BCE, tassi fermi al 2,25%: Lagarde avverte sul rischio inflazione
La Banca Centrale Europea ha lasciato invariati i propri tassi di riferimento, confermando il tasso sui depositi al 2,25%, quello sulle operazioni di rifinanziamento principali al 2,40% e quello sui prestiti marginali al 2,65%. Francoforte avverte però che l'impatto inflazionistico dello shock energetico legato al conflitto in Medio Oriente deve ancora manifestarsi pienamente.
Una decisione ampiamente attesa
La scelta del Consiglio direttivo di mantenere fermi i tassi era largamente prevista dagli analisti e dai mercati finanziari. La pausa arriva a distanza di sole sei settimane dall'ultimo intervento, quando la BCE aveva alzato i tassi per la prima volta in quasi tre anni, proprio in risposta a un precedente shock energetico legato al conflitto che aveva spinto l'inflazione ai massimi da settembre 2023. La decisione odierna è stata definita "unanime" dalla presidente, sebbene alcuni membri del Consiglio avessero sollevato l'ipotesi di un ulteriore rialzo già in questa occasione.
Le parole di Christine Lagarde
Nella conferenza stampa successiva alla riunione, la presidente Christine Lagarde ha sottolineato come "l'incertezza resti elevata" e come "l'impatto inflazionistico dello shock energetico debba ancora manifestarsi appieno". Un'affermazione che riflette la prudenza dell'istituto di fronte a uno scenario ancora in evoluzione, in cui gli effetti del rincaro dell'energia sui prezzi al consumo potrebbero non essersi ancora completamente trasferiti all'economia reale.
I rischi orientati al rialzo
Secondo quanto dichiarato dalla BCE, i rischi per le prospettive dell'inflazione risultano attualmente "orientati al rialzo". Lo shock energetico potrebbe infatti intensificarsi ulteriormente, con effetti sugli altri prezzi e sui salari potenzialmente più marcati di quanto attualmente previsto dalle proiezioni degli esperti. Più a lungo i prezzi dell'energia rimarranno elevati, ha avvertito l'istituto, maggiore sarà la probabilità che alimentino pressioni inflazionistiche più durature.
L'inflazione nell'area euro
Il quadro in cui si inserisce questa decisione è già delicato: da marzo, l'inflazione nell'eurozona viaggia costantemente sopra l'obiettivo del 2% fissato dalla banca centrale, attestandosi oggi al 2,8%, dopo aver toccato un picco del 3,2% lo scorso maggio. Le proiezioni attuali indicano un ritorno all'obiettivo del 2% soltanto verso la fine del 2027, e solo a condizione di un ulteriore irrigidimento della politica monetaria nei prossimi mesi.
Un possibile rialzo a settembre
Diversi analisti di mercato ritengono che un nuovo rialzo dei tassi in occasione della riunione di settembre rappresenti ormai lo scenario di base più plausibile, alla luce della crescente enfasi posta dalla BCE sui rischi al rialzo per l'inflazione. Secondo alcuni esperti di gestori patrimoniali internazionali, vi sarebbe margine per un ulteriore intervento nel corso dell'anno, qualora i prezzi dell'energia dovessero mantenersi su livelli elevati nei prossimi mesi.
Un approccio guidato dai dati
Come già fatto in diverse occasioni precedenti, il Consiglio direttivo ha ribadito di non volersi vincolare a un percorso predefinito per i tassi futuri, affermando che "per definire l'orientamento di politica monetaria adeguato, seguirà un approccio guidato dai dati". Una linea di prudenza che riflette la volontà dell'istituto di mantenere piena flessibilità di fronte a uno scenario geopolitico ed economico ancora estremamente incerto.
Gli altri temi toccati da Lagarde
Nel corso della conferenza stampa, la presidente ha inoltre affrontato altri temi legati al contesto economico attuale. Lagarde ha sottolineato come le misure pubbliche adottate in risposta allo shock energetico dovrebbero rimanere "circoscritte e temporanee", evitando interventi permanenti che potrebbero complicare la gestione della politica monetaria nel medio periodo. Ha inoltre segnalato come l'aumento dei costi dell'energia rischi di pesare sui salari reali dei cittadini europei, e come gli eventi climatici estremi possano contribuire a far salire ulteriormente i prezzi alimentari nei prossimi mesi.
Un equilibrio delicato tra crescita e inflazione
La Banca Centrale Europea si trova dunque a gestire un equilibrio particolarmente delicato: da un lato la necessità di contenere le pressioni inflazionistiche alimentate dallo shock energetico, dall'altro l'esigenza di non soffocare una crescita economica che Lagarde stessa ha definito "modesta" nel breve termine. Le prossime settimane, con l'evoluzione della crisi in Medio Oriente e dei mercati energetici, saranno decisive per capire quale direzione prenderà effettivamente la politica monetaria europea nei mesi a venire.

