Bangladesh, alluvioni e frane: 44 morti, oltre un milione colpito
Le piogge monsoniche in Bangladesh hanno provocato una delle emergenze più gravi della stagione, con almeno 44 persone morte, 39 ferite e oltre un milione di abitanti coinvolti tra inondazioni, frane e improvvise ondate d'acqua provenienti dalle aree montuose. Le province orientali e sudorientali del Paese stanno affrontando abitazioni sommerse, collegamenti interrotti e comunità rimaste per giorni senza elettricità, acqua potabile e possibilità di cucinare.
Il rapporto nazionale aggiornato all'11 luglio indica 1.022.963 persone colpite in sette distretti. Le famiglie rimaste isolate o bloccate dall'acqua sono 267.918, una cifra vicina a 268.000 nuclei familiari e compatibile con una popolazione complessiva superiore al milione.
Le zone interessate sono Chattogram, Cox's Bazar, Bandarban, Rangamati, Khagrachhari, Moulvibazar e Habiganj. I primi cinque distretti si trovano nell'area sudorientale, mentre Moulvibazar e Habiganj appartengono alla regione nordorientale di Sylhet, dove le inondazioni si sono estese dopo la fase iniziale più violenta registrata attorno a Chattogram.
La situazione è particolarmente drammatica nei campi dei rifugiati rohingya di Cox's Bazar, dove le frane della settimana hanno causato la morte di 16 persone, tra cui donne e bambini. Le vittime vivono in insediamenti sovraffollati, costruiti in gran parte con bambù e teli di plastica su pendii ripidi e profondamente vulnerabili alle piogge.
L'esercito e la marina del Bangladesh stanno utilizzando barche e mezzi anfibi per consegnare cibo, acqua, medicinali e beni essenziali alle località che non possono più essere raggiunte attraverso la rete stradale. Ponti danneggiati, carreggiate spazzate via e comunicazioni interrotte rallentano tuttavia l'arrivo degli aiuti proprio nelle comunità che ne hanno maggiore necessità.
Sette distretti e 58 aree amministrative sommerse
Le alluvioni hanno raggiunto 58 upazila, le suddivisioni amministrative paragonabili a distretti locali, interessando complessivamente 386 unioni rurali e 11 municipalità. La dimensione territoriale dell'emergenza rende difficile concentrare risorse e personale in un unico punto.
Il quadro non è uniforme. Alcune località sono state colpite da allagamenti urbani, altre da torrenti improvvisi scesi dalle colline, mentre nelle zone montuose il terreno saturo ha ceduto trascinando fango, alberi e parti delle abitazioni.
La combinazione tra fenomeni diversi spiega perché il bilancio comprenda persone morte per annegamento, per il crollo di muri, per essere state travolte dall'acqua e per le frane innescate dalle precipitazioni.
In diversi villaggi il livello dell'acqua è salito durante la notte, lasciando alle famiglie soltanto pochi minuti per prendere i bambini e cercare rifugio in edifici più alti o nei centri predisposti dalle autorità.
Chattogram è il territorio con più persone coinvolte
Il distretto di Chattogram risulta il più colpito per numero di abitanti. Le inondazioni e i ristagni hanno interessato circa 759.530 persone in 16 upazila, lasciando bloccate 188.648 famiglie.
Nel distretto sono state confermate almeno 11 vittime in episodi collegati alle alluvioni, alle correnti e al cedimento di muri. Tra i morti figurano anche bambini trascinati da improvvise ondate d'acqua mentre si trovavano vicino alle proprie abitazioni.
Le piogge hanno invaso case, negozi, scuole e strade, lasciando uno spesso strato di fango nelle stanze e nelle cucine. Anche dove l'acqua ha iniziato a ritirarsi, molte famiglie non possono ancora rientrare o preparare pasti.
La crisi ha costretto le autorità scolastiche a sospendere lezioni ed esami in diverse aree. Gli edifici non direttamente danneggiati vengono inoltre utilizzati come rifugi temporanei per le persone che hanno perso l'abitazione o non possono raggiungerla.
