulla stabilità del mercato obbligazionario europeo.
Una politica monetaria più restrittiva può amplificare le differenze tra Paesi con situazioni fiscali differenti.

La BCE dispone del Transmission Protection Instrument

L'istituto possiede il TPI, progettato per contrastare dinamiche di mercato disordinate che compromettano la trasmissione uniforme della politica monetaria.
Non è uno strumento destinato a cancellare qualsiasi aumento dello spread e il suo utilizzo è subordinato a specifiche condizioni.

Perché la trasmissione deve essere uniforme

La BCE stabilisce un unico tasso per l'intera eurozona.
Se però una stessa decisione producesse condizioni creditizie radicalmente differenti tra Italia, Germania, Spagna e Francia, l'efficacia della politica monetaria verrebbe compromessa.

L'euro potrebbe reagire al tono della conferenza

Tassi attesi più elevati tendono teoricamente a rendere una valuta più interessante per gli investitori internazionali.
Per questo un messaggio particolarmente restrittivo potrebbe sostenere l'euro, anche se il cambio dipende contemporaneamente dalle decisioni delle altre banche centrali.

La Federal Reserve decide la prossima settimana

Anche negli Stati Uniti il mercato sta rivalutando la possibilità di un nuovo rialzo dei tassi.
La combinazione tra Federal Reserve e BCE determinerà quindi una parte importante della direzione futura del cambio euro-dollaro.

Anche il Giappone sta diventando più restrittivo

La Bank of Japan potrebbe aumentare i tassi prima di quanto previsto in precedenza.
È una trasformazione significativa perché per molti anni il Giappone è stato il principale esempio mondiale di politica monetaria ultra-espansiva.

Se più banche centrali alzano insieme, i rendimenti globali salgono

Il capitale si muove continuamente tra Stati Uniti, Europa e Asia.
Quando molte grandi banche centrali restringono simultaneamente la politica monetaria, l'intero costo globale del denaro può aumentare.

Questo può rallentare investimenti anche fuori dall'eurozona

Molte imprese e Paesi emergenti si finanziano sui mercati internazionali.
Rendimenti elevati nelle grandi economie possono attirare capitali e rendere più costoso il finanziamento altrove.

Il petrolio è quindi diventato una variabile monetaria globale

Un attacco a una nave nel Golfo può far salire il Brent; il Brent alza le aspettative di inflazione; l'inflazione influenza BCE, Fed e BoJ.
La geopolitica viene così trasmessa ai mutui, alle obbligazioni e ai tassi bancari attraverso una catena economica molto rapida.

La BCE deve distinguere shock temporaneo e permanente

Se il traffico attraverso Hormuz tornasse rapidamente normale, parte del premio energetico potrebbe svanire.
In quel caso una politica eccessivamente restrittiva rischierebbe di frenare l'economia proprio mentre l'inflazione sta già rientrando.

Se invece la crisi durerà, il problema sarà opposto

Un Brent sopra 100 dollari per molti mesi potrebbe modificare contratti, salari e decisioni aziendali.
La BCE potrebbe allora essere costretta a mantenere i tassi elevati più a lungo o a intervenire nuovamente.

È per questo che dicembre resta completamente aperto

La riunione di oggi probabilmente definirà soltanto un altro passo del percorso, non l'intero ciclo monetario.
Tra settembre e dicembre arriveranno nuovi dati su prezzi, salari, crescita e andamento energetico.

Le famiglie devono evitare interpretazioni immediate

Un aumento di 25 punti base non significa automaticamente che domani ogni mutuo crescerà dello stesso importo.
L'effetto dipende dal tipo di contratto, dal parametro utilizzato e dalla velocità di trasmissione attraverso il sistema bancario.

Lo stesso vale per i depositi

Non esiste una regola secondo cui un rialzo BCE di 0,25 punti debba produrre esattamente +0,25% sul rendimento di un conto deposito.
Ogni banca definisce la propria politica commerciale.

L'errore più grande sarebbe annunciare il risultato prima delle 14:15

Le aspettative possono essere vicinissime al 100%, ma una previsione resta una previsione.
Il Consiglio direttivo può teoricamente sorprendere i mercati e la decisione ufficiale esiste soltanto nel momento in cui viene pubblicata.

La sorpresa potrebbe essere anche nelle parole, non nei tassi

Un rialzo perfettamente previsto può generare comunque forte volatilità se Lagarde cambia il modo in cui descrive le prospettive future.
Mercati e investitori analizzeranno ogni riferimento alla durata dello shock energetico e al rischio di nuovi aumenti.

La conferenza stampa potrebbe quindi diventare il vero evento

Alle 14:45 l'attenzione si sposterà dalla cifra dei tassi alla strategia.
Domande su petrolio, inflazione, crescita, dicembre e mercati obbligazionari potranno offrire indicazioni molto più importanti del semplice +25 atteso.

Le proiezioni completeranno il quadro

Alle 15:45 arriveranno i nuovi numeri su PIL e inflazione.
Sarà possibile capire quanto la BCE ritenga temporaneo lo shock del Golfo e quale traiettoria immagini per il 2027.

La riunione di Berlino arriva nel momento più difficile del nuovo ciclo

La BCE si trova davanti a una economia che non cresce rapidamente ma che vede riemergere la pressione sui prezzi.
È la configurazione nella quale la politica monetaria dispone del minor numero di opzioni prive di effetti collaterali.

Alle 14:15 sapremo se il mercato aveva ragione

Nella mattinata del 10 settembre, il quadro resta quindi preciso: tasso sui depositi al 2,25%, rifinanziamento principale al 2,40% e marginal lending al 2,65%. Il mercato si attende quasi unanimemente +25 punti base, ma la decisione non è ancora stata pubblicata.
Il vero tema non è soltanto se il tasso sui depositi salirà al 2,50%. È capire se la crisi energetica abbia inaugurato una fase in cui il costo del denaro europeo dovrà restare alto molto più a lungo del previsto. Petrolio sopra 100 dollari, inflazione nuovamente superiore all'obiettivo e crescita debole rendono quella del 10 settembre una delle decisioni BCE più delicate del 2026. Voi temete maggiormente l'aumento delle rate e del costo del credito oppure una nuova accelerazione dell'inflazione? Scriveteci nei commenti quale effetto dei tassi state già percependo di più nella vostra vita quotidiana.

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