Più di un metro di pioggia in una settimana
La fase più intensa è iniziata il 4 luglio, quando il monsone si è rafforzato sulla regione di Chattogram. Nell'arco di una settimana sono stati misurati complessivamente circa 1.169 millimetri di pioggia, una quantità superiore a un metro d'acqua.
Il massimo giornaliero ha raggiunto 412 millimetri in ventiquattro ore. Un volume simile, concentrato in poco tempo, supera facilmente la capacità dei canali di drenaggio e rende instabili i terreni già saturi.
Durante la prima fase dell'emergenza sono stati registrati 283 millimetri di pioggia a Chattogram in una sola giornata, 195 a Kutubdia, 129 a Cox's Bazar e 128 in altre aree vicine.
Le precipitazioni hanno iniziato a diminuire rispetto ai momenti peggiori, ma il terreno rimane completamente impregnato. Anche una nuova pioggia meno abbondante può quindi produrre ulteriori frane o rallentare il deflusso delle acque.
Cox's Bazar conta il maggior numero di vittime
Il distretto di Cox's Bazar presenta il bilancio umano più pesante. Il rapporto ministeriale riferiva 23 morti nel territorio, comprendendo residenti locali e rifugiati rohingya, mentre i conteggi successivi relativi ai soli campi hanno portato a 16 il numero complessivo dei profughi morti nelle frane della settimana.
Le differenze tra alcuni bollettini dipendono soprattutto dall'orario di aggiornamento, dalla successiva identificazione delle vittime e dalla separazione statistica tra campi dei rifugiati e comunità locali.
Nel distretto risultano coinvolte circa 158.027 persone distribuite in dieci upazila, con 39.506 famiglie bloccate o isolate dall'acqua.
Oltre ai campi rohingya, le precipitazioni hanno colpito villaggi, strade costiere e insediamenti costruiti ai piedi delle colline. Le squadre di emergenza devono quindi assistere contemporaneamente la popolazione del Bangladesh e una delle più grandi comunità di rifugiati del mondo.
Le frane nei campi dei rifugiati rohingya
I campi di Cox's Bazar ospitano oltre un milione di rifugiati rohingya, fuggiti in gran parte dalle persecuzioni e dalle operazioni militari compiute in Myanmar a partire dal 2017.
La necessità di trovare rapidamente spazio per centinaia di migliaia di persone ha portato alla costruzione di insediamenti su pendii ripidi e disboscati. La rimozione della vegetazione ha ridotto la capacità delle radici di trattenere il terreno durante le piogge.
Le abitazioni sono spesso realizzate con bambù, teli, lamiere leggere e materiali che non possono resistere alla pressione di una massa di fango. Quando un versante cede, intere file di rifugi possono essere sepolte in pochi secondi.
Le frane della settimana hanno colpito diversi punti degli insediamenti e anche una struttura scolastica religiosa. Tra le vittime figurano numerosi bambini, sorpresi dalle colate mentre si trovavano nelle baracche o partecipavano alle attività educative.
Oltre mille rifugiati trasferiti dalle aree pericolose
Le autorità e le organizzazioni umanitarie hanno trasferito oltre mille persone dalle zone più esposte, utilizzando altoparlanti, volontari e leader delle comunità per avvertire chi vive ai piedi dei versanti instabili.
L'evacuazione è però complessa. Molti rifugiati temono di perdere la propria abitazione, le poche proprietà possedute o il posto assegnato all'interno del campo. Alcuni esitano quindi ad abbandonare il rifugio anche quando viene segnalato un rischio elevato di frana.
Gli spazi sicuri sono limitati e spostare migliaia di famiglie richiede nuovi ripari, servizi igienici, punti d'acqua e sistemi di distribuzione del cibo.
La situazione è aggravata dalla riduzione dei finanziamenti internazionali destinati alla crisi rohingya. Meno risorse significano minori possibilità di consolidare i pendii, riparare i drenaggi e sostituire le strutture più vulnerabili.
Bandarban tra frane e correnti montane
Nel distretto montuoso di Bandarban sono morte almeno sei persone, trascinate dalle acque o sepolte dalle frane. Il territorio è attraversato da colline, torrenti e strade che possono diventare impraticabili durante le piogge intense.
Le vie di collegamento percorrono spesso versanti scoscesi e attraversano ponti di dimensioni ridotte. Il cedimento di un tratto può isolare rapidamente intere comunità e impedire il transito dei camion con gli aiuti.
In alcune aree il turismo e gli spostamenti sono stati limitati per evitare che nuove persone raggiungano zone nelle quali i servizi di emergenza sono già impegnati nella protezione dei residenti.
I fiumi Sangu e Matamuhuri hanno superato in più punti i livelli di pericolo, aumentando la pressione sui villaggi costruiti vicino alle rive e sulle infrastrutture che collegano Bandarban a Chattogram.
Rangamati e Khagrachhari sotto osservazione
Le alluvioni hanno raggiunto anche Rangamati e Khagrachhari, territori caratterizzati da colline, laghi e insediamenti distribuiti in zone difficilmente accessibili.
A Rangamati sono state registrate almeno tre vittime, mentre a Khagrachhari risultano coinvolte oltre 27.000 persone. In queste aree il numero degli abitanti colpiti è inferiore rispetto a Chattogram, ma la difficoltà logistica può rendere ogni intervento più lento.
Una strada interrotta può lasciare un villaggio senza accesso a ospedali, mercati e carburante. Quando le comunicazioni telefoniche e l'elettricità vengono a mancare, diventa inoltre difficile conoscere il numero reale delle persone che necessitano di assistenza.
Le autorità utilizzano imbarcazioni e mezzi locali per raggiungere gli insediamenti separati dalla rete stradale, ma la copertura del territorio richiede tempi lunghi e condizioni meteorologiche sufficientemente stabili.
Le acque si estendono verso Moulvibazar e Habiganj
Dopo avere colpito la regione sudorientale, l'emergenza si è estesa a Moulvibazar e Habiganj, nella divisione nordorientale di Sylhet.
A Moulvibazar sono state coinvolte oltre 38.000 persone, mentre ad Habiganj il numero supera 28.000. Nel primo distretto è stata confermata anche una vittima collegata all'alluvione.
La crescita del livello dei fiumi Manu e Kushiyara segnala che il problema non è più limitato alla sola area di Chattogram. Le piogge locali e l'acqua proveniente dai bacini a monte possono produrre nuovi allagamenti con alcune ore di ritardo.
Le autorità stanno seguendo anche i corsi d'acqua di Feni, Sylhet e delle regioni settentrionali, compreso il bacino del Teesta, dove un ulteriore aumento potrebbe determinare inondazioni temporanee.
Sette stazioni sopra il livello di pericolo
Il sistema nazionale di previsione delle piene ha segnalato sette punti di monitoraggio sopra la soglia di pericolo, distribuiti su cinque fiumi.
Tra le stazioni interessate figurano Bandarban e Lama sui fiumi Sangu e Matamuhuri, Dohazari sul Sangu, Markuli e Fenchuganj sul Kushiyara, un punto sul Manu e Kolmakanda sul Someshwari.
Il superamento della soglia non significa che ogni territorio vicino verrà necessariamente sommerso, ma indica che il corso d'acqua può invadere le zone basse, esercitare maggiore pressione sugli argini e rallentare il deflusso delle piogge.
Nel sud-est i livelli dovrebbero gradualmente diminuire, purché non arrivino nuove precipitazioni intense. La situazione potrebbe invece peggiorare temporaneamente in alcune zone del nord e del nord-est.
Strade e ponti distrutti bloccano gli aiuti
Uno degli ostacoli principali è rappresentato dalla distruzione delle infrastrutture. Strade sommerse, ponti danneggiati e tratti completamente spazzati via impediscono ai mezzi pesanti di raggiungere molte comunità.
Le alluvioni hanno interrotto collegamenti tra centri urbani e aree rurali, costringendo i soccorritori a trasferire i rifornimenti su piccole imbarcazioni. Questo sistema permette di raggiungere i villaggi, ma riduce la quantità di materiale trasportabile in ogni viaggio.
Un carico che normalmente verrebbe consegnato con un solo camion deve essere suddiviso tra più barche, aumentando tempi, carburante e personale necessario.
Le difficoltà riguardano anche il trasporto dei malati. Una persona con necessità urgenti può non riuscire a raggiungere un ospedale se l'ambulanza viene fermata da una carreggiata crollata o sommersa.
Esercito e marina raggiungono i villaggi in barca
Il Governo ha mobilitato forze armate, servizi di emergenza e amministrazioni locali per distribuire acqua, medicinali, cibo secco e altri beni essenziali.
Le imbarcazioni dell'esercito e della marina vengono utilizzate soprattutto nelle località nelle quali la profondità dell'acqua impedisce l'accesso ai normali veicoli.
Il personale deve individuare prima le comunità più isolate e le persone maggiormente vulnerabili: bambini piccoli, donne incinte, anziani, malati cronici e persone con disabilità.
La distribuzione non è semplice perché le famiglie possono essersi spostate dalle proprie abitazioni verso rifugi improvvisati. Senza una buona mappatura delle presenze, alcuni gruppi rischiano di ricevere rifornimenti più tardi di altri.
Oltre mille centri di accoglienza aperti
Le autorità hanno aperto 1.131 rifugi e centri di emergenza, nei quali sono state accolte almeno 44.457 persone.
Il numero relativamente contenuto rispetto al milione di abitanti coinvolti mostra che molte famiglie sono rimaste nelle case, si sono trasferite da parenti oppure hanno trovato riparo in edifici non inseriti nel conteggio ufficiale.
I centri devono garantire spazio per dormire, servizi igienici, acqua potabile e assistenza sanitaria. Se diventano sovraffollati, aumenta il rischio di malattie respiratorie, gastrointestinali e cutanee.
Una gestione adeguata richiede anche spazi separati e sicuri per donne, bambini e persone vulnerabili, oltre a sistemi di illuminazione capaci di ridurre i rischi durante la notte.
Famiglie senza elettricità e senza possibilità di cucinare
In numerose abitazioni l'acqua ha sommerso i fornelli, le dispense e gli impianti elettrici. Le famiglie rimaste sul posto non possono preparare cibo e devono affidarsi a prodotti che non richiedono cottura.
Riso soffiato, riso schiacciato, biscotti e alimenti confezionati rappresentano le prime risorse distribuite durante l'emergenza. Sono utili nell'immediato, ma non possono garantire a lungo un'alimentazione completa.
I blackout lasciano interi quartieri al buio, impediscono di ricaricare i telefoni e rendono inutilizzabili pompe e frigoriferi. La mancanza di energia compromette anche la conservazione dei medicinali sensibili alla temperatura.
Prima di riattivare la corrente nelle case allagate sarà necessario controllare gli impianti. Il contatto tra acqua e fili danneggiati può provocare folgorazioni e incendi anche quando la piena è ormai terminata.
L'acqua potabile diventa la priorità
Dopo un'alluvione, uno dei problemi più urgenti è la disponibilità di acqua sicura da bere. Pozzi, cisterne e tubature possono essere contaminati dalle acque sporche, dalle latrine e dai rifiuti trascinati dalla piena.
Bere acqua non trattata aumenta il rischio di diarrea, colera e altre infezioni. Bambini, anziani e persone già indebolite possono disidratarsi rapidamente.
Le squadre di soccorso stanno distribuendo acqua confezionata e prodotti per la purificazione, ma raggiungere ogni comunità richiede una rete logistica continua.
Anche quando l'acqua si ritira, i pozzi non possono essere considerati immediatamente utilizzabili. Devono essere puliti, disinfettati e verificati prima del ritorno al normale consumo domestico.
Il rischio sanitario dopo la piena
La fase successiva al ritiro dell'acqua può produrre un aumento di infezioni, ferite e malattie trasmesse da insetti. Fango, rifiuti e animali morti rimangono nelle aree abitate e contaminano gli spazi utilizzati per cucinare e dormire.
Le persone costrette a camminare nell'acqua possono ferirsi con lamiere, vetri o oggetti nascosti. Anche piccole lesioni possono infettarsi quando non sono disponibili acqua pulita e disinfettanti.
I ristagni favoriscono inoltre la proliferazione delle zanzare. Il Bangladesh deve quindi affrontare il rischio che l'emergenza idrogeologica si sovrapponga a malattie come dengue e malaria.
Le squadre mediche devono garantire farmaci per le patologie croniche, assistenza alle donne incinte, vaccinazioni essenziali e sistemi di sorveglianza capaci di individuare rapidamente eventuali focolai.
Case di fango distrutte in pochi minuti
Molte famiglie vivono in abitazioni costruite con terra, legno e materiali leggeri. Quando le pareti assorbono acqua, perdono stabilità e possono crollare anche dopo che il livello esterno ha iniziato a diminuire.
Interi nuclei familiari hanno perso in una sola notte la casa, i mobili, i documenti, il cibo e gli strumenti utilizzati per lavorare.
Per i braccianti e i lavoratori giornalieri il danno produce conseguenze immediate: se non possono lavorare, non dispongono del denaro necessario per acquistare alimenti o riparare il tetto.
L'emergenza non terminerà quindi con il ritiro dell'acqua. La ricostruzione richiederà materiali, sostegni economici e soluzioni capaci di ridurre la vulnerabilità delle nuove abitazioni.
Agricoltura, allevamenti e pesca danneggiati
Le alluvioni hanno sommerso campi coltivati, allevamenti e migliaia di vivai ittici. Pesci e gamberi sono stati trascinati fuori dagli impianti, causando perdite economiche per famiglie che dipendono interamente da queste attività.
Le colture rimaste sotto l'acqua per più giorni possono marcire, mentre il fango danneggia terreni e canali d'irrigazione.
Gli animali domestici e da allevamento devono essere trasferiti su zone rialzate, ma molte famiglie non dispongono di mangime né di spazi asciutti nei quali ospitarli.
La perdita dei mezzi di sostentamento prolungherà gli effetti della crisi. Anche dopo il ritorno nelle case, numerosi residenti potrebbero non avere più un'attività capace di garantire un reddito quotidiano.
Il Governo assegna riso e risorse economiche
Il ministero competente ha disposto a livello nazionale la distribuzione di 6.900 tonnellate di riso e 345 milioni di taka per l'assistenza umanitaria.
Ai sette distretti direttamente colpiti sono state destinate 2.650 tonnellate di riso e 145 milioni di taka. L'efficacia del provvedimento dipenderà però dalla capacità di trasformare le assegnazioni centrali in consegne effettive ai villaggi.
Numerosi residenti riferiscono di non avere ancora ricevuto aiuti. Il problema non sembra dipendere esclusivamente dalla quantità delle risorse, ma dal coordinamento locale e dall'accessibilità delle aree.
La distribuzione deve evitare sovrapposizioni, nelle quali alcune comunità ricevono più consegne mentre altre vengono escluse perché non risultano correttamente registrate o non possono raggiungere i punti predisposti.
Perché il monsone è indispensabile ma pericoloso
Il monsone dell'Asia meridionale fornisce una parte fondamentale dell'acqua necessaria all'agricoltura, ai bacini e alle riserve idriche del Bangladesh.
Il problema nasce quando le precipitazioni si concentrano in periodi molto brevi, superando la capacità dei fiumi, delle città e dei versanti di assorbire l'acqua.
Il Bangladesh si trova nel delta formato da alcuni dei più grandi sistemi fluviali del mondo e riceve anche acque provenienti da bacini situati oltre i propri confini.
La bassa altitudine di vaste aree, l'elevata densità della popolazione e la rapida urbanizzazione rendono il Paese particolarmente esposto a piene, erosione e ristagni.
Il ruolo del cambiamento climatico
Il riscaldamento globale può aumentare l'intensità delle precipitazioni estreme, perché un'atmosfera più calda è in grado di contenere una quantità maggiore di vapore acqueo.
Questo non significa che ogni singola alluvione possa essere attribuita esclusivamente al cambiamento climatico. Servono analisi specifiche per distinguere il peso delle variazioni naturali, dell'urbanizzazione, della gestione dei fiumi e dell'aumento delle temperature.
È però coerente con le conoscenze scientifiche attendersi episodi di pioggia molto intensa capaci di scaricare quantità enormi d'acqua in tempi ridotti.
Nel Bangladesh, gli effetti climatici si sommano alla deforestazione, all'occupazione delle aree esondabili e alla presenza di milioni di persone in insediamenti altamente vulnerabili.
Una tregua parziale, ma il pericolo non è finito
La riduzione delle precipitazioni offre una prima possibilità di miglioramento nella regione di Chattogram. Se non arriveranno nuovi rovesci intensi, alcuni corsi d'acqua potrebbero rientrare progressivamente nei livelli normali entro uno o due giorni.
Il rischio resta tuttavia elevato sui pendii saturi, dove una frana può verificarsi anche dopo la fine della pioggia. Il peso dell'acqua accumulata nel terreno continua infatti a esercitare pressione sugli strati instabili.
Nel nord e nel nord-est, l'aumento dei fiumi potrebbe provocare nuove inondazioni temporanee prima dell'inizio della discesa prevista nei giorni successivi.
Le autorità dovranno quindi mantenere attivi gli avvisi e le evacuazioni, evitando che un miglioramento in un'area venga interpretato come la fine dell'emergenza nazionale.
La priorità resta raggiungere le comunità isolate
Il bilancio di almeno 44 morti potrebbe cambiare qualora emergano nuove segnalazioni dalle zone ancora difficili da raggiungere. L'interruzione delle comunicazioni rende infatti più lento il trasferimento dei dati verso le autorità centrali.
La prima necessità è completare le operazioni di ricerca, trasferire chi vive in case instabili e garantire acqua, cibo e medicinali per diversi giorni.
Subito dopo sarà necessario valutare ponti, strade, scuole, reti elettriche e strutture sanitarie, stabilendo quali possano essere riaperte e quali richiedano interventi più profondi.
Nei campi rohingya, il lavoro dovrà concentrarsi sulla stabilizzazione dei pendii e sul trasferimento delle famiglie che vivono nei punti più esposti a nuove colate di fango.
Un'emergenza che continuerà dopo il ritiro dell'acqua
Le alluvioni del Bangladesh hanno già provocato almeno 44 morti, coinvolto oltre un milione di persone e isolato quasi 268.000 famiglie. I numeri descrivono soltanto la prima parte di un danno destinato a proseguire nel tempo.
Il rientro nelle abitazioni sarà possibile soltanto dopo la verifica della stabilità dei muri, degli impianti elettrici e della qualità dell'acqua. Per molte famiglie, tuttavia, non esiste più una casa nella quale tornare.
I rifugiati rohingya restano esposti a una minaccia ancora più difficile da eliminare, perché i loro insediamenti sorgono su terreni fragili e dispongono di spazi limitati per trasferimenti permanenti.
La capacità di evitare un ulteriore aggravamento dipenderà dalla velocità degli aiuti, dal coordinamento tra Governo e organizzazioni umanitarie e dall'evoluzione delle piogge nei prossimi giorni.
Secondo voi, la comunità internazionale dedica sufficiente attenzione alle emergenze climatiche e umanitarie in Bangladesh? Lasciate un commento spiegando quali interventi ritenete prioritari per proteggere sia le comunità locali sia i rifugiati rohingya.

